Creato da skaccoalpotere il 04/02/2006
Blog della sezione di Forlì-Cesena del Partito Comunista dei Lavoratori per la IV Internazionale

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333-1814547

INIZIATIVE

- 11 Ottobre 2008 alla manifestazione delle sinistra a Roma vieni con il PCL e la sua piattaforma indipendente di lotta. Non esitare a contattarci!
 

APPELLO DEL PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI SULL'EMERGENZA PALESTINESE.
Il massacro in corso a Gaza per opera delle forze armate israeliane richiede la piu' vasta e immediata mobilitazione di protesta di tutte le sinistre italiane. Per evitare un carattere rituale e testimoniale, questa mobilitazione deve avanzare una rivendicazione precisa: la rottura dei trattati di cooperazione economica e militare dell'Italia con lo Stato di Israele. E' inammissibile che l'Italia finanzi e sostenga militarmente un esercito di occupazione, impegnato nella guerra d'annientamento contro un popolo oppresso, affamato, privato di ogni diritto''. Al di la' della campagna elettorale proponiamo a tutte le forze della sinistra e ai loro candidati l'assunzione di una comune, elementare, parola d'ordine: 'Non un soldo per lo Stato di Israele e la sua guerra contro i palestinesi'.

 

Vito Bisceglie: un rivoluzionario che non dimenticheremo!

E' morto oggi Vito Bisceglie, membro della Direzione del Partito Comunista dei Lavoratori, e già in passato della Direzione nazionale del Partito della Rifondazione Comunista e del Comitato Centrale della FIOM- CGIL.
Il compagno si è spento in conseguenza di un tumore contro cui lottava da anni con grande coraggio, mantenendo fino alla fine un ruolo centrale come dirigente nazionale del PCL.
Vito Bisceglie era nato in Puglia nel 1943 ed era emigrato a Torino bambino. Giovane operaio si era iscritto alla Federazione Giovanile del PCI alla fine degli anni '50. Rapidamente in conflitto con la politica riformista aveva aderito alla sezione italiana della IV internazionale. Lì si era formato come quadro dirigente operaio trotskista. Sul terreno della lotta operaia in senso stretto era, nel 1962, uno dei protagonisti dei"fatti di Piazza Statuto", cioè l'assalto di migliaia di operai infuriati per un contratto bidone, non firmato dalla CGIL, alla sede provinciale della UIL torinese.
Quando nel 1968, la politica rinunciataria della direzione della sezione della IV Internazionale portò ad un tracollo dell'organizzazione trotskista in Italia, Vito fu uno dei pochi quadri dell'organizzazione che non si lasciò attrarre dalle sirene maoiste e/o spontaneiste, e contribuì in maniera importante al difficile compito di ricostruzione . Nel contempo era uno dei protagonisti dell'autunno caldo (lavorava come operaio specializzato alla Nebiolo) e nel 1970 entrava a far parte, primo marxista rivoluzionario nel dopoguerra, del Comitato Centrale della FIOM. Difensore delle posizioni conseguenti del trotskismo negli anni '90 entrava nell'allora Associazione Proposta ( animatrice della sinistra rivoluzionaria del PRC e antesignana del PCL). Diveniva da subito un dirigente centrale e grazie alla battaglia antiriformista nel PRC, -che dirigeva nella situazione in cui la nostra corrente otteneva i maggiori consensi di voto congressuale- entrava nel CPN e nella Direzione di Rifondazione.
Era così, al momento della scissione nel maggio del 2006, con l'ingresso del PRC nel governo Prodi, una dei sette promotori nazionali della nascita del movimento costitutivo del nostro partito.
Da sempre impegnato con ruolo centrale nella battaglia internazionale, era stato uno dei delegati italiani al congresso costitutivo a Buenos Aires nell'aprile del 2004 del Coordinamento per la Rifondazione della IV Internazionale di cui il PCL è oggi la sezione italiana.
Quadro dirigente operaio rivoluzionario trotskista, sindacalista classista, costruttore organizzativo, sempre convinto della centralità operaia, ma attento e partecipe di altri movimenti, Vito Bisceglie lascia un vuoto, umano e politico, difficilmente colmabile.

Nella foto da sinistra, Vito Bisceglie e Franco Grisolia
Buenos Aires al congresso del CRQI (aprile 2004)

 

Ottobre 1917: una lezione ancora attuale approfondimento a cura della ex-"AMR Progetto Comunista" http://www.geocities.com/CapitolHill/lobby/3545/dossier1917/ottobre_index.html
Approfondimento a cura del Partido Obrero
http://www.po.org.ar/node/611

 

 
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E' uscito il nuovo numero per averne una o più copie contattaci
 


 1-Intervista a Marco Ferrando:
http://www.youtube.com/watch?v=2wflUC5I70w

2-Il Partito Comunista dei Lavoratori a Roma:
http://www.youtube.com/watch?v=9kd75fcAemY
3-1° Congresso del Partito Comunista dei Lavoratori a Rimini:
http://www.radioradicale.it/scheda/243953
4-marxisti rivoluzionari per l'alternativa operaia e socialista

http://video.google.it/videoplay?docid=6903052194953573317&q=marxisti&total=903&start=0&num=10&so=0&type=search&plindex=1


 

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<<Guardare in faccia la realtà, non cercare la linea di minore resistenza, chiamare le cose con il loro nome, dire la verità alle masse per quanto amara sia, non aver paura degli ostacoli, essere fedeli nelle piccole cose come nelle grandi, osare quando giunge l'ora dell'azione:
queste sono le norme della IV Internazionale, che ha dimostrato di saper andare contro corrente e sarà sulla cresta dell'ondata storica che si avvicina>>.

(Lev Trotsky -1938)
 

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Post N° 171

Post n°171 pubblicato il 06 Ottobre 2008 da skaccoalpotere

DOPO 2 ANNI DI ATTIVITà E CIRCA 10.000 VISITE, IL PCL DI FORLì-CESENA CAMBIA BLOG E SI TRASFERISCE SU QUESTO INDIRIZZO:

http://pcl-fc.blogspot.com/






 
 
 

Post N° 170

Post n°170 pubblicato il 16 Luglio 2008 da skaccoalpotere
 

BOLZANETO:
Provate pure a credervi assolti ... SARETE SEMPRE COINVOLTI

SULLA SENTENZA PER LE TORTURE A BOLZANETO
(
17 luglio 2008)

 La sentenza del tribunale genovese per i crimini commessi da poliziotti e c. nella caserma di Bolzaneto nel luglio 2001 è una vera schifezza. Condanne ridicole, solo per 15 persone, e una comoda prescrizione tra sei mesi. Possono aver torturato, incarcerato senza motivo, insultato, vessato, ma non pagheranno nulla per tutto questo, anzi, questi comportamenti di poliziotti e annessi ne escono legittimati.

Ma certo da questo stato non si poteva aspettare di meglio, viste anche le premesse. Nessuno dei poliziotti imputati era stato sospeso dal servizio, nemmeno per un giorno, ma tutti nel frattempo hanno continuato a far carriera.

E non ci si può nascondere, come fa Amnesty, dietro al fatto che in Italia non c'è il reato di tortura, perché ciò che è accaduto a Genova nel 2001 poteva essere sanzionato comunque. È mancata, ovviamente, la volontà da parte della magistratura e del potere politico, che hanno coperto, autorizzandoli nei fatti, le mattanze di quei giorni di G8.

