Creato da shineon67 il 21/01/2009

Frammenti di governi

La parte oscura dell'informazione

 

M5S alla resa dei conti

Post n°763 pubblicato il 26 Febbraio 2014 da shineon67

 

 

La resa dei conti in casa 5 Stelle è vicinissima. «L’Assemblea congiunta dei Gruppi parlamentari del M5S è stata convocata per il giorno 25 febbraio 2014 (oggi, ndr) alle 20.30 presso l’Auletta dei Gruppi. Di seguito i punti all’ordine del giorno: 1) proposta di espulsione dei senatori Lorenzo Battista, Fabrizio Bocchino, Francesco Campanella e Luis Alberto Orellana». Questo lo scarno annuncio inserito sul proprio profilo Facebook (e subito twittato) da uno dei “reprobi”, il triestino Lorenzo Battista. Che, a questo punto, rischia di rimanere grillino ancora per poche ore. Nessun commento, oltre a quelle poche righe. Che però - campeggianti sul social personale - lasciano trasparire sentimenti tutt’altro che distaccati.

Dopo settimane, anzi mesi, di percorso “parallelo” ma decisamente differenziato all’interno del Movimento che gli ha consentito di venire eletto al Senato, Battista ora si ritrova faccia a faccia con la possibile svolta della sua carriera parlamentare. Nei giorni scorsi, nonostante la richiesta di sue dimissioni spontanee dalla carica di senatore giunte dai rappresentanti regionali grillini, Battista ha detto e ripetuto di non pensare nemmeno lontanamente a un passo indietro autonomo.

La situazione era precipitata la scorsa settimana, quando il quartetto ribelle si era pronunciato pubblicamente in maniera critica rispetto a come Grillo aveva gestito l’incontro a tu per tu (in diretta streaming) con Mattteo Renzi per le consultazioni in vista della formazione del nuovo governo. «Orellana è stato sfiduciato dal territorio» aveva twittato Grillo, commentando la nota in cui il gruppo territoriale dei 5 Stelle della provincia di Pavia affermava di non riconoscerlo più come «portavoce affidabile e rappresentativo». La reprimenda aveva poi raggiunto anche gli altri tre dissidenti. Ora il “processo” che potrebbe portare alla cacciata.


fonte: Il Piccolo, martedì 25 febbraio 2014

 


 
 
 

Il centrodestra unito, si astiene dalle votazioni contro il voto di scambio politico mafioso

Post n°762 pubblicato il 30 Gennaio 2014 da shineon67

 

Come hanno votato i gruppi al Senato


Gruppo Favorevoli (Maggioranza) Contrari (Minoranza) Astenuti Assenti In missione
Forza Italia-Il Popolo della Libertà 0  0  43 133
Grandi Autonomie e Libertà 0  2  4 32
Gruppo Misto 9  0  0 13
Lega Nord e autonomie 13  0  0 02
Movimento 5 stelle 38  0  0 75
Nuovo Centrodestra 0  2  19 64
Partito Democratico 93  0  0 311
Per L'Italia 2  0  0 82
Per le autonomie-PSI 7  0  0 32
Scelta civica per l'Italia 6  0  0 11
Totali1684664535


Sul disegno di legge che contrasta il voto di scambio politico mafioso la maggioranza si divide. Pd, Scelta Civica e PI votano a favore, mentre Ncd si astiene. E l’astensione al Senato vale voto contrario.

Il testo, che prevede una condanna da 7 a 12 anni per chi chiede voti alla mafia e per chi li promette o li fa arrivare, passa nell’Aula di Palazzo Madama con 168 sì, 4 no e 66 astenuti. E ora dovrà tornare alla Camera. 

Il fronte del «sì» al provvedimento è formato da Pd, Sc, PI, M5S e Lega. Anche se alcuni senatori del Carroccio dichiarano ai cronisti, fino all’ultimo momento, che l’intenzione del gruppo sarebbe quella di astenersi. Mentre il capogruppo Massimo Bitonci smentisce: «Siamo da sempre per il sì al testo». Gal invece annuncia il «no», ma in molti si astengono o non votano.

«È stato il Pd ad aver rotto l’unità che si era raggiunta alla Camera», assicura il capogruppo di Ncd al Senato Maurizio Sacconi. Sono stati i Democrati, aggiunge, a dire sì alla cancellazione dell’avverbio «consapevolmente» che invece a Montecitorio, come ricorda Carlo Giovanardi (Ncd), aveva ottenuto il «plauso unanime».

