Filosofia&Esistenza

La filosofia è l'esser coscienti d'essere, d'esserci; è il continuo progettarsi per essere ciò che si è il più autenticamente possibile, scegliendosi sempre nella propria libertà, facendosi liberi, senza attendere di diventarlo.

 

LIBRO PARADE



MARX è morto?
Leggete questo libro e poi ne riparliamo!!!
 
 

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CHI SARÀ IL PROSSIMO?

Ogni sistema ha cercato di mettere
a tacere chiunque abbia tentato
- in qualche modo - di cambiare
le cose. Da una croce o da dietro
le sbarre di una cella però,
la sua voce ci è giunta lo stesso.

... Chi sarà il prossimo?


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GUCCINI - AUSCHWITZ

Giornata della Memoria

 

GABER ... IO SE FOSSI DIO

 

IN VERITA' VI DICO ...

Post n°124 pubblicato il 09 Ottobre 2012 da brokenheart74dgl
 

09/10/2012

IN VERITÀ VI DICO ...

(RIFLESSIONI DI UN AGNOSTICO sull'ipocrisia clerico/ecclesiastica della religione cattolico/cristiana organizzata.)

Ma i cristiani cattolici - e soprattutto i sacerdoti - mi chiedo, conoscono la Bibbia? E se la conoscono, perchè fanno essi stessi e predicano assiduamente ai fedeli di fare proprio ció che invece nei vangeli Gesù, esplicitamente, predica di non fare? Ovvero: perchè vanno in un tempio/sinagoga (chiesa) a recitare parole a memoria (preghiere) iconolatrando (inchinandosi, inginocchiandosi, idolatrando) oggetti "pagani" ( crocifisso, monili sacralizzati, immagini del Cristo o della "vergine Maria" ecc... ) avallati probabilmente dalla malafede dei predicatori (preti) che estrapolano dalle scritture solo ciò che il gregge convenga conosca? Se "Sapere è potere", ricordiamolo: "ignoranza è vulnerabilità e sottomissione"!!! Per chi predica la parola di Gesù - mi domando -, il "in verità vi dico" di Gesù stesso non ha valore? Eppure le "parole di Gesù" (per chi, come il cattolico/cristiano, vuole credere nella sua reale esistenza storica) sono chiare, perentorie e non lasciano adito a interpretazioni ...

Dal Vangelo di Matteo (6: 5-8)

6:5 "Quando pregate, non siate come gli ipocriti (Farisei); poiché essi amano pregare stando in piedi nelle sinagoghe e agli angoli delle piazze per essere visti dagli uomini. Io vi dico in verità che questo è il premio che ne hanno. 6:6 Ma tu, quando preghi, entra nella tua cameretta e, chiusa la porta, rivolgi la preghiera al Padre tuo che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, te ne darà la ricompensa. 6:7 Nel pregare non usate troppe parole come fanno i pagani, i quali pensano di essere esauditi per il gran numero delle loro parole. 6:8 Non fate dunque come loro, poiché il Padre vostro sa le cose di cui avete bisogno, prima che gliele chiediate."

E ancora,

dal Vangelo di Luca (12: 1-3)

"[1]Nel frattempo, radunatesi migliaia di persone che si calpestavano a vicenda, Gesù cominciò a dire anzitutto ai discepoli: «Guardatevi dal lievito dei farisei, che è l'ipocrisia. [2]Non c'è nulla di nascosto che non sarà svelato, né di segreto che non sarà conosciuto. [3]Pertanto ciò che avrete detto nelle tenebre, sarà udito in piena luce; e ciò che avrete detto all'orecchio nelle stanze più interne, sarà annunziato sui tetti."

Questa religione: oppio dei popoli (Marx), metafisica per il popolo (Schopenhauer), platonismo per il popolo (Nietzsche). Questa religione, soprattutto nella sua forma organizzata ... In verità vi dico ... è un affronto continuo all'intelligenza, alla capacità di giudizio e al rispetto dell'essere umano, perché più che come un figlio o un fratello, lo tratta come un suddito che deve sempre e solo prostrasti, sottomettersi, obbedire ciecamente non come un figlio col padre, ma come un cane col suo padrone!

Don Primo Mazzolari, il quale metteva la persona prima del sacerdote, predicava:

"Quando entro in una chiesa mi tolgo il cappello, non il cervello!"

Di conseguenza, ulteriormente, ancora mi interrogo:

È questo il Dio in cui vogliamo credere?

 
 
 

Beat generation

Post n°122 pubblicato il 25 Aprile 2010 da brokenheart74dgl
 

Come può la gente che non ne sa nulla credere che i pazzi siano «felici», mio Dio, è proprio stato Irwin Garden una volta a mettermi in guardia dal pensare che i manicomi siano pieni di «mattacchioni», «si forma un cerchio doloroso intorno alla testa, c'è la mente terrorizzata che fa ancora più male, sono estremamente infelici e soprattutto perché non possono spiegarlo a nessuno né chiedere aiuto».

