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Creato da les_mots_de_sable il 07/11/2010

granelli di parole

parole sparse

 

Frammenti

Post n°77 pubblicato il 04 Gennaio 2012 da les_mots_de_sable
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Dans une lettre, sur les routes du monde, viaggiano frammenti di noi che non ritroveranno mai la via di casa.

Il Vento cerca di riunire alcuni frammenti sul davanzale di una finestra dopo che un pallido Sole ha mostrato il suo sorriso, sapendo cosa sarà di noi.

Non siamo in grado di controllare tutti i nostri frammenti e il Tempo inesorabilmente li cambia, senza trovare troppa resistenza.

Altri frammenti, sul far della sera, li ritroviamo infreddoliti e soli che danzano a piedi nudi sui petali di una rosa che viene da lontano, giusto il tempo necessario e poi riprendere a vagare nella fredda e lunga notte, senza Luna né Stelle, alla ricerca di qualcosa o di qualcuno che, di questi frammenti, sappia averne buona cura.

 
 
 

Senza una meta precisa

Post n°76 pubblicato il 23 Dicembre 2011 da les_mots_de_sable
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Passeggio con la mia mente, nella notte, senza una meta precisa.

Non sento freddo.

Non ho fretta.

Passeggio in tutta libertà. Una libertà che amo e che so essere preziosa.

Vedo altre menti lungo il tragitto. Alcune sembrano interessanti, altre sono decisamente da evitare.

Le prime hanno colori vivaci e in movimento che attirano ed incuriosiscono. Le altre hanno colori cupi, statici e sono piuttosto respingenti.

Sono molto incuriosita dai colori brillanti che mi sfiorano e non celo il sorriso che mi suscitano, perché non amo la finzione.

Vedo menti dal fare intrigante che si distinguono in modo particolare perché oltre ai colori vivaci e brillanti sono accompagnate da note fluttuanti e trascinanti.

Penso alla leggerezza della mia mente che potrebbe essere trascinata via in qualsiasi momento da un alito di vento. Ma io amo il vento e non lo temo.

Meravigliosa è la sensazione che provo nel percepire la mia mente assorbire un po’ di quei colori che le altre menti inconsapevolmente lasciano dietro di sé.

Passeggio con la mia mente, nella notte, senza una meta precisa…

 
 
 

Nuit d'hiver

Post n°75 pubblicato il 10 Dicembre 2011 da les_mots_de_sable
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Un violino che suona.

Una melodia che si diffonde nella sera quando tutto si sta spegnendo, quando tutto è stanchezza, quando tutto introduce alla notte e al sonno.

La mente si libera del fardello quotidiano e si rilassa, abbandonandosi al cullare di quelle note che accarezzano così bene, sensi, anima e cuore.

Vorrei essere io a poter condurre quell’elegante e sofisticata danza di note che arriva a stregarmi così tanto, ma so perfettamente di non esserne capace.

 

Il calore della vivace e colorata fiamma del camino avvolge al pari di un mantello di lana pregiata mentre fuori la Luna piena sorride alle Stelle e incanta chi non teme di prender freddo soffermandosi ad ammirarla. Io, rapita, l’osservo dalla finestra, ben felice di essere al caldo.

 

Ritorna la mia mente a quelle note seducenti e armoniose che mi rapiscono, che mi stordiscono e mi fanno capire che è arrivato il momento di abbandonarsi alla notte, perciò lascio che il sonno si prenda cura di me, che mi accompagni e mi ritempri nelle ore a venire perché ….demain c’est un autre jour.

 

 
 
 

Vivre en toi...

Post n°74 pubblicato il 23 Ottobre 2011 da les_mots_de_sable
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Sans bruit...

Post n°73 pubblicato il 20 Ottobre 2011 da les_mots_de_sable
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Comme Toi

Post n°72 pubblicato il 13 Ottobre 2011 da les_mots_de_sable
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Ne me laisse jamais partir...

