ElisebaL'eterno e il mio pastore. |

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Post n°248 pubblicato il 04 Febbraio 2010 da eliseba_lysdesaron
“Ora chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge gli dirà quando è tornato a casa dai campi: ‘Vieni subito a metterti a tavola’? Non gli dirà piuttosto: ‘Preparami la cena, rimboccati le vesti e servimi affinché io abbia mangiato e bevuto, poi mangerai e berrai tu’?” (Luca 17:7-8). Non abbiamo nessun problema a identificarci col servo al servizio del padrone; non abbiamo problemi a indossare il grembiule e servire al Signore una tavola piena di lodi, una buona festa di adorazione. Noi amiamo cibare il nostro Signore! È la nostra gioia più grande, il nostro appagamento supremo, ministrare al Signore. Però abbiamo difficoltà con l’ultima parte, la parte del Signore. “Poi mangerai e berrai tu!” Questo è davvero troppo per noi da poter comprendere. Non sapremmo come sederci dopo averlo servito, consentirgli di provare la stessa gioia che abbiamo provato noi nel servirlo! Derubiamo il nostro Signore della gioia di ministrare a noi. Pensiamo che il nostro Signore riceva sufficiente appagamento da ciò che facciamo per Lui, ma c’è molto di più. Egli risponde alla nostra fede e si rallegra quando ci ravvediamo. Egli parla al Padre di noi e si diletta nella nostra fiducia da figli. Però sono convinto che il Suo bisogno maggiore sia avere una comunicazione personale con quanti ha lasciato qui sulla terra. Nessun angelo in cielo può soddisfare tale bisogno Gesù vuole conversare con coloro che si trovano sul campo di battaglia. Da dove ho acquisito la nozione che Cristo sia solo e ha un disperato bisogno di parlare con qualcuno? È tutto lì nel racconto in cui Cristo appare ai due discepoli sulla via di Emmaus. Gesù era stato appena resuscitato, e lo stesso giorno due discepoli camminavano da Gerusalemme ad Emmaus. Erano nel dolore a causa della dipartita del Signore, ma quando Egli si avvicinò, essi non lo riconobbero. “Or avvenne che, mentre parlavano e discorrevano insieme, Gesù stesso si accostò e si mise a camminare con loro. E cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture le cose che lo riguardavano” (Luca 24:15, 27). Non avrebbe potuto esserci esperienza più bella per quei discepoli, ed essi se ne andarono dicendo: “Non ardeva il nostro cuore dentro di noi, mentre egli ci parlava?” Pensiamo alla gioia dei discepoli, e alla gioia di Gesù? Io vedo un Signore risorto, lacrime che scorrono dal Suo volto glorificato, il Suo cuore ripieno di gioia. Era soddisfatto, il Suo bisogno era stato appagato, lo vedo oltremodo felice. Aveva ministrato loro, e nella Sua forma glorificata aveva sperimentato la sua prima comunione a due sensi. Aveva riversato completamente il Suo cuore per loro, ma il Suo cuore solo era stato toccato e il Suo bisogno era stato appagato. |
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Lui e' il Re della Gloria
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Post n°246 pubblicato il 12 Gennaio 2010 da eliseba_lysdesaron
Durante l’anno scorso molti di noi avranno sicuramente affrontato prove ,test ,momenti di gioa o di delusione ,altri il fallimento .Ma nonostante questo ,Dio ci ha dato l’opportunità di vivere un nuovo anno. La buona notizia è che il signore conosce anche il tuo futuro “se uno è in cristo ,egli è una nuova creatura,le cose vecchie sono passate e tutte le cose sono diventate nuove”(2corinzi.5,17)Quando vivi la tua vita in cristo potrai sperimentate nuove cose.Vi è una stagione di nuove opportunità che ci aspettano,e noi dobbiamo essere disposti e seguirle. Non sei stato creato per caso . Ma sei stato creato da Dio stesso.Dio è il creatore dei cieli e della terra .Ti ha progettato per vivere in modo unico.Tu sei la sua creazione preziosa . Siamo stati fatti in grado di superare gli ostacoli.Siamo stati fatti per avere vittoria.Egli non ha creato a confondersi con il paesaggio.Quindi,non essere attaccato alle tradizioni.Non dipendere da aspettative di qualcun’altro.Siamo stati creati per l’eccellenza,per il successo. Prima di piantare i semi,il terreno deve essere preparato ,scavato e pronto a ricevere i semi.Allo stesso modo,dobbiamo “coltivare”la nostra vita in modo che possiamo essere in grado di produrre un raccolto di successo.Dobbiamo sistemare le nostre vite per un nuovo inizio.Dobbiamo fare delle scelte e non cedere al potere del peccato .Quando sceglieremo le vie di Dio lo spirito santo ci rafforzerà ancora di più.Ci sono alcune discipline spirituali che dobbiamo sviluppare nella nostra vita: 1.Preghiera-non solo per chiedere a Dio qualcosa,ma per avere una comunione con lui. 2. Dare-Dobbiamo cambiare il nostro punto di vita sui nostri beni 3.Studiare la parola -fare della sua parola il nostro cibo