                                                             J. Kerouac (Big Sur)

 
 
 

LAlienazione in Lavazza

Post n°121 pubblicato il 01 Gennaio 2010 da brokenheart74dgl

L'antica - ma non perciò desueta - caverna platonica mi ritorna in mente, pervade ogni più piccolo spazio quantico,  ed interrompendo, facendo collassare, anche la pù labile funzione d'onda, risveglia in me una coscienza mai sopita, ma solo autosoppressa e compressa sotto forma di sopportazione. E' necessrio sopportare, far finta di non vedere, di non sapere, per poter sopravvivere in questo sistema, perchè quando sai ciò che gli altri non vogliono sapere o non riescono a comprendere; quando, come lo schiavo liberatosi dalle catene della caverna platonica, rientri nella stessa per svelare agli altri ciò che hai visto, spesso gli altri ti derideranno o ti scambieranno per pazzo. Per loro, le catene che li soggiogano sono normali e le ombre che sono costretti a guardare, sono la vera realà: l'unica realtà possibile. Questo è ciò che mi accade ogniqualvolta assisto a una assemblea sindacale in una fabbrica, nella fabbrica in cui lavoro: da una parte l'azienda che cerca in tutti i modi di aumenare il proprio profitto, dall'altra i sindacati che - essi stessi alienati - danno per scontato il fatto che il profitto dell'azienda sia una cosa normale e, assieme agli operai,  intrappolati nella gabbia d'acciaio che il sistema ha costruito loro attorno rendendone le sbarre apparentemente invisibili, combattono una pseudolotta tesa a vender al miglior prezzo possibile la propria forza lavoro. E' come se, nell'epoca feudale, un  insieme di schiavi rappresntanti di altri schiavi, firmassero accordi con il padrone per ottenere non la libeazione dello stato di schiavitù (ottenibile solamente per via rivoluzionaria), ma una pozione maggiore di rancio o l'utilizzo del bastone invece che della frusta, per poter controllare meglio gli shiavi.

Io, operaio, me ne sto li seduto e ascolto la relazione delle rappresentanze sindacali: una ipotesi d'accordo dell'azienda richiede la nostra (degli operai) firma per poter divenire operativa.
Io leggo il testo di questa "ipotesi" dove si parla di un grande investimento dell'azienda (160 milioni di euro), di terzializzazione della logistica (magazzino), di svecchiamento e riorganizzazione del personale, ecc ecc. E sento anke i rappresentanti sindacali che spingono per un'accettazione di tale ipotesi, dicendo che ciò che si è ottenuto è il massimo possibile, bla bla bla ...

Ma come, dico io!?

Nessuno riesce a leggere ciò che realmente, ben celato da un linguaggio tecnico-sofistico, sta scritto su questi fogli?

Nessuno riesce a decifrare queste parole, pervenendo al loro significato reale?

Basterebbe aver letto Marx, almeno una volta, aver dato uno sguardo alle sue opere per ottenere gli strumenti necessari a leggere ciò che su questi fogli sta scrito: L'azienda padrona cerca un aumento del plusvalore relativo, del profitto.

 

continua...

 

 
 
 

NOI

Post n°120 pubblicato il 23 Settembre 2009 da brokenheart74dgl

 

Scrivimi addosso le tue voci

d'inchiostro segna la mia pelle

con mani di donna e affonda

nei miei pensieri la tua piuma.

Resterò immobile e fuori fermo

nell'intrigato mio interiore esplodere

laddove solo vibrazioni e brividi

ti trasmetteranno, di me, tutto:

tutto l'essere che in te, io sono.

Lasciarmi essere per assorbirti

brandendoti  fra le mie braccia;

morderti la pelle con lievi pizzichi

per sentire i tuoi fremiti vibrare;

Incollare il mio petto al tuo seno

col calore che si fa unità d'essere.

Tutto questo in te io sono: NOI.

M.P.

 
 
 

Orizzonte

Post n°119 pubblicato il 22 Marzo 2009 da brokenheart74dgl
 

Se al di là dell'orizzonte immobile

spasimi di luce come battiti

cominciassero a vibrare  come rondini

a volare planando fra le nuvole

percuotendomi nell'animo di brividi

allora io saprei che tu sei là

fra quella linea curva che separa

il cielo e il mare dalla rossa terra

le stelle e l'infinito firmamento

e l'universo denso vuoto e immenso

che in uno sguardo solo sfugge

che non riesco a unificare tutto

ma che la fantasia smarrita

e incuriosita ancora insegue.

Tu fiamma che riluce tu riflesso

che rimbalza come pietra piatta

sopra il filo d'acqua e salta

sguizza e balla e poi va giù

nel profondo trasparente

buio blu del mare sapido

dove solo il silenzio è grido

dove nessun rumor si sente

dove nulla e pace s'amano

dove tutto è niente, indifferente.

Tu sei là irraggiungibile al mio tocco

tu sei vetta senza fine, tu sei un monte

che vigliacco di paura io non riesco a risalire

tu sei là, inafferrabile, sei l'inizio sei la fine,

sei passato ed avvenire. Tu per me sei l'orizzonte.

 

M.P.

 

 
 
 

Il mito di Sisifo o Saggio sull'assurdo

Post n°118 pubblicato il 08 Febbraio 2009 da brokenheart74dgl
 

Sisifo

 

"Anche la lotta verso la cima basta a riempire lil cuore di un uomo. Bisogna immaginare Sisifo felice."

Albert Camus

 
 
 

Shoa

Post n°117 pubblicato il 27 Gennaio 2009 da brokenheart74dgl

Quello che non si può e non si deve dimenticare è il male che l'uomo stesso ha creato.


