Creato da SandaliAlSole il 29/07/2005

Sconfinando

casualmente

Messaggi di Marzo 2007

Trecento-sessanta-dieci

Post n°1402 pubblicato il 31 Marzo 2007 da SandaliAlSole
 

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La co.incidenza ha il gusto della con.giunzione. Quella che si riverifica ogni tot anni, sicuramente troppi perchè uno riesca a viverla due volte in una stessa vita. Poi basta cambiare un paio di parametri e si creano altre con.giunzioni. In fondo, coi numeri è spesso un gioco.
Questa volta la sequenza sono i trecento anni dalla nascita di Carlo Goldoni, i sessant'anni del Piccolo Teatro di Milano, i dieci anni dalla morte di Giorgio Strehler. Co.incidenze sufficienti per portare l'Arlecchino servitore di due padroni a spasso per l'Italia, teatri minori compresi, e poi in giro per il mondo.
Non ci siamo lasciati sfuggire l'occasione ed è stato bello non semplicemente godersi uno spettacolo comunque storico, ma osservare le reazioni delle bambine, completamente rapite da quel che accadeva in scena.
Come anticipo solo un canovaccio, perchè sapessero cosa si rappresentava, il resto, come era giusto fosse, è stato compito e merito di chi era in scena. Hanno riso di gusto, applaudito a scena aperta, interagito con Arlecchino. E a fine spettacolo, mentre tornavamo a casa, è stato un rincorrersi di battute e ripetizioni di quanto appena visto.
Il 18 si replica con La Barca dei Comici.

 
 
 

Del celo e del manca

Post n°1401 pubblicato il 30 Marzo 2007 da SandaliAlSole
 

immagineSecondo me il lettore del Tg stasera non è mai stato bambino. Perchè uno che per ricordare la figura di Franco Panini parla del gioco del "ce l'ho, manca" ha già perso il senso del ritmo. Celo-celo-manca, così si fa. E io sono di quella generazione lì, di quelli che anche se l'album non lo avevi con le figu ci giocavi lo stesso. Ci giocavi a muro, ci giocavi a soffio, misurando a occhio il mazzetto per poi piegarlo al centro al punto giusto perchè se ne voltassero il più possibile. Tra femmine eravamo più tranquille: le figurine si scambiavano. Certo sapevi che per una introvabile dovevi sganciare qualche figu in più, ma in fondo era questione di prezzo. Coi maschi era diverso. La contrattazione era la parte finale del gioco. Quella che si faceva dopo aver vinto e aver perso. E mi ricordo che i più accorti separavano le figu in partenza. Quelle da giocare in una tasca, probabilmente le doppie o le scartine, quelle da scambiare in un'altra. E alla fine qualcosa ci guadagnavano sempre: l'importante era portare a casa qualche pezzo mancante, non la dimensione del pacchetto, rigorosamente legato con l'elastico. Probabilmente avran fatto carriera. Perchè poi, in un'età in cui ancora dovevi capire la differenza tra una bisdrucciola e una trisducciola, sapevi perfettamente che differenza c'era tra valide, bisvalide e trisvalide. Altro che Borsa e bond.
Che dire. Grazie, Monsieur Panini.

 
 
 

Tra[t]tenendo parole

Post n°1400 pubblicato il 30 Marzo 2007 da SandaliAlSole
 

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Leggevo l'altro giorno da Holden che in aprile Luca Ronconi porterà in scena Torino una versione teatrale di Fahrenheit 451 di Ray Bradbury.
Come Holden, anche io ho amato molto sia il libro sia il film. E in quest'epoca di parole che si perdono, in questo "vuoto di senso - senso di vuoto", mi domando che Uomo(Donna)-Libro vorrei essere. Mi piacerebbe trovarmi in buona compagnia, così da poter lasciare ad altri i Capolavori Universali, per dedicarmi a qualche altro testo, che sarebbe comunque un peccato perdere per sempre.
Una volta ero covinta che sarei stata "La pentola dell'oro" di James Stephens. Ora, credo, che dovendo raccontare, affabulare, avvincere con parole che sarebbero solo nella mia memoria, forse mi prenderei cura di Amado. Purchè altri raccontino a me Dante, Shakespeare, Pirandello, Kafka, Omero, Goethe, Buzzati, Pasolini, Mann, Proust. E la Bibbia.

