Creato da: sagredo58 il 03/01/2011
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Esiste il tempo? – Isaac Newton

Post n°5143 pubblicato il 31 Marzo 2015 da sagredo58
 

Viviamo in una realtà che pensiamo di capire (la intuiamo, a volte fallacemente), che assumiamo essere quella che ci ha spiegato Newton.

Quella realtà che, dopo di lui, quando le sue idee sono state contestate, superate, ridotte ad un caso di specie, hanno chiamato fisica classica.

Per Isaac Newton (1642-1727):

  • prima ci sono lo spazio e il tempo, poi le altre cose;
  • è impossibile immaginare dei corpi senza ricorrere allo spazio;
  • è impossibile immaginare il mutamento dei corpi senza ricorrere al tempo.

In questo modo lo spazio ed il tempo finiscono per essere una sorta di contenitore in cui stanno tutte le cose e i soggetti che le percepiscono, un contenitore che nasce prima, che continuerebbe ad esistere anche se non vi fossero più le cose e i soggetti che lo occupano.

Vorrei concentrarmi sul tempo per chiedermi perché mai ci dovrebbe essere un qualcosa che "trascorre" o, come preferiva dire Newton, "fluisce".

Per Newton infatti:

Il tempo assoluto, vero, matematico, in sé e per sua natura senza relazione ad alcunchè di esterno, fluisce uniformemente.

 

 

 
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Esiste il tempo? – Sant’Agostino

Post n°5142 pubblicato il 31 Marzo 2015 da sagredo58
 

Pongo una domanda, su qualcosa che tutti esperiamo emergere della nostra coscienza, che "angoscia" l'intera nostra vita, non passando mai, o passando troppo presto, è:

Esiste il tempo?

O se preferite:

E' possibile pensare il mondo al di fuori del tempo?

Domanda per nulla originale, che di fatto rappresenta un antico interrogativo concettuale, già presente dagli albori del pensiero filosofico e scientifico, che continua a occupare la mente dell'uomo contemporaneo.

 

A tal proposito Agostino d'Ippona (354-430), filosofo, teologo e vescovo, meglio conosciuto come Sant'Agostino scrive nelle sue Confessioni:

Il tempo?

Se non me lo chiedi so cos'è.

Ma se me lo chiedi non lo so più.

 

Mi pare che la fisica moderna abbia avuto le stesse difficoltà di sant'Agostino, dall'inizio del '900 ha costantemente degradato il concetto di tempo:

  • da ente assoluto e incorruttibile;
  • a mera illusione priva di ogni realtà fisica.
 
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Esiste il tempo?

Post n°5141 pubblicato il 31 Marzo 2015 da sagredo58
 

Mi piace la definizione di tempo data dal vocabolario Treccani, è assai prudente:

L'intuizione e la rappresentazione della modalità secondo la quale i singoli eventi si susseguono e sono in rapporto l'uno con l'altro (per cui essi avvengono prima, dopo, o durante altri eventi).

Vista volta a volta come:

  • fattore che trascina ineluttabilmente l'evoluzione delle cose (lo scorrere del tempo),
  • come scansione ciclica e periodica dell'eternità,

a seconda che vengano enfatizzate

  • l'irreversibilità e caducità delle vicende umane,
  • l'eterna ricorrenza degli eventi astronomici;

Tale intuizione fondamentale è peraltro condizionata da fattori:

  • ambientali (i cicli biologici, il succedersi del giorno e della notte, il ciclo delle stagioni);
  • psicologici (i vari stati della coscienza e della percezione, la memoria);

e diversificata storicamente da cultura a cultura

 

Mi piace perché parla di intuizione e rappresentazione, evitando assolutismi.

 
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Sydney Opera House – I lavori

Post n°5140 pubblicato il 30 Marzo 2015 da sagredo58
 

I lavori iniziarono nel 1958, proseguirono con parecchi ritardi dovuti a problemi di progettazione e realizzazione fino al 1965.

Si pensi che la grande piattaforma in granito alla base della costruzione fu completata solo nel febbraio del 1963.

Nel 1965 il neo nominato ministro delle Infrastrutture, Davis Hughes, un uomo che secondo un critico di architettura australiano dell’epoca “non aveva nessun interesse per l’arte, l’architettura o l’estetica”, esercitò un severo controllo sul lavoro di Utzon, richiedendo che architetti, costruttori e ingegneri redigessero costantemente dei rapporti sulle fasi di realizzazione dell’opera e sui suoi costi.

Il governo australiano pretese inoltre che Utzon si servisse di specifiche società di costruzioni per realizzare parti dell’edificio, mentre l’architetto pretendeva di sceglierle da solo.

