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Creato da shachor il 02/06/2009

Nel reale e oltre

E se la realtà fosse il sogno o l'illusione?

Messaggi del 25/06/2009

IL METODO DI BELLA CONTRO IL CANCRO ... UNA CURA O UN PALIATIVO ?

Post n°94 pubblicato il 25 Giugno 2009 da shachor
 

Luigi Di Bella (Linguaglossa, 17 luglio 1912 – Modena, 1 luglio 2003) è stato uno scienziato e fisiologo italiano.
È salito alla ribalta delle cronache a causa di una sua controversa cura contro il cancro, il cosiddetto metodo Di Bella. Negli anni fra il 1997 e il 1998 fu oggetto di una grande attenzione da parte dei mass media italiani. La sua casa, a Modena, fu praticamente assediata da un grande numero di ammalati di cancro alla ricerca di una eventuale terapia efficace contro la loro malattia.La sperimentazione condotta nel 1999 dal Ministero della Salute sancì, la sostanziale "inattività", cioè l'inefficacia terapeutica, del cosiddetto "multitrattamento Di Bella", e i NAS riscontrarono delle irregolarità nei medicinali (vedi il paragrafo sulla sperimentazione). Visti i risultati della sperimentazione, nella quale per altro, Di Bella volle rilevare che le sue istruzioni non furono seguite, la terapia che porta il suo nome non è considerata efficace dalla medicina scientifica. Di Bella verrà successivamente nominato dal Newsweek "Dr. Hope", ovvero "Dottor Speranza".
La terapia del prof. Luigi Di Bella e lui stesso furono il soggetto anche di alcune teorie complottistiche, soprattutto da parte dei suoi sostenitori (anche chiamati "dibelliani") e da una parte della destra politica italiana (in particolare di Alleanza Nazionale). In Italia si sono formate alcune organizzazioni per sostenerla.
Solo nel maggio del 2007 viene fuori la definitiva bocciatura nella lettera scritta il 30 dicembre 2005 dal presidente del consiglio superiore della Sanità Mario Condorelli all'allora ministro della salute Francesco Storace: "Il Gruppo di lavoro del consiglio superiore di Sanità ritiene di non avere elementi che dimostrino l'efficacia della multiterapia Di Bella e pertanto ne sconsiglia una nuova sperimentazione clinica ministeriale; questa potrebbe essere non solo inefficace ma anche nociva per i pazienti negando a essi (o procrastinando) l'accesso a farmaci anti-neoplastici di dimostrata efficacia".
Biografia 
Il nome del ricercatore era balzato agli onori delle cronache già alla fine del 1973. Il 6 dicembre 1973 aveva tenuto infatti una conferenza sulle sue ricerche e sui primi esiti clinici (relativamente, allora, a patologie ematologiche trattate con la collaborazione dell'ematologo prof. Edoardo Storti) su invito del prof. Domenico Campanacci, il più illustre clinico medico del tempo.
La notizia venne ripresa da numerosi quotidiani nazionali ed esteri. Nell'agosto 1974 fece una relazione sulle sue ricerche al congresso mondiale di Fisiologia di Nuova Delhi. Fra il 1997 e il 1998 fu oggetto di una grande attenzione da parte dei mass media italiani. Il suo studio-laboratorio, a Modena, fu praticamente assediato da un grande numero di ammalati di cancro alla ricerca di una terapia efficace.
La sperimentazione condotta dal Ministero della Salute si concluse, nel novembre 1998, con una dichiarazione di sostanziale inefficacia del suo metodo terapeutico, provocando peraltro contestazioni da parte dei sostenitori del fisiologo modenese. Tali risultati furono ritenuti comunque conclusivi dalle istituzioni sanitarie.
Metodo Di Bella 
Si tratta di una multiterapia basata sull'uso di ormoni e vitamine. Secondo Di Bella, la terapia sarebbe efficace contro il cancro. Gli ormoni usati sono la somatostatina e la melatonina (i quali, stando alle odierne conoscenze scientifiche, non hanno correlazioni positive o negative con i tumori). Ogni tanto si parla anche dell'uso di ACTH (va detto che contrariamente a quanto afferma il dottore in questione, c'è una correlazione indiretta positiva tra quest'ormone e i cancri provocati da virus come ad esempio i tumori al collo dell'utero, alle mucose e alcuni tipi di leucemia, perchè questa sostanza stimola la sintesi di cortisolo, il quale inibisce le risposte immunitarie indispensabili a rimuovere i suddetti agenti patogeni), di ciclofosfamide e idrossiurea.
Alcuni farmaci utilizzati per la sua terapia vengono venduti per corrispondenza postale dalla Svizzera.
La terapia Di Bella, nota anche come "metodo Di Bella" o "multiterapia Di Bella", abbreviati in MDB, divenne famosa il 16 dicembre 1997, quando il giudice Carlo Madaro, pretore di Maglie, ordinò alla azienda sanitaria locale di competenza di fornire gratuitamente i farmaci necessari per quella terapia a un paziente. Come era accaduto negli anni Sessanta con le gocce di Vieri e il siero di Bonifacio, l'Italia fu divisa da un dibattito sull'efficacia di una nuova cura miracolosa contro il cancro. La quasi totalità degli oncologi era scettica sulla validità della terapia, in quanto priva sia di una giustificazione teorica plausibile sia di una dimostrazione sperimentale di efficacia[senza fonte], mentre molti mass media italiani erano schierati a favore dell'anziano fisiologo. I mezzi di comunicazione stranieri furono molto più critici: il Guardian scrisse che «l'Italia ha bisogno di credere nei miracoli», mentre il Wall Street Journal paragonò la terapia di Bella alla Madonnina di Civitavecchia che piangeva sangue. Nello stesso periodo, tuttavia, furono intervistate numerose persone che, cartelle cliniche alla mano, testimoniarono di essere guarite dal cancro grazie alla terapia del medico.
Il commercio illegale della somatostatina è stato per qualche tempo sotto il controllo di strutture mafiose[senza fonte], e la somatostatina era introvabile in Italia.
La terapia Di Bella fu oggetto di strumentalizzazioni politiche: successivamente il pretore che aveva dato l'avvio al caso, Carlo Madaro, si candidò alle elezioni.
Sperimentazione 
Il governo italiano, tramite l'allora Ministro della Salute Rosy Bindi, istituì una commissione scientifica per vagliare l'efficacia della cura, ma il risultato fu negativo[1].
Per il caso, la commissione scientifica optò per una sperimentazione clinica di fase II (finalizzata, cioè, ad acquisire conoscenze sui livelli di "attività" di un farmaco o di un insieme di farmaci, il che, in ambito oncologico, significa valutare se un determinato trattamento è in grado di ridurre le dimensioni delle masse tumorali in un numero significativo di pazienti), a cui, in caso di esito positivo, sarebbe seguita una sperimentazione di fase III (valutazione comparativa -ad esempio sulla riduzione dei tassi di mortalità- con altri trattamenti effettuati su diversi gruppi di pazienti assegnati casualmente ai diversi trattamenti).
La sperimentazione di fase II evidenziò come il MDB non avesse «attività clinica sufficiente per giustificare ulteriori indagini» (cioè la fase III), «i 3 casi di risposta parziale osservati tra i 386 pazienti rappresentano un tasso di risposta dello 0,8% che è ben al di sotto di ogni soglia ragionevole per dichiarare che un nuovo trattamento mostra un'attività promettente. Il basso tasso di risposta consente di escludere la possibilità che il trattamento, preso nel suo complesso, abbia alcun effetto oltre la moderata attività che è già stata dimostrata per alcuni suoi componenti» (la melatonina ha, in effetti, un'efficacia preventiva anti-cancro, ma alquanto debole: se ne dovrebbero consumare grandi quantità per molti anni per ottenere un effetto preventivo. Un effetto curativo non è conosciuto in medicina). «Inoltre l'osservazione che l'MDB è stata sospesa dopo pochi mesi nell'85% dei pazienti per progressione, tossicità o decesso lascia poche speranze su un'efficacia significativa a lungo termine».
Negli anni successivi l'interesse per la terapia Di Bella si spense e, a parte qualche ritorno di fiamma - nel maggio 2005 il ministro della Sanità Francesco Storace, di Alleanza Nazionale (partito che aveva fortemente sostenuto il Metodo), annunciò l'intenzione di rimborsare i farmaci della multiterapia[2] - la politica e i mezzi di comunicazione smisero di occuparsene.
Critiche alla sperimentazione 
Di Bella attribuì il fallimento della sperimentazione a tre fattori:
Utilizzo di medicinali scaduti: secondo il rapporto del Nucleo anti-sofisticazione dei Carabinieri firmato dai marescialli Ciro Spiniello e Antonio Barrasso, 1048 pazienti assunsero "un farmaco potenzialmente imperfetto e non più possedente le caratteristiche terapeutiche iniziali [...] Ne consegue che i risultati ottenuti dalla sperimentazione debba essere quantomeno rivista". I due marescialli segnalarono la questione a varie Procure della Repubblica e per questo furono accusati di essere andati oltre i compiti a loro assegnati; questo contribuì ad alimentare le voci di complotto.
Dosaggi errati e preparazioni non corrispondenti alle istruzioni: nella preparazione della vitamina E, utilizzata nella terapia, secondo il promemoria del professore Di Bella è necessario "Gorgogliare l'azoto a medio flusso per qualche minuto fino ad eliminazione del solvente organico", in particolare se tale solvente è l'acetone, altamente tossico, e uno dei composti conteneva acetone fino a 850 milligrammi per litro. Il Ministero sostenne l'impossibilità di eliminare completamente la sostanza, nonostante la letteratura mondiale sconfessasse tale dichiarazione. Inoltre, secondo il figlio del professore "le percentuali di concentrazione di alcuni composti furono insufficienti", "furono usati solo quattro dei sette farmaci necessari", "non fu adoperata la particolare siringa temporizzata indispensabile per somministrare la somatostatina".
Selezione dei pazienti: i pazienti erano già in stadio avanzato, ed erano già stati sottoposti a chemioterapia che secondo il professore "ha un effetto deleterio sui pazienti".
Cause della sua popolarità
Questa voce o sezione di medicina è ritenuta da controllare.
Motivo: il paragrafo è "monofonte"
L'enorme consenso raccolto dal "metodo Di Bella" nel 1997-1998 ha spinto sociologi, antropologi e filosofi della scienza a interrogarsi sulle sue cause.[4][5][6] Il dibattito è ancora in corso, [7] ma alcuni fattori sono stati identificati come fondamentali: [8]
necessità da parte dei malati di coltivare la speranza di guarire, soprattutto nei casi di malattie incurabili.
perdita di credibilità della sanità pubblica dopo lo "scandalo Poggiolini".
trionfalismo con il quale i mass media presentano la cura del cancro, a fronte di progressi inferiori alle aspettative.
strumentalizzazione da parte di alcuni magistrati e di alcune forze politiche.
sensazionalismo dei mezzi di comunicazione.
attrazione verso le pratiche di medicina alternativa.
difficoltà nella popolazione a comprendere le modalità del progresso scientifico e in particolare della sperimentazione medica.
scarso dialogo dei medici con il malato, scarsa personalizzazione della cura.
effetti collaterali dei trattamenti oncologici come la chemioterapia.
crisi della fiducia nelle possibilità della scienza.
interessi economici in gioco della medicina.
passione popolare per il mito dell'eroe solitario
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(tratto da Wikipedia)

Postato da Yang

 

 
 
 

I VANGELI APOCRIFI

Post n°93 pubblicato il 25 Giugno 2009 da shachor
 

I vangeli apocrifi sono testi religiosi che si riferiscono come contenuto a Gesù. Sono detti "apocrifi" in quanto esclusi dal canone della Bibbia cristiano, sovente con attribuzione pseudoepigrafa di qualche apostolo o discepolo.
I vangeli apocrifi sono solitamente divisi in base a contenuto, genere e ambiente d'origine.
 Uso 
L'uso e la diffusione dei vangeli apocrifi sono state variegate:
i vangeli apocrifi dell'infanzia, non canonici ma neanche propriamente eretici[senza fonte], hanno goduto di una certa fortuna almeno a livello artistico: p.es. la localizzazione della nascita di Gesù in una grotta deriva dal Protovangelo di Giacomo, mentre la presenza dell'asino e del bue accanto alla mangiatoia, associato tipicamente alle raffigurazioni natalizie antiche e moderne, deriva dal Vangelo dello pseudo-Matteo;
i vangeli gnostici, di origine eretica e diffusi unicamente all'interno dei circoli gnostici, non sono stati in alcun modo usati e considerati all'interno della cosiddetta 'Grande Chiesa', cioè la maggior parte delle comunità cristiane[senza fonte].
Diversamente da quanto si ritiene, in particolare in seguito al successo del best seller Il Codice Da Vinci (2003), i vangeli apocrifi non furono apertamente perseguitati. Da parte ecclesiastica e imperiale non vennero emanate esplicite proibizioni o bandi contro i vangeli apocrifi, né essi furono sequestrati o bruciati. Quelli che contenevano nozioni eretiche, perlopiù di tipo gnostico, si persero all'estinguersi della stessa eresia gnostica. Da parte cristiana inoltre la copiatura di tali testi era vista come inopportuna, non tanto per motivi dottrinali, bensì per motivi economici: il supporto papiraceo o pergamenaceo era particolarmente costoso, come anche impegnativa era la copiatura amanuense, e l'attività veniva prevalentemente dedicata ai testi usati per il culto liturgico o per la devozione personale[senza fonte].
Canonicità 
I tre criteri usati dalla Chiesa cristiana antica per considerare un testo canonico nell'ambito del Nuovo Testamento, e dunque di converso per stabilire quali rappresentavano Apocrifi del Nuovo Testamento, sono stati:
Paternità apostolica: attribuibile all'insegnamento o alla diretta scrittura degli apostoli o dei loro più stretti compagni;
Uso liturgico: testi letti pubblicamente nei riti liturgici delle prime comunità cristiane;
Ortodossia: testi che rispettano le verità dogmatiche di fede (Unità e Trinità di Dio, Gesù Cristo vero Dio e vero uomo...).

Vangeli dell'infanzia 
I vangeli dell'infanzia illustrano i dettagli relativi alla vita pre-ministeriale di Gesù, soprattutto la sua infanzia, altrimenti ignoti in quanto taciuti dai vangeli canonici. Presentano un carattere abbondantemente e gratuitamente miracolistico che sfocia spesso nel magico-fiabesco, in netto contrasto con la sobrietà dei 4 vangeli canonici. Sono caratterizzati inoltre da una assente o imprecisa conoscenza degli usi e costumi giudaici o da altre imprecisioni di natura storica o geografica, che ne inficiano il valore storico degli eventi narrati.
Nessuna di tali opere compare in qualche manoscritto biblico o in antichi elenchi dei testi canonici ritenuti ispirati.
Vangeli apocrifi dell'infanzia
Titolo Attribuzione pseudoepigrafica Lingua Data Contenuto Note
Protovangelo di Giacomo o Vangelo dell'Infanzia di Giacomo o Vangelo di Giacomo Giacomo apostolo e primo vescovo di Gerusalemme greco metà del II secolo nascita miracolosa di Maria; sua infanzia al tempio di Gerusalemme; matrimonio miracoloso con Giuseppe; nascita di Gesù esalta la natura verginale di Maria; presenta accenni gnostici
Codice Arundel 404 (Liber de Infantia Salvatoris) - latino XIV secolo Nascita miracolosa di Maria; sua infanzia al tempio di Gerusalemme; matrimonio miracoloso con Giuseppe; nascita di Gesù Variante tarda del Protovangelo di Giacomo
Vangelo dell'infanzia di Tommaso o Vangelo dello pseudo-Tommaso Tommaso apostolo greco metà del II secolo vari miracoli compiuti da Gesù tra i 5 e 12 anni presenta accenni gnostici
Vangelo dello pseudo-Matteo o Vangelo dell'infanzia di Matteo Matteo apostolo ed evangelista, tradotto da Girolamo latino VIII-IX secolo nascita miracolosa di Maria; sua infanzia al tempio di Gerusalemme; matrimonio miracoloso con Giuseppe; nascita di Gesù; fuga in Egitto; vari miracoli compiuti da Gesù tra i 5 e 12 anni rielaborazione del materiale presente nel Protovangelo di Giacomo e nel Vangelo dell'infanzia di Tommaso con l'apporto originale relativo alla fuga in Egitto
Vangelo arabo dell'infanzia Caifa, sommo sacerdote arabo e siriaco VIII-IX secolo (?) nascita di Gesù; fuga in Egitto; vari miracoli compiuti da Gesù tra i 5 e 12 anni rielaborazione del materiale presente nel Protovangelo di Giacomo, nel Vangelo dello pseudo-Matteo e nel Vangelo dell'infanzia di Tommaso. Presenta elementi magici tipici delle fiabe popolari
Vangelo armeno dell'infanzia - armeno redazione definitiva XIX secolo su materiale precedente nascita miracolosa di Maria; sua infanzia al tempio di Gerusalemme; matrimonio miracoloso con Giuseppe; nascita di Gesù; fuga in Egitto; vari miracoli compiuti da Gesù tra i 5 e 12 anni rielaborazione del materiale presente nel Protovangelo di Giacomo, nel Vangelo dello pseudo-Matteo, nel Vangelo dell'infanzia di Tommaso e nel Vangelo arabo dell'infanzia. Presenta accenni monofisiti
Libro sulla natività di Maria tradotto da Girolamo latino VIII-IX nascita miracolosa di Maria; sua infanzia al tempio di Gerusalemme; matrimonio miracoloso con Giuseppe; nascita di Gesù; rielaborazione riassuntiva dei primi 11 cc. del Vangelo dello pseudo-Matteo
Storia di Giuseppe il falegname - pervenutoci in copto e arabo V-IX secolo (?) matrimonio di Giuseppe e Maria; nascita di Gesù; descrizione dettagliata della morte di Giuseppe nella prima parte è una rielaborazione del materiale presente nel Protovangelo di Giacomo e nel Vangelo dell'infanzia di Tommaso, la parte relativa alla morte di Giuseppe è originale

Vangeli giudeo-cristiani 
I 3 vangeli detti giudeo-cristiani, in uso tra i cristiani dei primi secoli rimasti legati alla tradizione religiosa giudaica, sono andati perduti. Ci è giunta traccia di essi solo attraverso testimonianze indirette e occasionali fornite da alcuni Padri della Chiesa. Verosimilmente si trattava di tre diciture diverse di un unico testo derivato dal Vangelo di Matteo.
Vangeli giudeo-cristiani
Titolo Autore Lingua Data Contenuto Note
Vangelo degli Ebioniti Ebioniti aramaico? II secolo forse era una forma variata del Vangelo di Matteo privata della parte iniziale (nascita verginale di Gesù) perduto, noto solo da accenni di alcuni Padri della Chiesa
Vangelo dei Nazarei (o Nazareni o Nazorei) Nazarei aramaico? II secolo forse era una forma variata del Vangelo di Matteo privata della parte iniziale (nascita verginale di Gesù) perduto, noto solo da accenni di alcuni Padri della Chiesa
Vangelo degli Ebrei Giudeo-Cristiani in Egitto aramaico? II secolo forse era una forma variata del Vangelo di Matteo privata della parte iniziale (nascita verginale di Gesù) perduto, noto solo da accenni di alcuni Padri della Chiesa
Vangeli gnostici
Per approfondire, vedi la voce Vangeli gnostici.
Le diverse correnti gnostiche dei primi secoli del cristianesimo (II-IV) hanno prodotto diversi testi relativi alla vita e al ministero di Gesù. Nonostante la datazione antica e l'attribuzione autorevole, la Chiesa Cattolica anche antica non ha mai mostrato dubbi nel considerare i soli 4 vangeli canonici (Matteo, Marco, Luca, Giovanni) come ispirati.
Nonostante l'interesse che suscitano attualmente, il valore storico di questi testi si limita perlopiù alla ricostruzione dell'ambiente gnostico dei primi secoli dell'era cristiana, senza fornire affidabili informazioni sull'attività di Gesù. Due sono in particolare gli elementi che inducono a rigettare la presunta storicità delle informazioni in esse contenute:
l'epoca tarda. I più antichi vangeli apocrifi sono stati composti verso la metà del II secolo, quando i testimoni diretti della vita e della predicazione di Gesù erano da tempo scomparsi. Al contrario la composizione dei vangeli canonici secondo alcuni risale al I secolo, quando la testimonianza dei discepoli e degli evangelisti in particolare avrebbe potuto essere ancora viva.
la natura 'segreta' delle rivelazioni. Per i vangeli apocrifi di origine gnostica, e dunque eretica, l'artificio letterario è sempre lo stesso: Gesù risorto comunica in privato a un discepolo (quasi sempre apostolo) meritevole (a differenza degli altri non meritevoli) 'inedite' e particolari nozioni e informazioni. Tale artificio mostra chiaramente la consapevolezza che avevano gli scrittori apocrifi della tardiva originalità, e dunque non fondatezza storica, dei contenuti narrati: "Ciò che dico si trova da nessuna parte perché Gesù l'ha comunicato in segreto a questo apostolo". Il risultato complessivo è quantomeno curioso: Gesù avrebbe di volta in volta prescelto un apostolo per rivelazioni particolari non precedentemente attestate, giudicando gli altri apostoli non degni della rivelazione, rivolgendosi però in definitiva a tutti gli apostoli.