Era una gioia appiccare il fuoco.
Era una gioia speciale vedere le cose divorate, vederle annerite,
diverse. Con la punta di rame del tubo fra le mani, con quel grosso pitone che sputava il suo cherosene venefico sul mondo, il sangue gli martellava contro le tempie, e le sue mani diventavano le mani di non si sa quale direttore d'orchestra che suonasse tutte le sinfonie fiammeggianti, incendiarie, per far cadere tutti i cenci e le rovine carbonizzate della storia. Col suo elmetto simbolicamente numerato 451 sulla stolida testa, con gli occhi tutta una fiamma arancione al pensiero di quanto sarebbe accaduto la prossima volta, l'uomo premette il bottone dell'accensione, e la casa sussultò in una fiammata divorante che prese ad arroventare il cielo vespertino, poi a ingiallirlo e infine ad annerirlo.

 
 
 

Lost in translation

Post n°1399 pubblicato il 29 Marzo 2007 da SandaliAlSole
 

immagineDiffido dei traduttori automatici. Li ho provati, un po' per gioco un po' per-vedere-l'effetto-che-fa e quando è andata bene l'effetto è stato esilarante. Quando è andata meno bene, l'effetto è stato sconcertante.
Ecco, quando parlo di in.adeguatezza il senso è proprio questo. E' come se mi trovassi in una dimensione della quale non capissi il senso. E quando qualcuno cerca di farmelo capire, mi propone traduzioni automatiche. Buone per tutto e per niente, se non palesemente sbagliate.
Ora mi sono letta tutto l'approccio di Google, con la sua traduzione automatica statistica. Potrei cominciare ad applicarla anche alla mia in.adeguatezza. Non son certa del risultato, ma in un miglioramento (statisticamente) spero.

 
 
 

In.adeguata.mente

Post n°1398 pubblicato il 29 Marzo 2007 da SandaliAlSole
 

immagineSono giorni faticosi e affaticati. Giorni in cui la stanchezza nasce non dalle cose da fare, ma da quel senso di inadeguatezza che le e mi attraversa.
Come un tempo scollato.
Una nota stonata.
Un inciampo.

 
 
 

[S]pettinature paradossali

Post n°1397 pubblicato il 28 Marzo 2007 da SandaliAlSole
 

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Ma tu non giocavi solo a pettinare bambole? mi chiede ironico un amico, in risposta a un mio discorso su soldatini e affini.
Ricordi passati del mio pettinar bambole non ne ho. Ne ho di più recenti, invece, che danno la perfetta idea di cosa si celi dietro quel Cosa credi, che io stia qui a pettinar bambole? che ogni tanto salta fuori e che io - lessicalmente parlando - adoro.
C'è stato un momento in cui le mie figlie e le loro amiche si sono convinte che io fossi un vero mago nell'acconciare le bambole. Le loro bambole, evidentemente. Forse perchè avevo salvato con pettinature di fortuna qualche Barbie che dimostrava tutti i suoi anni (nell'utilizzo medio di una bambina, una Barbie di sei mesi può tranquillamente sembrare una quarantenne in gamba. Verso i dodici mesi si avvicina ai cinquant'anni, che dimostra tutti, lifting mal riusciti compresi dai dodici mesi in su).
Comunque fosse, me le vedevo arrivare in giardino il sabato o la domenica pomeriggio, con i loro carichi di bambole, bamboline e bambolotte, aspettandosi da me acconciature degne dei famosi Coppola (non so se parenti dell'amichetto del quartierino). E io, armata di pettini, spazzole, mollettine, elastici e qualche volta, laddove il caso era davvero grave, anche di forbici, procedevo al restyling. Ne uscivano sontuose, con chignon che sfidavano le leggi di gravità, treccine rasta, codini, code alte, mezze code. Che fossi stata capace di rifarne la metà su teste vere, avrei avuto un futuro davanti a me.
Ma la cosa più bella era il tempo che passava. Le ore tranquille, con le ombre che si allungavano in giardino, le loro chiacchiere, le risate. Il sentirmi così importante. Semplicemente pettinando bambole.

