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Un blog creato da simurgh2 il 29/04/2010

Invidio il vento

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ALMOST BLUE-CHET BAKER

 

 

"In un mondo senza malinconia gli usignoli si metterebbero a ruttare"
(E. Cioran) 

 

Non so se quello che faccio possa chiamarsi "scrivere". Piu che altro confeziono dei brani che possano servirmi a riempire dei buchi (H. Murakami)

 

 

Narimi

Post n°455 pubblicato il 28 Maggio 2012 da simurgh2
 

Rileggo delle pagine di "Lo stesso mare" di Amos Oz 
Cambio qualcosa nel trascriverle.

Un uomo solo seduto in cucina
Gomiti sul tavolo appoggia il mento sui palmi  
lo sguardo contempla perso in pensieri
una foto sulla credenza
Una foto in piedi di lei
Capelli nocciola raccolti sul capo
Gli occhi già un pò troppo rotondi
e forse per questo il suo viso esprime qualche stupore
un dubbio o una domanda: e allora, in fondo? Cosa?
Lui immagina allora anche se non si vede
ma ricorda l'effetto di quella peluria sulla nuca scoperta
Una peluria profumata,  soffice trasparente
Nella fotografia che c'e in camera da letto
ha presente sua moglie In quella ha un'aria diversa
Due piccoli orecchini l'ombra di un sorriso timido
che un pò chiede un pò promette.
Come una proroga: non ora.
Poi, tutto quello che vorrai
Erano fidanzati ancora in quella foto
Ricorda
Non ora gli aveva detto
Poi
Poi intendeva quando saremo sposati
Tutto quello che vorrai Tutto quello che vorrai
Poi
Fuori intanto un usignolo cantava
Narimi avrebbe detto sua moglie che quello era il suono del suo verso
Lui non sapeva.
Non aveva fatto in tempo a dirglielo.
Quella notte. 
L'aveva sentivo Nadia, sua moglie, la notte prima di morire
Rimani.
Rimani.

Narimi compare per la prima volta in questo post
http://blog.libero.it/simurgh/11169547.html

 
 
 

Il nuotatore

Post n°454 pubblicato il 24 Maggio 2012 da simurgh2
 

 

Ogni tanto mi torna, questo racconto di Cheever: "Il nuotatore".
Una quindicina di pagine al cloro delle piscine che attraversa, passando da una all'altra, saltando siepi, attraversando giardini e strade. L'ho letto bevendo una Tennent's, al Long Island una sera. L'avevo letto in altro modo da questo, recente.

L'incipit che ho scelto è questo 
" Gli sembrava di vedere, con occhio da cartografo, il dispiegarsi delle piscine, quel corso d'acqua quasi sotterraneo che si snodava attraverso la contea. Aveva fatto una scoperta, aveva dato un contributo alla geografia moderna e quel corso d'acqua l'avrebbe chiamato Lucinda, col nome di sua moglie. Non era uno che amava particolarmente gli scherzi, ne era buffone ma era volutamente orginale, e si considerava, in generale e modestamente, un personaggio leggendario. Era una bella giornata, e gli sembrava che una lunga nuotata ne avrebbe esaltato la bellezza" pag 12

"Quando Lucinda gli domando dove stava andando, le rispose che sarebbe tornato a casa a nuoto" pag 13

" L'impresa di avventurarsi verso casa seguendo questa insolita rotta gli dava la sensazione di essere un pellegrino, un esploratore, un uomo del destino, e sapeva che sul percorso avrebbe incontrato molti amici, tutti amici assiepati lungo il fiume Lucinda"

8 e passa miglia da percorrere, 16 piscine da attraversare. Attraversa, in questo modo parte della sua vita. Ritrova ex amanti, il bere smodato, un temporale, tavoli abbandonati e imbanditi dopo una festa.
Ciò che mi colpisce di più è questo impulso dell'uomo maschio di compiere l'impresa. Questo bisogno di epopea, di lasciare un segno grandioso su una vita, altrimenti vista come avvilente. Una sorta di riscatto. Simbolico, allusivo, una sorta di piccola, personale odissea, il viaggio, il ritorno a casa, dove non troverà piu nessuno, abbandonata da tempo, disabitata, l'inganno.
Con lui poi invece, condivido compassione. Gli sconfitti di Cheever, cosi come quelli di Carver, un nuovo umanesimo. Una tenerezza infantile, una disperazione che è psicotica.