Vangeli gnostici
Titolo Attribuzione Lingua Data Contenuto Note
Apocrifo di Giovanni o Libro di Giovanni Evangelista o Libro segreto di Giovanni o Rivelazione segreta di Giovanni Giovanni, apostolo ed evangelista copto II secolo entro il 185 Rivelazione segreta di Gesù risorto all'evangelista Giovanni, descrivente creazione, caduta, redenzione dell'umanità. Elementi gnostici: tripartizione degli uomini (terreni, psichici, spirituali); creazione del demiurgo; 7 eoni; dicotomia luce/oscurità; divinità intrappolata nell'uomo mortale Gnostico. Citato da Ireneo, ritenuto perduto fino al ritrovamento di 3 distinte versioni tra i Codici di Nag Hammâdi
Dialogo del Salvatore o Dialogo del Redentore - copto II secolo Dialogo tra il Salvatore (Gesù) e alcuni discepoli nel quale espone la cosmologia gnostica, con qualche accenno antifemminista Gnostico. Ritenuto perduto fino al suo ritrovamento tra i Codici di Nag Hammâdi
Libro segreto di Giacomo o Apocrifo di Giacomo Giacomo apostolo copto II secolo Rivelazione segreta di Gesù risorto a Giacomo Gnostico. Ritenuto perduto fino al suo ritrovamento tra i Codici di Nag Hammâdi
Libro di Tommaso (il Contendente o l'Atleta) Giuda Tommaso, apostolo copto prima metà del III secolo Rivelazione segreta di Gesù risorto a Tommaso Gnostico. Ritenuto perduto fino al suo ritrovamento tra i Codici di Nag Hammâdi
Pistis Sophia o Libro del Salvatore 'noi' discepoli copto seconda metà del III secolo (o II secolo?) Rivelazione segreta di Gesù risorto ai discepoli Gnostico. Perduto per secoli, studiato dal 1795 grazie al manoscritto Askew, ritrovate varianti tra i Codici di Nag Hammâdi
Vangelo di Apelle Apelle (II secolo), gnostico - metà II secolo - Citato da alcuni padri, verosimilmente da identificare con l'opera Parole di Apelle o Ragionamenti di Apelle dello gnostico Apelle (II secolo)
Vangelo di Bardesane Bardesane (II-III secolo), gnostico siriaco - - - Perduto, citato da alcuni padri. Forse va identificato col canonico Vangelo di Giovanni (integrale o modificato) o col Diatesseron di Taziano
Vangelo di Basilide Basilide (II secolo), gnostico - - - Perduto, pervenuteci citazioni patristiche
Vangelo copto degli Egiziani o Santo libro del grande Spirito invisibile - copto III-IV secolo Gesù incarnazione di Set per liberare le anime divine dalla prigionia della carne Gnostico. Ritenuto perduto fino al suo ritrovamento tra i Codici di Nag Hammâdi
Vangelo greco degli Egiziani - greco metà del II secolo in Egitto Dialogo di Gesù risorto presso il sepolcro con la discepola Salomè. Ascetismo sessuale gnostico-encratita Gnostico. Perduto, pervenuteci citazioni patristiche
Vangelo di Eva - - II-III secolo (?) Eva cerca di apprendere la conoscenza, dunque la salvezza, mangiando il frutto dell'albero della conoscenza del bene e del male. Esaltazione del coito interrotto e ingoiare sperma come atto religioso Gnostico. Perduto, pervenuteci citazioni patristiche, forse coincide col Vangelo della Perfezione
Vangelo di Filippo Filippo, apostolo copto, probabilmente da un prototesto greco perduto metà-fine II secolo Vari detti di Gesù, molti sui sacramenti. Cristo e Maria Maddalena consorti, ma in senso spirituale: sono incarnazioni rispettivamente degli eoni (=semidivinità gnostiche) Soter e Sofia, che hanno generato dall'eternità tutti gli angeli Gnostico. Perduto, non menzionato da Padri della Chiesa, ritrovato tra i Codici di Nag Hammâdi
Vangelo di Giuda Giuda Iscariota, apostolo traditore copto, forse da un prototesto greco perduto metà del II secolo, prima del 180 Gesù stesso aveva chiesto a Giuda di tradirlo. Descrive la cosmosmologia gnostica Gnostico. Perduto, pervenuteci citazioni patristiche, ritrovato a al-Minya (Egitto) nel 1978
Vangelo di Maria o Vangelo di Maria Maddalena - copto, da un prototesto greco perduto metà del II secolo Esalta il ruolo della discepola Maria Maddalena Gnostico. Perduto, pervenuteci citazioni patristiche, ritrovati frammenti in greco e copto
Vangelo di Mattia o Tradizioni di Mattia Mattia, apostolo sostituto di Giuda Iscariota greco metà del II secolo Rivelazione segreta di Gesù a Mattia Gnostico, usato da Basilide (II secolo). Perduto, pervenuteci citazioni patristiche
Vangelo della Perfezione - - - - Gnostico. Perduto, pervenuteci citazioni patristiche, forse coincide col Vangelo di Eva
Vangelo dei Quattro Reami Celesti - - - - Gnostico. Perduto, pervenuteci citazioni patristiche
Vangelo del Salvatore o Vangelo di Berlino - copto, da un prototesto greco perduto II-III secolo Dialogo tra il Salvatore (Gesù) e i suoi discepoli Gnostico. Conservato nel frammentario papiro Berolinensis 22220 databile al VI secolo, studiato dal 1999
Sapienza di Gesù Cristo o Sofia di Gesù Cristo - copto II-III secolo Dialogo tra Gesù risorto e alcuni suoi discepoli Gnostico. Perduto, ritrovato tra i Codici di Nag Hammâdi
Vangelo di Tommaso, o Vangelo di Didimo Thoma o Quinto Vangelo Tommaso, apostolo copto, forse da un prototesto greco perduto I o II secolo Raccolta di detti di Gesù, probabilmente simile ai Loghia . Perduto, ritrovato tra i Codici di Nag Hammâdi
Vangelo della Verità - copto, da un prototesto greco perduto metà del II secolo Dissertazione su alcuni punti fondamentali dello gnosticismo Gnostico. Perduto, pervenuteci citazioni patristiche (Ireneo lo attribuisce a Valentino), ritrovato tra i Codici di Nag Hammâdi

Vangeli della passione
Vangeli apocrifi della passione
Titolo Attribuzione pseudoepigrafa Lingua Data Contenuto Note
Vangelo di Gamaliele Gamaliele, stimato maestro ebreo copto, forse rielaborante materiale greco precedente IV secolo Descrive gli eventi della domenica di Pasqua successivi alla risurrezione di Gesù e esalta la figura di Pilato e sua moglie Procla, che prein consegna la Sindone Origina l'esaltazione cristiana di Pilato e sua moglie Procla, considerati santi dalle chiese greco-ortodossa e copta
Vangelo di Nicodemo Nicodemo, discepolo di Gesù greco II secolo Descrive la passione di Gesù,ando Pilato -
Vangelo di Pietro Pietro, apostolo greco metà del II secolo Descrive la passione di Gesù, discolpando Pilato Già perduto, conosciuto in accenni patristici, un lungo frammento fu trovato nel 1887 ad Akhmim (Egitto)
Dichiarazione di Giuseppe di Arimatea Giuseppe di Arimatea, discepolo greco prima del XII secolo Descrive la passione di Gesù soffermandosi sui due 'ladroni' Dema e Gesta -

 Altri vangeli apocrifi
Titolo Attribuzione pseudoepigrafa Lingua Data Contenuto Note
Interrogatio Johannis o Cena segreta o Libro di Giovanni evangelista Giovanni, apostolo ed evangelista latino XII secolo o immediatamente precedente Rivelazione segreta di Gesù a Giovanni durante l'ultima cena Proveniente dall'eresia medievale bulgara dualista dei Bogomili, affini agli occidentali Catari
Vangelo di Barnaba Barnaba, apostolo spagnolo XIV secolo Descrive Gesù come un uomo (non Dio) precursore di Maometto Origine islamica. Secondo studiosi islamici riprende un testo apostolico precedente
Vangelo di Bartolomeo o Questioni di Bartolomeo Bartolomeo, apostolo greco (con ampliamenti e varianti in latino, paleoslavo, copto) III-V secolo (?) 5 sezioni eterogenee: 1. Gesù risorto racconta a Bartolomeo la sua discesa agli inferi; 2. Maria racconta a Bartolomeo l'annunciazione; 3. Gesù mostra agli apostoli l'abisso (=gli inferi); 4. Gesù evoca Beliar (= il diavolo), esorta Bartolomeo a interrogare il diavolo su varie questioni; 5. Bartolomeo chiede a Gesù chiarimenti circa "il peccato contro lo Spirito Santo" -
Vangelo di Taddeo Giuda Taddeo, apostolo greco II secolo - Perduto, ritrovato nel 1997 a Tel-al-Faron (Egitto)


 Frammenti di vangeli apocrifi
I ritrovamenti archeologici del XX secolo hanno portato alla luce alcuni frammenti di papiro o pergamena contenenti testi di natura evangelica non riconducibili ad alcun vangelo apocrifo o canonico. Data la brevità dei testi e la corruzione del supporto, la datazione è particolarmente difficile sia con metodi filologici che con i normali metodi di datazione archeologici (p.es. carbonio 14). Di seguito sono indicate le datazioni maggiormente condivise, ma a seconda degli studiosi subiscono notevoli variazioni.
Risulta inoltre attualmente impossibile determinare se si trattasse di raccolte di materiale poi confluito nei vangeli canonici (p.es. fonte Q), di brani di vangeli apocrifi noti ma andati perduti, o di brani di vangeli apocrifi del tutto sconosciuti.

Frammenti papiracei
Titolo Lingua Data Ritrovamento Contenuto Note
Papiro di Ossirinco 840 greco IV secolo Ossirinco (Egitto) nel dic. 1905 45 linee recto/verso su pergamena. Riporta una diatriba tra il Salvatore e un fariseo capo sacerdote di nome Levi che lo accusa di presentarsi nel tempio senza le necessarie abluzioni rituali. Gesù risponde che lui e i suoi discepoli sono lavati dalle acque vive provenienti dal Padre La scrittura microscopica e il ridotto formato fanno supporre che facesse parte di un minuscolo libretto portato al collo come amuleto
Papiro di Ossirinco 1224 greco fine III - inizio IV secolo Ossirinco (Egitto) 2 frammenti di papiro entrambi recto/verso, il secondo su 2 colonne, per un totale di 24 linee incomplete e parzialmente leggibili Dal Vangelo di Pietro?
Papiro Egerton 2 greco 50-100 Egitto 1934 5 frammenti recto/verso contenenti 4 pericopi: 1. Una disputa tra Gesù e gli uomini della legge, che cercano invano di lapidarlo; 2. Una guarigione di un lebbroso; 3. Una disputa circa la legittimità del pagamento delle tasse; 4. Un miracolo (indefinito) di Gesù presso il Giordano Mostra paralleli con brani del Vangelo di Giovanni.
Papiro di Fayyum greco III secolo Fayyum (Egitto) 1886 Breve frammento del dialogo tra Gesù e gli apostoli durante l'ultima cena Redazione abbreviata di Mc14, 26-30 e Mt26, 30-34
Papiro di Berlino greco VI secolo 1923 2 frammenti del dialogo tra Gesù e Natanaele Cf. Gv1, 49
Vangeli apocrifi perduti o omonimi 
Vangeli apocrifi perduti o omonimi
Titolo Attribuzione Lingua Data Contenuto Note
Predicazione di Pietro o Annuncio (Kerygma) di Pietro pseudoepigrafo di Pietro, apostolo greco II secolo Argomentazioni apologetiche del cristianesimo Perduto, pervenuteci citazioni patristiche
Vangelo di Andrea pseudoepigrafo di Andrea, apostolo - - - Citato da alcuni padri, forse coincide con l'apocrifo Atti di Andrea
Vangelo di Cerinto Cerinto (inizio II secolo), ebionita-gnostico - - - Perduto, pervenute citazioni patristiche. Forse era una rielaborazione del Vangelo di Matteo o del Vangelo di Giovanni, o un rielaborato compendio composito di essi
Vangelo dei Dodici (apostoli) - - II secolo - Perduto, pervenute citazioni patristiche, forse coincide col Vangelo degli Ebioniti
Vangelo di Mani Mani (III secolo), eretico persiano III secolo - Perduto, pervenuto un frammento e citazioni patristiche
Vangelo di Marcione Marcione (II secolo), eretico - - - Perduto, pervenute citazioni patristiche. Forse era una rielaborazione del Vangelo di Luca
Vangelo segreto di Marco pseudoepigrafo di Marco, evangelista greco II secolo? (falso del XX secolo?) I due passi frammentari pervenutici descrivono la risurrezione di un giovane da parte di Gesù e un breve passo riguardante Salome, entrambi non presenti nel canonico Vangelo di Marco Perduto. Citato in un manoscritto del XVIII secolo (ora misteriosamente perduto e perciò non più direttamente accessibile) che riporterebbe una lettera attribuita a Clemente di Alessandria (circa 150-215 d.C.), ritrovato nel 1958 nel monastero di Mar Saba presso Gerusalemme e studiato dallo storico della Chiesa Morton Smith. Forse era un ampliamento gnostico del Vangelo di Marco, secondo altri si tratta di un falso storico
Vangelo dei Settanta (discepoli) - - - - Perduto, pervenuteci citazioni patristiche, forse coincide col Vangelo di Mani

(Tratto da Wikipedia)

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LE STIMMATE ... UN DISEGNO DIVINO ?

Post n°92 pubblicato il 25 Giugno 2009 da shachor
 

Le stigmate (grafia più moderna: stimmate; grafia antiquata: stimate) (dal greco stigma che significa marchio) sono le ferite che, secondo il racconto evangelico, furono inflitte a Gesù Cristo durante la sua crocifissione. Sono stati riportati casi di persone che senza apparenti cause fisiche presentavano ferite analoghe, come se si immedesimassero a un modello. La spiegazione del fenomeno ha generato, anche tra i Cristiani, aspri dibattiti, tra coloro che lo attribuiscono a varie patologie, o vere e proprie frodi, e coloro che lo attribuiscono in alcuni casi ad un miracolo.
Padre Agostino Gemelli, uno dei rappresentati più accreditati per le questioni di carattere scientifico del Vaticano, asserì numerose volte che Francesco d'Assisi, pur non avendo alcuna prova scientifica, doveva essere considerato il solo stigmatizzato della storia cristiana, ovvero il solo in cui si potesse dimostrare un'origine divina di tali manifestazioni.[senza fonte]
Introduzione al fenomeno
Un importante indicazione sulle stigmate proviene dal Vangelo di San Giovanni (Gv 20,24-29[1]), nel celebre brano in cui si narra dell'incredulità di San Tommaso: “Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito nel posto dei chiodi e non metto la mia mano nel suo costato, non crederò”. A questa domanda Gesù risponde in modo inequivocabile: “Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo ma credente!”. Assolutamente secondario quindi il cenno è contenuto nel vangelo apocrifo di Pietro, nel quale è scritto che "...gli furono estratti i chiodi dalle mani". La prima rappresentazione di Gesù crocifisso è probabilmente la formella del portale di santa Sabina a Roma (VI secolo) dove i tre condannati appaiono con i chiodi infissi nelle mani ma non appesi, bensì con i piedi a terra, quindi come fossero esposti in un circo.[senza fonte]
Dalle prime manifestazioni ascritte a San Francesco d'Assisi, l'interpretazione di tali manifestazioni, ritenute come la trasposizione sulla carne delle ferite inferte a Gesù Cristo sulla croce, è sempre vissuta nel contrasto tra la venerazione e l'accusa di superstizione. Gli ottocento anni dal suo primo manifestarsi lasciano ancora oggi dubbi ed incertezze. La stessa Chiesa cattolica, come nel caso della Sindone, non si è mai pronunciata definitivamente di fronte a queste manifestazioni limitandosi ad indagare singolarmente i soggetti che se ne dicevano portatori.
Dal XIII secolo ad oggi. Sebbene tale fenomenologia segni profondamente la dottrina cristiana, permangono a tutt'oggi molti dubbi, non ancora spiegati, sulla loro genesi. Dalle analisi condotte nella popolazione dei soggetti portatori.
Storia e mistero, i casi più importanti 
La storia odierna, ed in particolar modo quella religiosa, ci presenta, nel corso dei secoli scorsi, numerosi soggetti ai quali sarebbe stato fatto dono delle stigmate. A tali manifestazioni, soprattutto nei casi di individui successivamente proclamati santi, Nella letteratura in merito sono ricordati casi, seppur rari, di stigmate luminose.[senza fonte] De Vesme, che circa un secolo fa studiò questo tipo particolare di stigmate. Oggi tali manifestazioni sono esaminate con spirito critico, allo scopo di verificare scientificamente la reale dimensione di fenomenologie talvolta amplificate per spirito religioso, e di ricondurle ove possibile alle leggi della fisiologia eo della psicologia.
San Paolo 
Il primo autore religioso conosciuto che abbia usato questo termine per simboleggiare la sua appartenenza a Gesù fu Paolo di Tarso: "porto le stigmate del Signore Gesù nel mio corpo", (Lettera ai Galati, VI, 17). Ancora oggi si discute se queste parole avessero un significato metaforico-simbolico, oppure letterale, segnalando così il primissimo manifestarsi del fenomeno mistico definito "stigmatizzazione". Pare più probabile, tuttavia, che Paolo non si riferisse tanto alle ferite di Gesu', quanto piuttosto ai segni che la sua testimonianza gli procuro' negli anni: più volte la sua predicazione non fu bene accolta; non è dunque improbabile che abbia vissuto episodi di violenza che lo hanno "marchiato" (stigma è parola greca che significa marchio) fisicamente. Il passo di "Galati", dunque, è probabilmente da leggersi in tale prospettiva, con Paolo che con la frase "D'ora innanzi nessuno mi procuri fastidi: difatti io porto le stigmate di Gesù nel mio corpo" (Lettera ai Galati, VI, 17) vuole porre in luce come la sua fedelta' all'annucio sia stata totale, anche a rischio della propria vita (Seconda lettera ai Corinzi, I, 8-10).
San Francesco d'Assisi 
Stimmate di San Francesco, Gentile da Fabriano, tempera su tavola.Per la storiografia religiosa ufficiale il primo uomo a manifestare questi segni viene considerato Francesco d'Assisi. A trentotto anni, nel 1224, manifestò nelle mani e nei piedi alcune lesioni che avrebbero riprodotto quelle dei chiodi che avrebbero trafitto il corpo di Gesù in croce, e una ferita al torace che avrebbe riprodotto la lacerazione che la lancia di Gaio Cassio Longino avrebbe inferto a Gesù dopo la morte. S.Francesco, già circondato da grande carisma, manifestò tali segni negli ultimi anni della propria vita, sul monte della Verna, quando si ritirò in completa e totale contemplazione di Dio. I resoconti testimoniali giunti fin dal passato ci raccontano come le stigmate di Francesco non sanguinassero molto, "ed avevano una specie di protuberanza, come una capocchia di un chiodo sotto pelle".
San Pio
Un caso moderno di stigmatizzazione, estremamente interessante, corrisponde ai segni portati sul corpo da Padre Pio da Pietrelcina. Per quest'uomo di grande carisma, è sorta una vera e propria venerazione che ha portato anche alla sua canonizzazione. Anche la vita di quest' uomo di fede è passata al vaglio dei ricercatori, e nuove prove sono state ricavate dagli studi condotti sulle sue piaghe. San Pio, secondo i resoconti delle biografie, nella sua vita avrebbe avuto diverse visioni del Cristo, che lo avrebbero poi "benedetto" con la comparsa di questi segni.
Queste ricerche, ed altre sulla fenomenologia delle stigmate in generale, sono state condotte in prevalenza da Bob Rickard, editor di Fortean Times, dal Dr. Ted Harrison, uno dei più importanti esperti mondiali in stigmatologia e dal Dottor Marco Margnelli, neurofisiologo ed esperto in stati alterati di coscienza.[senza fonte]
Il processo canonico, per la Chiesa, ha sancito definitivamente[senza fonte] che le stimmate di Padre Pio non avrebbero origine umana, e dunque sarebbero frutto dell'intervento di forze soprannaturali. Esistono ovviamente opinioni diverse: nel 2007 lo scrittore Sergio Luzzatto ha presentato di nuovo in un libro alcune testimonianze che indicherebbero come il Santo "[1] aiutasse" la permanenza di tali segni attraverso l'utilizzo di acido fenico. Le sue tesi sono state criticate da vari esperti ( [2] ), e la questione rimane perciò ancora aperta.
Teresa Neumann 
Un altro caso di stigmate moderne, è quello di Teresa Neumann, contadina tedesca, che a soli 26 anni vide comparire nelle mani e nei piedi i segni della passione di Gesù. Dall'anno 1926 ogni giovedì fino alle 15 di ogni venerdi, questa giovane contadina tedesca vedra' aprirsi queste misteriose ferite per poi richiudersi, fino al giorno della sua sua morte. Fu uno dei casi più impressionanti soprattutto per l'incredibile quantità di sangue che sgorgava dalle ferite. Evento ancora più sconvolgente fu quello di nutrirsi, nei suoi ultimi 36 anni di vita, solamente del corpo eucaristico, accompagnato da un po' di vino e pane.
La più giovane: Cloretta Robertson 
Nel 1972, ad Oakland California, questa giovane americana di pelle nera all'età di 9 anni, dopo aver visto un film sulla passione del Cristo, tre settimane precise prima della Pasqua, porterà improvvisamente i segni sulle mani delle stigmate. Al venerdì santo, una volta chiuse le ferite, non gli si apriranno mai più. Esami medici confermarono che le ferite non furono provocate e che la giovane era in perfetto stato di salute mentale; quest'ultima dichiarerà a sua volta di non essere mai stata né cattolica praticante e né credente.
Altre spiegazioni 
Un prodotto dell'uomo 
Il fattore fondamentale che deve esser tenuto presente è come le persone possano ricevere questi segni. Si tratta comunque di un fenomeno profondamente religioso che tocca intimamente la devozione di molte persone. L'unico prodotto tangibile di questa fenomenologia è che incoraggia la fede, la intensifica. Come ci possiamo spiegare però il fatto che prima di San Francesco esistessero pochi casi documentati di stigmatizzati, e dopo la morte di questo umile uomo iniziassero in tutta Europa a dilagare tali manifestazioni? Senza prove inconfutabili per attestare che si tratti di veri miracoli o di manifestazioni della mente, nulla si può concludere, però la ricerca scientifica nell'ultimo secolo ha tentato di comprendere, in maniera sempre più vasta, che cosa realmente si può celare dietro tali segni.
Spiegazioni cliniche 
Dermografia
Ematoidrosi
Ideoplastia 
L'incognita tra la mente e il corpo 
Sono state chiamate in causa diverse spiegazioni per poter comprendere le stigmate, ma l'unico tassello mancante in tali studi è la comprensione del meccanismo che da uno stato psicologico potrebbe permettere l'espressione di questi segni in uno stato fisiologico. Come può riuscire la mente umana a creare una lesione fisica nel corpo? Quali meccanismi entrano in gioco? Siamo tutti plausibilmente stigmatizzabili? Queste domande sono solo alcune tra quelle che i primi ricercatori si posero per riuscire a capire quale fosse il meccanismo alla base dell'insorgenza di queste strane piaghe.
Nel corso dei secoli l'uomo ha sempre creduto che la propria mente potesse essere utilizzata come uno strumento estremamente potente, ne sono una dimostrazione alcuni culti o alcune sette religiose che fondano alcuni loro principi proprio su queste assunzioni.
Vescicolazione ipnotica 
Psiconeuroendocrinoimmunologia (PNEI) 
Il ruolo dell'iconografia religiosa
La fenomenologia da noi presa in esame, nel corso dei suoi secoli di presenza, spesso non si è manifestata nelle locazioni anatomiche corrette. Siamo infatti abituati a vedere le stigmate come un fenomeno estatico che si localizza anatomicamente sui palmi e/o sui dorsi delle mani dei soggetti portatori. Tale posizione anatomica è storicamente scorretta, perché nelle crocifissioni eseguite nell'antichità i soggetti non venivano inchiodati attraverso i palmi ed i dorsi delle mani, per non vederli cadere dalla croce entro pochi minuti, con una grande lacerazione nonché frantumazione delle ossa della mano: i tessuti molli e le ossa interessate non sono in grado di reggere il peso del corpo umano. Si è osservato invece che sul polso, nella parte finale dell'ulna e del radio, in quella intercapedine che si collega alla mano, esiste un piccolo spazio, definito di Destot, attraverso il quale sarebbe estremamente semplice poter inserire un chiodo. Queste due ossa, che formano i nostri avambracci, sono infatti disposte in modo da creare una intercapedine naturale attraverso la quale venivano conficcati i chiodi per le crocifissioni. I reperti storici ci dimostrano come nella Palestina romana tale locazione fosse l'unica attraverso la quale venivano fatti passare i chiodi di questa atroce condanna a morte; ogni resto umano ritrovato di persona sottoposta al supplizio presenta infatti delle lesioni e delle scheggiature proprio in corrispondenza di tali ossa, e mai nelle mani. Verosimilmente (vera o falsa che sia) anche nella Santa Sindone custodita a Torino, il soggetto crocifisso è stato trafitto poco sotto i polsi, tra l'ulna e il radio. La stimolazione meccanica effettuata sul nervo posto nello spazio di Destot porterebbe inoltre ad una flessione del dito pollice sul palmo della mano, e infatti anche nell'immagine impressa nella Sindone il pollice non è visibile. Esiste anche il riscontro biblico: all'agnello sacrificale "non doveva essere rotto alcun osso" - Esodo cap. 12 ; Giovanni 19:36. Questi dati confliggono con l'immagine tradizionale sia della Passione sia degli altri stigmatizzati. L'iconografia cristiana, ed affine, ha da sempre mostrato, per un semplice errore storico-iconografico, le ferite inferte a Gesù in una posizione sbagliata. Si pone pertanto il problema di capire se le "stigmatizzazioni" dovrebbero localizzarsi nella sede immaginata dall'iconografia tradizionale, o in quella riconosciuta dall'indagine storica. Si noti in proposito il lavoro dello studioso del XIX secolo H. Fulda, che analizzando le prove documentarie e filologiche sulla morte del Cristo sfata le mistificazioni su cui poggiano gran parte dei fenomeni di "stigmatizzazione".
L'aura di mistero che ha pervaso questa fenomenologia, come altre, è stata ridimensionata dagli studi e dalle ricerche ispirate alla razionalità scientifica, condotte fino ad oggi. La presenza di manifestazioni che trascendono la nostra normalità ci conduce in un cammino di studio e ricerca che non implica per forza fonti superiori o insondabili misteri quale loro origine. Ciò che in un dato periodo poteva essere ricondotto ad un "mistero insormontabile" oggi, con il progredire delle nostre conoscenze, può trovare maggiori spiegazioni grazie all'intervento della scienza. Questo non vuol significare che tutti i misteri, in senso proprio, debbano avere una spiegazione, o che si potrà giungere alla comprensione di molti di questi in tempi brevi. Tendiamo unicamente a sottolineare come molte manifestazioni possano, nel corso del tempo e grazie ai progressi scientifici, trovare una spiegazione plausibile (ma quindi, non inderogabilmente sicura). La stessa fenomenologia delle stigmate tuttora presenta dei lati oscuri e dei fattori che non sono spiegabili attraverso nessun criterio né spiegazione scientifica conosciuta. Possiamo ipotizzare, in via del tutto generale, quale possa essere la genesi di queste manifestazioni ma non possiamo, né dobbiamo, dare certezze su di essa. La fisiologia ed i processi biochimici che sembrerebbero essere implicati nei processi di formazione di questi strani segni e l'intervento di una psiche più potente di quanto si potesse ritenere, sono senza dubbio due tra i fattori fondamentali per la manifestazione di queste sintomatologie, ma non possono rispondere ancora appieno a molte delle nostre domande.