 


 
 
 

Atentica sovranità.

Post n°116 pubblicato il 15 Ottobre 2008 da brokenheart74dgl
 

"I popoli non dovrebbero aver paura dei propri governi, sono i governi che dovrebbero aver paura dei propri popoli."
                                                                            Thomas Jefferson

 
 
 

Ernesto Guevara

Post n°114 pubblicato il 09 Ottobre 2008 da brokenheart74dgl


Rosario, 14 giugno 1928 - La Higuera, 9 Ottobre 1967

 
 
 

Crisi inaspettata? Marx insegna...

Post n°113 pubblicato il 08 Ottobre 2008 da brokenheart74dgl
 



Incredibile non è che il capitalismo stia collassando su se stesso, incredibile è che si colga questo collasso con incredulità, come se esso fosse una sventura inaspettata, come se non si sapesse già che ciò sarebbe avvenuto e riavverrà sempre finquando il capitalismo stesso contiunuerà a sussistere come sistema di potere dominante.
Dicano tutto ciò che vogliono su Marx, ma per carità, non che aveva le idee poco chiare!!!

M.P.

 
 
 

Dionisiaci sguardi 

Post n°112 pubblicato il 07 Ottobre 2008 da brokenheart74dgl
 

Ieri scartavo, fra i mille fogli ammassati,
tutti i pensieri che non ho mai osato.
Quanti amori ho vissuto in silenzio, solo
uno sguardo e rapito ho goduto saziato
di un orgasmo, di un brivido vivido dentro
uno spasimo tiepido e impavido, caldo
come il ghiaccio che brucia nel freddo
di un inverno giunto al suo epilogo, brrr!
Uno sguardo rapito, primavera che sboccia
su un sorriso struggente che stride, corrode.
Un attrito sul cuore focaio, come pietra
su pietra scagliata che violenta, scintilla
dopo scintilla, accende falò senza tempo
fra steli di soffice paglia seccata ed ortica.
Uno sguardo e i suoi seni fra le mie mani,
il suo corpo disteso in un 'onda dionisiaca, violenta
sul mio in una danza nervosa, aggraziata:
desiderio d'essere istinto puro piacere, irruento
momento senza un sarà, nè perchè, nè domande.
Un futuro espanso nell'ora dell'attimo, adesso,
qui nel profondo sorseggiato in ogni sua goccia
d'oppiaceo piacere, coito fine a se stesso. Pura lussuria,
penetrante attrazione sfrenata emozione, amorale
carnalità  priva d'ogni tabù,  proprio come uno sguardo,
d'improvviso rubato, sorpreso a sorprenderti: vero.

M.P.





 
 
 

Impero, Biopolitica e controllo delle coscienze. (T. Negri)

Post n°111 pubblicato il 21 Giugno 2008 da brokenheart74dgl
 

Ritengo molto interessante ed attuale l'analisi svolta da T. Negri, nel suo libro "Impero. Il nuovo ordine della globalizzazione", sull'evoluzione dello sviluppo del modello di produzione capitalistico e, in particolar modo, la focalizzazione sul processo che sta alla base del passaggio dal modello Imperialistico, caratterizzato da un modello di società di tipo disciplinare, a quello Imperiale, nel quale a prevalere è, invece, una società dai medesimi contenuti e fini della precedente (il dominio), ma formalmente diversa, ovvero la società del controllo. Scrive Negri:

"La società disciplinare è quel tipo si società in cui il dominio si costituisce attraverso una fitta rete di dispositivi o apparati che producono e regolano gli usi, i costumi e le pratiche produttive. La messa in funzione di questa società e la produzione dell'obbedienza ai suoi comandi e ai suoi meccanismi di inclusione/esclusione sono compiti che vengono assolti da una serie di istituzioni disciplinari (la prigione, la fabbrica, il manicomio, l'ospedale, la scuola, l'università e così via) che strutturano il terreno sociale e fanno valere delle logiche adeguate alla 'ragione' della disciplina [...] - esso - domina strutturando parametri e limiti del pensiero e
della pratica, sanzionando e prescrivendo i comportamenti normali e/o quelli devianti. [...] La società del controllo (che si sviluppa agli estremi limiti della modernità e inaugura la postmodernità),al contrario, è un
tipo di società in cui i meccanismi di comando divengono sempre più 'democratici', sempre più immanenti al sociale, e vengono distribuiti attraverso i cervelli e i corpi degli individui. I comportamenti che producono integrazione ed esclusione sociale vengono quindi sempre più interiorizzati dai soggetti stessi. In questa società, il potere si esercita con le macchine che colonizzano direttamente i cervelli (nei sistemi della comunicazione, nelle reti informatiche ecc.) e i corpi ( nei sistemi del Welfare, nel monitoraggio delle attività ecc.), verso uno stato sempre più grave di alienazione dal senso della vita e dal desiderio di creatività."

In questo contesto, inoltre, sia dal punto di vista prettamente speculativo che da quello più concreto dell'analisi politica, assai chiarificante è l'esposizione del concetto di biopolitica (già introdotto da Foucault) e quello, conseguente, di biopotere, definito come "una forma di potere che regola il sociale dall'interno, inseguendolo, interpretandolo, assorbendolo e riarticolandolo".
Inoltre, come scrive ancora a tal proposito il fondatore di PotOp:

"Il potere può imporre un comando effettivo sull'intera vita della popolazione solo nel momento in cui diviene una funzione vitale e integrale che ogni individuo comprende in sè e riattiva volontariamente".

