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Un blog creato da sara_1971 il 13/07/2007

S_CAROGNE

Avvertenze: questo è un blog, bipolare come i più comuni disturbi dell'umore

 
 

Sara

 

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Vecchio Paz

Esistono persone al mondo, poche per fortuna, che credono di poter barattare una intera Via Crucis con una semplice stretta di mano, o una visita ad un museo, e che si approfittano della vostra confusione per passare un colpo di spugna su un milione di frasi, e miliardi di parole d'amore...

 

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Mestolo d'oro (2)

Post n°517 pubblicato il 26 Maggio 2009 da sara_1971

Cari idiopatici lurker, nonostante casa_1971 non somigli certo alla brochure di presentazione di Cambridge, è pur sempre un posto per sentirsi a casa. Nel senso che quando so che non ci sono Geghe e Jay ad aspettarmi mi piglia una contentezza, ma una contentezza, che davvero non vedo l'ora di tornarci. Ma comunque.

Dato per scontato che la legge di Murphy è spesso incinta di assiomi empirici qualche giorno fa mi ha accompagnato all’ovile una collega con l’intenzione di fermarsi per cena. Collega che fino ad allora ignorava beatamente l’esistenza dei due reprobi, dei cani, del blog e di tante altre cose tra cui l’impossibilità per Sara di rapportarsi serenamente con la cucina. Ah, dimenticavo: ignorava anche la vetusta abitudine della stessa di avere il frigo perennemente vuoto (cosa che invece adesso è probabile sappia meglio di tante altre cose). Ma vabbè, non importa - ha pensato Sara -  per una sera che quei due maledetti non ci sono ci arrangiamo.

Sara gira allegramente la chiave nella toppa, pronta ad allontanare i cagnetti dall’uscio (Sara infila un bastone attraverso la porta socchiusa sperando che la mira ancora una volta la accompagni), poggia un piedino nell’ingresso (tira una stampata al gatto, mancandolo purtroppo), dà un’occhiata in giro, richiude l’uscio, ritorna sul pianerottolo, guarda la targhetta sbilenca affissa sul muro. Sì, è casa mia – pensa affranta. Guarda la collega che aspetta di entrare: così garbata, così innocente, così pura...

“Senti mi dai un attimo? C’è una sorpresa, sai, abbiamo ospiti (seminudi, sarebbe giusto aggiungere per dovere di cronaca) e gli dico di prepararsi”. Come vedete il ragionamento non fa una grinza. Una rientra a casa e trova gli ospiti nell’ingresso e va dentro a chiedere loro di rendersi presentabili. E certo, altrimenti che ospiti sarebbero. Sorriso interrogativo della collega. Imprecazioni sommesse al di là della porta. Mentre Geghe va a rivestirsi (il giuovane godrebbe di popolarità fra le etnie che trascurano l’igiene personale, ma voi a differenza sua - della collega intendo - questo magari già lo sapete) Jay fa gli onori di casa: “certo potevi dircelo che avresti portato gente”. In effetti il galateo dei parassiti prevede che sia la padrona di casa ad avvertire gli ospiti del disturbo arrecato. Ma va’, che stupida.

Quindi il quartetto di sposta in cucina, luogo in cui un pungente aroma nervino attira l’attenzione della collega. Ma prima che l panico si impossessi degli astanti Jay si dimostra pronto a tranquillizzare un po’ tutti annusando l’aria per capire se ci sia effettivamente qualche perdita di gas (Vorrei sottolineare che parliamo quindi di un metodo di elevato valore scientifico).

Sara, dopo essersi tatuata sul braccio ustioni a forma di spargi fiamma (che fra l’altro fanno molto Masai) cerca di arrabattare una pasta al pesto con pomodorini e parmigiano. Non fate quella faccia: è l’unico condimento che finora non abbia mai prodotto vittime in questa casa e che tra l’altro è motivo di orgoglio naturista: te ne vai alle fiere del consumo critico per adottare uno stile di vita consapevole, compri la verdura biologica quando hai accessi di salutismo (accessi che guarda caso finiscono appena fanno a pugni col tuo desiderio di vestiti decentemente e un sacco di altre cose), insomma ci provi, e alla fine riesci persino a produrre qualcosa che ricordi vagamente una pietanza. Ecocompatibile per di più. (Applausi).

A tavola si dà quindi il via a tematiche che potrebbero animare per mesi le conversazioni pomeridiane con uno psicanalista.

 

Atto I

Geghe: Ma secondo voi perché moltiplicava i pani e i pesci?

Jay: Era un esempio, una cosa detta così per farti capire altro.

Geghe: Cioè?

Jay: E cioè chi ha tutto e chi non ha niente e poi arriva qualcuno a rimettere ordine.

Geghe: Ma sempre troppo resta.

Jay: Ma che due palle, mangia piuttosto. Ma che è oggi? Ti sei dimenticato di prendere le pillole?

Sara (forzatamente spiritosella): Deve essere un retaggio della sua unica lezione di catechismo.

La Collega annuisce, sorride e tace meditabonda.

 

Atto II

Geghe: Quando si vota?

Jay: Non lo so, io non vado

Sara (suffragetta) : Scusa, come non vai?

Jay: No, non vado, moh non rompere.

Sara (sindacalista): E certo, figuriamoci, l’uomo dei non-doveri e dei non-diritti

Jay: Ohhh, ma che due palle oggi, ma che c’avete?

Geghe: Quindi quando si vota?

Sara (stizzita): E certo, bello vivere senza responsabilità. E poi ti meravigli dei copponi eh…

Jay: Ha parlato la manager in carriera.

Geghe: Scusate, ma quando si vota?

Sara, Jay (all’unisono, urlando): Ma ti stai zitto, hai preso le pillole?

Jay: ‘sto disgraziato deve aver fatto come l’altra volta che ha preso tutte insieme quelle di tre giorni.

La collega, attonita, posa la forchetta sul tavolo.

 

(Ma il meglio naturalmente doveva ancora arrivare. Ed infatti).

 

Atto III -  Epilogo di una amicizia

Jay (vagamente interessato): Ma quella che ti piaceva, come si chiama, quella che proprio schifo non fa, che fine ha fatto?

Geghe: Chi? Tessa?

Jay (molto interessato, evidentemente la tipa piace anche a lui): Sì, quella con le tette grosse.

Geghe: Forse la vedo tra qualche giorno.

Jay (inturgidito): E come va? Eh? Come va?

Geghe: Insomma.

Jay (avido di particolari): Ma ci sta o no?

Geghe: Non l’ho capito ancora.

Jay (spazientito): Come ancora non l’hai capito? Se ci provi che fa?

Geghe: Non lo so.

Jay (irritatissimo): E statt… ammin la maen alla pelos e viid*

Ecco.

Quando la Giustizia arriverà la aspetterò a braccia conserte, deponendo la vanità come Ezra Pound.  E’ una frase memorabile che lascio qui per la me stessa del futuro, perché a questo punto temo di aver ucciso anch’io un cormorano senza accorgermene.

 

 

*No, perdonatemi, questa proprio non ce la faccio a tradurla, davvero. Però il primo che indovina vince una cena a Bari. A carico del vincitore eh.

 
 
 
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