(Tratto da Wikipedia)

Postato da Yang

 
 
 

BIGFOOT ... IL GRANDE PIEDONE

Post n°91 pubblicato il 25 Giugno 2009 da shachor
 

Il Bigfoot, altrimenti detto Sasquatch, Momo o Piedone, è una leggendaria creatura scimmiesca che dovrebbe vivere nelle foreste dell'America Settentrionale.
Non ci sono prove concrete della sua esistenza se non video, foto od orme di piedi anomale.
Alcuni ritengono possa trattarsi di un ramo distaccato dello Yeti o di una specie sopravvissuta all'estinzione di Gigantopiteco, una scimmia asiatica di notevoli dimensioni, oggi ritenuta estinta.[senza fonte]
Aspetto fisico e caratteristiche 
Il Bigfoot dovrebbe essere alto dai 2 ai 2,70 metri (dai 7 ai 9 piedi), con folta peluria scura che varia dal rosso scuro al nero e grandi piedi (da cui il nome) che lascerebbero tracce di 40-46 cm sul terreno. Il Bigfoot è descritto come un grande ominide o primate bipede; i testimoni dicono che ha dei grandi occhi e una cresta abbassata sulla testa. In base alle descrizioni peserebbe intorno ai duecento chilogrammi[senza fonte].
Trappola 
Nel 1974 nell'Oregon del Sud è stata costruita una trappola per la cattura di un Bigfoot, che a più di trent'anni di distanza non è riuscita nel suo intento. Oggi come oggi più che altro funziona come attrazione turistica.
Teorie sull'eventuale esistenza
I criptozoologi sostengono che questo leggendario primate possa essere imparentato con lo Yeti del Tibet e con l'Alma della Mongolia.
Mentre per lo Yeti si aveva un cranio in un tempio tibetano nell'Himalaya, poi rivelatosi un falso, per lo Sasquatch non si dispone di alcun elemento che ne attesti l'esistenza.
Sono molti i video circolanti che dovrebbero provare la sua esistenza, ma si sono rivelati dei falsi.
La prova più reale dell'esistenza di questo animale sarebbe un video girato il 20 ottobre 1967 dai cacciatori Roger Patterson e Bob Gimlin; la pellicola fa vedere un Bigfoot femmina molto alto, dai seni cadenti e una folta peluria nera/grigia, che cammina con passo malandato vicino al fiume Bluff Creek, si gira verso i due uomini e si addentra nella foresta. A distanza di molti anni nessuno ha accertato la veridicità di tale filmato. Secondo il regista John Landis si tratta di un uomo travestito da Bigfoot: secondo lui è stato John Chambers a fare il costume (ha fama di avere fatto i costumi per Il pianeta delle scimmie). Nel 2004 è trapelato il nome dell'uomo che avrebbe vestito il costume della creatura: un certo Bob Heironimus, un pensionato, in un costume fatto da Philip Morris in Carolina[senza fonte]. Patterson fino alla sua morte (1972) ha sostenuto l'autenticità del suo filmato.Bisogna anche dire che non ci sono prove che il filmato sia un falso, infatti il costume da Bigfoot non fu mai ritrovato.
Si parla del Bigfoot anche nelle leggende dei Pellerossa: di questo essere si inizia a parlare dal 1958, quando un operaio trovò delle orme gigantesche durante degli scavi.[senza fonte]
Nel 2002, in Germania viene prodotto un film, The Untold, tratto da un resoconto di tre esploratori nelle foreste nordamericane. Il film narra le vicende di due uomini e una donna alle prese con un animale, forse un grizzly. Secondo uno degli esploratori gli attacchi da loro subiti furono opera di un Bigfoot, poiché secondo i suoi resoconti, questo animale avrebbe preso massi e tronchi con le mani, era bipede, corpo scimmiesco, ma coda assente. Gli altri due esploratori negarono apertamente un attacco da parte di uno Sasquatch.
Avvistamenti principali
Ci sono stati molti centinaia di presunti avvistamenti del Bigfoot. Qui di seguito sono elencati alcuni dei più notevoli.
1811: Un esploratore riferì di aver trovato tracce di uno strano animale nelle montagne degli Stati Uniti nord-orientali. Esse potevano essere quelle di un orso, ma erano molto più grosse. L’esploratore provò a seguirle, ma non rintracciò l’essere che le aveva lasciate.[senza fonte]
1840: Il missionario protestante Elkanah Walker ascoltò una leggenda dei i nativi americani di Spokane (Washington), la quale affermava che da quelle parti esistevano delle creature pelose gigantesche che rubavano salmoni negli accampamenti indiani e avevano un forte odore.[1]
1870: Un cacciatore californiano sostenne di aver visto un Sasquatch, il quale gli distrusse il fuoco del suo accampamento sulle montagne vicino a Grayson (California). Il fatto risulta essere accaduto l’anno precedente.
1884: Nei giornali della Columbia Britannica fu pubblicato un articolo che sosteneva che un Bigfoot era stato catturato nulle montagne locali. La creatura era stata chiamata "Jacko". Successivamente si seppe che la notizia era falsa.
1893: In un articolo di Theodore Roosevelt pubblicato sul giornale The Wilderness Hunter, il futuro presidente degli Stati Uniti narrò di una storia raccontatagli da un anziano cacciatore dell’Idaho. Quest’ultimo si chiamava Bauman e affermava di aver incontrato un Bigfoot nelle montagne in cui viveva. La testimonianza di Roosevelt è l'unica prova che questo incontro sia mai avvenuto.[2]
1924: Un canadese di nome Albert Ostman sostenne di essere stato rapito e tenuto prigioniero per molti giorni da una famiglia di Sasquatch. L'incidente si era verificato durante le vacanze estive a Toba Inlet (Columbia Britannica).[3]
1924: Fred Beck e altri quattro minatori sostennero di essere stati attaccati da molti Sasquatches nell'Ape Canyon (Canyon della Scimmia, Washington) nel luglio 1924. Le creature per diverse ore durante la notte lanciarono grandi rocce alla cabina in cui erano rinchiusi i minatori, uccidendone molti. Anche uno dei Sasquatches fu colpito e ucciso dai minatori. La notizia è stata pubblicata anche sui giornali. Secondo alcuni, gli assalitori erano dei giovani campeggiatori che si divertivano a lanciare sassi nel canyon, e i minatori avrebbero visto solo delle figure scure alla luce della luna e le grida terribili udite non sarebbero state altro che le voci dei campeggiatori ampliate dall’eco del canyon. Tuttavia, questa spiegazione non sta in piedi perché i minatori avevano visto bene che gli assalitori non erano esseri umani, perché nessun campeggiatore risulta essere stato ucciso da quelle parti e soprattutto perché nessun uomo avrebbe potuto causare tali danni e uccidere tanti minatori semplicemente gettando dei sassi. I testimoni oculari confermano quest’ipotesi. Inoltre furono trovate impronte chiaramente troppo grandi per essere umane.[4] [5][6]
Dal 1940 in poi: Gli abitanti di Fouke (Arkansas) riferirono che una creatura simile al Bigfoot, soprannominata "il Mostro di Fouke", abitava la regione. Un elevato numero di incontri si è verificato nella zona paludosa circostante ed è servito come spunto per un film del 1973 intitolato The Legend of Boggy Creek.[7][8][9][10][11][12]
1941: Una canadese di nome Jeannie Chapman dichiarò di essere fuggita da casa sua con i figli quando un grande Bigfoot, alto circa due metri e mezzo, si avvicinò alla loro residenza di Ruby Creek (Columbia Britannica).[13]
1950: Uno sciatore di nome Jim Carter organizzò una spedizione nell'Ape Canyon (Canyon della Scimmia, Washington) insieme ad altri uomini. Il suo obbiettivo era quello di risolvere il mistero dell’attacco di alcuni Sasquatch a dei minatori nel luglio 1924. Un giorno si allontanò da solo per filmare un documentario e da allora non fu mai più rivisto, nonostante una massiccia ricerca. Nemmeno il suo corpo fu ritrovato. Le sue ultime tracce lasciate dagli sci rivelarono che Carter si stava spostando ad altissima velocità, facendo enormi salti che nemmeno un esperto sciatore farebbe se non fosse spaventato a morte o inseguito.[senza fonte]
1955: Un canadese di nome William Roe affermò di aver avuto un incontro ravvicinato con un Sasquatch in Mica Mountain (Columbia Britannica).[14]
1958: Due muratori californiani, Leslie Breazale e Ray Kerr, riferirono di aver visto un Bigfoot circa 70 chilometri a nord-est di Eureka (California). In precedenza ne erano già state trovate alcune tracce nei boschi locali.[15]
1958: Alcuni operai di un cantiere a Bluff Creek (California) trovarono delle enormi orme vicino al luogo in cui lavoravano. Uno di essi, Raymond Wallace, sostenne che si trattava di un Bigfoot. Dopo oltre quarant’anni, in seguito alla morte di Wallace, nella sua casa furono trovati enormi piedi di legno, evidentemente quelli usati per lasciare le tracce nel 1958. Di conseguenza, l’avvistamento si dimostrò un falso.[16][17]
1967: Il 20 ottobre, Roger Patterson e Robert Gimlin filmarono un presunto Sasquatch a Bluff Creek (California). Il filmato, noto come Patterson-Gimlin film, divenne famoso perché fu l’unico ad essere preso in considerazione dagli studiosi, i quali ancora oggi stanno discutendo sulla sua veridicità.
1970: Una famiglia di creature simili a Bigfoot creature fu osservata in più occasioni da uno psichiatra di San Diego e dalla sua famiglia. Gli avvistamenti vennero effettuati vicino al rifugio in montagna della famiglia, il quale si trovava sulle montagne della California.[18]
1995: Il 28 agosto, una troupe televisiva della Waterland Productions filmò un Sasquatch nei boschi del Jedediah Smith Redwoods State Park, nella California settentrionale.[19]
2005: Il 16 aprile, una creatura simile a un Bigfoot fu avvistata sulla sponda del fiume Nelson in Manitoba (Canada). Essa fu filmata da un traghetto di passaggio.[20]La banda rock canadese The Weakerthans successivamente registrò una canzone intitolata Bigfoot! su questo avvistamento.
2006: Il 14 dicembre, una donna di nome Shaylane Beatty vicino a Prince Albert (Saskatchewan, Canada) incontrò un Sasquatch in una strada locale. Alcuni uomini del villaggio vicino esaminarono successivamente la zona e trovarono orme sulla neve e un ciuffo di peli bruni.[21][22]
2007: Il 16 settembre, il cacciatore Rick Jacobs fotografò un possibile Bigfoot con una macchina fotografica automatica legata ad un albero.[23]Secondo alcuni studiosi, la creatura era invece un orso affetto dalla rogna.[24]L'avvistamento è avvenuto vicino alla città di Ridgway (Pennsylvania).

(Tratto da Wikipedia)

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URI GELLER L'UOMO CHE PIEGA I METALLI ... COL PENSIERO ?

Post n°90 pubblicato il 25 Giugno 2009 da shachor
 

Uri Geller (Tel Aviv, 20 dicembre 1946) è un personaggio televisivo israeliano, famoso per aver affermato di possedere poteri psichici.
Geller arrivò al successo attraverso una serie di apparizioni televisive in cui, con alcuni esperimenti, egli affermò di aver dimostrato le sue capacità di telecinesi, rabdomanzia e telepatia. Queste dimostrazioni includevano le azioni di piegare cucchiai e fermare o accelerare le lancette degli orologi: malgrado i prestigiatori siano in grado di produrre risultati identici usando i trucchi della magia da palcoscenico, Geller affermava che questi effetti erano causati dalla forza della propria mente e dai poteri della volontà.
Sono molti i critici di alto profilo di questo personaggio, tra i quali soprattutto James Randi, che afferma che Geller non abbia alcuna reale abilità psichica. A sostegno della propria tesi, Randi ha più volte ripetuto gli esperimenti di Geller ottenendo i medesimi strabilianti risultati, ma sempre sottolineando di aver utilizzato unicamente trucchi e illusionismo.
Questo, a rigore, non dimostra che il sedicente fenomeno non abbia realizzato i suoi effetti utilizzando genuini poteri paranormali. Tuttavia, Randi ha fatto di più: utilizzando filmati delle perfomance di Uri Geller è stato in grado di mostrare i punti in cui Geller stava barando, per esempio sbirciando segretamente la realizzazione di un disegno che doveva poi indovinare leggendo il pensiero, piegando chiavi e cucchiai utilizzando la forza delle mani e non quella della mente e così via. In verità, tali trucchi sono difficili da cogliere da parte di una persona che non pratica la prestidigitazione, in quanto Geller fa ampio uso della tecnica del depistaggio (quella che in lingua inglese viene detta misdirection) per coprire i suoi trucchi.
Nel lavoro di preparazione di una puntata del celebre programma americano The Tonight Show di Johnny Carson, a cui Uri Geller era invitato, Randi ha fatto da consulente allo scopo di impedire che questi attuasse dei trucchi. Come risultato Geller non è stato in grado di portare a buon fine nessuno dei suoi numeri paranormali, giustificandosi dicendo che la pressione psicologica da parte del conduttore, nonché il suo atteggiamento scettico, avevano un influsso negativo sui suoi poteri.
Biografia
Nato da genitori ebrei provenienti da Ungheria e Austria, venne così chiamato in memoria di un cugino morto in un incidente a Budapest. Secondo quanto da lui affermato venne a conoscenza dei propri poteri a quattro anni. Precedentemente aveva affermato che ciò avvenne a cinque anni, quando si accorse di poter piegare un cucchiaio senza l'uso della forza.
Ha affermato di aver fatto parte dell'esercito israeliano come paracadutista prendendo parte nel 1967 alla Guerra dei sei giorni.
Lavorò come modello per servizi fotografici nel 1968 e nel 1969, anni in cui divenne abbastanza famoso in Israele esibendosi in alcuni locali notturni. L'apparizione nel programma della televisione inglese The Dimbleby Talk-In segnò l'inizio della sua fama internazionale. Attirò anche l'attenzione della comunità scientifica, desiderosa di verificare l'attendibilità delle sue affermazioni, ma non vennero mai riscontrate prove tangibili delle sue capacità. Raggiunse l'apice della sua carriera negli anni '70, ritirandosi poi negli anni '80 e tornando ad apparire in televisione solo agli inizi degli anni '90 con il programma Uri Nation. Afferma di essersi arricchito ricercando nuovi giacimenti per conto di compagnie minerarie per mezzo dei suoi poteri.
In seguito ad un suo spettacolo nel Nord Europa, Geller è stato citato in giudizio da una donna che ha affermato di essere rimasta incinta di una gravidanza non voluta a causa delle capacità psichiche del personaggio: infatti la spirale contraccettiva della donna sarebbe stata deformata per colpa degli esperimenti di Geller.
Tra le diverse smentite ai presunti poteri parapsicologici del personaggio, celebre rimane un aneddoto raccontato da un fotografo a Piero Angela, durante la prima puntata de Indagine sul paranormale (trasmessa dalla Rai nel 1977). Tra i tanti "prodigi", Geller si vantava di poter scattare le cosiddette "fotografie psichiche", ovvero un autoritratto acquisito puntando su di sé la macchina fotografica con il copriobbiettivo sigillato da nastro adesivo. In realtà, dopo una dimostrazione in un albergo di New York, Geller fornì alla stampa una foto nella quale comparivano le sue dita mentre sollevavano il coperchio di proposito: non si era infatti accorto che la macchina montava un grandangolo da 17mm (che enfatizzò il profilo delle dita, rendendolo perfettamente visibile). Questa constatazione ha fatto sorgere il sospetto che il personaggio si scattasse abitualmente una foto furtiva in modo tradizionalissimo, durante l'inevitabile confusione tra una dimostrazione e l'altra, per poi presentarla quale fenomeno al momento opportuno.
Nel novembre del 2000 Uri Geller ha denunciato la Nintendo affermando che Kadabra (il cui nome originale giapponese, Yungerā, si ritiene possa derivare da quello di Geller) era "un Pokémon malvagio e occulto" e che la Nintendo aveva rubato la sua identità usando il suo nome[1]. Geller, che inoltre riteneva i segni a forma di S sul corpo del Pokémon un richiamo alle SS naziste, perse la causa

