Creato da les_mots_de_sable il 07/11/2010

granelli di parole

parole sparse

 

Tutto tempo perso

Post n°146 pubblicato il 15 Giugno 2016 da les_mots_de_sable
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Tanti i mendicanti della notte prigionieri dell'illusione che non sia tutto tempo perso affannarsi a cercare tra i diversi volti riflessi, quell'unica intensità che possa racchiudere due respiri e a scrutare con gli occhi della mente ogni espressione, ogni piega, ogni ombra che possa rilasciare percezioni inaspettate.

Una chimera pensare che ogni azione segua il filo della ragione, anche quando attorno c'è una tempesta di sabbia.

Sotto un cielo diverso, quando l'alba illumina gli specchi e dirada la nebbia, tutto il tempo perso rivive senza emozioni, divenendo muto.

Non ci sono domande da fare, né risposte da dare, perché all'improvviso ritorna quel passato che è già futuro.

In poche ore si trovano mischiati tra la folla con la mente che scivola silenziosa dove più nulla c'è da scoprire, dove tutte le porte sono chiuse e dove le rose sono sfiorite da tempo.

Ma ritornando la notte, ecco che gli stessi mendicanti si affacciano sulla scena a seguire il fruscio di altri pensieri unici e misteriosi, da afferrare e racchiudere tra le mani.

chaque soir a son mystère.

 

 
 
 

Interminabile abbraccio

Post n°145 pubblicato il 23 Aprile 2016 da les_mots_de_sable
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Invisibile e misterioso il filo che trattiene un uomo e una donna, che si sono incrociati per caso, che si dedicano parole che attraggono e delle quali nessuno dei due può far a meno.

Li accomuna quella solitudine ormai implacabile nel suo lento scavare, nel suo lento, ma inesorabile, progredire.

Le mancanze radunate dietro ricordi forti e lontani, ormai irripetibili, sono micce di un dolore che non si placa.

Ogni gioia passata si accompagna ad una ferita che non potrà più essere curata e le mani sono piene di istanti dove l'amaro nasce da sorrisi ormai logori, sempre più radi e incompleti.

I loro pensieri, che inconsapevolmente si incrociano a metà strada, sembrano la copia l'uno dell'altro.

Lui davanti a un mare dall'odore irrinunciabile.

Lei davanti a una montagna eterna, della quale farebbe a meno.

La mancanza di un qualcosa di non ben definito, quelle attese in continuo bilico tra l'oggi e il domani, erodono anche la roccia.

Lui potrebbe parlarle di più, ma non lo fa; potrebbe essere più presente, ma non lo fa; potrebbe andarsene, ma non lo fa.

Lei potrebbe parlargli di meno, ma non lo fa; potrebbe essere meno presente, ma non lo fa; potrebbe andarsene, ma non lo fa.

La fine del giorno accoglie e culla emozioni celate, ma fortemente cercate, che poi in punta di piedi lasciano una scia per l'inizio del giorno che verrà.

Nessuna follia da chiedere, nessuna follia da dare.

Sulle note di musiche condivise, si alternarono, in una danza mai uguale, foglie sbiadite, soffici fiocchi di neve, fiori di pesco e notti di stelle cadenti.

Fu inattesa quella mano che silenziosamente afferrò la sua.

Tra quei respiri sospesi, gli sguardi finalmente liberi di riconoscersi.

Per lei un fiume di parole.

Per lui un fiume di lacrime.

Un'esplosione di emozioni contrastanti si alternarono nell'immediatezza di quel battito accelerato, ma ora lui era lì, davanti a lei, a pretendere nuovi ricordi e nuovi giorni da percorrere insieme.

Era stato il vento che aveva domato quella sfida tra terra e mare, spezzando le catene di silenzi, solitudini e malinconie, portandoli finalmente a quel primo interminabile abbraccio.

le silence ne peut pas être infinie, mais il peut être rompu

 

 
 
 

Une histoire perdue

Post n°144 pubblicato il 16 Aprile 2016 da les_mots_de_sable
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E finalmente un'altra notte di malinconia era passata.

Le prime luci dell'alba, entrate senza troppa timidezza nella stanza, l'avevano trovata già sveglia a riflettere su come silenzi ed ombre si fossero impadroniti delle ore della notte e avessero finalmente ricoperto le immagini che parlavano di lui.

Adesso le vedeva per quelle che erano: soltanto illusioni. Le aveva custodite con particolare attenzione, ma ora non aveva più senso trattenerle, le avrebbe lasciate scivolare via, lontano dagli occhi e dalla mente, a liberarla da quella mancanza.

La mano aperta a liberare sogni e desideri da quel consapevole precario equilibrio.

Sapeva benissimo che la chiave dei pensieri di un uomo non si trova mai e ora non ambiva più ad addentrarsi in percorsi volutamente tortuosi, avvolti dalla nebbia dove ad ogni angolo avrebbe trovato ancora silenzi ed illusioni.

Miraggi di sguardi, di emozioni e brividi erano ormai scivolati in quell'orizzonte lontano e intoccabile.

Un naufragio lascia sempre dei segni, visibili e invisibili. Col tempo i primi migliorano e in alcuni casi svaniscono. I secondi sono quelli che procurano il maggior danno. Non visti aumentano i pesi dell'anima e favoriscono la costruzione di muri impenetrabili.

Vorrebbe che ora il tempo se ne andasse come il vento, facendole dimenticare ogni più doloroso istante e l'amarezza per quella storia perduta, che avrebbe voluto respirare fino in fondo, senza pesi, né catene.

Chiuse la porta alle sue spalle con tutti quei perché privi di risposte. Non ci avrebbe più pensato.

Con il ritrovato sorriso, trasferì mente e anima sulle altre ore della sua vita che avrebbe riempito, ne era certa, con sorrisi diversi, parole nuove, sfumature inesplorate e con emozioni prive di malinconia.

