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Creato da shachor il 02/06/2009

Nel reale e oltre

E se la realtà fosse il sogno o l'illusione?

 

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OGGETTI DEGNI DI ... SACRALITA'

Post n°86 pubblicato il 25 Giugno 2009 da shachor
 

Oggetti analoghi alla Sindone 
Il Sudario di Oviedo
Per approfondire, vedi la voce Sudario di Oviedo.
La Sindone è stata comparata con il presunto sudario di Gesù conservato nella cattedrale di Oviedo in Spagna. Questo è un telo molto più piccolo della Sindone (circa 84x53 cm), che non presenta alcuna immagine, ma solo macchie di sangue.
È stato ipotizzato da chi sostiene l'autenticità sia di questa reliquia che del telo di Torino, che questo sudario sia stato posto sul capo di Gesù durante la deposizione dalla croce, e poi rimosso prima di avvolgere il corpo nella Sindone, avendo quindi il tempo di macchiarsi di sangue, ma non quello per subire lo stesso processo di formazione dell'immagine della Sindone. Esso sarebbe stato conservato a Gerusalemme fino al 614, poi trasportato in Spagna attraverso il Nordafrica; dal 718 è a Oviedo.
Secondo Baima Bollone, che ritiene di aver individuato tracce di sangue nella Sindone durante gli esami del 1978, anche il gruppo sanguigno delle tracce presenti sul sudario corrisponde con quello rilevato sulla Sindone (gruppo AB), e un'analisi comparativa del DNA da lui effettuata avrebbe rilevato profili genetici simili. Secondo Alan Whanger, ci sarebbero ben 120 punti di contatto tra la disposizione delle macchie sul Sudario e di quelle sul volto e sulla nuca dell'immagine sindonica.
La tessitura del telo con torcitura "Z" e la dimensione delle fibre sono del tutto analoghi a quelli della Sindone. Inoltre Max Frei ha studiato i pollini presenti sul tessuto, identificando tredici piante, di cui nove crescono in Palestina; il che ne avvalora la provenienza da Gerusalemme. Non è rappresentato il gruppo delle piante dell'Anatolia e di Costantinopoli, a conferma del diverso tragitto compiuto verso l'Europa.
La datazione con il Metodo del carbonio-14 ha datato il Sudario come risalente al 680 circa, data compatibile con le prime testimonianze storiche documentate dell'esistenza del Sudario in EuropaEvidentemente, se venisse provato che il Sudario e la Sindone hanno la stessa origine, verrebbe smentita la datazione medievale del carbonio 14 della seconda, in quanto il Sudario è certamente molto più antico, sia per la sua presenza documentata ad Oviedo sia per la sua datazione con il carbonio 14, che farebbe risalire entrambe le relique al VII secolo.
Il Mandylion 
Per approfondire, vedi le voci Mandylion e Storia della Sindone.
Il Mandylion o "Immagine di Edessa" era un telo conservato dapprima a Edessa almeno dal 544, poi dal 944 a Costantinopoli; se ne persero le tracce durante il saccheggio della città nel 1204. Su di esso era raffigurato il volto di Gesù: l'immagine era ritenuta di origine miracolosa.
Come si è accennato sopra, alcuni ritengono che il Mandylion fosse la Sindone piegata in otto e chiusa in un reliquiario, in modo da lasciare visibile solo l'immagine del viso: questa ipotesi è la più accreditata dagli studiosi che tentano di ricostruire la storia della Sindone precedente al 1353.
Questa tesi è però contestata da altri autori (ad esempio Lawrence Sudbury[19]), in base ad alcune fonti storiche che parlano di Sindone e Mandylion come di due oggetti distinti, ad esempio Robert de Clary che nella sua opera La conquëte de Constantinople li menziona come entrambi presenti, in due luoghi separati, a Costantinopoli durante la IV crociata.
Il velo della Veronica
 Per approfondire, vedi la voce Velo della Veronica.
Una leggenda sostiene che una donna, di nome Veronica, asciugò il volto di Gesù con un panno durante la sua salita al Calvario; sul panno si impresse miracolosamente l'immagine del volto. Questo racconto è talmente noto che l'incontro di Gesù con la Veronica è una delle tradizionali stazioni della Via crucis.
Fino al 1600 circa si conservava a Roma il presunto velo della Veronica; ne fa menzione anche Dante nella Divina Commedia (Paradiso XXXI, 103-108). È stato ipotizzato che si trattasse della stessa immagine oggi nota come Volto Santo di Manoppello, comune in provincia di Pescara.
La Sindone di Besançon
A Besançon, in Francia, si trovava un'altra Sindone; sembra che vi fosse giunta nel 1208. Era più piccola della Sindone di Torino (1,3x2,6 m) e mostrava solo l'immagine anteriore. Era oggetto di un'intensa adorazione, meta di pellegrinaggio ed era ritenuta miracolosa. La Sindone di Besançon scomparve in un incendio nel 1349, ma nel 1377 i canonici della cattedrale annunciarono di averla ritrovata intatta in un armadio. Nel 1794 andò definitivamente distrutta durante la Rivoluzione francese