(Tratto da Wikipedia)

Postato da Yang

 
 
 

PSICOCINESI ... LA FORZA DEL PENSIERO

Post n°89 pubblicato il 25 Giugno 2009 da shachor
 

La psicocinesi (derivante dal greco psyche ovvero mente e kinesis cioè movimento quindi letteralmente "muovere con la mente") nota anche come telecinesi è quel fenomeno paranormale per cui un essere vivente sarebbe in grado di agire sull'ambiente che lo circonda, manipolando oggetti inanimati, attraverso mezzi fisici invisibili e secondo modalità sconosciute alla scienza. La modalità più intuitiva per definire la psicocinesi è la capacità di spostare oggetti con il pensiero.
Origine del termine
Il termine psicocinesi deriva dalle radici greche ψυχή- psico- e κίνησις -cinesi che significano, rispettivamente, anima e movimento. Ha soppiantato il vecchio termine telecinesi, ossia "movimento a distanza". Attualmente i fenomeni legati alla psicocinesi vengono identificati dai parapsicologi nella sigla Pk o, a volte, TK (in riferimento a telekinesis). Il termine telecinesi venne coniato nel 1890 dal ricercatore britannico Frederic William Henry Myers (1843-1901), uno dei fondatori della Society for Psychical Research, in Inghilterra. Tra le altre cose coniò anche il termine telepatia. Il termine psicocinesi venne usato per la prima volta nel 1914 dall'autore americano Henry Holt. Venne presto adottato dal famoso parapsicologo americano J. B. Rhine.
Forme di psicocinesi 
Secondo i parapsicologi esisterebbero numerose forme diverse di psicocinesi (psicocinesi vera e propria, levitazione, apporto, asporto, ectoplasma, materializzazione, smaterializzazione, poltergeist, psicofonia, psicografia, teleplastia). A differenza di fenomeni quali telepatia e chiaroveggenza, rappresenta una forma di medianità fisica.
La psicocinesi fa parte della numerosa serie di manifestazioni classificate nella parapsicologia, ma si manifesta anche in altri ambiti che non sono sempre naturali. Analoga manifestazione è quella della bilocazione, cioè la contemporanea presenza in più posti nello stesso momento. Gli ambienti mistici a sfondo religioso di matrice non essenzialmente cristiana sono stati interessati da questa fenomenologia.
Esisterebbero due categorie di psicocinesi:
Macro-Psicocinesi: interessa fatti che possono essere verificati ad occhio nudo, come la levitazione del medium, lo spostamento di un oggetto.
Micro-Psicocinesi: riguarda fenomeni non direttamente osservabili, come deboli modifiche della temperatura di un corpo o di un campo magnetico, o l'intervento in fenomeni probabilistici.
Categorie di Psicocinesi 
Psicocinesi è un termie usato per indicare anche vari fenomeni paranormali tra i quali:
Telecinesi, ovvero muovere la materia col pensiero (micro e macro: spostare, sollevare, agitare, creare vibrazioni, girare, piegare, spezzare, o frantumare).
Aumentare o rallentare le vibrazioni che esistono naturalmente negli atomi per alterare la temperatura di un oggetto.
Aerocinesi, la facoltà di controllare il movimento dell'aria.
Idrocinesi, la facoltà di controllare il movimento dell'acqua.
Levitazione
Elettrocinesi la facoltà di creare energia elettrica o di modificarla a piacimento.
Geocinesi facoltà di controllare la terra e la crescita di piante e fiori.
Pirocinesi facoltà di creare e modificare il fuoco
Criocinesi facoltà di creare e ghiaccio e correnti d'aria fredda.
Deformazione degli Oggetti (soprattutto dei metalli)
Alterazione delle Probabilità
Guarigione
Teletrasporto
Alterazione della Materia (detta anche Alchimia)
Biocinesi (Manipolazione della materia organica)
Atmocinesi (Controllo del clima col pensiero, per esempio la "danza della pioggia" degli indiani d'America)
Magnetismo (Controllo sui campi magnetici)
Fotocinesi o Lumocinesi (Controllo sulla luce)
Forme di Pensiero (proiezione nella reatà di un'immagine tridimensionale presente solo nella mente di una persone, per esempio i tulpa tibetani)
Indagini sulla psicocinesi 
Fenomeni psicocinetici sono stati prodotti da svariati sensitivi.
Occorre notare che da numerosi anni a questa parte non vi sono stati esperimenti che, in condizioni rigorosamente controllate, abbiano avuto esiti eclatanti.
Si sottolinea inoltre che quelle che un tempo potevano essere ritenute 'condizioni controllate', oggi non lo sono più e, inoltre, un esperimento scientifico deve poter essere replicato in condizioni controllate e standard. Cosa che con gli esperimenti psicocinetici non avviene.Daniel Dunglas Home, studiato nel 1871 da William Crookes nel suo laboratorio, riuscì a far suonare una fisarmonica racchiusa in una gabbia di rame, tenendola con una sola mano. Addirittura, lo strumento suonò fluttuando nella gabbia, in piena luce.
La polacca Stanislawa Tomczyk era in grado di muovere o far levitare piccoli oggetti senza toccarli. Il dott. Julien Ochorowicz, che nel 1909 sottopose la donna a diversi esperimenti, poté osservarla (e fotografarla) mentre esercitava le sue capacità: riusciva a far oscillare pendoli a distanza, a piegare punte di compassi, a produrre apporti e a far levitare piccoli oggetti, anche racchiusi in contenitori come coppe o tubi.
Grandi doti psicocinetiche furono dimostrate anche da Stella Cranshaw, esaminata in laboratorio dal celebre ricercatore inglese Harry Price tra il marzo e il settembre del 1923. I fenomeni, che Price avrebbe in seguito descritto nel libro Stella C. An Account of Some Original Experiments in Psychic Research (London 1925), comprendevano tre levitazioni complete di un tavolo e la distruzione psicocinetica dello stesso.
Nel 1929, lo stesso Price ebbe modo di testare le doti di un altro sensitivo assai importante: Rudi Schneider. In condizioni di controllo rigorose come solo Price era in grado di escogitare, Rudi fu in grado di far muovere vari oggetti, di far apparire masse di ectoplasma, di far oscillare e sventolare le tende nella stanza e, addirittura, di far ribaltare il tavolo utilizzato per le sedute. Tali capacità furono poi confermate da ulteriori esperimenti condotti dal dott. Eugene Osty presso l'Istituto di Metapsichica di Parigi nel novembre del 1930.
In tempi più recenti, il caso più eclatante di presunte doti psicocinetiche è sicuramente quello della russa Nina Kulagina. Fu studiata da vari scienziati (Zdenek Rejdak, Genady Sergeyev, J.G. Pratt, Jurgen Keil, Benson Herbert) e i numerosi fenomeni da lei prodotti (spostamenti di svariati oggetti, anche protetti da schermature, levitazioni, separazione di tuorli dagli albumi, alterazioni indotte nel battito cardiaco di piccoli animali, ecc.) furono ampiamente documentati da fotografie e filmati tuttora reperibili.
Si sottolinea che la sua attività si svolse nella ex-Unione Sovietica, durante il periodo della Guerra Fredda e particolarmente negli anni '70, in ambienti non controllabili da comitati scientifici 'neutrali' e che molti degli esperimenti vennero in seguito replicati senza particolari difficoltà da prestigiatori.
Esperimenti interessanti e significativi, infine, sono stati condotti negli anni '70 da Graham e Anita Watkins su Felicia Parise, presso l'Istituto di Parapsicologia di Durham.
Possibili interpretazioni
Esistono almeno due diverse interpretazioni di questo ipotetico fenomeno.
Secondo quella spiritica, si hanno fenomeni psicocinetici quando un'entità disincarnata prende possesso di un medium, per esempio durante una seduta spiritica.
Secondo la parapsicologia, la psicocinesi rappresenterebbe una manifestazione delle "energie mentali" del medium senza bisogno di interventi di entità soprannaturali.
A queste due interpretazioni sarebbe legato il fenomeno dei poltergeist, che, in base alle due teorie, potrebbe essere spiegato come un fenomeno di psicocinesi spontaneo causato da una entità spirituale che agirebbe senza un tramite umano o da un soggetto incosapevole delle proprie capacità psichiche latenti.
Persone con presunte capacità psicocinetiche
Daniel Dunglas Home, spiritista scozzese.
Uri Geller, di nazionalità israeliana, famoso per la presunta capacità di piegare un cucchiaio con la mente e di far ripartire orologi fermi.
Nina Kulagina, medium sovietica.
Chizuko Mifune (御船千鶴子), chiaroveggente giapponese del periodo Meiji.
Ted Owens, di nazionalità americana, sosteneva di avere acquisito la capacità di predire eventi futuri e di avere poteri psicocinetici dopo essere venuto in contatto con entità aliene.
Ted Serios, medium americano in grado, secondo alcuni, di impressionare una pellicola fotografica con la forza del pensiero.
Paul Twitchell, scrittore americano.
Gustavo Adolfo Rol

(Tratto da Wikipedia)

Postato da Yang 

 
 
 

LA SACRA LANCIA

Post n°88 pubblicato il 25 Giugno 2009 da shachor
 

La Lancia Sacra (in tedesco Heilige Lanze) è uno dei simboli più importanti del Sacro Romano Impero, una delle più significative reliquie del Medioevo ed uno dei più preziosi tra i tesori della corona imperiale oggi conservati.
La Lancia Sacra oggi all’Hofburg di Vienna 
La Lancia Sacra custodita nella Schatzkammer del Hofburg di ViennaLa Lancia Sacra è oggi custodita nella Schatzkammer dell’Hofburg di Vienna, con il numero di inventario XIII 19. Quella che si presenta ai visitatori è la parte superiore di una lancia alata di 50,7 cm. L’asta, originariamente in legno, è andata perduta. Sulla lama è applicata una sezione a forma ovale, lunga 24 cm e larga nel punto massimo 1,5 cm, in cui è inserito un sottile pezzo di ferro (la cd. spina) ornamentale, mancante della parte inferiore. La spina è, secondo la tradizione, un chiodo della croce di Cristo e, anche se la leggenda stessa è stata più volte criticata, segni di alcune ageminature a forma di croce sulla parte inferiore della lama potrebbero indicare l’inserimento di particelle di chiodi.
La lama è rotta. Ma doveva esserlo già prima dell’anno 1000, perché nella copia fatta realizzare da Ottone III ed ora a Cracovia, è stata inserita anche una riproduzione della spina. Il punto di rottura è stato rivestito da una triplice fasciatura, in ferro, poi argento e infine oro. Sulla banda d’argento si legge la seguente iscrizione latina, fatta incidere da Enrico IV tra il 1084 e il 1105:
« CLAVVUS + HEINRICVS D(EI) GR(ATI)A TERCIVS ROMANO(RUM) IMPERATOR AVG(USTUS) HOC ARGENTUM IVSSIT FABRICARI AD CONFIRMATIONE(M) CLAVI LANCEE SANCTI MAVRICII + SANCTVS MAVRICIVS  »
  La banda d’oro, invece, realizzata per conto di Carlo IV, ha la seguente iscrizione:
« +LANCEA ET CLAVUS DOMINI »
La lancia sacra nel Medioevo 
Raffigurazione dei particolari della Lancia sacraLa storia della lancia sacra comincia nel X secolo.
Probabili origine e significato della leggenda 
È innegabile che la lancia sacra appartenga alla tradizione delle spade e lance magiche ed invincibili dell’immaginario e della mitologia germanica. All’epoca della Renovatio Imperii, del resto, erano ancora vive numerose tradizioni pre-cristiane, come attestato anche dai cronisti della battaglia di Lechfeld, che religiosamente contrariati, descrivono come pagani i festeggiamenti che ne seguirono.
Ciò considerato, però, completamente cristiana è la considerazione che ebbe da parte degli imperatori e il ruolo che le venne assegnato. La lancia era il simbolo dell’invincibilità che l’imperatore derivava dall’essere il legale rappresentante di Cristo sulla terra. Confermava così il ruolo quasi sacerdotale che la carica imperiale rivestiva, conformemente alle concezioni degli Ottoni e dei Salii.
Per rafforzare tale elemento, era però necessario anche un suo collegamento con la storia sacra o quella dei martiri. Dapprima fu allora identificata con la lancia di San Maurizio, celebre condottiero della legione Tebea, martirizzato sotto Massimiano. Attraverso questo, non era così escluso che la lancia poteva essere passata per le mani di Costantino, cosa che acquistava certo rilevanza nella propaganda imperiale. E infatti come lancia di San Maurizio è denominata nella iscrizione sulla fasciatura d’argento inseritavi da Enrico IV.
La sua importanza come reliquia ed il suo collegamento con la storia sacra fu da subito però sopra ogni altra cosa dovuta alla presenza, al suo interno, di un chiodo della croce di Cristo. Agli inizi probabilmente si trattava solo di una particella di questo, ma successivamente si parlò tout court di un intero chiodo. È probabile che questa leggenda fosse nata nel momento in cui si inserì la spina nel punto di rottura della lancia. Quando Ottone III fece omaggio delle copie ai re di Polonia ed Ungheria, ne fece prendere del materiale (per trasmettere parte della forza della Lancia anche alle copie), ed è forse in questa occasione che avvenne la rottura della lancia.
In questa maniera, dunque, la lancia aveva un doppio significato: simboleggiava un’origine sacerdotale (direttamente da Cristo) ed imperiale (da Costantino). Carlo IV volle confermare questo stato di “doppia reliquia” dal papa, ottenendo anche la proclamazione di una giornata festiva in suo onore (Festa della Sacra Lancia e del Chiodo della Croce), che fu celebrata nel 1354 per la prima volta, e in quell'occasione venne applicata la terza fasciatura in oro.
Agli inizi del XIII secolo, ad ogni modo, la cancelleria papale ormai qualificava la lancia come lancia di Longino, e da questo momento si cominciò ad identificarla in questa maniera. La differenza tra le due versioni non deve essere stata all’epoca irrilevante, ma non abbiamo attestazioni più sicure di una controversia.
La lancia di Longino 
Per approfondire, vedi la voce Lancia del Destino.
La lancia sacra venne dunque presto identificata, in ambiente cristiano e romano, come la lancia del legionario che trafisse il corpo di Cristo per accertarsi della morte. Non è però questa l’unica lancia sacra che venne assimilata a quella di Longino.
Le cronache della Prima crociata ci parlano infatti di una "lancia sacra di Antiochia": già l’apostolo Giuda Taddeo dal Golgota avrebbe portato con sé in Armenia la lancia di Longino, che avrebbe lasciato nel monastero di Geghard (40 chilometri a sud ovest di Yerevan) da lui fondato (ma in realtà del IV secolo). Nel 1250 il monastero prese infatti il nome di Geghardavank ("Monastero della Sacra Lancia"), ed ancora oggi si chiama così.
Anche san Luigi IX, che durante le Crociate portò con sé molte reliquie, identificò una di queste con la lancia di Longino. E ancora, nel 1492 il sultano Bajazeth regalò a papa Innocenzo VIII parte di una Lancia che qualificò espressamente come lancia di Longino, conquistata, si disse, a Costantinopoli nel 1453.
Quest’ultima venne identificata con la parte inferiore della reliquia di Luigi IX. Se questa “lancia papale” è oggi ancora custodita a San Pietro in Vaticano, la lancia di San Luigi, conservata nella Sainte-Chapelle, andò distrutta durante la Rivoluzione francese.
Il rinnovarsi del mito nel XX secolo 
Gli alleati riportano a Vienna il tesoro imperialeQuando venne fondato il Secondo Impero (1870-1919) grazie all’opera infaticabile di Otto von Bismarck, per dichiarata volontà di questo e dei sovrani prussiani, non ci doveva essere alcun riferimento ad una presunta continuità con il Primo Impero (Heiliges Römisches Reich), anzi andava presentato, per motivi di opportunità politica, come entità autonoma (cosa che del resto era). Per questo motivo nonostante la riscoperta in quel tempo delle antiche leggende germaniche e del culto del Medioevo, la leggenda della lancia sacra di Ottone non venne ripresa.
Tornò invece attuale durante il Nazionalsocialismo, conformemente al sogno della Grande Germania (cioè dell’unità politica di tutti i popoli di lingua tedesca). Adolf Hitler infatti, nel rifondare l’impero (Drittes Reich), si volle presentare come il continuatore di Ottone I, compreso il ruolo di condottiero della guerra contro i barbari dell’est. Per questo fece riportare la reliquia (scevra ormai d’ogni significato cristiano) da Vienna nuovamente a Norimberga, il centro principale del Partito Nazista, Qui venne provvisoriamente collocata nella chiesa di Santa Caterina, (dove venne allestito un vero e proprio santuario mistico-esoterico) e presentata come simbolo della sacralità della missione germanica e ricollegandovi nuovamente un mito di invincibilità.
L'invincibilità non venne tuttavia garantita. Dopo la disfatta di Stalingrado, venne portata in un bunker blindato sotto la antica fortezza di Norimberga, ma dopo i terribili bombardamenti della città del 13 ottobre 1944 se ne persero le tracce. Qualche giorno dopo l'occupazione della città da parte degli alleati, avvenuta il 20 aprile 1945, in un'operazione di recupero guidata dal generale Patton, infine, la Lancia sacra fu rinvenuta, e nel 1946, infine, fu riportata a Vienna, dove tuttora si trova.
La sua fama nei racconti popolari oggi 
Come già descritto, grande era il mito che avvolgeva la lancia nel Medioevo e, per quanto la sua storia fosse interamente sviluppata da regnanti cristiani e connotata di elementi assolutamente ortodossi, molto vi era di precedente, e molto vi giocavano le antiche leggende di spade e lance magiche, che assicuravano l’invincibilità. Il mito del Graal, del resto, o di Parsifal affondano nella stessa tradizione. Diverso è però il successo della leggenda nei vari paesi.
Nei paesi germanici ed anglosassoni 
In Germania e nei paesi anglosassoni la fama della lancia sacra è ancora viva, anche se soprattutto per l’interesse mostratovi da Hitler. In ambiente tedesco e austriaco, è addirittura diffusa la voce popolare in base alla quale la lancia sacra conservata a Vienna non sarebbe altro che una copia realizzata negli Stati Uniti, dove invece, nascosta da segreto militare, sarebbe conservata la vera lancia originale. Questo perché essa a tutt’oggi garantirebbe l’invincibilità.
In Italia 
In Italia, come in molti Paesi del mondo, invece, la fama della lancia sacra si confonde con quella ben più famosa della lancia di Longino. Ma, come si evince dalla storia, ben diverse sono le vicende delle numerose lance di Longino, e non stupisce certo che in ambiente franco-italiano la lancia di Longino per antonomasia fosse quella papale. L’interesse, insomma, per il simbolo del Sacro Romano Impero non supera, se si escludono ambienti di specialisti o di appassionati di storia medioevale, quello che occupano le reliquie in generale, ben diversamente da quello che avviene con il Graal o altre leggende.
La Lancia del Destino o Lancia di Longino (in latino Lancea Longini) è la lancia con cui Gesù sarebbe stato trafitto al costato dopo essere stato crocefisso. Viene talvolta anche indicata con l'espressione Lancia Sacra, che però indica anche una reliquia specifica, appartenente ai tesori del Sacro Romano Impero, la cui tradizione è in parte sovrapposta a quella della Lancia di Longino.
Riferimenti alla lancia
Assente nei racconti dei vangeli sinottici, la lancia è menzionata solo nel Vangelo secondo Giovanni (19:31-37), in cui si racconta che, durante crocefissione di Gesù, i soldati romani intendevano praticargli il crurifragium, la tipica rottura delle gambe del condannato che ne accelerava la morte; prima di procedere, si accorsero che Gesù era quasi morto e che quindi il crurifragium era inutile, ma, per accertarsi che fosse morto, un soldato lo colpì con una lancia:
« Venuti però da Gesù e vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati gli colpì il fianco con la lancia e subito ne uscì sangue e acqua. »
(Vangelo secondo Giovanni, 19, 33-34)
Il più antico riferimento alla conservazione della lancia come reliquia è presente nel racconto del pellegrino Antonino di Piacenza, il quale, intorno al 570, descrisse i luoghi santi di Gerusalemme, raccontando di aver visto nella basilica del monte Sion «la corona di spine con la quale Nostro Signore fu incoronato e la lancia che lo colpì nel fianco».[1] Secondo la Catholic Encyclopedia, la presenza della reliquia a Gerusalemme sarebbe stata attestata mezzo secolo prima da Cassiodoro[2] e sarebbe stata nota a Gregorio di Tours.
Nel 615 Gerusalemme fu conquistata dal sovrano sasanide Cosroe II; secondo il Chronicon paschale, la punta in ferro della lancia, che era stata spezzata, fu consegnata quello stesso anno a Niceta, che la portò a Costantinopoli e la depose in Hagia Sophia. Questa punta di lancia fu inserita in una icona e, nel 1244, fu data dall'Imperatore Latino di Costantinopoli, Baldovino II, al re Luigi IX di Francia, che lo collocò, assieme alla sua reliquia della corona di spine, nella Sainte-Chapelle di Parigi. Durante la Rivoluzione Francese le reliquie furono trasportate alla Bibliothèque nationale de France, per poi scomparire.[3]
Longino
 Miniatura della crocifissione, dei Vangeli di Rabbula, in cui il soldato che colpisce Gesù è indicato come "Loginos".Il nome del soldato che colpì Gesù non è presente nel Vangelo secondo Giovanni; l'opera più antica a farne il nome, chiamandolo col nome di Longino, è il Vangelo di Nicodemo, copiata assieme ai manoscritti del tardo IV secolo degli Atti di Pilato. Il nome "Longinos" compare anche in una miniatura dei Vangeli di Rabbula, un manoscritto conservato nella Biblioteca Laurenziana di Firenze e illuminato da un certo Rabulas nel 586; nella miniatura, il nome ΛΟΓΙΝΟC (Longinos) è scritto in caratteri greci sopra il soldato che colpisce Gesù.
Nel romanzo The Spear di Louis de Wohl (1955), il soldato è identificato con un certo Gaio Cassio Longino.
Le reliquie identificate con la Lancia 
Nel medioevo, diverse reliquie vennero identificate con la Lancia appartenuta a Longino. Tra queste:
La Lancia Sacra di Ottone I, simbolo del Sacro Romano Impero, custodita presso il complesso dell’Hofburg di Vienna, di cui una copia fatta realizzare da Ottone III si trova a Cracovia;
La Lancia Sacra di Antiochia, secondo la tradizione ritrovata durante la Prima crociata, ed ora custodita nel museo della cattedrale di Echmiadzin, in Armenia;
La Lancia Sacra papale, donata a papa Innocenzo VIII dal Sultano turco Bajazeth, custodita a San Pietro in Vaticano;
La Lancia portata in Europa durante le Crociate da Luigi IX e conservata nella Sainte-Chapelle, poi andata persa durante la Rivoluzione francese.