Post n°71 pubblicato il 11 Ottobre 2011 da les_mots_de_sable
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Love letter

Post n°70 pubblicato il 10 Ottobre 2011 da les_mots_de_sable
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Alla finestra

Post n°69 pubblicato il 22 Settembre 2011 da les_mots_de_sable
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E’ giunto anche l’Autunno e con esso il paesaggio si tinge di vari colori che incantano gli occhi e l’anima.

Rispetto agli anni passati quei colori, che evidenziano la nuova stagione, sono in ritardo. Gli alberi mantengono il loro verde quasi del tutto inalterato, come fossero ignari del variare della stagione.

Manca anche quel vento che solitamente fa mulinare le foglie a terra e le fa esibire in evoluzioni senza un preciso programma.

Dalla finestra è questo ciò che vedono i miei occhi e non mi dispiace che il Tempo si sia dimenticato di qualche particolare, perché l’Autunno, nonostante la meravigliosità dei sui colori e dei suoi profumi, mai uguali e mai noiosi, mi trascina in un vortice di pensieri che mi lasciano un po’ troppo amaro in bocca. Ciò nonostante riesco comunque ad adattarmi velocemente all’incedere dell’inevitabile stagione, anche se in cuor mio già penso alla prossima Primavera, quando le giornate mi mostreranno tutta la loro luce e il rinnovato calore di cui ho bisogno, relegando in un angolo e in un sol momento lunghi mesi di letargo fisico e mentale.

 
 
 

Mare e Vento

Post n°68 pubblicato il 11 Settembre 2011 da les_mots_de_sable
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Mi piace il Mare.

Mi piace il Vento.

Quando sono vicina ad entrambi, quando noto la loro piacevole complicità, i pensieri rimbalzano tra le onde e le raffiche, con una elasticità indefinibile, entro un Tempo rarefatto.

Pensieri che lasci liberi. Non tenti di fermarli, ma lasci che il loro filo scorra il più fluidamente possibile tra Aria e Acqua. Elementi che, a volte, sanno stare così armonicamente bene insieme.

Indescrivibile è la sensazione che si libera quando senti l’odore del Mare che ti entra dentro, così come il rumore della risacca in stereofonia, che il Vento in maniera così magistrale dirige e alimenta, con note che non possono mai essere le stesse.

Impareggiabile è la sensazione che provi quando il Vento aumenta la sua forza e non la temi, la sua rabbia.

Prima ti sfiora piano, con delicatezza per poi farsi più audace ed impetuoso, in quel crescendo naturale a cui aspiri. Perché ti piace l’effetto del Vento che ti scompiglia i capelli, che ti avvolge come uno scialle di seta, tanto da sentirlo sulla pelle. Tanto da farla vibrare al suo tocco. Tanto da lasciare dietro una scia di brividi indefinibili ed improvvisi che scuotono l’intero tuo essere, in maniera assolutamente piacevole.

I colori che cambiano repentinamente di gradazione, grazie all’azione del Mare e del Vento, allietano così tanto i tuoi occhi che non ti accontenti del tempo già rarefatto, ma vorresti dilatarlo a dismisura per aver modo di stare così bene per un periodo sensibilmente superiore a quello che la realtà riesce a concederti.

E quando te ne vai, ti porti dentro tutte queste sensazioni per poterle ritrovare nei momenti in cui tutto ciò è lontano, per poter rivivere ancora momenti di totale abbandono che rigenerano così tanto corpo e mente. E non vorresti avere subito quella sensazione di stretta allo stomaco, mentre volti le spalle al Vento e il Mare, ancora impegnati nel loro naturale interloquire, non sapendo quando potrai ancora abbandonarti così tanto ad essi, senza che nessuno possa intromettersi.

 

 
 
 

Silenzio

Post n°67 pubblicato il 01 Luglio 2011 da les_mots_de_sable
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Il Silenzio, non è solo assenza di rumori o suoni, ma è anche un mezzo di espressione di pensieri ed emozioni.

Il Silenzio è un messaggio.

Gli antichi affermarono che il Silenzio è d’oro e la cosa appare assolutamente condivisibile da coloro che lo considerano come Amico, ma non da coloro che, nonostante tutta la buona volontà, faticano a comprenderne l’effettiva utilità.

