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Piani esistenziali

Post n°247 pubblicato il 13 Agosto 2017 da sblog

Anche in una pigra domenica come questa, dove il massimo di attività che mi concedo è quella del ciondolare da una stanza all'altra della mia casa cercando di creare, con strategiche aperture di infissi, piacevoli e persistenti correnti d'aria senza che le porte sbattano, mi accorgo di quanti siano i diversi piani su cui si svolge l'esistenza umana.

Piani che si intercettano per forza, fosse anche solo alla fine, lungo una retta che ha una sua direzione (al limite anche impropria), ma che a loro volta consentono azioni dalle mille e più direzioni, non sempre definite a priori.

Mi accorgo peraltro che assecondando il noto principio universale dello spendere il meno possibile delle energie disponibili, quello che crea le anse di un fiume nel suo tratto pianeggiante o che oggi mi spinge a cercare di non sudare, il piano mi spinge verso il basso e mai verso l'alto. Come se il verso più comodo, e direi anche il più naturale, di una ipotetica direzione di attività contenuta nel piano, che pure mi potrebbe consentire di guadagnare quota, è sempre quello a perdere quota rispetto ad un riferimento che si percepisce sempre come esistente.

La situazione è decisamente complessa ed analizzare dove si va a finire assecondando ciò che mi viene più facile fare/pensare non risulta possibile. Resta solo la consapevolezza che c'è sempre un lavoro (nel senso fisico di forza per spostamento) da svolgere se si vuole essere almeno minimamente artefici del proprio destino.

 
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