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Post N° 116

Post n°116 pubblicato il 07 Giugno 2007 da nefertiti_86
 

A volte poche note bastano a smontare una parte di mondo…

 
 
 

Elisa - Una poesia anche per te

Post n°115 pubblicato il 19 Maggio 2007 da nefertiti_86
 
Tag: musica

Forse non sai quel che darei
Perché tu sia felice
Piangi lacrime di aria
Lacrime invisibili
Che solamente gli angeli
san portar via

Ma cambierà stagione
ci saranno nuove rose

E ci sarà
dentro te e al di là
dell’orizzonte
una piccola
poesia

Ci sarà
forse esiste già al di là
dell’orizzonte
una poesia anche per te

Vorrei rinascere per te
e ricominciare insieme come se
non sentissi più dolore
ma tu hai tessuto sogni di cristallo troppo coraggiosi e
fragili
per morire adesso
solo per un rimpianto

Ci sarà
dentro te e al di là
dell’orizzonte
una piccola poesia

Ci sarà
dentro te e al di là
dell’orizzonte
una poesia anche per te

Perdona e dimenticherai
per quanto possa fare male in fondo sai
che sei ancora qui
e dare tutto e dare tanto quanto il tempo in cui il tuo segno rimarrà
questo nodo lo sciolga il sole come sa fare con la neve

Ci sarà
dentro te e al di là
dell’orizzonte
una piccola poesia

Ci sarà
e forse esiste già al di là
dell’orizzonte
una poesia anche per te
anche per te solo per te
per te

 
 
 

Kahlil Gibran

Post n°114 pubblicato il 10 Maggio 2007 da nefertiti_86
 
Tag: poesia

Non potrete essere liberi finché perfino il desiderio di cercare la libertà non vi sembri una briglia, e non avrete cessato di parlarne come di una meta e un compimento.
Sarete liberi, infatti, non quando i vostri giorni saranno privi di ansie e le notti senza un bisogno o una pena.
Ma quando queste cose vi stringeranno come una cintura e saprete innalzarvi al di sopra di esse nudi e sciolti.
Ma come potrete innalzarvi oltre i giorni e le notti se non rompendo le catene che all'alba della vostra comprensione avete stretto intorno all'ora meridiana?
In verità, ciò che chiamate libertà è la più resistente di tali catene, benché i suoi anelli brillino al sole e abbaglino i vostri occhi.
E che cosa volete eliminare per essere liberi se non brandelli di voi stessi?
Se è una legge ingiusta che volete abolire, l'avete scritta sulla fronte con le vostre mani.
Non la potete cancellare, né bruciando i vostri libri di diritto, né lavando le fronti dei giudici, anche versandovi su il mare.
E se è un despota che volete deporre, badate prima a distruggerne il trono eretto in voi.
Perché un tiranno come può governare uomini liberi e orgogliosi se non tiranneggiando la loro libertà e calpestando il loro orgoglio?
E se è una noia che volete scacciare, essa fu scelta da voi più che imposta dagli altri.
E se è un timore che volete fugare, la sua sede è nell'animo vostro, non nella mano di chi temete.
In verità, tutte le cose muovono dentro il vostro essere in un perenne semi abbracciamento, quelle desiderate e le temute, le ripugnanti e le amate, le perseguite e quelle che vorreste evitare.
Esse muovono in voi come ombre e luci in stretto accoppiamento.
E quando l'ombra svanisce e non è più, la luce che indugia diventa un'ombra per un'altra luce.
Così la vostra libertà, appena perde le catene, diventa essa stessa la catena per una maggiore libertà.

 
 
 

Mad World

Post n°113 pubblicato il 08 Maggio 2007 da nefertiti_86
 

All around me are familiar faces
Worn out places
Worn out faces

Bright and early for their daily races
Going nowhere
Going nowhere

Their tears are filling up their glasses
No expression
No expression

Hide my head I want to drown my sorrow
No tomorrow
No tomorrow

And I find it kind of funny
I find it kind of sad
The dreams in which I’m dying
Are the best I’ve ever had
I find it hard to tell you
I find it hard to take
When people run in circles
It’s a very very
Mad world
Mad world

Children waiting for the day they feel good
Happy birthday
Happy birthday

Made to feel the way that every child should
Sit down and listen
Sit down and listen

Went to school and I was very nervous
No one knew me
No one knew me

Hello teacher tell me what’s my lesson
Look right through me
Look right through me

And I find it kind of funny
I find it kind of sad
The dreams in which I’m dying
Are the best I’ve ever had
I find it hard to tell you
I find it hard to take
When people run in circles
It’s a very very
Mad world
Mad world
enlarged in your world
Mad world

 
 
 

Post N° 112

Post n°112 pubblicato il 23 Aprile 2007 da nefertiti_86
 

Oggi è uno di quei giorni nei quali sento che qualcosa mi manca…

Vorrei tornare indietro… ad un tempo che in fondo non conosco neanch’io…

Vorrei recuperare qualcosa che ho perso… ma non so cos’è…

Forse la mancanza che sento non è riferita a qualcosa che non ho più…

ma a qualcosa che non ho mai avuto…

E allora che faccio?

 

Temo che ciò significhi che la mia Ricerca continua…

Ancora…

 
 
 

Post N° 111

Post n°111 pubblicato il 14 Aprile 2007 da nefertiti_86
 

immagine   Una vecchia conoscenza,

una nuova capacità d'amare,

un ritrovato entusiasmo...

E la Vita ritorna...

ricomincia...

 

 
 
 

Il Cuore Rivelatore

Post n°110 pubblicato il 21 Marzo 2007 da nefertiti_86
 

E' vero! Sono e sono sempre stato nervoso, molto, spaventosamente nervoso; ma perche' dite che sono pazzo? La malattia ha acuito i miei sensi, ma non li ha distrutti, non li ha soffocati. Particolarmente affinato era in me il senso dell'udito. Udivo tutte le cose del cielo e della terra. E udivo anche molte cose dell'inferno. Come puo' essere dunque che io sia pazzo? Ascoltatemi! E osservate con quanta lucidita', con quanta calma io posso narrarvi per filo e per segno tutto cio' che accadde.
 
E' impossibile dire come l'idea mi sia entrata per la prima volta nel cervello.
Ma non appena l'ebbi concepita mi ossessiono' notte e giorno. Scopo non ne avevo. Odio neppure. Volevo bene al vecchio. Non mi aveva mai fatto del male.
Non mi aveva mai insultato. Non desideravo il suo oro. Credo fosse il suo occhio! Si', fu proprio cosi'! Aveva l'occhio di un avvoltoio, un occhio pallido, azzurro, coperto di una pellicola. Ogni volta che esso si posava su di me il mio sangue si raggelava, e cosi' per gradi, oh, per gradi molto lenti, io decisi di togliere la vita al vecchio, e sbarazzarmi cosi' per sempre di quell'occhio.
 
