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Luogo iperbolico – Tempio di Apollo

Post n°5426 pubblicato il 05 Luglio 2015 da sagredo58
 

Dal Teatro dell'Acqua si accede allo scoperchiato Tempio di Apollo (anche accessibile dalla Scala Musicale di cui si dirà successivamente), sorta alto muro circolare, privo di decorazioni, tranne sul fregio che corre superiormente e che si rifà agli architravi dei templi greci classici:

  • triglifi, piatte pietre rettangolari decorate con tre scanalature verticali tipici dell'architettura greca e romana;
  • ad altre pietre decorate di simboli buzziani: occhi, stelle, elementi appartenenti al mondo marino.

 

Il tempio di Apollo abbraccia lo scheletro di un grande cipresso colpito dal fulmine che svetta al centro del perimetro circolare dello scoperto tempio:

  • colpito da un fulmine (già ai tempi di Buzzi),
  • ridotto a spettrale presenza,
  • le radici escono dalla terra in un possente groviglio;
  • i rami spogli si protendono alla ricerca di un contatto col cielo.

Buzzi

  • ne parla come della sola cosa che sa di cielo.
  • immaginava di dipingerlo color oro,
  • aveva qui previsto una meridiana da dedicare ad Apollo (dalla leggenda del giovane amato da Apollo e da questi trasformato in cipresso),
  • di cui lo scheletro di cipresso fosse gnomone.

 
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Luogo iperbolico – Teatrino di Artemide e Atteone (o Ninfeo delle Ore)

Post n°5425 pubblicato il 05 Luglio 2015 da sagredo58
 

Prospiciente al Teatro dell'Acqua, al suo centro, in realtà al centro di tutta la Buzzinda, si trova il Teatrino di Artemide e Atteone, di fatto un ninfeo:

  • spazio ellittico coperto da una semicalotta;
  • circondato da ventiquattro pilastri con funzione portante, che simboleggiano le Ore imprigionate;
  • ciascuno di essi è dotato di piccole mensole per accogliere le membra delle Ninfe, destinate a vegliare sulla virtù della dea.

Attualmente vi trovano posto solo i piedi delle Ninfe, Solari conta di realizzare i loro corpi danzanti, degli specchi sulle pareti e un incavo per l'acqua a forma di mezzaluna sul pavimento, per creare un gioco di riflessi.

Il piccolo antro fa da perno all'intera composizione, anche per i legami allegorici del mito di Artemide e Atteone.

Atteone è un cacciatore della mitologia greca, probabilmente un po' guardone, che per questo provoca l'ira di Artemide, la dea della caccia.

Racconta il mito che, nel corso di una battuta di caccia in estate, Artemide (per i romani Diana), accaldata, interrompendo la caccia, si spoglia per rinfrescarsi.

Atteone la sorprende mentre fa il bagno, nuda, insieme alle sue compagne, deve essere stato veramente un bel guardare.

La dea, s'incazza, per impedire al cacciatore di raccontare quello che ha visto (manco fossero esistiti smarphone e facebook che avrebbero aiutato Atteone a condividere l'intrigante spettacolo) lo trasforma in un cervo, spruzzandogli dell'acqua sul viso.

Atteone se ne accorge solo quando, scappando, arriva ad una fonte, dove si specchia nell'acqua.

Qui i suoi 50 cani da caccia, resi furiosi da Artemide, non riconoscendolo, lo sbranano poi cercandolo per tutta la foresta, per questo riempita di dolorosi ululati.

Buzzi si identifica col giovane: si fa anche lui un Atteone che spia nel giardino.

Come spia?

  • Attraverso il grande occhio del Teatro all'Antica!
  • L'occhio di Atteone, che Buzzi fa proprio.
  • Il Tempio di Artemide e Atteone è infatti alle spalle del palco del Teatro all'Antica.

Invece che rimirare le grazie di Artemide, Buzzi da quest'occhio spia  gli affanni umani.

Non a caso proprio qui in questa stanzetta, di cui la pupilla del Terzo Occhio è finestra, voleva realizzare il proprio studiolo. 

