
Luigi Di Bella (Linguaglossa, 17 luglio 1912 – Modena, 1 luglio 2003) è stato uno scienziato e fisiologo italiano.
È salito alla ribalta delle cronache a causa di una sua controversa cura contro il cancro, il cosiddetto metodo Di Bella. Negli anni fra il 1997 e il 1998 fu oggetto di una grande attenzione da parte dei mass media italiani. La sua casa, a Modena, fu praticamente assediata da un grande numero di ammalati di cancro alla ricerca di una eventuale terapia efficace contro la loro malattia.La sperimentazione condotta nel 1999 dal Ministero della Salute sancì, la sostanziale "inattività", cioè l'inefficacia terapeutica, del cosiddetto "multitrattamento Di Bella", e i NAS riscontrarono delle irregolarità nei medicinali (vedi il paragrafo sulla sperimentazione). Visti i risultati della sperimentazione, nella quale per altro, Di Bella volle rilevare che le sue istruzioni non furono seguite, la terapia che porta il suo nome non è considerata efficace dalla medicina scientifica. Di Bella verrà successivamente nominato dal Newsweek "Dr. Hope", ovvero "Dottor Speranza".
La terapia del prof. Luigi Di Bella e lui stesso furono il soggetto anche di alcune teorie complottistiche, soprattutto da parte dei suoi sostenitori (anche chiamati "dibelliani") e da una parte della destra politica italiana (in particolare di Alleanza Nazionale). In Italia si sono formate alcune organizzazioni per sostenerla.
Solo nel maggio del 2007 viene fuori la definitiva bocciatura nella lettera scritta il 30 dicembre 2005 dal presidente del consiglio superiore della Sanità Mario Condorelli all'allora ministro della salute Francesco Storace: "Il Gruppo di lavoro del consiglio superiore di Sanità ritiene di non avere elementi che dimostrino l'efficacia della multiterapia Di Bella e pertanto ne sconsiglia una nuova sperimentazione clinica ministeriale; questa potrebbe essere non solo inefficace ma anche nociva per i pazienti negando a essi (o procrastinando) l'accesso a farmaci anti-neoplastici di dimostrata efficacia".
Biografia
Il nome del ricercatore era balzato agli onori delle cronache già alla fine del 1973. Il 6 dicembre 1973 aveva tenuto infatti una conferenza sulle sue ricerche e sui primi esiti clinici (relativamente, allora, a patologie ematologiche trattate con la collaborazione dell'ematologo prof. Edoardo Storti) su invito del prof. Domenico Campanacci, il più illustre clinico medico del tempo.
La notizia venne ripresa da numerosi quotidiani nazionali ed esteri. Nell'agosto 1974 fece una relazione sulle sue ricerche al congresso mondiale di Fisiologia di Nuova Delhi. Fra il 1997 e il 1998 fu oggetto di una grande attenzione da parte dei mass media italiani. Il suo studio-laboratorio, a Modena, fu praticamente assediato da un grande numero di ammalati di cancro alla ricerca di una terapia efficace.
La sperimentazione condotta dal Ministero della Salute si concluse, nel novembre 1998, con una dichiarazione di sostanziale inefficacia del suo metodo terapeutico, provocando peraltro contestazioni da parte dei sostenitori del fisiologo modenese. Tali risultati furono ritenuti comunque conclusivi dalle istituzioni sanitarie.
Metodo Di Bella
Si tratta di una multiterapia basata sull'uso di ormoni e vitamine. Secondo Di Bella, la terapia sarebbe efficace contro il cancro. Gli ormoni usati sono la somatostatina e la melatonina (i quali, stando alle odierne conoscenze scientifiche, non hanno correlazioni positive o negative con i tumori). Ogni tanto si parla anche dell'uso di ACTH (va detto che contrariamente a quanto afferma il dottore in questione, c'è una correlazione indiretta positiva tra quest'ormone e i cancri provocati da virus come ad esempio i tumori al collo dell'utero, alle mucose e alcuni tipi di leucemia, perchè questa sostanza stimola la sintesi di cortisolo, il quale inibisce le risposte immunitarie indispensabili a rimuovere i suddetti agenti patogeni), di ciclofosfamide e idrossiurea.
Alcuni farmaci utilizzati per la sua terapia vengono venduti per corrispondenza postale dalla Svizzera.
La terapia Di Bella, nota anche come "metodo Di Bella" o "multiterapia Di Bella", abbreviati in MDB, divenne famosa il 16 dicembre 1997, quando il giudice Carlo Madaro, pretore di Maglie, ordinò alla azienda sanitaria locale di competenza di fornire gratuitamente i farmaci necessari per quella terapia a un paziente. Come era accaduto negli anni Sessanta con le gocce di Vieri e il siero di Bonifacio, l'Italia fu divisa da un dibattito sull'efficacia di una nuova cura miracolosa contro il cancro. La quasi totalità degli oncologi era scettica sulla validità della terapia, in quanto priva sia di una giustificazione teorica plausibile sia di una dimostrazione sperimentale di efficacia[senza fonte], mentre molti mass media italiani erano schierati a favore dell'anziano fisiologo. I mezzi di comunicazione stranieri furono molto più critici: il Guardian scrisse che «l'Italia ha bisogno di credere nei miracoli», mentre il Wall Street Journal paragonò la terapia di Bella alla Madonnina di Civitavecchia che piangeva sangue. Nello stesso periodo, tuttavia, furono intervistate numerose persone che, cartelle cliniche alla mano, testimoniarono di essere guarite dal cancro grazie alla terapia del medico.