Ma non è solo il «no» all’inserimento della «consapevolezza» nella fattispecie del reato che fa storcere la bocca al centrodestra. Il «rischio» più grosso della norma, sottolinea il presidente della commissione Giustizia, Francesco Nitto Palma, è che di fatto si sarebbe «normato il reato di concorso esterno in associazione mafiosa» (finora esistito solo nella giurisprudenza e non sui codici) ma in modo estremamente «limitato», cioè prevedendolo solo se finalizzato «al voto di scambio» tra mafia e politica. E a far correre questo rischio, insiste Palma, sarebbe l’inciso, nell’unico articolo del ddl, che lui ha cercato invano di far togliere (con un emendamento respinto), secondo il quale è reato anche quando in cambio dei voti si dà, oltre al denaro (o alla sua promessa) anche «la disponibilità a soddisfare gli interessi o le esigenze dell’associazione».

Pd e M5S respingono ogni critica. Per Felice Casson, ad esempio, è stato un bene che si sia cancellato l’avverbio «consapevolmente». «È ultroneo», afferma il senatore, «oltre che ridicolo per un giurista mettere un avverbio di questo tipo» nel ddl perché, come «ben si può leggere nei libri del secondo anno di Giurisprudenza», è già insito nella condotta del reato. Oltretutto, incalza Maurizio Buccarella (M5S), se fosse rimasto l’avverbio, le Procure sarebbero state messe «in una situazione di estrema difficoltà» perché avrebbero dovuto dimostrare l’ esistenza di un elemento psicologico come la consapevolezza. E chi dice che così facendo «tutti i politici potranno essere accusati di questo reato», aggiunge Casson, «fa terrorismo psicologico». «Ma è inaccettabile - ribatte il capogruppo di Sc Gianluca Susta che voleva reinserire «consapevolmente» con un emendamento di cui era primo firmatario - che questo venga giudicato da qualcuno come un varco per indebolire l’azione del Pm. Davvero inaccettabile...». Poi però al voto finale dice sì.

Alla fine, il testo che ridisegna l’articolo 416 ter del codice penale, passa nella versione uscita dalla commissione Giustizia. Ed è molto diverso da quello licenziato dalla Camera. Prima di tutto, sottolinea il relatore Enrico Buemi (PSI), diventa punibile anche la sola «promessa». Poi, si elimina il «procacciamento» di voti. E, oltre a togliere «consapevolmente», si inserisce la «messa a disposizione» del politico nei confronti dell’organizzazione criminale. Si inaspriscono le pene (dai 4 ai 10 della Camera si passa dai 7 ai 12). E ad essere condannati saranno sia il politico, sia il mafioso. Alla Camera, assicura il presidente della commissione Giustizia Donatella Ferranti, «ci impegneremo a farlo approvare rapidamente».


fonte: La Stampa, martedì 28 gennaio 2014

 


 
 
 

Quando la corruzione ‘non costituisce reato’

Post n°761 pubblicato il 28 Gennaio 2014 da shineon67

Fa bene ad esultare l’ex-ministro Claudio Scajola, fresco d’assoluzione dall’accusa di finanziamento illecito nella vicenda dell’acquisto dell’ormai leggendaria casa con vista Colosseo. “Un Ministro non può sospettare di abitare in una casa pagata in parte da altri” – furono le sdegnate parole con cui Scajola annunciò le sue (seconde) dimissioni nel maggio 2010. All’epoca le due ex-proprietarie dell’immobile – mai denunciate dall’ex-ministro per calunnia, per inciso – avevano messo a verbale l’incasso di circa 1.700.000 euro nella compravendita, in linea coi prezzi di mercato. Solo 850mila però da contanti e assegni circolari riconducibili a Scajola, i restanti 900mila euro in 80 assegni circolari versati dall’architetto Zampolini, professionista al soldo dell’imprenditore Diego Anemone, che nel medesimo processo è risultato prescritto.

