Seduzione
perchè certe cose o certe persone ci attraggono inspiegabilmente

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Post n°9 pubblicato il 23 Dicembre 2009 da seduzionedgl
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Post n°8 pubblicato il 17 Dicembre 2009 da jessj1900
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Post n°7 pubblicato il 17 Dicembre 2009 da sidemi
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Post n°5 pubblicato il 16 Dicembre 2009 da seduzionedgl
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Post n°4 pubblicato il 14 Dicembre 2009 da seduzionedgl
Conosco un modo per rimanere a galla non abboccare a questa grande balla del tempo che ti fa cambiare che ti modella e più vai avanti più la vita è meno bella sfuggi dal gruppo e pensa con la tua testa e stare insieme sarà sempre una festa se riuscirai a sopravvivere lontano dal branco non c'è noia non sarai mai stanco sfuggi dal gruppo e non lasciarti fregare e non m'annoio io continuo a ballare
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Post n°3 pubblicato il 11 Dicembre 2009 da jessj1900
From the moment that I see you |
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Post n°2 pubblicato il 11 Dicembre 2009 da seduzionedgl
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Post n°1 pubblicato il 10 Dicembre 2009 da jessj1900
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ULTIMI COMMENTI
Il sogno di Leso
Leso era un uccello rapace, molti dicevano che fosse un’aquila, ma non lo era, non aveva nè la grazia e nè la bellezza tipica di questi esemplari, ad alcuni sembrava un avvoltoio, ma a differenza di questa specie non si nutriva di carogne, era veloce e schivo come un condor, ma raggiungeva delle altitudini in volo impossibili per questa razza. Leso era “Leso”, un rapace diverso, non migliore o peggiore, ma diverso. Questa era la cosa che lo rendeva fiero, il sentirsi diverso.La diversità però ha un prezzo, ed ecco che spesso non socializzava con gli altri uccelli, c’era chi lo definiva bastardo, chi meticcio e chi addirittura non lo teneva neanche in considerazione.A Leso non interessava cosa dicessero gli altri, o forse si, perché cercava sempre, ogni qual volta veniva identificato in una specie, di essere diverso.Amava volare libero, sfruttare le varie correnti d’aria, lanciarsi in picchiata fino ad arrivare quasi a schiantarsi al suolo per poi virare un secondo prima, amava anche appollaiarsi su un albero in cima alla vallata per osservare gli atteggiamenti degli altri. Amava sentirsi diverso.Un giorno, mentre era sul suo albero, notò che una cosa accomunava tutti gli altri uccelli, si c’era una cosa strana che li rendeva simili, sia quelli belli che quelli brutti, sia i coraggiosi che i vigliacchi, la cosa che tutti avevano in comune era l’altissima catena montuosa che si vedeva maestosa all’orizzonte. Allora cominciò ha chiedersi come mai nessuno volasse fin lassù, in cima a quelle montagne innevate le cui vette sparivano tra le nubi. Leso incuriosito si mise ad ascoltare i pareri degli altri, e tutti dicevano:” La vita è questa, capita a tutti che guardando l’orizzonte vorrebbero raggiungerlo, ma è impossibile, la vita è questa e va accettata così com’è”. Nel sentire queste cose Leso si senti come sfidato ma non sapeva cosa fare non sapeva da dove iniziare, però sapeva che il riuscire in questa impresa lo avrebbe reso ancora più diverso.Allora spicco il volo, sbattendo le sue possenti ali e sfruttando le correnti d’aria , cominciò a salire sempre più in alto. Così facendo sperava di riuscire a vedere oltre la catena montuosa dell’orizzonte, ma era impossibile le nubi che ne avvolgevano le vette annullavano la visibilità.