Da tutta la vicenda ne esce rafforzata l'impunità di cui godono gli appartenenti alle forze dell'ordine; a questo punto possono ben sperare anche gli agenti che due anni fa a Ferrara hanno ammazzato a bastonate il diciottenne Federico Aldrovandi.

A fronte di salari bassi, come in tutto il pubblico impiego, e condizioni di vita di sicuro non eccellenti per la "truppa", viene da chiedersi come facciano poliziotti, carabinieri, ecc, ad accontentarsi della propria impunità. Ma, forse, è semplicemente che il cane del padrone morde più forte quando è affamato.

In definitiva ha ragione Marco Ferrando, quando, commentando la sentenza di Genova, ha detto "lo Stato assolve la propria criminalità". Così da un lato si lanciano campagne sulla "sicurezza" criminalizzando rom e migranti, dall'altro si autorizza a posteriori quella che è stata definita "la più grande sospensione del diritto nel dopoguerra". Mentre il giustizialista Di Pietro, assunto ormai al ruolo di moralizzatore di stato, tace sull'intera vicenda.

Nulla di nuovo in definitiva, la magistratura di classe dello stato italiano è sempre la stessa e forse la sentenza dell'altro ieri sarà destinata a restare nella torbida storia di questo paese, come quella che nel 1975 decretò la morte di Pino Pinelli, volato da una finestra della questura milanese, causata da un "malore attivo". Il giudice di allora si chiamava Gerardo D'Ambrosio, "eroe" di manipulite, da due legislature senatore del Pd.

Chissà che tra qualche hanno anche i magistrati genovesi non arrivino in parlamento.

 
 
 

Post n°169 pubblicato il 19 Aprile 2008 da skaccoalpotere
 
Foto di skaccoalpotere
VELTRONI E BERTINOTTI HANNO RICONSEGNATO L'ITALIA A BERLUSCONI
Costruiamo insieme il Partito Comunista dei Lavoratori
La sinistra che non tradisce

Il ritorno di
Berlusconi suscita un' amarezza profonda nel popolo della sinistra e in vasti
settori di lavoratori. Facciamo nostro questo sentimento.
Dopo aver riproposto per due anni le
stesse politiche di Berlusconi( missioni militari, sacrifici sociali,
precariato) il governo di Romano Prodi ha riconsegnato l'Italia al Cavaliere.
Milioni di lavoratori sacrificati da Prodi per due anni sull'altare di
Confindustria e banche, sono ora riconsegnati al reazionario Berlusconi.
Di più: non pochi hanno reagito alla delusione per il centro sinistra e al
tradimento subito finendo con l'astenersi dal voto o addirittura col votare la Lega e le destre contro i
propri stessi interessi. Da soli per anni avevamo previsto e
denunciato che la subordinazione delle sinistre a Prodi avrebbe
prodotto questo disastro. E' quanto è avvenuto. Per questo, nel momento stesso in cui
è necessario preparare un vasto fronte di opposizione di massa al terzo governo
Berlusconi, è indispensabile prendere atto del fallimento storico, senza
ritorno , degli stati maggiori della sinistra italiana. Il gruppo dirigente che sciolse il
PCI nell'89 è oggi approdato in un partito "democratico"
confindustriale, sostenuto dalle banche, in compagnia di Calearo e Colaninno.
Con un Veltroni che addirittura si "congratula" con Berlusconi( dopo
avergli copiato larga parte del programma). I gruppi dirigenti della Sinistra
Arcobaleno che in cambio di poltrone hanno votato tutte le peggiori porcherie
del governo Prodi, sono rimasti sepolti sotto le rovine della propria politica
dopo aver dilapidato un patrimonio grande di energie e di attese.
Tutti hanno venduto i lavoratori ai
loro avversari in cambio di onorificenze . Tutti hanno tradito. Occorre allora prendere con
coscienza atto della realtà: una sinistra è morta, occorre costruirne un'altra.
E' questo lo scopo del Partito Comunista dei Lavoratori. Siamo un piccolo e giovane partito.
Ma con una carta d'identità inconfondibile: siamo l'unico partito a sinistra
che non si è venduto. L'unico che non si è compromesso negli anni di Prodi. L
'unico che non ha mai votato missioni militari e sacrifici per gli operai(
a differenza della stessa Sinistra Critica). L'unico che non ha contribuito a
riportare in sella Berlusconi.
Questo è il patrimonio di coerenza
che mettiamo a disposizione del futuro del mondo del lavoro e della
ricostruzione della sinistra italiana. La stagione di lotta che si aprirà
presto contro Berlusconi dovrà trovare sul campo una nuova direzione, una
sinistra che non tradisca. E solo chi non ha tradito in passato è credibile
quando dice che non tradirà nel futuro. Solo chi non ha tradito può oggi
ricostruire dalle macerie una sinistra nuova.
Il voto al PCL e al suo
candidato Marco Ferrando, alla prima prova elettorale, da parte di oltre
200.000 lavoratori- che ringraziamo- è un prezioso punto di partenza e un
investimento di prospettiva. Per questo facciamo appello non solo ai
nostri elettori, ma ai tanti lavoratori che si sono astenuti, a coloro che
hanno votato sinistra" arcobaleno" o "critica", ai tanti
che magari hanno votato PD in pura funzione antiberlusconi, per dire a
tutti:uniamoci nelle lotte che verranno contro governo e padronato; costruiamo
insieme il Partito Comunista dei Lavoratori, la sinistra della rivincita.


 

 
 
 

Post n°168 pubblicato il 05 Aprile 2008 da skaccoalpotere
 
Foto di skaccoalpotere

Loredana Dolci
segretaria regionale del PdCI e candidata in un seggio “scomodo” per la
“Sinistra l’Arcobaleno” passa al Partito Democratico

Non è uno scherzo
d’aprile è il pantano dell’opportunismo!

L’unità della sinistra governista, avvenuta senza basi di
principio e solo per volontà delle rispettive burocrazie di partito, è figlia
dei meccanismi elettorali e dettata dalla scelta del PD di “correre da solo”,
scelta che avrebbe privato in questo modo della rappresentanza parlamentare a
PdCI, Verdi, Sd e messo a repentaglio quella di Rifondazione.
Le soglie di
sbarramento e i sondaggi sono la sola bussola ad orientare
Bertinotti-Scanio-Diliberto e Mussi.
La Sinistra
l’Arcobaleno, non è dunque il raggiungimento dell’unità a sinistra, ma un
cartello elettorale nato per salvare la presenza istituzionale di PRC, PdCI,
Verdi e Sd, che peraltro, dopo gli illusori e fin troppo ottimistici proclami
di qualche mese fa, ha iniziato a sfaldarsi e prosegue a perder pezzi anche a
15 giorni dal voto!
 