(Tratto da Wikipedia)

Postato da Yang

 
 
 

IL MISTICISMO NAZISTA

Post n°87 pubblicato il 25 Giugno 2009 da shachor
 

Il misticismo nazista è un termine che serve a denotare una sottocorrente semi-religiosa del Nazismo che spesso si confonde con l'occultismo, l'esoterismo, la criptostoria e il paranormale.
Il misticismo nazista, generalmente, vede nella persona di Adolf Hitler e nella missione nazista un significato semi-religioso e considera alcuni alti ufficiali del partito nazista (NSDAP), come Richard Walther Darré, Rudolf Hess, Heinrich Himmler, Reichsführer delle SS, Alfred Rosenberg e altri, come semplicemente interessati o anche pienamente coinvolti in questa visione.
Nonostante tutto gli sforzi speculativi per vedere le radici della filosofia mistica nazista in tradizioni pre-nazistiche radicate nel misticismo germanico (incluse quelle della Ariosofia), queste stesse sono state rigettate dagli storici.
Il misticismo nazista è un movimento Völkisch basato su radici ideologiche mistiche, reali o supposte, che affondavano nel pensiero di Adolf Hitler o di altri capi nazisti, spesso mutuate da idee di contemporanei o precursori come Arthur de Gobineau.
Guido von List, Jörg Lanz von Liebenfels, la Teosofia e la Thule-Gesellschaft sono state viste come importanti figure e organizzazioni la cui influenza sul nazismo storico è fortemente contestata, ma sono figure che tanti esponenti del misticismo nazista considerano come fondamentali.
Fra coloro che rifiutano una reale connessione fra la autentica tradizione occulta tedesca e il pensiero nazista, va ricordato Adolf Schleipfer. In un articolo intitolato The Wiligut Saga e contenuto nel libro The Secret King, Schleipfer rimarca le differenze fra il credo di Karl Maria Wiligut (l'influente guida spirituale di Himmler, considerato "eminenza grigia" della spiritualità nazista) e quello generalmente accettato quale proprio dell'odinismo. Stephen A. McNallen, fra l'altro traduttore in lingua inglese del libro, arrivò a dire:
« ...la prima ragione che hai per possedere The Secret King è di usarlo per difendere Asatru dalla bugia che 'Hitler fosse un pagano' o che 'Asatruar tracciò la via alla Germania Nazista.' The Secret King prova in modo definitivo che così non è stato. Un'arma potente al servizio della verità. »
  Varie altre voci, fra le quali il sopraccitato Stephen McNallen, lo studioso Stephen E. Flowers, ed il giornalista Michael Moynihan, hanno affermato che il misticismo nazista fu solo una riproposizione distorta dell'Odinismo. In particolare, nel novembre 2006 Flowers tenne una conferenza di 80 minuti su questo argomento ad una convention del Woodharrow Institute.
Esempi tipici del misticismo nazista sono l'Hitlerismo esoterico e la Tempelhofgesellschaft, mentre ci sono altre organizzazioni come la Artgemeinschaft di Jürgen Rieger e l'Armanen-Orden fondata proprio da Adolf Schleipfer nel 1976, che rappresenta significativi sviluppi del misticismo germanico dopo la seconda guerra mondiale, ma che non sono necessariamente forme ben definite di misticismo nazista.
Critiche al misticismo nazista come concetto storico 
L'uso di simbologie runiche, il rinnovamento della mistica germanica e l'esistenza di dipartimenti goverantivi nazisti dedicati allo studio dell'eredità ancestrale tedesca (incluso il paganesimo) hanno portato alla credenza che nel nazismo fosse inclusa anche una certa componente mistica. Il ruolo giocato dal misticismo nello sviluppo del nazismo e dei suoi ideali sono stati identificati perlomeno dal 1940, con la pubblicazione di Cause occulte della presente guerra di Lewis Spence. Nel suo libro, Spence identifica un substrato neopagano nel nazismo (come responsabile del quale identificava Alfred Rosenberg), che equipara al satanismo; inoltre, collegò il nazismo all'Ordine degli Illuminati.
Vari studiosi affermano, d'altra parte, che l'interesse di Hitler e di altri gerarchi nazisti per l'occulto e per il paganesimo è stato in larga parte esagerato e sopravvalutato. Causa perlomeno parziale di questo è che simili testi, specialmente se scritti in ambito anglosassone, e durante la guerra (come appunto quello di Spence), facilmente possono essere visti come fonte propagandistica avversa al Nazismo. Ma ovviamente non va sottovalutato il fatto che simili tesi sono in grado di stimolare moltissimo l'immaginario collettivo. Il ricercatore di Oxford Nicholas Goodrick-Clarke riguardo all'argomento, nel capitolo finale del suo libro Le radici occulte del nazismo (nel quale definisce cripto-storiche le tesi a suo avviso troppo entusiaste riguardo al ruolo dell'occultismo nazista) conclude che:
« I libri scritti sull'occultismo nazista fra il 1960 e il 1975 tipicamente erano di effetto e senza adeguate basi scientifiche. Comune alla maggior parte degli autori era l'ignoranza completa delle fonti primarie, e inesattezze ed errori sono state continuamente ripetute da ogni nuovo frequentatore del genere fino ad avere oggi una letteratura decisamente abbondante basata su 'fatti' completamente spuri riguardo alla Società Thule, ai legami dei nazisti con l'Oriente, e alla iniziazione occulta di Hitler. Tuttavia, la moderna mitologia del nazismo occulto, sebbene triviale e assurda, esercita un fascino ben oltre il mero intrattenimento. Autori stimati furono tentati da aspetti eccitanti della storia intellettuale: Ellic Howe, I figli di Urania (1967, ripubblicato come L'astrologia e il Terzo Reich, 1984) tratta la storia del presunto astrologo personale di Hitler, e James Webb ha dedicato un intero capitolo a 'I Magi del Nord' in La costituzione occulta (1976). Focalizzandosi sugli effetti pratici dell'occultismo nell'irrazionalismo politico, Webb ha portato in auge, nella storia del pensiero, lo studio dell'occultismo nazista. »
 Le tesi portate dal misticismo nazista 
 « La forza senza un fondamento spirituale è destinata a fallire. »
(Hitler)
Sulla base di questa affermazione, i sostenitori del misticismo nazista hanno pensato che il Führer e i suoi gerarchi puntarono alla creazione di una religione che esaltasse la forza e la potenza del popolo tedesco. Obiettivo primo era la consacrazione della razza "pura" che avrebbe poi fondato un nuovo ordine mondiale, cioè il Terzo Reich. Alla base del mito della razza pura vi era la leggenda di un popolo superiore:gli ariani. Per il nazismo i discendenti di questa stirpe si sarebbero sparpagliati in tutto il mondo ed in particolare in Tibet. Vennero quindi promosse dalla Ahnenerbe spedizioni per provare che la popolazione germanica derivasse da quei discendenti facendo anche esperimenti criminali sui corpi dei tibetani. Provando che i tedeschi erano discendenti degli ariani, si doveva favorire la nascita di una nuova razza. L'antisemitismo e la discriminazione razziale derivano direttamente da questo concetto.
Un'altra componente dell'odio razziale derivava dalla presunta società Thule, cui si pensava facessero parte lo stesso Hitler, Rudolf Hess e Alfred Rosenberg.
Punti chiave 
I concetti chiave includono le origini della Razza ariana (e la sua branca più 'pura', i Teutoni o il Popolo Tedesco), e la superiorità degli Ariani su tutte le altre razze.
Nel misticismo nazista varie località leggendarie o immaginarie fra cui Atlantide, Thule, Hyperborea, Shambala e la stella Aldebaran sono state presentate come luoghi di provenienza originali degli Ariani Übermenschen (superuomini).
Un altro punto accertato è quello secondo il quale la Herrenrasse (razza suprema) è stata indebolita attraverso l'incrocio con le cosiddette untermenschen o “razze inferiori”.
Esempi di filosofia mistica nazista sono visti in:
l'Ariosofismo;
l'Armanismo;
la Theozoologia
oltre alle correnti espresse nei seguenti ordini esoterici:
Armanen-Orden;
Art-gemeinschaft;
Tempelhof-gesellschaft
Thule Gesellschaft
Vryl gesellschaft
Soppressione dell'occultismo non nazista 
Lo stato totalitaristico fondato dal partito nazista dimostrò la tendenza a sopprimere tutti i gruppi religiosi indipendenti. Ciò non fu applicato solo alle varie Chiese presenti nel Terzo Reich, ma anche alla Massoneria e alla società dei Rosacroce. Hitler successivamente ridicolizzò pubblicamente molti mistici tedeschi, specialmente se appartenenti alla Massoneria, alla Teosofia e alla Antroposofia. Stando a quanto si legge nei loro scritti privati, i leader del partito nazista tedesco non avevano intenzione di incoraggiare forme di paganesimo non utili a portare avanti la consapevolezza di un'etnia pangermanica.
Rudolf von Sebottendorff fu coinvolto nella Società Thule e nei Germanenorden. Nel gennaio 1933 pubblicò Bevor Hitler kam: Urkundlich aus der Frühzeit der Nationalsozialistischen Bewegung (Prima che Hitler arrivasse: Documenti dai Primi Giorni del Movimento Socialista Nazionale). Comprensibilmente, il libro non fu affatto apprezzato dalle autorità naziste (o forse dallo stesso Hitler), e fu messo all'indice. Sebottendorff riparò allora in Turchia. Si suppone sia stato la guida del gruppo tedesco neopagano Germanische Glaubens-Gemeinschaft.[Nel 1936 l'esperto armanista di rune Friedrich Bernhard Marby, un seguace dell'ariosofia occulta di Guido von List, fu arrestato e mandato in campo di concentramento. Fu liberato nel 1945 a Dachau.
Altri occultisti imprigionati durante il Terzo Reich furono Peryt Shou, Siegfried Adolf Kummer , Rudolf John Gorsleben, Werner von Bülow, Franz Bardon[ e Wilhelm Wulff.
Essere un membro o un ex membro di un'organizzazione odinista valeva come squalifica ad occupare cariche all'interno del NSDAP. Molti altri membri di questi gruppi finirono in campi di concentramento, sebbene non si sappia se qualcuno di loro fu ucciso. L'attenzione dello stato non si concentrò sui gruppi religiosi fino a che, il 9 giugno 1941, Reinhard Heydrich, capo della polizia di sicurezza, bandì un gran numero di pratiche spirituali. Le organizzazioni furono sciolte, le loro proprietà confiscate, e molti dei loro leader arrestati.
La persecuzione di occultisti fu dovuta principalmente alle raccomandazioni fatte ad Himmler da Karl Maria Wiligut, il suo mago personale. Wiligut identificò l'irminismo come la vera religione ancestrale, affermando che il culto di Wotan di Guido von List e la sua magia runica fosse una religione falsa e scismatica. Himmler, seguendo queste raccomandazioni, imprigionò nei lager molti seguaci di List e vari occultisti nazisti non ufficiali. Si dice[senza fonte] anche che il celebre Aleister Crowley cercò di entrare in contatto con Hitler, ma vi sono ben poche prove.
Cronologia 
Le esperienze di Hitler durante la prima guerra mondiale 
Hitler e il paganesimo tedesco
Nel 1915, mentre era sotto le armi nel fronte occidentale dell'armata tedesca, Hitler scrisse, menzionando la divinità germanica pre-germanica Wotan, questa poesia esoterica: «  "Talvolta mi reco nelle notti amare

Alla quercia di Woden nella placida macchia,
Per intrecciare un patto con oscuri poteri
Il chiarore della luna mi mostra le rune.

E tutti quelli che durante il giorno sono impudenti,
Dalla formula magica sono fatti minuscoli!
Indossano il ferro - ma invece che entrare in battaglia,
Si pietrificano in stalagmiti.

Perciò verranno separati i retti degli empi
raggiungerò un nido di parole
e donerò ai buoni e ai puri
con il mio incantesimo fortuna e prosperità." »
 