Ora questo e' il punto. Voi mi credete pazzo, ma i pazzi non capiscono nulla, mentre avreste dovuto vedere ME. Avreste dovuto vedere con quanta accortezza procedetti, con quanta cautela, con quanta preveggenza, con quanta dissimulazione mi misi all'opera! Mai fui cosi' gentile col vecchio come durante la settimana prima che io l'uccidessi. E ogni sera, verso mezzanotte, giravo il paletto della sua porta e aprivo l'uscio... oh, come piano! E poi, una volta ottenuta un'apertura sufficiente perche' la mia testa potesse passarvi, mettevo dentro una lanterna cieca, tutta chiusa, ben chiusa, in modo che non ne uscisse nessuna luce, e poi spingevo innanzi il capo. Oh, avreste riso nel vedere con quanta furberia lo insinuavo nell'apertura! Lo muovevo
lentamente, in modo da non disturbare il sonno del vecchio. Mi ci voleva un'ora intiera per far passare tutta quanta la testa entro la fessura in modo da poterlo vedere mentre giaceva sul letto. Ah! Un pazzo avrebbe agito con altrettanta avvedutezza? Poi, quando tutta la mia testa era entrata nella stanza, scoprivo la lanterna cautamente, oh, quanto cautamente, cautissimamente (poiche' i cardini scricchiolavano) la scoprivo giusto quel tanto che mi permetteva di far cadere un unico sottile raggio sull'occhio d'avvoltoio. E questo feci per sette lunghe notti, esattamente ogni notte a mezzanotte, ma trovavo l'occhio sempre chiuso, cosicche' mi era impossibile compiere la mia opera, poiche' non era il vecchio che mi irritava ma il suo Occhio Maligno. E ogni mattina, quando il giorno spuntava, entravo baldanzosamente nella stanza e gli parlavo con audacia, chiamandolo per nome in tono cordiale, e gli chiedevo come avesse trascorso la notte. Percio' capirete che avrebbe dovuto essere un vecchio molto astuto per sospettare che ogni notte, a mezzanotte in punto, io lo spiavo mentre egli dormiva. L'ottava sera fui piu' cauto del solito nell'aprire la porta. Una lancetta da orologio dei minuti si muove piu' rapidamente di quel che si muovesse la mia mano. Mai prima di quella sera avevo SENTITO con tanta intensita' tutta la somma dei miei poteri e della mia sagacia. Stentavo a trattenere la mia sensazione di trionfo. Pensare che io ero li', ad aprire la porta a poco a poco, senza che egli neppure lontanamente sospettasse le mie azioni o i miei pensieri segreti. Per poco non mi misi a sogghignare, e forse egli mi intese, poiche' ad un tratto si mosse sul letto, quasi risvegliato di soprassalto. Ma forse ora crederete che io arretrassi... ma non fu cosi'.
La sua stanza fittamente immersa nelle tenebre era nera come la pece (poiche' le imposte erano saldamente chiuse e sprangate per timore dei ladri): percio' ero certo che non mi potesse vedere nell'atto di aprire l'uscio, e seguitai quindi a spingere la maniglia in avanti, sempre piu' in avanti, senza esitazioni.
 
Gia' avevo messo dentro la testa, e stavo per aprire la lanterna, quando il mio pollice scivolo' sul gancetto di metallo, e il vecchio balzo' a sedere sul letto gridando: - Chi e' la'?
 
Rimasi perfettamente immobile e non proferii sillaba: durante un'ora intera non mossi un solo muscolo, eppure in tutto quel tempo non lo intesi riadagiarsi. Era sempre a sedere sul letto in ascolto... esattamente come avevo fatto io, notte per notte, mentre ascoltavo gli orologi della morte rintoccare sulla parete.
 
Infine avvertii un gemito sommesso, e compresi che era un gemito di terrore mortale. Non era ne' un gemito di sofferenza ne' un gemito di dolore, oh, no! Era l'ansito soffocato, contenuto, che si leva dal fondo dell'anima allorche' questa e' sopraffatta dalla paura. Conoscevo bene quell'ansito. Piu' di una volta, a mezzanotte in punto, quando l'universo intiero giaceva addormantato, esso si e' levato dal mio petto, incupendo con i suoi echi spaventosi i terrori
che mi dilaniavano. Ripeto che lo conoscevo bene. Capivo quel che il vecchio sentiva, e avevo pieta' di lui, benche' dentro di me sghignazzassi. Sapevo che si era svegliato sin dal primo leggero rumore, allorche' si era rigirato nel letto. Da quel momento i suoi timori non avevano fatto che crescere entro di lui. Doveva aver tentato di giudicarli senza motivo, ma non gli era stato possibile. Certo si era detto: "Deve essere semplicemente il vento nel camino... oppure un topo che attraversa il pavimento", oppure: "forse soltanto un grillo che ha trillato un'unica volta". Si', certo doveva essersi confortato con queste supposizioni, ma doveva averle trovate tutte inutili. TUTTE INUTILI: perche' la Morte, avvicinandosi a lui, era venuta avanzando entro la sua nera ombra e aveva avviluppato la sua vittima. Ed era il lugubre influsso dell'ombra
invisibile che gli faceva sentire, benche' non potesse ne' udire ne' vedere, che gli faceva SENTIRE la presenza della mia testa all'interno della stanza. Dopo aver aspettato a lungo, con infinita pazienza, senza averlo udito riadagiarsi, decisi di socchiudere, oh, appena appena, una sottilissima fenditura nella lanterna. L'aprii dunque, non potete immaginare con quanta cautela, sinche' un sottilissimo tenuissimo raggio, simile al filo di un ragno, balzo' fuor della fenditura e cadde in pieno sull'occhio d'avvoltoio.
 
Era aperto, tutto aperto, completamente spalancato, e nel fissarlo la furia mi invase. Lo vedevo distintamente, tutto di un azzurro opaco, con quell'odioso velo che lo ricopriva e che faceva raggelare persino il midollo delle mie ossa; ma non potevo vedere altro del vecchio, ne' della sua faccia, ne' del suo corpo, poiche' avevo rivolto il raggio come per istinto proprio su quell'unico maledetto punto.
 
E non vi ho forse detto che cio' che voi scambiate per pazzia altro non era che una esasperazione dei miei sensi? Ebbene: ecco che ora le mie orecchie percepirono un rumore sommesso, soffocato, veloce, simile a quello che fa un orologio quando e' avvolto nel cotone. Anche QUEL suono, conoscevo. Era il battito del cuore del vecchio. Questo aumento' il mio furore, allo stesso modo
che il rullare di un tamburo stimola il coraggio del soldato.
 