Sta alla sensibilità di ognuno riuscire a comprendere cosa possa nascondersi, di fatto, dietro a un Silenzio.

Quando arriva senza farsi annunciare, come il classico fulmine a ciel sereno, va considerato come ospite e come tale, va trattato con le dovute attenzioni e cautele.

Bisogna fare buon viso a cattivo gioco e, col fiato sospeso, dobbiamo lasciarci graffiare o accarezzare a seconda del sentire del momento, perché la sua comparsa ci costringe a riflettere, ad essere più attenti e di conseguenza ad attingere al bagaglio dei ricordi, siano essi gioiosi o meno.

Da dire che, anche quando i ricordi sono gioiosi, il Silenzio può procurare dolore. Quel dolore che sale piano, a mano a mano che il Tempo passa così da arrivare al punto in cui quel Silenzio ti appare talmente assordante da non poterlo reggere. Come ascoltare un’orchestra mal assortita, con gli archi impazziti che liberano note che stridono.

E te lo devi ascoltare tutto, questo concerto-non concerto. Devi aspettare che l’orchestra si stufi di suonare senza seguire lo spartito, senza che il Maestro possa governarla e nel mentre devi cercare di contenere i danni, cercando di rallentare l’attività frenetica della mente, mai stanca di correre.

Quando il dolore è importante è ovvio, naturale e istintivo, tentare di arrestarlo con ogni mezzo, perché vuoi fermamente tornare a sentire come prima. Cerchi disperatamente il modo migliore per raggiungere l’obiettivo. Ma qual è il modo migliore? Ognuno di noi ha la sua tecnica, più o meno collaudata.

Qualcuno cerca di sostituire il Silenzio con una buona lettura, ma il più delle volte succede che le parole lette rimbalzino all’interno del Tempo e dello Spazio e si disperdano nell’etere senza che si riesca ad afferrarle. Scivolano semplicemente via, fluttuando.

Qualcuno cerca di sostituire il Silenzio con della buona musica, ma cercano consapevolmente melodie che esaltano il dolore e così capita che sulle note di brani stile “Schindler’s List” la riflessione si faccia più intensa e stridente, con conseguente inondazione.

Qualcuno cerca di sostituire il Silenzio facendo cose che non fa più da tempo quasi immemorabile, non riuscendo a concludere molto, mancando quasi totalmente della concentrazione necessaria. In meno di due secondi e mezzo si lascia ciò che si sta facendo, facendosi accompagnare da un senso di vuoto particolarmente ingombrante.

A questo punto, sembrerebbe inutile dire che qualunque sia il metodo utilizzato per sostituire il Silenzio, il fattore Tempo risulta essere piuttosto determinante.

E’ il Tempo che comanda Colore e Tonicità del Silenzio. Lavora bene quando, nell’arco di qualche giorno, i colori sbiadiscono e la consistenza si fa sempre più esigua, così da lasciar finalmente intravedere altre sfaccettature e lasciando libero il fluire di nuovi pensieri e nuove emozioni.

 

 
 
 

Pochi pensieri sparsi

Post n°66 pubblicato il 18 Giugno 2011 da les_mots_de_sable
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Ascoltare buona musica e scrivere ciò che l’animo permette sia messo nero su bianco non sempre ci riesce al primo tentativo e poi bisogna anche trovare la musica adatta, che si incastri perfettamente con il tassello, variabile, delle nostre emozioni.

Il potere di un battito d’ali o di un nostro respiro è innegabile: ciò può far oscillare l’equilibrio dei nostri pensieri e poi, riuscire a recuperarli, una volta dispersi nel vento, è come voler rincorrere un uragano.

Eppure a volte sembra che non riusciamo a fare senza quei frammenti e li rincorriamo disperatamente, pur essendo consapevoli che, così facendo, ci facciamo del male. Forse abbiamo bisogno anche di questo. Di sentire quel dolore. Di fare un tratto di strada con l’animo che cavalca la sofferenza.

E siamo capaci di fare tanta strada. Siamo capaci di cavalcare per lungo tempo quella sofferenza fino ad arrivare a non sentirla più, pur mantenendoci saldamente in groppa.