Il commercio illegale della somatostatina è stato per qualche tempo sotto il controllo di strutture mafiose[senza fonte], e la somatostatina era introvabile in Italia.
La terapia Di Bella fu oggetto di strumentalizzazioni politiche: successivamente il pretore che aveva dato l'avvio al caso, Carlo Madaro, si candidò alle elezioni.
Sperimentazione
Il governo italiano, tramite l'allora Ministro della Salute Rosy Bindi, istituì una commissione scientifica per vagliare l'efficacia della cura, ma il risultato fu negativo[1].
Per il caso, la commissione scientifica optò per una sperimentazione clinica di fase II (finalizzata, cioè, ad acquisire conoscenze sui livelli di "attività" di un farmaco o di un insieme di farmaci, il che, in ambito oncologico, significa valutare se un determinato trattamento è in grado di ridurre le dimensioni delle masse tumorali in un numero significativo di pazienti), a cui, in caso di esito positivo, sarebbe seguita una sperimentazione di fase III (valutazione comparativa -ad esempio sulla riduzione dei tassi di mortalità- con altri trattamenti effettuati su diversi gruppi di pazienti assegnati casualmente ai diversi trattamenti).
La sperimentazione di fase II evidenziò come il MDB non avesse «attività clinica sufficiente per giustificare ulteriori indagini» (cioè la fase III), «i 3 casi di risposta parziale osservati tra i 386 pazienti rappresentano un tasso di risposta dello 0,8% che è ben al di sotto di ogni soglia ragionevole per dichiarare che un nuovo trattamento mostra un'attività promettente. Il basso tasso di risposta consente di escludere la possibilità che il trattamento, preso nel suo complesso, abbia alcun effetto oltre la moderata attività che è già stata dimostrata per alcuni suoi componenti» (la melatonina ha, in effetti, un'efficacia preventiva anti-cancro, ma alquanto debole: se ne dovrebbero consumare grandi quantità per molti anni per ottenere un effetto preventivo. Un effetto curativo non è conosciuto in medicina). «Inoltre l'osservazione che l'MDB è stata sospesa dopo pochi mesi nell'85% dei pazienti per progressione, tossicità o decesso lascia poche speranze su un'efficacia significativa a lungo termine».
Negli anni successivi l'interesse per la terapia Di Bella si spense e, a parte qualche ritorno di fiamma - nel maggio 2005 il ministro della Sanità Francesco Storace, di Alleanza Nazionale (partito che aveva fortemente sostenuto il Metodo), annunciò l'intenzione di rimborsare i farmaci della multiterapia[2] - la politica e i mezzi di comunicazione smisero di occuparsene.
Critiche alla sperimentazione
Di Bella attribuì il fallimento della sperimentazione a tre fattori:
Utilizzo di medicinali scaduti: secondo il rapporto del Nucleo anti-sofisticazione dei Carabinieri firmato dai marescialli Ciro Spiniello e Antonio Barrasso, 1048 pazienti assunsero "un farmaco potenzialmente imperfetto e non più possedente le caratteristiche terapeutiche iniziali [...] Ne consegue che i risultati ottenuti dalla sperimentazione debba essere quantomeno rivista". I due marescialli segnalarono la questione a varie Procure della Repubblica e per questo furono accusati di essere andati oltre i compiti a loro assegnati; questo contribuì ad alimentare le voci di complotto.
Dosaggi errati e preparazioni non corrispondenti alle istruzioni: nella preparazione della vitamina E, utilizzata nella terapia, secondo il promemoria del professore Di Bella è necessario "Gorgogliare l'azoto a medio flusso per qualche minuto fino ad eliminazione del solvente organico", in particolare se tale solvente è l'acetone, altamente tossico, e uno dei composti conteneva acetone fino a 850 milligrammi per litro. Il Ministero sostenne l'impossibilità di eliminare completamente la sostanza, nonostante la letteratura mondiale sconfessasse tale dichiarazione. Inoltre, secondo il figlio del professore "le percentuali di concentrazione di alcuni composti furono insufficienti", "furono usati solo quattro dei sette farmaci necessari", "non fu adoperata la particolare siringa temporizzata indispensabile per somministrare la somatostatina".
Selezione dei pazienti: i pazienti erano già in stadio avanzato, ed erano già stati sottoposti a chemioterapia che secondo il professore "ha un effetto deleterio sui pazienti".
Cause della sua popolarità
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Motivo: il paragrafo è "monofonte"
L'enorme consenso raccolto dal "metodo Di Bella" nel 1997-1998 ha spinto sociologi, antropologi e filosofi della scienza a interrogarsi sulle sue cause.[4][5][6] Il dibattito è ancora in corso, [7] ma alcuni fattori sono stati identificati come fondamentali: [8]
necessità da parte dei malati di coltivare la speranza di guarire, soprattutto nei casi di malattie incurabili.
perdita di credibilità della sanità pubblica dopo lo "scandalo Poggiolini".
trionfalismo con il quale i mass media presentano la cura del cancro, a fronte di progressi inferiori alle aspettative.
strumentalizzazione da parte di alcuni magistrati e di alcune forze politiche.
sensazionalismo dei mezzi di comunicazione.
attrazione verso le pratiche di medicina alternativa.
difficoltà nella popolazione a comprendere le modalità del progresso scientifico e in particolare della sperimentazione medica.
scarso dialogo dei medici con il malato, scarsa personalizzazione della cura.
effetti collaterali dei trattamenti oncologici come la chemioterapia.
crisi della fiducia nelle possibilità della scienza.
interessi economici in gioco della medicina.
passione popolare per il mito dell'eroe solitario.
(tratto da Wikipedia)
Postato da Yang
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