quotidiano. 4.Servire- Qual è il segno che tu stai aspettando? Siamo stati chiamati per fare la differenza.Siamo stati chiamati per conquistare il territorio per Dio e per vivere il nostro destino . E il momento per il tuo nuovo inizio . Se hai bisogno di parlare con una amica io sarò felice di ascoltarti lascia un email e io con gioa e con lo spirito di Dio ti risponderò. Buona giornata ke Dio vi benedica!!! Eliseba |
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Un noto personaggio iniziò il suo seminario tenendo in mano una banconota da 20 euro, poi domandò al pubblico: “C’è qualcuno che vuole questa banconota?” Diverse persone alzarono la mano, allora l’oratore disse loro: “Si, qualcuno la riceverà, ma prima faccio qualcos’altro.” Prese la banconota e la raggrinzì fra le mani, poi ripeté la domanda; ma le mani del pubblico continuavano a restare alzate. “Bene”, disse l’oratore, “e se faccio questo?”, e gettata la banconota a terra, cominciò a pestarla. Poi la raccolse sporca e malconcia, domandando se ancora la volessero. Le mani continuavano a restare in alto. “Amici miei”, commentò l’oratore, “avete imparato una preziosa lezione, vero? Non importa quello che ho fatto alla banconota, la volevate lo stesso perché il suo valore non è diminuito, vale ancora venti euro sia che è nuova di zecca, sia che è malconcia.” Molte volte nella nostra vita ci sentiamo abbattuti, forse per le decisioni sbagliate che abbiamo preso o per le circostanze avverse in cui ci troviamo, ci sentiamo proprio malconci come quella banconota stropicciata e sporca, come se non valessimo niente. Eppure, malgrado quello che ci possa essere capitato, o che ancora ci possa capitare, agli occhi di Dio non perderemo mai il valore che Lui ci ha dato. Per il nostro Signore, la nostra anima è preziosa, al punto che siamo costati il sangue di Cristo Gesù, il suo Figliolo, che è venuto a cercare proprio noi che eravamo perduti.
bon week-end eliseba |
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Io sono il Signore, il tuo Dio, oggi mi occuperò di tutti i tuoi problemi. Non scordarti che facendo questo non mi serve il tuo aiuto. Se oggi verrai confrontato con un problema irrisolvibile, non tentare di risolverlo tu. Ponilo nel cassetto nominato nel seguente modo “sistemare da Gesù”. Me ne occuperò al momento giusto – ovviamente giusto per me non per te. Una volta depositato il problema nel cassetto, mollalo, e non tentare di ripescarlo. Afferrare o ripescare significa ritardare la soluzione del tuo problema. Visto che io stesso non dormo è inutile che tu a causa di questo perdi del sonno, riposati. Prendi contatto con me, la distanza tra me e te è semplicemente una preghiera. Sono sempre a disposizione per te. Io sono il Signore, il tuo Dio. |
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Secondo Paolo, noi che crediamo in Gesù siamo stati risuscitati da una morte spirituale e viviamo con lui in un regno celeste. “Anche quando eravamo morti nei falli, ci ha vivificati con Cristo (voi siete salvati per grazia), e ci ha risuscitati con lui e con lui ci ha fatti sedere nei luoghi celesti in Cristo Gesù” (Efesini 2:5-6).
Dov’è questo posto celeste in cui siamo seduti con Gesù? Esattamente nella stanza del trono di Dio – il trono della grazia, la dimora dell’Altissimo. Due versi dopo leggiamo come siamo stati portati in questo meraviglioso posto: “Voi infatti siete stati salvati per grazia, mediante la fede, e ciò non viene da voi, è il dono di Dio” (2:8).
Questa stanza del trono è il seggio di ogni potenza e dominio. È il posto in cui Dio regna su tutti i principati e le potestà, e regna sugli affari degli uomini. Qui nella stanza del trono, lui controlla ogni movimento di Satana ed esamina ogni pensiero umano.
E Cristo è seduto alla destra del Padre. La Scrittura ci dice: “Tutte le cose sono state fatte per mezzo di lui” (Giovanni 1:3). E “poiché in lui abita corporalmente tutta la pienezza della Deità” (Colossesi 2:9). In Gesù risiede ogni sapienza e pace, ogni potenza e forza, tutto ciò di cui abbiamo bisogno per vivere una vita vittoriosa e fruttifera. E ci è stato dato accesso a tutte le ricchezze che sono in Cristo.
Paolo ci sta dicendo: “Sicuro come Cristo è risuscitato dai morti, così il Padre ha risuscitato anche noi. E sicuramente come Gesù è stato portato al trono della gloria, così anche noi siamo stati portati con lui in quel posto glorioso. Siccome siamo in lui, anche noi siamo dove lui è. Questo è il privilegio di ogni credente. Significa che siamo seduti con lui nello stesso luogo celeste in cui lui dimora”.