Insomma, prosegue Negri e con ciò concludo io:
"La fonte della normativa imperiale è una nuova macchina, una nuova macchina economico-industriale e comunicativa; in altri termini una
macchina globalizzata biopolitica".

M.P.

 
 
 

AMBARABACICCICOCCO'

Post n°109 pubblicato il 15 Aprile 2008 da brokenheart74dgl
 


Siedo nel silenzio mostruoso di una consapevolezza più amara che mai: l'ultimo respiro di una Sinistra già da tempo agoniante è stato emesso; dopo una lunga malattia che dall'interno, come una metastasi invasiva, ha contaminato il suo fondamento degenerando fino alla necrosi organica del suo cuore, la Sinistra è morta. Sembra un brutto sogno, provo a pizzicare la pelle delle mie guance; ci provo una, due, tre volte, finquando la cartilagine del viso non paia nuda carne stropicciata, tanto è arrossata. Niente da fare, non è un brutto sogno: è un incubo reale. No, non posso credere di vivere in un paese, il mio paese, dove al governo siede la Destra, diretta da un uomo che non solo non rappresenta me, ma nemmeno dovrebbe poter rappresentare nessuno, visto il carico penale che gli grava sulle spalle; e il conflitto d'interessi; e il suo apparire prima dell'essere...

Al governo del mio paese, la Destra.
Berlusconi, di nuovo; I fascisti - li si chiami pure AN se si preferisce -, un'altra volta nella storia; la Lega Nord, ancora, residuo di istinti secessionisti che si sperava, in questa umanità sempre in "progresso" alienato verso un regresso umanitario, di aver circoscritto all'era delle signorie e dei principati.
Certo, so che la Sinistra è morta solo in parlamento; che in molte anime, oltre le mura schiaccianti delle aule governative, ancora essa vive nascosta. Però so anche - e questo mi uccide nell'animo - che una grande fetta di popolazione del mio paese, ha votato la Destra, il conservatorismo, Berlusconi e tutto ciò che egli rappresenta, tutto ciò che in me stesso ho sempre cercato di combattere in quanto inganno, ipocrisia, arrivismo. Non posso negarlo: sono colpevole io stesso di questa vittoria e lo sono perchè non ho voluto cedere al ricatto del "voto utile", al doversi sempre accontentare del meno peggio. No, non ho votato il PDL - se qualche dubbio poteva sorgere ancora dopo quanto scritto finora -, ma nemmeno ho votato il PD, perchè non mi rappresentava e non mi rappresenta il suo accomodante "sinistrocentrismo" riformista, che il sistema non vuole superare, ma solo modellare su un modello neocapitalista e neoliberista.
Il mondo, e in questo caso l'Italia come sua parte inclusiva, non si evolve, ma retrocede "a passo di gambero" verso l' "eterno ritorno dell'uguale": forse siamo davvero solo Volontà di potenza, mero istinto di "volere volere" senza fine.
La volontà di potenza preferisce volere il nulla pittosto che non volere - , scriveva Nietzsche e questa verità - detta da un nichilista che relegava ogni verità a interpretazione - pare oggi, appare a me, qui adesso, in questo 15 Aprile 2008 post elezioni, più vera e più autentica che mai. La vittoria dell' ibrido"Übermensch" berlusconiano, infatti, in quanto copia - seppure pessima - dell'oltreuomo nietzschiano, ha ottenuto ciò che voleva, ovvero, non solo il potere, ma anche il volere che il popolo volesse che lui detenesse quel potere. Insomma, lo Zarathustra del capitale, dell'informazione, del falso in bilancio, degli stallieri ha convinto gli italiani all'assurdo: li ha persuasi a credere che un impostore possa fare da giudice imparziale in una causa di tribunale ove il giudice, l'impostore e l'imputato sono la medesima persona.
Lo so, come sempre mi son dilungato troppo, ma il disgusto per questa situazione politica italiana è intrattenibilmente esagerato e mi logora assai.
Ora, dopo questi discorsi seriosi, tra il serio e il faceto, vi lascio riflettere in modo più leggero - non per questo però meno importante - tramite una celebre canzone di Vasco Rossi del 1978 sull' "eterno ritorno dell'identico", sul continuo ripetersi e ripresentarsi di ciò che già fu, soprattutto degli errori e degli scenari nefasti di questa nostra Italia oramai da tempo orfana di una Sinistra.

M.P. (Broken)


 

(V. : ècco ci vuole un pò di batteria adesso però! ...culturalizzata magari, perchè cosi elude)

(B. : và beh! và beh! proviamo! proviamo così?)

(V. : limitatamente-minimamente è! ...vai col pianini "Chiffon!)