Cette histoire perdue n'est pas sa vie

 

 
 
 

Se finisse tutto così

Post n°143 pubblicato il 26 Marzo 2016 da les_mots_de_sable
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Di certe parole non è rimasto che qualche frammento d'accento.

Di tanta sabbia tra le dita non è rimasto neppure tanto.

Ma nella mente nessuna sensazione manca.

E' la mia anima la parte più dilaniata.


tout se termine là

 
 
 

Incrocio di sguardi

Post n°142 pubblicato il 18 Marzo 2016 da les_mots_de_sable
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Un giorno accadde un incrocio di sguardi inaspettato.

Silenziosamente si presero per mano e l'uno respirò l'altro.

Ebbe così inizio uno scambio di pensieri pieni di musica, emozioni e colori che non si possono tradurre in parole, ma che durarono da lì all'eternità.

Niente più fu come prima e ogni battito di ciglia divenne poesia.

Finirono i giorni tristi e vuoti e ogni dolore lasciò posto ai sogni, a nuove promesse ed alle attese mai più vane.

Certezze, fino ad allora solo immaginate, presero il posto di vecchie e radicate paure che velocemente scivolarono via.

La solitudine non esitò a fuggire lontano, seguita a ruota da alcune lacrime, quelle più amare, che in quel luogo pensavano di aver trovato la loro dimora abituale. Non tornarono mai più, lasciando finalmente quell'unica anima riprendere vita.

Anche certi perché svanirono velocemente. Non aveva più senso restare lì.

E finalmente, ad ogni risveglio, nuovi sorrisi fecero capolino tra un respiro e un sospiro.

La danza di nuove vibrazioni non mancò di giungere da lontano, in quel ritrovarsi e riconoscersi che la alimentavano.

Ogni distanza venne annullata e fu un volo di parole non dette che finì in un bacio appassionato.

Rien n'a jamais été le même

 

 
 
 

Adamo ed Eva

Post n°141 pubblicato il 21 Febbraio 2016 da les_mots_de_sable
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Un incontro al buio.

Ecco fu da allora, con un incontro al buio, che iniziò a scorrere il tempo, quando due sconosciuti si incontrarono all'ombra di un albero di melo carico di frutti ancora sconosciuti, ma già rari e prelibati.

Entrambi sulla trentina, nessun passato alle spalle, ma con davanti un futuro già scritto e ben delineato.

Il blu del cielo faceva da splendida cornice a quell'incontro che avrebbe posto le basi per le generazioni future.

Nessuno dei due sapeva niente dell'altro.

Lui era nato già stanco, incapace di prendere qualsiasi decisione che non fosse preceduta da una riunione a porte chiuse con la madre.

Sempre confuso, manteneva la sua immaturità con malcelato orgoglio che coltivava giorno dopo giorno in quell'Eden che pensava essere di sua proprietà.

Non sapeva riconoscere la mano destra dalla sinistra e aveva sempre bisogno dell'aiutino per trovare il nascondiglio dei calzini, ma in compenso, futura promessa delle mancate verità, era bravissimo a sintonizzare la TV e a giocare a calcio.

Lei decisamente più indipendente, dal carattere forte e determinato, poco propensa a chiedere parere a qualsivoglia forma di essere vivente, nata con l'agenda già piena zeppa di appuntamenti per la vita che sarebbe arrivata e fino alla fine dei tempi, ma consapevole del suo potere di posticiparli a piacimento.

La borsa già griffata, o forse solo graffiata, piena di quelle cose indispensabili per una donna nella sua posizione.

Abile manipolatrice dei sentimenti altrui non si fa scrupolo, come del resto lui, a gettarli nei cespugli ogni qualvolta la noia l'assale oppure non appena esaurita la spremitura.

Sanno entrambi come utilizzare quelle poche parole che ancora ci sono in giro, arrivando a catturare, ma abilmente ignorare, le sfumature che scaturiscono dalle cose dette e non dette.

Un incontro al buio, forse alla pari.

Entrambi scrutano l'altro convinti di essere il più forte e già si inaugura quella sottile sfida che li vedrà impegnati per i secoli a venire.

Basta poco e lei si accorge che il cervello di lui è in fuga già da un po'.

Altrettanto poco è bastato a lui per capire che lei è priva di quelle caratteristiche che potrebbero farlo restare.

Così, ecco che entrambi cercano una scusa per andar via.

L'albero di melo che aveva assistito all'incontro e che ben sa leggere nell'animo delle persone, lascia cadere a terra il suo più bel frutto, che rotola giusto a metà distanza tra i due.

Entrambi osservano la mela rossa, sorpresi e incuriositi.

Lui non riesce a realizzare velocemente quali vantaggi potrebbero derivare dal raccogliere quella mela.

Allo stesso tempo lei si aspetta che sia lui a raccoglierla, se non altro per un gesto di gentilezza nei suoi confronti.

Questione di attimi e lei si china a raccogliere quella splendida mela.

Lui la guarda senza realizzare ciò che ha perso.

Lei, sorridente, si gira e se ne va consapevole che lei, almeno, quella sera saprà cosa mangiare.

Lui, sollevato, resta a fissarla mentre si allontana e non riesce a capire che con lei se ne sta andando la sua cena.

les choses changement dans un moment

 

 
 
 

Dimmi dove sei

Post n°140 pubblicato il 18 Febbraio 2016 da les_mots_de_sable
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Corre il vento, incurante di ciò che incontra sul suo cammino, così come passano i giorni e quello che c'era sbiadisce sempre più.

Senza un vero perché.

Tra le nuvole che sfiorano l'orizzonte, si nascondono parole mute e inutili che nessuno vuole più.

Lo sguardo fissa quell'onda che torna, carica di nuovi silenzi e vecchie emozioni che restano a riva, mentre l'onda si ritira e diventa passato, per poi essere nuovamente futuro.