Ma anche allora mi trattenni e rimasi immobile. Respiravo appena. Tenevo la lanterna ferma. Cercavo di vedere sino a che punto sarei riuscito a mantenere immobile sull'occhio il raggio. Frattanto il tam-tam infernale del cuore aumentava. Si faceva sempre piu' rapido e sempre piu' forte a ogni attimo. Il terrore del vecchio DEVE essere stato infinito! Aumentava, ripeto, a ogni
istante! Mi seguite bene? Vi ho detto che sono nervoso: e' vero. E adesso in quell'ora spenta e morta della notte, nel silenzio inverosimile di quella vecchia casa, l'irreale rumore suscito' in me un terrore incontrollabile. E tuttavia per altri lunghi minuti mi trattenni e restai immobile. Ma il battito cresceva, cresceva! Mi parve che il cuore dovesse scoppiare. Ed ecco che una nuova angoscia mi strinse: il rumore sarebbe stato inteso da qualche vicino! L'ora del vecchio era giunta! Con un urlo insano feci scattare lo schermo della lanterna e balzai nella stanza. Egli grido' una sola volta, una volta soltanto. Immediatamente lo buttai a terra e gli gettai addosso il letto pesante. Allora presi a sorridere lietamente, accorgendomi di averla fatta finita cosi' in fretta. Ma per molti miuti il cuore seguito' a battere con un rumore soffocato. Cio' pero' non mi turbava; nessuno poteva intenderlo di la' dalla parete. Infine il rumore cesso'. Il vecchio era morto. Sollevai il letto ed esaminai il cadavere. Si', era morto, morto stecchito. Posai una mano sul cuore e ve la tenni per lunghi minuti. Non avvertii pulsazione alcuna. Il vecchio era morto stecchito. Il suo occhio non mi avrebbe piu' ossessionato. Se ancora mi giudicate pazzo, piu' non mi giudicherete tale quando vi avro' descritto tutti gli accorgimenti e le precauzioni da me presi per occultare il cadavere. La notte trascolorava rapidamente e io lavoravo in fretta e in silenzio. Per prima cosa smembrai il corpo, gli spiccai il capo, le braccia e le gambe.
 
Divelsi quindi tre assi del pavimento della stanza e posai ogni cosa fra i travicelli. Rimisi quindi a posto le tavole con tanta accuratezza, con tanta astuzia, che nessun occhio umano, neppure il SUO, avrebbe potuto scorgere alcunche' di sospetto. Non c'era da lavar via nulla, nessuna macchia di nessun genere, nessuna traccia di sangue. Ero stato troppo guardingo per cadere in un simile errore. Avevo raccolto tutto in un mastello... Ah! ah!
 
Quando ebbi sbrigata la mia bisogna, erano le quattro del mattino; ma ogni cosa era ancora avvolta nelle tenebre come a mezzanotte. Non appena la campana cesso' i suoi rintocchi intesi bussare all'uscio di strada. Scesi ad aprire col cuore leggero: infatti che cosa avevo da temere, ORMAI? Entrarono tre uomini che si presentarono con perfetta gentilezza come funzionari di polizia. Un vicino aveva inteso un urlo durante la notte; aveva sospettato qualcosa di losco, aveva riferito i propri sospetti alla questura locale, ed essi (i funzionari) avevano avuto l'ordine di perquisire l'abitazione.
 
Sorrisi: CHE COSA avevo da temere, infatti? Pregai gli uomini di accomodarsi. L'urlo, spiegai, era stato lanciato da me nel sonno. In quanto al vecchio era partito per la campagna. Feci fare ai poliziotti il giro della casa. Li esortai a cercare, a cercare BENE. Infine li condussi nela sua stanza. Mostrai loro i suoi tesori, che erano in ordine e al sicuro. Nell'entusiasmo della mia sicurezza portai nella stanza alcune seggiole e insistetti perche' sedessero LI' a riposarsi dalle loro fatiche, mentre io, nella folle audacia del mio completo trionfo, posai la mia seggiola proprio sul punto esatto sotto cui riposava il cadavere della vittima.
 
I funzionari erano soddisfatti. I miei MODI li avevano convinti. Io ero straordinariamente calmo. Gli uomini sedevano, e mentre io rispondevo animatamente, essi discorrevano di argomenti familiari. Ma in breve mi sentii impallidire e cominciai a desiderare in cuor mio che se ne andassero. La testa mi doleva e mi sembrava che le orecchie mi rintronassero. Ma gli uomini
seguitarono a sedere e a chiacchierare. Il ronzio delle orecchie si fece piu' distinto... Diveniva sempre piu' intenso, sempre piu' distinto: ripresi a discorrere ancor piu' animatamente per sbarazzarmi di quella sensazione sgradevole, ma essa continuava, e diventava anzi sempre piu' definita, finche' mi accorsi che il rumore NON risuonava entro le mie orecchie.
 
Senza dubbio dovevo essere diventato PALLIDISSIMO, ma seguitavo a discorrere sempre piu' animatamente, e alzando il tono della mia voce. Nondimeno il rumore aumentava, e cosa potevo fare? ERA UN RUMORE SOMMESSO, SOFFOCATO, VELOCE; ASSOMIGLIAVA MOLTISSIMO AL RUMORE CHE FA UN OROLOGIO QUANDO E' AVVOLTO NEL COTONE. Ansimai: mi sentivo il fiato mozzo; e tuttavia i poliziotti non lo avevano avvertito. Parlai ancora piu' in fretta, con irruenza ancora maggiore,
ma il rumore aumentava inesorabilmente. Mi alzai e presi a discutere di sciocchezze, in tono di voce altissimo e gesticolando violentemente, ma il rumore cresceva implacabile. Perche' non se ne andavano? Incominciai a passeggiare innanzi e indietro a lunghi passi, quasiche' i discorsi di quegli uomini mi avessero infuriato, ma il rumore cresceva, cresceva sempre. Oh, Dio!
Che cosa POTEVO fare? Schiumavo, vaneggiavo, bestemmiavo! Volsi di scatto la seggiola su cui mi ero messo a sedere, la trascinai sulle tavole, ma il rumore copriva ogni cosa aumentando continuamente. Si faceva sempre piu' forte, sempre piu' forte, SEMPRE PIU' FORTE! E tuttavia gli uomini seguitavano a discorrere piacevolmente, e sorridevano. Era mai possibile che non udissero? Dio onnipotente! No, no! Certo che lo udivano! Sospettavano! Sapevano! Si beffavano della mia disperazione! Questo pensai, e questo penso. Ma qualsiasi cosa era meglio dell'angoscia mortale che mi attanagliava! Qualsiasi cosa era piu' tollerabile di quella derisione! Non potevo piu' sopportare quei sorrisi ipocriti! Compresi che dovevo urlare o altrimenti sarei morto!
Ed ecco, ancora!
Ascoltate! Piu' forte! Piu' forte! Piu' forte! PIU' FORTE!
 