E sono proprio i sondaggi,
che davano la Sinistra
l’Arcobaleno in caduta libera, alla base del passaggio di alcuni “illustri”
esponenti di questa accozzaglia social-imperialista al Partito
Democratico: dopo l’ex-ministro dei
trasporti Bianchi infatti, anche Loredana Dolci, segretaria del PdCI
emiliano-romagnolo non ha esitato a salire sul pullman di Veltroni.
La Sinistra l’Arcobaleno non fa
altro che riaffermare coi fatti di essere un “blocco burocratico” di politici
di professione, il cui unico interesse è sopravvivere e perpetuarsi, tenuti al
guinzaglio del partito delle banche e delle imprese (il PD) che li ha impiegati
negli ultimi due anni come copertura a sinistra ed elemento di pacificazione
sociale e che continua ad usarli in tutte le amministrazioni locali.
Non solo il fallimento senza appello di questi due anni di
governo, ma anche il continuo trasformismo che agita la Sinistra l’Arcobaleno a
pochi giorni dal voto, non possono che essere la riconferma di quanto abbiamo
sostenuto in questi anni di coerente battaglia politica. Quello che serve è una sinistra che non tradisca. Anche per questo invitiamo a votare il Partito Comunista dei
Lavoratori, perchè l’unico voto che non viene disperso è il voto che non viene
tradito.
Solo chi non ha mai
tradito può assicurare che non tradirà mai!

 
 
 

Il PCL è presente!

Post n°166 pubblicato il 22 Marzo 2008 da skaccoalpotere
 
Foto di skaccoalpotere

Dopo
una lotta estenuante contro il tempo abbiamo raccolto le firme
necessarie per poterci presentare alle elezioni del 13-14 aprile.
In regione, l’impegno straordinario dei nostri militanti ha consentito
di raccogliere in tempi brevissimi circa 2500 per il Senato e 2900
firme per la Camera dei Deputati (di cui 1090 nella nostra provincia). Superando così l’obiettivo del numero di firme imposto da una legge
“antidemocratica” che prevedeva l’esenzione dall’obbligo di raccogliere
firme di sostegno alle liste, alle sole forze rappresentate in
parlamento da almeno due persone, indipendentemente dal partito o lista
in cui erano stati eletti all’inizio della legislatura e obbligando le
liste prive di rappresentanza parlamentare a raccogliere in tempi
brevissimi migliaia firme per poter presentare le proprie idee e
proposte nella competizione elettorale.


Nonostante
le avversità, le liste del Partito Comunista dei Lavoratori, sono state
presentate in tutte le circoscrizioni della Camera dei Deputati e del
Senato (eccetto la Valle
d'Aosta ed il Senato del Trentino Alto Adige). Liste che candidano
nelle prime file operai e dirigenti sindacali di grandi fabbriche, come
Daniele Debetto (Rsu Pirelli Settimo, Piemonte 1 e 2), Luigi Sorge (Rsu
Fiat Cassino, Lazio 1 e 2), Daniele Caboni (Rsu Siemens Livorno;
Toscana). Il Partito Comunista dei Lavoratori si presenta per quello
che è stato e che è: il partito della sinistra italiana che non si è
compromesso, né in tutto né in parte, con un governo confindustriale e
bellicista. Ci poniamo in totale rottura con decenni di tradimenti e
trasformismi della sinistra italiana e lo diciamo chiaramente: non si
può governare per due anni con Prodi, missioni di guerra e finanziarie
antioperaie, e dirsi di sinistra. Non si può corteggiare il Pd di
Veltroni, Calearo e Colaninno e dopo aver incassato il rifiuto di
un’ennesima nefasta alleanza di centrosinistra, fingere di ricollocarsi
a sinistra! La “Sinistra l’Arcobaleno” nasce per riportare i lavoratori
dentro il quadro di compatibilità di sistema per questo nasce morta!
Ora si apre la grande sfida della campagna elettorale a cui il PCL non
si farà trovare impreparato. Una sfida che ha lo scopo della
ricostruzione di una sinistra rivoluzionaria e di classe in questo
paese. Per questo rivendichiamo l’autonomia del nostro progetto,
un’autonomia che vale innanzitutto verso l’Arcobaleno, ma anche per i
dirigenti di  “Sinistra critica”, che hanno
votato per 23 volte la fiducia al governo Prodi: sia sul primo
rifinanziamento delle missioni di guerra (luglio 2006); sia sulla
finanziaria antioperaia da 35 mld che ha regalato risorse immense a
imprese e banche (dicembre 2006); sia sul programma dei 12 punti del 2°
governo Prodi (febbraio 2007). Ci dispiace, ma la tardiva dissociazione
di Sinistra critica nella fase terminale dell'Unione - in sé positiva -
non annulla queste responsabilità, che non possono essere rimosse.
Tutto ciò naturalmente non pregiudica l'unità di azione tra PCL e le
“altre sinistre” sul terreno della battaglia di massa e delle lotte
attorno ad obiettivi comuni.

 
Ma
certo impedisce confusioni di responsabilità e pasticci elettoralistici
senza futuro. Alla base del nostro percorso abbiamo sempre posto la
chiarezza e il rigore dei principi. Non intendiamo deflettere. Come
hanno felicemente ricordato i nostri compagni in Abruzzo: il PCL sta alle elezioni come Berlusconi sta all’onestà: estranei e sospettosi.

Da rivoluzionari, abbiamo deciso di partecipare alle elezioni per far
conoscere le nostre idee e le nostre proposte, in un periodo in cui
l'attenzione delle masse si concentra sui temi della politica e in cui
la democrazia borghese concede qualche spazio di libera propaganda.
Nulla più di questo, sappiamo che il nostro baricentro resta nelle
lotte e tra la “gente” della nostra classe, l'ingresso nella stanza dei
bottoni è una lusinga senza effetti su di noi (per ulteriori
informazioni chiedere a rifondazione comunista).

 
 
 

Post N° 165

Post n°165 pubblicato il 22 Marzo 2008 da skaccoalpotere
 
Tag: Lavoro
Foto di skaccoalpotere

Stop precarietà!
Sono
ormai circa dieci anni che nel nostro paese si è sviluppata la
flessibilità selvaggia con il conseguente incremento senza precedenti
della precarietà di massa. Fu il cosiddetto “pacchetto Treu” a lanciare
questo attacco selvaggio alle condizioni di vita e di lavoro di milioni
di giovani (e non solo). Il “pacchetto Treu” non era che una delle
varie misure antioperaie e antipopolari che i vari governi di
centrosinistra hanno preso nel corso degli anni ’90 e in particolare
proprio durante il primo governo Prodi, cioè con l’insieme delle forze
della sinistra all’interno della maggioranza. Il governo Berlusconi ci
ha poi aggiunto del suo, aggravando ulteriormente la precarietà con la
legge 30.

Dal punto di vista sociale i fatti dimostrano che non c’è differenza sostanziale tra governi di destra e di centrosinistra,
in quel gioco di alternanza che rappresenta il quadro di dominio
politico e sociale del grande capitale e in cui il ruolo del
centrosinistra è quello di cercare di fare il “lavoro sporco” con il
minimo prezzo sociale. Se Berlusconi avesse fatto solo la metà di ciò
che il “Professore” e la sua combriccola hanno fatto in questi due
anni, l’Italia sarebbe stata attraversata da proteste sociali
asprissime e prolungate, ma la “sindrome del governo amico” ha
paralizzato trasversalmente tutte le lotte: i sindacati si inchinano
alla concertazione, i movimenti, cavalcati dai poltronai
di Rifondazione, non hanno più un riferimento politico coerente. Il
governo Prodi ha continuato sulla strada dei suoi predecessori.
Naturalmente, fatto un pacchetto Treu (e aggiuntasi per di più la legge
30) non si può farne un secondo, ma la precarietà viene mantenuta e si
attuano nuove politiche di attacco allo “stato sociale”, al salario e
all’occupazione.