Alcuni storici ipotizzano che questa, e non quella di Torino, fosse la Sindone che veniva esposta a Costantinopoli fino al 1204; Altri ipotizzano invece che la Sindone scomparsa nell'incendio del 1349 fosse quella di Torino (l'incendio in cui venne data inizialmente per distrutta precede di pochissimi anni la comparsa di quest'ultima a Lirey) e che quella "ritrovata" nel 1377 fosse una copia; altri ancora ipotizzano che proprio la Sindone di Torino fosse una copia effettuata per sfruttare la fama di quella della vicina Besançon ed attirare quindi a Lirey i pellegrini (dubbi che dopo la prima ostensione del 1357 portarono il vescovo di Troyes, Enrico di Poitiers, a chiedere, senza successo, di esaminare il telo, che venne tenuto nascosto fino al 1389).
Copie della Sindone 
Sono note circa 50 copie della Sindone, eseguite da vari pittori in diverse epoche. Una tra le più note, realizzata nel 1516 e conservata a Lier in Belgio, è attribuita ad Albrecht Dürer, ma questa attribuzione è controversa
In nessun caso queste copie sono confondibili con l'originale: i segni della pittura sono evidenti, l'immagine ha contorni netti anziché sfumati, spesso vi sono distorsioni anatomiche. Inoltre in molti casi sul lenzuolo è esplicitamente scritto che si tratta di una copia, la data di realizzazione e, a volte, che fu "consacrata" ponendola a contatto con l'originale. Alcune poi non sono nemmeno in grandezza naturale: ad esempio la copia di Lier è un terzo della grandezza.
Il Graal 
Recentemente lo storico Daniel Scavone ha avanzato l'ipotesi che il Graal, il misterioso oggetto protagonista delle più celebri leggende medievali, non fosse altro che la Sindone
Scavone ipotizza che la leggenda del Graal sia stata ispirata dalle frammentarie notizie giunte in Occidente di un oggetto legato alla sepoltura di Gesù e che ne "conteneva" il sangue; si pensò quindi che si trattasse di una coppa o di un piatto, le forme in cui il Graal è solitamente rappresentato.
A supporto di questa teoria Scavone nota che, secondo alcune fonti, il Graal offriva una particolare "visione" di Cristo nella quale egli appariva prima come bambino, poi via via più grande, infine adulto: egli ipotizza che queste fonti riportassero, in modo impreciso, un rituale nel quale la Sindone veniva dispiegata gradualmente (in latino gradalis, da cui secondo questa ipotesi deriverebbe la parola "Graal") e la sua immagine era resa visibile, man mano che il rito procedeva, in misura sempre maggiore, fino ad essere mostrata nella sua interezza.
Inoltre, secondo le sue ricerche, la notizia secondo la quale Giuseppe d'Arimatea (indicato dalla tradizione come custode del Graal) avrebbe raggiunto la Gran Bretagna deriverebbe da un'errata lettura della parola Britio, nome del palazzo reale di Edessa, che sarebbe stata fraintesa per Britannia; il "Britannio rege Lucio" citato da una fonte del VI secolo sarebbe in realtà Abgar VIII, re di Edessa (177-212), che aveva assunto il nome latino di Lucio Elio (o Aurelio) Settimio. Questa teoria si accorda quindi con quella dell'identificazione tra Mandylion e Sindone.
La sindone di Akeldamà 
Un lenzuolo funebre in buone condizioni di conservazione è stato ritrovato in una tomba del I secolo nella zona di Akeldamà, nei pressi di Gerusalemme. La testa del defunto era coperta da un fazzoletto (sudario) separato; questo particolare fa ritenere a Shimon Gibson, capo dell'equipe archeologica che ha studiato il sito, che la modalità di sepoltura risultante dall'immagine sulla Sindone di Torino (un unico lenzuolo che copriva anche la testa) non corrisponda alle usanze giudaiche dell'epoca di Gesù (per una discussione più approfondita delle modalità di sepoltura di Gesù si veda Sindone evangelica).
 La Sindone nella cultura popolare
Al pari di altre reliquie della religione cristiana particolarmente note, la Sindone negli ultimi anni è stata citata o utilizzata nelle opere di diversi scrittori e sceneggiatori.
Nel romanzo Il codice dell'apocalisse di Andrea Carlo Cappi e Alfredo Castelli, che ha come protagonista il personaggio dei fumetti italiani Martin Mystere, la Sindone esposta a Torino è in realtà una copia effettuata da Leonardo da Vinci (grazie alla conoscenza della camera oscura) alla fine del XV secolo, realizzata per permettere alla chiesa di custodire con più sicurezza quella precedentemente esposta. Nel romanzo Leonardo non si limita a farne una mera copia, ma, tramite un antico libro di magia risalente al tempo di Atlantide, rende questa un oggetto magico in grado di "catalizzare" le preghiere dei fedeli che l'adorano, di valenza benefica, ed impiegarle per allontanare le forze malvage da Torino. Nel libro un demone, Belial, proclamatosi "Signore del Male", che sta cercando da secoli di scatenare l'Apocalisse, cercherà di disattivarne i poteri, in modo da poter aprire un portale con gli Inferi e far giungere sulla Terra altre creature demoniache.

(Tratto da Wikipedia)

Postato da Yang

 
 
 
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