Per tantissimo tempo, ogni mattina, Leso volava altissimo per vedere oltre le montagne, alcuni lo ritenevano pazzo, altri stupido, per altri era solo un sognatore, uno piccolo che non voleva crescere. Si sentiva incompreso, anzi era lui che non comprendeva gli altri, e cosi saliva nel cielo dove le voci degli altri non potevano arrivare e guardava. Ogni giorno si sforzava a salire più in alto, e fu così che un giorno, mentre il vento lo avvolgeva rendendolo felice, senti una voce:”Leso! Leso! Perché Sali fin qua su?”. Leso si guardò attorno e non vide nessuno, allora lasciando le sue parole al vento chiese:”Chi sei? E dove sei?”, la voce rispose:” Io sono il Dio del cielo, io sono l’inizio e la fine, io sono colui che tutto può”. Leso spiegò come mai salisse tutti i giorni così in alto, e sottovalutando il Dio del cielo col suo modo spavaldo e con un pizzico di sfida, tipico del suo modo di fare, gli chiese:”Dio, tu che puoi tutto, perché per me non hai fatto niente, perché non mi hai fatto come gli altri, se io fossi un’aquila tutti ammirerebbero la mia bellezza, se fossi avvoltoio magari mi criticherebbero ma sarei utile nell’eliminare le carogne, invece mi hai fatto diverso e a che prezzo poi?”. Rispose:” ti stai lamentando della tua diversità che è la cosa che più ami? ogni cosa ha un prezzo caro Leso, guarda quante cose belle che hai e goditele”, Leso :”io ti ringrazio per le cose belle che ho, ma queste cose mi accomunano agli altri e ciò annulla la mia diversità, perciò mi chiedo ad ognuno hai dato qualcosa che lo rende particolare, a me dici di aver dato la diversità ma non è così”. E Dio:”Leso, cosa ti renderebbe diverso?”, “il vedere oltre la catena montuosa dell’orizzonte” rispose, “ Il vedere oltre la catena è pericoloso non tutti possono farlo, tu per farlo cosa offriresti?”, Leso con tutta la sua fierezza:” tutto, la mia stessa vita, si infatti vivo solo per vedere oltre l’orizzonte, quando avrò raggiunto questo mio sogno la mia vita è al culmine e potrai riprendertela”, “ e davvero così importante questo sogno, da perdere la propria vita? La vita è un sogno”, e Leso:”La vita senza sogno che vita è?”. Allora il Dio del cielo disse a Leso:”Come ti dicevo nulla mi è impossibile, ma quello che mi chiedi è davvero tanto e da solo tu non ci riuscirai mai, ma voglio aiutarti e ti dico che hai bisogno di un’aquila, si devi trovare un’aquila, un’aquila dalla testa nera disposta a seguirti, ma attento deve avere il becco ad uncino, una piuma bianca nell’addome e degli artigli affilatissimi”.
Leso diede appena il tempo di finire la frase e si lanciò in picchiata, era giovane e pieno di vita e preso dall’entusiasmo si mise a cercare l’aquila. Passò un po’ di tempo, Leso non saliva più in alto nel cielo se non fino a dove c’erano le aquile, il suo sogno era quello di trovare l’aquila. Così un giorno incontrò una bellissima aquila, era giovanissima come lui, aveva un bel becco, gli artigli le crescevano bene e tutto il suo torace era di piume bianche. Leso capì che era la sua aquila, fece di tutto per averla, la amava tantissimo. Lei era da un lato affascinata, ma allo stesso tempo non capiva alcuni modi di fare di Leso, perché lui era diverso. Tavì, questo era il suo nome era affascinata da Leso e da i suoi sogni, così i due cominciarono a stare sempre assieme. Ogni tanto, Leso saliva a parlare col Dio del cielo, ma non ci riuscì mai più. Cercò di raggiungere il suo sogno, chiedeva a Tavì di affilargli le piume col suo becco, per sfilare meglio il vento, ma lei non condivideva le sue idee e usava spesso la frase di tutti:” La vita è questa, capita a tutti che guardando l’orizzonte vorrebbero raggiungerlo, ma è impossibile, la vita è questa e va accettata così com’è”. Altri problemi colpirono i due, una brutta malattia indebolì gli artigli di Tavì, e dei cacciatori di frodo colpirono Leso. Allora tutto sembro crollare, Leso non riusciva più a spiccare il volo, e da terra col suo sguardo verso il cielo, rivolgendosi al Dio diceva:”Dove sei? Perché non mi parli più, perché non mantieni ciò che hai detto”. Vane ed inutili furono le sue domande ed a asse non arrivavano risposte. Allora odiando Dio, odiando la vita, odiando gli altri, decise che la sua vita non aveva alcun valore e strisciando per terra, si avvicinò ad un campo appena seminato e cominciò a mangiare dei pesticidi. Tavì, capì quello che stava succedendo e malgrado non avesse forze a causa della sua malattia, si lanciò in picchiata lo afferrò con i suoi deboli artigli,trovando la forza nel suo amore e lo portò fino al fiume, lasciandolo cadere nell’acqua. Leso riuscì a salvarsi, ma non voleva più affrontare la vita, si sentiva deluso da tutti compreso il Dio del cielo. Fu allora che Tavì diede tutta se stessa e gli disse:”Non lamentarti se non senti il tuo Dio, lui è lassù, e normale che tu non possa sentirlo trova di nuovo le tue forze, il tuo carattere, trova te stesso e risali in alto nel cielo e vai a parlare col Dio”. In queste parole, e nella rabbia verso Dio, Leso trovò la forza e col tempo riuscì a riprendere il volo. Ma volava basso, iniziava ad avere qualche anno in più e preso dalla quotidianità anche lui cominciava a dire a qualche giovane sognatore, quello che dicevano tutti:” La vita è questa, capita a tutti che guardando l’orizzonte vorrebbero raggiungerlo, ma è impossibile, la vita è questa e va accettata così com’è”. La vita continuò nella normalità, passavano i giorni e tutto scorreva lento e dopo un giorno ne passava un altro e così via. Questa è la vita.
