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Creato da simonamignozzi il 05/03/2008

la mia politica

Simona Mignozzi

 

 

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Se sei buono ti tirano le pietre

Post n°135 pubblicato il 17 Dicembre 2009 da simonamignozzi
 

Uomo di StradaSe sei buono ti tirano le pietre…(di Paolo Mignozzi – p.mignozzi@tin.it)

 

Grande emozione ha suscitato la recente aggressione al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e ancora una volta non si può fare a meno di parlare di lui. Non siamo credenti praticanti ma ascoltiamo sempre con attenzione le parole del Papa Benedetto XVI che con le Sue più recenti (8 dicembre) ha condannato l’atteggiamento di coloro che vivono ignorando gli altri, che vivono esclusivamente per se stessi ed il proprio tornaconto. Chissà perché tali parole non vengono mai adeguatamente commentate dalla politica! Così benché noi uomini della strada, con tutti i problemi che abbiamo,  preferiremmo occuparci d’altro, siamo sempre pronti e disponibili ad una riflessione sull’accaduto pur sapendo che essa resterà, fino al prossimo voto politico, interesse di pochi o al più interesse di qualche istituto di statistica per asseverare comportamenti o trend che giocano a favore o sfavore ora di questi ora di quelli. 

 

E’ il caso comunque però che, come esponente di quella classe di persone che hanno casa e famiglia da tirare avanti, quelli che pagano le tasse e che non vanno in vacanza da almeno 10 anni, che tirano avanti senza sprechi, quelli che a noi le banche non sappiamo che farcene e che se avessimo un becco di un quattrino ci compreremmo una casa, una nuova automobile o un vestito nuovo, quelli che hanno dato fondo ormai ad ogni risparmio, insomma come esponente dei cosiddetti uomini della strada è bene che chiarisca il mio pensiero sull’accaduto ringraziando fin d’ora coloro che gratuitamente vorranno diffonderlo. 

 

Così riflettendo sull’esecrabile ma non inimmaginabile  episodio mi domando se ne sono in qualche modo colpevole. Anche dopo l’attentato a Giovanni Paolo II e l’attacco alle Torri gemelle tutti ci  siamo chiesti se la nostra stessa religione e civiltà potesse costituire offesa per gli altri.

La riflessione fa ritornare alla mente gli insegnamenti del catechismo cattolico: si può essere peccatori con pensieri, parole, opere ed omissioni! Degli ultimi tre modi di peccare con riferimento al nostro caso è del tutto evidente che l’uomo della strada non sia colpevole ma, per i pensieri? Per i pensieri di fastidio che talvolta nutriamo verso gli altri?  Già il fatto che ci troviamo a giustificare le violenze le più disparate può essere un segnale di connivenza? forse la violenza che riteniamo di subire giornalmente dal mondo circostante è l’alibi per la nostra? La corsa all’accaparramento, lo sfruttamento post industriale del lavoro, la corsa alla prima fila, le offerte di vendita on line e a voce registrata, l’offesa alla bandiera italiana, la furbizia dichiarata, la superficialità palese, l’ignoranza, la prevaricazione, il mobbing, la dittatura dell’interruzione pubblicitaria, la stampa di regime e l’albo dei giornalisti, i notai interessati, gli avvocati disonesti, i  sindaci ed amministratori inetti, i giudici ingiusti, ed anche gli assessori incapaci, i parlamentari assenteisti, i ministri con la faccia come il di dietro  e poi un Presidente del consiglio impudente e peccatore come non se ne aveva memoria, sono i mille volti della violenza giornaliera che i cittadini devono subire dalle fonti d’informazione.  Chi ha più cervello lo usi, tuonava mia madre e se mio fratello ed io litigavamo, giù botte ad entrambi! Senza guardare chi avesse ragione. Ma cosa dice la Costituzione? Non dovrebbe un amministratore, un capo di governo, amministrare come un buon padre di famiglia?  Davvero sto ragionando come un uomo della strada, un violento? La violenza politica oggi, scientificamente, prima etichetta (qualunquista, giustizialista, terrorista, comunista, fascista, estremista, progressista radicale ecc..) ogni  forma di dissidenza, ogni voce della piazza, dell’uomo della strada, poi denigra o fagocita secondo l’utilità o il tornaconto della propria parte. Noi uomini della strada sappiamo che molta acqua (torbida direi) è già passata sotto i ponti e nemmeno più le famiglie, se non quelle potenti e ricche raccontate nelle telenovas degli ultimi 20 anni, fanno richiamo o modello per i giovani e sappiamo che la politica e le istituzioni fanno capo ormai a se stesse ma non possiamo sopportare l’idea che ci si additi come coloro che stanno avvelenando il clima di questo Paese. Non tolleriamo che ci venga impartita la lezione di civiltà da chi da tempo ne ha fatta carne di porco. Per qualunque schieramento avessimo votato, noi uomini della strada  rivendichiamo il diritto di esprimerci, oltre che con la croce nell’urna ogni cinque anni, anche con le altre forme di esistenza in vita, e se è il caso vogliamo dissentire legittimamente e democraticamente nel corso dell’azione di governo. Capito!

