Creato da swala_simba il 20/09/2008

nel tempo...

E sarà sempre un nuovo gioco per tenere acceso il fuoco nel lungo tempo da venire, piccole pietre da trasportare e da seguire per ritornare.. (finardi)

 

 

la montagna splendente

Post n°1090 pubblicato il 26 Luglio 2015 da swala_simba

 

 Kilimanjaro, la prima cima del mio “piccolo scalatore”

 

 

 

 

 

Dopo aver attraversato la foresta

pluviale, gli alberi odorosi e frondosi  si

diradano e i Seneci giganti sono il

segnale che hai superato i 2700 m e

si passa  nella zona della brughiera,

colorata da un’erica che sembra dipinta.

Si susseguono tanti effetti cromatici da

farti scolorire gli occhi …

 

 

 

 

 



E poi scompare tutto: siamo ormai sui 4000 m. nella zona del deserto montano.  Muschi,

licheni e cardi la fanno da padroni.


E infine  il ghiacciaio della cima...
 

 
E’ uno spettacolo unico e da preservare….


Raccontano che dal 1912 a oggi il Kilimanjaro ha perso l'82% del ghiaccio perenne e dal

1962 ad oggi il 55%.

 


Ashante guarda con attenzione i

"porters" che trasportano sulle spalle e

sulla testa tutto ciò che servirà durante

la salita.

Si arrampicano per sei giorni sulla

montagna, in vestiti e scarpe non

sempre adatti con 25 kg sulla loro testa

e alla schiena. 

 

In ogni campo piantano le tende, - per i

“turisti” perché i porters non hanno i loro sacchi a pelo o tende  - aiutano il cuoco, lavano

piatti, servono la cena , trasportano l'acqua dal ruscello più vicino, la fanno bollire in

modo da poter avere acqua calda  ecc… ecc.. ecc…

Non c’ è dubbio che la loro situazione è migliorata negli ultimi anni. 

Ma,  anche se ci sono organizzazioni, come  la Kilimangiaro Porters Progetto di Assistenza

(KPAP), un’ONG tanzaniana  che fa parte del Connection International Mountain Explorers,

con sede a Boulder,  negli Stati Uniti, che li tutelano, questo non basta.

Certo, il carico da portarsi è stato ridotto - si spera non più di 25 kg -, si è convenuto un

salario minimo - ma di solito gli operatori pagano molto di meno, forse la metà -, si

forniscono cibo e ripari adeguati durante la scalata, tuttavia l'esistenza della maggior

parte dei porters sul Kilimangiaro è miserabile.

Non tutti sono impiegati in modo permanente. Solo alcuni operatori responsabili hanno

squadre che usano in ogni loro salita, ma la maggior parte sono freelance, alla

disperata ricerca di lavoro:  raggiungono a piedi il cancello del parco nazionale ogni

giorno, a volte per molte miglia, sperando che qualcuno abbia bisogno di loro.

Ogni anno molti muoiono nel silenzio generale.


E’ fondamentale rivolgersi a guide che tutelano i porters come la Maasai Wanderings o la

Summit Expeditions & Nomadic Experience di Simon P. Mtuyperché il loro benessere 

è anche responsabilità di chi scala il monte splendente da turista. Scelte e

comportamento etici – anche se un po’ più costosi – garantirebbero un tenore di vita più

dignitoso e meno pericoloso anche ai porters,  senza i quali nessuna ascesione sarebbe

possibile.

 

 
 
 
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Suona le campane
che ancora possono suonare...

c’è una crepa
una crepa in ogni cosa
ecco come entra la luce.