- Mascalzoni! - urlai, - smettetela di fingere! Confesso il delitto! Togliete quelle tavole! Qui, qui! E' il battito del suo odioso cuore!

 
 
 

Paulo Coelho

Post n°109 pubblicato il 03 Marzo 2007 da nefertiti_86
 
Tag: poesia

“Le cose che ho imparato nella vita”

- Che non importa quanto sia buona una persona, ogni tanto ti ferirà.
E per questo, bisognerà che tu la perdoni.

- Che ci vogliono anni per costruire la fiducia e solo pochi secondi per distruggerla.
- Che non dobbiamo cambiare amici, se comprendiamo che gli amici cambiano.
- Che le circostanze e l’ambiente hanno influenza su di noi, ma noi siamo responsabili di noi stessi.
- Che, o sarai tu a controllare i tuoi atti, o essi controlleranno te.
- Ho imparato che gli eroi sono persone che hanno fatto ciò che era necessario fare, affrontandone le conseguenze.
- Che la pazienza richiede molta pratica.
- Che ci sono persone che ci amano, ma che semplicemente non sanno come dimostrarlo.
- Che a volte, la persona che tu pensi ti sferrerà il colpo mortale quando cadrai, è invece una di quelle poche che ti aiuteranno a rialzarti.
- Che solo perché qualcuno non ti ama come tu vorresti, non significa che non ti ami con tutto te stesso.
- Che non si deve mai dire a un bambino che i sogni sono sciocchezze: sarebbe una tragedia se lo credesse.
- Che non sempre è sufficiente essere perdonato da qualcuno. Nella maggior parte dei casi sei tu a dover perdonare te stesso.
- Che non importa in quanti pezzi il tuo cuore si è spezzato; il mondo non si ferma, aspettando che tu lo ripari.
- Forse Dio vuole che incontriamo un po’ di gente sbagliata prima di incontrare quella giusta, così quando finalmente la incontriamo, sapremo come essere riconoscenti per quel regalo.
- Quando la porta della felicità si chiude, un’altra si apre, ma tante volte guardiamo così a lungo a quella chiusa, che non vediamo quella che è stata aperta per noi.
- La miglior specie d’amico è quel tipo con cui puoi stare seduto in un portico e camminarci insieme, senza dire una parola, e quando vai via senti che è come se fosse stata la miglior conversazione mai avuta.
- E’ vero che non conosciamo ciò che abbiamo prima di perderlo, ma è anche vero che non sappiamo ciò che ci è mancato prima che arrivi.
- Ci vuole solo un minuto per offendere qualcuno, un’ora per piacergli, e un giorno per amarlo, ma ci vuole una vita per dimenticarlo.
- Non cercare le apparenze, possono ingannare.
- Non cercare la salute, anche quella può affievolirsi.
- Cerca qualcuno che ti faccia sorridere perché ci vuole solo un sorriso per far sembrare brillante una giornataccia.
- Trova quello che fa sorridere il tuo cuore.
- Ci sono momenti nella vita in cui qualcuno ti manca così tanto che vorresti proprio tirarlo fuori dai tuoi sogni per abbracciarlo davvero!
- Sogna ciò che ti va; vai dove vuoi; sii ciò che vuoi essere, perché hai solo una vita e una possibilità di fare le cose che vuoi fare.
- Puoi avere abbastanza felicità da renderti dolce, difficoltà a sufficienza da renderti forte, dolore abbastanza da renderti umano, speranza sufficiente a renderti felice.
- Mettiti sempre nei panni degli altri. Se ti senti stretto, probabilmente anche loro si sentono così.
- Le più felici delle persone, non necessariamente hanno il meglio di ogni cosa; soltanto traggono il meglio da ogni cosa che capita sul loro cammino.
- Il miglior futuro è basato sul passato dimenticato, non puoi andare bene nella vita prima di lasciare andare i tuoi fallimenti passati e i tuoi dolori.
- Quando sei nato, stavi piangendo e tutti intorno a te sorridevano.

Vivi la tua vita in modo che quando morirai, tu sia l’unico che sorride e ognuno intorno a te piange.

 
 
 

Secondo la proprietà commutativa...

Post n°108 pubblicato il 11 Gennaio 2007 da nefertiti_86
 

Incredibile come così tante cose possano cambiare in così pochi giorni.
Sissy ha riportato proprio un passo di Paulo Coelho al quale stavo pensando: “Non posso perdere l'unica cosa che mi mantiene vivo: la speranza. Una parola che, spesso, si trova con noi al mattino, viene ferita nel corso della giornata e muore all'imbrunire, ma risuscita con l'aurora.”
Solo poche ore fa, faceva realmente parte di me… ora non la prendo (più) per buona: perché mi rendo conto con coscienza e solo adesso che la mia Speranza ha smesso di imitare l’Araba Fenice: non risorge più…
Perché quell’angelo che è entrato nella mia vita per scacciare i miei fantasmi (o almeno parte di essi…) è lontano, così tanto lontano…
E tutte le volte che vorrei abbandonarmi nelle sue braccia, quest’angelo non c’è… e tutta quella forza che mi ha dato, in quegli attimi, pare svanire…
E con essa la Speranza…
Quella speranza che, poco a poco, si è dileguata nel Tempo… si è dissolta…

Ma non la imparo proprio mai la lezione: ed è questo il mio problema…
Più persone cercano di farmi credere che sia sempre necessario essere se stessi, ma ho imparato a mie spese che non è vero, che proprio non è così…
Dai agli altri ciò che vogliono: sono persone meschine? Allora comportati di conseguenza… Sono stronzi? Allora sii stronzo anche tu… Sono gentili? In tal caso può andare: sii gentile…
Ciò significa forzare la propria natura a seconda delle circostanze…
Ed è ciò che sono costretta a fare ogni giorno…
Ed è ciò che mi fa soffrire da morire…
Perché io non sono fatta per questo mondo: se potessi voterei la mia vita all’Autenticità più pura, alla Dedizione e all’Offerta di affetto profondo e sincero, ma non posso farlo… o almeno non sempre…
A volte devo difendermi, sono costretta a farlo… e si tratta della maggior parte delle volte…

Impara, impara: non fidarti più, ma proprio mai più!! E di nessuno!!
Non è poi così difficile da capire… e forse neanche da attuare…
Smetti di voler bene e di affezionarti, scherma la tua anima perché è l’unica cosa che la può proteggere e salvaguardare… è l’unica possibilità di sopravvivenza…

