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Creato da smeraldoeneve il 25/09/2010

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Una presenza silenziosa

Post n°70 pubblicato il 14 Giugno 2013 da smeraldoeneve
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Ciao Giacomo... ci manchi tanto e mai ti dimenticheremo.-

Post n°68 pubblicato il 06 Agosto 2012 da smeraldoeneve

 
 
 

Quel pane inzuppato e sporco di fango

Post n°66 pubblicato il 24 Maggio 2012 da smeraldoeneve

Giorni dopo con un camion carico di munizioni da mortaio 81, l'ambulanza era in riparazione, andai verso le prime linee dove avrei dovuto scaricare.
Ad un certo punto mi trovai in mezzo ad un fuoco d'artiglieria, le granate cadevano vicino. Alcuni artiglieri alpini da lontano (ero carico di munizioni) mi fecero segno di girare e tornare indietro, la batteria si stava ancora spostando per il solito assestamento dal fronte (ritirata).
Quando riusci a girare sentìì un botto tremendo, l'autocarro sobbalzò e si fermò, scesi e andai a vedere cos'era accaduto.
Una granata era esplosa tanto (troppo) vicina che una o più schegge avevano colpito il differenziale e due ruote posteriori, non c'era niente da fare, mi fecero cenno di allontanarmi e io mi unii alla sparuta pattuglia, seppi poi di retroguardia. Dopo un pò sentimmo una gran esplosione, era stato colpito ed era saltato l'automezzo da me abbandonato, così non ebbi rimorso di averlo lasciato in mano ai greci i proiettili per i loro mortai da 81, simili ai nostri e dall'italia venduti a loro e da loro con molta abilità ed efficacia contro di noi.
A piedi, nel fango sotto la pioggia, con le scarpe che facevano acqua da tutte le parti, senza mangiare e per di più un bagno guadando un torrente quasi in piena con il rischio di essere travolto dalle acque.
Dopo due giorni ero sfinito ed affamato, avevamo trovato per fortuna dei sacchi di pagnotte abbandonati ed anche se quel pane era inzuppato e sporco di fango ci dette la forza di proseguire.
Finalmente ritrovai uno del mio reparto che mi riportò dove questo si trovava al momento.
Il tenente volle sapere cos'era accaduto, e meno male che la mia versione dei fatti, fu per fortuna confermata da un ufficiale degli alpini che mi avevano visto ed aiutato.
L'ufficiale si trovava nel vicino ospedale per delle ferite ad un braccio ed alla spalla.
Così trascorse l'inverno ed io con calze di cotone e pantaloni di tela come tanti altri sprovvisti di capi di lana e di panni ce lo godemmo tutto.
Quante volte mi domandai che cosa eravamo venuti a fare in quella terra inospitale e perchè?
Vennero i giorni dell'offensiva 8-13 marzo 41, Mussolini con tutti i gerarchi vi assisteva da un osservatorio, voleva vedere:"spezzare le reni alla Grecia".
Migliaia di fanti passavano diretti alle prime linee, migliaia che non sarebbero tornati.
"Quelli che sono partiti non son tornati, sui monti della Grecia sono restati.
Questo canto triste lo sentimmo poi dagli alpini e quelle parole rispecchiavano tutto il dolore di chi aveva vissuto quella tragedia una carneficina che poteva essere evitata perchè non ci fù di alcuna utilità.
Migliaia, dicevo di tanti uomini che avevano lasciato casa, famiglia, affetti per venire avviati alla morte.
E sembravano condannati a morte, salivano lentamente verso il fronte, verso quella terribile quota 731 di Monastero.
Un giorno fra i fanti che in colonna si avviarono lentamente vidi uno che conoscevo:" Leban" chiamai, più forte ripetei "Tenente Leban" e quello si voltò, era proprio lui. Dimagrito, quasi non lo riconoscevo.
Caro Libero, mi disse, sono proprio a terra, non per le marce, ma per una terribile dissenteria, non ce la faccio proprio più, non avevo altro che un paio di limoni e glieli diedi, mi ringraziò e ci salutammo.
L'offensiva proseguì, assalti, contrassalti, ripiegamenti, la quota conquistata, perduta, riconquistata ma senza poter proseguire.
Risultato finale: morti, feriti con il fronte al punto di partenza, divisioni intere sacrificate per "rompere le reni alla Grecia"!
Ma i Greci per poco non le ruppero a noi.
Giorno e notte senza riposo.