 
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Luogo iperbolico – Teatro dell’Acqua

Post n°5424 pubblicato il 04 Luglio 2015 da sagredo58
 

Un passo dopo il Tempio di Flora e Pomona, comincia il Teatro dell'Acqua contraddistinto da una grande e bassa vasca per simulate battaglie navali (naumachie) che abbraccia il piccolo Teatrino di Artemide e Atteone, assumendo una caratteristica forma a farfalla.

A fianco della vasca si trova l'Organo Arboreo, così definito perché le canne sono rappresentate da alti cipressi.

Poco oltre è poggiato il Compasso d'oro a simboleggiare quella Sezione Aurea, astratto concetto matematico, che si ritrova ad essere chiave interpretativa in svariati contesti naturali e culturali (arte, pittura, architettura), apparentemente non collegati tra loro.

Questo riproporsi della sezione aurea ha influenzato nel tempo il pensiero dell'uomo, attestandone una pretesa, quanto indimostrata, superiorità estetica un ideale di bellezza e armonia, che ha spinto a ricercarlo e a ricrearlo nell'ambiente antropico quale "canone di bellezza".

 
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Luogo iperbolico – Tempio di Flora e Pomona

Post n°5423 pubblicato il 04 Luglio 2015 da sagredo58
 

Il Tempio di Flora e Pomona, giardino di delizie, la cui copertura è stata fatta da Solari:

  • sale dal manto erboso, poggiando su di un basamento di tre gradini in tufo;
  • ha pianta ottagonale;
  • ogni lato si apre con monofore o bifore tra le quali si inseriscono elementi decorativi, come le sottili colonne, prive di base e capitello.
  • sulla cupola è posta una composizione di gigli in metallo dorato.

La graziosa architettura è un omaggio di Buzzi alle forze vivificanti della natura:

  • Flora, dea della Primavera, simbolo delle forze rigeneranti della natura, è raffigurata da una giovane donna col capo e la veste adorna di fiori;
  • Pomona, dea dei frutti, degli orti e dei giardini, viene rappresentata da una florida giovane, recante in mano un ramo fiorito e una cornucopia ricolma di frutti.

 
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Luogo iperbolico – Porta Amor Vincit Omnia

Post n°5422 pubblicato il 03 Luglio 2015 da sagredo58
 

Una volta oltrepassato il Teatro della meditazione e della solitudine, risalito il pendio si giunge alla Porta dell'Amore, faticoso traguardo.

La scritta in metallo dorato sottolinea il significato salvifico attribuito al sentimento nel verso:

Amor Vincit Omnia

Verso che riassume il concetto sotteso al viaggio di Polifilo:

  • l'amore è principio assoluto e forza motrice del cosmo.

Da qui il percorso, spirale infinita, si riavvolge su se stesso, a mostrare il retro di quanto sinora visitato, a simboleggiare:

  • il rovescio dei significati acquisiti,
  • la scoperta di realtà altre.

Dalla Porta Amor Vincit Omnia tornando verso il lato opposto del Teatro delle Api e della sovrastante Acropoli, in una molteplicità di immagini e di scorci si arriva al Tempio di Flora e Pomona, posto alla sommità del Gran Teatro Verde, d'angolo al Teatro dell'Acqua

 

 
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Luogo iperbolico – Grande Teatro verde (non costruito)

Post n°5421 pubblicato il 03 Luglio 2015 da sagredo58
 

Superata il Teatro della meditazione e della solitudine, risalendo verso la Porta dell'Amor Vincit Omnia, all'interno di uno scoperto colonnato tufaceo, sulla sinistra si adagia, sul pendio della collina, si scorge un grande avvallamento verde delimitato nella parte più alta dal Teatro dell'Acqua.

Qui il Buzzi prevedeva di costruire il Grande Teatro Verde:

  • un teatro all'aperto, realizzato con dodici gradinate incise nel prato;
  • un settore di cerchio, come un compasso, aperto a 90 gradi, che abbia la sua cerniera nella Torre della meditazione e della solitudine.

Chiari i riferimenti massonici:

  • i gradi dell'apertura rappresentano la possibilità e i livelli della conoscenza,
  • l'angolo retto simboleggia l'equilibrio fra spirito e materia.

Nonostante tanti siano i simboli massonici disseminati nella Buzziade:

  • compassi e squadra, come misura del mondo;
  • cammino iniziatico, come percorso verso l'illuminazione;
  • tempio, come luogo del divino,
  • architettura gotica, come opera basata sulla simbologia alchemica e sul lavoro dei liberi muratori;

secondo Solari, Sagredo concorda, questi vanno interpretati come elementi di una simbologia archetipa universale non specificatamente massonica.