Rimbombano ancora nella mia testa le parole di Gibran: “La forza che difende il cuore dalle ferite è la stessa che gli impedisce di dilatarsi alla sua massima grandezza. Gioia e Dolore sono inseparabili. Giungono insieme e soltanto quando siete vuoti, siete equilibrati e saldi”.
Non le ho dimenticate, non potrei mai dimenticarle… perché sono il mio alibi, l’unico fantasma docile al quale posso fare appello: creano in me l’ombra di quella Speranza che più non ho e che altrimenti non potrei avere… conciliano con essa quel che sono adesso…

Non ho ancora una soluzione… non ho ancora intenzione di cercarla…
Adesso il cuore è troppo acciaccato per reagire…
Mi conosco: al Dolore sopraggiungerà la Rabbia che spazzerà via ogni cosa come un vento devastante…
E lascerà in me il deserto… ancora… di nuovo… inesorabilmente…
L’aridità durerà un poco… poi - forse - cercherò daccapo di seminare qualche pianta d’Aloe, in grado di vegetare anche sui terreni più aridi e sassosi…
Chissà che non cresca davvero e non ricrei la mia oasi perduta…

 
 
 

Di nuovo qui...

Post n°107 pubblicato il 08 Gennaio 2007 da nefertiti_86
 

Ed oggi sì: oggi dovevo proprio tornare qui, sul blog…

È il momento di recuperare questo frammentino della mia vita e tirare un po’ di somme…

Ne è passato di tempo dall’ultima volta che ho scritto… e ne è passata di acqua sotto i ponti da allora…

È incredibile che questo nuovo anno inizi senza una persona che da vent’anni a questa parte c’era sempre stata…

Cosa mi resta se non prenderla con filosofia?

E così farò… appoggiandomi alla consapevolezza che, dopotutto, non son degna di lamentarmi… e che c’è chi ha problemi davvero immensi - e immensamente più grandi dei miei - e affronta tutto pacatamente, col sorriso!

Credo che l’incontro con una persona che rientra in questa categoria sia stato davvero benefico per me: ha lenito il mio dolore e disinfettato le mie ferite…

Forse è proprio così che doveva andare: il Destino ha barattato chi in 20 anni non è mai stato un angelo (anche se, devo ammetterlo: per me, volava…), con un angelo vero che ha cancellato quei 20 anni con un colpo d’ala…

Ma sì: forse è davvero così che doveva andare…

E non posso dire di star bene…

Ma voglio credere che, col tempo, forse anch’io - col suo aiuto - riuscirò a sollevare i piedi da terra, anche se solo di pochi centimetri…

Forse è iniziata - ma non lo so ancora - una leggera discesa nel mio cammino…

…per aspera ad astra et… ad maiora…

 
 
 

Tutto diversamente uguale...

Post n°106 pubblicato il 07 Dicembre 2006 da nefertiti_86
 

Sono un po’ affranta da ciò che sta accadendo ultimamente…

I cambiamenti mi fanno sempre sentire una fitta al cuore…

È tutto diverso!

Cos’è che sento davvero? Di non riuscire più ad affezionarmi alle persone, di non riuscire più a provare Affetto per qualcuno…

Perché non mi batte più il cuore?

Eppure lo sento il suo “tum tum” nel mio petto… ma quale utilità ritrovo in questo?

Il fatto che mi faccia ancora respirare, il fatto che mi sorregga in piedi…

…e poi?

Una cosa è ancora uguale a prima: avevo deciso di chiudere il blog… eppure, ancor oggi, come un tempo, mi rendo conto di provare una certa difficoltà nell’abbandonare il Passato…

Forse perché quando ho “forzato” la mia indole tenera e dolce ho visto che la cosa mi ha solo danneggiato ulteriormente…

Ne ho persi, di pezzi della mia anima…

E non fa bene al cuore essere costretti a parlare con questa amarezza…

No, non fa bene per niente…

Sono, forse, solo indecisa…

Non so se chiuderò questo blog: per quanto io non riesca a sentirlo “mio”, è innegabilmente una parte di me… forse una parte molto superficiale, senz’altro una parte molto epidermica… ma pur sempre io…

Sono combattuta, ma, almeno per il momento, non riesco ad abbandonare quest’ulteriore pezzo di cuore…

Mi prenderò una pausa, come in tutti i rapporti…

Probabilmente aspetterò che passi Natale…

Forse un po’ d’amore tornerà…

 
 
 

Rudyard Kipling

Post n°105 pubblicato il 03 Dicembre 2006 da nefertiti_86
 
Tag: poesia

LETTERA AD UN FIGLIO

Se puoi vedere distrutto il lavoro di tutta la tua vita
e senza dire una parola ricominciare,
se puoi perdere i guadagni di cento partite
senza un gesto e senza un sospiro di rammarico,
se puoi essere un amante perfetto
senza che l'amore ti renda pazzo,
se puoi essere forte senza cessare di essere tenero
e sentendoti odiato non odiare, pure lottando e difendendoti.

Se tu sai meditare, osservare, conoscere,
senza essere uno scettico o un demolitore,
sognare senza che il sogno diventi il tuo padrone,
pensare senza essere soltanto un pensatore,
se puoi essere duro senza sentire collera,
se puoi essere sempre coraggioso e mai imprudente,
se tu sai essere buono e saggio
senza diventare né moralista, né pedante.

Se puoi incontrare il Trionfo e la Disfatta
e ricevere i due mentitori con fronte eguale,
se puoi conservare il tuo coraggio e il tuo sangue freddo
quando tutti lo perdono.

Allora i Re, gli Dei, la Fortuna e la Vittoria
saranno per sempre tuoi sommessi schiavi
e, ciò che vale meglio dei Re e della Gloria,
Tu sarai un uomo.

SE

Se riesci a non perdere la testa, quando tutti intorno
La perdono, e se la prendono con te;
Se riesci a non dubitare di te stesso, quando tutti ne dubitano,
Ma anche a cogliere in modo costruttivo i loro dubbi;
Se sai attendere, e non ti stanchi di attendere;
Se sai non ricambiare menzogna con menzogna,
Odio con odio, e tuttavia riesci a non sembrare troppo buono,
E a evitare di far discorsi troppo saggi;
Se sai sognare - ma dai sogni sai non farti dominare;
Se sai pensare - ma dei pensieri sa non farne il fine;
Se sai trattare nello stesso modo due impostori
- Trionfo e Disastro - quando ti capitano innanzi;
Se sai resistere a udire la verità che hai detto
Dai farabutti travisata per ingannar gli sciocchi;
Se sai piegarti a ricostruire, con gli utensili ormai tutti consumati,
Le cose a cui hai dato la vita, ormai infrante;
Se di tutto ciò che hai vinto sai fare un solo mucchio
E te lo giochi, all'azzardo, un'altra volta,
E se perdi, sai ricominciare
Senza dire una parola di sconfitta;
Se sai forzare cuore, nervi e tendini
Dritti allo scopo, ben oltre la stanchezza,
A tener duro, quando in te nient'altro
Esiste, tranne il comando della Volontà;
Se sai parlare alle folle senza sentirti re,
O intrattenere i re parlando francamente,
Se né amici né nemici riescono a ferirti,
Pur tutti contando per te, ma troppo mai nessuno;
Se riesci ad occupare il tempo inesorabile
Dando valore a ogni istante della vita,
Il mondo è tuo, con tutto ciò che ha dentro,
E, ancor di più, ragazzo mio, sei Uomo!