Paolo dice che nel trono ci sono concesse tutte le benedizioni spirituali. Tutte le ricchezze di Cristo sono a nostra disposizione in quel luogo: pazienza, forza, riposo, una pace sempre maggiore. “Benedetto sia Dio, Padre del Signor nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei luoghi celesti in Cristo” (Efesini 1:3).
sinceri auguri per un buon anno 2010 per un anno pieno di victoria con Dio e strabenedetto con affetto eliseba. |
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Post n°242 pubblicato il 21 Dicembre 2009 da eliseba_lysdesaron
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Post n°241 pubblicato il 14 Dicembre 2009 da eliseba_lysdesaron
Alcuni credenti potrebbero raccontarti ogni dettaglio della loro crescita spirituale. E tu noti chiaramente dei cambiamenti nella loro vita. Ti testimoniano di come lo Spirito Santo abbia sconfitto il nemico per loro, e tu gioisci con loro nella loro vittoria. Tuttavia questo tipo di cristiani rappresenta un’eccezione. La maggior parte dei credenti invece è completamente inconsapevole di qualsiasi progresso spirituale nella propria vita. Essi pregano, leggono la Bibbia e cercano il Signore con tutto il loro cuore. Non ci sono ostacoli alla loro crescita spirituale. Eppure essi non riescono a discernere alcuna crescita in loro. Io sono un esempio di questo tipo di credenti. So di camminare nella giustizia di Cristo, eppure mi sembra di non fare alcun progresso. Infatti, a volte mi butto giù se faccio o dico qualcosa che non somiglia molto a Cristo. Ciò mi fa domandare, “sono cristiano da anni. Ma perché non imparo mai?” Credo che i cristiani tessalonicesi rimasero sbalorditi quando udirono le affermazioni entusiastiche di Paolo nei loro riguardi (vedi 2 Tessalonicesi 1:3). Avranno probabilmente pensato, “Io, sto crescendo grandemente? Paolo sta scherzando”. Ma Paolo sapeva che la crescita spirituale è un qualcosa di nascosto e segreto. La Scrittura la paragona alla crescita celata di fiori ed alberi: “Sarò come la rugiada per Israele; egli fiorirà come il giglio e affonderà le sue radici come i cedri del Libano. I suoi rami si estenderanno, la sua bellezza sarà come quella dell’ulivo, la sua fragranza come quella del Libano” (Osea 14:5-6). Dio ci sta dicendo, “Andate dai gigli! Cercate solo di osservarli crescere. Vi dico che al termine del giorno non avrete visto alcuna sorta di crescita. Ma sappiate questo; Io innaffio il giglio ogni mattina con la rugiada – ed esso crescerà”. Questo vale anche per la crescita spirituale. Essa è impercettibile all’occhio umano! Quando alcuni vengono salvati, non sembrano lottare contro un qualche peccato fastidioso. Essi testimoniano, “nel momento in cui sono venuto a Gesù, il Signore ha tolto quella tentazione da me. E da allora sono sempre stato libero”. Conosco molti ex-tossicodipendenti che hanno avuto una simile esperienza. Ma per migliaia di cristiani, è tutta un’altra storia. Anni dopo la loro conversione, una vecchia corruzione si è sciolta in loro – qualcosa che odiavano e non volevano più vedere. Ma per quanto avessero strenuamente lottato, quella bramosia è ancora lì. Alla fine, iniziano a scoraggiarsi. La loro anima grida, “Per quanto, Signore? Questa catena verrà mai spezzata?” E allora il diavolo viene dicendo loro, “Non ce la farai mai. Sai che non potrai mai crescere spiritualmente in questa condizione”. Fatti animo, amico – ho una buona notizia per te. Tu stai crescendo nel mezzo dell’avversità! In realtà, potresti crescere grandemente proprio a causa della tua difficoltà. Sii certo – se hai il timore di Dio nel tuo cuore, emergerai dalla tempesta più forte di prima. Vedi, quando ti trovi nella battaglia contro il nemico, tu eserciti e invochi tutta la grazia e la potenza di Dio. E anche se ti senti indebolito, quella grazia e quella potenza ti stanno donando forza. In primo luogo, stai diventando più insistente nella preghiera; e, secondo, vieni spogliato di ogni orgoglio. Quindi, in realtà, la tempesta ti sta mettendo in “guardia spirituale” in ogni area della tua vita! |
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La Bibbia ci dice che il Signore non ha riguardo di persona. E siccome non mostra favoritismi – perché le sue promesse non cambiano di generazione in generazione – possiamo chiedergli di mostrarci le stesse misericordie che ha mostrato al suo popolo nel corso della storia. Il re Manasse peccò peggio di ogni altro re prima di lui ma quando si pentì, fu ristorato (vedi 2 Re 21:1-18).
La misericordia di Dio non cessa mai, ed i suoi esempi precedenti di misericordia dovrebbero darci la sicurezza che possiamo portargli le nostre richieste. Perciò, carissimo, quando temi di aver peccato troppo spesso contro la misericordia del Signore… quando pensi di aver oltrepassato il limite, e di essere scaduto dalla bontà di Dio.. quando sei scoraggiato, abbattuto dal fallimento o da un comportamento dissimile a quello di Cristo… quando ti chiedi se Dio non ti abbia messo da parte o non ti stia mostrando il suo amore a causa dei peccati del passato – se hai un cuore veramente pentito, allora afferra questa verità: DIO NON CAMBIA MAI.
