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Pillole di memoria-estate 2012 sui rapporti tra mafia e politica: sentenza primo grado processo Andreotti pgg.1-303

Post n°893 pubblicato il 21 Luglio 2012 da laura561

La sentenza integrale di primo grado del processo contro Giulio Andreotti per concorso esterno in associazione mafiosa da cui sarà prescritto fino al 1980 e assolto dal 1980 in avanti è al link:

https://onedrive.live.com/redir?resid=E4FAA9A8329658E2!1021&authkey=!AJANnvxEncT6kCk&ithint=file%2cpdf

Pillole di memoria-estate 2012 sui rapporti tra mafia e politica.

Dalla sentenza di primo grado del processo contro Giulio Andreotti per concorso esterno in associazione mafiosa da cui sarà prescritto fino al 1980 e assolto dal 1980 in avanti: "L’affiliazione di Ignazio Salvo all’associazione criminale “Cosa Nostra” è stata accertata dalla sentenza n. 91/90 emessa il 10 dicembre 1990 dalla Corte di Assise di Appello di Palermo a conclusione del secondo grado di giudizio nel c.d. maxiprocesso."

Dalla sentenza di primo grado del processo contro Giulio Andreotti per concorso esterno in associazione mafiosa da cui sarà prescritto fino al 1980 e assolto dal 1980 in avanti/2: "Nel presente processo, sono stati acquisiti ulteriori elementi di prova che denotano la particolare rilevanza del ruolo assunto dai cugini Salvo all’interno dell’organizzazione mafiosa e gli intensi rapporti da essi instaurati in un primo tempo con i massimi esponenti dello schieramento “moderato” di "Cosa Nostra" e successivamente con il vertice della contrapposta fazione dei “corleonesi”.
Le risultanze dell’istruttoria dibattimentale, inoltre, dimostrano che l’organizzazione criminale attribuiva grande importanza alle relazioni intrattenute dai cugini Salvo con ambienti politici, e che i Salvo in diverse conversazioni con autorevoli esponenti mafiosi esposero il loro stretto legame con il sen. Andreotti."

Dalla sentenza di primo grado del processo contro Giulio Andreotti per concorso esterno in associazione mafiosa da cui sarà prescritto fino al 1980 e assolto dal 1980 in avanti/3
"durante il percorso, Salvatore Greco riferì al Di Carlo che il Presidente della Regione Mattarella era “finito”, aggiungendo: “in tutti i sensi”; il Di Carlo comprese quindi che il Mattarella sarebbe stato ucciso; al riguardo, il collaboratore di giustizia ha specificato che sul predetto esponente politico circolavano lagnanze sia nell’ambiente politico siciliano, sia all’interno di "Cosa Nostra", per l’azione di contrasto da lui svolta nei confronti dell’on. Lima, dei Salvo e di Vito Ciancimino, ha esplicitato che gli attacchi condotti contro i Salvo ed il Ciancimino avevano determinato la decisione di uccidere il Mattarella (“quando tocchi i Salvo che è un impero finanziario politico e tocca Ciancimino che ci portava tanti affari ai corleonesi, allora si incomincia a scavare la fossa”)

Dalla sentenza di primo grado del processo contro Giulio Andreotti per concorso esterno in associazione mafiosa da cui sarà prescritto fino al 1980 e assolto dal 1980 in avanti/4
"i cugini Salvo manifestavano ad altri esponenti mafiosi i loro stretti rapporti con l’on. Lima (come si evince dalle dichiarazioni del Buscetta, del Calderone, del Di Carlo, del Pennino, del Mutolo);
- i cugini Salvo, nei loro colloqui con diversi esponenti mafiosi, evidenziavano i loro rapporti con il sen. Andreotti (come si desume dalle indicazioni fornite dal Buscetta, dal Di Carlo, dal Pennino)