E mentre tu continui ad invecchiare
con i giovani di oggi che non riesci più a capire
che se ne fregano persino del tuo impegno sindacale
e cantano "Dio salvi la regina, fascista e borghese"
E mentre tu continui ad invecchiare
tua figlia sta con quell'idiota che non puoi vedere
lei dice che sei prevenuto e che non vuoi capire
e forse avrà ragione lei, chi l'ho potrà mai dire
Ma intanto tu continui ad invecchiare
sempre convinto che gli anni migliori debbano ancora venire
e che le leggi sopra il concordato si possono abrogare
e intanto Marta è andata ad iscrivere la bambina dalle Orsoline

E mentre tu continui ad invecchiare lentamente
il mondo gira sempre più veloce e non si può fermare
sei tu che devi accelerare amico lui non ti può aspettare
e questo purtroppo signori è uno dei piccoli difetti dell'industrializzazione
E intanto tu continui ad invecchiare cordialmente
sì cordialmente
con la pacca sulle spalle del tuo bravo direttore
che la pensa come te sopra i problemi di politica generale
c'è solo un piccolo accento diverso per quello che riguarda
la gravità del problema della disoccupazione: suo figlio ha un
impiego statale e nessuno trova da lavorare
Ma tu continua pure ad invecchiare, convinto, sì convinto
convinto che il partito è l'unica soluzione
ma che rivoluzione e rivoluzione
è ormai banale quella
la lotta oggi va condotta col partito all'interno delle strutture
perché il partito ti può aiutare
perché il partito ti può garantire
perché il partito è una conquista sociale
perché il partito è un'istituzione

ma che rivoluzione e rivoluzione!!!

riforme ci vogliono, riforme
sanitarie, agrarie, tributarie, fiscale, sociale

(ma la RAI TV? perchè adesso cé l'hai Tu! perchè adesso cé l'hai Tu!)

RAI TV!

RAI TV!

Ambarabaciccicoccò tre civette sul comò
che facevano l'amore con la gatta del dottore tre partiti sul comò
che facevano l'amore con l'abc del professore ...Ambarabaciccicoccò

tre civette sul comò, ma che rivoluzione e rivoluzione!!!

ma che rivoluzione e rivoluzione!!!

coro: SCEMO...SCEMO..SCEMO...
 

 
 
 

Leggere e diffondere ... 

Post n°108 pubblicato il 20 Ottobre 2007 da brokenheart74dgl
 

"La cultura è una merce paradossale. E' soggetta così integralmente alla legge dello scambio da non essere nemmeno scambiata (comprata e venduta); si risolve così ciecamente e ottusamente nell'uso che nessuno sa più che cosa farsene. Perciò si fonde con la pubblicità (...). Oggi che il mercato libero si avvia al suo tramonto, si trincea e si arrocca - in essa - il potere del sistema. Solo chi è in grado di pagare correntemente le tariffe esorbitanti che sono imposte dalle agenzie pubblicitarie (...), chi fa già parte del sistema o viene cooptato a farne parte sulla base delle decisioni del capitale bancario e industriale, può accedere allo pseudomercato per esitarvi la sua merce. Le spese di pubblicità (...) risparmiano la fatica di dover schiacciare, di volta in volta, la concorrenza di outsider sgraditi; garantiscono che i padroni (...) restino fra loro, entre soi, nella loro cerchia privilegiata (...) "
( M. Horkheimer, T. W. Adorno; Dialettica dell'illuminismo)


Questo scrivevano già nel 1944 i due francofortesi nei loro scritti sull' "Industria culturale". Oggi ci ritroviamo in Italia di fronte a un tentativo di porre dei vincoli all' informazione, e al diritto di poter esprimere la propria creatività - nel rispetto della legge - senza censure, sottoponendo le medesime a restrizioni che ne minano la libertà d'espressione.

Broken (M.P.)

dunque ...

leggete con cura e diffondete questo post tratto da "Il vaso di Pandora"...



Gli antefatti sono questi: il 12 Ottobre il governo ha approvato e mandato all'esame del Parlamento il testo destinato a cambiare le regole del mondo editoriale, per i giornali e anche per Internet. Si tratta di un disegno di legge complesso: 20 pagine, 35 articoli.

In particolare la blogosfera è terrorizzata dall'Articolo 6 del disegno di legge, nel quale c'è scritto che deve iscriversi al ROC (Registro Unico per gli Operatori della Comunicazione), chiunque compia

"attività editoriale". L'Autorità non pretende soldi per l'iscrizione,

ma alcuni tra i certificati necessari richiedono il pagamento del

bollo. Attività editoriale - continua il disegno di legge - significa

inventare e distribuire un "prodotto editoriale" anche senza

guadagnarci. Si evince che prodotto editoriale è tutto: è

l'informazione, ma è anche qualcosa che "forma" o "intrattiene" il

destinatario (articolo 2). I mezzi di diffusione di questo prodotto

sono sullo stesso piano, Web incluso.


A dare l'allarme, attraverso le pagine del suo blog il solito Beppe Grillo, seguito a ruota da tutta la blogosfera.





Il blog Cattivamaestra lancia un banner ed una campagna di sensibilizzazione per bloccare il cammino del Ddl Levi. E' possibile anche firmare una petizione di protesta.

 
 
 

Dormo o son desto?