 
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Luogo iperbolico – Teatro della meditazione e della solitudine

Post n°5420 pubblicato il 03 Luglio 2015 da sagredo58
 

Il Teatro della meditazione e della solitudine è costituito da una torre, il cui cilindro cavo è realizzato interamente in tufo, ritmato da una serie di aperture rettangolari, che salgono a chiocciola verso la vetta.

Ricorda l' andamento spiraliforme del pozzo di san Patrizio ad Orvieto, con le aperture che dalla scala a spirale si affacciano verso l'interno del pozzo.

L'esterno è poco decorato, l'interno ha le pareti lisce intonacate di un pallido color crema.

La sommità della torre è spezzata con concrezioni di cemento che le conferiscono un aspetto decadente.

Un piccolo specchio d'acqua fiancheggia una parte della torre. 

 
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Luogo iperbolico – Bocca della balena di Giona

Post n°5419 pubblicato il 02 Luglio 2015 da sagredo58
 

Procedendo lungo il muro della citta Buzziana seguono altri edifici simbolici:

  • la casa cubo,
  • la casa capitello in stile corinzio,
  • la casa sovrastata da un blocco cilindrico, come fosse un trancio di colonna,
  • la casa stemma a base pentagonale.

Sino ad arrivare scendendo il declivio alla grande Bocca della Balena di Giona, di cui Buzzi realizza l'antro e Solari completa l'esterno,

  • ricorda i mostri di pietra del giardino di Bomarzo;
  • evoca il mito di Giona e della balena, in cui il profeta, all'interno del suo ventre, prega e viene rigettato sulla terraferma, raggiungendo una cittò per convertirne gli abitanti.

Le fauci spalancate, circondate da flutti pietrosi che simulano l'acqua, sono un riferimento a rituali iniziatici

Come in molti altri miti, l'entrata nelle viscere di un mostro marino e la successiva uscita sono metafora di morte e rinascita.

Superata la bocca, attraverso un viale scavato nel punto più basso del giardino, tra muri scanditi da panche in tufo, si giunge al Teatro della meditazione e della solitudine.

 
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Luogo iperbolico – Tempio del corpo umano

Post n°5418 pubblicato il 02 Luglio 2015 da sagredo58
 

Alle spalle del Tempio di Eros, tra questo e l'Acropoli, invisibile a guardare la Gigantessa, nelle viscere delle diverse costruzioni, si trova il Teatro del corpo umano, struttura in tufo, di pianta ellittica, anche chiamata dell'Infinito e del Non-Finito che ha:

  • un peristilio di colonnine che circondano, disegnato sul pavimento, l'Uomo di Leonardo, entrambe realizzazioni effettuate da Solari;
  • un accesso alla scena segnato da un portale architravato dove si ritrova l'occhio alato, affiancato da pilastri bugnati e da due colonne doriche;
  • piccole stanze che rappresentano l'anima, l'amore e i sensi;
  • una serie di cavità che si compenetrano, contrassegnate da colori, simboleggiano gli organi umani, testa (indaco), cuore (verde), sesso (rosso), simboli dell'amore sacro e dell'amore profano.

 
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Luogo iperbolico – Tempio di Eros

Post n°5417 pubblicato il 02 Luglio 2015 da sagredo58
 

Superata la Torre del Tempo, in mezzo al tufo s'impone, realizzato in cemento armato, l'edificio più recente del complesso il Tempio di Eros, terminato da Solari secondo gli intendimenti di Buzzi, soprannominato dall'autore Gigantessa, appare come un gigantesco busto femminile.

Dovrebbe simboleggiare la Grande Madre:

  • ipotetica divinità femminile primordiale,
  • la cui esistenza è stata teorizzata ma mai dimostrata,
  • presente in quasi tutte le mitologie, attraverso cui si manifesterebbe la terra, la generatività, il femminile come mediatore tra l'umano e il divino.

Solari ne parla come una grande Polena posta sulla prua di un vascello, rappresentato dal palcoscenico del Teatro all'Antica, dal Teatrino delle Api, dall'Acropoli e dal Teatro del Corpo Umano

 
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