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Dpef e Welfare, appoggio e critica
Raffaele Aurisicchio*, 31 luglio 2007
La posizione di Sinistra Democratica sul Documento di programmazione economico-finanziaria, oggi approvato alla Camera, e sul protocollo sullo stato sociale proposto dal Governo
Già in occasione della recente conversione in legge del decreto-legge n. 81 del 2007 recante «Disposizioni urgenti in materia finanziaria», il gruppo della Sinistra Democratica per il Socialismo Europeo ha avuto modo di esprimere il proprio convinto sostegno alla linea di politica economica adottata dal Governo nell'utilizzo dell'extragettito in conformità ai principi e agli obiettivi enunciati nel Documento di programmazione economico-finanziaria per il triennio 2008-2011.
Le maggiori entrate nette - che si sono realizzate per gli effetti combinati della ripresa economica che il nostro Paese, a discapito dei tanti scettici, è stato in grado di agganciare e della incisiva azione del Governo sul fronte del contrasto all'elusione e all'evasione fiscale - sono state destinate in direzione di una manovra espansiva finalizzata a dare ossigeno all'economia con una serie di interventi verso le imprese pubbliche e private e per sollevare le amministrazioni centrali dello Stato e gli enti locali dalle difficoltà imposte dall'eccessiva rigidità dei criteri di spesa contenuti nella legge finanziaria dello scorso anno.
Si è scelto, cioè, di rifiutare la logica dei due tempi (subito il risanamento e, chissà quando, l'equità e lo sviluppo) in considerazione della situazione tutta particolare, nel contesto europeo, in cui si trova il nostro Paese, dove esiste un disagio sociale molto esteso, una larga fetta di popolazione è sotto gli indici minimi di povertà, dove c'è una forte compressione della remunerazione del lavoro e una limitazione dei diritti e, nello stesso tempo, una scarsa capacità di produrre innovazione e capacità competitiva, a causa dei cronici ritardi nello sviluppo infrastrutturale ed una insufficienza degli investimenti verso le scuole, le università e la ricerca.
Nel nostro Paese si tratta, cioè, di agire contemporaneamente verso l'alto, verso gli investimenti immateriali, e verso il basso, per sostenere le fasce sociali più svantaggiate.
Perciò particolarmente significativa è stata la scelta di intervenire in favore delle pensioni sotto la soglia minima, per oltre tre milioni di pensionati ultrasessantaquattrenni, perché era ormai da anni che non vi erano stati interventi di questo tipo e, soprattutto, perché si è avviata finalmente un'azione di tipo redistributivo verso le categorie più in difficoltà.
Queste scelte sono state possibili perché il Governo e la maggioranza hanno rifiutato di sottostare all'indicazione degli organismi europei e hanno scelto un percorso autonomo di convergenza, entro il 2011, sugli obiettivi di risanamento che prevedono l'azzeramento del deficit e il debito riportato al di sotto del 100 per cento del PIL.
Questi obiettivi sono confermati dal documento di programmazione economico-finanziaria approvato oggi, in continuità con l'impostazione del documento dello scorso anno che era stato condensato nella triade: risanamento, equità e sviluppo.
Cambia, però, la scansione temporale: scegliamo, cioè, un percorso più graduale, in considerazione della situazione del nostro Paese, del grande sforzo di risanamento operato con la corposa manovra dello scorso anno e dei risultati conseguiti in questo anno.
L'Italia è, infatti, tornata a crescere nella misura tendenziale del 2 per cento. Si tratta di una crescita sostenuta per lo 0,8 per cento dagli investimenti e per l'1,2 per cento dalla ripresa della domanda interna e dei consumi. La crescita potrebbe essere ancora più sostenuta, intorno al 3 per cento, se si riuscisse a far crescere la produttività totale dei fattori e se si riuscisse a conseguire un superiore tasso di partecipazione della popolazione in età lavorativa, cioè se fossero accresciute assieme l'efficienza del sistema Italia e le opportunità per le diverse categorie di cittadini e per i giovani in particolare.