Post n°107 pubblicato il 17 Ottobre 2007 da brokenheart74dgl
 


E' solo un corpo, il tuo, quell'ammasso di organiche membra e fiumi di sangue impetuosamente circolanti fra canali e tunnel cartilaginosi. Solo un peso schiacciato dall'attraente gravità terrestre che lo pigia nel letto, al mattino, avvolto da coperte tiepide, infuocate da una notte inquieta, tormentata, in bilico fra l'insonnia irrequieta e il sonno profondo mai raggiunto. Uno squillo, sempre il medesimo, di un insieme di ingranaggi analogici e di lancette nere su uno sfondo giallognolo, quando solo illuminato dalla flebile luce dello "snooze", così appare la sveglia agli occhi ancora stropicciati. Un diabolico ripetersi d'urla che annuncia che l'ora è giunta per una nuova giornata. Sono le 5 e questa settimana il mattino è il turno che ti spetta al lavoro. Chissà come mai, proprio quando si sa di doversi alzare, il sonno appare più desiderabile e si fanno promesse a se stessi di dedicare il pomeriggio, tornato dalla fatica del lavoro, a dormire - propositi quasi mai mantenuti. Come pesa questo corpo e come brucia d'un brivido freddo l'aria che sfiora la pelle scoperta, spellata dal guscio che nel buio notturno lo rivestì d'un dolce torpore. Ancora un minuto, un altro secondo, e non vorresti mai alzarti e rimandi, assaporandolo, ogni attimo in più passato in quell'alcova che consapevolmente sai di dovere lasciare, fra un momento, adesso... Solo un istante, non chiedi di più che un altro misero istante che ingordo assapori, ti godi come fosse l'ultimo sonno della tua vita, ma che sai già passerà tanto in fretta nel lampo di quello stesso pensiero che stai pensando. Tiri su le coperte, quasi le abbracci avvolgendole di te - proprio quando poco prima eran loro ad avvolgerti. Poi ti fai forza, la ragione ti chiama con il suo imperativo categorico: "E' ora, devi alzarti o giungerai al lavoro in ritardo". La coscienza pian piano riemerge dall'oblio che nel sogno la sublimò, seppur mai sopprimendone completamente la censura, ma solo sopendola un poco, quanto basta perchè i tuoi desideri repressi possano manifestarsi in immagini, flash impastati d'arcano che quando riesci a ricordare, appaiono assurdamente caotiche, spesso frammentarie e iperboliche, avvolte esse stesse in un ombrato nero-grigio sfocato e oscuro pellicolare di fotogrammi: i tuoi sogni.
Di colpo prendi coraggio e ti spogli del piumone che così soffice sulla tua pelle contrasta col velo d'aria fresca che d'improvviso investe l'epidermide e che ti fa tremolare in in vibranti scosse di "bhrrrr". Quando i piedi toccano il gelido marmo del pavimento, quella terra granitica, sei già in piedi, poi vestito, lavato e al lavoro. Senza sosta tra le mani sfogli un libro; poi la sera due parole sul tuo diario e un pensiero digitato sulla tastiera di un pc, nel tuo blog. Nemmeno t'accorgi che di già hai adagiati di nuovo i tuoi piedi sul marmo che solo un attimo prima sembrava tu avessi lasciato e ripiombi in quel soffice guscio, ovattato d'oniricità, a dormire.
Poi apri gli occhi, sono le 7 e destandoti, questa volta davvero, t'accorgi che ti sei addormentato o chissà, forse stai ancora dormendo e neppure lo sai.

M.P.

 
 
 

Risacca

Post n°106 pubblicato il 10 Ottobre 2007 da brokenheart74dgl
 


Quando è tramonto le maree si ritirano.
Nella baia non resta che nuda
risacca, fatta di umido fango,
lisci sassai e sabbia melmosa.
L'aria asciuga informi distese
pocoprima sommerse.
Tocca il cielo la terra
dove l'acqua fu riflesso d'azzurro
e di nuvole bianco cotone,
ed il sole denuda assorbendo assetato
la vita che stagnava là sotto
fra dune ondulate, minuscole pozze.
Ora è chiara, senza veli
la distesa di sale rappreso
in cristalli di luce deflessi
da un levigo scoglio emerso isolato
fra conchiglie e cocci di gusci.
D'ombre ambrato un prato marino
strappa stremato in apnea il suo ultimo
respiro sottratto, rubato alle flebili onde
- dondolìo di delicate carezze -
prima che il vento, o gravità
della luna, lo riinnondi di nuovo
d'una dolce salata marea.

M.P.


 
 
 

Una comoda divinità:(Come Noi, soltanto un uomo.)

Post n°104 pubblicato il 08 Ottobre 2007 da brokenheart74dgl
 



Era “solo” un uomo

umilmente straordinar
io
forse, della storia
il primo vero eroe
rivoluzionario.


Era “semplicemente”
uno di Noi, come Noi
null’altro che carne

mortale nel mondo

gettata ad esistere.