 

Un'essenza non vera, la necessità del riscatto
Attraversare un mare inesistente
alla ricerca di un sollievo
alla ricerca di un verbo da compiersi,
un sillabario antico
da cui sei stato estromesso, senza più scuse.
Precipitare cosi,
privi di memoria,
in un fluido al cloro indistinto
Non offrirà riparo, ne infine riscatto.
Resterà un male deprezzato.
Un tuffo disperato dentro di sè.
Una piscina vuota dove sbattere sul fondo.
La vita è un fiume che sfocia e in un mare si perde.
Bracciate che spingono ancora piu lontano
chi fugge,
credendo di tornare.
ad un tempo impronunciabile e innumerabile
e sei un uomo perso
anche se hai una mappa
un fiume che ti porta verso casa
Resti un uomo in mutande

(simurgh) 

 

Una esauriente recensione
http://www.carmillaonline.com/archives/2009/06/003092.html  

Un sunto
http://www.railibro.rai.it/recensioni.asp?id=286 

 

 
 
 

The Reflecting Pool - Bill Viola

Post n°453 pubblicato il 22 Maggio 2012 da simurgh2
 

In realtà volevo dire de "Il nuotatore" di John Cheever.
Per analogia con l'acqua e la piscina mi si impone un saggino straordinario di Antonella Anedda, avuto in regalo tempo fà: "La vita dei dettagli".
C'è un modo del guardare che si rivolge al "sentire", nel mio caso funziona per fulminazioni, invoca il dettaglio e lo sperdimento e finisce per essere arbitrario ma, con questo, spalancare infinite porte; almeno pare a me.

"Lo sguardo non riunisce ma scompone. Libera dettagli.. e lascia che questi diventino altro. La storia non viene raccontata, ma solo resa possibile. L'enigma del riconoscimento in fondo è quello di una realtà della quale dubitiamo, per questo può ferire, per questo può consolare. Spesso, come tutte le cose del mondo, dipende dalla luce". Scrive nell'introduzione la Deledda.

 

"Questo è il dettaglio di un video che potrebbe essere raccontato nuotando. Amo nuotare lentamente con qualcuno e parlare lentamente immergendo alternativamente la guancia a sinistra e a destra. Trattengo l'aria, l'acqua e le parole. Tra le mie frasi e gli abissi c'è lo stesso dialogo dei vivi con i morti. Nulla di cio che vive sotto l'acqua respira a lungo sulla terra, nulla di umano vive a lungo sott'acqua. 
    Se mi distraggo e tu ti allontani, il mare mi riempie le orecchie, le labbra, il naso. Gli occhi si accecano, il sale si fissa in gola come calce accesa.
    Immagina i morti come creature ormai marine che cerchino di oltrepassare la parete dell'acqua e poi ritornino di nuovo dalla vita delusa come risacca.

(Antonella Anedda - La vita dei dettagli)

Bill Viola - The reflecting Pool 

  

 
 
 

L'incazzato

Post n°452 pubblicato il 19 Maggio 2012 da simurgh2
 

 

Nei giorni scorsi la pioggia, obiqua su noi, e sul gelsomino che s'apriva nei fiori il profumo, nella graticola su cui s'arrampica vedo, da dentro, sotto il portico, tra i piccoli rami un nido. Pareva vuoto, non vedevo nessuno alla cova. Ill giorno dopo le teste. Trepidazione dunque. Una lingua s'incontra, senza prima mai esser vista. Sapevo che non ci si doveva far vedere a guardarlo il nido, altrimenti la madre poteva abbandonarlo, assieme ai "merletti". Erano quattro. Ho imparato a conoscerne di ognuno il carattere.

 

 

 

 

Questo era quello che mi piaceva di piu. L'incazzato.
Per conto suo, guardava con cipiglio gli altri. Credo si sentisse, per conto suo, trascurato. Che fosse convinto di ricevere meno attenzioni. Cosi era stizzoso. Si irrobustiva mugugnando scontroso. Acquisiva, secondo me, una sua nobile presenza nel mondo. Pareva rivendicare una dignità che non si sentiva attribuita. Quando arrivava con un balzo nel volo il padre (io non l'ho mai vista una volta la merla), con il cibo per quei becchi spalancati e tutti i ci ci ci ci isterici, o frementi di eccitazione beh, lui, l'incazzato assumeva quella dignità regale, che lo faceva stare in disparte da quella ressa plebea.

 

 

 

A volte, incazzato teneva delle arringhe, dal suo angolo. Enunciazioni, editti e proclami, immaginavo io, ad addestrare ed educare la truppa. Ognuno al suo posto. Che a lui fosse riconosciuta la dignità e l'autorevolezza del capo. Secondo me si credeva un'aquila e di essere nato nel posto sbagliato o che quei genitori non fossero i suoi.

