A quanto pare è ormai divenuto abituale che discese in campo, scelte, presentazioni (siano per un evento sociale che per una manifestazione politica) debbano avere una colonna sonora, per far sì che la musica possa esprimere anche quello che le parole non sanno dire.
Allora c'è chi si scrive i testi e li fa musicare dal musico di corte, chi si fa guidare dalle proprie passioni magari giovanili, chi sceglie musica impegnata perché discorsi impegnati non possono che essere accompagnati da musica impegnata.
Se, per esplicitare la mia idea sul prossimo congresso del PD, dovessi scegliere anche io una colonna sonora, vorrei che queste poche righe fossero accompagnate da una recente ballata di Ligabue: "Una vita da mediano", che ho appena scaricato da youtube (che ringrazio!)
Per carità, nessuno voglia prendere una "canzonetta" (come ricordava Bennato) come manifesto ed io non ne ho né intenzione né presunzione, ma indubbiamente, per la fascia di quanti impegnati nella vita sociale e politica hanno superato i 30 e non hanno ancora i 50 anni, può essere una significativa metafora.
Fatta questa premessa, veniamo al prossimo congresso nazionale e regionale del Partito Democratico.
In queste ore, a molti iscritti, militanti o semplici elettori del PD, viene sempre più spesso proposta la domanda: "Ma tu, con chi stai?".
Il quesito è legittimo, ma insufficiente a rispondere alla domanda di futuro che agita e deve scuotere un grande soggetto politico riformista del nostro Paese.
Il vero tema è la domanda successiva che troppo spesso rimane inespressa: "Ma tu, perché stai con lui/lei e per fare che cosa?".
Vorrei, per franchezza, evidenziare che non pongo la domanda per inserirmi in una triste e disdicevole litania seguita ad una battuta posta sui giornali da una cara ed intelligente amica. Una battuta è una battuta ed un ragionamento è un ragionamento.
Pongo e, prima di tutto, mi pongo la seconda domanda perché la scelta congressuale (che, sia chiaro, non è la scelta della vita e non è neanche un'ordalia) rappresenta un significativo passaggio di costruzione di un'alternativa ad un centrodestra, sempre più spostato a destra, con forti derive antisolidaristiche, che si sta consolidando in Italia, con una forza e radicamento sconosciuto nell'Italia repubblicana.
Allora, due sono i temi su cui ragionare:
- quale PD costruiamo;
- quali elementi di progetto e programma poniamo verso il governo prossimo venturo del Paese.
Come evidente i due temi si intrecciano intimamente e altrettanto intimamente camminano con le gambe degli uomini e delle donne che questo PD e questo progetto costruiscono e rappresentano.
Per questo, la scelta del segretario/a non è certo indifferente, anche se, va detto, il PD non può essere un partito leaderistico e, salvo improvvisi collassi e cataclismi (sempre possibili nel paese dove l'emergenza è il quotidiano ed il vero uomo di governo è il capo della protezione civile), siamo sufficientemente lontani dalla scelta del candidato premier (l'idea della contestualità era ed è, peraltro, presente nello Statuto nazionale, fin dalla stessa previsione della durata quadriennale delle cariche, ma a mio avviso è scelta errata, particolarmente in questo contesto).
In second'ordine, va altresì chiarito che, in questo congresso, il PD e particolarmente candidati e dirigenti potranno fare molti errori, ma devono assolutamente evitare di parlarsi addosso o peggio fare una semplice enunciazione del partito che vorremmo, quasi che la responsabilità/colpa sia sempre di altri e, accanto a questo, evitare una situazione che ormai è più che un rischio: avvelenare i pozzi. Nessuno di noi potrà impostare la propria scelta di campo per eliminare l'altra parte, perché, dal 26 ottobre, comunque vogliamo un grande partito e deve essere il partito di tutti quelli che questo processo stanno costruendo, con le diverse tesi.
Ci deve essere, infatti, una consapevolezza di partenza: i tre candidati attuali alla segreteria nazionale sono tre ottimi candidati. Bisogna esserne fieri.
A proposito di tesi, in queste settimane ho cercato di leggere ed ascoltare tesi e posizioni dei candidati in campo, per capire dove alla fine si vuole andare a parare e, prima di prendere una posizione, vorrei, senza presunzione alcuna, porre alcune riflessioni o meglio chiavi interpretative e di raffronto, utili poi a meglio scegliere.