Come Noi, era figlio

di una donna madre
che con lui partorì
assieme ad un uomo

una speranza terrena.
Come Noi – ma molto,
molto di più – amava
l’esistenza soffrendo
per ogni suo fratello
povero ed emarginato.
Era un idealista, certo
un sognatore d’utopie,
un medico dell’anima,
un comunista precoce:
chissà se leggeva Marx !?
Era pienamente umano,
un nato povero, morto
per difendere una fede
eretica – contro il potere –
di nome Libertà.
D’Amor andava in giro
armato e in un giardino
dubitò, ebbe paura di morire,
tremò – perché era un uomo –
prima d’esser giustiziato.
Qualcuno lo tradì, un Giuda

del Partito e gli altri tutti,

tranne uno che gli restò fedele,
si diradarono, lasciando solo
quel “barbudos” rivoluzionario
che aveva osato dire troppo.
“Trafiggimi pure, bastardo,

ucciderai soltanto un uomo”,
chissà se lo pensò anche lui.
Divino non è il suo coraggio
d’uomo: inumana, semmai,
è la nostra rassegnazione
suggellata da una conveniente,
comoda, per Noi, sua divinità: “ …

era facile per Lui, figlio di Dio,
ma per me, semplice uomo …”
Soltanto un uomo, come Noi,

perì per liberare l’uomo;
Soltanto un uomo, come Noi
sacrificò se stesso
per un ideale di giustizia
d’uguaglianza e libertà;
Soltanto un uomo, come Noi
cercò di cambiare
il sistema dominante;

Un grande, finito uomo
era l’uomo Gesù Cristo,
ma, come Noi, pur sempre
“soltanto un uomo”. Ed ora,


per non tentare di cambiare

questo mondo di ingiustizie,

che altra scusa abbiamo?



M.P.

 
 
 

Immatutri amori

Post n°103 pubblicato il 07 Ottobre 2007 da brokenheart74dgl
 



Abbaiano latrendo accese

stelle a tratti alterni qui,

in questo mar d’amianto

mossa marea marmorea.

Malinconico meraviglioso

dentro di me ti porto

disincantato mondo mio

maestoso monumento.

Immobile t’ammiro

nell’ammutolito attimo

attonito e in te immerso

m’immagino d’illudermi,

ancora, in cuore amori

amari e nuovi semino

che mai però maturano:

già morenti nati amori .


M.P
.

 
 
 

La scommessa

Post n°102 pubblicato il 04 Ottobre 2007 da brokenheart74dgl
 

Un ringraziamento ...
a tutti coloro che in questa mia assenza dal mondo virtuale del web, hanno continuato a scrivermi, anonimi e non, facendomi sentire la loro presenza. Mi scuso per le mancate risposte, ma questi quasi cinque mesi di silenzio non sono stati solo pubblici, ma anche privati,  interiori. Chi già frequentava il mio blog - ma spero anche chi è capitato in esso per caso - conosce, attraverso i miei scritti, quell'antinomia che contraddistingue il mio essere; quella contraddizione che è parte costitutiva di me, da me inscindibile; quel conflitto che, nella sua apparente ambivalenza, nella sua concreta dicotomica ossimericità, da luogo ad una unità, a quella totalità che è il mio esistere, il mio esserci nel mondo: me stesso. Un me stesso in cui convivono, al medesimo tempo - ed ecco la contraddizione a cui accennavo - coraggio e paura, forza e fragilità, certezza e dubbio. Questo sono io: un silenzio che parla tacendo; una forza d'animo immensa che si lascia travolgere da una fragilità altrettanto sconfinata; una determinatezza che si frammenta di fronte ad un'emotività iperbolicamente indeterminata e contingente; un'illusione che si crede con tutta se stessa reale finquando non si scontra con il reale stesso, illudendosi poi, e ancora, che quest'ultimo sia quello vero, per scoprire poi in esso null'altro che un'ulteriore illusione. Questo sono io, o almeno questo io credo di essere. Credo, certo, non "so". Se conoscessi me stesso in ogni più intima parte e in modo totale; se ogni parte di me stesso mi venisse "magicamente" svelata; se io avessi un'immagine completamente esaustiva, senza più lati oscuri del mio essere, sarei una "cosa" che, essendo totalmente "in sè", piena di sè, giacerebbe cristallizzata nella sua pienezza marmorea. Una cosa che, privata di quel vuoto, di quell’assenza sempre presente, di quell'arcano mai totalmente svelabile, di quel nulla che attende d'essere riempito, non sarebbe spinta dall'esigenza di colmarsi per poi svuotarsi nuovamente, non genererebbe la curiosità della continua ricerca, perchè mancante della possibilità stessa di progettarsi in sempre nuove scoperte e quindi d'esistere. Come si può riempire uno spazio già saturo di sè?