Quando viene a mancare, sembra che non sia stata tu a sentirla per tutto quel tempo. La vedi come una cosa lontana da te, una cosa che ti è sconosciuta.

Una musica può tanto, in particolar modo quando arriva a toccare le tue corde più nascoste, quando riesce a far vibrare quell’anima così forte e al tempo stesso così tremendamente fragile, così colorata e al tempo stesso così incolore.

Lasciamo parlare per noi la musica. Lasciamo che sia la musica a dirigere parole e pensieri sull’onda anomala delle nostre più segrete emozioni.

 

 

 
 
 

Parole non dette

Post n°65 pubblicato il 18 Aprile 2011 da les_mots_de_sable
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Le Parole sono importanti, si sa. Da sempre. Saperle utilizzare in maniera pertinente non è da tutti. Per alcuni è una cosa innata, per altri, un’arte appresa ed affinata nel tempo, per altri ancora, totalmente sconosciuta.

Lui si vantava di questo suo dono naturale e come dargli torto, era una rinnovata meraviglia leggere le sue mail. Le Parole in esse contenute danzavano, vi era armonia, vitalità, colore e la punteggiatura esisteva. Non contenevano banalità. Si percepiva tutta la sua padronanza nell’uso delle Parole e l’entusiasmo con il quale descriveva la sua terra, una storia, una leggenda, era assolutamente ineguagliabile. La voglia di leggere e rileggere mi assaliva, nonostante non avessi sempre molto tempo a disposizione. Quel tempo necessario per assaporare a dovere i suoi scritti. Ma lo facevo comunque dopo, con la calma dovuta.

Aspettavo impaziente le sue mail e rispondevo altrettanto impazientemente. Mi tradiva il desiderio di ricevere presto la sua risposta.

Avevamo riconosciuto entrambi che era un piacere, quell’insolito scambio epistolare tra due perfetti sconosciuti. Perché di noi, non parlavamo mai. Non all’inizio almeno. Sapere che qualcuno che non conosci, ti dedica del tempo, delle parole, dei pensieri, rende più leggeri gli animi, appesantiti da quella quotidianità ormai ingrigita e fin troppo scontata, sulla quale è pressoché impossibile agire per poterla modificare, neanche quel poco necessario a farle acquistare un po’ di colore. Non mi ponevo domande, né tempi di durata. Non andavo mai oltre. Ma si sa, sempre col senno di poi, che le cose hanno un inizio e una fine. C’è una scadenza! Ma la mia data di scadenza, non l’avevo letta. Ed ecco che, improvvisamente, l’inaspettato silenzio.

Ero scaduta! Così, senza alcun preavviso, senza alcun segnale che potesse far presagire la fine.

Fine delle trasmissioni.

Più nessuna mail da lui. Ad ogni nuovo accesso alla mail box, l’odiata scritta: “nessun nuovo messaggio”. Ero ferita ed amareggiata. Assalita, avvolta, stretta in un dolore inespresso, come quelle Parole che non arrivavano. Allora ho scritto io ed ho aspettato. A lungo. Ma nessuna risposta. La casella rimaneva desolatamente vuota. Non arrivavano più quelle mail che mi servivano come l’aria. Questa si che è una grande banalità, ma io me la posso permettere, perché non sono lui. Non sono così brava con le Parole.

Non ho trovato niente di meglio da fare che gridare il mio dolore al vento, chiedendogli di andare da lui per portargli le mie Parole che chiedevano “perché?”. E il vento impetuoso di Maestrale, è partito per la lunga traversata. Ho immaginato le mie Parole giungere esauste a destinazione e nonostante tutto avere la forza di bussare alla porta. Ho immaginato lui che non l’apriva e le mie Parole cadere così a terra senza più avere la forza di tenersi per mano.

Già, lui non ha aperto. La porta è rimasta chiusa, sbarrata.

Quelle Parole inascoltate, che non hanno avuto la forza di continuare a bussare. Quelle Parole che, una volta cadute a terra, si sono sgretolate, dissolte, divenendo granelli di sabbia in balia del vento che, pietoso, li ha dispersi in quel mare che io amo tanto. Davanti casa sua.

