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Creato da shineon67 il 21/01/2009

Frammenti di governi

La parte oscura dell'informazione

 

Vendola dice no a Renzi come premier

Post n°738 pubblicato il 23 Aprile 2013 da shineon67

Matteo Renzi premier può rappresentare un elemento di novità, ma il Sel non darà mai la fiducia a un governo che veda anche la partecipazione del Pdl.

Lo ha detto stamani il leader del Sel, Nichi Vendola, al termine delle consultazioni lampo in corso al Quirinale.

 

"[Nella candidatura di Renzi come premier] siamo in grado di leggere elementi di novità, tuttavia nessun elemento di novità può essere talmente spiazzante da farci mutare il giudizio, qualora in un futuro governo ci sia la presenza di chi ha portato l'Italia allo sfascio, cioè il centrodestra", ha detto Vendola.

Il presidente della Regione Puglia ha precisato che un governo Pd con l'appoggio del Pdl rappresenterebbe "anche una camicia di forza per il povero Renzi".

fonte: Reuters, martedì 23 aprile 2013

 
 
 

Il Friuli va a sinistra

Post n°737 pubblicato il 23 Aprile 2013 da shineon67

La candidata del centrosinistra, Debora Serracchiani, è in leggero vantaggio sul rivale di centrodestra, il governatore uscente Renzo Tondo, nella corsa alla presidenza del Friuli Venezia Giulia.

Secondo i dati provvisori resi noti dalla Regione autonoma, con 1.329 sezioni scrutinate su 1.374, Serracchiani ha ottenuto il 39,34% dei voti (202.192), seguita da Renzo Tondo con il 38,98% (200.334).

Saverio Galluccio, del Movimento 5 stelle, è al 19,24%. Beppe Grillo oggi aveva pronosticato sul suo sito che il Friuli sarebbe stata "la prima regione a Cinque stelle".

Franco Bandelli della lista Un'altra Regione è al 2,44%.

E' stata di poco superiore al 50% l'affluenza alle urne in Friuli Venezia Giulia per l'elezione del governatore e il rinnovo del consiglio regionale, nel primo test dopo le politiche di febbraio e la tormentata rielezione di Giorgio Napolitano a presidente della Repubblica.

 

fonte: Reuters, lunedì 23 aprole 2013

 

 

 

 
 
 

Perché Prodi non ce l'ha fatta

Post n°736 pubblicato il 20 Aprile 2013 da shineon67

 

 

Dunque anche Prodi ha fallito. Perché? La risposta a questa domanda tutti provano a leggerla guardando e riguardando i numeri della quarta votazione per scegliere il prossimo inquilino del Quirinale.

La quota fatidica per la quarta votazione era scesa a 504, cioè la maggioranza assoluta dei 1007 aventi diritto. Ma si è capito presto che il centrosinistra non è rimasto compatto nemmeno su questo nome.

La rabbia Pdl: scelta che divide il Paese

Al professore bolognese non bastavano i voti di un centrosinistra compatto, anche se questo era il presupposto essenziale. Erano, infatti, ancora troppo pochi per ottenere la maggioranza semplice, ma sarebbero stati ad un soffio dal traguardo: erano 495 i voti che dovevano convergere sul nome di Romano Prodi. Ne ha avuti ben 100 in meno: 395.

Ma le voci più esperte nel Transatlantico già stimavano, prima del voto, una emorragia di voti proprio dalle compagini che avevano proposto Prodi con una acclamata unanimità. La stima, però, si orientava intorno ad un massimo di 30 voti dispersi da parte Pd e Sel: tra i democratici a pesare sono state questioni di corrente, vecchie ruggini con l'ex premier e qualche spregiudicato calcolo per arrivare ad un altro nome nel caso Prodi non fosse passato. A disperdersi sono stati sicuramente alcuni voti di Sel, ancora affezionati all'idea Rodotà Capo dello Stato. Ma un raffinato stratagemma parlamentare, spiegano fonti di Sel (cioè votare R. Prodi), consente di stimare i voti del partito di Vendola che sembra aver votato compatto per Prodi (46 voti sui 47 a disposizione).

Per l'ex premier e attuale inviato Onu in Africa servivano una trentina di voti oltre a quelli del centrosinistra e si contava di averli da altre formazioni. Escludendo il Pdl, che ha adottato un polemico “Aventino”, i voti per Prodi dovevano arrivare da Scelta Civica, che però è rimasta compatta sul nome Cancellieri.

Altro terreno da battere sarebbe stato, infine, il Movimento Cinque Stelle. Voti per Romano Prodi erano stati esclusi dal “Capo” Grillo, ma dal Pd si sperava che molti grillini, scongiurata l'ipotesi Marini, avrebbero potuto vedere di buon grado l'ex premier bolognese, che, dopotutto era entrato (anche se era rimasto nelle ultime posizioni della “Top Ten”) nelle “Quirinarie” M5S sospinto dalle preferenze della “base web” grillina. Il responso è arrivato ed è stato raggelante per Prodi. Non solo Rodotà ha avuto tutti i voti dei M5S, ma ha raccolto oltre 50 voti in più.

fonte: L'Unità, venerdì 19 aprile 2013

 

 

 

 
 
 

Addio al "Porcellum"?