 

A volte, come qua, non so se si vede bene, ma è il terzo, con la testa appoggiata sul ciglio del nido. Gli prendeva lo scoramento. Avrebe voluto un gin tonic invece di un misero vermetto. Mi sa che voleva buttarsi sul bere. Ma poi reagiva. Lo guardavo con apprensione in quei momenti. Gli mettevo su la tromba di Enrico Rava perchè sentisse "Il giro del giorno in ottanta mondi",(clicca) (1) e incoraggiarlo, farlo reagire alla considerazione che gia aveva per la vita. Non volevo diventasse un cinico rancoroso alla Cioran e mettesse di malumore anche gli altri citando "In un mondo senza malinconia, i merli si metterebbero a ruttare"

 

Beh, arrivo fin qua, intanto

(1) magari un giorno, il merletto impara l'assolo e lo fischia invece del loro solito verso. E allora le merle, tutte la incantate, e lui a credersi ancora un'aquila, e credere nei suoi ottanta cieli, e fischiare nell'assolo epopee e racconti guerreschi nei cieli, come il Barone Rosso, con il berretto di cuoio e le sbardole sulle orecchie che penzolano, ah, allora si sarebbe un'aquila epica, allora.

La lezione del canarino

 
 
 

travasa travagli in un fusto di ferro

Post n°451 pubblicato il 17 Maggio 2012 da simurgh2
 

Il presunto poeta, usa parole che fanno dei suoni.
Il loro senso è personale si, però  ognuno si prende quel che vuole.
Che, in fondo, è sempre quel che succede.
Sente, non sente, qualcosa va pur ad evocare.
Questo è quanto: l'incontro

Le immagini del video non hanno astinenza. Forse piu il titolo: "Carta Bianca".
C'entra lo stridore inverso dei suoni, della festa e del clangore interiore, ferire.
Le immagini mentali che le parole raccolgono, sono sequenze improvvide,
che vengono come vengono seguendo il loro flusso dolente e ramingo. 

Al risveglio il travaglio

Al risveglio il travaglio
travasa nel fusto di ferro
un liquido denso come olio di camion
il succo spremuto di tutta una notte
fatto di baratri, fondali marini,
gemiti strozzati, fughe  e assedi branzini

Da un lato c'è un bambino che diventa
ragazzo e poi uomo mescolando livelli diversi
di sfinge, come un ibrido di muschi e di venti
Dall'altro una donna, la femmina del daino
Conturbante efeba priva di un regno
Sgombra di ogni obiezione, cerca sempre un nemico

Di notte li sentivo uscire dai buchi
con pupille iniettate di sangue, insonni
Uomini in cerca di cibo nelle discariche
Sopravissuti estenuati in cerca di stupri
nella mia anima, città saccheggiata, solo macerie
Mi nascondo anch'io, esco da solo, in cerca di lupi 

La femmina del daino si aggirava ai margini della radura
Se ne stava accucciata nell'ombra della selva
tra i cespugni, al riparo, senza che il suo odore
si potesse spargere in giro, al naso dei lupi.
L'assedio libera sangue, orazioni, rabbie, paura
La coagulazione di un tempo non ancora scaduto. 

Il bambino uomo ragazzo disse, quello che mi hai dato
è l'amare, e chi vince alla fine è la morte
questa infine la sorte, anche se adesso non posso
usare parole d'amore, senza che avverta il moto perpetuo
e anche se muto ti veste e ti spoglia su quella soglia
mi depreda, ruba, mi assedia e niente mi spiega.

La femmina del daino, ancora gravida
sfinita, non chiede risposta che ulteriore a noi ci neghi
il senso del bosco, aspetta acquattata, e sente
che il bambino uomo ragazzo si allontana in cerca di tana
di muschi e di venti, persa la fede, svilito senza il suo corpo
della daina Salomè, lontano diverge e infine si perde

simurgh - XVII a. C.

 


Nowhere

conosco le parole
che dalle teste strappano grovigli
e se ne vanno sfondando buchi
in piccoli universi
dove stavano prima di loro

 
 
 
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SAINKTO NAMTCHYLAK

 

I LIBRI SUL COMODINO

-Rilke - Tutte le poesie - Einaudi
-J. Franzen- Zona disagio-
-Jennifer Egan- Il tempo è un bastardo
-Tabucchi- Racconti con figure
-David F. Wallace- Tutto e di piu
-Ingo Shulze-Zeus e altre storie semplici 

 

Chi viaggia odia l'estate. L'estate appartiene al turista. Il viaggiatore viaggia da solo e non lo fa per tornare contento. Lui viaggia perchè è di mestiere. Ha scelto il mestiere di vento. (Mercanti di Liquore)