Il tempo aiuta a guarire tutte le ferite, sia del corpo che dell’anima. Altra banalità e luogo comune, che io posso permettermi in quanto utilizzatrice profana di Parole.

Ora ho deciso: non busserò più alla sua porta, non merita rispetto colui che, pur sapendo utilizzare a suo piacimento le Parole, non ha il coraggio di utilizzarle fino alla fine, lasciando nell’angolo di casa sua un gran mucchio di Parole non dette. Come fosse spazzatura.

 
 
 

Dolore, Tristezza, Serenitŕ

Post n°64 pubblicato il 21 Febbraio 2011 da les_mots_de_sable
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Un giorno Dolore si trovò solo e vuoto. Tutto quello che aveva dentro era sparito. Certo non era accaduto improvvisamente, ma lentamente, con gradualità.

Proprio non sapeva capacitarsi di non avere più quello che lo rendeva vivo, sentiva di essere divenuto inutile e per questo era mortificato. Se ne stava tutto solo a guardare l’orizzonte senza riuscire a vedere nulla.

A pochi metri Tristezza che, come lui, si era rintanata in un angolino a meditare sul suo attuale stato di disoccupazione. Appena vide Dolore con gli occhi fissi, comprese il suo stato d’animo e gli si avvicinò per tentare di consolarlo, ma il tentativo fallì miseramente quando Tristezza si rese conto che riempire un vuoto così notevole non le sarebbe stato possibile perché lei era piccolina e Dolore era troppo grande. Lei non aveva più nulla da poter dare. Era rimasta anch’essa priva di quella vitalità che le era necessaria per emergere in certe serate.

Anche Serenità stava poco distante e stava ripassando il programma giornaliero, quando si accorse che Dolore e Tristezza erano quasi alle lacrime. Memore del tempo in cui anch’essa si era trovata in un momento in cui non era al massimo della forma, si avvicinò loro per tentare di aiutarli.

Dolore, perché quella faccia così scura?” Chiese Serenità.

Mi sento inutile ed abbandonato.” Rispose con un sospiro Dolore. “La persona alla quale ero affezionato, mi ha dato il benservito. Lo so che prima o dopo doveva accadere, ma ci si aspetta che il tempo degli addii sia sempre lontano, non così vicino”.

Anche per me è la stessa cosa.” intervenne Tristezza. “Pensavo di aver trovato la persona con la quale condividere le mie più intime emozioni, per un periodo piuttosto duraturo, ma il Tempo ha fatto in modo che tutto passasse presto e ora sono sola e disoccupata. So già che nessuno vorrà prendersi cura di me.

Serenità si sentì chiamata in causa, perché la persona alla quale Dolore e Tristezza si riferivano era la stessa che aveva invitato Serenità a passare un po’ di tempo con lei. D’altra parte, non era stata tutta colpa sua. La persona in questione, evidentemente, si era accorta di aver dato spazio a sufficienza sia a Dolore che a Tristezza e ora riteneva fosse giunto il momento di guardare avanti, di dare spazio anche ad altri, magari iniziando con Serenità.

E Serenità aveva accettato di buon grado il nuovo incarico, dopo il lungo periodo che l’aveva vista inattiva. Ora stava imparando a conoscere e apprezzare questa persona nuova, stava apprendendo cose originali, osservava la Vita da un punto di vista diverso.

La persona in questione la faceva partecipare alle proprie attività, quali la lettura, l’ascolto della musica, le chiacchiere con gli amici, il lavoro. Serenità stava rivivendo una nuova giovinezza, imparando sospiri nuovi.

Ma mentre la sua mente pensava al suo nuovo incarico si rese conto che non avrebbe avuto il coraggio di dire a Dolore e a Tristezza che era lei il motivo del loro stato di abbandono, così, sulle note di una famosa canzone, si allontanò piano, lasciando Dolore e Tristezza a fissare l’orizzonte, ben sapendo che la Vita non li avrebbe abbandonati definitivamente e che avrebbero, ben presto, trovato un’altra persona di cui occuparsi. Temporaneamente. Così come lei, temporaneamente, si sarebbe occupata di questa persona, fino al momento in cui la ruota avrebbe ripreso a girare.