Sembra che nessuna scia abbiano lasciato quei pensieri che parevano essersi incrociati, ma che in realtà si erano solo intravisti, come un miraggio che fugge via, ombra di una mancata verità.

Ora, quelle mani invisibili che sembravano vicine e piene di sogni, rilasciano solo attimi di quell'addio mai del tutto pronunciato, ma che sarebbe inesorabilmente arrivato.

dites-moi où etes vous

 
 
 

Sottovoce

Post n°139 pubblicato il 30 Gennaio 2016 da les_mots_de_sable
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Le parole sottovoce corrono sul filo delle cose dette e non dette, rilasciando spesso un gradevole profumo.

Nonostante siano parole sussurrate e appena percepibili, sono quelle che più si prestano ad essere ricordate, perché destinate a toccare punti particolarmente sensibili che nonostante tutto non sono mai andati perduti, ma che erano solo dormienti.

Certe parole scritte hanno le stesse caratteristiche di quelle rilasciate sottovoce, sussurrate all'orecchio, perché riescono a riscaldare le persone alle quali sono destinate.

Sottovoce si liberano parole sottratte a certi sogni nati all'imbrunire, quando si apprestano ad attraversare la notte. Pure illusioni che nelle ore a venire diventano sempre più leggere, impoverite nel bagaglio con il quale erano partite.

Sono parole simili alle onde del mare che arrivano impetuose per poi svanire nel loro lento retrocedere, a confondersi con l'immensità del mare.

Il est toujours utile de retenir les mots chuchotés

 

 
 
 

Nessun Appello

Post n°138 pubblicato il 18 Gennaio 2016 da les_mots_de_sable
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Lui stava li, seduto sul suo elegante divano, osservando il cellulare che teneva tra le mani. I pensieri erano quelli di un uomo consapevole di aver scritto, sopraffatto da quella nota impulsività, parole che avrebbero generato pensieri cupi e dolore.

Alcune parole di lei, in fondo insignificanti, avevano inaspettatamente scosso il suo essere, facendo uscire allo scoperto un sentimento che era certo di non possedere.

La immaginava seduta anch'essa sul divano a leggere l'ultimo messaggio che le aveva inviato.

Non si sbagliava.

Seduta, senza parole, immobile, basita e incredula per ciò che vedeva sullo schermo del cellulare e che non si aspettava, con il dolore che iniziava a raggiungerla in ogni angolo della mente e del corpo, come spine.

Dentro, lo stordimento si aggiungeva all'amarezza nel constatare ancora una volta di cosa fossero capaci gli esseri umani. Con l'ennesima conferma del pensiero che più volte la tormentava in determinate occasioni: basta un niente, abbinato a una piccola frazione di tempo, perché ogni cosa si dissolva nel nulla.

Lui non lasciava il cellulare, passandolo nervosamente di mano in mano, in attesa di una replica e trasformato da quell'impulsività che ancora una volta aveva deciso per lui. Quel sentimento primitivo che lo rendeva così simile a lei.

Lei incapace di formulare un pensiero che potesse darle modo di cancellare ciò che aveva letto. Non c'era più niente da dire. Aveva perso tutto,  in un giorno di sole. Il tono usato racchiudeva una freddezza, una fermezza e un'irrevocabilità che avevano ormai raggiunto quella parte di lei che aveva svelato a lui.

Dal canto suo, lui stava a maledire la sua impulsività , nel rendersi conto che con quelle parole era stato volutamente duro. Era certo che lei avrebbe colto quelle "sfumature" così da trattenerla dal fargli cambiare idea. Aveva già avuto modo di conoscere le reazioni di lei di fronte a parole che fanno bagnare gli occhi.

Quel lato di lei lo conosceva. Nessun tentativo di cercarlo, sentendosi allontanata, rifiutata.

Il cellulare di entrambi sarebbe rimasto muto, così da portarli su cammini diversi e lontani, impoveriti da parole e sguardi che fino ad allora non si erano ancora scambiati, ma solo immaginati.

Come avrebbe voluto cancellare gli ultimi 10 minuti della sua vita, ritornare indietro e fermarsi a riflettere due secondi prima di scrivere quelle maledette parole.

Il resto del giorno rallentò il suo cammino, facendo emergere quell'angoscia che lo divorava, togliendogli la forza e il coraggio di rimangiarsi le parole scritte. Un orgoglio consolidato, unito a un carattere deciso e granitico gli impedivano di rimediare. Era pur sempre un uomo tutto d'un pezzo, privo di quelle debolezze che appartengono alla maggior parte degli uomini. Non poteva smentirsi neppure con lei, perchè era proprio uno degli aspetti che maggiormente apprezzava di lui.

Però il pensiero che in fondo niente è irreparabile, che il tempo avrebbe lenito il dolore di lei così da permettergli di riprendere il filo spezzato e riannodarlo, lo faceva star meglio.

Lei aveva la certezza che lui non avrebbe avuto ripensamenti. Che era esattamente ciò che voleva, anche se una piccola parte di quella certezza era già corrosa dalla speranza che lui potesse ridarle quella mano che ora aveva perduto.

Col passare dei giorni, immersi entrambi nella loro quotidianità, i pensieri, inconsapevolmente si incrociavano, si scrutavano, si accarezzavano, ma erano sempre inquinati dalla consapevolezza che dall'altra parte nulla si sarebbe fatto per cambiare lo stato delle cose.

E i giorni, le settimane confermarono ciò che nessuno dei due in fondo avrebbe mai voluto, lasciandoli avvolti entrambi nel freddo di parole nate e morte per un orgoglio fiorito tanto tempo prima e che non erano riusciti a curare e debellare.

parfois

l'orgueil doit être abordée et a combattu de manière à éviter les douleurs inutiles

Ma quando tutto pareva immutabile, lui inaspettatamente durante il fiorire di una nuova stagione e il variare dei suoi pensieri, comprese come sarebbe riuscito a colmare quel vuoto che si era impadronito dei suoi sogni.