Lega Dio alla sua Parola. Scrivi ogni cosa che ha fatto per te nel corso degli anni. Poi cerca nella Scrittura altri esempi delle sue “misericordie” verso il suo popolo. Porta questa lista davanti al Signore e ricordagli: “Dio, non puoi rinnegare la tua Parola. Sei lo stesso ieri, oggi e per sempre”. Ti esorto a farlo. Spesso corriamo nella presenza di Dio portando le nostre richieste in maniera appassionata e zelante. Ma abbiamo poco tempo da dedicare alla preghiera, perché non veniamo davanti al suo trono già pronti. Dobbiamo avere una posizione ben precisa quando andiamo a Dio. La vera libertà non comincia dalle emozioni; inizia quando siamo pienamente persuasi. E perciò dobbiamo costruire un caso a priori, non solo da presentare a Dio, ma per fortificare la nostra fede.
Oggi abbiamo qualcosa che i santi dell’Antico Testamento potevano solo sognarsi. Ed è il Figlio di Dio seduto alla destra del Padre-Giudice. Conosciamo il Figlio, perché è il nostro fratello del patto di sangue, per adozione. E possiamo reclamare i nostri legami di sangue con lui ogni qualvolta compariamo davanti al Giudice e lo vincoliamo alle sue promesse: “Padre, non ho niente da presentarti ma solo la tua Parola. Hai promesso che sarei stato completo in Cristo, che mi avresti impedito di sbagliare, e che Gesù sarebbe stato il mio intercessore. Hai promesso che avresti aperto le tue orecchie alle mie richieste e avresti supplito ad ogni mio bisogno. O Signore, abbi pietà e misericordia di me in questo momento, nel mio bisogno. Amen!”.
Credo veramente che Dio sia meravigliosamente benedetto quando ci avviciniamo al suo trono con questo genere di coraggio, legandolo alla sua Parola. È come se ci dicesse: “Finalmente ce l’hai fatta. Mi hai benedetto!”.
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Nei nostri momenti di prova e tentazione, Satana viene a noi portando le sue menzogne: “Sei circondato e non hai via di scampo. Servitori più grandi di te si sono arresi in circostanze non peggiori di queste. Ora è il tuo turno di lasciarti andare. Sei un fallimento, altrimenti non ti saresti trovato in questa circostanza. C’è qualcosa di sbagliato in te e Dio è sicuramente dispiaciuto”.
In mezzo alla sua prova, Ezechia riconobbe la sua incapacità. Il re si rese conto che non aveva la forza di mettere a tacere le voci che imperversavano contro di lui, perciò cercò l’aiuto del Signore. E Dio rispose mandando il profeta Isaia, che portò ad Ezechia questo messaggio: “Il Signore ha udito il tuo grido. Ora dì a Satana che è alle tue porte: ‘Sei tu che sarai abbattuto. Come sei venuto, così devi anche andartene’”.
Ezechia era quasi sul punto di cadere nella trappola del nemico. Il fatto è che se non resistiamo alle menzogne di Satana – se nella nostra crisi non ci volgiamo alla fede e alla preghiera, se non attingiamo forza dalle promesse di liberazione di Dio – il diavolo farà a pezzi la nostra fede vacillante ed intensificherà i suoi attacchi.
Ezechia attinse coraggio dalla parola che aveva ricevuto, e fu in grado di dire a Sennacherib senza mezzi termini: “Re malvagio, non hai maledetto me. Tu stai mentendo contro Dio stesso. Il mio Signore mi libererà. E siccome tu hai maledetto lui, ti ritroverai a combattere contro la sua ira!”.
La Bibbia ci dice che quella stessa notte Dio liberò Ezechia e Giuda in maniera soprannaturale: “Quella notte avvenne che l'angelo dell'Eterno uscì e uccise nell'accampamento degli Assiri centottantacinquemila uomini; quando la gente si alzò al mattino, ecco, erano tutti cadaveri” (2 Re 19:35).
I credenti oggi non si basano solo su una promessa ma anche sul sangue versato di Gesù Cristo. E in quel sangue troviamo la vittoria su ogni peccato, tentazione e battaglia che affrontiamo. Forse hai da poco ricevuto una lettera dal diavolo. Io ti chiedo: credi che Dio abbia la preconoscenza di anticipare ogni tua prova? Ogni tuo movimento folle? Ogni tuo dubbio e paura? Se sì, hai l’esempio di Davide davanti a te, che pregò: “Questo pover’uomo ha gridato, e il Signore lo ha liberato”. Farai anche tu la stessa cosa?
