n uno scompartimento di una delle tante tradotte (treni esclusivamente militari) che allora erano molto frequenti sui percorsi ferroviari, otto ragazzi, non ancora ventenni, erano in viaggio per raggiungere il reparto al quale erano destinati. Erano di leva, chiamati a fare il soldato con una ferma di 18 mesi, il reparto era il 2° Centro automobilistico ad Alessandria, in Piemonte.
Erano stanchi ed un po' frastornati dagli avvenimenti della giornata trascorsa, al Distretto Militare, le lunghe file nell'attesa della visita medica, della consegna dei documenti di viaggio ed infine della razione giornaliera, due pagnotte ed una scatoletta di carne. Poi, il momento più triste, il distacco dai propri cari quando saliti sul treno, dopo la partenza li videro scomparire in lontananza. Oh! Quella lacrima tra le ciglia che volevano nascondere dando la colpa al fumo ed ai finestrini aperti! Quella lacrima era soltanto la prima, quante altre sarebbero state versate ancora in seguito!
Il monotono tac-tac, tac-tac delle ruote sulle rotaie un po' alla volta conciliò il sonno; distese un velo pietoso sulla loro triste e cruda realtà. Uno di quei ragazzi ero io, e non dormivo. Non potevo fare a meno di pensare, ad ogni minuto che passava mi stavo allontanando da casa, quando sarei ritornato, se, fossi ritornato? Addio spensierata giovinezza. Addio bei giorni passati sulle rive dell'Isonzo, a giocare, a scherzare con le ragazze ed a tuffarci nelle fresche acque del fiume più bello del mondo. Il fuoco della guerra che fino ad allora aveva covato sotto le ceneri, da un momento all'altro poteva divampare.
Tutti quei pensieri, che mi avevano assillato durante il viaggio, per il momento svanirono quando arrivati ad Alessandria varcammo il portone della caserma, per noi incominciava una nuova vita.
La caserma, a parte la palazzina del comando e dell'infermeria, era composta da diversi capannoni, due dei quali adibiti a dormitori, gli altri a rimesse per i numerosi automezzi. Nel nostro eravamo in quaranta, sistemati su quattro corsie di 10, in comode brande con lenzuola, cuscino ed una grande morbida coperta. Per questo merito ebbe, seduta stante, la denominazione di "Camera multipla d'hotel a due stellette".
Quella notte non pensai a nulla, mi addormentai subito e feci tutto un sonno fino al mattino quando la tromba suonò la sveglia. Il tempo di mettere a posto lenzuola e coperte, di fare la "toilette", che ci fu servita la colazione, caffè-latte ed una pagnottina fresca, in cortile perché il servizio in camera non era compreso nel bando di leva, emanato dalle autorità militari. Subito dopo un altra chiamata, distribuzione vestiario. Al rancio (pranzo) di mezzogiorno eravamo tutti vestiti a nuovo: Soldati d'Italia, Autieri di Piemonte. Feci presto a sentirmi a mio agio nei nuovi panni, ormai ero abituato alle divise, le avevo indossate per anni durante le sfilate, ai campeggi, ai concorsi Dux e, sempre in quella Città, al Collegio Littorio dell'Accademia di Educazione Fisica. (l'I. S. E. F. di Allora)
Ciao da Nonno Libero
Inviato da: fabrizioaddondi
il 24/05/2012 alle 21:57
Inviato da: smeraldoeneve
il 08/02/2012 alle 12:32
Inviato da: Luxxil
il 15/01/2012 alle 13:09
Inviato da: smeraldoeneve
il 13/01/2012 alle 14:18
Inviato da: smeraldoeneve
il 10/01/2012 alle 09:47