Parole nuove che forse avrebbero allontanato quel periodo senza ragione e nome, di giornate svuotate del senso che gli conferivano quelle parole che sapevano arrivare dove il freddo era tornato ad albergare.

 "NE PARTEZ PAS"

 
 
 

Qualcosa cambia

Post n°137 pubblicato il 09 Gennaio 2016 da les_mots_de_sable
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Ora si gioca.

Siamo entrati in quel breve periodo di spensieratezza, che attenua noie e preoccupazioni. Per alcuni qualcosa cambierà, perché è il momento delle maschere, attraverso le quali tutto appare diverso, il mondo, le cose e le persone.

Un tempo che passerà in fretta.

Coloro che prima parevano legati e stretti ad emozioni a tratti prive della loro originaria forza che fa mancare l'aria, vivranno una nuova ed allegra stagione, splendida chance per scoprire aspetti di sé dormienti oppure mai affiorati, anche se tutto sarà solo un'illusione.

Sarà il tempo durante il quale si oserà dire e fare cose che, in genere, difficilmente si fanno. Quel qualcosa che cambia farà emergere il calore sopito e taglierà il gelo, così che attimi intensi, indescrivibili e indimenticabili, verranno originati.

Ognuno con la propria maschera, bella o brutta che sia, saranno liberi di giocare secondo le proprie regole, senza voler afferrare ciò che il caso ha deciso di concedere loro.

Persone che, allontanati momentaneamente dalla razionalità, riusciranno a scordare che poi verrà il tempo che farà precipitare tutto nella consuetudine, senza aver abbandonato alle spalle né vincitori, né vinti.

Perciò la breve stagione finirà così, lasciando addosso frammenti di illusioni vissute e subito sfumate, riprendendo in mano e nella testa quella realtà che in fondo non era mai svanita, ma solo sospesa.

Pensare che un periodo così breve possa arrivare a cambiare e migliorare ognuno di noi, per il tempo a venire, è pura chimera.

Le persone non cambiano, ma si trasformano, consapevolmente, per quel breve attimo in cui tutto inizia e tutto si dissolve.

Nos pensées changent en un instant

 

 
 
 

La notte delle Streghe

Post n°136 pubblicato il 05 Gennaio 2016 da les_mots_de_sable
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E' la notte dedicata alle Streghe, quelle donne che, come dice la superstizione popolare, sono dotate di poteri magici, capaci di malefici, incantesimi e sortilegi, ma anche in grado di affascinare, soggiogare e sedurre.

Le Streghe si possono incontrare solo questa notte, perché da secoli sono destinare a farsi vedere solo una volta l'anno, nell'oscurità, così da trarre la loro forza dalla Luna, alla quale spesso si rivolgono per potenziare i loro incantesimi.

Gli strumenti delle Streghe sono rimasti immutati nel tempo: una scopa di buona saggina, un calderone, le molteplici erbe che si procurano senza farsi vedere, nelle notti di Luna piena e un mantello nero che rimanda alla notte.

La Strega incapace di malefici la si individua al primo sguardo, per il suo gradevole aspetto, per l'evidente cura con la quale ama abbigliarsi, pur rispettando la tradizione che la vuole sempre vestita di nero, ma soprattutto la si distingue per lo sguardo, dolce e amorevole utilizzato per nascondere tutto il suo potere seduttivo che poi utilizza, con comprovata abilità, per giocare con le vostre emozioni.

La Strega dedita ai malefici e agli incantesimi più temibili la si riconosce per l'aspetto poco curato, per il viso arcigno, pieno di orribili bitorzoli, oltre che per la risata malvagia in grado di far accapponare la pelle, segno che ha già pronti diversi sortilegi.

Perciò in questa magica notte, impegnatevi il più possibile per non incrociare una Strega malefica perché potrebbe arrecarvi danno per tutto l'anno.

Non abbassate l'attenzione neppure quando incontrerete una Strega benefica perché potrebbe, in men che non si dica, soggiogarvi e sedurre così da avervi in suo potere fino a quando ne avrà voglia per poi abbandonarvi soli e affranti, con la parte più nascosta di voi, fatta a pezzi, pronta ad essere dispersa dal vento che la Strega potrebbe lasciarvi per accentuare i suoi effetti e protrarli per il tempo a venire, senza che nessuno li possa lenire.

Quindi in questa notte magica, che ci sia la Luna o che non ci sia, fate attenzione, abbiate cura di voi stessi ed evitate di guardare negli occhi la Strega che avrà individuato in voi una preda facile da sottoporre ad incantesimo, sia esso appartenente alla sfera benevola o a quella malevola, perché entrambi lasceranno dei segni difficili da cancellare.

Malgré tout, chaque homme cherche sa sorcière


 
 
 

Fuoco sotto la cenere

Post n°135 pubblicato il 27 Dicembre 2015 da les_mots_de_sable
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In Autunno e in Inverno è' sempre all'imbrunire che si sente più freddo del solito, le altre stagioni portano, oltre al rifiorire della natura, anche quell'aria frizzante che inizia a riscaldarsi in Primavera, per poi divenire, in Estate, sempre più calda e a tratti leggera, ma sempre così piacevole e mutevole da attendere con rinnovata trepidazione l'alternarsi di queste due stagioni.

Nelle stagioni fredde, invece, si avverte, con il timore di ammetterlo, la necessità di avere una fonte di calore che abbia il potere di toglierci di dosso quella sensazione così fastidiosa che fa tremare il corpo e che scava oltre il visibile. Ciò nonostante non si vuole far funzionare quel caminetto che si ha a disposizione e che potrebbe farci stare bene, nascondendosi dietro la scusa, tra le altre, di avere la preoccupazione di bruciarsi.

