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Un blog creato da sara_1971 il 13/07/2007

S_CAROGNE

Avvertenze: questo è un blog, bipolare come i più comuni disturbi dell'umore

 
 

Sara

 

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Vecchio Paz

Esistono persone al mondo, poche per fortuna, che credono di poter barattare una intera Via Crucis con una semplice stretta di mano, o una visita ad un museo, e che si approfittano della vostra confusione per passare un colpo di spugna su un milione di frasi, e miliardi di parole d'amore...

 

Cuor di Carogna

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Diario di una gravida

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Quel che resta del giorno

Post n°600 pubblicato il 02 Dicembre 2009 da sara_1971

Sara nasce a Bari parecchi anni or sono, per intenderci ai tempi in cui ancora ci si alcolizzava in solitudine invece di chattare su Facebook, e mostra subito la sua indole di piccola schizofrenica ingoiando un portachiavi alla tenera età di tre anni.

Gli sfortunati genitori capiscono però di avere a che fare con il demonio solo quando la stessa, alle medie, decide di rasarsi i capelli a zero e inizia ad aggirarsi per la città con tanto di cerbottana e bottiglia per gavettoni in compagnia dei teppisti del quartiere: a causa del suo look androgino la Nostra viene spesso scambiata per maschio e ripetutamente picchiata senza pietà dalla band rivale.

Al liceo Doctor Martens, giacca militare, kefia al collo e chilum in tasca fanno di Sara un elemento di spicco, è il tempo delle lotte tra paninari, metallari e dark (se non ve lo ricordate o siete troppo vecchi o, peggio, troppo giovani) e Sara partecipa attivamente alla vita sociale dell’istituto insieme alla discreta e diligente Erba: le notti vengono trascorse al Pellicano o in giro per Bari Vecchia su cinquantini scassati dalle marche indefinibili. I genitori tentano la via della repressione confiscando chiavi di casa e motorino, Sara impara a calarsi dalla finestra con una corda e dopo l’ennesima litigata scappa facendo perdere le sue tracce per quasi una settimana, si rifugia dal suo fidanzato e torna all’ovile dopo pochi giorni. Single, naturalmente.

Mentre Erba brucia di passione (non ricambiata) per il suo attuale marito, Sara salta di fiore in fiore con la leggiadria di un’ape nel fresco della pieve, passando la maturità per miracolo dopo una sonora litigata con il prof di matematica e un bel calcio in culo, dato che ormai non la sopporta più nessuno.

Si iscrive all’Università e inizia a gironzolare con artisti di strada  e zingari conosciuti ai semafori. E’ il tempo della Pantera e dei movimenti studenteschi: stringe amicizia con Alex, un punk dall’aspetto patibolare poi emigrato a Londra per necessità giudiziarie e ritrovato per caso dopo parecchi anni sulle pagine di Vogue. Sara per emulazione si taglia nuovamente i capelli a zero, ma stavolta solo da una parte, e li colora con tonalità sobrie quali l’arancio catarifrangente e il celeste cavo elettrico.

Viene arrestata a settimane alterne e forte del suo charme decisamente grunge inizia la sua personale collezione di ex che prendono ad inseguirla per ogni dove con rumore di monatti in processione.

Dopodiché la Nostra, data anche la levatura degli uomini di governo che si susseguono al potere, si estranea dalla vita politica del paese e interrompe la sua promettente carriera di primula rossa. 

Diventa vegetariana, getta alle ortiche la camicia di flanella a quadroni e il giubbotto borchiato per indossare perle e ballerine firmate: si fidanza con l’ erede di una blasonata famiglia barese. La storia dura qualche mese, giusto il tempo di ingaggiare una rissa nel negozio Tiffany sito in 40 Boulevard Haussmann, Paris per poi  sparire per sempre. Vende le perle, intasca i soldi e torna a frequentare l’almanacco dello svantaggio.