 

Tornando al concreto dei fatti accaduti non può certamente passare in secondo piano il clamoroso flop (sbaglio?) in cui è occorso il sistema di sicurezza pubblico-privato del Presidente del Consiglio e servizi segreti riuniti. Ci domandiamo: com’è possibile che una trentina (dicono) di palestrate e ben pagate guardie del corpo abbiano potuto permettere che un indisturbato ed aitante giovin signore, con un oggetto nelle mani e con la faccia sofferente e lo sguardo preso da un pensiero assillante che glielo si leggeva in faccia, si avvicinasse al premier, sollevasse un braccio e ghermendo nella mano una miniatura del Duomo di Milano, prendendo la mira nella folla ondeggiante, con forza e precisione la scagliasse sul volto del povero Berlusconi, che Dio lo protegga!

Ma l’arena ha avuto un supplemento di spettacolo, il gladiatore ferito e sanguinante, con uno scatto felino, nel mostrare al popolo le sue ferite dimostra già di voler riprendere il cammino interrotto, una lotta senza tregua e senza quartiere, così egli senza accorgersene ancora una volta mostra a tutti il senso della violenza che è in noi, in ciascuno di noi nel nostro essere animale; gli studiosi la chiamano ordine di reazione animalesca quella che l’animale uomo riceve dal suo istinto naturale. Il 99% nelle reazioni umane è di tipo animalesco ma, per fortuna, con il solo 1% della nostra corteccia celebrale, dove pare abbiano sede le attività cerebrali dell’uomo sapiens (il super-io direbbe Freud), riusciamo a mantenere comportamenti ben più moderati e civili. Si adottano dunque comportamenti che ci fanno pensare prima di agire, ci fanno scegliere dei rappresentanti che ci governino e le istituzioni e i sindaci ed i vigili urbani che controllino la circolazione dei veicoli e che anche se, inevitabilmente, in parte ci condizionano, ci permettono di vivere in comunità. Noi uomini della strada che rispettiamo sempre tutto e tutti e che continuiamo a pagare le tasse, crediamo che si stia varcando il segno quando, solo per il fatto di esser capaci di critica e nient’altro,  veniamo indicati come i mandanti morali dello scellerato gesto, come coloro che devono essere estromessi dall’agone politico per mandare in scena il più beffardo dei finali Kafkiani. Le istituzioni vanno rispettate soprattutto perché sono poste a difesa dei più deboli! Capito!

 

Quelli che ritengono di parlare in nome del popolo sovrano, il coro degli angeli che danno fiato alle trombe ogni sera dalla tribuna del Minzolini, vorrebbero che, per legge, (tanto che gli costa?) fosse messo fuori causa, fuori dalle regole democratiche, trattato da rivoluzionario e terrorista  quell’…”animale” di Antonio Di Pietro. Un rivoluzionario come Lui, in mattinata in un discorso di Natale al popolo dell’IDV aveva sottolineato che per contrastare questa degenerazione del paese verso cui i governi di centro destra ci hanno  portato ci sono due strade: dare l’assalto alla Bastiglia, oppure, come ha invitato a fare, utilizzare gli strumenti democratici (voto attivo e passivo) ed ogni possibilità di comunicare con la gente (anche manifestando in piazza) per presentarsi preparati alle prossime elezioni regionali. Aggiungeva poi che avrebbe chiesto altri sacrifici agli attivisti per indire nuovi referendum. Alla faccia del rivoluzionario e del mandante morale creatore del clima di violenza!