Dalla sentenza di primo grado del processo contro Giulio Andreotti per concorso esterno in associazione mafiosa da cui sarà prescritto fino al 1980 e assolto dal 1980 in avanti/5
"Del coinvolgimento dei cugini Salvo nelle vicende relative a "Cosa Nostra" era convinto il Consigliere Istruttore presso il Tribunale di Palermo dott. Rocco Chinnici, come si desume dalle seguenti dichiarazioni rese il 4 agosto 1983 al Procuratore della Repubblica di Caltanissetta dal dott. Paolo Borsellino: «devo fare presente che il Chinnici era convinto che ai fatti di mafia,
almeno ad un livello alto, fossero coinvolti anche gli esattori Salvo. Ciò desumeva da una telefonata fra taluno dei Salvo e il mafioso Buscetta risultante da una intercettazione contenuta nel processo Spatola, se non erro; telefonata che è stata pubblicata integralmente dalla stampa ove interlocutori sono certo “Roberto”, in cui si ritiene di identificare il Buscetta, e tale Lo Presti
parente dei Salvo, un anno fà scomparso senza che se ne abbia notizia. Non so poi da quali altri elementi, che ritengo ci fossero dal modo come il Chinnici parlava, egli desumesse la partecipazione di costoro. Contemporaneamente lamentava, ed era amareggiato per questo fatto che finiva con l’intralciare il rapido ed efficace svolgimento di attività, che nei confronti di costoro si agisse con “i guanti gialli” da parte di tutti, ed anzi aggiunse, nei loro confronti una volta, che se gli stessi elementi li avessero avuto nei confronti di altri certamente si sarebbe
proceduto».
Il dott. Chinnici, nei suoi ultimi giorni di vita, era impegnato nell’istruzione del c.d. “processo dei 162”, al quale aveva ritenuto di acquisire le trascrizioni delle intercettazioni telefoniche sulle utenze intestate all’ing. Lo Presti, allo scopo di valutare approfonditamente la posizione dei Salvo, ed esaminava l’ipotesi di emettere un mandato di cattura a loro carico (cfr. sul punto la deposizione resa dal dott. Giovanni Falcone all’udienza del 12 aprile 1984 davanti alla Corte di Assise di Caltanissetta nel processo per la “strage Chinnici”; nel medesimo processo, fu escusso all’udienza del 10 aprile 1984 anche il colonnello Angiolo Pellegrini, il quale riferì che il dott. Chinnici gli aveva detto che “avrebbe mandato gli atti alla Procura della Repubblica e appena gliene fosse stata avanzata richiesta avrebbe emesso mandato di cattura contro i cugini Ignazio e Nino Salvo”: v. il relativo verbale, prodotto dal P.M. il 17 novembre 1998 ed acquisito il 15 dicembre 1998).

pg. 228 "In data 6 settembre 1976 venne celebrato il matrimonio tra la figlia primogenita di Antonino Salvo, Angela Salvo, ed il dott. Gaetano Sangiorgi.
Alla cerimonia nuziale parteciparono, tra gli altri, alcuni esponenti di primario rilievo della corrente andreottiana, come l’on. Salvo Lima e l’on. Mario D’Acquisto.
La presenza dei predetti uomini politici è stata ricordata, nella deposizione resa
all’udienza del 23 ottobre 1996, dal teste Armando Celone.
Il teste Antonio Pulizzotto, all’udienza del 22 maggio 1996, ha riferito che una nota della Questura di Palermo del 17 gennaio 1985 evidenziava la presenza, tra gli invitati, dell’on. Salvo Lima, il quale aveva regalato agli sposi una pirofila in argento.
Da più elementi probatori tra loro convergenti è emerso che, in occasione delle nozze, il sen. Andreotti inviò agli sposi un vassoio d’argento.
Una precisa indicazione in questo senso fu fornita nell’agosto 1993 dallo stesso Sangiorgi all’avv. Pietro La Forgia (allora sindaco di Bari, eletto nelle liste del P.D.S., successivamente divenuto senatore ed infine deceduto nel 1995), come è stato riferito dalla vedova di quest’ultimo, sig.ra Rosalba Lo Jacono, nella deposizione testimoniale resa all’udienza del 27 marzo 1997(..)"