 
 
 

Pablo Neruda

Post n°104 pubblicato il 03 Dicembre 2006 da nefertiti_86
 
Tag: poesia

Mi piaci silenziosa

Mi piaci silenziosa, perché sei come assente
mi senti da lontano e la mia voce non ti tocca.
Par quasi che i tuoi occhi siano volati via
ed è come se un bacio ti chiudesse la bocca.

Tutte le cose sono colme della mia anima
e tu da loro emergi, colma d'anima mia.
Farfalla di sogno, assomigli alla mia anima
ed assomigli alla parola malinconia.

Mi piaci silenziosa, quando sembri distante.
E sembri lamentarti, tubante farfalla.
E mi senti da lontano e la mia voce non ti arriva:
lascia che il tuo silenzio sia il mio silenzio stesso.

Lascia che il tuo silenzio sia anche il mio parlarti,
lucido come fiamma, semplice come anello.
Tu sei come la notte, taciturna e stellata.
Di stella è il tuo silenzio, così lontano e semplice.

Mi piaci silenziosa perché sei come assente.
Distante e dolorosa come se fossi morta.
Basta allora un sorriso, una parola basta.
E sono lieto, lieto che questo non sia vero.

 
 
 

Francesco De Gregori

Post n°103 pubblicato il 03 Dicembre 2006 da nefertiti_86
 
Tag: poesia

Un Guanto

Un guanto precipitò da una mano desiderata
a toccare il pavimento del mondo in una pista affollata.
Un gentiluomo, un infedele lo seguì con lo sguardo.
E stava quasi per raggiungerlo, ma già troppo in ritardo,
e stava quasi per raggiungerlo, ma troppo in ritardo.
Era scomparsa quella mano e tutta la compagnia
e chissà se era mai esistita.
Era scomparsa quella mano e restava la nostalgia
e il guanto e la sua padrona scivolavano via
e il guanto e la sua padrona pattinavano via.
Sotto un albero senza fiori si struggeva l'amore amato.
Il guanto era a pochi passi, irraggiungibile e consumato.
In quella grande tempesta d'erba, non era estate, nè primavera.
E non sembrava nemmeno autunno però l'inverno non esisteva.
E non sembrava nemmeno autunno perchè l'inverno non esisteva.
Quando un uomo da una piccola barca con un mezzo marinaio
vide qualcosa biancheggiare.
Un uomo da una piccola barca, sporgendosi sul mare:
era il guanto che rischiava di annegare,
era il guanto che rischiava di affondare.
Fu un trionfo di conghiglie, un omaggio di fiori
per il guanto restituito alla banalità dei cuori,
ad una spiaggia senza sabbia, a una passione intravista
ad una gabbia senza chiave, ad una stanza senza vista,
ad una gabbia senza chiave, ad una vita senza vista.
E intanto milioni di rose rifluivano sul bagnasciuga.
E chissà se si può capire.
Che milioni di rose non profumano mica
se non sono i tuoi fiori a fiorire,
se i tuoi occhi non mi fanno più dormire.
Era la notte di quel brutto giorno, i guanti erano sconfinati,
come l'incubo di un assassino o i desideri dei condannati.
Dietro al guanto maggiore la luna era crescente
e piccoli guanti risalivano la corrente
e piccoli guanti risalivano la corrente.
Fino al Capo dei sogni e alla riva
del letto dell'innocente che dormiva.
Un mostro sconosciuto osservava non osservato
sopra a un tavolo il guanto incriminato
sopra al tavolo un guanto immacolato.
E il guanto fu rapito in una notte d'inchiostro
da quel mistero chiamato amore
da quell'amore che sembrava un mostro.
Inutilmente due nude mani si protesero a trattenerlo.
Il guanto era già nascosto dove nessuno può più vederlo,
il guanto era già lontano quanto nessuno può più saperlo.
Oltre la pista di pattinaggio e le passioni al dì di festa
e le onde di tutti i mari.
E il trionfo nella tempesta e le rose nella schiuma.
Il guanto era volato più alto della luna.
Il guanto era volato più leggero di una piuma.
Oltre al luogo e all'azione e al tempo consentito,
e all'amore e le sue pene.
Il guanto si era già posato in quel quadro infinito
dove Psiche e Cupido governano insieme
dove Psiche e Cupido sorridono insieme.

 
 
 

John Keats

Post n°101 pubblicato il 03 Dicembre 2006 da nefertiti_86
 
Tag: poesia

Ode su un'Urna Greca

1

Tu, ancora inviolata sposa della quiete,
Figlia adottiva del tempo lento e del silenzio,
Narratrice silvana, tu che una favola fiorita
Racconti, più dolce dei miei versi,
Quale intarsiata leggenda di foglie pervade
La tua forma, sono dei o mortali,
O entrambi, insieme, a Tempo o in Arcadia?
E che uomini sono? Che dei? E le fanciulle ritrose?
Qual è la folle ricerca? E la fuga tentata?
E i flauti, e i cembali? Quale estasi selvaggia?

2

Sì, le melodie ascoltate sono dolci; ma più dolci
Ancora sono quelle inascoltate. Su, flauti lievi,
Continuate, ma non per l'udito; preziosamente
Suonate per lo spirito arie senza suono.
E tu, giovane, bello, non potrai mai finire
Il tuo canto sotto quegli alberi che mai saranno spogli;
E tu, amante audace, non potrai mai baciare
Lei che ti è così vicino; ma non lamentarti
Se la gioia ti sfugge: lei non potrà mai fuggire,
E tu l'amerai per sempre, per sempre così bella.

3

Ah, rami felici! Non saranno mai sparse
Le vostre foglie, e mai diranno addio alla primavera;
E felice anche te, musico mai stanco,
Che sempre e sempre nuovi canti avrai;
Ma più felice te, amore più felice,
Per sempre caldo e ancora da godere,
Per sempre ansimante, giovane in eterno,
Superiori siete a ogni vivente passione umana
Che il cuore addolorato lascia e sazio,
La fronte in fiamme, secca la lingua.