La finanziaria scorsa, invece di far “piangere i ricchi”, regalò ai capitalisti,
col taglio del “cuneo fiscale”, la bellezza di 9 miliardi di euro
l’anno, ingrassando i loro profitti. Mentre i lavoratori si videro
ridurre il salario reale con l’aumento dei contributi, i vergognosi
tickets sanitari, l’aumento delle tasse locali e la riduzione ulteriori
dei servizi. Ma i miliardi per incrementare massicciamente le spese
militari dell’imperialismo italiano e le centinaia di milioni per la
scuola privata (mentre si tagliano i posti di lavoro
nell’insegnamento), quelli si trovano tranquillamente.

È necessaria un’alternativa che metta in discussione anche il ruolo delle burocrazie sindacali
(a partire dalla CGIL) che si sono compromesse col governo firmando il
protocollo sul welfare del 23 luglio che preserva la legge 30 sulla
precarietà e innalza l’età pensionabile colpendo i giovani e le loro
pensioni future. Con l’insediamento del governo Prodi e del ministro
Mussi per l’Università lo stato di salute degli atenei italiani è
rimasto invariato. La tanto odiata riforma Moratti è stata oggetto, da
parte del governo in carica, di un decreto attuativo (altro che
abrogazione!), mentre il ministro Fioroni ha definitivamente sancito la
privatizzazione della scuola pubblica e la riduzione del sapere ad una
merce come le altre.

I fondi per gli atenei sono sempre più scarsi,
di conseguenza la qualità della didattica e dei servizi andrà a
peggiorare e questo deficit peserà sulle tasche delle famiglie degli
studenti iscritti presso l’ateneo. La necessità dell’unità di lotta tra
lavoratori e studenti per abbattere la precarietà nei luoghi di lavoro,
nelle scuole e nelle università è quantomai attuale e bisognosa di una
guida politica che si ponga, senza compromessi, in difesa delle loro
ragioni.
Per questo ci battiamo, unico partito in Italia, per
l’abrogazione del Pacchetto Treu, della legge 30 e delle riforme
universitarie (Zecchino-Berlinguer e Moratti).

 
 
 

Post n°164 pubblicato il 22 Marzo 2008 da skaccoalpotere
 
Foto di skaccoalpotereQualcuno si ricorda dei CPT?
Uno dei criteri fondanti del decreto Amato-Ferrero
del 13 marzo 2007 prendeva forma nel bel proposito di “superare
l’attuale sistema dei centri di permanenza temporanea e assistenza
(istituiti nel ’98 dalla legge Turco-Napolitano durante il primo
governo Prodi), promuovendone e valorizzandone la funzione di
accoglienza e di soccorso” entro dodici mesi dall’entrata in vigore della legge.



Dodici mesi sono passati. Cosa è cambiato?

Se da un lato i centri di detenzione non sono stati cancellati
(la loro esistenza è parte integrante del dispositivo di controllo
migrazioni), dall’altro non è neppure riuscita la loro trasformazione.
Così, ogni volta che i centri si riempiono, anche in seguito alla
frequenza degli sbarchi che si susseguono sulle coste meridionali della
penisola, ritorna alla luce la loro crudeltà e quindi riprendono le
rivolte e i tentativi di fuga: ricordiamo le rivolte di Bari, la
sequenza ravvicinata di tentativi di fuga e sommosse nel CPT di
Gradisca d’Isonzo, fino ad arrivare all’avvelenamento da gas
lacrimogeni di una bimba di 8 mesi "ospite" del CPA inglobato nella
"città della detenzione" isontina. Poi, il suicidio di due ragazzi nel
CPT di Modena, privati della loro libertà. Una lunga serie di eventi
questa, seguita dal silenzio. Da Bari a Roma, da Modena a Bologna, la
presenza di questi “detenuti amministrativi”, che formalmente sono
considerati “ospiti”, ma che in realtà sono trattati come prigionieri,
è ancora tremendamente diffusa.

Elenco CPA e CPT sul territorio italiano (24)

CPA Bari Palese
CPA Borgo Mezzanone - Foggia
CPA don Tonino Bello - Otranto
CPT C.so Brunelleschi - To
CPT Cassibile (Sr)
CPT contrada S.Benedetto - AG
CPT Europa
CPT Gradisca - GO

CPT Lamezia Terme - CZ
CPT Lampedusa
CPT Marche
CPT Pian del Lago - Caltanissetta
CPT Ponte Galeria - Roma
CPT Postojna (Postumia) SLO
CPT Regina Pacis, San Foca - LE
CPT Restinco - Brindisi

CPT San Paolo - Bari
CPT Sant’Anna - Crotone
CPT Sant’Anna - MO
CPT Serraino Vulpitta - TP
CPT Veneto
CPT Via Colajanni - Ragusa
CPT Via Corelli - MI
CPT Via Mattei - BO

 

Tanti,
troppi sono gli esempi che dimostrano quanto il decreto Amato-Ferrero
sia bello a parole, ma totalmente inefficace nei fatti, uno su tutti:
nell’estate 2007 una commissione guidata dal rappresentante ONU Staffan
de Mistura riuscì a far chiudere il CPA di Bari Palese, ma dopo una
settimana il centro fu riaperto per “ospitare” 62 persone. Oltretutto,
della serie “oltre al danno anche la beffa”, proprio a Bologna, nel
dicembre 2007, sono stati assolti dall’accusa di lesioni personali
aggravate i quattro agenti di polizia responsabili del pestaggio dei detenuti del CPT di via Mattei nella notte tra il 2 e il 3 marzo 2003.

Si continua a privare della libertà persone che non hanno commesso alcun reato

L’ignobile
meccanismo messo in atto dalla legge Bossi-Fini, ossia il fatto che il
contratto di soggiorno viene condizionato dall’esistenza di un
contratto di lavoro, porta i lavoratori immigrati ad essere
vergognosamente ricattati dal padronato e versare in uno stato di
schiavitù salariata. La loro permanenza nel paese è così strettamente
legata alla sottomissione verso il volere del padrone, pena la perdita
del permesso di soggiorno. Promulgare decreti che vorrebbero limitare
l'ingresso nei paesi ricchi solo a coloro che sono disposti a farsi
sfruttare, sommandosi ai lavoratori precari nostrani, non fa altro che
infittire le maglie del precariato sociale ed espandere i profitti
degli sfruttatori.In questo quadro, il ciarlatanesco decreto
Amato-Ferrero (quest’ultimo ministro di un partito che fino a poco
tempo fa si schierava dalla parte degli immigrati), mantiene in tutto e
per tutto il meccanismo di sfruttamento di classe della Bossi-Fini, e
malcela l’unico scopo per il quale è nato: tentare di arginare la lotta
degli immigrati contro le leggi razziste e anti-operaie dei governi di
centrodestra e centrosinistra. Bella solidarietà sociale!