Accendere il fuoco del caminetto richiede quel sacrificio che difficilmente siamo disposti a fare. Legna da trovare e a cui dare fuoco, alimentare costantemente la fiamma affinché non perda d'intensità e proprietà tanto da affievolirsi o addirittura da spegnersi. Togliere la cenere e tutto quel sottile strato di polvere che inevitabilmente si deposita tutt'attorno per la casa, affinché questa sia sempre in ordine e gradevole alla vista.

Quella sorta di sorda pigrizia coglie quasi tutti, lasciando che una punta d'invidia si diverta ad accentuare quei brividi malefici quando qualcuno decanta le proprietà provvidenziali della fiamma del proprio caminetto. In quel momento si è assaliti dal forte il desiderio di porre fine a quei brividi, di accendere nuovamente quel fuoco, decisi a non rinunciare ancora al calore di quella fiamma bella da sentire nel suo scoppiettio e da osservare nelle sue evoluzioni sempre diverse e dal colore vivo. Una volta a casa, però, come d'incanto i buoni propositi svaniscono, proprio come fa la neve sotto i raggi del sole, perché è così radicata quell'abitudine ad un'atmosfera di freddo e desolazione, che l'indolenza alimenta continuamente, che ci si schermisce e si ritiene superfluo perdere tempo ad utilizzare quel caminetto destinato ormai a fare solo bella mostra di sé. Fa poco male ed è indubbiamente meno faticoso dedicarsi ad altre attività che impediscono di pensare.

Con l'arrivo dell'Inverno la necessità di quel calore sano, potente, riscaldante si accentua, ma ormai è tardi perché quella pigrizia Autunnale ha lasciato uno strascico che non si può ignorare e neppure più contrastare. Più facile affidarsi al calore di una caldaia che non ha bisogno di molta manutenzione, che funziona senza fatica. Se si ferma basta chiamare il tecnico che risolve tutto e così per l'ennesimo Inverno ci si ritrova a scaldarsi con quel freddo calore a cui siamo abituati, senza neppure rammaricarsi del fatto che per tanto tempo, volutamente e consapevolmente,  non ci si è mai impegnati a togliere quella polvere grigia per ravvivare quel fuoco che sappiamo tutti non spegnersi mai, neppure sotto quello spesso strato di cenere.

Le feu de la vie ne sort jamais

 
 
 

Magici segreti

Post n°134 pubblicato il 23 Dicembre 2015 da les_mots_de_sable
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Ognuno di noi vorrebbe avere poteri magici per fare cose inimmaginabili e irripetibili dagli altri, così come l'idea di far apparire o scomparire, cose e persone, a seconda dell'umore del momento, ha sfiorato tutti prima o poi, grandi e piccini.

Come una maga o un mago di comprovata esperienza si vorrebbe poter far apparire chi si è perso di vista da tanto tempo per motivi che neppure riescono a risalire in superficie, ma che hanno lasciato un ricordo speciale.

Dall'altra parte, sul rovescio della medaglia, si vorrebbe far sparire chi continua a tormentarci con l'assiduità di colui o colei che non sente altro che le proprie ragioni, concentrati su quell'egoismo alimentato da rancori che scavano continuamente pur non avendo alcun senso.

Sono tutte storie di ordinaria follia che toccano tutti e vorremmo, con la magia, farle scivolare via, nell'illusione che niente sia mai accaduto.

Una maga seria non fa promesse, non da illusioni, si preoccupa di non urtare la sensibilità altrui con previsioni che mai avranno modo di avverarsi.

Un mago serio, fa promesse, crea illusioni e mira ad urtare la sensibilità altrui con il chiaro intento di rivincite che pensa gli siano dovute.

Ma lungi dal fare di tutta l'erba un fascio.

La maga molto più seria sa ammaliare, come fosse il più facile degli incantesimi, sa dire sempre la cosa giusta al momento giusto, sa ben utilizzare le arti magiche a sua disposizione, riuscendo sempre ad ottenere ciò che vuole.

Un mago molto più serio, sospirando felice, cade nelle trappole tese dall'abile maga, troppo seria, convinto di possedere la volontà necessaria per contrastare, eventualmente, qualsiasi incantesimo, ma alla fine si ritrova a fare i conti con una parcella inaspettata e il commercialista.

Quanta differenza, quanta insensibilità quando un mago e una maga aspettano l'alternanza del giorno e della notte. Si fanno cullare dalla muta speranza di essersi sfiorati e riconosciuti, tra l'infinità delle stelle.

Brandelli di attimi afferrati e poi lasciati scivolar via come la notte si avvicina sempre al giorno senza per questo poterlo mai fare suo.

Tout magicien ne révèle jamais ses secrets

 

 
 
 

Inqualificabile

Post n°133 pubblicato il 20 Dicembre 2015 da les_mots_de_sable
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In un soffio, inaspettato, tutto inizia e tutto finisce.

Il tempo e la vita l'hanno raggiunta facilmente, lasciando tracce indelebili, invisibili, ma che continuano a scavare e a rodere ciò che era rimasto ancora intaccato.

Reinventarsi di giorno in giorno, nell'attesa di agguantare uno spiraglio di finta allegria, da sfoggiare come un abito nuovo, diventa sempre più arduo.

Non aveva nessuna pretesa all'orizzonte, se non l'ardire di rappresentare per lui qualcosa di più di quella riserva parcheggiata, tenuta a debita distanza, nell'attesa di essere raggiunta per colmare i momenti di lui pieni di amara, sorda e corrosiva solitudine di cui soffriva, così incapace di riconoscerlo apertamente.

Per lui era più facile fingere di non comprendere quale fosse il disagio procurato, preferiva appartenere a sé stesso, immerso in quell'ambiguità che piano piano lasciava trasparire senza rendersene conto.

Quando lui preferiva non comprendere, lei afferrava benissimo il senso del suo non dire e lo spazio che si insinuava tra loro diventava sempre più sbiadito, favorendo quel tramonto annunciato.