 
 
 

Aimer...

Post n°62 pubblicato il 14 Febbraio 2011 da les_mots_de_sable
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Aimer sans être aimé
Quelle drôle d'idée
Heureusement que l'Amour
Vient tous les jours
Pour nous apporter                          
Notre gaité                          

 

 
 
 

Dune di Parole

Post n°61 pubblicato il 06 Febbraio 2011 da les_mots_de_sable

Tante le parole che ci circondano. Siamo sommersi da ogni sorta di parole. Alcune hanno un passato glorioso alle spalle e sono rimaste immutate nel tempo, conservando inalterati la loro solidità, il loro calore, il loro colore, il loro profumo, la loro musicalità. Ma alcune parole hanno avuto un destino meno felice. Composte e forgiate sotto lo sguardo attento della Luna, al primo raggio di Sole si sono sgretolate e trasformate in tantissimi e piccolissimi granelli di sabbia che le dita a malapena riescono a trattenere.

Tutte quelle dune, tutta quella sabbia accumulata in riva al mare, non è altro che il prodotto dello sgretolamento di parole che certi umani hanno favorito in maniera scellerata e consapevole. Impediscono, con fermezza, a chiunque di proteggere e conservare parole che loro ritengono ormai inutili.

Il vento da sempre assiste amareggiato ed impotente a questo sterminio e nel suo piccolo ha tentato più volte di riportare vicini granelli di sabbia che formavano la stessa parola, ma gli umani ben si son guardati dal favorire questo suo lavoro.

Ma ecco, un giorno, che il destino fece incontrare nuovamente due granelli di sabbia che un tempo formavano la stessa nobile parola. Si riconobbero e nonostante i secoli trascorsi e l’ormai evidente difficoltà di linguaggio, riuscirono a parlarsi ed a raccontarsi. Malgrado fossero solamente in due, le note melodiose collegate a quella preziosa parola li raggiunsero, accompagnando il loro raccontarsi. Le note parevano non aver perduto la loro lucidità e schiettezza. Risuonavano tenere e soavi, ma evidenziarono una sorta di malinconia che un tempo non c’era. Nessuno dei due granelli era più riuscito a ricomporre quella parola, ma non solo, non erano stati chiamati a comporre null’altro, nemmeno una virgola. Gli umani si erano proprio dati un gran da fare per non utilizzarli più.

Poco lontano un gelsomino notturno diffondeva nell’aria il suo delicato profumo, con semplicità ed eleganza, le stesse che il vento gli riconosceva. Da sempre. Come da sempre lo aiutava ad estendere i suoi rami oltre il muro di cinta, facendogli invadere con determinazione, ma con grazia, lo spazio sopra il marciapiede, costringendo i passanti ad osservarlo e ad annusarlo, così da poterne conservare raro ed insostituibile ricordo. Oltre il tempo consueto.

Complici il profumo del gelsomino e le note fluttuanti ed avvolgenti, i due granelli di sabbia, consapevoli dell’impossibilità di comporre nuovamente insieme quell’importante parola, diedero la loro disponibilità per comporre parole minori. Parole con significato meno intenso, meno importante, meno prezioso, ma nessun umano li reclamò.

Allora, il vento di Maestrale, stufo dei capricci e della stupidità degli umani, prese e soffiò forte. Così forte non aveva soffiato mai. Allontanò ancora una volta i due poveri granelli di sabbia. La velocità del vento fece loro dimenticare di essere appartenuti a quella preziosa parola e dopo giorni di oblio vennero adagiati in spiagge diverse e lontane tra loro, favorendo il mescolarsi con altri granelli di sabbia. Non avevano più memoria del loro ruolo nella vita degli umani. Ignari del tutto del significato del termine “parola”.

Dopo un ultimo sguardo a quella moltitudine di granelli di sabbia, il vento riprese il suo eterno ed inarrestabile peregrinare per le vie del mondo, pronto a soffiare su quelle lacrime che arrivano a rigare i volti di coloro che al primo raggio di Sole si ritrovano solo granelli di sabbia tra le dita.

dune di parole

 
 
 

...i Cancelli...

