Un blog creato da prolocoserdiana il 22/02/2010

SAL&ALLEGRACOVERBAND

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IL MIO MONDO, LA MIA REALTA'

Riferito al post 734 di cui dovete
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"Sindrome da handphone": 7 su 10 con il cellulare sempre in mano

Post n°735 pubblicato il 23 Gennaio 2018 da prolocoserdiana
 

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Occhi sempre fissi sullo smartphone, mani intente a scrivere centinaia di messaggi e ore spese a scorrere le pagine dei social network. Si chiama “Sindrome da Hand-Phone” - tradotto letteralmente "da telefono in mano",  ed è un'ossessione per la tecnologia che contagia milioni di italiani. A dirlo è uno studio al quale hanno collaborato 50 esperti di sociologia e antropologia culturale, che hanno stilato un decalogo “libera-mani” da utilizzare per tornare a godersi la quotidianità.
Lo studio ha coinvolto 4500 persone tra i 18 e i 65 anni, ed è stato realizzato attraverso un monitoraggio online mediante metodologia WOA (Web Opinion Analysis) sui principali social network – Facebook, Twitter, YouTube – blog e community interattive, per il lancio della campagna "Coppa Libera Tutti" di Coppa del Nonno. I numeri che sono venuti fuori parlano chiaro: circa 7 italiani su 10 (72%) hanno lo smartphone sempre in mano e lo utilizzano soprattutto sui mezzi pubblici (78%), nel luogo di lavoro (69%) e persino in vacanza (41%). Dall’identikit dei mobile-dipendenti poi, emerge che a stare incollate al cellulare sono più donne (58%) che uomini (43%), principalmente quelle che hanno una fascia di età compresa tra i 18 e i 24 anni (67%).
Ma quali sono i luoghi dove ci si connette più spesso? Al primo posto ci sono i mezzi pubblici (78%), seguiti dal luogo di lavoro (69%), bar e locali (65%), casa (54%), scuola e Università (47%) e pure in vacanza (41%). E con quanta frequenza? In media le persone controllano lo smartphone 80 volte al giorno, una ogni 12 minuti, e dedicano solo 8 minuti al giorno alla classica conversazione. Questa dipendenza, ribattezzata dagli esperti internazionali “Sindrome da Hand-Phone”, ipnotizza le persone davanti ad uno schermo al punto da obbligarle ad utilizzare solo la mano libera pur di non staccarsi dal cellulare.
E' per questo motivo che, per far tornare a socializzare le persone, gli esperti hanno stilato un decalogo “libera-mani”

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Contenti loro...Serena e allegra giornata, Sal&allegraband

 

 
 
 

sal&allegraband, ma solo SAL

Post n°734 pubblicato il 22 Gennaio 2018 da prolocoserdiana
 

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Una giornata a discutere, una giornata per decidere. Tutti assieme abbiamo ripassato i post pubblicati da due mesi a questa parte. A tutti è saltata la classica mosca la naso. Abbiamo fatto dei brevissimi conti: 17 amicizie nello spazio amici, massimo, ma solo su alcuni post, 10 commenti  con qualche ciao sparso quà e là. Niente di più. Di contro mentre voi sapete tutto di noi, noi di voi sappiamo solo che navigate, pubblicate, avete le vostre amicizie... Non è mia abitudine dilungarmi su un qualcosa che personalmente non mi interessa più di tanto. Il Blog NON CHIUDE, i post verranno pubblicati regolarmente, ma...

PRIMA DI COMMENTARE CONTROLLATE DI ESSERE ANCORA NELLO SPAZIO AMICI PERCHE' CANCELLEREMO I COMMENTI DI CHI NON RITENIAMO PIU' FAR PARTE DEL NOSTRO SPAZIO VIRTUALE.

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Ringraziamo chi ci ha fin quì seguito, ma poi evidentemente ha avuto altre incombenze, chi rimarrà, chi arriverà. Del tutto inutile contattarci in messaggeria perchè utilizzeremo anche la lista nera. Per capirci ancora meglio: fate attenzione a ciò che eventualmente scriverete sul Blog perchè poi saremo durissimi.
Sal&allegraband

 
 
 

"Womenʼs March", anche Adele a Los Angeles contro le molestie| E la Portman: "Terrorismo sessuale"

Post n°733 pubblicato il 22 Gennaio 2018 da prolocoserdiana
 

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Sono scese in oltre 600mila in piazza, sabato 20 gennaio, a Los Angeles per la seconda edizione della Women’s March a sostegno della campagna 'Time's Up' ('Il tempo è scaduto'), dedicata alle persone molestate sessualmente sul lavoro. Tante le star che hanno parlato alla folla "rosa" dal palco, da Scarlett Johansson, a Eva Longoria e Natalie Portman, che ha confessato la sua prima esperienza traumatica di “terrorismo sessuale” di quando aveva 13 anni. Tra le dive presenti anche Adele, che ha postato uno scatto su Instagram.
La prima "Women's March" poco dopo l'insediamento di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti, aveva coinvolto oltre 600 città in tutto il mondo e una partecipazione pari a quasi 4 milioni di persone, che avevano marciato in nome dei diritti delle donne e delle minoranze contro la nuova amministrazione presidenziale. Quest'anno la replica, un'"onda rosa" ancora più agguerrita, ancora più determinata e le persone scese in piazza hanno quasi raggiunto i 5 milioni di partecipanti. Da Roma, dove tra gli oratori c'era naturalmente anche Asia Argento, a Parigi, passando per Londra, New York...
Toccante il racconto di Natalie Portman che dal palco condivide con la folla una terribile esperienza di quando aveva 13 anni. In una lettera ricevuta da un fa, dopo il suo debutto cinematografico nel film “Léon” di Luc Besson), un uomo le confessava la sua “fantasia di stupro” su di lei.
Sulla sua pagina Instagram invece Adele, postando lo scatto che la ritrae insieme a Jennifer Lawrence e Cameron Diaz scrive: “Le persone più influenti nella mia vita sono sempre state donne. La mia famiglia, i miei amici, i miei insegnanti, i miei colleghi e i miei idoli. Sono ossessionato da tutte le donne della mia vita. Li adoro e ho bisogno di loro sempre di più ogni giorno. Sono così grato di essere una donna, non la cambierei per il mondo”