Le anime si fanno tacere, come in un duello che non avverrà mai, ma allontanandosi, senza voltarsi, raggiungendo facilmente rive opposte, dove poter dimenticare distrattamente ciò che fino a poco prima le faceva ritrovare in un respiro unico e sussurrato.

Nulla rimase di ciò che fragilmente li aveva avvicinati. Lui ora sfoggia, non senza compiacimento, quell'inqualificabile decisa fermezza di percorrere strade lontane anni luce da lei.

Lei prese il volo oltre confini che solo il tempo sa disegnare con forza e determinazione, dove terra e cielo si incrociano, lasciandosi alle spalle giorni pieni di malinconie, nella certezza che nei soffi inaspettati sono racchiusi inesorabilmente presente, passato e futuro.

le laisser sur la pointe des pieds

 

 
 
 

Il custode

Post n°132 pubblicato il 17 Dicembre 2015 da les_mots_de_sable
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Un tempo, non tanto lontano, parole nuove andarono perse nel vento, altre furono catturate, nascoste e chiuse a chiave in un cassetto antico, il cui custode era troppo diligente per allentare le catene, anche se consapevole della preziosità e grande utilità di alcune di quelle parole.

Costretto su un'isola, passava molto tempo in riva al mare a scrutare l'orizzonte in attesa di un vento nuovo in grado di liberarlo da quel fardello, cancellando quella lunga attesa, riflesso della speranza che avrebbe dovuto colmare le sue inquietudini.

Parte della sua pena derivava dal fatto che non aveva mai creduto né alle favole, né alle magie, troppo consapevole dell'immutabilità di certi equilibri e non leniva certo la sua pena aver dovuto respingere chi aveva osato tentare di spezzare, senza successo, quelle catene.

Tra una tempesta e l'altra, alcune domande lo tormentavano, ma non sapeva o forse non voleva trovare le risposte, spesso assalito dal rimpianto di non avere avuto un tempo per sé.

Troppo forte era il richiamo al senso del dovere che si faceva spazio tra i flutti, arrivando a permettere che quel mare scavasse nella sua anima tormentata e stanca tracciando rotte confuse che a tratti avrebbe voluto seguire fino in fondo.

Nelle notti di solitudine i suoi pensieri vagavano oltre i confini dell'isola, raggiungendo mete lontane e inesplorate. Amava lasciar vagare quei pensieri perché questo alleggeriva il suo fardello e lo faceva star bene, ma presto il senso di colpa calava su di lui riportandolo nella sua solitudine, senza calore e sentimento, alle primi luci dell'alba.

Più il tempo passava e più sentiva l'inutilità del suo compito, l'idea di rompere lui stesso quelle catene e liberare alfine quelle parole preziose era il quotidiano tormento che lo assaliva e gli torturava la mente consapevole di non aver, per sua volontà, la possibilità di condividere con nessuno le sue pene.

Le ore, i giorni, le settimane, i mesi e gli anni trascorrevano trasformandolo, lui sempre stato forte e combattente, in una persona sempre più debole, sempre più sola, sempre più triste e amareggiata e sempre più consapevole che del tempo perduto nessuno lo avrebbe mai risarcito.

Pensava a quelle parole preziose che magari lui stesso avrebbe potuto usare e dalle quali avrebbe finalmente avuto quella carezza ad un'anima assetata, provata e indurita.

Non gli era facile dire a sé stesso che troppo tempo era passato senza che il coraggio fosse venuto in suo aiuto e non gli restava che la rassegnazione. Dopo tanto tempo, il senso del dovere ancora prevale e forse con più forza di prima: rassegnato e muto continua a custodire quel cassetto antico, finché prima o poi tutto si dissolverà nell'unico modo in cui tutto svanisce per sempre.

Abandoner des mots précieux est une douleur inutile

 

 
 
 

Pensieri vagabondi e ribelli

Post n°131 pubblicato il 10 Dicembre 2015 da les_mots_de_sable
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Come la bruma mattutina, certi pensieri col passare delle ore, svaniscono, lasciando un vuoto sordo e incomprensibile, del quale può capitare di accorgersi con un certo ritardo.

Proiettati nell'irrealtà del vuoto che si crea, sbandati, smarriti, ignari del perché abbiano scelto di vagare in terre inconsuete, lontane e aride, si è indotti a lasciare posto ad altri pensieri, che ancora ignorino l'esistenza di quella linea dell'orizzonte che si intravede oltre la finestra.

Inutile cercare di rincorrerli e trattenerli, la loro trasformazione lascia interdetti, divenuti privi di mordente per avvenuta scadenza della loro collaudata e illusoria capacità di riscaldare, accarezzare e lasciare senza fiato.

Stupisce quando, non di rado, riflessi di quei pensieri tornano a graffiarci la pelle, portati dal vento, insensibile del male che questo suo gesto può provocare.

Il loro valzer evidenzia abiti sbiaditi, logori, mettendo subito in luce quel non senso al punto da renderli indecifrabili. Non dimostrano più quella spavalda, ma piacevole melodia che abilmente e fintamente ignari delle pene che andavano a sospendere, sfoggiavano e distribuivano a piene mani.

Così, in quel tempo che non risparmia nessuno, patiscono anch'essi quel senso di profonda solitudine e non si fanno scrupoli a trafiggere la mente con spine di rose ormai appassite.

La mente così provata, non senza pena, li accompagna alla finestra a rivedere quell'orizzonte che ancora può trasformali in sogni per altre menti disposte ad accoglierli, ignare del destino che le attende, oltre il consueto, senza limiti, arrestando solo temporaneamente quel loro abituale vagabondare.

