I desideri sono una parte di noi che si staccano e cominciano a vivere di vita propria. Come bolle di sapone volano leggeri seguendo sentieri per noi inimmaginabili. Come le bolle, scoppiano e lasciano un vuoto, non incolmabile, non silenzioso ne buio. Solo uno spazio nell’etere che ci unisce a tutto ciò che ci circonda. Un desiderio va rispettato nella sua forma e nella sua sostanza. Va idealizzato e coltivato come si fa con un albero, bisogna considerarlo come la realtà che stiamo costruendo. Assimiliamolo ad un ologramma che sul nascere include solo l’immagine stampata su un supporto digitale. Il nostro compito è di idealizzare il nostro desiderio. Dobbiamo immaginarlo nei minimi particolari e dare sfogo alla nostra fantasia nel descriverlo a noi stessi. La fantasia ha lo scopo di illuminare l’immagine, centrandola in modo tale da permettere al sistema di telecamere di imprimere la tridimensionalità necessaria per il suo sviluppo. Vivere in un’immagine in evoluzione significa ambire al valore intrinseco al desiderio e non a quello materiale (il valore commerciale di ciò che si desidera). Una sensazione che porta con se la tridimensionalità del desiderio rendendolo reale e quindi vivibile perché si viene a creare l’interazione tra desiderio e realtà. La vita è così: lasciare che la fantasia sviluppi l’archetipo necessario a dare una forma vivibile al desiderio. Per questo dico che ogni uomo ha dentro di se tutti gli strumenti necessari per vivere una vita piena di abbondanza. Con questo non mi riferisco all’abbondanza materiale perché se è quello di cui andiamo in cerca ho l’impressione che sia semplicemente la conseguenza di una ricchezza interiore che ogni giorno di più langue tra le persone comuni. Dobbiamo vivere i nostri desideri: il futuro esiste per dare loro una collocazione, in presente per creare lo spazio dove farli crescere, il passato per contenere i valori in cui abbiamo creduto e che per questo trasferiamo in tutte le nostre fantasie.