Campagna di Grecia (1940-1941):
Soldati impiegati e perdite
Nella campagna furono impiegati 500.000 soldati italiani
Morti: 13.755 morti
Feriti: oltre 50.000
Congelati gravi: 12.368
Dispersi: 25.067

 
 
 

Così terminò la mia prima notte sul fronte greco-albanese.

Post n°65 pubblicato il 24 Maggio 2012 da smeraldoeneve

Attraversammo la cittadina di Berat e ci fermammo ai lati della strada presso un ospedale da campo, era una sosta per il rancio, ma ben altro ci fu servito quel giorno!
Mentre attendevamo, ad un tratto apparve improvvisamente un aereo nemico che dopo una picchiata incominciò a sganciare bombe proprio sull'ospedale.
Per fortuna invece di prendere la nostra autocolonna in fila indiana sulla strada, venne di traverso, cosicchè colpì qualche tenda dove non c'erano feriti e non fece vittime.
Io dal lato della strada al riparo del muretto, ne seguivo il volo e vedevo le bombe cadere tra le tende e l'ultima che veniva diretta verso di me, quanti anni la sognai, grigia argentea silenziosa mi veniva incontro portando la morte ed io mi svegliavo di soprassalto con ancora nelle orecche le urla dei feriti che immobilizzati nei lettini da campo non potevano mettersi al riparo.
L'ultima veniva verso di me, ma per fortuna passò oltre la strada e scoppiò nel prato qualche metro più avanti.
Quel giorno per la prima volta dopo lo scoppio della guerra ebbi paura e ringraziai di cuore Dio e la Madonna per lo scampato pericolo, ma questo era solo l'inizio
Appena allontanatosi l'aereo, ci allontanammo anche noi per non dare motivo ad eventuali aerei di bombardare anche l'ospedale per colpire noi.
Dopo una lunga salita a serpentina su di una strada che di strada aveva solo il nome, arrivammo dove accanto alla strada c'era uno spiazzo, il nostro tenente decise di fermarsi, il posto era bello, in alto senza alcun riparo, magnifico bersaglio per al più scalcinato pilota che per caso ci fosse passato sopra.
Per fortuna incominciò a piovere, il fuoco acceso per preparare il rancio faceva un fumo che misto alle nuvole basse apparse improvvisamente ci nascondeva e finalmente ci dava un senso di sicurezza, relativa essendo in zona di guerra, ma sempre sufficiente per passare il tempo ad aiutare i cucinieri con tranquillità.
Durò poco per me, ricevetti l'ordine di proseguire verso le prime linee per sostituire un'ambulanza che ne era tornata carica di feriti, mi dettero una gavetta di brodo con qualche pezzo di carne e partìì, verso l'ignoto.
La strada era un torrente di fango, guai ad uscire anche con una sola ruota dalla carreggiata per restare impantanati.
Io intanto proseguivo senza sapere dove avrei dovuto fermarmi, dopo una discesa vidi a lato della strada due ambulanze ferme, chiesi informazioni e mi risposero di proseguire.
La strada ricominciava a salire, colpi di cannone, qualche granata scoppiava nella valle senza far danno, si ricominciava a sentire pure il ticchettio delle armi leggere e lo sgranare del rosario delle mitragliatrici.
Scendeva la sera ed io proseguivo, mi pareva dagli spari di trovarmi in mezzo ad una battaglia e di fatti ci ero cascato.
Vedevo i lampi dei colpi e non sapevo che fare, quando alcune ombre mi fecero dei segni, mi fermai, erano alpini ed uno di loro mi gridò:
"Vuoi andare dai greci? Gira e scappa che qui la va male. 
Aiutato da loro girai, ne caricai due feriti leggeri e tornai indietro.
Se quei ragazzi della Julia non mi avessero fermato o sarei stato colpito o sarei caduto prigioniero.
Dopo qualche chilometro due carabinieri mi fermarono, mi chiesero da dove venivo e come andava la ritirata perchè in quei giorni la nostra era più di una ritirata, sarebbe stata una rotta completa con i soldati in fuga se non fosse stato per gli alpini della Julia.
Risposi che venivo da non so dove e proseguivo per tornare da dove ero venuto, mi fecero caricare due feriti e mi dissero di andare avanti, indietro dissi io, fino a che avrei trovato l'ospedale da campo. Trovato l'ospedale e scaricati i feriti mi posai sul volante e mi addormentai.
Così terminò la mia prima notte sul fronte greco-albanese.