 

I tentativi di speculazione politica di coloro che approfittano del suo parlare schietto e rude è del tutto evidente come è del tutto evidente che Antonio Di Pietro non è il mandante morale dell’esecrabile gesto di violenza. Per questo è nato l’atroce dubbio: che possa esser proprio io il colpevole? Forse perché ho pensato intensamente che Berlusconi avrebbe dovuto dimettersi per i danni procurati finora al tessuto sociale del paese e per aver pensato intensamente che fosse legittimo cercare di convincere i nostri parlamentari ad esprimersi, ora sì, come rappresentanti del popolo e non di partito e far cadere il governo. Non credevo fosse peccato mortale pensare di cambiare un governo non solo incapace ma dannoso per l’Italia e gli Italiani perché pieno zeppo di esempi non edificanti, una governance che non ci meritiamo.

Non c’è forse stato un clima di violenza nell’episodio di Cucchi? Chi sono i mandanti morali? E cosa dire del clima di violenza di Genova in cui esponenti del governo fraternizzavano con i poliziotti nelle caserme? Chi furono i mandanti morali? Trova tutto ciò talvolta, in noi uomini della strada, un punto debole nei nostri istinti animali, nelle nostre poveri menti, magari nelle mente di uno di noi più debole, un pazzo non stupido, e ne evidenzia le sofferenze che la violenza del disconoscimento nega quando non si manifesta.

 

Insomma chi è che fomenta questo clima di odio? Chi permette l’estrinsecarsi di attentati del genere, chi è il mandante morale?  Antonio Di Pietro oltre ad esecrare il gesto dello squilibrato ha richiamato quel clima di violenza che tutti noi percepiamo fisicamente e che è insito nel modo di vivere di molti seguaci di quel signore ora purtroppo nostro Presidente del Consiglio incapace di buoni consigli, di cedere il passo; egli vive una sua illusione romantica, l’idea di una vita in cui può accadere di tutto(…dalla polvere agli altari…) ma non in virtù di un disegno della Divina Provvidenza manzoniana ma di un disegno violento che permette sia legittimo l’affermazione personale costi quel che costi. Noi uomini della strada non accettiamo che sui nostri figli cui abbiamo dedicato tutte le nostre risorse per crescerli bene, cada la violenza che viene perpetrata nel mondo del lavoro oggi e la violenza di queste istituzioni, di questa politica e di questa società che li priva del loro futuro.Ma ci pensate? Come si può fare lo gnorri ed ospitare un mafioso in casa? Non è possibile ascoltare nemmeno più queste violenze di pensiero, questi peccati, questa immoralità, questa demonizzazione di nuove forme di comunicazione non ancora del tutto controllate che hanno permesso il “No B Day”: condannate pure Socrate ma egli vivrà proprio perché così darete senso e dignità alle istituzioni che lo condanneranno che è quello che Di Pietro va dicendo con coraggio ed onestà. Grazie al Presidente della Repubblica per il richiamo continuo al rispetto reciproco che verrebbe facile conseguenza con il rispetto dei principi di democrazia e di libertà  costituzionali ma ricordi che “Se sei buono ti tirano le pietre!”

 
 
 
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Mi chiamo Simona Mignozzi e sono nata a Roma il 25 Marzo 1984.
Amo la politica da sempre. Sono stata rappresentante di istituto del liceo Scientifico Statale "Democrito" di Casalpalocco, volontaria nel gruppo "Amici della Domenica" della parrocchia di S.Timoteo e attivista del gruppo Amnesty International di Ostia.

Sono laureata in Scienze Politiche e specializzanda in Relazioni Internazionali perché questi studi soddisfano il mio bisogno di comprendere meglio il mondo contemporaneo.

I miei interessi sociali e politici si sono concretizzati in un impegno politico attivo all'interno dei Giovani dell'Italia dei Valori, nel Forum Regionale per le Politiche Giovanili e nel Forum Nazionale Giovani.

Queste esperienze mi entusiasmano e mi riempiono di voglia di andare avanti su questa strada per poter cambiare le cose.

Credo nel futuro. Credo nelle potenzialità che abbiamo noi ragazzi di essere un domani migliore.

 
 

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