Un giorno mentre Leso svolazzava nel cielo, si sentì chiamare, ma non ci fece caso ormai non sognava più. Allora la voce si fece più forte e disse:”Leso, perché non mi rispondi, perché mi eviti?”, e questi:”Perché sei un bugiardo, e non mantieni le promesse, mi hai illuso e poi abbandonato”. Allora il Dio rispose:” Io non ti ho mai illuso e mai abbandonato,sei tu che hai abbandonato i tuoi sogni, io mantengo sempre le mie promesse ma se uno non ha più il suo sogno non dipende da me. Io non ti ho detto ne quando ne dove ma ti ho detto che non è facile e che devi fare grossi sacrifici”. Leso quasi infastidito si lasciò andare per scendere a terra, pensando a quanti sacrifici e sofferenze aveva passato. Passa il tempo, finchè un giorno, uno come tanti, Leso vide delle giovani aquile testa nera che volavano nel cielo e fu colpito dalla bellezza di una di esse, era un bellissimo esemplare, anche molto fiera e coraggiosa, si alzò in volo e avvicinatosi stava ad ascoltare.Tutti parlavano di sogni, allora lui disse:” anche io ho un sogno”, la bella aquila di nome Nalù, disse:”Tu? Tu hai un sogno?” “si” le rispose e cominciarono a parlarne. Nalù si affascino dei racconti di Leso e del suo modo di essere e continuamente i due si cercavano per raccontarsi di sogni e di idee, molte cose li accomunavano. Leso si accorse che l’aquila aveva degli artigli affilatissimi e che non disdegnava ad usare, ma non ci fece molto caso fin quando non notò anche il becco era un uncino perfetto. Tutto questo fece riflettere molto Leso, che strane coincidenze. Continuarono a parlare e a volare nei mesi successivi, Leso ci stava bene assieme, lei lo portava lontano dalla quotidianità e sfidandosi scherzosamente verificavano chi era più bravo a volare. Peccato avesse tutto l’addome nero, altrimenti era esattamente l’aquila descritta dal Dio del cielo. Passano i giorni ed arriva l’estate, tutti gli uccelli cambiano le piume e mentre girano volteggiando nel cielo, Leso dice a Nalù:” Scuotiti hai delle piume staccate addosso”. Lei si squote lasciando cadere le piume staccate, e Leso certo di farle cosa gradita continua:” c’è ne ancora una”, “dove?” risponde Nalù, “li sull’addome, quella bianca” ribatte distrattamente Leso, “no quella non è staccata, si nota poco ma a me piace tantissimo e particolare e come un segno” rispose Nalù. Allora Leso si senti impazzire, racconto tutto del suo sogno, del Dio del cielo, delle difficoltà e del perché aveva accantonato il sogno. La bella aquila rispose che era sbagliato accantonare il sogno, che uno nei sogni ci deve credere. Leso manifestò le sue perplessità, la sua età, la sua vita con Tavì. Ma l’aquila era decisissima e questo faceva impazzire Leso. E così mentre volavano liberi sentendosi i padroni del mondo decisero di volare verso l’orizzonte, sicuri che non era una cosa facile e che ognuno avrebbe potuto contare sull’altro.