Diventa, perciò, imprescindibile agire nella direzione della piena e buona occupazione e della coesione sociale. È in rapporto a tali necessità che va considerato il Documento proposto dal Governo. Tante volte è stata messa in discussione l'utilità di tale strumento, perché spesso ci si è trovati di fronte a Documenti presentati in ritardo, poco chiari, omissivi e reticenti, insufficienti nell'analisi degli andamenti dell'economia reale e nella proposta degli indirizzi da seguire.
Non è certamente il caso del Documento di quest'anno, che è giunto abbondantemente per tempo e si segnala positivamente per chiarezza, leggibilità e trasparenza, realizzando così una vera e propria operazione verità sullo stato della nostra economia e della finanza pubblica e, soprattutto, consentendo di operare scelte sul fronte della spesa superando il limite delle politiche invariate e puntando ad una riqualificazione della spesa stessa.
Non ci sarà una manovra correttiva in corso d'anno per il 2007 e, per il 2008, non si prevede la correzione del deficit tendenziale a legislazione vigente. Si assume l'impegno a non far crescere la pressione fiscale e ad agire soprattutto sul lato della spesa attraverso una sua rimodulazione e una qualificazione della stessa. Si assumono con nettezza le scelte dello sviluppo sostenibile della qualità ambientale e del pieno rispetto degli impegni assunti a livello internazionale di operare per una forte limitazione delle emissioni in atmosfera, recependo gli indirizzi proposti con il pacchetto energia dell'Unione europea. Si assume come centrale, dal punto di vista delle politiche sociali, la strategia di Lisbona, il che significa centralità della ricerca, dell'educazione, dell'apertura dei mercati, della semplificazione amministrativa per le imprese, della riduzione dei divari infrastrutturali esistenti.
La risoluzione approvata sceglie con nettezza la qualità, la sostenibilità e la via di un modello di sviluppo sostenibile, in cui la competitività è ricercata attraverso lo sforzo per rinnovare e qualificare e rifiuta la strada del vecchio modello di sviluppo, centrato su uno standard qualitativo medio-basso, in cui l'elemento centrale diventa l'abbattimento del costo del lavoro e la limitazione dei diritti dei lavoratori.
Voglio, tuttavia, indicare alcuni punti centrali ai quali il nostro gruppo annette la massima importanza.
Voglio parlare della qualità dell'occupazione, in particolare di quella dei giovani. Si è tanto parlato di dare meno ai padri e più ai figli; in realtà, molti di coloro che sostengono tale tesi vogliono dare meno ai padri e niente ai figli. Se si volessero effettivamente migliorare le pensioni future dei giovani, si dovrebbe agire oggi, da subito, eliminando la precarizzazione del lavoro cui sono costretti quasi tutti i giovani. Ci sarebbero più contributi, più certezze per la loro vita, pensioni future più alte. Combattere la precarietà significa limitare fortemente l'istituto dei contratti a termine. Non va in tale direzione il protocollo sul welfare proposto dal Governo.
Noi critichiamo il protocollo presentato dal Governo sulla competitività e il mercato del lavoro. Una critica di fondo che rivolgiamo alla sua impostazione è che esso si ispira ad una logica secondo cui una maggiore competitività si ottiene con il perseguimento dell'abbattimento del costo del lavoro. Questa è un'idea del lavoro che noi consideriamo sbagliata. I provvedimenti sulla competitività, nel momento in cui, per esempio, defiscalizzano lo straordinario, facendo costare un'ora di straordinario esattamente come un'ora di lavoro normale, si preoccupano più delle aspettative di Confindustria, anche dal punto di vista culturale, piuttosto che di contrastare la precarietà e di proporre un'idea di lavoro di qualità. È evidente che in tal modo non si aumenta l'occupazione dei ragazzi e delle ragazze. Su tale aspetto condurremo una battaglia unitaria con il sindacato. Per noi la questione rappresenta un punto dirimente.