Tolte le spine brucianti si apre una nuova era, così che altri pensieri carichi di nuove note, magiche follie e tenere carezze possano finalmente avvolgere quella mente così ferita e dolorante.

les pensées et les mots peuvent tuer comme une épée

 

 

 
 
 

Come un puzzle

Post n°130 pubblicato il 26 Ottobre 2015 da les_mots_de_sable
Foto di les_mots_de_sable

Di noi abbiamo molti pezzi sparsi per il mondo. In un modo o nell'altro abbiamo lasciato frammenti che qualcuno trattiene con cura e li spolvera di tanto in tanto affinché mantengano l'originaria lucentezza, altri li hanno ben nascosti perché non vi sia possibilità che vengano alla luce e possano in qualche modo interferire con altri pezzi che tengono tra le mani.

Qualche pezzo vorremmo non averlo perduto in modo così poco gradevole, altri li abbiamo regalati con entusiasmo pur sapendo che col tempo sarebbero finiti nella spazzatura., Altri ancora li abbiamo lasciati andare senza poter far nulla perché venissero raccolti e valorizzati.

Questi pezzi potrebbero riunirsi in un puzzle grande e pieno di colori, simili alla bellezza dei colori autunnali, a rappresentare molto di noi, cose piacevoli e cose un tantino incresciose delle quali forse temiamo la lettura in profondità da parte di chi ci sta vicino e forse non si renderebbe conto del vero valore di ciò che sta osservando.

Qualcuno si accorge di lasciare dietro di sé  frammenti e tenta di manometterli affinché possano essere raccolti con quella benevolenza che in fin dei conti tutti noi ci aspettiamo. Ma ci sono delle differenze. C'è chi ama la semplicità e la trasparenza e non altera nulla di ciò che si stacca e lascia andare. Altri amano mettere astutamente mano sui frammenti dall'aspetto poco gradevole, affinché dopo battute, limature e raschiature siano resi più gradevoli ed assolutamente ed ineccepibilmente perfetti. E qui sta il segno della pochezza e la consapevolezza che in fondo, se si vuole essere bene accetti, perché non è nella loro natura essere perfetti, devono in qualche modo aguzzare l'ingegno.

Le persone che sanno leggere, ma leggere veramente bene, non hanno difficoltà a raccogliere solo pezzetti di una certa qualità realizzando a volte un puzzle degno delle più rare, ed osservate nei secoli, pennellate di pittori famosi e incompresi quando erano in vita e riabilitati e sfruttati una volta che di opere non ne potevano più realizzare.

Altre persone pensano di saper decifrare con facilità quei frammenti, perché una delle loro caratteristiche è pensare di essere superiore, al di sopra delle parti. Arraffano con poca grazia pezzi di puzzle che alla fine guardano distrattamente, perché di fatto non sanno a cosa servono e quindi cosa farsene. In men che non si dica passano con malcelata leggiadria a scavare nel tentativo di scovare altri frammenti, ma non sapendo leggere, questi poveri brandelli faranno la stessa fine dei precedenti, senza che possano rendersi conto che un corso di lettura, in fondo, costa così poco.

Sage est celui qui recueille des pièces de toutes sortes

et qui peut se lire comme si de rien était

 

 
 
 

Sospesa

Post n°129 pubblicato il 21 Ottobre 2015 da les_mots_de_sable
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Di tanto in tanto l'impressione di essere sospesi coglie un po' tutti. Attorno una specie di bruna mattutina che ti disorienta e non ti fa capire dove sei e cosa vuoi.

Attimi in cui ti viene voglia di aprire quel baule pieno di ricordi, che un po' tutti conservano da qualche parte. Il deterrente è sempre quella fastidiosa polvere che inesorabilmente, con gli anni, si deposita sopra aumentando la pigrizia di pulire e aprire, così che il baule riposto chissà dove, lascia sbiadire con implacabile lentezza, ciò che contiene e custodisce. Potrebbe arrivare ai posteri intatto, senza che chi lo ha riempito lo riapra e si perda tra i ricordi di una vita.

Nell'essere sospesa ti accorgi di quanto hai ancora voglia di fare cose rimandate nel tempo per vari motivi. Sempre validi, nessuno ha niente da ridire su questo, se non chi ora li rammenta e vorrebbe riprendersi quel tempo strappato.

Nostalgie che improvvisamente riaffiorano e ti danno quel profondo senso di inutilità del tuo percorso. Le scelte fatte, o per lo meno alcune, col senno del poi, di cui tutti siamo capaci, non le avresti fatte e questo ti sospende ancora più in alto, quasi da farti cogliere dalle vertigini.

La bruma si infittisce e il tempo non è più tempo. Pezzi della tua vita passano veloci e sei colta dalla tentazione di afferrarli, ma non lo fai, sai che non hai appoggi e potresti cadere. Ti improvvisi abile funambula, ma ti sorprende quel calore che dal basso sale e ti sostiene con forza, trasmettendoti un equilibrio che non credevi più di avere.

E' tempo che il sole sorga e faccia diradare quella bruma che ti ha così tanto trattenuta. I tuoi pensieri riafferrano quelle nostalgie malandrine, per renderle foglie variopinte dall'autunno appena affacciato alla porta. Le lasci cadere piano senza che quella malinconia che di solito ti prende ad ogni inizio d'autunno, ti faccia più male del solito. Saranno quei colori a ridisegnare un sorriso sul tuo volto, perché presto torneranno la Primavera e l'Estate, anch'esse temporaneamente sospese.

chaque saison pourrait changer votre vie

 

 
 
 

Perdere l'equilibrio

Post n°128 pubblicato il 17 Ottobre 2015 da les_mots_de_sable
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Ad occhi chiusi si vaga su di un immaginario filo della vita che a volte si diverte a disegnare strani percorsi tortuosi oppure ti fa tornare indietro a vedere segni sulla pelle cui non davi importanza, per poi proseguire spedita lungo quella linea il cui equilibrio è sempre precario e tu non fai altro che concentrarti per non mettere un piede fuori dal filo.