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Sereno inizio settimana, Sal

 
 
 

Smartphone a scuola: arriva il decalogo, ma nelle classi è già una realtà

Post n°732 pubblicato il 21 Gennaio 2018 da prolocoserdiana
 

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La rivoluzione è ufficialmente partita. Dopo mesi di annunci, confronti a livello istituzionale e scolastico, dubbi e interrogativi arrivano finalmente le regole sull’utilizzo degli smartphone in classe. Valide per le scuole di ogni ordine e grado. Un decalogo che nei piani del Ministero dovrebbe aprire una nuova fase nella didattica. Ma che, in realtà, serve a sanare un vuoto che era ben visibile nella quotidianità delle scuole italiane. Perché i telefoni cellulari (e i tablet) già entravano nelle nostre aule. Anche per motivi di studio. Perché continuare a non ammetterlo, vietandolo e basta? Meglio provare, anche se in ritardo, a dargli un ruolo chiaro, come spiega Skuola.net.
In molte classi lo smartphone acceso è già una pratica diffusa
Basti pensare che, secondo un sondaggio effettuato da Skuola.net tra gli studenti all’indomani del via all’operazione ‘device in classe’ (all’inizio di quest’anno scolastico) più della metà dei ragazzi (56%) diceva di usare già il cellulare durante le lezioni: in un caso su 10 erano tutti i professori a cercare di sfruttare gli smartphone per rendere le spiegazioni più coinvolgenti. Il 47%, invece, si doveva accontentare solo di alcuni docenti che credevano nelle potenzialità delle nuove tecnologie. Ma, nello specifico, che uso se ne fa? A più di un ragazzo su tre  viene chiesto di accenderli per approfondire le spiegazioni; nel 13% dei casi per usare app durante lezioni e compiti in classe; la stessa percentuale (13%) lo sfrutta per prendere appunti e organizzare lo studio.
La regola principale: solo il docente può chiedere di usare i device
Ma cosa si dovranno aspettare i ragazzi dopo che il decalogo verrà adottato dalla propria scuola? Le linee guida sono un mix di teoria e pratica. Poche regole ma precise. Che non lasciano spazio a equivoci: innanzitutto sarà il docente a decidere come e quando far accendere i device agli alunni. Resta dunque la regola base che i cellulari devono essere tenuti spenti. A meno che non lo richieda il professore. Una precisazione importante, visto che quasi la metà dei ragazzi (45%) ammette di usare lo smartphone per scopi personali anche durante le lezioni (per chattare, per andare su Internet, per copiare i compiti).

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Onu, le donne guadagnano il 23% in meno rispetto agli uomini

Post n°731 pubblicato il 21 Gennaio 2018 da prolocoserdiana
 

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Secondo l'Onu, si tratta del "più grande furto della storia": il fenomeno, noto come il gender pay gap, è quello per cui nel mondo le donne guadagnano in media il 23% in meno degli uomini. Secondo i dati raccolti dalle Nazioni Unite, non vi sono distinzioni di aree, comparti, età o qualifiche. "Non esiste un solo paese, nè un solo settore in cui le donne abbiano gli stessi stipendi degli uomini", ha detto il consigliere dell'Organizzazione, Anuradha Seth.
Il divario salariale è dovuto all'accumulo di numerosi fattori: dalla sottovalutazione del lavoro delle donne alla mancata remunerazione del lavoro domestico, dalla minore partecipazione al mercato del lavoro al livello di qualifiche assunte. Secondo le stime, con ogni nascita le donne perdono in media il 4% del loro stipendio rispetto a un uomo; per il padre il reddito aumenta invece di circa il 6%. Ciò testimonia, afferma Seth, che buona parte del problema è il lavoro famigliare non retribuito che le donne continuano a svolgere in modo sproporzionato.
Nonostante l'inserimento nel mercato del lavoro negli ultimi decenni, il numero di donne attive resta molto inferiore a quello degli uomini; inoltre, in molti casi le donne lavorano meno ore. Al ritmo attuale, avverte l'Onu, ci vorranno più di 70 anni per porre fine al divario salariale tra i due sessi.

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Per tutte le violenze consumate su di Lei, per tutte le umiliazioni che ha subito, per il suo corpo che avete sfruttato, per la sua intelligenza che avete calpestato, per l’ignoranza in cui l’avete lasciata, per la libertà che le avete negato, per la bocca che le avete tappato, per le ali che le avete tagliato,per tutto questo: in piedi, Signori, davanti ad una Donna.
(William Shakespeare)

Serena domenica, ma ancora con tanti etcìììììì. Sal

 
 
 
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