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Un blog creato da sara_1971 il 13/07/2007

S_CAROGNE

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Sara

 

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Vecchio Paz

Esistono persone al mondo, poche per fortuna, che credono di poter barattare una intera Via Crucis con una semplice stretta di mano, o una visita ad un museo, e che si approfittano della vostra confusione per passare un colpo di spugna su un milione di frasi, e miliardi di parole d'amore...

 

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Post n°466 pubblicato il 11 Febbraio 2009 da sara_1971

Assioma:

Ci sono infiniti modi per dimostrare a se stessi di avere il quoziente intellettivo di un sacco di calcina, tutti diversi tra l’altro. E visto che le sfighe arrivano anche per caso, andare a cercarsele non è esattamente indice di astuzia e sagacia.

Postulato:

Subito dopo il contratto a progetto, la nuova frontiera della schiavitù lavorativa è il lavoro (a nero) a cottimo. Vi avevo detto che il ristorante presso cui lavoro ormai da 15 anni aveva deciso di chiudere? La bella notizia è che il proprietario si è fatto un serio esame di coscienza (siamo sinceri, non so fare null’altro, a parte spaccare i maroni alle mie cameriere) e ha deciso di trasferire l’attività in un trullo poco distante. La pessima notizia invece è che è apparso subito lampante che il trullo di cui sopra fosse abbandonato da anni e, contestualmente, è apparso altrettanto lampante che il braccio destro del proprietario stavolta non l’avrebbe seguito in questa nuova, fallimentare avventura.  Si è perciò reso necessario assoldare un “operaio di fiducia” (sostantivo neutro che non rende bene l’idea della categoria professionale cercata e andrebbe sostituito con poveraccio affamato di soldi disposto a tutto). La descrizione, se declinata al femminile, corrisponde in toto, tu guarda un po’, a quella di uno dei migliori esponenti dell’annata ‘71.

Dimostrazione:  

Sara, a causa di una pruriginosa contingenza legale contratta nel 2006, e dopo accurata analisi introspettiva del proprio saldo conto, prende una decisione drastica, benché inevitabile: si offre di sostituire il socio del malfattor… scusate, un lapsus, del proprietario. Il compenso pattuito evoca immediatamente un'immagine di opulenza, benessere, lingotti d'oro e la Vostra stolta preferita non si sofferma neanche un attimo a pensare perché finora il malfattor… il proprietario non abbia trovato un’anima disposta al sacrificio. Guarda che è un lavoro da uomo, non venirmi a dire che non ce la fai perché poi (*omissis)… - è il pesante avvertimento di stampo mafioso dello stesso, ma Sara, docile come un agnello da latte, rispolvera il suo lato pseudo femminista e decide di ignorare la velata minaccia. I due quindi si recano di buon’ora (ore 4.00 a.m.) all’appuntamento con il destino.

La nuova sede appare subito agli occhi degli sbigottiti avventori come la spiaggia della Locride dopo la battaglia delle Termopili. Ma questa è solo brezza di sfiga, un anticipo di quel che si sarebbe toccato con mano nei passi successivi. Basta infatti aprire il portone perché il devasto ti venga incontro a braccia aperte. Che meraviglia il fascino solido del trullo abbandonato da anni alle premurose cure di topi, mobili accatastati e giacigli di fortuna per homeless. Nel caso di persone che conducano vite normali sarebbero necessarie almeno 3 birre per ottenere lo stesso risultato allucinogeno. Il tour prosegue nei bagni dove il solito braccetto di scimmia ormai mummificato sul fondo del water ci fa ciao ciao con la manina. In sottofondo la risata mefistofelica del trullo nei confronti degli incoscienti che hanno osato sfidare la sua quiete millenaria. A questo punto nei cartoni animati il gatto resta immobile col il sorriso stampato, si riempie di crepe e finisce a terra in mille pezzi. Sara invece, dopo la pulizia delle prime due stanze, al pari di un eroinomane dopo la prima settimana a San Patrignano, supplica affinché le vengano somministarti 500mg di Naprossene Sodico ma non viene accontentata. Al posto dell’Aulin il malfatt… il proprietario decide di elargire ai lavoranti (un extracomunitario raccattato presso la Caritas, un muratore in pensione e Sara) cibarie energeticamente ben dotate: crespelle con l'acciuga fritte nella sugna, ‘nduja, salsiccia, scamorza e castagne, in due parole qualsiasi sostanza infiammi il palato e l’esofago e ti faccia implorare all’istante una lavanda (non il fiore, beninteso). Per l’acqua i primi giorni non c’e’ nulla da fare. Si va avanti con taniche da 30 litri ma intanto la Vostra ha già furbescamente macchinato la scusa grazie alla quale giustificherà la propria forzata assenza. Nella messa in atto del suo scaltro piano di sopravvivenza viene però intercettata da un garbata esclamazione dal retrogusto neoclassico del malf… del proprietario che, nel frattempo, si premura di dare la terza mandata alla porta del trullo passandoci sopra due giri di catena:

“M’ par quedd che apprim caecò dinnanz a cas’ e po’ s’l volv ripigghià indret”*

(riportando questa fine locuzione verbale mi sembra di aver esaurientemente descritto il personaggio una volta per tutte). A questo punto il ciclone di sfiga si è a già abbattuto sulla Vostra che inizia ad avere preoccupanti visioni mistiche, mentre in lontananza le sembra di udire lo scalpitare degli zoccoli del cavallo di San Bartolomeo. Andrà avanti così per altre tre settimane, temo.

Questa mia ultima, colossale alzata d'ingegno mi sta costando un mese ininterrotto di lavori forzati all’alba e al tramonto. Adesso sono a casa, scimmiata dalla fatica, ed evoco disperata la protezione del santo patrono degli schiavi.

Penso proprio che il 2006, Dio mi perdoni, mi abbia fatto un gran favore a levarsi dai coglioni.

 

*Dotta metafora barese: Mi sembri proprio quella famosa Signora che prima lasciò il prodotto del suo intestino sullo zerbino della casa del vicino e poi avanzò la pretesa di riaverlo indietro.

 
 
 
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