4

E chi siete voi, che andate al sacrificio?
Verso quale verde altare, sacerdote misterioso,
Conduci la giovenca muggente, i fianchi
Morbidi coperti da ghirlande?
E quale paese sul mare, o sul fiume,
O inerpicato tra la pace dei monti
Hai mai lasciato questa gente in questo sacro mattino?
Silenziose, o paese, le tue strade saranno per sempre,
E mai nessuno tornerà a dire
Perché sei stato abbandonato.

5

Oh, forma attica! Posa leggiadra! Con un ricamo
D'uomini e fanciulle nel marmo,
Coi rami della foresta e le erbe calpestate.
Tu, forma silenziosa, come l'eternità
Tormenti e spezzi la nostra ragione. Fredda pastorale!
Quando l'età avrà devastato questa generazione,
Ancora tu ci sarai, eterna, tra nuovi dolori
Non più nostri, amica all'uomo, cui dirai
"Bellezza è verità, verità bellezza", questo solo
Sulla terra sapete, ed è quanto basta.

 
 
 

Marco Travaglio

Post n°100 pubblicato il 03 Dicembre 2006 da nefertiti_86
 

Ora che Bellachioma è fuori pericolo e, perché si avverino le Scritture, risorgerà dal San Raffaele dopo tre giorni, ora che il dottor sindaco Scapagnini conferma che la sua età biologica è 55 anni, peraltro mal portati, resta da capire che fine abbia fatto James Bondi, che quando il capo ha l’orticaria si gratta e sabato scorso ha subìto un coccolone indiretto, di rimbalzo.

La sola idea di perdere il suo spirito guida e soprattutto di tornare a Fivizzano a vendere polizze Unipol porta a porta, l’ha ridotto a una larva. Ma niente paura, entro un paio d’anni sarà come nuovo. I pasdaràn della ditta se la sono subito presa con i comici Paolo Rossi e Luciana Littizzetto, rei di lesa maestà, anzi di lesa infermità, per un paio di innocui sketch sul coccolone di Montecatini.

Il fatto è che erano stati gli stessi portavoce dell’Infermo a giurare, mentre ancora giaceva con i piedi in alto e la testa in basso, che stava benone, che era solo un calo di pressione, che "Scapagnini dixit" «la sua età biologica è sempre di 55 anni», peraltro mal portati. Dopodichè l’han ricoverato per tre giorni al San Raffaele, fatto piuttosto insolito per un calo di pressione. E, a ogni bollettino medico, han fatto seguire una frase non proprio tipica del linguaggio scientifico: «Sabato sarà con noi in piazza contro la Finanziaria». Però Libero titola che «è vivo per miracolo». E qualche blasfemo insinua addirittura che sabato l’anziano leader, pieno di acciacchi, reduce da un intervento al menisco e imbottito di antibiotici, non fosse proprio in formissima. Tant’è che s’era portato dietro il cardiologo. Ma Dell’Utri l’ha voluto sul palco di Montecatini e, si sa, sono 40 anni che, quando Marcello chiama, Silvio risponde.

Ricapitolando. Berlusconi sviene in diretta. Il giovane redattore del sito dei Dell’Utri Boys scrive: «Si chiude qui il IV Convegno Nazionale dei Circoli giovani, con questo colpo di scena inaspettato». Manco parlasse del copione di una fiction scritto per fare sensazione. Ma le reti Mediaset interrompono all’istante il collegamento, per fantomatici «motivi di privacy» (per molto meno, in America la Federal Commission revoca la licenza alle tv): manca poco che trasmettano marce militari. Ma ecco la servitù affacciarsi ai teleschermi: non è successo niente, ci vediamo sabato a Roma, è stato solo un calo di pressione. Strano: il depresso è stato caricato sull’elicottero, che non è proprio la terapia più indicata.

Prodi e Napolitano, a scanso d’equivoci, mandano auguri. L’han visto accasciarsi in diretta, metti che stia peggio di quel che dicono. L’indomani, dopo il ricovero, arrivano pure gli auguri del Papa e di Bush, lievemente eccessivi per un calo di pressione. Vengono in mente i raffreddori di Breznev, le malattie di Franco e Tito. Solo che, ai loro tempi, se il portavoce parlava di raffreddore, tutti pensavano al raffreddore. Nessun capo di Stato mandava auguri per così poco. Sarebbero suonati come una sconfessione: sappiamo che state raccontando un sacco di balle, spediamo sinceri auguri perchè sospettiamo il peggio. Roba da incidente diplomatico.

Stavolta gli auguri li hanno mandati. Come dire: caro Silvio, sappiamo bene che i tuoi mentono, come sempre del resto, come gli hai insegnato tu, e sappiamo bene che ormai sei ostaggio di Dell’Utri & C., tutta gente che senza di te sarebbe spacciata, o costretta ad andare a lavorare, quindi tanti auguri.

Ieri poi ci si mettono pure gli avvocati Niccolò Ghedini e Piero Longo: al processo per i fondi neri Mediaset, chiedono al Tribunale di valutare l’opportunità di rinviare l’udienza per legittimo impedimento dell’imputato principale, ricoverato al San Raffaele. Spiegano di non essere riusciti a mettersi in contatto con lui per sapere se volesse essere presente all’udienza oppure chiederne il rinvio, dunque non sono in grado di produrre un certificato medico che attesti la sua impossibilità a essere in aula. Per la verità, non s’era mai fatto vedere nemmeno quando stava bene, in ogni caso sembrano confermare che, se non è nemmeno in grado di dire un sì o un no ai suoi legali, il Cavaliere sta parecchio male. Dunque portavoce e portaborse raccontano balle. Intanto però portavoce e portaborse confermano che sabato Lui sarà regolarmente a Roma con la consueta verve. E gl’italiani, abituati a tutto, sono costretti a credere che il capo dell’opposizione sta bene, ma sta male. È vispo, ma anche moribondo.

 
 
 

Welcome!

Post n°99 pubblicato il 01 Dicembre 2006 da nefertiti_86
 

È nato Nico, l'angioletto di questo Blog!

Che strana coincidenza: 'Nico' è il mio 'angioletto' anche nella vita reale, è uno dei miei più cari amici e non passa giorno che il mio affetto nei suoi confronti non cresca in modo a dir poco esponenziale! immagine

Certo che è impossibile non voler bene a certe persone!! immagine

immagine

...Oggi ho anche cambiato la grafica al mio blog! Incredibile... non credevo che l'avrei fatto davvero... e invece oggi ho trovato il 'coraggio'!

Forse è perché il Natale è vicino... e il Natale, per me, non è affatto una festa "allegra": non capisco proprio le persone che mi dicono che, sotto Natale, sprizzano buonumore da tutti i pori... o si sentono "più buoni"...

Che ipocrisia disgustosa...