Lungo il viaggio si chiedevano dei segni chiesti dal Dio e Leso osservava:” beh!! La piuma bianca e senz’altro un riconoscimento, e non credevo che tu la avessi, infatti quando l’ho vista sono rimasto sbalordito, dopo tante coincidenze mi sembrava impossibile pure questa. Il becco è importantissimo, si perché quando saremo sulle montagne le correnti tenteranno di farci sbattere contro le rocce, ed allora dobbiamo avere delle penne affilatissime che ci permettano di sfilare il vento, ma non capisco l’importanza degli artigli”. Nalù:” sai a volte ho paura, penso di non farcela, e se quello che vediamo non ci piace? e poi riusciremo a tornare indietro? Rivedrò la mia famiglia?”. Leso la rassicurava:” io e te assieme potremo conquistare il mondo, nessuno ci può fermare solo noi possiamo far del male a noi stessi”. Il viaggio fu lungo e passarono giorni indimenticabili assieme, finchè ecco le montagne, grandi, maestose, i due si guardarono negli occhi, e con la gioia nel cuore cominciarono a rotare salendo sempre più in alto. A volte si stancava l’una e l’altro aggrappandola la tirava su a volte era Leso a stentare e Nalù sapeva come farlo ripartire. A furia di sacrifici arrivarono in cima, e videro aldilà una paesaggio fantastico, era quello che Leso aveva sempre sognato, era euforico e nell’urlare la sua felicità non fece caso al sole che stava tramontando, c’era freddo, non avevano dove appollaiarsi e decisero di lanciarsi in una gola tra le rocce, aggrappandosi con gli artigli l’una con l’altro, evitando di perdersi. Fu la fine, il vento freddo è forte li sbattè di qua e di la, Leso cercò in tutti i modi di proteggere Nalù, lei che gli diceva:”non ti preoccupare per me liberati tu sei più forte e vola via”, “no non ti lascerò mai, tieniti stretta a me, dai che c’e la faremo”, “non ho paura è impossibile, la mia famiglia…... non so se è quello che voglio venire con te”. I dubbi di Nalù avvolsero la sua mente, e malgrado lei volesse molto bene a Leso, allento la presa dei suoi artigli, il vento forte e il peso di Leso fecero il resto, pian piano scivolò via, gli artigli di Nalù che avrebbero dovuto tenerlo aggrappato si trasformarono in lame taglienti che incisero la carne delle sue ali e ne rovinarono le pinne, così cominciò a precipitare. Vari furono i tentativi della bella Nalù che disperata chiedeva scusa, e per sua fortuna ebbe la forza per ritornare a casa.
Leso fu sbattuto tra le rocce ed esausto cadde sulla bianca neve. Era triste, dispiaciuto, arrabbiato e anche deluso, si sentiva tradito. Il vento soffiava e nel silenzio senti la voce del Dio del cielo che gli diceva:”Leso! Perché ti lamenti? Sapevi che era difficile sapevi che non tutti potevano farlo ma sei stato fortunato hai realizzato il tuo sogno”, “no non è vero “ rispose” tu sei crudele, io volevo andare in quel fantastico paesaggio con Nalù e tu hai fatto succedere tutto questo, ora io mi ritrovo solo senza niente non c’è neanche Tavì”. “Leso, Leso il tuo sogno non era andare nel paesaggio, ma vedere oltre la cima delle montagne e lo hai realizzato, il tuo sogno non era Nalù, tanto che quando io e tu abbiamo fatto l’accordo Nalù non c’era. Leso sono poche le persone che realizzano i propri sogni e tu sei tra questi ritieniti fortunato e mantieni la tua promessa e li sarai diverso, si la morte rende tutti uguali ma no lo sarà per te se mantieni la promessa”. E la voce del Dio del cielo sparì. La povera Tavì che tanto amava Leso, andò con altre aquile a recuperarne il corpo, lo portarono nella vallata, e cercò di curarlo, gli diceva :”non ti preoccupare abbiamo sofferto ma ora sei con me e rivoleremo assieme più in alto di prima”. Anche Nalù gli disse che era grande ed avrebbe volato di nuovo in alto anche senza di lei. E tutti gli altri uccelli dicevano:” La vita è questa, capita a tutti che guardando l’orizzonte vorrebbero raggiungerlo, ma è impossibile, la vita è questa e va accettata così com’è”. Leso lascio cicatrizzare le ferite, senti le sue ali ridiventare forti, sapeva di essere forte e di poter tornare a volare in alto e quindi vivere come tutti gli altri uccelli, invece decise di non volare mai più perché era una cosa che facevano tutti gli uccelli, e felice di aver realizzato il suo sogno, ringraziando Tavì, Nalù ed il Dio del cielo, si lasciò andare come nessun altro avrebbe mai fatto, finendo da DIVERSO.









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il 18/12/2009 alle 18:56
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