In secondo luogo, passando al fisco, l'evasione fiscale, il cui livello è piuttosto elevato in Italia, rappresenta un fattore distorsivo della concorrenza, così come distorsiva è l'attuale tassazione dei capital gain. Si deve prevedere per essi un'aliquota pari al 20 per cento, destinando le maggiori entrate provenienti da tale comparto ad una riduzione del carico fiscale dei redditi più bassi, restituendo il drenaggio fiscale ai lavoratori e ai pensionati ed attuando i primi interventi a favore degli incapienti. Siamo anche favorevoli alla riduzione dell'ICI sulla prima casa di abitazione, purché riguardi in eguale misura la detrazione dal reddito degli inquilini di un importo analogo per gli affitti, salvaguardando, al contempo, le entrate per i comuni che, altrimenti, verrebbero penalizzati.
In terzo luogo, vi è la questione del Mezzogiorno.
L'ultimo rapporto della SVIMEZ ci ricorda che le prospettive per il reale avvio di un processo di accelerazione dello sviluppo del Mezzogiorno sono legate al superamento di alcuni vincoli strutturali, che hanno impedito all'economia del Sud di reagire positivamente agli shock provenienti dal nuovo contesto competitivo internazionale.
A nostro avviso, è innanzitutto necessario declinare la problematica dello sviluppo meridionale in tutti gli ambiti delle politiche settoriali.
A tal riguardo, in particolare, proponiamo:
di trasformare gli incentivi previsti dalla legge 19 dicembre 1992 n. 488 per la realizzazione di un credito d'imposta automatico, legato all'assunzione di lavoratori a tempo indeterminato, ovvero all'emersione del lavoro nero;
di predisporre un piano per il lavoro e contro la povertà nel Mezzogiorno, a partire dall'attuazione del reddito minimo d'inserimento e dalla riforma degli ammortizzatori sociali, nella convinzione che solo la crescita occupazionale e le misure di inclusione sociale possono consolidare l'aumento della domanda interna e la crescita. Tali misure, peraltro, sono necessarie a rendere efficaci anche interventi già previsti per la sicurezza e contro la criminalità organizzata;
di rimodulare le spese previste dall'allegato sulle infrastrutture per il quinquennio 2008-2012, in maniera tale da garantire già nel prossimo triennio (2008-2010) una massa ideale di investimenti per le opere pubbliche nel Sud, superiore al 30 per cento di tutti gli investimenti previsti per il Paese. L'allegato relativo alle infrastrutture rinvia, infatti, al 2012 la maggior parte delle risorse finanziarie per le opere pubbliche previste per il Mezzogiorno. È necessario, dunque, correggere il tiro;
investimenti e risorse adeguate per garantire innanzitutto nelle aree meridionali beni primari per la lotta alla grande criminalità;
di superare il divario di spesa per abitante del settore pubblico allargato, nel Mezzogiorno sfavorevole rispetto alle aree del Centro Nord, prevedendo nell'ambito del federalismo fiscale, meccanismi adeguati di trasferimento perequativo per assicurare servizi e godimento dei diritti civili e sociali;
di bonificare i siti inquinati prevedendo uno specifico programma per il Mezzogiorno e la Campania superando le gestioni commissariali; prevedere altresì programmi per il disinquinamento dei fiumi e del mare e di tutela ed implementazione delle risorse idriche;
un programma di riqualificazione del patrimonio edilizio esistente con particolare riguardo al Mezzogiorno ed ai centri storici, e di costruzione di nuove abitazioni di edilizia economica e popolare. In particolare, prevedendo maggiori disponibilità di alloggi per i giovini;
una maggiore disponibilità di risorse per il Servizio civile nelle aree meridionali;
di riprendere su più larga scala la sperimentazione del Reddito minimo di inserimento collegata a progetti produttivi e di pubblica utilità.
Infine, vi è la questione dei costi della politica.
Si può e si deve fare di più rispetto al disegno di legge che i Ministri Santagata e Lanzillotta stanno predisponendo, che prevedrebbe a regime risparmi per 1,3 miliardi. Noi pensiamo che si possa arrivare, in una prima fase, almeno a 2 miliardi di euro di risparmi a regime. Intendiamo chiarire, però, che dobbiamo tagliare i privilegi e gli sprechi non i finanziamenti alla vita democratica e chiediamo che i risparmi previsti siano computati fin dal 2008 nella manovra di bilancio e destinati a spese di carattere sociale.
*Deputato di Sinistra Democratica
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