Molti studiosi ritengono comunque che Hitler non avesse intenzione di ristabilire il culto delle divinità antiche. Lui stesso, nelle conversazioni a lui attruibuite raccolte da David Irving, afferma che "mi sembra che niente potrebbe essere tanto stupido quanto ristabilire il culto di Wotan. La nostra mitologia antica ha smesso di essere realmente praticabile fin da quando il Cristianesimo si è impiantato. Niente muore, a meno che non sia già moribondo." E in Mein Kampf dice "La caratteristica tipica di questi personaggi [i moderni seguaci delle antiche religioni tedesche] è che a parole declamano dell'antico eroismo germanico, della vaga preistoria, di asce di pietra, lancia e scudo, ma in realtà sono i più grandi vigliacchi che si possano immaginare. Proprio quelle persone che brandiscono pedisseque imitazioni in latta di vecchie spade tedesche e indossano pelliccia d'orso con un paio di corna di toro sulla loro testa, predicano del nulla odierno ma lottano con armi solamente spirituali e scappano più velocemente che possono di fronte a un comunista qualunque."
Le esperienze mistiche di Hitler
Hitler affermò che, mentre combatteva la prima guerra mondiale, ebbe un risveglio religioso, e in particolare mentre, a causa di un attacco nemico con il gas, rimase ricoverato in ospedale temporaneamente privo della vista (ottobre 1918). Durante questo periodo capitò inoltre un fatto celebre; una "voce" misteriosa gli disse di lasciare un affollatissimo rifugio durante un fuoco a raffica, e lui obbedì. Pochi attimi dopo sopra quel punto cadde una granata. Hitler vide in questa esperienza come un messaggio che gli fece credere di essere un individuo unico, illuminato, destinato a una "missione" speciale.
Il 28 settembre 1918 Hitler capitò sotto il tiro di un soldato britannico, Henry Tandey, che scelse di non sparargli perché si accorse che era ferito. Per ironia della sorte, Tandey divenne il soldato di leva più decorato dell'armata britannica nella prima guerra mondiale, con una Victoria Cross per il coraggio dimostrato nella battaglia di Marcoing, proprio dove avvenne questo incontro. Il fatto è conosciuto perché Hitler in seguito riconobbe Tandey in una foto su un giornale e la conservò. Nel 1937 Hitler chiese ed ottenne una copia di un dipinto di Tandey dal suo reggimento, assieme ad una copia del suo dossier di servizio. Il dipinto fu notato da Neville Chamberlain nell'abitazione di Hitler a Bergof quando vi si recò per la Conferenza di Monaco.
Dal 1923 al 1933 
La presunta possessione di Hitler 
Hermann Rauschning, uno dei collaboratori più stretti di Hitler, afferma nel suo libro Hitler Speaks, che Hitler fu oggetto di una possessione demoniaca e che il suo umore variava in modo casuale ed incomprensibile. Ad ogni modo, gli studi più recenti non vedono affatto in Rauschning una fonte degna di fiducia.
Un'altra figura importante che sostenne questa tesi è stata Sepp Dietrich. In tre occasioni, papa Pio XII avrebbe tentato un esorcismo a distanza, ma riportando sempre un fallimento. August Kubizek, uno dei più cari amici di Hitler fin dall'infanzia, assicura che Hitler, allora diciassettenne, gli parlò una volta di "riportare la Germania alla sua gloria passata"; riguardo a questo, Kubizek ricorda che "era come se un altro essere parlasse attraverso il suo corpo, e lo muovesse quanto muoveva me."
Anche papa Benedetto XVI ha affermato che potrebbe esservi stata un'influenza demoniaca nelle azioni dei nazisti.
Artur Dinter 
Nel 1927 Hitler silurò il Gauleiter della Turingia, Artur Dinter, perché affermava con troppa forza di volere una religione della purezza della razza ariana. L'anno seguente lo stesso Dinter fu espulso dal partito dopo aver pubblicamente attaccato Hitler riguardo a tale decisione.
Dal 1933 al 1939 
Origine dell'hitlerismo esoterico 
Il fondatore dell'hitlerismo esoterico fu Heinrich Himmler, il quale, molto più di qualunque altro alto ufficiale del terzo Reich, compreso Hitler stesso, era affascinato dalle teorie di razza riguardo agli ariani (e non solo i germanici) e da certe forme di neopaganesimo tedesco. Si diceva che Himmler si considerasse il successore spirituale (o forse la reincarnazione stessa) di Enrico I di Sassonia, dal momento che stabilì speciali rituali delle SS riguardo a questo re e che riportò le sue ossa alla cripta della Cattedrale di Quedlinburg. Aveva persino decorato con una sua commemorazione la sua abitazione a Wewelsburg.
Culto di Hitler 
Nella dottrina nazista, Adolf Hitler occasionalmente veniva paragonato con Gesù, o comunque riverito come un salvatore mandato da Dio.
Una preghiera, usata negli orfanotrofi, recita cosi:
Führer, mio Führer, datomi da Dio, proteggimi e sostieni la mia vita per ancora molto tempo
hai salvato la Germania dalla miseria più nera, a te devo il pane quotidiano
Führer, mio Führer, mia fede, mia luce
Führer mio Führer, non mi abbandonare
 L'Ahnenerbe Forschungs und Lehrgemeinschaft, ovvero la Società di ricerca ed insegnamento dell'eredità ancestrale, fu fondata nel 1935 come istituto dedicato alle ricerche riguardanti la storia antropologica e culturale della razza germanica. Gli scopi inziali della società fondata da Heinrich Himmler, Hermann Wirth, e Walter Darré miravano a riscoprire la grandezza delle popolazioni dell'antica Germania dando ampio spazio agli scopi divulgativi, le sue attività inziarono via via ad allargarsi grazie alla spinta crescente data dalle teorie intorno mito della razza superiore, di cui i tedeschi sarebbero stati i diretti discendenti. La sua guida fu affidata allo stesso Wirth.
Perciò, molto tempo e molte risorse furono dedicate all'ideare un background “storico”, “culturale” e “scientifico” per permettere che nella società tedesca prosperasse l'idea di una razza ariana superiore. Furono create organizzazioni misticheggianti, solitamente legate ai corpi di elite delle SS, con specifici credo e rituali.
Tra il 1937 e il 1938 fu organizzata persino una spedizione tedesca in Tibet alla ricerca delle origini della razza ariana.
A questo proposito, il leader della spedizione, Ernst Schäfer, si fece misurare volto, teschio e naso dall'antropologo della spedizione Bruno Beger. Un'altra spedizione parti alla volta delle Ande.
Simili spedizioni furono organizzate anche per la ricerca di oggetti mitici o semi-mitici creduti in grado di garantire potere e abilià straordinarie a chi li possedesse: per esempio, il Sacro Graal e la lancia di Longino. Ad ogni modo, quest'organizzazione non fu coinvolta nel trasferimento della lancia da Vienna a Norimberga dopo l'Anschluss.
Nel 1939 venne incorporata all'interno del Persönlicher Stab RfSS.
Come molte altre organizzazioni della Germania nazionalsocialista la Ahnenerbe fu coinvolta in attività nei lager, e specialmente negli esperimenti che ivi erano condotti. A far parte della Ahnenerbe erano l'SS-Sturmbannführer i dottori August Hirt ed il medico maggiore della Luftwaffe, Sigmund Rascher. Il primo, docente di anatomia all'Università di Strasburgo, si occupò di raccogliere ad Auschwitz migliaia di crani umani allo scopo di compiere misure antropometriche e di confrontarle; il secondo organizzò gli esperimenti di decompressione nel Campo di concentramento di Dachau.
Sebbene la Ahnenerbe fosse l'anima dietro alle attività archeologiche e di ricerca sulla storia antica tedesca, le sue spedizioni archeologiche rappresentano nella cultura popolare uno degli elementi più facilmente identificabili del lato esoterico del nazismo. In particolare la figura degli "archeologici nazisti" alla ricerca di antichi manufatti portata alla conoscenza del grande pubblico con il film I predatori dell'Arca perduta all'inizio degli anni ottanta, è assurta con il tempo a vero e proprio stereotipo narrativo.
Dal 1939 al 1945 
 "L'istituto del pendolo" e l'astrologia 
Durante la seconda guerra mondiale, in Germania ed in Gran Bretagna si sarebbe fatto largo uso di pratiche occulte, astrologia e simili, nella convinzione che sarebbero potute essere utili a scopi bellici. In Germania, le SS assoldarono numerosissimi astrologi e occultisti. Tre dei più conosciuti, che lavorarono durante il conflitto per Walter Schellenberg e sostanzialmente anche per lo stesso Himmler (il quale, come già detto, aveva sviluppato un vero fanatismo per l'argomento), furono Ludwig Straniak (1879-1951), il dott. Wilhelm Gutberlet (entrambi esperti nell'uso del pendolo) e l'astrologo Wilhelm Wulff[27] (il cosiddetto Istituto del pendolo).
Assieme a Wulff, un altro celebre astrologo della Germania nazista fu Karl Ernst Krafft.
Quando Hitler, dopo la caduta del fascismo, ordinò di localizzare la posizione di Mussolini con qualunque mezzo, fu impiegato anche il potere del pendolo. Nel libro di Peter Levenda, Unholy Alliance, l'episodio è raccontato così:
« Ciò nonostante, un certo "Maestro del Pendolo Sidereo" riuscì infine a localizzare Mussolini su un'isola ad ovest di Napoli. Va aggiunto che in quel momento Mussolini non aveva alcun contatto con il resto del mondo. Fu infatti l'isola di Ponza dove fu trasferito all'inizio. In altre parole, il "Maestro del Pendolo Sidereo" riuscì a localizzare il prigioniero italiano più celebre del ventesimo secolo... in cambio di nient'altro di un pranzo decente, qualche drink, una buona sigaretta, e un pendolo in oscillazione sulla cartina dell'Italia. Si ricorda anche che uno degli amici più intimi di Hitler fu proprio il "Maestro del Pendolo Sidereo" dott. Gutberlet. Nessuno è in grado di dire se si tratti dello stesso "Maestro". »
  Nel suo Lo Zodiaco e la Svastica, Wulff sostiene a sua volta che uno dei suoi primi incarichi importanti dopo essere stato arrestato dai nazisti fu di localizzare Mussolini, che scomparve dopo la sua caduta in disgrazia nel 1943. Anche Wulff assicura di aver scoperto la risposta esatta - circa cinquanta miglia a sudest di Roma - quando nessuno ancora ne era a conoscenza, la stessa isola di Ponza del "Maestro del Pendolo Sidereo".
Anche l'architetto Ludwig Straniak fu utilizzato dai tedeschi. Pare avesse un dono particolare nel localizzare oggetti su mappe usando il pendolo. Come test, gli organi maggiori della Marina Tedesca gli ordinarono di trovare la Prinz Eugen, allora in mare. Pare rimasero particolarmente sorpresi nel veder localizzare la nave di guerra nonostante fosse in quel momento impegnata in una segretissima missione al largo della Norvegia. Questo episodio parve impressionarli talmente da convincere anche le SS a fare molto più affidamento sulle scienze dell'occulto.
Altri presunti appartenenti all'Istituto del pendolo 
Altri occultisti dell'Istituto del Pendolo furono:
Karl Spiesberger
dr. Benedikt
A. Frank Glahn (1865-1941)
dr. E. Klasen
Ernst Schradin
dr. K.E.Weiss
Rud. Vöckler
Friederike Hauffe
Heinrich Jürgens
Julie Kniese
Barone dr. Carl Ludwig von Reichenbach
prof. Karl Bähr
Friedrich Kallenberg
prof. dr. Leopold Oelenheinz
prof. Hellmut Wolff (1906-1986)
Thomas Charles Lethbridge (1901-1971)
Gli astrologi di cui le SS decisero di avvalersi furono principalmente:
Karl Ernst Krafft
Wilhelm Wulff
Dr. Wilhelm Gutberlet
Ernst Schulter-Strathaus
In seguito a questo massiccio utilizzo bellico, il mondo dell'occulto presente in Germania fu visto dopo il 1945 come retaggio del periodo nazista e molto demonizzato. In seguito, conobbe nuova linfa attraverso l'opera di Karl Spiesberger (Fratur Eratus) e dal 1955 il sistema runico di Armanen e l'uso del pendolo divennero nei salotti tedeschi ancor più di moda di quanto lo fossero prima del conflitto. Riguardo all'astrologia post-bellica in Germania, si ricorda, oltre alla più popolare astrologia occidentale, anche una scuola di pensiero che tratta del sistema astrologico germanico (basato su rune) e del suo uso nelle predizioni nella tradizione nordica dell'Odinismo.
Dopo il 1945 
Savitri Devi 
Con la caduta del Terzo Reich, l'hitlerismo esoterico poté finalmente permettersi di deificare Hitler, morto suicida alla fine del conflitto. Uno dei maggiori esponenti dell'hitlerismo esoterico post bellico fu Savitri Devi. Lei vide un collegamento fra l'ideologia ariana del Führer con quella paninduista del movimento di indipendenza indiano e di attivisti come Subhas Chandra Bose. Nella sua visione, la svastica era un simbolo di particolare importanza, in quanto simboleggiava l'unità della razza ariana nelle sue componenti germaniche ed hindu (ed era anche, nella tradizione tibetana, un simbolo di buon augurio).
Savitri Devi interpretò il nazismo all'interno di una più larga struttura di corsi e ricorsi storici della storia induista. Considerò la figura di Hitler come Kalki, il decimo e finale avatar di Vishnu, e lo chiamò con appellativi quali “il Semidio dei nostri tempi; l'Uomo contro il Tempo; il più grande Europeo di tutti i tempi”, considerando la sua visione di riportare il popolo ariano al passato di un'era perfettissima, e anche la sua effettiva possibilità di eliminare le distruttive forze che agiscono "nel Tempo". La sua sconfitta - e l'arresto di questi progetti prima della loro attuazione - come risultato del suo essere stato "troppo magnanimo, troppo corretto, troppo buono", al suo non essere stato abbastanza senza pietà, al suo avere, nel suo "profilo psicologico, troppo 'sole' [benevolenza] e non abbastanza 'fulmine' [praticità, assenza di scrupoli]”; questo, a differenza della sua prossima incarnazione:
« Kalki agirà con un'assenza di pietà senza precedenti. Al contrario di Adolf Hitler, Lui non risparmierà uno solo dei nemici della Causa divina: non uno degli avversari dichiarati, ma neppure un solo individuo degli ignavi, o degli opportunisti, o degli eretici, o dei meticci, o dei deboli di salute, o degli esitatori, o dei troppo-umani; nemmeno uno solo fra coloro che, nel corpo, nel carattere o nella mente, recassero ancora il marchio delle Ere Decadenti. »
 Miguel Serrano
Un'altra importante figura dell'hitlerismo esoterico è Miguel Serrano, un diplomatico cileno. Fra i suoi libri, Il nastro dorato--Hitlerismo esoterico e Adolf Hitler, l'Ultimo Avatar.
Il concetto di Iperborea ha per Serrano contemporaneamente un significato razziale ed uno mistico. La sua convinzione è che Hitler si sia recato a Shambhala, una città sotterranea che egli colloca in Antartide (precedentemente, al Polo Nord ed in Tibet), dove entrò in contatto con gli dei iperborei e da dove sorgerà di nuovo un giorno al comando di un'armata di UFO. Guiderà allora le forze della luce (Iperborea, associata talvolta con Vril) alla vittoria contro quelle delle tenebre (che inevitabilmente includono, per Serrano, gli Ebrei adoratori di Jehova) nella battaglia finale, quella che aprirà l'era del Quarto Reich.
Secondo Nicholas Goodrick-Clarke "Serrano segue la tradizione gnostica catara (anni 1025-1244) identificando in Jehova, il Dio dell'Antico Testamento, il demiurgo malvagio. Come i dualisti medievali, questa eresia ripudiò Jehova come un dio falso e un mero esecutore nei confronti del vero Dio, molto lontano dal regno di mortali.

(Tratto da Wikipedia)

Postato da Yang

 
 
 

OGGETTI DEGNI DI ... SACRALITA'

Post n°86 pubblicato il 25 Giugno 2009 da shachor
 

Oggetti analoghi alla Sindone 
Il Sudario di Oviedo
Per approfondire, vedi la voce Sudario di Oviedo.
La Sindone è stata comparata con il presunto sudario di Gesù conservato nella cattedrale di Oviedo in Spagna. Questo è un telo molto più piccolo della Sindone (circa 84x53 cm), che non presenta alcuna immagine, ma solo macchie di sangue.
È stato ipotizzato da chi sostiene l'autenticità sia di questa reliquia che del telo di Torino, che questo sudario sia stato posto sul capo di Gesù durante la deposizione dalla croce, e poi rimosso prima di avvolgere il corpo nella Sindone, avendo quindi il tempo di macchiarsi di sangue, ma non quello per subire lo stesso processo di formazione dell'immagine della Sindone. Esso sarebbe stato conservato a Gerusalemme fino al 614, poi trasportato in Spagna attraverso il Nordafrica; dal 718 è a Oviedo.
Secondo Baima Bollone, che ritiene di aver individuato tracce di sangue nella Sindone durante gli esami del 1978, anche il gruppo sanguigno delle tracce presenti sul sudario corrisponde con quello rilevato sulla Sindone (gruppo AB), e un'analisi comparativa del DNA da lui effettuata avrebbe rilevato profili genetici simili. Secondo Alan Whanger, ci sarebbero ben 120 punti di contatto tra la disposizione delle macchie sul Sudario e di quelle sul volto e sulla nuca dell'immagine sindonica.
La tessitura del telo con torcitura "Z" e la dimensione delle fibre sono del tutto analoghi a quelli della Sindone. Inoltre Max Frei ha studiato i pollini presenti sul tessuto, identificando tredici piante, di cui nove crescono in Palestina; il che ne avvalora la provenienza da Gerusalemme. Non è rappresentato il gruppo delle piante dell'Anatolia e di Costantinopoli, a conferma del diverso tragitto compiuto verso l'Europa.
La datazione con il Metodo del carbonio-14 ha datato il Sudario come risalente al 680 circa, data compatibile con le prime testimonianze storiche documentate dell'esistenza del Sudario in EuropaEvidentemente, se venisse provato che il Sudario e la Sindone hanno la stessa origine, verrebbe smentita la datazione medievale del carbonio 14 della seconda, in quanto il Sudario è certamente molto più antico, sia per la sua presenza documentata ad Oviedo sia per la sua datazione con il carbonio 14, che farebbe risalire entrambe le relique al VII secolo.
Il Mandylion 
Per approfondire, vedi le voci Mandylion e Storia della Sindone.
Il Mandylion o "Immagine di Edessa" era un telo conservato dapprima a Edessa almeno dal 544, poi dal 944 a Costantinopoli; se ne persero le tracce durante il saccheggio della città nel 1204. Su di esso era raffigurato il volto di Gesù: l'immagine era ritenuta di origine miracolosa.
Come si è accennato sopra, alcuni ritengono che il Mandylion fosse la Sindone piegata in otto e chiusa in un reliquiario, in modo da lasciare visibile solo l'immagine del viso: questa ipotesi è la più accreditata dagli studiosi che tentano di ricostruire la storia della Sindone precedente al 1353.
Questa tesi è però contestata da altri autori (ad esempio Lawrence Sudbury[19]), in base ad alcune fonti storiche che parlano di Sindone e Mandylion come di due oggetti distinti, ad esempio Robert de Clary che nella sua opera La conquëte de Constantinople li menziona come entrambi presenti, in due luoghi separati, a Costantinopoli durante la IV crociata.
Il velo della Veronica
 Per approfondire, vedi la voce Velo della Veronica.
Una leggenda sostiene che una donna, di nome Veronica, asciugò il volto di Gesù con un panno durante la sua salita al Calvario; sul panno si impresse miracolosamente l'immagine del volto. Questo racconto è talmente noto che l'incontro di Gesù con la Veronica è una delle tradizionali stazioni della Via crucis.
Fino al 1600 circa si conservava a Roma il presunto velo della Veronica; ne fa menzione anche Dante nella Divina Commedia (Paradiso XXXI, 103-108). È stato ipotizzato che si trattasse della stessa immagine oggi nota come Volto Santo di Manoppello, comune in provincia di Pescara.
La Sindone di Besançon
A Besançon, in Francia, si trovava un'altra Sindone; sembra che vi fosse giunta nel 1208. Era più piccola della Sindone di Torino (1,3x2,6 m) e mostrava solo l'immagine anteriore. Era oggetto di un'intensa adorazione, meta di pellegrinaggio ed era ritenuta miracolosa. La Sindone di Besançon scomparve in un incendio nel 1349, ma nel 1377 i canonici della cattedrale annunciarono di averla ritrovata intatta in un armadio. Nel 1794 andò definitivamente distrutta durante la Rivoluzione francese
Alcuni storici ipotizzano che questa, e non quella di Torino, fosse la Sindone che veniva esposta a Costantinopoli fino al 1204; Altri ipotizzano invece che la Sindone scomparsa nell'incendio del 1349 fosse quella di Torino (l'incendio in cui venne data inizialmente per distrutta precede di pochissimi anni la comparsa di quest'ultima a Lirey) e che quella "ritrovata" nel 1377 fosse una copia; altri ancora ipotizzano che proprio la Sindone di Torino fosse una copia effettuata per sfruttare la fama di quella della vicina Besançon ed attirare quindi a Lirey i pellegrini (dubbi che dopo la prima ostensione del 1357 portarono il vescovo di Troyes, Enrico di Poitiers, a chiedere, senza successo, di esaminare il telo, che venne tenuto nascosto fino al 1389).
Copie della Sindone 
Sono note circa 50 copie della Sindone, eseguite da vari pittori in diverse epoche. Una tra le più note, realizzata nel 1516 e conservata a Lier in Belgio, è attribuita ad Albrecht Dürer, ma questa attribuzione è controversa
In nessun caso queste copie sono confondibili con l'originale: i segni della pittura sono evidenti, l'immagine ha contorni netti anziché sfumati, spesso vi sono distorsioni anatomiche. Inoltre in molti casi sul lenzuolo è esplicitamente scritto che si tratta di una copia, la data di realizzazione e, a volte, che fu "consacrata" ponendola a contatto con l'originale. Alcune poi non sono nemmeno in grandezza naturale: ad esempio la copia di Lier è un terzo della grandezza.
Il Graal 
Recentemente lo storico Daniel Scavone ha avanzato l'ipotesi che il Graal, il misterioso oggetto protagonista delle più celebri leggende medievali, non fosse altro che la Sindone
Scavone ipotizza che la leggenda del Graal sia stata ispirata dalle frammentarie notizie giunte in Occidente di un oggetto legato alla sepoltura di Gesù e che ne "conteneva" il sangue; si pensò quindi che si trattasse di una coppa o di un piatto, le forme in cui il Graal è solitamente rappresentato.
A supporto di questa teoria Scavone nota che, secondo alcune fonti, il Graal offriva una particolare "visione" di Cristo nella quale egli appariva prima come bambino, poi via via più grande, infine adulto: egli ipotizza che queste fonti riportassero, in modo impreciso, un rituale nel quale la Sindone veniva dispiegata gradualmente (in latino gradalis, da cui secondo questa ipotesi deriverebbe la parola "Graal") e la sua immagine era resa visibile, man mano che il rito procedeva, in misura sempre maggiore, fino ad essere mostrata nella sua interezza.
Inoltre, secondo le sue ricerche, la notizia secondo la quale Giuseppe d'Arimatea (indicato dalla tradizione come custode del Graal) avrebbe raggiunto la Gran Bretagna deriverebbe da un'errata lettura della parola Britio, nome del palazzo reale di Edessa, che sarebbe stata fraintesa per Britannia; il "Britannio rege Lucio" citato da una fonte del VI secolo sarebbe in realtà Abgar VIII, re di Edessa (177-212), che aveva assunto il nome latino di Lucio Elio (o Aurelio) Settimio. Questa teoria si accorda quindi con quella dell'identificazione tra Mandylion e Sindone.
La sindone di Akeldamà 
Un lenzuolo funebre in buone condizioni di conservazione è stato ritrovato in una tomba del I secolo nella zona di Akeldamà, nei pressi di Gerusalemme. La testa del defunto era coperta da un fazzoletto (sudario) separato; questo particolare fa ritenere a Shimon Gibson, capo dell'equipe archeologica che ha studiato il sito, che la modalità di sepoltura risultante dall'immagine sulla Sindone di Torino (un unico lenzuolo che copriva anche la testa) non corrisponda alle usanze giudaiche dell'epoca di Gesù (per una discussione più approfondita delle modalità di sepoltura di Gesù si veda Sindone evangelica).
 La Sindone nella cultura popolare
Al pari di altre reliquie della religione cristiana particolarmente note, la Sindone negli ultimi anni è stata citata o utilizzata nelle opere di diversi scrittori e sceneggiatori.
Nel romanzo Il codice dell'apocalisse di Andrea Carlo Cappi e Alfredo Castelli, che ha come protagonista il personaggio dei fumetti italiani Martin Mystere, la Sindone esposta a Torino è in realtà una copia effettuata da Leonardo da Vinci (grazie alla conoscenza della camera oscura) alla fine del XV secolo, realizzata per permettere alla chiesa di custodire con più sicurezza quella precedentemente esposta. Nel romanzo Leonardo non si limita a farne una mera copia, ma, tramite un antico libro di magia risalente al tempo di Atlantide, rende questa un oggetto magico in grado di "catalizzare" le preghiere dei fedeli che l'adorano, di valenza benefica, ed impiegarle per allontanare le forze malvage da Torino. Nel libro un demone, Belial, proclamatosi "Signore del Male", che sta cercando da secoli di scatenare l'Apocalisse, cercherà di disattivarne i poteri, in modo da poter aprire un portale con gli Inferi e far giungere sulla Terra altre creature demoniache.