Post n°735 pubblicato il 13 Aprile 2013 da shineon67

 

 

La commissione di "saggi" incaricata dal presidente della Repubblica di elaborare delle proposte che possano essere condivise dalle parti politiche per dare un governo al Paese chiede di modificare l'attuale legge elettorale per varare un sistema con un "ragionevole" premio di maggioranza e circoscrizioni più piccole.

La commissione propone anche di abolire le circoscrizioni estere e di consentire il voto postale da parte degli italiani residenti in altri Paesi.

Lo dice il documento finale della commissione composta dal capogruppo al Senato di Scelta Civica, Mario Mauro, dall'ex presidente della Corte costituzionale, Valerio Onida, dall'ex vice capogruppo Pdl di Palazzo Madama, Gaetano Quagliariello, e dall'ex presidente della Camera Luciano Violante, documento pubblicato oggi sul sito del Qurinale.

I saggi, divisi tra la forma di governo parlamentare (quella attuale) e il semipresidenzialismo, spiegano comunque che "con l'attuale bicameralismo paritario nessun sistema elettorale garantisce automaticamente la formazione di una maggioranza nelle urne in entrambi i rami del Parlamento".

In questo senso, dicono, sarebbe meglio se fosse una sola Camera ad avere l'indirizzo politico.

In mancanza di riforme costituzionali, il punto d'intesa che sembra essere stato raggiunto tra i cinque è quello per una legge elettorale con "sistema misto (in parte proporzionale e in parte maggioritario), un alto sbarramento, implicito o esplicito, ed eventualmente un ragionevole premio di governabilità".

In particolare, dice il documento citando una proposta di Mauro, metà dei seggi verrebbe assegnata con la formula proporzionale in circoscrizioni medio-piccole, con una soglia nazionale, l'altra metà col maggioritario (senza però specificare se su lista o in collegi uninominali). Alla coalizione o alla lista che abbia ottneuto il maggior numero di seggi si potrebbe assegnare un "ragionevole premio di governabilità", pescando i seggi tra quelli assegnati col proporzionale.

Violante, per il Pd, e Quagliariello, per il Pdl, hanno guidato nella scorsa legislatura il gruppo di sherpa incaricati di arrivare a un accordo sulla riforma elettorale, che però non c'è stato.

L'attuale sistema elettorale, il cosiddetto Porcellum, prevede un premio di maggioranza nazionale del 55% dei seggi alla Camera per la prima lista o coalizione. Al Senato il premio è assegnato invece su base regionale. In entrambe le Camere c'è poi una soglia di sbarramento differenziata.

Infine, i saggi propongono di eliminare le circoscrizioni all'estero, "prevedendo il voto per corrispondenza, assicurandone la personaltà e la segretezza".

fonte: Reuters, venerdì 12 aprile 2013

 

 

 
 
 

Una nuova sinistra ricordando Berlinguer

Post n°734 pubblicato il 12 Aprile 2013 da shineon67

 

 

Il ministro della Coesione sociale Fabrizio Barca, che proprio ieri ha preso la tessera del Pd, ha diffuso oggi online un documento con cui propone ai democratici e a Sel di dare vita a un "partito nuovo" di sinistra, ispirato anche alla "austerità" predicata dallo scomparso leader del Pci Enrico Berlinguer, per portare il "buon governo" in Italia.

Barca, che viene indicato da alcuni come possibile candidato alla guida del Pd dopo Pier Luigi Bersani in alternativa al sindaco di Firenze Matteo Renzi, ha finora smentito di puntare al vertice.

Il documento pubblicato oggi disegna "un partito di sinistra saldamente radicato nel territorio che, essendo animato dalla partecipazione e dal volontariato di chi ha altrove il proprio lavoro e traendo da ciò la propria legittimazione e dagli iscritti parte rilevante del proprio finanziamento torni, come nei partiti di massa del passato, a essere non solo strumento di selezione dei componenti degli organi costituzionali dello Stato, ma anche 'sfidante dello Stato stesso' attraverso l'elaborazione e la rivendicazione di soluzioni per l'azione pubblica".

Per il ministro 59enne, figlio di uno scomparso dirigente comunista, la "crisi socio-economica e prima ancora culturale" italiana è alimentata dall'intreccio tra "una macchina dello Stato arcaica e autoreferenziale" e "partiti Stato-centrici" che produce uno storico "cattivo governo".

Per superare la situazione, dice Barca, bisogna dunque cambiare i partiti, separandoli dallo Stato, modificandone il finanziamento, favorendo il ricambio dei dirigenti e formando il personale politico.

L'unico politico citato esplicitamente nel documento di Barca - che considera superata la socialdemocrazia e si oppone al liberismo, sostenendo una sorta di terza via, lo "sperimentalismo democratico" - è Berlinguer, l'amato segretario del Pci morto nel 1984.

Di Berlinguer, in una fase di crisi forte della zona euro e dell'Italia, il ministro - che si dice contrario anche alla decisione di inserire il pareggio di bilancio nella Costituzione - richiama l'austerità, "come occasione per uno sviluppo economico e sociale nuovo, per un rigoroso risanamento dello Stato, per una profonda trasformazione dell'assetto della società, per la difesa ed espansione della democrazia"

fonte: Reuters, venerdì 12 aprile 2013

 

 

 
 
 
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