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Un blog creato da simurgh2 il 29/04/2010

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Non so se quello che faccio possa chiamarsi "scrivere". Piu che altro confeziono dei brani che possano servirmi a riempire dei buchi (H. Murakami)

 

 

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Elena Chiesa- Per un bacin d'amor

Post n°296 pubblicato il 04 Settembre 2011 da simurgh2
 

Per un bacin d'amor, cosa non darei
il bacino d'osso del parto cesareo
o l'intero bacino del Pò con il suo estuario
(simurgh)

“..un flusso continuo di trasformazioni. Forse così ricreo ciò che avviene nella nostra mente quando si segue il fluire delle immagini che essa produce, più o meno inconsciamente, all'ascolto di un brano musicale, di un mantra o di una poesia. Non saprei dire se il risultato è semplicemente un supporto all'ascolto o un viaggio immaginifico lungo le parole oppure un altro tentativo di fermare visivamente il senso della poesia”

Elena Chiesa. Le video poesie
http://www.elenachiesa.it/index.php?page=poetry

..ma alora gh'avevi vint'ann
Per on basin mi soo no ma quella sera
avria daa la vita intera proprio inscì
per un basin frin frin,
per un basin mi saria partì soldato
sarei andato a Como in moto
poeu saria tornaa a pee

Tacca l'orchestra a sonà on polveron
tutti i momenti le me guarda i scarpon
on bel moment me son faa visin,
lei, signorina, la me dà on basin?
(Jannacci)

 Ha scritto un liro di poesie "Io non scrivo poesie, le immagino soltanto."

 «Io non scrivo poesie, le immagino soltanto perché mi piace pensarle innanzitutto come quadri che si muovono. Immagini virtuali in animazione».

«Mi piace» – continua a scrivere la poetessa – «coniugare parole e immagini in un flusso visivo continuo, come a riprodurre quello stato di rapimento che si prova se chiudiamo gli occhi ascoltando un brano musicale, un mantra o una poesia». Questo “scioglimento pittorico in pixel” (MeltingPixels), tecnica basata sulla modifica progressiva dei singoli pixel che compongono ogni fotogramma-quadro, consente che dalla tecnica pura, dalla materialità visiva, si possa passare ad una lirica pura, ad un sentimento sensoriale, (del cuore, della vita), senza particolari strappi.

 Un tema che non è banalmente fatto di amori, bensì intessuto di una trama che potremmo definire “corporea”, un appello esplicito alla «fica» (La ferita, così la chiama la poetessa), che non è la chiave di lettura del mondo secondo l’ottica maschile o courbettiana, ma l’elemento di un corpo ragionante in cui passano emozione e ragione, libertà e schiavitù, ma soprattutto dolori, immensi dolori, molto profondi, lancinanti, che scuciono la femminilità della donna e stabiliscono il segnale di un fronte interno che la abita. La vagina è intesa non come elemento attrattivo ma pensante, luogo fisico di un’identità specifica da cui la donna-poetessa non esprime la sua forza ma la sua fragilità: BELLISSIMA!



La ferita
«Non è mai uscito pus
da quella fessura
è rimasta vuota
una gola e fa paura |
Da quel buio profondo
come il male che ho dentro
non è mai uscita vita
ma sangue rosso
ora spento
Più nulla avrà luogo
in quei meandri di me
ora che potrei
fare a meno di te!

è la moltitudine che si fa Io, che si fa pellicola collettiva su cui riflettere la nostra identità, la nostra natura:

«E sciogliendo sagome
di vapore acqueo
cerchiamo nei riflessi
quanto affiora
Desiderio di apnea
che emerge
ad ogni battito di ciglia
Pellicola sottile
le nostre proiezioni
Alternanza d’io, te
noi, film muto
sequenze d’ombra e luce
attrazione e rifiuto. »

L’essenza dell’opera sta in questa figurazione liquida, che sfugge alla roccia della materia delle congetture e s’incunea con metodo dentro fessure, spazi, crepe, incrinature di una collettività che vive in frantumi, spezzata e lacerata.

Sulla punta della sedia

Sulla punta della sedia
dondolo piano
in una vertigine che sfiora
la fine di tutto
Una sfida sottile
con la gravità del fato
un gioco raffinato
da equilibrista
Presente alla catastrofe
ma completamente assente
aspetto paziente
di vedere dove cade
questo niente.

Per un basin d'amore.
Quel bisogno del cuore
che vinca il buio.
Un'aura fresca che muove.
In un abito che aderisce
quel lungo respiro
e scuote.
(Nues)
 
 
 
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