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(Gesù disse:) "Chiunque beve di quest'acqua avrà sete di nuovo; ma chi beve dell'acqua che io gli darò, non avrà mai più sete; anzi, l'acqua che io gli darò diventerà in lui una fonte d'acqua che scaturisce in vita eterna". Giovanni 4:13-14 Puntualmente ogni domenica mattina, i giornali riportano la notizia di un drammatico incidente automobilistico avvenuto nella notte all'uscita di una discoteca. Tre, quattro, otto giovani hanno trovato la morte. Succede in quasi tutti i fine settimana. Ci si vuole divertire, si vuole dimenticare per un momento le preoccupazioni e le delusioni della vita, evadere dalla quotidianità nel turbine di una notte trasgressiva... e la fine arriva, brutalmente, senza preavviso, lasciando le famiglie nell'angoscia e nella disperazione. Nonostante tutte le campagne di prevenzione, quante vite sono rovinate o perdute! Il vuoto interiore è grande, non vi sono più valori morali saldi. Molti si stordiscono con piaceri ingannevoli e false sensazioni di libertà. Questo male non è nuovo. A suo tempo, il re Salomone, a cui non mancava nulla, cercò di godere al massimo il suo benessere, ma fece l'esperienza che anche quello era "vanità", e che "anche ridendo, il cuore può essere triste" e "la gioia può finire in dolore" (Ecclesiaste 2:1; Proverbi 14:13). Il cuore umano ha bisogno di amore vero, ha sete di felicità e di stabilità. Forse qualche lettore le ha cercate nei "paradisi artificiali", in quelle serate da "sballo", in qualche relazione trasgressiva, e avrà sentito il vuoto enorme che tutto questo lascia. Venite a Gesù; lui solo può riempire di gioia e di pace durature chi mette la propria fiducia in Lui. Chiedetegli in ginocchio di rivelarsi a voi. Egli vi risponderà e cambierà la vostra vita. tratto da il "buon seme"
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![]() TITANIC - un pezzo di storia mai raccontato
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Cosa ha da dirci la nuvola di testimoni che troviamo citata in Ebrei 12:1? Cosa ci dice la Scrittura, qual è il loro messaggio ai vincitori del corpo di Cristo? Semplicemente questo: “Gli occhi del Signore sono sui giusti e i suoi orecchi sono attenti alla loro preghiera” (1 Pietro 3:12). Non credo questa grande folla di testimoni celesti ci parlerebbe di teologie o dottrine complicate. Credo ci parlerebbero nella semplicità della verità: L’autore degli Ebrei ci testimonia che dobbiamo guardare a Gesù, l’autore e il compitore della nostra fede. Dobbiamo continuare a predicare la vittoria della croce, sopportare le accuse dei peccatori e mettere da parte i peccati che ci attanagliano, correndo con pazienza la corsa che ci è posta davanti (vedi Ebrei 12:1-2). Il re Davide ci testimonia che possiamo fidarci del perdono del Signore, perché egli non rimuoverà il suo Santo Spirito da noi. Davide commise un omicidio, fu un adultero ed un bugiardo. Ma si pentì e il Padre non lo lasciò andare perché aveva posto il suo cuore su Davide. Pietro ci testimonia di aver peccato contro la più grande luce che un uomo possa avere. Questo discepolo aveva camminato alla presenza di Gesù, aveva toccato il Signore ed aveva ricevuto la sua chiamata direttamente da Cristo. Quest’uomo avrebbe potuto vivere nella colpa e nella condanna, ma Dio aveva posto il suo cuore su di lui. Paolo ci direbbe di non temere nelle afflizioni. Gesù soffrì ogni giorno del suo ministero, ed era morto nelle sofferenze. E quando Cristo chiamò Paolo a predicare l’evangelo, gli mostrò quante grandi afflizioni lo attendevano. In tutti gli anni del suo ministero, infatti, Paolo fu afflitto. Eppure le afflizioni dimostrano che Dio ha posto il suo cuore su di te. “Affinché nessuno fosse scosso in queste afflizioni, poiché voi stessi sapete che a questo noi siamo stati designati” (1 Tessalonicesi 3:3). Vediamo anche la testimonianza di Giobbe: “Che cosa è l'uomo perché tu lo renda grande e presti a lui attenzione, e lo visiti ogni mattina mettendolo alla prova ad ogni istante?” (Giobbe 7:17-18, corsivo mio).
Quando Dio ti presta attenzione, verrai spesso messo alla prova. Ma il fatto è che più sono lunghe e difficili le afflizioni, più profondamente il Signore ha posto il suo cuore su di te, per mostrarti il suo amore e la sua cura. Questa è la testimonianza della vita di Paolo e di quella di Gesù. Il nemico può venire contro di te, ma il nostro Signore ha alzato contro di lui una bandiera. Troviamo riposo assoluto in Gesù.
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Paolo scrive: “Tenendo alta la parola della vita, affinché nel giorno di Cristo abbia di che gloriarmi, per non aver corso invano né invano faticato” (Filippesi 2:16). Paolo stava immaginando il giorno in cui si sarebbe presentato alla presenza del Signore e gli sarebbero stati svelati tutti i segreti della redenzione.
La Scrittura dice che in quel giorno i nostri occhi si apriranno, e noi contempleremo la gloria del Signore senza paura. I nostri cuori si infiammeranno quando lui ci svelerà tutti i misteri dell’universo e ci mostrerò la sua potenza dietro ad essi. Improvvisamente, vedremo la realtà di tutto quello che ci era stato messo a disposizione in ogni prova terrena: la potenza e le risorse del cielo, gli angeli protettori, la presenza costante dello Spirito Santo.
E mentre contempleremo la gloria di queste cose, il Signore ci dirà: “In tutto quel tempo, i miei guerrieri si sono accampati attorno a te, ti è stato assegnato un intero esercito di messaggeri potenti. Non hai mai corso pericolo con Satana. Non hai mai avuto ragione di temere per i tuoi domani”.