I giri alcolici notturni dei bar del centro le vengono in uggia perciò si dedica all’esplorazione di nuovi paesi. Cerca di arrivare in Grecia con una imbarcazione di fortuna di lunghezza pari a quella di un canotto, la partenza è fissata alle due di notte di un lunedì di aprile, l’imbarcazione affonda poco dopo il varo.

Non. Dite. Niente.

Forse ve la racconterò un giorno ma per ora non l’ho ancora metabolizzata per bene.

A quel punto arriva la scomunica paterna, la città rimbocca le aiuole col cemento sbarrando il passo alle radici e Sara si taglia nuovamente le chiome con le cesoie, si laurea ed inizia a lavorare come schiava presso l’Università: il tutto, come sempre, è solo gloria vana. I colleghi ne hanno un po’ paura ma tutto sommato nessun avviso giudiziario irrompe nell’ambiente accademico.

Dopo un lungo peregrinare emotivo Sara incontra Babe e, inaspettatamente, si calma, nonostante lo stesso si porti al traino quelle due zecche nullafacenti di Geghe e Jay. Babe, premurosamente, si prende cura della Nostra, della casa, delle bestie e delle bollette: evidentemente c’è chi gli uomini li mette sull’altare e chi (un nome a caso: Sara_1971) in croce. Trascorrono così otto anni di relativa quiete, domestica e non, fino a quando, l’ennesima zampata del destino, costringe la Nostra a ritornare single.

A questo punto Sara sceglie di diventare una sorta di carta moschicida per tutti i reietti che circolano in città, inizia al lavorare al Ristorante ed apre il blog: stringe così amicizia con la più variegata fauna al mondo, composta in maggioranza da sociopatici utenti della rete. Nel frattempo, cercando di espiare il suo debito karmico, accoglie in casa un numero imprecisato di randagi (quadrupedi ma anche bipedi) scoprendo di non possedere una grossa attitudine casalinga (potrei tranciarmi un dito anche solo con lo scolapasta), alcuna inclinazione materna e soprattutto di non avere nemmeno un quattrino per saldare il mutuo.

A questo punto, in linea con il suo curriculum di psicotica, invece di sposarsi il primo Dudi in transito sotto il verone risolvendo così tutti i suoi dissesti finanziari in una botta sola, decide di ritirarsi in solitudine per partorire La Creatura.

La trasformazione in una Cenerentola querula e irsuta è ormai conclusa.

Gli ultimi anni vedono Sara rientrare a casa, stravolta dai suoi multipli lavori che nulla hanno in comune se non il fatto di essere tutti ugualmente sottopagati, solo per bloggare o dedicarsi al manoscritto tra le mura protette della magione, salvo trovarla occupata da qualche zingaro abusivo (Geghe o Jay) che abbia saggiamente saputo approfittare dell'assenza della proprietaria.  

E veniamo ad oggi.

Sara è rincasata da pochi giorni, l’editing de La Creatura è iniziato senza nemmeno il carosello di litigate cui le due autrici sono ormai assuefatte.  Certo, ci sono stati dei piccoli momenti di nervosismo ma la presenza di una editor assai paziente (e il timore di essere garbatamente mandate affanculo come già accaduto in passato) è riuscita a stemperarli.

E così adesso Sara è qui,  un giovedì della minchia qualsiasi, con un bicchiere di vino bianco sul tavolo, a ricordare le notti insonni di birra, le albe pregne di gelsomino e i tempi in cui ancora esisteva ciò che sarebbe potuto essere oltre a ciò che è stato.

Tutto si deforma man mano che passa il tempo, tutta quella materia incerta, sfumata che avremmo anche scelto, ma che siamo stati lontani dall’aver ottenuto: alcune cose trascinano le altre pur ignorandosi tra loro, e tuttavia continuano a far sentire ogni  rovescio, ogni passo avvelenato della vita spezzata che avremmo voluto dimenticare, e in cui invece nonostante tutto non abbiamo mai smesso di confidare.  

 

Valga come annuncio e come memoriale: la Creatura uscirà ad aprile.

Siete pronti?

 

 
 
 
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