(Tratto da Wikipedia)

Postato da Yang

 
 
 

LA SACRA SINDONE ... IL VOLTO DI CRISTO

Post n°85 pubblicato il 25 Giugno 2009 da shachor
 

La Sindone di Torino, nota anche come Sacra Sindone, è un lenzuolo di lino conservato nel Duomo di Torino, sul quale è visibile l'immagine di un uomo che porta segni di torture, maltrattamenti e di crocefissione. La tradizione identifica l'uomo con Gesù e il lenzuolo con quello usato per avvolgerne il corpo, nel sepolcro. La sua autenticità è oggetto di fortissime controversie.
Il termine "sindone" deriva dal greco σινδών (sindon), che indica un tessuto di lino di buona qualità. Il termine è ormai diventato sinonimo del lenzuolo funebre di Gesù.
Le esposizioni pubbliche della Sindone sono chiamate ostensioni (dal latino ostendere, "mostrare"). Le ultime sono state nel 1978, nel 1998 e nel 2000; la prossima è prevista per il 2010.
Storia 
Per approfondire, vedi la voce Storia della Sindone. Tutti gli storici sono d'accordo nel ritenere documentata con sufficiente certezza la storia della Sindone a partire dalla metà del XIV secolo, data della sua apparizione. Sulla sua storia precedente e sulla sua antichità non vi è accordo. La datazione radiometrica con la tecnica del Carbonio 14, eseguita nel 1988 e ritenuta inadeguata dall'ideatore dall'esame stesso[1], il chimico americano Willard Frank Libby, ha datato la realizzazione del lenzuolo in un intervallo di tempo compreso tra il 1260 e il 1390.
Alcuni studiosi ritengono che la Sindone sia l'autentico lenzuolo funebre di Gesù. Secondo questi la Sindone di Torino risalirebbe alla Palestina del I secolo; gode inoltre di molto credito tra di essi l'ipotesi che essa sia da identificare con il mandylion o "Immagine di Edessa", un'immagine di Gesù molto venerata dai cristiani d'Oriente, scomparsa nel 1204 (questo spiegherebbe l'assenza di documenti che si riferiscano alla Sindone in tale periodo).
Per approfondire, vedi le voci Sindone evangelica e Storia della Sindone.
Secondo i racconti dei vangeli, dopo la sua morte il corpo di Gesù fu deposto dalla croce, avvolto in un lenzuolo (sindone) con bende e deposto nel sepolcro. Luca e Giovanni menzionano i tessuti funebri anche dopo la risurrezione. Della sindone evangelica non viene fornita alcuna descrizione circa dimensioni, forma, materiale; viene però indicato che fu utilizzato un telo per il corpo e un fazzoletto (sudario), separato, per la testa[2].
È lecito ipotizzare che il telo e il sudario siano stati conservati dalla primitiva comunità cristiana: vi sono indizi in questo senso in alcuni documenti antichi. La Sindone sarebbe stata tenuta nascosta a causa delle persecuzioni e delle credenze giudaiche che ritenevano impuri gli oggetti venuti a contatto con un cadavere.
Mandylion
Per approfondire, vedi le voci Mandylion e Storia della Sindone.
La presenza del mandylion a Edessa (oggi Urfa, in Turchia) è attestata dalla metà del VI secolo. Le fonti descrivono un fazzoletto che recava impressa l'immagine del volto di Gesù. Nel 944, dopo che Edessa era stata occupata dai musulmani, i bizantini trasferirono il mandylion a Costantinopoli: qui rimase fino al 1204, quando la città venne saccheggiata dai crociati, molte reliquie vennero trafugate e del sacro fazzoletto si persero le tracce.
Coloro che sostengono la corrispondenza tra Mandylion e Sindone spiegano la contraddizione tra le dimensioni del primo (un fazzoletto) e della seconda (un sudario) ipotizzando che quest'ultima fosse tenuta ripiegata e chiusa in un reliquiario con un'apertura che mostrava soltanto il volto.[3]
Sindone di Torino 
Per approfondire, vedi la voce Storia della Sindone.
Negli anni cinquanta del XIV secolo la Sindone "comparve" nelle mani del cavaliere Goffredo di Charny e di sua moglie Giovanna di Vergy. Non è noto come essi ne fossero venuti in possesso.
Il 20 giugno 1353 Goffredo donò la Sindone al capitolo dei canonici della collegiata di Lirey, che egli aveva fondato[4]; la prima ostensione pubblica avvenne, pare, nel 1357 (Goffredo era morto l'anno precedente). Nel 1415 Margherita di Charny, discendente di Goffredo, si riappropriò del lenzuolo (ne originò un lungo contenzioso con i canonici) e nel 1453 la vendette ai duchi di Savoia.
Questi la conservarono a Chambéry, dove nel 1532 sopravvisse ad un incendio che la danneggiò in diversi punti. Nel 1578 venne portata a Torino, dove nel frattempo i Savoia avevano trasferito la loro capitale e da allora vi rimase ininterrottamente fino al giorno d'oggi, salvo brevi intervalli. Nel 1898 venne fotografata per la prima volta: in quell'occasione si scoprì che l'immagine impressa sul lenzuolo presentava le caratteristiche di un negativo fotografico.
Nel 1983 Umberto II di Savoia, ultimo re d'Italia, morendo la lasciò in eredità al Papa che ne delegò la custodia all'Arcivescovo di Torino.
Nel 2009 la proprietà della Sindone è stata messa in discussione: secondo il professor Francesco Margiotta Broglio, autorevole studioso dei rapporti tra Stato e Chiesa, con l'entrata in vigore della Costituzione repubblicana (1º gennaio 1948) la Sindone è diventata proprietà dello Stato italiano in base alla XIII disposizione, comma 3, e il lascito testamentario di Umberto II è nullo[5]. Tuttavia la Santa Sede potrebbe avere nel frattempo acquisito la proprietà della Sindone per usucapione. Sulla questione è stata presentata una interrogazione parlamentare ma non risulta ancora una risposta del governo[6].
Caratteristiche generali 
Il lenzuolo 
La Sindone è un lenzuolo di lino di colore giallo ocra, di forma rettangolare e dimensioni di circa 442x113 cm. Lo spessore è di circa 0,34 millimetri, il peso di circa 2,450 kg. È cucito su un telo di supporto, pure di lino, delle stesse dimensioni.
Il lenzuolo è tessuto a mano con trama a spina di pesce e con rapporto ordito-trama di 3:1. In corrispondenza di uno dei lati lunghi il telo è stato tagliato e ricucito per tutta la lunghezza a una decina di centimetri dal margine.
Sono chiaramente visibili sulla Sindone i danni provocati da alcuni eventi storici: i più vistosi sono le bruciature causate da un incendio nel 1532, disposte simmetricamente ai lati dell'immagine in quanto il lenzuolo era ripiegato più volte su sé stesso. Le bruciature più grandi hanno creato dei veri e propri buchi di forma approssimativamente triangolare: fino al 2002 essi erano coperti da rappezzi che poi sono stati rimossi (contestualmente è stato sostituito il telo di supporto originale, applicato nel 1534, con un altro più recente).
L'immagine
L'immagine frontale dell'Uomo della Sindone nel negativo fotografico.Gli studiosi usano chiamare Uomo della Sindone la figura umana visibile sul lenzuolo, per mantenere una posizione neutra rispetto alla questione se si tratti o no di Gesù. Le due immagini ritraggono un corpo umano nudo, a grandezza naturale, una di fronte e l'altra di schiena; sono allineate testa contro testa, separate da uno spazio che non reca tracce corporee. Sono di colore più scuro di quello del telo. Appare dunque che l'Uomo della Sindone fu adagiato sulla metà inferiore del telo (immagine dorsale), e fu ricoperto con l'altra metà ripiegata su di lui (immagine frontale).
L'immagine, come si scoprì nel 1898 quando la Sindone fu fotografata per la prima volta, è più comprensibile nel negativo fotografico. Il corpo raffigurato appare quello di un maschio adulto, con la barba e i capelli lunghi. Vi sono numerose tracce di sangue che delineano delle ferite: le più evidenti sono le ferite ai polsi e agli avampiedi, compatibili con l'ipotesi che vi siano stati piantati dei grossi chiodi, e una larga ferita da taglio al costato. Il tutto corrisponde alla tradizionale iconografia di Gesù e al resoconto evangelico della crocifissione.
Il dibattito sull'autenticità
L'autenticità della Sindone — vale a dire se essa sia o no il vero lenzuolo funebre di Gesù — è stata a lungo dibattuta: vi sono state dispute al riguardo già nel XIV secolo (vedi Storia della Sindone).
Le discussioni sono riprese alla fine del XIX secolo, quando la prima fotografia della Sindone ha rivelato le particolari caratteristiche dell'immagine e ha suscitato l'interesse degli studiosi su di essa. I numerosi studi scientifici eseguiti da allora non sono serviti a chiarire in modo definitivo la questione, ma solo ad accendere maggiormente il dibattito nel quale si "scontrano" studiosi convinti che la Sindone sia una reliquia e studiosi altrettanto convinti che invece sia icona, un raffigurazione artistica. Tra le parti sorgono critiche accese sull'operato dei ricercatori della parte avversa, dibattito che migra sul confronto di convinzioni religiose ed antireligiose. Vi sono tuttavia "scettici" anche tra i cristiani e viceversa ci sono non cristiani convinti che essa sia autentica[7].
È ancora attuale, anzi forse più che mai, il commento che Yves Delage fece nel 1902[8]:
« Si è introdotta senza necessità una questione religiosa in un problema che, in sé, è puramente scientifico, con il risultato che le passioni si sono scaldate e la ragione è stata fuorviata. »
 La Chiesa cattolica non si esprime ufficialmente sulla questione dell'autenticità, lasciando alla scienza il compito di esaminare le prove a favore e contro, ma ne autorizza il culto come reliquia o icona della Passione di Gesù. Diversi pontefici, da papa Pio XI a papa Giovanni Paolo II, hanno inoltre espresso il loro personale convincimento a favore dell'autenticità.[9]
Le chiese protestanti considerano invece la venerazione della Sindone, e delle reliquie in genere, una manifestazione di religiosità popolare di origine pagana, estranea al messaggio evangelico.
Qui di seguito viene riportata una tabella riassuntiva dei principali argomenti pro e contro l'autenticità della Sindone trattati nella voce.
Argomenti a favore Argomenti contro
Immagine: nessuno è riuscito a spiegare in modo soddisfacente come un artefice medievale avrebbe potuto realizzarla, sia per la tecnica che per l'accuratezza anatomica.
Sangue: le macchie di sangue sono state identificate come sangue umano di gruppo AB. Inoltre alcune di esse sono differenziate tra sangue perso prima della morte e dopo (ovvero con presenza di siero), la cui conoscenza medica è riferibile soltanto agli studi moderni.[10]
Fori dei chiodi: sono nei polsi, come nelle vere crocifissioni romane, e non nelle palme delle mani, come nell'iconografia tradizionale.
Pollini e polveri: indicano che la Sindone abbia soggiornato nell'area di Gerusalemme.
Tessuto: la filatura "a Z" e la tessitura a "spina di pesce" sono presenti nella Palestina del I secolo.
 Immagine: alcuni dettagli anatomici sono coerenti con la fisionomia tipicamente allungata delle raffigurazioni gotiche. Inoltre l'immagine del viso non riproduce la tradizionale forma a mappamondo che avrebbe avuto un tessuto impresso su un viso, volto che risulta invece schiacciato come se l'impressione fosse riprodotta da un bassorilievo.
Carbonio 14: l'esame al Carbonio 14 del tessuto della Sindone lo fa risalire agli anni tra il 1260 e il 1390.
Fonti storiche: non esistono riferimenti certi alla Sindone prima del 1353.
Tessuto: i lenzuoli funebri giudaici del I secolo sono tutti a filatura 'S' e nessuno di questi è a "spina di pesce" con rapporto ordito-trama 3:1; un lenzuolo di lino europeo del XIV secolo ha tessitura a "spina di pesce" con rapporto ordito-trama 3:1.
Archeologia: le pratiche di sepoltura giudaiche del I secolo prevedevano un fazzoletto separato per la testa.[11]
Studi scientifici 
Per approfondire, vedi la voce Studi scientifici sulla Sindone.
La prima foto della Sindone, scattata nel 1898, sia in negativo (basso) che in positivo (alto). Il volto dell'Uomo della Sindone nel negativo fotografico.Qui si elencano brevemente i risultati dei principali studi. Per una presentazione più dettagliata e per le fonti usate si vedano le voci specifiche.
Esame dell'immagine
Per approfondire, vedi la voce Ipotesi sulla formazione dell'immagine della Sindone.
L'immagine corporea visibile sulla Sindone è dettagliata, termicamente e chimicamente stabile ed è di un colore giallino che differisce da quello della stoffa di fondo solo per la maggiore intensità. Essa è un "negativo" nel senso che appare più naturale nel negativo fotografico che nel positivo. Inoltre interessa solo le fibrille più superficiali del lino e appare chiaramente solo sul diritto della tela: già sul secondo strato di fibre non vi è un'immagine.
Quelle che appaiono come macchie di sangue corrispondono alla corretta posizione sul corpo delle numerose ferite, considerando un drappeggio della stoffa avvolgente l'intero corpo. Sotto le macchie non vi è immagine: sembra quindi che quest'ultima si sia formata quando il lenzuolo era già macchiato.
L'immagine appare essere la proiezione verticale della figura dell'Uomo della Sindone, e non quella che si otterrebbe stendendo un lenzuolo a contatto con il corpo (ad esempio il viso dovrebbe apparire molto più largo). In essa è inoltre codificata un'informazione tridimensionale: trasformando i diversi toni di colore in rilievi verticali di diversa altezza, si ottiene una forma tridimensionale del corpo proporzionata e senza distorsione, cosa che non avviene applicando lo stesso procedimento a un dipinto o ad una normale fotografia.
Alcuni studiosi rilevano sulle palpebre piccoli oggetti tondeggianti che essi identificano come monete coniate da Ponzio Pilato negli anni 29-32. Questa identificazione è però contestata da molti in quanto la definizione minima dell'immagine della Sindone è di mezzo cm, per cui non sarebbe possibile riconoscere particolari così piccoli.
Non si conosce il meccanismo di formazione dell'immagine. Sono state avanzate diverse ipotesi, ma nessuna di esse appare soddisfacente.
Ipotesi basate su meccanismi naturali (o soprannaturali):
Reazioni chimiche: i vapori della decomposizione avrebbero interagito con il tessuto e con gli aromi di cui esso era impregnato. Tuttavia, poiché il vapore diffonde in tutte le direzioni, appare impossibile che questo meccanismo possa produrre un'immagine netta e dettagliata come quella della Sindone; inoltre esso avrebbe prodotto un'immagine deformata e non una proiezione verticale.
Irradiazione: si ipotizza un lampo di luce o un fascio di particelle (protoni o neutroni) che avrebbe impresso l'immagine. Nessuno però ha potuto fornire una spiegazione credibile della causa che avrebbe sprigionato questa radiazione.
Effetto corona (un particolare tipo di scarica elettrica): esperimenti effettuati con questa tecnica hanno prodotto immagini superficiali come quella sindonica. Tuttavia non è chiaro come potrebbe essersi generato il campo elettrico necessario a indurre la scarica.
Ipotesi basate su procedimenti artificiali:
Pittura: gli esami hanno escluso la presenza di pigmenti (sono state trovate solo tracce del tutto insufficienti a produrre un'immagine visibile), inoltre l'immagine non presenta direzionalità, come avviene invece in qualsiasi disegno o pittura, né un qualsiasi "stile artistico".
Strinatura (bruciatura superficiale) per mezzo di un bassorilievo riscaldato: con questa tecnica alcuni studiosi sono riusciti a produrre immagini visivamente molto simili. Le loro caratteristiche fisiche e microscopiche sono però assai diverse da quelle della Sindone.
Fotografia: non sembra credibile che il presunto autore della Sindone potesse possedere la tecnologia necessaria. I primi esperimenti fotografici noti furono effettuati solo nel XIX secolo. Inoltre non vi sono tracce di sostanze fotosensibili sulla Sindone.
Esame del sangue 
Per approfondire, vedi la voce Studi scientifici sulla Sindone.
I primi esami, eseguiti nel 1973, non rilevarono la presenza di sangue nelle macchie ematiche visibili sulla Sindone. Gli esami successivi, condotti a partire dal 1978 con tecniche più moderne, diedero invece esito positivo: in particolare è stata rilevata la presenza di emoglobina e di altre sostanze specifiche del sangue. Questo sangue è stato poi identificato come sangue umano di gruppo AB. Alcuni ricercatori tuttavia contestano questi risultati e affermano, sulla base dei propri studi, che le macchie di sangue sono in realtà dipinte con ocra rossa, cinabro e alizarina.
La presenza del gruppo sanguigno AB crea inoltre un'ulteriore incongruenza. Recenti studi sostengono infatti che il gruppo AB sia comparso soltanto verso l'VIII secolo d.C., quando popolazioni mongole dell'Asia centrale (con un prevalente gruppo sanguigno B) entrarono in contatto con le popolazioni europee (prevalentemente di gruppo A)[12][13].
Vi è poi l'ipotesi che il sangue sia effettivamente presente, ma non dovuto al contatto diretto con un corpo umano: le macchie sarebbero state dipinte con vero sangue, oppure del sangue sarebbe stato aggiunto per ravvivare l'immagine durante i secoli.
Secondo i sostenitori della presenza del sangue i fenomeni di coagulazione sono ben evidenti in numerosi rivoli di sangue presenti sulla Sindone. Per aver un decalco del sangue sulla stoffa come quello osservato sulla Sindone, il corpo deve essere stato a contatto col lenzuolo per circa quaranta ore. Inoltre non sono state riscontrate tracce di putrefazione, il che escluderebbe un periodo più lungo. Secondo alcuni studiosi le colature del sangue non sarebbero realistiche, dato che si sarebbero impastati i capelli, dando vita a macchie più indistinte[14]. Una possibile risposta a questa obiezione è stata data da Frederick Zugibe, secondo il quale l'Uomo della Sindone fu almeno in parte lavato prima di essere avvolto nel lenzuolo: in questo modo il sangue colato durante la permanenza sulla croce sarebbe stato rimosso e sulla Sindone si sarebbe impressa soltanto l'impronta delle ferite inumidite dal lavaggio[15].
Esame del Carbonio 14 
Per approfondire, vedi la voce Esame del Carbonio 14 sulla Sindone.
La datazione radiometrica con la tecnica del Carbonio 14, eseguita contemporaneamente e indipendentemente nel 1988 dai laboratori di Oxford, Tucson e Zurigo, ha dato come risultato l'intervallo di tempo compreso tra il 1260 e il 1390, periodo corrispondente all'inizio della Storia della Sindone certamente documentata. Tuttavia contro l'attendibilità del test sono state sollevate fin da subito numerose obiezioni.
Esame medico-legale
Per approfondire, vedi la voce Studi scientifici sulla Sindone.
Vi sono pochi dubbi che l'Uomo della Sindone sia un cadavere. L'immagine presenta evidenti segni di rigor mortis: la testa è piegata in avanti (il collo appare più corto nell'immagine frontale, più lungo in quella dorsale), la gamba sinistra è flessa (si può supporre che il piede sinistro fosse stato inchiodato sopra il destro), i glutei sono tondeggianti sebbene appoggiassero presumibilmente su una superficie piana (la pietra del sepolcro). Inoltre le ferite visibili, specialmente quella al costato, appaiono senz'altro letali.
I fori dei chiodi sono nei polsi e non nelle palme delle mani: l'inchiodatura al palmo, tipica delle raffigurazioni tradizionali, non consentirebbe ai tessuti di reggere un peso corrispondente a quello di un uomo. Poiché nel medioevo non vi era memoria del metodo di crocifissione romana, alcuni studiosi ritengono questo un forte argomento contrario all'ipotesi che la Sindone sia stata realizzata da un falsario medievale.
In base ad alcuni studi compiuti nel XX secolo, si ritiene che generalmente i crocefissi morissero per asfissia e collasso provocati dalla prolungata sospensione per le braccia, che immobilizzava il torace e rendeva faticosa la circolazione del sangue. Fratturando le gambe al crocefisso se ne affrettava la morte in quanto gli veniva a mancare la possibilità di puntellarsi sui piedi.
Nel caso di Gesù, alcune indicazioni dei Vangeli, che trovano riscontro anche nell'immagine dell'Uomo della Sindone, suggeriscono una causa di morte diversa. La copiosa fuoriuscita di "sangue e acqua" dal costato trafitto, attestata dal Vangelo secondo Giovanni, si può spiegare infatti con le ipotesi di un emotorace o della rottura del cuore, in conseguenza delle violenze subite da Gesù prima della crocefissione (in particolare la flagellazione) e forse di un possibile precedente infarto.
Esame del tessuto 
Per approfondire, vedi la voce Studi scientifici sulla Sindone.
Il tessuto della Sindone è di lino filato a mano. Le fibre sono intrecciate con torcitura "Z", cioè in senso orario: questa torcitura è stata riscontrata in tessuti antichi dell'area siro-palestinese, mentre in Egitto si utilizzava la torcitura "S", in senso opposto.
La trama del tessuto è a spina di pesce e con rapporto ordito-trama di 3:1. Tessuti a spina di pesce risalenti all'inizio dell'era cristiana sono stati rinvenuti in Medio Oriente. Si conosce però anche un esemplare tessuto in Europa in epoca medievale con intreccio identico a quello sindonico: esso risale al XIV secolo, epoca che coincide con la datazione della Sindone effettuata tramite l'esame del Carbonio 14.
Nelle fibre si sono trovate tracce di cotone, ma non di lana. Queste risultanze sono compatibili con l'ipotesi di un'origine palestinese: all'epoca di Cristo il cotone era coltivato nel Vicino Oriente (ma non in Europa), e l'assenza della lana si può attribuire alla legge mosaica che prescriveva di tenere separati i due tipi di tessuto (Deuteronomio 22,11).
Altri esami 
 Per approfondire, vedi la voce Studi scientifici sulla Sindone.
La statura 
L'immagine frontale presenta una lunghezza di 195 cm, mentre quella dorsale di 202 cm. Mediante analisi antropometrica computerizzata è stata verificata la compatibilità anatomica delle due immagini, frontale e dorsale, e la somiglianza delle caratteristiche dell'Uomo della Sindone a quelle dei semiti.
Secondo le misurazioni antiche, la statura di Gesù che si desume dalla Sindone sarebbe di 183 cm. Le misurazioni moderne hanno dato risultati differenti: la maggior parte degli studiosi calcola la statura dell'Uomo della Sindone tra i 175 e i 185 cm, ma vi è anche chi, come Giulio Ricci, ha proposto una misura di soli 163 cm, misura che sarebbe più vicina alla statura media degli abitanti della Palestina del I secolo.
Esame palinologico 
Secondo il criminologo svizzero Max Frei Sulzer, sul tessuto della Sindone sono presenti pollini di diverse specie vegetali specifiche della Palestina e dell'Asia Minore. Il transito della Sindone per questi paesi concorda con la ricostruzione proposta per la storia della Sindone anteriore al XIV secolo.
Dopo la morte di Frei (1983), il suo lavoro è stato criticato pesantemente da alcuni, che hanno avanzato sospetti di manipolazione dei campioni. Altri studiosi, tuttavia, hanno esaminato i nastri di Frei e confermato i suoi ritrovamenti; sono poi stati trovati pollini anche in altri campioni di tessuto sindonico.
Secondo alcuni botanici, in base alla distribuzione dei pollini nell'area palestinese, il probabile sito di provenienza della Sindone va situato nei pressi di Gerusalemme.
Esame delle polveri
La polvere trovata sul lenzuolo ha una composizione chimica simile a quella della polvere trovata su teli funerari egiziani, che suggerisce l'uso di natron, un composto usato per l'inumazione dei cadaveri. Inoltre è stata rilevata aragonite dalla composizione analoga a quella di campioni prelevati a Gerusalemme.
Datazione chimica
Raymond Rogers ha proposto un metodo chimico di datazione della Sindone basato sulla misura della vanillina presente nel tessuto. Secondo la sua stima, la datazione della Sindone sarebbe compresa all'incirca tra il 1000 a.C. e il 700 d.C..
La quantità di vanillina attesa dipende però dal valore medio della temperatura dell'ambiente in cui la Sindone è stata conservata: una variazione di pochi gradi del valore effettivo corrisponderebbe ad uno slittamento di qualche secolo nella datazione. Inoltre in alcuni eventi particolari come l'incendio del 1532 potrebbe essersi verificato un decadimento accelerato della vanillina.
Stima delle probabilità
Assumendo come ipotesi che la Sindone sia un reperto autentico relativo ad un uomo vissuto in Palestina nel I secolo, alcuni studiosi hanno provato a stimare la probabilità che quell'uomo corrispondesse effettivamente a Gesù Cristo in base ad alcune caratteristiche della reliquia stessa. Ovviamente il discorso non è valido senza l'ipotesi di base, perché un presunto falsario avrebbe potuto creare ad arte quelle caratteristiche.
I risultati ottenuti variano da 10 miliardi contro 1 a 200 miliardi contro 1. Tuttavia il calcolo di questi valori di probabilità è in larga parte basato su stime soggettive ed arbitrarie ed è evidente che ogni ulteriore condizione che si pone, anche banale, non fa che rendere ulteriormente minore la probabilità.
Vi sono infatti notevoli coincidenze, anche in alcuni particolari specifici, fra il volto sindonico e questo ritratto che si afferma soprattutto a partire dal VI secolo, in concomitanza con la presunta riscoperta del Mandylion a Edessa. È interessante inoltre notare che le più antiche raffigurazioni del Mandylion mostrano un volto monocromo su tela simile a quello della Sindone
Anche alcune specifiche forme di rappresentazione, come l'imago pietatis (raffigurazione del Cristo morto che sporge dal sepolcro in posizione eretta fino alla vita, con le mani incrociate davanti, in uso dal XII secolo), e dettagli come la "curva bizantina" (la particolare posizione in cui veniva dipinto Gesù crocifisso), si possono spiegare in riferimento alla Sindone[17].
Ovviamente la somiglianza dell'Uomo della Sindone con l'iconografia precedente alle prime prove documentali dell'esistenza del telo, potrebbe semplicemente essere dovuta alla sua realizzazione medievale, quando questa iconografia sarebbe stata perfettamente nota anche a chi avesse prodotto la reliquia, indipendentemente dai metodi impiegati.