Incontri pioggia, temporali, vento che ti destabilizzano, ma la forza della volontà fa in modo che anche ad occhi chiusi riesci a proseguire perché devi dimostrare che niente può farti cadere, neppure un abbraccio che pure per un attimo ti farebbe star bene.

Musiche avvolgenti a volte ti sorreggono quando le sferzate del Maestrale ti fanno traballare e i pensieri non ti lasciano concentrare, ma se ne vanno lungo dune di sabbia bagnate da un mare così limpido che pare uscito da un sogno poggiato tra le tue mani tese.

Quante volte  la fatica ti vorrebbe far affe.rrare uno dei tanti punti d'appoggio disseminati lungo il tragitto, ma sai perfettamente che poco dopo potrebbe dissolversi come neve al sole e quindi passi oltre, magari col tempo e l'esperienza riuscirai a riconoscere un punto d'appoggio più stabile e duraturo di quelli tralasciati tra le pieghe del filo così ingannevole.

Quanti commercianti lungo il tragitto, pieni di parole inutili, pronti ad offrirti ogni genere di conforto, quante mani tese a raggiungere le tue, ma la concentrazione della guerriera ti fa proseguire di stagione in stagione, senza cedimenti, senza quel calore che sa penetrare mente, anima e corpo.

ceux qui peuvent pénétrer l'âme, vient caresser le coeur

 

 
 
 

La rosa

Post n°127 pubblicato il 16 Ottobre 2015 da les_mots_de_sable
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La giovane e bella fioraia tra tutte le piante che teneva in bottega amava senza dubbio le rose rosse che secondo il noto linguaggio dei fiori simboleggiano amore e passione, tanto da essere definite i fiori degli amanti. Non a caso la rosa rossa era sacra a Venere, la dea romana dell'amore.

I secoli trascorsi non avevano scalfito l'espressione di quel romanticismo che ancora viene palesato nelle dichiarazioni di sentimenti d'amore e di passione, nei confronti di persone davvero speciali.

Ogni volta che le chiedevano rose rosse, senza farsi vedere scrutava gli occhi dell'uomo che le stava davanti e si divertiva ad immaginare a quale donna fossero destinate.

Poteva capitare di conoscere bene l'uomo che le commissionava "il più bel mazzo di rose di cui è capace". La richiesta era sempre quella quando si trattava di una donna, peccato che spesso e volentieri la destinataria non fosse la legittima compagna dell'uomo, ma la conquista di turno.

Poteva capitare che a fronte del più bel mazzo di rose rosse che lei riusciva a realizzare, superando sé stessa, il gentiluomo riuscisse a scrivere sul biglietto che lui le chiedeva, solo un'unica vuota parola: il proprio nome. Nessuna frase pensata appositamente per lei. Nessuna parola che le avrebbe fatto battere il cuore. Nessuno sforzo per quella donna che poco prima era stata definita "speciale".

Non era certo sua abitudine sbirciare coloro che proprio davanti a lei davano sfoggio della loro firma al centro di un biglietto che lei stessa forniva e che veniva scelto senza troppa convinzione, giusto perché  fosse chiaro chi era l'artefice del gentile omaggio.

Il pensiero che l'invio delle rose rosse, di quel magnifico mazzo di rose, non fosse altro che un solo e unico gesto plateale, come andare a comperarsi una cravatta oppure un paio di scarpe all'ultima moda pur possedendo una quantità infinita di scarpe, spesso le passava birichino tra un pensiero e l'altro.

Un giorno si presentò un uomo sulla trentina, quasi suo coetaneo, che non ricordava di aver mai annoverato tra i suoi clienti. Le parve del tutto naturale osservarlo con più attenzione del solito: vestito di ottima fattura, incedere sicuro da uomo di successo con carattere forte e determinato nelle proprie scelte, a dispetto della sua giovane età.

Appena entrato in bottega, nell'immediato, fu indubbiamente confuso da tanta varietà di fiori, sia in vaso, che recisi.

L'imbarazzo della scelta era cosa assicurata.

Lei lo salutò e lo accolse con la cordialità e il sorriso che le era naturale e si mise subito a sua disposizione, pronunciando le frasi di rito.

Il signore pareva disorientato e lo sguardo si spostava velocemente sui fiori presenti, ma fu subito chiaro: lo scopo era un semplice "presente" a una persona speciale, ma che non fosse così impegnativo perché non era sicuro che la destinataria avrebbe gradito.

Con la solita cordialità la fioraia propose varie tipologie di fiori, dalle orchidee più pregiate e rare, alle calle più delicate, ai tulipani più variopinti e alle rose di varie tonalità, ma gli occhi dell'uomo si illuminarono e soffermarono su di un bocciolo di rosa rossa quasi isolato e le disse immediatamente che era esattamente ciò che andava cercando.

La giovane fioraia chiese se volesse aggiungere del verde o qualcosa di particolarmente decorativo, nella confezione che si apprestava a preparare, ma l'uomo chiese solo che fossero tolte tutte le spine dal lungo stelo: Non chiese bigliettino da scrivere e non chiese che la rosa venisse recapitata a nessuna donna, segno che avrebbe effettuato da solo la consegna. Pagò quanto dovuto, ringraziò soddisfatto di quella bellissima rosa rossa in bocciolo, dal profumo delicato e si dileguò nella nebbia, tenendo con particolare attenzione quel fiore così prezioso che evidentemente lui rivestiva di un significato alquanto importante.

Ormai era ora della chiusura e la fioraia, dalla vetrata con lo sguardo lo seguì finché venne inghiottito dalla nebbia e senza rendersene conto una lacrima solitaria scivolò a rigarle quel volto delicato, che crudelmente le ricordò come alla sua età non fosse ancora riuscita a rappresentare, per qualcuno, quella persona speciale , ma era destinata a vivere di riflesso l'essere speciale di altre donne.

rappelez-vous, vous êtes spécial à tous

 

 
 
 
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lampada

 

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