 

Il Partito Comunista dei Lavoratori rivendica:

- L’ABOLIZIONE DI CPA E CPT;
- L’ABOLIZIONE DELLE LEGGI BOSSI-FINI, TURCO-NAPOLITANO E DEL DECRETO AMATO-FERRERO;
- UNA SANATORIA GENERALIZZATA PER TUTTI GLI IMMIGRATI PRESENTI E IL RILASCIO A TUTTI DEL PERMESSO DI SOGGIORNO;
- L’UNITA’ DI CLASSE TRA LAVORATORI ITALIANI E LAVORATORI IMMIGRATI

Nucleo universitario PCL- sezione Forlì-Cesena
 
 
 

Post n°163 pubblicato il 08 Marzo 2008 da skaccoalpotere
 
Foto di skaccoalpotere
L'alternativa operaia e socialista
Un partito è un programma,
un partito rivoluzionario è un programma rivoluzionario!

L’annuncio di una nuova era di pace e di progresso dopo il crollo del
Muro di Berlino (1989) è stato smentito dai 20 anni successivi.

Le contraddizioni mondiali si estendono, contro tutte le promesse
di un “nuovo ordine internazionale” e la stessa “globalizzazione” non
si è affatto tradotta in un miglioramento della condizione
dell’umanità. Al contrario.

Le condizioni sociali e di vita della maggioranza della
popolazione mondiale conoscono un arretramento progressivo a tutte le
latitudini del globo: sotto la spinta di una nuova e più ampia
competizione internazionale che proprio il crollo dell’URSS ha liberato
e che l’emergere della Cina sul mercato mondiale alimenta ogni giorno.

Avanza ovunque un attacco radicale ai salari, alla stabilità del
posto di lavoro, ai diritti sindacali, alle conquiste sociali delle
generazioni precedenti.

Tornano le guerre imperialiste e le corse coloniali per il
controllo di zone d’influenza, materie prime, manodopera a basso costo,
col loro carico di devastazioni e di orrori.

Si affacciano enormi flussi migratori, quali fughe di massa dalla
fame e dalla morte, pretesto di nuove campagne razziste e xenofobe.

Si aggrava la catastrofe ambientale e gli squilibri ecologici su scala planetaria.

Il modo di produzione capitalista ha dunque celebrato la sua
“vittoria” nel momento stesso in cui non ha più nulla di progressivo da
offrire alle giovani generazioni. Peraltro tutte le domande e
rivendicazioni di progresso – sociali, nazionali, ambientali, di genere
- che salgono dalle classi subalterne, cozzano come non mai con le
regole del gioco del capitalismo mondiale e i loro riflessi nei diversi
paesi e continenti.

Tanto più nell’attuale epoca storica, ogni illusione di riforma
socialmente progressiva è priva di qualsiasi fondamento materiale. Non
c’è un solo governo oggi al mondo che promuova riforme sociali
progressive di una qualche rilevanza. Ovunque i governi– siano essi di
centrodestra, di centrosinistra o della socialdemocrazia – gestiscono
le medesime politiche di austerità sociale e di “sacrifici”. Le
sinistre che entrano in questi governi o che li appoggiano – quando
anche si definiscono abusivamente “comuniste” – si fanno complici di
quelle politiche contro i lavoratori, i giovani, i popoli oppressi: dal
Brasile, all’India, dal Sudafrica all’Italia.

La verità è che non c’è via d’uscita “progressiva” per l’umanità dentro il modo di produzione capitalista.

Solo una prospettiva socialista su scala internazionale può liberare il mondo dalla regressione storica che l’attraversa.



L’ATTUALITA’ DELL’ALTERNATIVA SOCIALISTA

Le potenzialità di progresso sociale contenute negli sviluppi della
tecnica e della scienza, si convertono, entro il quadro capitalistico,
in nuovi fattori di oppressione e disuguaglianza.

L’incremento della produttività del lavoro incorporato alla
tecnica consentirebbe una riduzione progressiva dell’orario di lavoro e
una distribuzione tra tutti del lavoro che c’è: e invece si combina con
un aumento del tempo di lavoro giornaliero e di vita (età
pensionabile), della disoccupazione, dello sfruttamento.

Grandi risorse del sapere scientifico e della ricerca potrebbero
essere impiegate nella salvaguardia dell’ambiente e nella lotta contro
il cancro e l’AIDS: e invece sono investite nella spesa per armamenti,
che ammonta globalmente a un milione di miliardi e costituisce il
principale campo d’applicazione dell’elettronica e dell’informatica.

Le potenzialità della produzione alimentare consentirebbero di
sfamare la popolazione mondiale per un totale di 12 volte la sua
attuale entità: e invece aumenta massicciamente la fame nel mondo
secondo gli stessi dati ufficiali dell’ONU, sullo sfondo della
desertificazione di intere parti della terra.

La crisi finanziaria dei mutui americani chiarisce una volta di più
la natura antisociale del capitalismo: con i pescecani della grande
finanza che speculano sull’indebitamento delle famiglie truffando
milioni di risparmiatori; e le banche centrali (FED e BCE) che spendono
enormi ricchezze, destinabili a ben altri scopi, a sostegno dei
banchieri speculatori, per evitare che crolli il loro castello di
truffe.

Proprio nell’attuale epoca storica si manifesta dunque al massimo
grado tutta l’irrazionalità dell’attuale ordine del mondo. Tutta la
moderna barbarie di un’economia fondata sul profitto che concentra
nelle mani di 750 multinazionali, dei loro giochi di borsa, delle loro
contese, le leve della ricchezza e delle sue destinazioni d’uso. E che
affida a un pugno di grandi potenze, in concorrenza tra loro, a partire
dagli USA, il controllo del pianeta.

Solo l’esproprio della borghesia, riconducendo le leve
dell’economia e della scienza sotto il controllo pubblico del mondo del
lavoro e della maggioranza della società, è possibile riorganizzare su
basi razionali la società del mondo: restituendo alla specie umana il
potere di decidere del proprio futuro.



UN PROGRAMMA SOCIALISTA PER UN GOVERNO DEI LAVORATORI

Sono vent’anni che le sinistre italiane, politiche e sindacali,
accettano di negoziare sulla piattaforma del padronato: prima sulla
cancellazione della scala mobile (anni 80 e primi anni 90); poi sui
tagli alle spese sociali, sulle privatizzazioni, sull’abbattimento
della previdenza pubblica (92-96); poi sulla precarizzazione dilagante
del lavoro. Ogni volta si è detto che i “sacrifici” richiesti servivano
a ottenere miglioramenti futuri. E’ accaduto l’opposto: ogni
arretramento ha preparato la strada agli arretramenti successivi. Ogni
sconfitta ha trascinato con sé altre sconfitte. Sino alla devastazione
attuale: in cui i figli si vedono privati delle conquiste dei loro
padri.

Noi diciamo: ora basta Ogni negoziato sui nuovi sacrifici è
inaccettabile e va respinto. Proponiamo quindi di partire dalle
esigenze e dalle domande dei lavoratori. Quelle sacrificate da
vent’anni.
Un forte aumento di salari e stipendi per l’insieme dei lavoratori
dipendenti: perché con 1000 euro (quando va bene) non si raggiunge la
fine del mese.

L’abolizione di tutte le leggi di precarizzazione del lavoro, dal
pacchetto Treu alla legge Maroni, a partire dall’assunzione a tempo
indeterminato di tutti i lavoratori oggi precari: per porre fine alla
ricattabilità sociale di milioni di giovani, all’insicurezza cronica
del lavoro e della vita di un’intera generazione.

L’abrogazione delle controriforme pensionistiche degli ultimi 15
anni, a favore del ritorno della previdenza pubblica a ripartizione:
consentendo a milioni di giovani di godere un domani di una pensione
decente, vincolata all’ultimo stipendio e sottratta al ricatto dei
fondi pensione.