Sul Pd che vorrei contribuire a costruire, ho già tentato di dire ai miei tre amici lettori, con alcune riflessioni post voto che, in sintesi, riassumo:
- un Partito che sia organizzato e strutturato sia territorialmente che per ambiti;
- un Partito che sia autentica casa comune, accogliente verso chi vi entra, solidale verso chi fa fatica o ha dubbi (in questo senso non ho per nulla apprezzato chi non solo ha posto condizioni ultimative per l'adesione al PD, ma si è arrogato il diritto di discernere chi è da PD e chi no), rispettoso degli spazi di azione politica e delle persone, che premi realmente consenso e competenza (senza eccessive derive mediatiche), con solide e condivise fondamenta;
- un Partito maggiormente impegnato nell'ascolto di ciò che sta fuori, nell'elaborazione di proposte, nella realizzazione di politiche che abbiano al centro la persona, sia come singolo che nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, come ci ricorda la nostra Carta fondamentale;
- un Partito che si radichi con un sistema a rete, certo più complesso e faticoso da gestire e governare, ma tale da consentire maggiore permeabilità e soprattutto tendenzialmente in grado di evitare fratture insanabili e perniciose. Peraltro, il sistema a rete ha come presupposto indefettibile la consapevolezza, per tutti i nodi, dell'esistenza dei fili;
- un Partito che abbia la consapevolezza del necessario dialogo con quanti stanno alla sua sinistra ed alla sua destra, per costruire un sistema di reale alternanza;
- e ultimo ma non ultimo, un Partito che abbia consapevolezza reale (e non la mera enunciazione teorica) che, al proprio interno, convivono matrici culturali plurali (non necessariamente appartenenti allo scorso secolo) e, quindi, si attrezzi non a superare/travolgere tali ricchezze, ma a trovare percorsi di sintesi che, come noto, è cosa diversa dalla mediazione.
Anche sul secondo corno del tema (ossia gli elementi di progetto e programma di governo), il PD deve poter enunciare alcuni punti, forse scomodi oggi, ma che devono gradualmente rientrare nel dibattito politico:
1) non si esce dalla crisi socio-economica che attraversa il nostro Paese, con operazioni di chiusura o protezionistiche, che hanno il respiro corto, frammentano e amplificano i costi sociali complessivi;
2) più che parlare, magari a vanvera, di federalismo, pratichiamo fino in fondo il principio di sussidiarietà orizzontale e verticale che ha trovato anche dignità costituzionale;
3) assumiamo la consapevolezza che alcune operazioni di privatizzazione, soprattutto nei servizi pubblici, hanno creato monopoli completamente autocefalici e autodeterminantesi;
4) il tema dell'equo accesso ai servizi, alle risorse ed alle opportunità è la vera sfida e garanzia nei confronti di una società globalizzata;
5) proviamo ad elaborare e sostenere modelli economici compatibili con le risorse del nostro Paese;
6) investiamo risorse umane, organizzative e strumentali sulla giustizia, sia civile che penale, finendola di giocare ad abbreviare riti, con termini che poi è impossibile garantire;
7) prepariamoci a più forti investimenti, anche in termini di cessione di pezzi di sovranità, per un'Europa unita e forte.
Se qualcuno avrà avuto la pazienza di arrivare fino in fondo a queste mie poche righe, e vorrà già oggi sapere la mia risposta alla prima domanda-tormentone di questi giorni, dovrà attendere ancora qualche giorno: servirà certo a me per meglio comprendere.
Io, da mediano, voglio portare il mio contributo di idee, di passione, di valori a chi, in questo momento, ritengo sia in grado di poter meglio far giocare la squadra e di fare del PD un partito del nostro tempo.
A tutti, veramente a tutti, un vero e buon Congresso, con l'auspicio e l'impegno a parlare di contenuti prima che di protagonisti.
Salvatore Spitaleri
Udine, lì 7 luglio 2009
Inviato da: nazzareno
il 01/11/2009 alle 15:27
Inviato da: etienne64
il 28/07/2009 alle 23:09
Inviato da: alessandro
il 13/06/2009 alle 12:21
Inviato da: Anonimo
il 04/01/2009 alle 10:46
Inviato da: Anonimo
il 22/12/2008 alle 18:28