 
 
 

Assietta

Post n°64 pubblicato il 10 Maggio 2012 da smeraldoeneve

Al rientro in caserma, una sorpresa, il giorno dopo sette di noi sarebbero partiti con sei auto carrette OM/33 destinazione: Quartier Generale Divisione "Assietta" al confine con la Francia. Con l'incoscienza della gioventù partimmo allegri e spensierati, non potevamo immaginare che cosa ci aspettava.
Il viaggio da Alessandria ad Ulzio, in ferrovia, fu un'avventura.
Gli automezzi erano stati caricati su carri scoperti e noi con essi, seduti al volante sembrava di viaggiare senza dover guidare.
Fino a Torino, tutto bene. Sosta tutta la notte su di un binario, dove ad una certa ora una locomotiva in manovra ci venne contro. A causa del buio, erano in atto le prove di oscuramento, il macchinista non ci aveva visto, l'urto violento per poco non ci sbalzò fuori dagli automezzi ai quali ci eravamo disperatamente aggrappati. Nessun danno e per fortuna, nessun ferito. Ritornata la calma ci stendemmo sotto la tenda nel piccolo cassone e ci mettemmo a dormire.
Al mattino ci dissero che saremmo ripartiti al pomeriggio perciò, considerando che avevamo qualche ora a disposizione, uno restò con gli automezzi, noi ci avviammo verso le prime case vicino alla ferrovia. Con gli ultimi soldi che avevamo, acquistammo pane e mortadella, la razione di viaggio, una pagnotta ed una scatoletta di carne, era già finita la sera prima e l'appetito non aspettava che fossimo arrivati a destinazione per farsi sentire.
Una signora, dalla finestra del suo appartamento, ci chiese dove eravamo diretti, quando lo seppe, ci disse di attendere e intanto ci mandò la sua bambina con un sacchetto di ciliege. Commossi, la ringraziammo e la salutammo, non ho mai dimenticato il gesto di quella mamma.
Ritornati al posto dove avevamo lasciato gli automezzi, non li trovammo più, erano partiti in anticipo! Uno di noi si ricordò che sul carro c'era scritto "Destinazione Pinerolo", di corsa allora salimmo sul primo treno diretto costà, ma una volta giunti, non trovammo traccia né del compagno, né delle auto carrette. Eravamo stati sviati da quel cartello sul carro. Al mattino seguente con il primo treno, via a Torino, senza biglietto. Il controllore ci prese i nomi.
A Torino, qualche santo ci assisteva, riuscimmo a salire proprio su di un treno in partenza per Ulzio. Durante il viaggio, altra discussione con lo stesso controllore del tratto precedente. Oramai eravamo saliti e nonostante che costui volesse farci scendere alla prima stazione, proseguimmo fino alla, finalmente, giusta destinazione, appena in tempo per scaricare le auto torrette e sorbirci rimbrotti e minacce di una serie di punizioni dal nostro furibondo e spaventatissimo sottotenente, al suo primo comando.
In colonna, sotto una pioggia battente, mogi mogi, a bordo dei nostri automezzi, lasciammo la cittadina. Rimbombavano i motori lungo la strada ed i poveri nostri stomaci, per la fame arretrata, facevano l'accompagnamento con un brontolio di protesta.
Lungo la strada per Cesana Torinese, durante una sosta, feci una manovra in retromarcia, la leva si bloccò e non fui capace di disinnestarla. Sfortuna volle che non avessimo ne un cavo, ne una corda per potermi rimorchiare, cosicché, i miei compagni proseguirono ed io rimasi solo ad aspettare che qualcuno venisse a recuperarmi.
Calò la sera, smise di piovere e un cupo silenzio dominò la valle. A quel punto mi venne l'idea di proseguire da solo. Bloccai, per prima la frizione, legandola con un filo di ferro, misi in moto il motore e lasciai sollevare lentamente il pedale, dopo averlo sbloccato. L'auto carretta si mosse ed io con un po' di acrobazie saltai su, mi sedetti sul volante e guidando così in retromarcia arrivai finalmente a destinazione. E bene fu! Se non fossi arrivato da solo, sarei rimasto tutta la notte sulla strada. Al comando non sapevano ancora come andare a prendermi, non avevano ancora trovato né un cavo, né una fune. Il nostro sottotenente mi venne vicino e con un sorriso mi disse sottovoce: meno male che ce l'hai fatta da solo. Da quel giorno diventammo amici.

Ciao da Nonno Libero :)

 
 
 
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