Un vero salario garantito per i disoccupati in cerca di lavoro e
per i giovani in cerca di prima occupazione: per consentire loro di
sottrarsi alla marginalità sociale, al ricatto del precariato, alle
mani della criminalità organizzata.

Un massiccio investimento di risorse sotto controllo popolare,
nella scuola pubblica, nella sanità pubblica, nei trasporti,
nell’edilizia popolare, nel risanamento ambientale…: restituendo
innanzitutto ai servizi sociali e alla qualità della vita tutto ciò che
le politiche dominanti hanno loro sottratto per vent’anni a esclusivo
vantaggio delle rendite e dei profitti.

A chi afferma che non vi sono risorse per finanziare queste
richieste, rispondiamo che le risorse non solo esistono ma sono
immense. Basta prenderle là dove sono.

Dalle decine di miliardi che le Finanziarie regalano alle grandi
imprese private con gli ordinari trasferimenti pubblici (44 miliardi
tra il 2000 e il 2006).

Dagli immensi profitti realizzati dalle grandi imprese in anni e
decenni di supersfruttamento del lavoro e di bassi salari (41 miliardi
di profitti nel solo 2005 da parte delle prime venti aziende).

Dai giganteschi utili realizzati dalle banche sia con attività di
ordinario strozzinaggio (mutui) sia con l’espansione del proprio
controllo sul grosso dell’economia nazionale (crescita del 50% dei
profitti nel solo 2006).

Dal grande patrimonio finanziario detenuto dal 2% delle famiglie
italiane (800 miliardi di euro tra i possessori di patrimoni superiori
ai 500.000 euro).

Dai 21 miliardi di spese militari previsti dal bilancio dello
stato (cresciuti del 13% con la finanziaria 2006) e destinati a
costosissimi armamenti, missioni di guerra, e profitti dell’industria
militare.

Per non parlare infine della famigerata evasione fiscale del
grande capitale o della Chiesa: una Chiesa che grazie alla scandalosa
esenzione di IVA ed ICI ed ai mille benefici di cui gode, sottrae all'
erario pubblico 6 miliardi l' anno.

Una programma di governo non può limitarsi alla sola
redistribuzione della ricchezza, ma chiama in causa il tema stesso
della proprietà.

Il fatto che nelle mani di una piccola minoranza della società si
concentrino tutte le leve di comando (industria, credito, servizi,
telecomunicazioni, stampa) non suscita alcuno scandalo. Al contrario
tutti i “democratici” lo considerano un fatto del tutto normale e
inevitabile. Di più: negli ultimi 15 anni hanno sostenuto o avallato un
gigantesco processo di privatizzazioni che ha allargato a dismisura
proprietà e ricchezze del capitale finanziario, a vantaggio di poche
grandi famiglie (vecchie e nuove) e a scapito di lavoratori,
consumatori, piccoli risparmiatori, oltreché della moralità pubblica e
dell’ambiente.

Noi vogliamo ribaltare questa politica. Per questo, a partire dalle
lotte dei lavoratori, avanziamo alcune rivendicazioni elementari.

La rinazionalizzazione, sotto controllo operaio e senza indennizzo
(se non per i piccoli risparmiatori), di tutte le aziende, i settori, i
servizi che sono stati privatizzati negli ultimi 20 anni, a partire dai
settori strategici: non è possibile costruire alcuna alternativa se
innanzitutto non si libera il campo dalle devastazioni compiute. Se non
si recuperano al controllo pubblico e all’interesse pubblico beni
fondamentali per la qualità della vita, a partire dall’acqua.

L’unificazione sotto controllo pubblico dell’istruzione e della
sanità: scuola privata e sanità privata non solo contraddicono la
necessaria universalità e gratuità di servizi pubblici fondamentali, ma
sottraggono grandi risorse al servizio pubblico. Spesso, oltretutto –
come nella sanità – per truffe e speculazioni ignobili sulla pelle dei
malati. E’ inaccettabile. Istruzione e sanità debbono essere pubbliche
e laiche.

La nazionalizzazione senza indennizzo e sotto controllo dei
lavoratori delle industrie in crisi, che inquinano, che licenziano.
Migliaia di aziende prendono soldi dallo Stato per realizzare
ristrutturazioni antioperaie, portare all’estero gli impianti, lasciare
sulla strada i dipendenti. E’ intollerabile. E’ necessario unificare le
4.500 lotte di resistenza oggi in corso nelle fabbriche in crisi a
difesa dei posti di lavoro in un ampio fronte unitario di lotta. E’
possibile solo se la parola d’ordine della nazionalizzazione delle
aziende in crisi è fatta propria dal movimento operaio italiano. Come
in settori d’avanguardia e lotte radicali di altri paesi.

La nazionalizzazione delle assicurazioni e delle banche. Banche e
assicurazioni sono l’architrave del potere economico in Italia. Ma
anche strumento di oppressione verso ampi strati popolari: attraverso
il nodo scorsoio di mutui usurai, il raggiro di correntisti e piccoli
risparmiatori, i legami con la criminalità, la partecipazione, da
protagonisti, a truffe gigantesche e scandali nazionali (Cirio, Bond
Argentini, Parmalat). La nazionalizzazione delle banche e la loro
unificazione in un unico istituto di credito sotto controllo popolare,
sarebbe non solo un fattore di eliminazione di irrazionalità e sprechi:
ma anche una leva di igiene morale e di liberazione dallo strozzinaggio
per un’ampia parte della società. E un colpo severo a mafia e camorra.

A chi obietta che queste misure, nel loro insieme, sono
“incompatibili” con le leggi economiche dell’attuale società e
dell’attuale Unione Europea, rispondiamo semplicemente che è vero.
Infatti ci battiamo per un’altra società e per un’altra Europa.
Solo un’economia europea democraticamente pianificata, basata sul
controllo delle leve della produzione e del credito da parte dei
lavoratori può consentire una riorganizzazione dei rapporti sociali in
funzione dei bisogni dei molti e non del profitto dei pochi.

Solo un’economia democraticamente pianificata, può affrontare in
Italia la moderna questione meridionale, impiegare e valorizzare tutte
le capacità di lavoro sull’intero territorio nazionale, riconvertire
l’industria bellica o inquinante con piene garanzie occupazionali per i
lavoratori, ampliare e qualificare la spesa sociale in direzione di
case, scuole, università, ospedali, ricerca, programmare un ampio
sviluppo dei servizi per l’infanzia, promuovere il riassetto
idrogeologico del territorio. E una battaglia per l’alternativa
anticapitalistica in Italia è parte della lotta per un’Europa
socialista, oltreché un contributo importante in questa direzione.

Infine il nostro programma di governo non sarà mai realizzato
nell’attuale quadro istituzionale. Richiede una trasformazione
costituzionale per un altro governo e un altro Stato.