 
 
 

Sicura.mente paradossale

Post n°1396 pubblicato il 27 Marzo 2007 da SandaliAlSole
 

immagineHanno sfilato ieri sera a Milano (eran 7.000 o forse 70.000 nel classico balletto dei numeri). Hanno sfilato chiedendo strade più sicure. Hanno sfilato, illuminando le strade con le loro torce accese. Più sicurezza. Più sicurezza. Più sicurezza. E lentamente han sfilato verso casa, lasciandosi dietro uno spesso strato di cera a far presa sul manto stradale. Quello spesso strato di cera che ha reso ancor più insidiose le insicure strade. Risultato:dieci motociclisti a terra, in Corso Venezia.
Sic transit gloria mundi.

 
 
 

Se(o)gno del tempo

Post n°1395 pubblicato il 27 Marzo 2007 da SandaliAlSole
 

immaginePer quanto l'impatto sulla mia vita sia men che marginale, mi ha fatto un po' effetto leggere questa mattina che Life ha deciso di chiudere l'edizione cartacea della rivista, trasferendo tutto, archivio fotografico in primis, online.
Un po' lo stesso effetto che anni fa mi fece la notizia che negli Stati Uniti Topolino non sarebbe stato più venduto nelle edicole, ma solo per abbonamento. Un po' lo stesso effetto che non troppe settimane fa mi ha fatto la dichiarazione dell'editore del NYT, convinto che nei prossimi anni del New York Times resterà solo l'edizione online.
Ora, non sono abbonata a Life, ma certe foto, molte di quelle foto, fanno davvero parte della nostra storia e la mostra della primavera scorsa a Milano ne è stata una validissima testimonianza. Non solo. Quando le bambine erano più piccole avevamo regalato loro l'abbonamento a Topolino, quindi l'edicola era stata bypassata senza alcuna decisione d'imperio da parte dell'editore. Del New York Times, infine, leggo l'edizione online, anticipando dunque i tempi che l'editore dà per prossimi.
Mi stupisco del mio stupore, lo ammetto. E' un po' come se mi meravigliassi di un inevitabile al quale in parte contribuisco anche io. Forse è quel senso di affezione verso simboli che rappresentano qualcosa di immaginato, ancor più che posseduto. Quasi come la nostalgia di un sogno.

 
 
 

In.desidera.bile

Post n°1394 pubblicato il 27 Marzo 2007 da SandaliAlSole
 

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Di sfuggita ho letto la storia di quegli studenti di Bergamo rimpatriati da Londra perchè provenienti da Paesi non graditi, secondo le regole britanniche in materia di sicurezza e di misure antiterrorismo. Non conosco i dettagli, se non il fatto che sono regolarmente iscritti a corsi di studio riconosciuti in Italia e che i loro insegnanti si erano preventivamente informati circa l'esistenza di possibili vincoli di carattere burocratico. E al di là della leggerezza con la quale non sono state date le informazioni necessarie, cosa di cui qualcuno dovrà pur rispondere - mi auguro - penso a quanto sia tagliente e inesorabile questo marchio di indesiderabilità.
Fuori dalle mura, non più con la campanella al collo ma con una croce su un passaporto.

 
 
 

Punitiva.mente f.utile [again]

Post n°1393 pubblicato il 26 Marzo 2007 da SandaliAlSole
 

immagineMezz'ora di metro e venticinque minuti di tram.  Senza libro. Senza musica. Guardo la mia borsa. Bella, proprio bella.
Forse un po' da occasioni speciali.
Forse.
In quella vetrina, passando con il tram, ne ho vista una di tela, arancione. Mi ricorda Mary Poppins.
Quasi quasi...
Trattengo il pensiero.
E proseguo fino al capolinea.

 
 
 

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