Post n°60 pubblicato il 27 Gennaio 2011 da les_mots_de_sable

Quest’oggi sono ancora alle prese con il cancello aperto. Il custode sembra averci preso gusto ad andarsene quando meno me lo aspetto. Così mi ritrovo a sentire quello che non vorrei.

Sento una musica venire da lontano e tendo l’orecchio per sentirla meglio. Sto ferma, in silenzio per poterla ascoltare. E’ una musica che mi ricorda qualcosa e sentirla non fa che accrescere le percezioni di questo momento. D’altra parte non riesco a non ascoltarla. E’ curioso come a volte possiamo rincorrere consapevolmente determinate cose pur sapendo che queste non ci porteranno sollievi per l’anima, ma tutt’altro. Eppure capita di sentirci come calamitati. Come pare di non poter fare a meno di ritornare qui, ogni volta che ne sento il bisogno. Ogni volta che sento che il custode li ha lasciati incautamente incustoditi, questi accidenti di cancelli.

Guardo oltre e cerco di vedere dei colori che ancora non ci sono. Cerco di vedere quello che mi darebbe piacere vedere, ma non c’è nulla. Allora mi siedo sull’erba a riflettere, mentre il sole mi riscalda e mi penetra nelle ossa, in attesa che il custode metta giudizio e ritorni in servizio, senza particolari rivendicazioni sindacali.

 

cancelli

 
 
 

...la maschera...

Post n°59 pubblicato il 26 Gennaio 2011 da les_mots_de_sable

Ognuno di noi porta una maschera.

La portiamo tutto l’anno e non solo nel periodo di Carnevale, durante il quale “ogni scherzo vale”.

Ne possiamo vedere di tutte le fogge, dalle più elaborate, alle più semplici; dalle più preziose, alle meno preziose, ma ognuna con una sua identità.

Il motivo per cui la si indossa varia da persona a persona, ma fondamentalmente ci si serve della maschera per nascondere quello che proviamo, quello che vogliamo tenere solo per noi. Sotto di essa si può celare un viso rigato da lacrime che scendono copiose, oppure un viso da cui traspare invidia, cattiveria, superficialità, egoismo e molto altro ancora.

Ci serve la maschera, non possiamo farne a meno. Non vogliamo che gli altri possano giungere tanto in profondità da vedere come siamo. Non vogliamo che gli altri possano trovare un varco per poterci fare del male.

Di notte qualcuno l’appoggia sul comodino e non la rimette fino al mattino. La polvere di stelle di quelle ore buie scende su quel viso, mentre gli occhi sono chiusi in un sonno ristoratore. Quella polvere preziosa che addolcisce i lineamenti, che ne riempie le rughe. Si vorrebbe un consiglio da quella notte, affinché il giorno dopo quella maschera resti sul comodino. Ma il mattino, giovane e pieno di forze, aggredisce la notte anziana e stanca  che se ne va zoppicando e dimentica di tutto quello che ha detto e ha fatto e così non ci non resta che riprendere la maschera e proseguire con la farsa.

maschera

 
 
 

Sable mouvants

Post n°58 pubblicato il 18 Gennaio 2011 da les_mots_de_sable

Démons et merveilles

Vents et marées

Au loin déjà la mer s’est retirée

 

Et toi

Comme une algue doucement caressée par le vent

Dans les sables du lit tu remues en rêvant

 

Démons et merveilles

Vents et marées

Au loin déjà la mer s’est retirée

 

Mais dan tes yeux entr’ouverts

Deux petites vagues sont restées

Démons et merveilles

Vents et marées

Deux petites vagues pour me moyer

 

(Jacques Prévert)

 
 
 

"Canc"

Post n°57 pubblicato il 14 Gennaio 2011 da les_mots_de_sable
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Da uomo previdente e navigato quale è aveva previsto che vi sarebbe stata una linea di demarcazione, nella loro “storia”, che avrebbe segnato il prima e il dopo. Una linea il cui solco è ora ben definito. Lei, ne subisce gli effetti senza aver modo di difendersi e riuscire a far diminuire quel dolore pungente. Lui, se ne sta semplicemente a guardare.