Cosa se ne fa una persona di uno che è un perfetto stronzo 364 giorni su 365 e che a Natale diventa tutto smielato e dispensa sorrisetti a destra e a manca?

Ed è giusto tutto lo spreco (di cibo, soldi, energie...) che a Natale diventa quasi una regola?

Che Natale è?

Quello che ho vissuto io da piccolina è stato un Natale autentico... quando c'erano ancora le stagioni e ci si riuniva nelle case al calduccio davanti al caminetto, quando si dava un valore inestimabile ai regali che venivano scelti con cura e vero amore, quando i presepi non costavano 500 €, ma venivano costruiti dai bimbi e i loro genitori, quando esistevano ancora l'ingenuità di credere a Babbo Natale e la gratitudine per i doni ricevuti...

Oggi esiste ancora il Natale?

A me non sembra più...

 
 
 

Kahlil Gibran

Post n°98 pubblicato il 30 Novembre 2006 da nefertiti_86
 
Tag: poesia

La vostra gioia è il vostro dolore senza maschera,
   E il pozzo da cui scaturisce il vostro riso, è stato sovente colmo di lacrime.
   E come può essere altrimenti?
   Quanto più a fondo vi scava il dolore, tanta più gioia potrete contenere.
   La coppa che contiene il vostro vino non è forse la stessa bruciata nel forno del vasaio?
   E il liuto che rasserena il vostro spirito non è forse lo stesso legno scavato dal coltello?
   Quando siete felici, guardate nel fondo del vostro cuore e scoprirete che è proprio ciò che vi ha dato dolore a darvi ora gioia.
   E quando siete tristi, guardate ancora nel vostro cuore e saprete di piangere per ciò che ieri è stato il vostro godimento.
   Alcuni di voi dicono: "La gioia è più grande del dolore", e altri dicono: "No, è più grande il dolore".
   Ma io vi dico che sono inseparabili.
   Giungono insieme, e se l'una siede con voi alla vostra mensa, ricordate che l'altro è addormentato nel vostro letto.

   In verità voi siete bilance che oscillano tra il dolore e la gioia.
   Soltanto quando siete vuoti, siete equilibrati e saldi.
   Come quando il tesoriere vi solleva per pesare oro e argento, così la vostra gioia e il vostro dolore dovranno sollevarsi oppure ricadere.

 
 
 

Ricette...

Post n°97 pubblicato il 30 Novembre 2006 da nefertiti_86
 

Che bello: adoro cucinare! ...Per trascorrere un bel po' di tempo piacevole con i miei amici ho deciso di preparare i miei richiestissimi biscottini!

Ne hanno fatto strage! immagine

Quale la ricetta?

Bene! Dosi per 2 persone:

Farina, 80 g
Burro, 33 g
Zucchero grezzo, 30 g
Mandorle pelate, 100 g
Fecola di mais, 10 g
Cacao, 3 g
Lievito in polvere, 1 g
1 uovo
Sale
Panna montata, 250 g
Cioccolato bianco, 100 g

Passare lo zucchero nel tritatutto riducendolo in polvere, quindi, utilizzando lo sbattitore elettrico, lavorarlo con il burro fino a ottenere una spuma soffice. Sempre con lo sbattitore, unire cacao, uova, mandorle (finemente tritate) e un pizzico di sale. Infine, mescolando con un cucchiaio di legno, incorporare la farina, la fecola di mais e il lievito setacciati.

Distribuire il composto su un foglio di carta da forno e stenderlo a mm 5; coprirlo con un altro foglio e passarlo in frigo per 2 ore. Una volta rassodato ritagliare 12 biscotti di cm 6 di lato, bucherellarli, distribuirli su una placca e infornarli a 250 °C per 5' circa. Sfornare e lasciarli raffreddare.

Spezzettare il cioccolato, fonderlo a bagnomaria, lasciarlo intiepidire, quindi incorporare delicatamente la panna montata. Farcire i biscotti con la mousse e porli a riposare in frigo per 30'.

A questo punto... si possono servire...

BUONISSIMI!!!  immagine

 
 
 

Kahlil Gibran

Post n°96 pubblicato il 29 Novembre 2006 da nefertiti_86
 
Tag: poesia

Quando l'amore vi chiama, seguitelo.
   Anche se le sue vie sono dure e scoscese.
e quando le sue ali vi
avvolgeranno, affidatevi a lui.
   Anche se la sua lama, nascosta tra le piume vi può ferire.
   E quando vi parla, abbiate fede in lui,
   Anche se la sua voce può
distruggere i vostri sogni come il vento del nord devasta il giardino.

   
Poiché l'amore come vi incorona così vi crocefigge. E come vi fa fiorire così vi reciderà.
   Come sale alla vostra sommità
e accarezza i più teneri rami che fremono al sole,
   Così scenderà alle vostre radici e le scuoterà fin dove si avvinghiano alla terra.
   Come covoni di grano vi accoglie in sé.
   Vi batte finché non sarete spogli.

   Vi staccia per liberarvi dai gusci.
   Vi macina per farvi neve.
   Vi lavora come pasta fin quando non siate cedevoli.
   E vi affida alla sua sacra fiamma perché
siate il pane sacro della mensa di Dio.

   Tutto questo compie in voi l'amore, affinché possiate conoscere i segreti del vostro cuore e in questa conoscenza farvi frammento del cuore della vita.
   Ma se per paura cercherete nell'amore
unicamente la pace e il piacere,
   Allora meglio sarà per voi coprire la vostra nudità e uscire dall'aia dell'amore,
   Nel mondo senza stagioni, dove riderete
ma non tutto il vostro riso e piangerete, ma non tutte le vostre lacrime.
   
   L'amore non da nulla fuorché sé stesso
e non attinge che da se stesso.
   L'amore non possiede né
vorrebbe essere posseduto;
   Poiché l'amore basta all'amore.
   
   Quando amate non dovreste dire: "Ho Dio nel cuore", ma piuttosto, "Io sono nel cuore di Dio
".
  
E non crediate di guidare l'amore, perché se vi ritiene degni è lui che vi guida.
   
   L'amore non vuole che compiersi.
   Ma se amate e se è inevitabile che abbiate desideri, i vostri desideri hanno da essere questi:
   Dissolversi e imitare lo
 
scorrere del ruscello che canta la sua melodia nella notte.
   Conoscere la pena di troppa tenerezza.
   Essere trafitti dalla vostra stessa comprensione
d'amore,
  
E sanguinare condiscendenti e gioiosi.
   Destarsi all'alba con cuore alato e rendere grazie per un altro giorno d'amore;
   Riposare nell'ora del meriggio e meditare
sull'estasi d'amore;
   Grati, rincasare la sera;
   E addormentarsi con una preghiera in cuore per l'amato e un canto di lode sulle labbra.

 
 
 
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