pg 255 "A conclusione della campagna elettorale per le elezioni europee del 1979, nelle quali era candidato l’on. Salvo Lima, il 7 giugno 1979 si svolse un comizio al cinema Nazionale di Palermo, con la partecipazione del sen. Andreotti (allora Presidente del Consiglio dei Ministri).
Il sen. Andreotti, che era giunto all’aeroporto di Palermo alle ore 17,18 con un volo aereo proveniente da Roma, tenne presso il cinema Nazionale un discorso di sostegno alla candidatura dell’on. Lima (v. la deposizione resa dal teste Pulizzotto all’udienza del 22 maggio 1996).
Dalla documentazione fotografica acquisita e dalla deposizione resa all’udienza del 20 giugno 1996 dal teste on. Attilio Ruffini (il quale ha riconosciuto diverse persone effigiate nelle fotografie) si evince che al comizio erano presenti, tra gli altri, Vito Ciancimino ed Antonino Salvo.
Antonino Salvo si trovava in piedi, nella platea del cinema (v. documento n. 204,
fotografia n.2). Invece Vito Ciancimino si trovava sul palco, vicino al sen. Andreotti, ed esprimeva il proprio consenso al discorso del Presidente del Consiglio sorridendo e plaudendo alle sue parole (v. documento n. 137).
La partecipazione di Antonino Salvo alla manifestazione elettorale esprimeva
chiaramente il suo sostegno alla candidatura dell’on. Lima per il Parlamento Europeo.
Dopo il comizio, il sen. Andreotti si recò presso l’Hotel Zagarella, nel territorio di Santa Flavia, dove prese parte, come ospite d’onore, ad un incontro conviviale, cui presenziarono circa trecento persone; in tale occasione era presente anche Antonino Salvo; il banchetto ebbe inizio intorno alle ore 21 e si protrasse per circa 2 ore e 30 minuti (come si evince dalla deposizione resa all’udienza del 10 ottobre 1996 dal teste Vittorio De Martino, che nel 1979 era direttore e gestore
dell’albergo).
La presenza del sen. Andreotti, insieme ad Antonino Salvo, nel suddetto albergo, è
attestata da due immagini fotografiche tratte da altrettanti negativi consegnati in data 19 novembre 1993 dalla fotografa palermitana Letizia Battaglia a personale della Sezione Anticrimine di Palermo del Raggruppamento Operativo Speciale dei Carabinieri (documento n. 137).
In particolare, la prima fotografia (tratta dal negativo n.14) raffigura il sen. Andreotti, con accanto l’on. Lima, nella hall dell’albergo; immediatamente dietro l’imputato, sulla sinistra, è riconoscibile Antonino Salvo.
Nella seconda fotografia (tratta dal negativo n.23) il sen. Andreotti è ritratto mentre si incammina all’interno dell’albergo, insieme ad Antonino Salvo, all’on. Attilio Ruffini (allora Ministro della Difesa), all’on. Piersanti Mattarella (allora Presidente della Regione Siciliana), ed all’on. Salvo Lima.
Non è rimasto dimostrato in termini di certezza che al suddetto incontro conviviale abbia preso parte anche Ignazio Salvo"

pg 303: "E’ quindi logico ritenere che la scelta, compiuta da Giuseppe Cambria nelle dichiarazioni rese al P.M. in data 2 maggio 1996 (il cui verbale è stato acquisito all’udienza dell’11 dicembre 1998 a seguito del rifiuto di rispondere espresso dal medesimo imputato di reato connesso), di
negare (in contrasto con le ulteriori risultanze probatorie) di avere ricevuto – per il tramite di un medico del reparto cardiologia – la notizia che l’on. Giulio Andreotti aveva telefonato all’ospedale per chiedere informazioni sul suo stato di salute, sia stata motivata dalla consapevolezza dell’irriducibile contraddizione riscontrabile tra l’episodio in esame e la tesi difensiva del sen. Andreotti, che ha escluso di avere intrattenuto rapporti di qualsivoglia natura con i cugini Salvo.
Sul punto, deve infatti osservarsi che la comunicazione telefonica, sebbene materialmente compiuta da un soggetto appartenente alla segreteria personale del sen. Andreotti, esprime inequivocabilmente un preciso interessamento dello stesso uomo politico per le condizioni di salute di una persona strettamente legata ai cugini Salvo sotto ogni profilo (personale, economicoimprenditoriale,
politico) ed operante, unitamente a loro, in un medesimo contesto di relazioni con
ambienti politici ed esponenti della criminalità organizzata.
Può escludersi con certezza che la richiesta di informazioni sulla salute di Giuseppe Cambria si ricollegasse ad un interessamento di uomini politici diversi dal sen. Andreotti, anche se appartenenti alla sua corrente; non si vede, infatti, quale ragione potesse indurre altri esponenti politici ad evitare di esplicitare il proprio nome, ed a fornire false generalità, in una simile comunicazione telefonica, costituente espressione di cordiale vicinanza ed amichevole solidarietà.
Né si ravvisa il benché minimo motivo che potesse indurre una qualsiasi persona inserita nella segreteria del sen. Andreotti a telefonare per informarsi sulle condizioni di Giuseppe Cambria in mancanza di una iniziativa proveniente dall’imputato"

 
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