E’ successo d’improvviso. Come è nel suo stile. Si è fermato e si è messo a scavare, senza esporre alcun cartello di “lavori in corso”.

Ha realizzato un solco ben marcato, profondo ed invalicabile. Su misura per lei. Lui, quel solco, potrebbe riempirlo ed annullarlo in qualsiasi momento. Lei, non può agire in questo senso.

Ecco il prima e il dopo.

Sarebbe stato meno doloroso se si fosse girato dall’altra parte, se le avesse voltato, definitivamente, le spalle ed avesse proseguito il suo cammino. Ma era lì che la guardava. Fissava lei, il crescere del suo dolore con tutti i suoi chiodi e la sua impossibilità a raggiungerlo dall’altra parte della linea. La osservava mentre si affannava a cercare di capire il perché di quel solco così improvviso e devastante. Mentre incredula ne scrutava la profondità senza arrivarne a vedere la base.

E’ davvero inquietante non avere percezione della vastità della spaccatura. Questo, ancor più dolorosamente, diffonde in lei la certezza della fine della loro “storia”. L’idea dell’invalicabile. L’idea dell’indefinito e dell’impossibile.

Il dolore che la pervade, non può essere degnamente descritto, ma indubbiamente, non vi sono più carezze per quel cuore. Ogni pensiero che tenta di andare oltre il solco, è un colpo di frusta. Una scossa mortale. Le capacità di reagire e difendersi sono venute meno ed il fatto che lui stia lì a fissarla, senza parlare, non fa che accrescere la sua disperazione.

Ma si può avere tanta dimestichezza con il dolore altrui?

Non è una persona facile lui, che ne è sempre stato consapevole, per essersi più volte definito “complesso”. Nondimeno, era riuscito ad affascinarla anche per questa sua particolarità, che provocava nel loro rapporto alti e bassi che ora la facevano avvicinare, ora la facevano allontanare, a seconda dell’incedere delle giornate.

Inoltre, sapeva utilizzare parole che lei accoglieva con avidità, tanto era bravo a darle ad intendere di averle coniate solo per lei. Ma ora capiva, dalla sua parte di solco, che lui non era altro che un abile mercante di parole Niente di più. Le era chiaro come avesse utilizzato, indubbiamente al meglio, parole stipate nel suo magazzino. Un deposito privo di polvere, che riconosceva prezioso, dove trovano ricovero parole di tutte le fogge, di tutti i colori e di tutti i profumi.

In piedi, davanti al solco, si guarda attorno cercando di scorgerne ancora, di quelle meravigliose parole, ma non ne vede e non ne sente più. Lui ha, con fredda e consapevole premeditazione, cessato l’attività. Ha chiuso le porte del magazzino, senza preavviso e, cosa ulteriormente devastante, senza alcuna spiegazione, lasciando chiaramente intuire la sua intenzione di non riaprirle più. Non per lei, almeno.

Si guardano, da una parte all’altra del solco. Lei disperata e lui indifferente, calati in un tempo forse irreale per lui, ma fin troppo reale per lei.

E chissà che lei, nella sua realtà, non speri ancora di poter premere semplicemente un “canc” per poter far sparire quel maledetto solco e potersi così perdere nuovamente in quelle parole così facili da sentire e da conservare.

 
 
 

lampada

 

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non far scorrere le tue giornate inesorabili, vivile!
Inviato da: gianluca1962
il 21/05/2013 alle 11:10
 
Provo un piacere non comune nel leggerti..... Hai sempre...
Inviato da: fireforyou49
il 19/05/2013 alle 14:30
 
Veramente molto bello....:)
Inviato da: Il_Vento_mi_Chiama
il 11/05/2013 alle 01:02
 
Il Calore della Passione e dell'Amore Riscalda il...
Inviato da: DEMETRYUS
il 07/05/2013 alle 02:15
 
Bonne soire, Saverio
Inviato da: saverio.ancona
il 28/04/2013 alle 22:04
 
 

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