Creato da swala_simba il 20/09/2008

nel tempo...

E sarà sempre un nuovo gioco per tenere acceso il fuoco nel lungo tempo da venire, piccole pietre da trasportare e da seguire per ritornare.. (finardi)

 

 

perché non si possa dire: - a mia insaputa -

Post n°1095 pubblicato il 31 Agosto 2015 da swala_simba

 

dedicato a tutti gli Abdullah Mohamed, morti per i nostri pomodori

 


Ma perchè, come e per quanto muoiono i vari Mohamed?  

- Interessante sarebbe anche  leggere il dossier  Terraingiusta. Rapporto sulle condizioni di vita e di lavoro dei braccianti stranieri in agricoltura, dell'associazione Medu, operatori di Medici per i Diritti umani -

Ma anche nell'arsura di una rossa distesa ci sono ancora e sempre voci libere

Un furgone percorre un dedalo di sentieri sterrati. All’interno, come in una gabbia di metallo, sono ammassati alcuni braccianti, uno accanto all'altro, in piedi.

Stanno tornado a casa dopo una lunghissima giornata di fatica. Le mani e i vestiti sporchi di terra, la schiena dolorante e la testa che sbatte sul tetto del furgone.

Ed eccola casa: un'immensa distesa di baracche fatiscenti, al centro di una ampia distesa bruciata dal sole. 
Il villaggio sorge a Rignano Garganico, in provincia di Foggia. Vi abitano i braccianti stagionali, quasi tutti subsahariani, che lo costruiscono e lo animano durante il periodo della raccolta del pomodoro. Lo chiamano Grand Ghetto, o Ghetto di Rignano.
Travi marce e vecchi infissi inchiodati tra loro tengono in piedi le abitazioni: pareti di cartone e pavimento di terra, all'interno vecchi materassi buttati al suolo e qualche coperta logora. Non arriva elettricità né acqua; non c'è un sistema fognario, non esistono servizi. Per lavarsi bisogna riempire le taniche e scaldare l'acqua nelle pentole.

In estate il Ghetto si riempie: sono africani che vivono nel nostro Paese da anni. Al Nord. Hanno lavorato a Milano, a Torino, a Brescia, nelle fabbriche e nei cantieri. Poi la crisi gli ha portato via il lavoro e si sono incamminati verso il Sud, a cercare quel lavoro che altri non fanno..


  E a un tratto nell’aria vola una voce:

  - "Novantasette punto zero. Siamo in diretta da Radio Ghetto".


Radio Ghetto è la radio del Gran Ghetto, creata nell’estate del 2012 su impulso della Rete Campagne in lotta.  Le trasmissioni sono interamente curate dai braccianti africani che vivono e lavorano in quella zona.


E’ un progetto di radio partecipata sostenuto dall’agenzia radiofonica Amisnet  con l’obiettivo di “informare, denunciare e stimolare un dibattito intorno al mondo del lavoro agricolo, e con esso del bracciantato e del caporalato”. 

Radio Ghetto trasmette per l’80% del tempo nelle diverse lingue del Gran Ghetto di Rignano Garganico.
Tuttavia per parlare a tutta l’Italia e raccontare le condizioni di vita e di lavoro cui i braccianti stranieri sono costretti nelle campagne si dà spazio anche all’italiano.
Nasce così Radio Ghetto Italia che, grazie a Radio Popolare e a un network di radio locali, tenta di “informare, denunciare, stimolare un dibattito intorno a quello che è un buco nero enorme della società italiana: il mondo del lavoro agricolo”. 

Perché non si possa dire: - non sapevo -

E per raggiungere anche i loro paesi di origine, in collaborazione con varie emittenti africane,  quest’anno è nata  Radio Ghetto Africa, che, tra l’altro, racconta lo sfruttamento del lavoro in Italia, " non tanto per scoraggiare i migranti, ma soltanto per aumentare la consapevolezza di cosa si troverà una volta attraversato il Mediterraneo".

 

 
 
 
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CANTO D’AMORE PER LE PAROLE

...
Perché abbiamo paura delle parole

quando tra di loro vi sono parole simili a campane invisibili,
la cui eco preannuncia nelle nostre vite agitate
la venuta di un’epoca di alba incantata,
intrisa d’amore e di vita?

Ci siamo assuefatti al silenzio.
Ci siamo paralizzati, temendo che il segreto possa dividere le nostre labbra.
Abbiamo pensato che nelle parole giaceva un folletto invisibile,
rannicchiato, nascosto dalle lettere dalle orecchie del tempo.
Abbiamo incatenato le lettere assetate,
vietando loro di diffondere la notte per noi
come un cuscino, gocciolante di musica, sogni,
e caldi calici.

Perché abbiamo paura delle parole?
Tra di loro ne esistono di incredibile dolcezza
le cui lettere hanno estratto il tepore della speranza da due labbra,
e altre che, esultando di gioia
si sono fatte strada tra la felicità momentanea di due occhi
inebriati.
Parole, poesia, teneramente
hanno accarezzato le nostre gote, suoni
che, assopiti nella loro eco, colorano una frusciante,
segreta passione, un desiderio segreto.
.....

Nazik al Mala’ika