Creato da swala_simba il 20/09/2008

nel tempo...

E sarà sempre un nuovo gioco per tenere acceso il fuoco nel lungo tempo da venire, piccole pietre da trasportare e da seguire per ritornare.. (finardi)

 

 

c'č sempre un'altra via....

Post n°1192 pubblicato il 26 Luglio 2016 da swala_simba

 

E’ utile viaggiare in silenzio…
E così ti capita di ascoltare dei giovani che, commentando l’esplodere delle ultime quotidiane forme di violenza, ti danno la chiave dell’abisso in cui siamo sprofondati: assistiamo, infatti, a forme di violenza anomale e proprio per questo imprevedibili e difficilmente arginabili.

Perché se ancora potevamo illuderci di riportare sempre e comunque al radicalismo islamico ogni forma di violenza, gli ultimi atti terroristici ci obbligano a porci altre domande, a guardare da un'altra prospettiva, anche se l’Is tenta di  reclamarli a sé.
È violenza allucinata nichilistica se il nichilismo è quell’esperienza, non solo individuale ma collettiva, del venire meno di tutti valori, dunque del valore della vita stessa. 

 

 

 

 

E mi torna in mente

L' ospite inquietante. Il nichilismo e i giovani

un libro di Umberto Galimberti.

 

 

 

 

Scrive l’autore:

“ I giovani, anche se non sempre lo sanno, stanno male. E non per le solite crisi esistenziali che costellano la giovinezza, ma perché un ospite inquietante, il nichilismo, si aggira tra loro, penetra nei loro sentimenti, confonde i loro pensieri, cancella a prospettive ed orizzonti, fiacca la loro anima, intristisce le passioni rendendole esangui..
 Interrogati non sanno descrivere il loro malessere perché hanno ormai raggiunto quell' analfabetismo emotivo che non consente di riconoscere i propri sentimenti e soprattutto di chiamarli per nome. E del resto che nome dare a quel nulla che li pervade e che li affoga? Nel deserto della comunicazione, dove la famiglia non desta più alcun richiamo e la scuola non suscita alcun interesse, tutte le parole che invitano all' impegno e allo sguardo volto al futuro affondano in quell' inarticolato, all' altezza del quale c' è solo il grido, che talvolta spezza la corazza opaca e spessa del silenzio che, massiccio, avvolge la solitudine della loro segreta depressione, come stato d' animo senza tempo, governato da quell' ospite inquietante che Nietzsche chiama "nichilismo" ….
Un po' di musica sparata nelle orecchie per cancellare tutte le parole, un po' di droga per anestetizzare il dolore o per provare una qualche emozione, tanta solitudine tipica di quell' individualismo esasperato, sconosciuto alle generazioni precedenti, indotto dalla persuasione che, stante l' inaridimento di tutti i legami affettivi, non ci si salva se non da soli, magari attaccandosi, nel deserto dei valori, a quell' unico generatore simbolico di tutti i valori che nella nostra cultura si chiama denaro. 
Va da sé che … nel deserto dell' insensatezza che l' atmosfera nichilista del nostro tempo diffonde, il disagio non è più "psicologico", ma "culturale".
E allora è sulla cultura collettiva e non sulla sofferenza individuale che bisogna agire, perché questa sofferenza non è la causa, ma la conseguenza di un' implosione culturale di cui i giovani, parcheggiati nelle scuole, nelle università, nei master, nel precariato, sono le prime vittime….
Non è in questo prescindere dai giovani il vero segno del tramonto della nostra cultura? 
Un segno ben più minaccioso dell' avanzare degli integralismi di altre culture, dell' efficientismo sfrenato di popoli che si affacciano nella nostra storia e con la nostra si coniugano, avendo rinunciato a tutti i valori che non si riducano al valore del denaro…. 


Del resto sono stati sbattuti fuori dalle stanze del potere e del futuro. C’è sempre un altro luogo in cui  qualcuno decide per tutti,  traccia con freddezza le linee guida insostituibili e non giudicabili,  pena la repressione violenta.
La sensazione è quella  di non potere decidere più nulla autonomamente, di essere in un anonimo frullatore in cui girano freneticamente sogni, ambizioni, prospettive fino a diventare un ammasso informe e indistinguibile.
E davanti a questo malessere che  ormai siamo in grado di percepire solo quando diventa URLO, amplificato dai media, noi adulti siamo o inermi o giudici inflessibili. 
E coltiviamo la paura,  un fantasma che,  utilizzato per  convincere, per indirizzare le scelte, per imporre le regole o la legge, sta facendo marcire tutti i valori positivi del vivere.


 
 
 
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