Postato da Yang

 
 
 

JOHN TITOR ... L'UOMO VENUTO DAL FUTURO (TERZA PARTE)

Post n°84 pubblicato il 25 Giugno 2009 da shachor
 

La questione dell'inevitabilità
Secondo Titor, il presupposto del viaggio nel tempo è l'interpretazione multiverso della fisica quantistica. In questo modello, per Titor, ogni situazione che può evolvere in più d'una direzione, va in ogni possibile direzione, e ogni possibilità è il punto di origine di un nuovo universo parallelo o "worldline". Viaggiando nel tempo, non si entra realmente nel proprio passato perché la presenza di qualcuno nel passato apporta un cambiamento e genera un nuovo insieme in espansione di worldlines. Si entra piuttosto nel passato di una worldline strettamente imparentata (non si sa se sia possibile entrare in una worldline più distante). Quindi, la worldline che Titor descrive come il suo "passato" è molto simile, ma non identica, al nostro presente e futuro prossimo.
Per questo motivo, nessuna delle predizioni di Titor è inevitabile per noi. In alcune worldlines che discendono dalla nostra, è probabile che le sue predizioni siano interamente verificate, in altre no, e in un terzo insieme parzialmente verificate. Questo può essere visto come un mezzo per aggirare le predizioni poiché questo significa che le affermazioni di Titor non sono, strettamente parlando, falsificabili. Comunque, questo vuol dire anche che coloro che prendono Titor sul serio non devono ritenere le sue predizioni come "destino". Il futuro che Titor disegna è piuttosto tetro, ed è molto più rassicurante prendere le sue parole come un monito piuttosto che come qualcosa di immutabile. Se le sue predizioni sembreranno avverarsi, egli ci ha offerto qualche consiglio su come potrebbe andare a finire e che cosa deve essere evitato (anche se egli stesso ha affermato di non essere interessato ad aiutarci a evitarlo, dal momento che queste sono conseguenze delle nostre decisioni collettive). Le decisioni che prendiamo in questa worldline determinano il destino di questa worldline. Secondo Titor, la sua stessa esistenza nel 1975, anche se per breve tempo, può avere grandi conseguenze sulla worldline, rendendo così il suo tempo e il nostro futuro probabilmente molto differenti. Perciò, le parole di Titor possono servire come un avvertimento sul futuro che stiamo creando se ci muoviamo nella direzione che le predizioni indicano. Nelle parole di Titor:
« Per quel che posso dire ora, voi siete diretti verso gli stessi eventi che io chiamerei "la mia storia" nel 2036. Comunque, la natura stessa del viaggio nel tempo dice che ogni worldline è unica e che voi siete in controllo di ciò che fate e di come ci arrivate.  »
(John Titor )
« Voi potete cambiare la vostra worldline per il meglio o per il peggio, così come posso farlo io.  »
(John Titor )
« Quindi, ogni "predizione" che posso fare ha una piccola probabilità di essere sbagliata comunque e voi avete la possibilità di agire su di essa in base a ciò che vi ho detto. Potrete fermare la guerra prima che arrivi? Certo. Lo farete? Probabilmente no.  »
« Sì, è decisamente possibile che ciò che vi ho detto possa far andare il vostro futuro in una direzione diversa.  »
(John Titor )
Secondo molti scettici, queste frasi servirebbero come scappatoia per evitare "figuracce" di eventuali previsioni fallite, il che darebbe adito alla teoria che John Titor sia una bufala. Coloro che credono a Titor sostengono invece che il tutto sarebbe vero poiché: 1) se avesse voluto rendere più veritiero l'eventuale scherzo avrebbe potuto dare come data dell'invenzione della macchina del tempo qualche secolo dopo (come ad esempio il 2200) anziché il 2036 che appare troppo vicina per una tale scoperta; 2) anziché indicare, sempre tra novembre 2000 e marzo 2001, la Russia come grande nemico e potente minaccia missilistica nucleare, avrebbe povuto citare il terrorismo islamico o la Cina. Infatti, in quel periodo la Russia non era più in brutti rapporti con gli USA e non aveva più l'arsenale nucleare dei tempi dell'URSS, cosa che invece oggi inaspettatamente siamo costretti ad osservare.

 

Divergenza delle worldline
Quando a Titor venne chiesto "Quanto è diversa la tua worldline da questa?" egli replicò che la "divergenza" dalla storia che ricordava era già osservabile:

« Per prima cosa, il fatto che io sia qui la rende differente. Ho già notato piccole cose come notizie di eventi che avvengono in tempi diversi, partite di football vinte da altre squadre, roba del genere.  »
(John Titor )
« Immagino che la divergenza temporale tra questa worldline e la mia originale sia circa dell'1 o 2 percento. Certamente, più sto qui, più grande questa divergenza diventerà dal mio punto di vista... la divergenza può essere più accurata con sensori di gravità e orologi più accurati. Il C206 usa 6 orologi al cesio e un metodo attivo di misurazione temporale dei cambiamenti nell'atomo.[5]  »
(John Titor )
Critiche alle affermazioni di John Titor
Il dottor Robert Brown, fisico all'Università di Duke, ha analizzato la scienza coinvolta nelle spiegazioni di Titor sul viaggio nel tempo e afferma che è impossibile, sia in teoria che in pratica. Egli afferma che la storia di Titor plagia dei vecchi romanzi di fantascienza come Alas, Babylon e lavori non di finzione come Hyperspace di Michio Kaku, per costruire le sue storie di viaggi nel tempo. Conclude la sua critica dicendo che la gente è estremamente credulona se dà credito alla plausibilità del viaggio nel tempo di Titor e a storie di un mondo post-apocalittico.[6]
La storia di Titor contiene similitudini anche con la trama del film del 1995 L'esercito delle 12 scimmie, e a storie fittizie di giochi di ruolo.
Inoltre, Titor sembra usare la nostra dizione moderna.
Titor afferma che uno dei suoi hobby preferiti è la lettura di argomenti storici, la qual cosa (a meno che non si sia specializzato in storia antica) gli dovrebbe dare molte informazioni sugli eventi accaduti tra il 1998 e il 2036. Titor evita anche di rispondere a domande complesse relative all'ambiente.
Il nocciolo delle argomentazioni di Titor è basato sul fatto che una guerra civile scoppia negli Stati Uniti nel 2004-2005. Fra l'altro nel 2004-2005 non vi è stata alcuna guerra civile in America e ciò potrebbe smentire gran parte delle affermazioni del "pirata del tempo", se non fosse che John Titor potrebbe intendere come data 2005 di inizio guerra civile non veri e propri "scontri di piazza", ma l'inizio della fondazione di organizzazioni che giocheranno un ruolo primario nella difesa dei diritti civili americani e molto critici contro il governo federale che porterebbero a veri e propri scontri e proteste popolari negli anni successivi. Questa ipotesi appare rafforzata dal fatto che effettivamente dal 2004 sono nate forti organizzazioni negli Stati Uniti che si stanno sviluppando di anno in anno e che protestano sia contro la guerra in Iraq, sia contro le ultime leggi che limitano le libertà dei cittadini statiunitensi permettendo a organi come la CIA e l'FBI di indagare su milioni di ignari e innocenti americani (come riportano anche i siti johntitor.strategicbrains.com e
www.onlinejournal.com). John Titor in un suo post fa intendere proprio questa teoria spiegando che all'inizio della guerra civile non ci sarà risalto in questo senso nei mass media e sui quotidiani, ma solo dal 2008 sarebbe stato chiaro a tutti che gli USA non saranno più lo stesso paese del passato e che non si potrà più tornare indietro.
Smentibilità 
I sostenitori delle affermazioni di Titor, affermano che esse, vere o false, potrebbero non essere realmente smentibili. La smentibilità significa che un'idea può potenzialmente avere esempi contrari. Le spiegazioni di Titor sul futuro, che si incernierano sulla teoria del multiverso, non lo permettono; può solo esser provata la loro verità. L'esempio maggiore è la predetta guerra civile:
Se accade, Titor è un vero, accurato viaggiatore nel tempo e tutte le sue predizioni si avverano. Rimane possibile, comunque, una profezia auto-avverante.
Se non accade, allora si potrebbe argomentare (sebbene debolmente), che la presenza di Titor nel 2000-2001 ha distrutto il continuum temporale e spedito il nostro mondo in una direzione nella quale la guerra civile e gli eventi seguenti non accadranno.
C'è inoltre l'impossibilità di identificare gli eventi odierni come cause delle sue predizioni; le cause degli eventi della worldline di Titor sono molteplici e complesse, comprensibili solo se focalizzate da un occhio esterno e lontano nel tempo, le piccole discrepanze tra la storia scritta nel 2038 e la cronistoria attuale non possono provare nè che menta nè che sia sincero.
Non ha parlato né degli eventi dell'11 settembre 2001 né dello tsunami dell'Oceano Indiano del 2004, evento quest'ultimo che, essendo indipendente dalla volontà umana, è più probabile che debba esistere in molti dei multiversi, soprattutto in quelli vicini al multiverso da cui Titor afferma di provenire (non certo, in quanto per la stessa teoria del multiverso ogni universo diverso ha eventi casuali diversi, il solo cambiare di pochissimo la timeline (nel senso di spostarsi in una timeline di pochissimo diversa) potrebbe portare ad eventi completamente diversi). In ogni caso, non c'è la possibilità di dimostrare che Titor si sbagliasse, anche perché afferma chiaramente in un suo post che deve seguire alcune regole nel rispondere ai messaggi come il non poter parlare di eventi che portino la morte di persone, perché non può sapere se il mondo andrebbe meglio o peggio nel caso di salvataggio di tali individui che sapendo l'evento eviterebbero la tragica fine. Secondo Titor in teoria potrebbe anche nascere un nuovo Hitler da uno di loro e portare il mondo a conseguenze ancora peggiori. Questa affermazione appare in contraddizione con il suo volerci avvisare dell'ipotetico terzo conflitto mondiale, a meno che non ritenga impossibile che noi possiamo evitare con estrema sicurezza tale fine, ma in un altro post egli sostiene che potremmo evitare la guerra mondiale, ma che probabilmente non ci riusciremo. In ogni caso ha spiegato anche che se la evitassimo il suo futuro rimarrebbe uguale in quanto avverrebbe una specie di sdoppiamento del continuum spazio - temporale, una specie di bivio in cui il nostro mondo prenderebbe un sentiero vicino ma non uguale alla sua originale dimensione. Il dubbio che la sua "spiegazione", del non voler avvertirci di altre catastrofi e di fatti personali di persone famose, fosse una scusa perché semplicemente non era in grado di sapere tali eventi e informazioni rimane forte.
C'è da considerare una questione forse sfuggita a molti: Titor dice che aiutando qualcuno o modificando la nostra linea temporale, non avrebbe modo di vedere i risultati una volta tornato nel futuro. Ora, se l'attuale teoria del multiverso è corretta, effettuando modifiche di qualsivoglia tipologia allo stato attuale della linea temporale, egli dovrebbe necessariamente vedere le conseguenze del suo lavoro tornando nel suo futuro, in quanto (come in Ritorno al futuro) verrebbe creata una linea temporale alternativa. Eppure egli sostiene che la sua linea temporale resterà invariata e solo la nostra cambierà. Se ovviamente fosse possibile per una macchina del tempo, scegliere la linea temporale, significherebbe non solo che è possibile viaggiare nel tempo (quantisticamente è già chiaro che lo sia) quanto piuttosto, ma lui non ne parla, che sia possibile scegliere il passato o il futuro cui ritornare (ovvero non solo il quando ma anche il dove). In pratica, nel nostro universo, l'IBM di cui parla è esistito, ma in altri no (ovvio), quindi, come fa ad essere certo degli eventi che descrive, se come dice, altri sono venuti prima ed hanno anch'essi variato la nostra linea temporale con i loro interventi? Tutte le predizioni potrebbero essere sbagliate?
Ovviamente, se si provasse incontrovertibilmente che quello di Titor è uno scherzo (come suggerisce fortemente la valutazione del Dr. Brown), allora non ci sarebbero problemi.
C'è almeno un'affermazione che è potenzialmente smentibile. La tecnologia che Titor usa per viaggiare attraverso il tempo è basata sulla verità della interpretazione multiverso della meccanica quantistica. Quando si dimostrerà che questa teoria è vera, allora si dimostrerà che le affermazioni di Titor potrebbero (ma non lo sarebbero necessariamente) essere vere.
Il 21 marzo 2004, sul forum del Time Travel Istitute appare un nuovo crononauta con il nick name di TimeTravel_1. [7] Afferma di essere tornato in questa linea temporale per avvertire della morte di John Titor e del successo della sua missione. Molte sono state le domande da parte dei frequentatori del forum ma il nuovo crononauta non si scompone fino a quando, il 30 marzo 2004, quest'uomo di nome Samson Rodriguez affermò di aver orchestrato lo scherzo di John Titor ed ammise che John Titor era un falso.[8]
Questa affermazione potrebbe essere vista come la prova decisiva della non-esistenza di John Titor: egli scrisse con lo stesso profilo che John Titor usò originariamente per rispondere alle domande nel 2001, cioè con il nick di TimeTravel_0.
Titor e il problema dell'anno 2038 
Molti tecnici criticano Titor per lo scenario improbabile che ha costruito attorno al problema dell'anno 2038 come ragione principale del suo supposto viaggio nel tempo. Il problema dell'anno 2038 è un difetto molto ben conosciuto e, in teoria, facilmente eliminabile, di molti programmi che girano su macchine UNIX a 32 bit.
John Titor non affermava di esser stato mandato indietro per riparare il problema dell'anno 2038. Secondo Titor:
« Sono stato "mandato" per prendere un computer IBM chiamato 5100. Era uno dei primi computer portatili e aveva la capacità di leggere i vecchi linguaggi di programmazione IBM oltre a APL e Basic. Ci serve quel sistema per debuggare vari programmi per computer nel 2036. Unix ha un problema nel 2038.  »
(John Titor )
Quest'ultima frase portò ad una certa confusione sulla necessità di "riparare un bug di Unix". Diversi mesi dopo spiegherà:
« Non credo di aver mai detto di essere tornato indietro per riparare un bug di Unix. Sono tornato per un computer. Non ritenete utile Unix ora?  »
(John Titor )
Nel "loro" problema circa il bug del 2038 l'IBM era necessario per tradurre da vecchio codice IBM a Unix:
 « Come probabilmente saprete, Unix avrà un errore di timeout nel 2038 e molti mainframe che gestiscono una gran parte delle infrastrutture sono basati su codice IBM molto vecchio. Il 5100 ha la capacità di tradurre facilmente tra il vecchio codice IBM, APL, Basic e (con qualche aggiustatina nel 1975) Unix. Questo può sembrare insignificante ma il fatto che il 5100 è portatile significa che posso portarlo facilmente indietro nel 2036. Mi aspetto che creino una sorta di sistema di emulazione da usare in molti posti diversi.  »
(John Titor )
Ethan Titor
Nel 2005 è comparso un altro viaggiatore del tempo denominato Ethan Titor, che successivamente disse di chiamarsi Jensen, un allievo di un laboratorio antartico (Johanson). Ha documentato la nostra storia e ha cercato John Titor, perché nel suo futuro (anno 2118), John sarà una figura importante: apparentemente John è tornato nel 2036 con l'IBM 5100, tuttavia è stato giudicato duramente dal suo governo per il fatto di essersi fermato nel 2000, rivelando informazioni senza averne il permesso. John Titor è stato mandato in prigione, ma qualcuno lo ha salvato per mezzo della macchina del tempo. e il suo ultimo giorno nel XXI secolo. Nel suo ultimo post ha spiegato che viaggerà al Convegno dei viaggiatori nel tempo del Massachusetts Institute of Technology (MIT).
I detrattori sostengono sarcasticamente che c'è da attendersi un terzo viaggiatore che viaggi per impedire al primo di fermarsi nel 2000 e variare la storia, esattamente come il protagonista di Ritorno al futuro fa nel secondo film della serie.
Titor nei media
Nel 2003, la Fondazione John Titor pubblicò un libro John Titor A Time Traveler's Tale (ISBN 1591964369).
Nel 2004, Cyburbia Productions presentò Time Traveler Zero Zero, una performance teatrale basata sulla storia di Titor.
Nel 2005, Figure 26 Films produsse un film, Obsessed & Scientific, un film che parla di viaggi nel tempo e include la storia di John Titor.
Nel numero di agosto 2006 la rivista Focus ha riportato un dossier su Titor.
Nel 2007, la trasmissione Voyager su Rai 2 si è interessata alla storia di John Titor, narrandola a puntate. Il 19 maggio 2008 la stessa trasmissione oltre a ripresentare la storia di John Titor, ha indagato più a fondo cercando la famiglia Titor negli Stati Uniti utilizzando un investigatore privato. A questa parte della trasmissione è stato dato il nome di "A caccia di John Titor". In questa puntata si è arrivati ad affermare che si tratta di un nome fittizio, dal momento il nominativo John Titor non si trova in alcun registro dello stato della Florida o degli USA. Tutti diritti d'autore dei libri e pubblicazioni su John Titor sono riservati, e i detentori, intervistati da Voyager dichiarano di proteggere l'anonimato dei Titor o di non avere avuto un contatto diretto con la famiglia.
John Titor - crononauta, 2008 Vittorio Baccelli, Edizioni della Mirandola, U.S.A.
John Titor è in realtà John Rick Haber? 
La puntata di Voyager del 19 maggio 2008 si è servita di un investigatore privato (un tale Mike Lynch) che sotto le mentite spoglie di giornalista di Voyager, si è recato prima nella città di Tampa (dove ha verificato la non esistenza della famiglia Titor, anche nei vecchi registri civili, delle tasse e telefonici) e da lì ad un sobborgo di Orlando in Florida per intervistare l'avvocato Lawrence (Larry) Haber (specialista in diritti d'autore legati all'industria cinematografica), presidente della fantomatica "John Titor Foundation", rappresentante legale della presunta famiglia Titor, e detentore di qualsiasi diritto d'autore sulla storia o sul merchandising collegato al caso John Titor.
Nel corso di una registrazione effettuata con una microcamera nascosta durante un colloquio posteriore all'intervista ufficiale, in seguito messa in onda nella trasmissione, appare il fratello[9], un tale Rick Haber, che rimane in silenzio durante tutto il colloquio informale dell'investigatore Lynch con il padre avvocato (che manterrà lo stesso atteggiamento ambiguo ed evasivo: ad esempio afferma di non conoscere personalmente Kay Titor, ma di aver soltanto parlato al telefono con Kay durante l'intervista da lui "intermediata" con Art Bell nel programma di radio Coast to Coast AM). Inoltre si dice che Brandon Haber, figlio dell'avvocato Larry Haber è un ingegnere di 22 anni che lavora per la NASA, anche se aveva soltanto 15 anni all'epoca della comparsa dei primi messaggi di John Titor su internet.
In seguito risulta che John Rick Haber (sembra 40-50enne?) è un ingegnere informatico (della Eagle Point Software Corporation), e dunque che potrebbe essere la fonte di molte informazioni, in effetti vere, riguardanti gli aspetti "segreti" del vecchio personal computer IBM 5100 (la capacità di passare da un linguaggio macchina ad un altro era possibile in alcuni modelli, grazie ad un interruttore ben visibile, che si diferenziavano anche per il costo e quantità di RAM e ROM installata).

(Tratto da Wikipedia)

Postato da Yang

 
 
 

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