Certo, fosse vero il prezzo “in chiaro” di appena 610mila euro sancito dall’atto notarile si sarebbe trattato dell’affare del secolo. Mettiamo pure che un po’ di soldi siano transitati in nero per evadere le tasse, peccatucci veniali anche per un ministro della Repubblica. Ma i magistrati hanno pensato a qualcosa di peggio. Per quanto imponderabili siano le ragioni che spingono alla beneficenza, si sono chiesti perché un imprenditore tanto abile nel rastrellare i lucrosi appalti emergenziali della Protezione civile individuasse proprio nel potente politico savonese un bisognoso da gratificare con circa un milione di euro.

Si è giunti addirittura a sospettare che quella donazione immobiliare fosse la contropartita di una sottostante corruzione, ma nessun “atto d’ufficio” o “contrario ai doveri d’ufficio”, nella pur lunga e poliedrica carriera di Scajola, poté mai associarsi alle molte fortune delle imprese del gruppo Anemone, ai 300 milioni di appalti ottenuti a destra e manca, soprattutto grazie agli amici della protezione civile e di via della Ferratella. Per questo Scajola è stato processato “solo” per finanziamento illecito, ma il tribunale che l’ha assolto perché “il fatto non costituisce reato” ha sancito che il crimine non sussiste, forse perché l’appartamento in questione era utilizzato come abitazione privata, non come sede politica. In altri termini, in Italia gli imprenditori hanno conquistato la piena libertà di donare immobili a un ministro della Repubblica. Potremmo ribattezzarlo “Casa (all’insaputa) delle libertà”, quel famoso immobile con vista Colosseo.

Questa conclusione lascia un po’ di amaro in bocca. Non per la mancata condanna dell’ex ministro politicamente un po’ in disarmo, ma perché rimane del tutto inspiegata la munificenza dell’imprenditore. Gli 80 assegni circolari provenienti da Anemone e utilizzati per acquistare l’immobile non erano il prezzo della corruzione, né un finanziamento illecito al politico Scajola. Che cos’erano allora? Non vorremmo che lo stesso ex-ministro, smaltita la sbornia dell’assoluzione, tornasse a macerarsi nel medesimo rovello manifestato durante la conferenza stampa: “Se dovessi acclarare che la mia abitazione nella quale vivo a Roma fosse stata pagata da altri, senza saperne io il motivo, il tornaconto e l’interesse, i miei legali eserciteranno le azioni necessarie per l’annullamento del contratto di compravendita”. Proviamo almeno a formulare un’ipotesi, sia chiaro solo un’ipotesi, su motivi, tornaconto e interessi sottostanti operazioni di questo tipo.

Esistono oggi in Italia due tipi di corruzione. La prima è rimasta semplice, diretta, per certi versi naif: corrotti e corruttori si incontrano personalmente, trovano modo di fidarsi gli uni degli altri, sbrigano i loro affari utilizzando strumenti rudimentali, falsificano documenti, a volte addirittura si passano da una mano a un’altra le vecchie bustarelle zeppe di banconote sgualcite. Insomma: a loro tangentopoli non ha insegnato un bel nulla. Nelle loro attività illecite sembrano quasi scimmiottare le fattispecie del codice penale, così quando eccezionalmente qualcosa va storto rischiano grosso: in agguato c’è il processo, che sebbene finisca spesso con la prescrizione costa pur sempre una cifra in avvocati.

Ma poi c’è la corruzione 2.0. I “sistemi corruttivi” che si sono sviluppati negli ultimi anni hanno affinato i ferri del mestiere. Tutto sta nello sfruttare una rete abbastanza estesa di soggetti influenti e disponibili da coinvolgere nei traffici della corruzione, legandoli tra loro con il reciproco potere di ricatto, o magari con la speranza di restare in affari insieme, o meglio ancora grazie all’autorità di qualcuno capace di mettere tutti in riga. Se no le organizzazioni criminali che ci stanno a fare? Basta dunque allungare la catena degli scambi, differire un po’ i tempi nel do tu des, far circolare diversi benefici disponibili (appalti, licenze, posti di lavoro, promozioni, posizioni nella lista elettorale, informazioni riservate, e chi più ne ha ne metta…) tra i molti partecipanti al gioco, “smaterializzare” le tangenti in altri tipi di servizi, et voilà: la corruzione c’è nella sostanza, ma non costituisce più reato.