Certo è il fatto che proprio in questo nulla costitutivo della mia - come di ogni - coscienza, in questo vuoto d'essere che mira sempre a colmnarsi, senza però mai riuscirci - il che significherebbe cessare d'esistere - una continua lotta imperversa: è la lotta senza fine, - infinita, perchè in quanto contraddittoria, irrisolubile - fra la ragione e la passione, fra la razionalità e l'emotività.
Ed ecco dunque, la causa di questa mia assenza: l'arruolamento negli eserciti che in me continuamente combattono per la supremazia, per il potere. Eserciti, perchè di entrambi io sono contemporaneamente un gendarme: arruolato fra le fila di quello che sembra più in difficoltà: ora fra le fila dell'esercito della ragione, quando questo si trovi sul punto di essere annientato da quello dell'emotività; ora fra quelle dell'esercito dell'emotività, quando è quest'ultimo ad essere in pericolo di venir sopraffatto dal primo.
Stremato da questo conflitto – la cui breve e sporadica tregua è vanificata dalla complessità delle esperienze del vissuto – di tanto in tanto mi ritiro dal mondo, sperando di sottrarre i due eserciti, e quindi me stesso, dalle scintille che da esso provengono. Scintille che spesso non sono che semplici petardi inoffensivi, ma che, alle falangi in pace precaria dentro di me, appaiono come ordigni provocatori, attentati, capaci di riaccendere di nuovo lo scontro apparentemente terminato ma, in realtà, solo momentaneamente sospeso.
Aihimè, so però, che in questo mio tentativo di evitare una guerra intestina fuggendo dal mondo; che in questo sottrarre il mio essere a possibili faide ulteriori, onde evitare il dolore che di ogni guerra è conseguenza inevitabile, altro non ottengo che un’esito inverso -  e un dolore, una sofferenza -  assai peggiore di quello che mi ero preposto: quello stesso dolore, la medesima inquietudine che logora il fuggiasco il quale, impegnato con tutto se stesso a sfuggire ai suoi persecutori, non si accorge che il nemico dal quale egli fugge, altro non è che se stesso e che proprio questo evitare la sua cattura, questo fuggire continuo dalla sua possibile prigionia è l’unico vero ostacolo, il solo vero attentato alla Libertà più autentica ed originaria che all’uomo è concesso d’avere: quella di mettersi in gioco, di rischiare esponendosi nell’esistenza. Esporsi è rischiare: rischiare di patire, ma anche di esser felici. Rischiare è scegliere di essere liberi, certo liberi di poter soffrire, ma anche liberi di poter gioire. Essere liberi è aprirsi alla possibilità di lasciar venire incontro così come il tedio e il dolore, anche la serenità e il gaudio.
Esporsi, dunque, è rischiare scegliendo di essere liberi per la possibilità di incorrere, esistendo fra le innumerevoli possibili sofferenze, in una - seppur remota, improbabile, infinitesimale -  possibilità di essere, se non felici, perlomeno sereni. Una possibilità di non-sofferenza, per quanto minima, ridotta, piccola, limitata, dubbia è pur sempre una possibilità per la quale vale la pena mettersi in gioco. Meglio il rischio, la possibilità di poter soffrire, ma anche di poter esser felici aprendosi al mondo o, ritirandosi da questo,  nell’illusione di non soffrire ulteriolmente, condannarsi ad una sofferenza certa che ha esiliato ogni possibilità di una possibile felicità?
Parafrasando la celebre scommessa pascaliana: nel secondo caso, non rischiando la nostra certezza (di soffrire), perdiamo tutto (la possibile felicità) e non guadagnamo nulla (restiamo nella nostra sofferenza); nel primo caso invece, rischiando sulla possibilità (di poter soffrire, ma anche di poter essere felici), possiamo guadagnare tutto (essere felici), ma non perdiamo niente (al massimo ci teniamo quella sofferenza che già avevamo).
D'altronde in qualunque caso, scegliere dobbiamo, non possiamo esimerci dal farlo proprio perchè esistiamo e qualunque scelta faremo - anche il non scegliere - sarà una nostra scelta.

 
“Sí, ma scommettere bisogna: non è una cosa che dipenda dal vostro volere, ci siete impegnato. Che cosa sceglierete, dunque? Poiché scegliere bisogna, esaminiamo quel che v'interessa meno. Avete due cose da perdere, il vero e il bene, e due cose da impegnare nel giuoco: la vostra ragione e la vostra volontà, la vostra conoscenza e la vostra beatitudine; e la vostra natura ha da fuggire due cose: l'errore e l'infelicità. La vostra ragione non patisce maggior offesa da una scelta piuttosto che dall'altra, dacché bisogna necessariamente scegliere. Ecco un punto liquidato. Ma la vostra beatitudine? Pesiamo il guadagno e la perdita, nel caso che scommettiate in favore dell'esistenza (...). Valutiamo questi due casi: se vincete, guadagnate tutto; se perdete, non perdete nulla. Scommettete, dunque (…)”

 (B. Pascal, Pensieri)

M.
P.

 
 
 

Incubo reale

Post n°101 pubblicato il 08 Maggio 2007 da brokenheart74dgl
 

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E se tutto fosse sogno, onirico costrutto di una mente addormentata, viva ma sopita nell'illogico forgiare solo immagini, rappresentazioni di rappresentazioni altre, senza fondo alcuno di realtà? Se il reale fosse il sogno ed il sogno la realtà? Dovrei essere al tempo stesso desto e addormentato per discernere, comparare i due momenti, ma non posso e come faccio allora? E se tutto fosse "incubo reale" ? Ora affermo: "Sono qui, sto pensando, dunque esisto!" ... o questo scritto stesso è solo un sogno ed il reale è quando dormo? Se mi pungono mentre dormo, dal'esterno, io mi sveglio, ma se lo faccio, con uno spillo, mentre son sveglio, allora, m'addormento? Certo no. Il dolore, ecco quello è il filo che attesta la realtà. Ma se mi pungo dentro un sogno che succede? Soffro, sento uguale quel dolore, ma sto dormendo e continuo nell'onirico a soffrire: mica sò che sto sognando, ma a volte si! Forse ora son nel letto che m'immagino di scrivere qui su uno schermo che ... forse ora son nel letto che m'immagino di scrivere qui su uno schermo che ... forse ora ...

M.P.

 
 
 
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