Allora Cristo ci mostrerà il Padre, e che momento strabiliante sarà! Mentre contempleremo la maestà del nostro Padre celeste, realizzeremo appieno il suo amore e la sua cura per noi, ed improvvisamente in noi sentiremo questa verità in tutta la sua forza: “Questo è stato, è e sarà per sempre il nostro Padre, veramente il grande IO SONO”.
Ecco perché qui Paolo “tiene alta” la sua parola sulla fedeltà di Dio. In quel giorno glorioso, non vorrà rimanere alla presenza del Signore pensando: “Come ho potuto essere così cieco? Perché non mi sono fidato appieno degli scopi del mio Signore? Tutte le mie preoccupazioni e le mie domande sono state vane”.
Paolo ci sta esortando: “Voglio gioire in quel giorno, quando i miei occhi si apriranno completamente. Voglio poter godere di ogni rivelazione sapendo di essermi fidato delle sue promesse, sapendo di non aver lavorato pieno di dubbi. Voglio sapere che ho tenuta alta la Parola della vita in ogni mia reazione alle sofferenze, di aver combattuto il buon combattimento, di aver dimostrato la fedeltà del mio Signore”. Paolo poi riassume tutta la questione con le parole: “Faccio una cosa: dimenticando le cose che stanno dietro e protendendomi verso le cose che stanno davanti” (Filippesi 3:13). In breve, pensava fosse impossibile mettere il suo futuro nelle mani del Signore senza prima avergli deposto il passato.
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In questo momento tutto il mondo trema sotto l’esplosione di terrore e delle calamità che avvengono in tutta la terra. Tutti i giorni ci svegliamo e veniamo a conoscenza di un altro disastro. Alcuni osservatori dicono che siamo testimoni degli albori della terza Guerra Mondiale. I non credenti sono giunti alla conclusione che non ci rimane altra soluzione, che tutto sta ruotando velocemente verso il caos perché “non c’è più un timone”. Ma il popolo di Dio la pensa diversamente. Sappiamo che non c’è motivo di aver paura, perché la Bibbia ci ricorda ancora una volta che il Signore ha tutto sotto controllo. Nulla avviene nel mondo senza la sua conoscenza e la sua guida.
Il salmista scrive: “All'Eterno appartiene il regno, ed egli signoreggia sulle nazioni” (Salmo 22:28). Allo stesso modo, il profeta Isaia dichiara al mondo: “Avvicinatevi, o nazioni, per ascoltare, o popoli, fate attenzione” (Isaia 34:1). Sta dicendo: “Ascoltate, nazioni, e prestatemi orecchio. Voglio dirvi qualcosa di importante sul Creatore del mondo”.
Isaia afferma che quando l’indignazione di Dio sorge contro le nazioni e i loro eserciti, è il Signore stesso che le consegna al massacro: “Ecco, le nazioni sono come una goccia in un secchio, sono considerate come il pulviscolo della bilancia… Tutte le nazioni sono come un nulla davanti a lui e sono da lui ritenute un nulla e vanità…. Egli è colui che sta assiso sul globo della terra, i cui abitanti sono come cavallette… A chi dunque mi vorreste assomigliare, perché gli sia pari?” (Isaia 40:15,17,22,25).
Isaia poi parla al popolo di Dio, che è sbattuto e preoccupato per gli eventi del mondo. Consiglia: “Guarda in alto verso il cielo, alla sede gloriosa. Contempla i milioni di stelle. Il tuo Dio le ha create e le ha nominate una ad una. Non sei più prezioso di ciascuna di esse? Perciò, non temere”.
Dobbiamo sapere che in cielo c’è una mappa, un piano che il nostro Padre ha stabilito per il corso della storia. E lui lo conosce dal principio alla fine. Man mano che questo piano entra in azione, credo che dovremmo porci questa domanda: “Dov’è puntato l’occhio del Signore in tutto questo?”. L’occhio di Dio non è puntato sui minuscoli dittatori di questo mondo o sulle loro minacce.
La Scrittura ci assicura che le bombe di quegli uomini, i loro eserciti e le loro potenze per il Signore sono come un nulla. Lui se ne ride e li considera briciole di polvere, e presto li spazzerà tutti (vedi Isaia 40:23-24).
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Il Signore un giorno apparve ad Abrahamo e gli diede un comando incredibile: “Vattene dal tuo paese, dal tuo parentado e dalla casa di tuo padre, nel paese che io ti mostrerò” (Genesi 12:1). Che cosa incredibile! Da un momento all’altro, Dio sceglie un uomo e gli dice: “Voglio che ti alzi e ten e vada, lasciandoti tutto alle spalle: la tua famiglia, i tuoi parenti e persino il tuo paese. Voglio mandarti da qualche parte, e ti dirò come arrivarci mentre sarai per strada”.
Come reagì Abrahamo a questa incredibile parola del Signore? “Per fede Abrahamo, quando fu chiamato, ubbidì per andarsene verso il luogo che doveva ricevere in eredità; e partì non sapendo dove andava” (Ebrei 11:8).
Cosa voleva fare Dio? Perché aveva cercato fra le nazioni un uomo, e poi lo aveva chiamato a dimenticare tutto e a partire per un viaggio senza cartina stradale, senza direttive chiare, senza una méta conosciuta? Pensate a ciò che Dio stava chiedendo ad Abrahamo. Non gli aveva mai mostrato come avrebbe potuto nutrire o sostenere la sua famiglia. Non gli aveva detto quanto lontano sarebbe dovuto andare né quando sarebbe arrivato. Gli disse solo due cose, in effetti: “Va’” e “Io ti mostrerò il cammino”.