Non sarà più perseguibile dalla magistratura il politico che riceve in dono una casa, se ne accorga o meno, purché non ricambi direttamente la munificenza dell’imprenditore. Magari dovrà in cambio sponsorizzare la carriera di un alto dirigente ministeriale, il cui figlio viene lautamente pagato per impalpabili consulenze da uno studio professionale, che a sua volta fa buoni affari sia con l’imprenditore che con un ente pubblico nel quale spadroneggia un faccendiere che, grazie alle buone entrature con un magistrato, è in grado di far filtrare notizie sulle inchieste in corso, eccetera eccetera eccetera. A scanso di equivoci, sia chiaro che ogni riferimento a persone esistenti e fatti realmente accaduti è puramente intenzionale.


fonte: Il Fatto Quotidiano, lunedì 28 gennaio 2014

 


 
 
 

Berlusconi condannato: "Non può salire sull'aereo senza passaporto"

Post n°760 pubblicato il 18 Dicembre 2013 da shineon67

 

fonte: Today, mercoledì 18 dicembre 2013

 

Silvio Berlusconi non può prendere l'aereo e andare a Bruxelles al vertice del Partito Popolare Europeo.

I magistrati gli hanno negato il permesso di espatriare, per effetto del ritiro del passaporto seguito alla condanna definitiva per frode fiscale.

Già, perché dopo la condanna definitiva a 4 anni per frode fiscale e in attesa della sua messa in prova ai servizi sociali (10 mesi al netto dell'indulto e della liberazione anticipata per buona condotta), in teoria il Cavaliere è impossibilitato a lasciare l'Italia.

"Le leggi in vigore non consentono l'espatrio del condannato". Per ora è questa la posizione dell'autorità giudiziaria. Al vertice di Bruxelles ci saranno Alfano e Casini, ma Berlusconi rischia di dover dare forfait.

Secondo il Corriere della Sera tuttavia gli avvocati di Berlusconi hanno già contro-argomentato che, trattandosi di area Schengen, “si applicano le regole europee sulla libera circolazione delle persone e non le leggi nazionali precedenti allo stesso trattato di Schengen”.

Polemico Sandro Bondi: «Se non può andare Berlusconi, non ci vada neppure Alfano, ha scritto Bondi in una nota. «Se la magistratura dovesse impedire al presidente Berlusconi di recarsi al vertice del Ppe, senza che nessuna voce delle istituzioni avverta il dovere di segnalare una grave anomalia della nostra vita democratica, consiglierei ad Alfano di declinare l’invito per onorare una storia di cui ha fatto parte e per sollevare un problema che riguarda la nostra democrazia, che pure il suo partito solleva almeno nelle enunciazioni di principio».

 


 
 
 

Pd, Gianni Cuperlo sarà prossimo presidente

Post n°759 pubblicato il 15 Dicembre 2013 da shineon67

 

Il parlamentare Gianni Cuperlo, principale concorrente sconfitto da Matteo Renzi alle primarie per eleggere il nuovo segretario del Pd, sarà il prossimo presidente del partito. La conferma è arrivata sia da uno dei suoi sostenitori, il parlamentare Matteo Orfini, che da una fonte vicina a Renzi.

"Felicissimo della decisione di Cuperlo di accettare la presidenza del Pd. È la scelta giusta", ha scritto Orfini, uno dei cosiddetti "giovani turchi", vicino all'ex segretario democratico Pier Luigi Bersani.

"Credo di sì", ha detto a Reuters una fonte vicina al sindaco di Firenze e attuale leader del Pd, che aveva proposto a Cuperlo la presidenza anche come gesto di unità. La decisione verrà ufficializzata domenica prossima, all'Assemblea nazionale del partito che si terrà a Milano.

Alle primarie dell'8 dicembre Renzi ha avuto il 67,55% dei voti, Cuperlo il 18,21%, mentre al terzo concorrente Pippo Civati è andato il 14,24%.

Nella nuova segreteria nominata lunedì da Renzi, e composta da under-40, non c'è alcun esponente vicino a Cuperlo, mentre il responsabile dell'economia Filippo Taddei è un sostenitore di Civati. L'offerta della presidenza ha creato divisioni nel gruppo, in gran parte composto da ex Ds - il partito che insieme alla Margherita ha dato vita al Pd - che sosteneva Cuperlo. Secondo i giornali, contrari a un accordo erano sia Bersani che l'ex premier Massimo D'Alema, mentre a favore si sono pronunciati i "giovani turchi", tra cui viene annoverato anche il vice ministro all'Economia Stefano Fassina.


fonte: Reuters, venerdì 13 dicembre

 

 

 
 
 
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