Noi ci battiamo per un altro Stato. Perché ci battiamo per il
potere reale dei lavoratori e delle lavoratrici. Naturalmente lavoriamo
per la difesa di tutti i diritti e gli spazi democratici che la classe
operaia e le masse popolari hanno conquistato e strappato con durissime
lotte. Prima contro il fascismo. Poi contro i manganelli dell’attuale
“democrazia” borghese. Ed anzi lottiamo per ampliare (o recuperare)
questi diritti contro l’involuzione in corso, rivendicando il ritorno a
una legge elettorale pienamente proporzionale, la difesa e sviluppo
delle libertà sindacali (dei singoli e delle organizzazioni), la difesa
dei diritti e delle libertà delle donne, la parità di diritti tra
lavoratori italiani e immigrati, contro ogni forma di xenofobia, la
parità dei diritti degli omosessuali e di tutte le minoranze oppresse,
contro ogni cultura e discriminazione omofobica. Ma non ci limitiamo a
questo.

Non ci limitiamo a difendere diritti e spazi di tutti gli oppressi
dentro l’attuale democrazia. Rivendichiamo una democrazia dei
lavoratori, delle lavoratrici, della maggioranza della società: l’unica
peraltro che può realizzare sino in fondo le stesse aspirazioni
democratiche. Rivendichiamo in fondo la democrazia reale: quella in cui
la maggioranza della società non ha solo il diritto di votare ogni 5
anni chi la governerà in Parlamento, ma ha il potere di decidere le
condizioni della propria vita e del proprio futuro.
Per questo rivendichiamo una democrazia fondata
sull’autorganizzazione democratica dei lavoratori stessi e delle larghe
masse popolari, con rappresentanti eletti direttamente nei luoghi di
lavoro e sul territorio; con il più ampio e libero confronto tra
diverse proposte, candidature, organizzazioni , partiti, sulla base del
principio proporzionale e del comune riconoscimento del potere
popolare; dove ogni eletto è permanentemente revocabile dai suoi
elettori e privo di qualsiasi privilegio sociale, economico, giuridico
rispetto alla sua base elettiva; dove il potere politico concentra
nelle proprie mani sia le funzioni legislative che esecutive; dove
tutte le articolazioni del potere e gli stessi strumenti di difesa del
nuovo ordine sociale sono basati sulla forza organizzata dai lavoratori
stessi e sono posti sotto il loro controllo.

A chi obietta che è una proposta arcaica, rispondiamo che è
l’unica risposta progressiva, reale, straordinariamente attuale, alle
stesse istanze di moralità pubblica, trasparenza, efficienza,
economicità che la propaganda dominante oggi solleva in modo ipocrita e
distorto, e spesso reazionario.

“Costi della politica”? Nessuna soluzione è più economica
dell’eliminazione degli stipendi faraonici agli attuali parlamentari (o
consiglieri regionali); della assegnazione ad ogni deputato del popolo
di uno stipendio da lavoratore; della soppressione del bicameralismo
(quanto costa il Senato?).

“Efficienza”? Nessuna soluzione è più efficiente di quella che
unifica poteri legislativi ed esecutivi, che smantella l’enorme
parassitismo dell’attuale burocrazia dello Stato, che affida alla forza
organizzata dei lavoratori e alla loro mano pesante (e non ad
amministrazioni colluse o impotenti) la repressione della mafia e della
grande criminalità organizzata.

“Moralità e trasparenza dello Stato”?

Nessuna soluzione è più trasparente di quella che cancella ogni
forma di segreto di Stato; che abolisce la diplomazia segreta; che
abbatte la separatezza dello Stato, restituendolo alla società civile.
E nessuna soluzione è più igienica e morale di quella che, abolendo il
potere della borghesia e il cinismo del profitto, estirpa alla radice
il fondamento stesso della corruzione e del malaffare.

La politica è oggi un costoso strumento di raggiro e di
privilegio. Solo il potere dei lavoratori può edificare uno Stato
trasparente e a buon mercato, rifondando la natura stessa della
politica e trasformandola in strumento di gestione collettiva e libera
del bene comune.



Quindi in sintesi proponiamo sei punti azione da cui partire per trasformare il nostro paese:

1) la retribuzione di un deputato sia uguale al salario medio di un lavoratore e l’abolizione del Senato;

2) Contro la barbarie degli omicidi bianchi nei posti di lavoro,
l’inasprimento delle pene per i padroni responsabili dell’insicurezza,
l’esproprio senza indennizzo per le imprese e sotto controllo operaio;

3) Contro l’usura dei mutui contratti da milioni di lavoratori, la
nazionalizzazione senza indennizzo delle banche (ovviamente senza
toccare un euro al piccolo risparmio); la creazione di un’unica banca
pubblica sotto il controllo popolare, come mezzo di sostegno a
lavoratori e artigiani, piccoli commercianti, oggi torchiati e truffati
dalle banche;

4) il ritiro immediato delle truppe italiane da tutti i teatri di
guerra e comunque da tutti i paesi esteri in cui sono attualmente; la
nazionalizzazione senza indennizzo dell’industria bellica; il
riconoscimento del diritto alla resistenza di tutti i popoli oppressi e
l’abolizione dei servizi e della diplomazia segreti;

5) contro l’offensiva oscurantista reazionaria del Vaticano contro
la scienza e le donne, il rafforzamento del diritto
all’autodeterminazione delle donne; l’abolizione dei fondi pubblici
alle scuole e università confessionali, la tassazione progressiva del
patrimonio ecclesiastico (oggi esente da IVA e ICI), l’esproprio delle
grandi proprietà immobiliari della gerarchia vaticana da destinare ad
uso sociale;

6) la massima libertà per la ricerca scientifica perché solo la
scienza ha favorito il benessere dell’umanità migliorando le tecniche e
aumentando il controllo della natura; ma per migliorare la scienza e la
tecnica è necessario liberarle anche dalle pressioni del mercato,
eliminando i brevetti e l’utilizzo privato delle scoperte scientifiche.
 
 
 

Post n°159 pubblicato il 16 Febbraio 2008 da skaccoalpotere
 
Foto di skaccoalpotereElezioni: due pesi e due misure!
IL DECRETO LEGGE CHE ESONERA I PARTITI PARLAMENTARI DALLA RACCOLTA DELLE
FIRME PER LA PRESENTAZIONE DELLA LISTA E' UN ATTACCO AD OGNI PRINCIPIO
DEMOCRATICO!