In effetti, Dio aveva detto ad Abrahamo: “Da questo giorno in poi, voglio che tu mi dia tutti i tuoi domani. Dovrai vivere il resto della tua vita mettendo il tuo futuro nelle mie mani, un giorno alla volta. Ti chiedo di arrendere la tua vita alla promessa che sto per farti, Abrahamo. E se lo farai, io ti benedirò, ti guiderò e ti porterò in un posto che non hai mai immaginato”.
Il posto in cui Dio voleva condurre Abrahamo è il posto in cui vuole portare ogni membro del corpo di Cristo. Abrahamo è quello che gli studiosi della Bibbia definiscono un “modello”, qualcuno che costituisce l’esempio di come camminare davanti al Signore. L’esempio di Abrahamo ci mostra cosa è necessario a chi vuole cercare di piacere a Dio.
Non fraintendetemi, Abrahamo non era un giovane quando Dio lo chiamò a fare questo passo. Probabilmente aveva già dei programmi in mente per assicurarsi il futuro della sua famiglia, perciò dovette valutare da ogni lato la chiamata di Dio. Ma Abrahamo “credette all'Eterno, che glielo mise in conto di giustizia” (Genesi 15:6).
L’apostolo Paolo ci dice che tutti quelli che credono e confidano in Cristo sono figli di Abrahamo. E, come Abrahamo, anche noi siamo ritenuti giusti perché udiamo la stessa chiamata ad affidare tutti i nostri domani nelle mani del Signore.
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Sono convinta che la gente perde la speranza perché perde la fede. Hanno sentito molti sermoni, hanno letto molti libri, ma intorno a loro vedono esempi di fede naufragata. Cristiani che una volta mostravano la loro fede ora smettono di credere in Dio in mezzo alle difficoltà. Allora a chi rivolgersi per avere speranza? Lo Spirito mi ha parlato in maniera chiara: “Devi ancorare la tua fede. Scegli con tutto il cuore di fidarti di Dio in ogni cosa, in ogni momento”. “Stabilire” la propria fede significa “stabilizzarla, renderla incrollabile, mettere radici, mettervi sotto delle colonne, porvi un fondamento”. La Scrittura dice che è in nostro potere farlo. Giacomo scrive: “Chi dubita è simile all'onda del mare, agitata dal vento e spinta qua e là. Non pensi infatti un tal uomo di ricevere qualcosa dal Signore” (Giacomo 1:6-7). In questo brano, il Signore affida tutta la responsabilità al credente. Dio ci sta dicendo, in effetti: “Quando il mondo guarda al mio popolo in questi giorni di ansietà e tremore, deve poter vedere la fede. Mentre tutto trema, la fede deve rimanere solida e incrollabile. Perciò, credente, àncora la tua fede. Cristiano, prendi una posizione fissa. E non abbandonarla mai”. Sono convinta che il mondo non ha bisogno di altri sermoni sulla fede. Devono porter vedere un sermone illustrano: la vita di un uomo e/o di una donna che vive la propria fede davanti al mondo. Devono poter vedere servi di Dio che attraversano le loro stesse calamità e non ne vengono smossi. Soltanto allora i peccatori si troveranno di fronte alla potente testimonianza di una fede incrollabile. Davide descrisse questa situazione quando parlò di “quelli che ti temono in presenza dei figli degli uomini” (vedi Salmo 31:19). Stava parlando di credenti la cui forte fiducia e le cui vite fedeli sono semi di speranza per quelli che vivono nelle tenebre. Quando stabilisci la tua fede portando ogni peso e prova a Cristo, lasciando tutto ai suoi piedi e riposando nella fede, verrai messo duramente alla prova. Una volta, mentre ero ancora nel processo di fondare la mia fede in maniera duratura, mentre avevo deposto ogni mio peso davanti al Signore, ricevetti una telefonata con una notizia che mi sconvolse. Per un momento, un’ondata di paura mi cadde addosso. Ma lo Spirito Santo mi sussurrò gentilmente: “Mantieni la tua posizione di fede. Non mollare. Io ho tutto sotto controllo. Rimani stabile”. Non dimenticherò mai la pace che mi invase in quel momento. Alla fine di quella giornata, il mio cuore era pieno di gioia mentre mi resi conto: “Mi sono fidato di te. Non ho vacillato. Grazie!”.
