Prendo spunto da quelle simpatiche gomme da masticare degli anni 80 per fare una riflessione tanto semplice, quanto banale (ma sapete che non so fare di meglio) su cosa è l'amore.
In realtà il suggerimento vero parte dal ricordo di alcune conversazioni tenute con una conoscente che avevo, una certa Annarosa, su amore e fedeltà.
Ella, ragazza estremamente intelligente e acculturata (ma altrettanto egocentrica e superba e capirete la precisazione) riteneva di amare molto il suo fidanzato e che probabilmente sarebbe stato l'uomo della sua vita.
C'è un però. Ella sosteneva anche che a lei questo non bastava perchè, essendo persona eccezionale, voleva di più del suo lui che, ancorchè ragazzo eccezionale e dotatissimo, non era alla sua altezza.
E così accettava di farsi corteggiare e quindi concedersi da uomini che, di volta in volta, sembravano riempire quelle caselline vuote che il ragazzo ufficiale non era in grado di coprire.
Alle mie obiezioni in merito a come si potesse dichiarare estremamente innamorata del suo ragazzo e poi tradirlo sistematicamente, anche se in nome di questi bisogni incolmati, ella soleva ribattere che io non capivo, che ero ingabbiato in schemi predeterminati e vigliacchi e che il mio impegno a non tradire la mia donna era soltanto codardia.
Per la cronaca, non sento più questa persona, ma mi torna in mente ogni volta che si parla di tradimenti e di fedeltà.
Lungi da me fare morale, visto che dubito spesso della mia capacità di amare in maniera totale una persona.
Però da ciò ho tratto una riflessione in merito all'amare una persona, soprattutto se ritenuta quella della vita.
Vedo lo stare per sempre con una persona come un difficile viaggio di due caravelle (lui e lei), che procedono affiancate, verso una metà sconosciuta, lungo una rotta non precisa, ma che possiamo, in partenza, solo immaginare.
Vorremmo conoscere con precisione la meta e la rotta, evitando ogni imprevisto.
Ma ciò non è possibile e il viaggio è molto difficile ancora prima di partire.
Fermo restando che valga la pena intraprenderlo solo se si ha, almeno in partenza, il più chiare possibili meta e rotta, mi soffermerò sugli imprevisti.
Immaginiamo che i tradimenti siano come isole incontrate lungo il viaggio che però richiedano delle deviazioni dalla rotta originaria e delle soste (più o meno prolungate a seconda dell'entità del tradimento - scappatella o relazione parallela).
Vien da sè che ogni deviazione o visita alle isole fa sì che una caravella ritardi rispetto all'altra e che questo ritardo aumenti in proporzione al numero di deviazioni o soste.
Ciò comporterà che una caravella continui a procedere, mentre l'altra accumulerà ritardi complicando il viaggio o rendendo impossibile il raggiungimento della meta.
Dettò ciò, quanto è lecito deviare dalla rotta?
Ribadendo che non sono il migliore esempio di colui che esprime l'amore totale, incondizionato ed inossidabile, credo che sia lecito deviare dalla rotta maestra, non sistematicamente, magari avvicinandoci alle isole, ma senza attraccare mai.
Nell'arco di una vita ci sono forze dentro e fuori di noi, così forti da rendere impossibile mantenere salda la barra del timone sempre e comunque.
Fortunato è chi non deve deviare mai, ma anche è bravo colui che cerca di riportarsi lungo la rotta maestra il più presto possibile (se, ovviamente, continua a volerlo).
Cedere a sostare sulle isole?
Tendenzialmente non sono d'accordo: si accumula sempre un certo tipo di ritardo rispetto alla nave compagna.
Ma se io mi fermo sulle isole tanto quanto lo fa la nave compagna, nessuno sarà mai in ritardo rispetto all'altro. Vero, ma la meta si farà così lontana che il viaggio è come se non fosse mai iniziato.
Inviato da: semprepazza
il 06/02/2009 alle 21:34
Inviato da: addictedtochaos
il 25/01/2009 alle 17:13
Inviato da: alanis750
il 31/10/2008 alle 21:11
Inviato da: semprepazza
il 29/10/2008 alle 19:07
Inviato da: alanis750
il 09/10/2008 alle 11:22