(AGI)
- Roma, 16 feb - “Riunendosi in seduta straordinaria solo per questo
scopo, il Consiglio dei ministri ha modificato il decreto di indizione
delle elezioni politiche, ‘assolvendo’ dall’obbligo di raccogliere
firme di sostegno, le forze rappresentate in un ramo del parlamento da
almeno 2 persone, indipendentemente dal partito o lista in cui erano
stati eletti all’inizio della legislatura. Il Partito Comunista dei
Lavoratori ritiene antidemocratico e scandaloso che, modificando a
proprio piacimento le norme esistenti, si salvaguardino tutte le
vecchie formazioni, anche mai sottoposte al giudizio degli elettori e ,
nel contempo, non si sia ridotto il numero di firme necessario per la
presentazione di liste attualmente prive di rappresentanza
parlamentare. La decisione di modificare il precedente testo del
decreto e’ solo frutto delle presa di posizione di forze parlamentari
minori, che si sarebbero trovate in difficolta’ nei tempi ristretti
provocati dal precipitare della crisi politica e il cumularsi delle
elezioni amministrative (come afferma lo stesso testo del decreto) con
le vessatorie e antiquate regole burocratiche. Difficolta’ che sono
palesemente ben maggiori per formazioni, pure con un potenziale
elettorale analogo, prive attualmente di parlamentari e senza alcuna
forma di finanziamento che non sia quello proveniente dal sostegno dei
loro militanti e simpatizzanti. La minima decenza democratica avrebbe
voluto quindi che ci fosse, per tutti, una riduzione significativa del
numero di firme da raccogliere. Con questa richiesta ci eravamo rivolti
lo scorso 11 febbraio con una lettera al Presidente del Consiglio, al
ministro degli Interni, e, per conoscenza, al Presidente della
Repubblica, del Senato e della Camera. Ma evidentemente non e’ servito
a nulla. Pronto ad unirsi per chiedere sacrifici ai lavoratori,
tagliare le pensioni, mantenere la precarieta’, aumentare le spese
militari e finanziare missioni di guerra e difendere i propri privilegi
, il ceto politico di rappresentanza dei poteri forti , del grande
capitale e delle banche, non e’ ovviamente interessato alla ‘par
condicio’ democratica. Tanto piu’ se essa riguarda un partito realmente
comunista che non ha tradito e non tradira’ mai la sua base sociale e
sara’ sempre e solo dalla parte dei lavoratori. Il Partito Comunista
dei Lavoratori, che ha saputo da solo opporsi da sinistra per tutti
questi due anni al governo Prodi, non si fa certo spaventare dalle
difficolta’ e piegare dalle ingiustizie. Intensificheremo ancora di
piu’ l’impegno dei nostri militanti, gia’ in campo da giorni per
realizzare la raccolta firme, per raggiungere l’obbiettivo della nostra
presenza alle elezioni sia per la Camera che per il Senato sull’insieme
del territorio nazionale. Chiamiamo tanto piu’ i lavoratori, i giovani,
i pensionati, i sostenitori della sinistra a raccogliersi intorno al
nostro partito e a aiutarlo nella sua azione”. Lo affermano Marco
Ferrando (portavoce nazionale) e Franco Grisolia (Esecutivo Nazionale)
del Partito Comunista dei Lavoratori.(AGI)


Red/Mal

Sostieni la sinistra, sostieni la presentazione della lista del PCL

 
 
 

La nostra alternativa

Post n°158 pubblicato il 09 Febbraio 2008 da skaccoalpotere
 
Foto di skaccoalpotere

I due anni del governo Prodi interrogano passato e futuro della sinistra italiana. E saranno al centro, di fatto, dell'imminente campagna elettorale. Il governo Prodi ha risposto alle ragioni del grande capitale, dei vertici di Confindustria, delle principali banche del paese, con il sostegno decisivo di tutte le sinistre italiane, entro il quadro di una maggioranza di governo che sino a pochi mesi dal suo crollo andava dall'Udeur a Turigliatto.
Non si dica che il governo ha garantito il «meno peggio». E' vero l'opposto: se fosse stato un governo Berlusconi a aumentare missioni, basi e spese militari, a confermare la legge 30, a varare decreti antimmigrati, a promuovere De Gennaro al Viminale, tutte le sinistre avrebbero gridato allo scandalo e una vasta opposizione di massa avrebbe potuto sbarrare la strada alle destre. Invece queste stesse misure hanno beneficiato per due anni del voto ossequioso delle sinistre e dei loro ministri: ciò che ha coperto le spalle alla concertazione, ha prodotto disorientamento nel popolo della sinistra, ha favorito la ripresa delle destre in vasti strati popolari.
Perciò colpisce l'assordante silenzio dei gruppi dirigenti della Sinistra Arcobaleno circa il bilancio del proprio fallimento. E ancor più la loro coazione a ripetere la propria politica fallita, come se nulla fosse accaduto: chi implorando la resurrezione dell'Unione (Pdci); chi alludendo a accordi elettorali col Pd come Sinistra unita Arcobaleno, dopo aver persino dichiarato disponibilità per un governo istituzionale con le destre (Prc). Si conferma insomma, a sinistra, una volta di più, una vocazione governativa organica, profonda, impermeabile a ogni lezione.
Come già è accaduto al Prc nell'intervallo tra il primo e il secondo governo Prodi. Ma non è questo il lascito peggiore della lunga tradizione novecentesca della socialdemocrazia e dello stalinismo? Altro che... «Rifondazione»!
Ecco, noi pensiamo che il bilancio di questi due anni imponga invece una svolta radicale, che faccia tabula rasa, a sinistra, del trasformismo di lungo corso. Che recuperi la piena indipendenza del movimento operaio e delle sue ragioni, come leva centrale di una alternativa di società che rompa col «partito tricolore delle imprese» di Walter Veltroni e col blocco storico dominante. Per l'oggi e per il futuro. E' questa una svolta di prospettiva non solo possibile, ma necessaria.
L'Italia vive una profonda crisi sociale, politica, istituzionale. Se i lavoratori hanno conosciuto in questi 20 anni un arretramento di posizioni, diritti, coscienza, il blocco storico dominante registra non solo un'instabilità politica di rappresentanza, ma una profonda crisi di consenso presso la maggioranza della società italiana. Un'enorme insoddisfazione popolare, seppur ancora passiva, cumula fascine presso i palazzi del potere, sotto la pressione di un emergenza sociale sempre più intollerabile (crisi salariale, indebitamento crescente, precariato dilagante). E la paura di un'esplosione sociale attraversa i circoli più avveduti della borghesia. La loro stessa richiesta di un'unità nazionale mira anche a predisporre una barriera preventiva.
Ecco allora il bivio strategico per la sinistra italiana. O continua a usare il proprio capitale sociale e le stesse difficoltà politiche della borghesia per candidarsi a tampone della crisi in cambio di ministeri e prebende (o della loro ricerca). O rompe con la logica del vassallaggio, recupera una propria autonomia strategica, unisce nell'azione tutte le proprie forze su un programma di alternativa di sistema, candidandosi, su quel programma, a governare l'Italia. E' la proposta di un polo autonomo anticapitalista. Una prospettiva impegnativa, ma è l'unica via.
Una sinistra che dica: «se ne vadano tutti, governino i lavoratori»; che si mobiliti, in ogni lotta, per questa prospettiva; che rivendichi l'aumento generale dei salari, la cancellazione delle leggi vergogna sulla precarietà, il salario garantito per i disoccupati, la fine dei privilegi clericali, l'abbattimento delle spese militari, uno stipendio di 2000 euro per i deputati, la nazionalizzazione delle banche usuraie, la cancellazione dei debiti di milioni di famiglie, scandalizzerebbe certo i poteri forti del paese: ma potrebbe polarizzare su un asse anticapitalistico la rabbia sociale che cova, prosciugando il brodo di cultura del populismo, mutando i rapporti di forza, aprendo dal basso uno scenario nuovo. E recuperando così anche lo spazio di possibili risultati e conquiste parziali.
Ma una nuova prospettiva generale richiede un sinistra nuova. Un sinistra di classe, radicata, militante, che non si sia compromessa né in tutto né in parte col governo Prodi, che recuperi la centralità del mondo del lavoro, che si batta per un'egemonia anticapitalista sulle domande di liberazione (sociali, ambientali, democratiche, di genere). Questo vuol essere il progetto del Partito comunista dei lavortaori, definito dal suo recente congresso fondativo. Un partito che sarà presente in tutte le prossime prove dello scontro politico, sociale, elettorale, aperto alla confluenza più larga di tutti coloro che non vogliono piegare la testa. Né oggi, né domani.
Marco Ferrando - portavoce nazionale Pcl

 
 
 
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