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Di tutti i 150 Salmi, il Salmo 34 è in assoluto il mio preferito. Tutto il Salmo parla della fedeltà del Signore nel liberare i Suoi figli da grandi prove e crisi. Davide dichiara: “Io ho cercato l'Eterno, ed egli mi ha risposto e mi ha liberato da tutti i miei spaventi…L'Angelo dell'Eterno si accampa attorno a quelli che lo temono e li libera… I giusti gridano e l'Eterno li ascolta e li libera da tutte le loro sventure…Molte sono le afflizioni del giusto, ma l'Eterno lo libera da tutte” (Salmo 34:4, 7. 17, 19). Nota l’affermazione di Davide in questo Salmo: “Io ho cercato l’Eterno…questo afflitto ha gridato…” (34:4, 6). Quando gridò Davide? Deve essere successo quando si finse pazzo a Gath, ma non avrà potuto pregare ad alta voce alla presenza dei filistei. Questo ci porta ad una grande verità riguardo la liberazione di Dio. A volte il grido più forte viene innalzato senza una voce udibile. So cosa sia questo “grido interiore”. Molte delle più gridate preghiere della mia vita, quei gridi più profondi, che strappano il cuore, quelli più importanti, sono stati innalzati nel silenzio totale. A volte sono stato talmente stordito dalla vita da non riuscire a parlare, sopraffatto da situazioni talmente più grandi di me da non riuscire a pensare lucidamente per pregare. Ci sono state occasioni in cui mi sono seduto da solo nel mio ufficio, talmente sconcertato da non essere in grado di dire nulla al Signore, ma allo stesso tempo, il mio cuore gridava: “Dio, aiutami! Non so come pregare in questo momento, allora ascolta il grido del mio cuore. Liberami da questa situazione”. Ci sei mai passato? Hai mai pensato: “Non ho idea di cosa si tratti. Sono così sopraffatto dalle mie circostanze, così inondato dal dolore profondo, che non riesco a spiegarlo. Signore, non so nemmeno cosa dirti. Che sta succedendo?” Credo che questo sia esattamente quello che passò Davide quando venne catturato dai filistei. Quando scrisse il Salmo 34, stava confessando: “Ero in una situazione talmente schiacciante da dover recitare la parte del pazzo. Eppure, dentro mi sono chiesto: “Ma che mi sta succedendo? Com’è successo tutto questo? Signore, aiuto!” Così sembra che Davide stesse dicendo: “Questo afflitto ha gridato da dentro di sé, senza sapere cosa o come pregare. E il Signore mi ha ascoltato e mi ha liberato”. Era un grido profondo dal cuore, e il Signore è fedele da udire ogni lamento, non importa quanto debole. |
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Spesso le gente ci scrive dicendo: “io non ho nessuno con cui parlare, nessuno con cui condividere il mio peso. Nessuno ha tempo per ascoltare il mio pianto. Io ho bisogno di qualcuno a cui poter aprire il mio cuore”. Re Davide era circondato da tante persone: egli era sposato, aveva una famiglia estesa e aveva molti compagni al suo fianco. Eppure noi ascoltiamo lo stesso lamento anche da Davide: “a chi me ne andrò?”. È nella nostra natura desiderare un altro essere umano, con un viso, occhi e orecchie che ci ascoltino e che ci dia dei consigli. Quando Giobbe divenne sopraffatto dalle sue prove, egli gridò con dolore: “Oh, avessi pure chi m'ascoltasse!” (Giobbe 31:35). Egli emise questo lamento mentre sedeva davanti ai suoi cosiddetti amici. Eppure quegli amici non avevano alcuna comprensione per i problemi di Giobbe. Al contrario, essi erano messaggeri di disperazione. In questo dolore, Giobbe si rivolse solo al Signore: “Già fin d'ora, ecco, il mio Testimone è nel cielo, il mio Garante è nei luoghi altissimi. Gli amici mi deridono; ma a Dio si volgono piangenti gli occhi miei” (Giobbe 16: 19,20). Nei Salmi Davide esortava il popolo di Dio a fare lo stesso: “Confida in lui in ogni tempo, o popolo;apri il tuo cuore in sua presenza; Dio è il nostro rifugio” (Salmo 62:8). Anche nel Salmo 142 Davide scrisse: “Io grido con la mia voce al Signore; con la mia voce supplico il Signore. Sfogo il mio pianto davanti a lui, espongo davanti a lui la mia tribolazione. Quando lo spirito mio è abbattuto in me,tu conosci il mio sentiero. Sulla via per la quale io cammino, essi hanno teso un laccio per me. Guarda alla mia destra e vedi; non c'è nessuno che mi riconosca. Ogni rifugio mi è venuto a mancare; nessuno si prende cura dell'anima mia. Io grido a te, o Signore. Io dico: Tu sei il mio rifugio, la mia parte nella terra dei viventi” (142:1-5). Io credo nel mio cuore che questo messaggio sia un invito per te da parte dello Spirito Santo a trovare un luogo privato in cui tu possa frequentemente spandere la tua anima al Signore. Davide “sfogava il suo pianto”, e allo stesso modo puoi farlo tu. Puoi parlare a Gesù di ogni cosa – dei tuoi problemi, delle tue prove attuali, delle tue finanze, della tua salute – e raccontargli quanto ti senti oppresso e anche quanto tu ti senta scoraggiato. Egli ti ascolterà con amore e comprensione, e non disprezzerà il tuo pianto. Dio rispose a Davide. Egli rispose a Giobbe. E per secoli Egli ha risposto al grido del cuore di ognuno che ha creduto nelle Sue promesse. Altrettanto, Egli ha promesso di ascoltare e guidare te. Infatti Egli ti ha promesso sotto giuramento di essere la tua forza. Vai a Lui, e ne uscirai rinnovato.
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il 09/10/2009 alle 21:03
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il 08/06/2009 alle 11:02
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