In quel momento Utzon stava lavorando sugli interni del teatro con Ralph Symonds, il capo di un’azienda che si occupava di produrre materiali in legno compensato.

Hughes rifiutò il progetto elaborato da Symonds e Utzon e sospese i fondi assegnati a Utzon, che nel febbraio del 1966 non fu più in grado di pagare il suo staff e presentò le proprie dimissioni.

I lavori furono completati dagli architetti Peter Hall, Lionel Todd, David Littlemore e dall’architetto ufficiale dello Stato Ted Farmer, si conclusero nel 1973.

Dopo ventisei anni, nel 1999, Utzon accettò di tornare a essere coinvolto nei progetti futuri del teatro dell’opera, in particolare progettò interamente la “Utzon Room”.

 
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Sydney Opera House – L’architetto

Post n°5139 pubblicato il 30 Marzo 2015 da sagredo58
 

Jørn Utzon è nato nel 1918 a Copenhagen, in Danimarca.

Suo padre lavorava come ingegnere navale, e per un po’ di tempo Utzon provò a fare il marinaio: cambiò idea, e si iscrisse ad Architettura all’Accademia Reale delle Arti di Copenhagen.

Si laureò nel 1942, e lavorò in Svezia fino alla fine della Seconda guerra mondiale.

In seguito viaggiò molto, e conobbe noti architetti come l’americano Frank Lloyd Wright e il francese Le Corbusier.

Nel 1956 il governatore del New South Wales, uno stato a sud est dell’Australia con capitale Sydney, indisse un concorso internazionale di architettura per la costruzione di un teatro dell’opera a Sydney.

Utzon decise di partecipare, inviò il proprio progetto assieme a quelli di alcune case che aveva costruito a Helsingør, in Danimarca.

Arrivarono a Sydney più di 200 progetti, fu scelta una giuria di famosi architetti che selezionasse il migliore fra di essi.

Uno dei giudici era il noto architetto finno-americano Eero Saarinen, che arrivò a Sydney diversi giorni dopo l’inizio dei lavori della giuria, quando questa aveva già scartato diversi progetti.

Saarinen si occupò di esaminare il plico dei progetti scartati, trovò le bozze di Utzon, da quel momento in poi fece pressione sugli altri giudici affinché Utzon fosse dichiarato vincitore e venisse realizzato il suo progetto.

Il 30 gennaio 1957 uno dei più importanti quotidiani australiani annunciò, con il titolo “Il controverso progetto di un danese vince il concorso del teatro dell’opera”, la vittoria di Utzon.

Diventato un famoso architetto, lavorò a moltissimi progetti in tutto il mondo, realizzando, fra le altre cose:

  • la sede del Parlamento del Kuwait;
  • il Museo Naturale della città di Skagen, in Danimarca.

Nel 2003 Utzon vinse il Premio Pritzker, il riconoscimento più importante per un architetto.

La giuria del premio scrisse che:

“Il teatro dell’opera di Sydney è uno degli edifici simbolo del XX secolo,

un’immagine di grande bellezza conosciuta in tutto il mondo,

oltre che un simbolo della propria città, della nazione e dell’intero continente”.

Utzen morì il 29 novembre 2008.

 
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Sydney Opera House – Le sale principali

Post n°5138 pubblicato il 30 Marzo 2015 da sagredo58
 

La struttura possiede più di mille fra sale da concerti e stanze per altre attività.

Le sala principale è la Concert Hall, ospita circa 2.700 posti a sedere, caratterizzata da interni in legno, ispirata per la sua altezza a una cattedrale.

Questa sala contiene uno degli organi a canne più grandi del mondo, costato 1,2 milioni di dollari, inaugurato dalla “Toccata e Fuga in Re minore” di J.S. Bach nel 1979.

Il vero teatro dell’Opera è la seconda sala più grande, ospita circa 1.500 persone su sedili in legno di betulla.

Ci sono poi altre due sale adatte per rappresentazioni teatrali rispettivamente da 544 e 398 posti.

Il cosiddetto Studio è uno spazio dedicato alla pura creatività, usato per DJ Set (lo spettacolo in cui un DJ presenta la musica da lui selezionata al pubblico) e feste.

Infine la Utzon Room è una piccola sala utilizzata per concerti particolari o conferenze stampa.

 
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Sydney Opera House – I “gusci”

Post n°5137 pubblicato il 29 Marzo 2015 da sagredo58
 

L’intera costruzione poggia su una grande piattaforma in granito, lunga 185 metri e larga 120.

La sua copertura esterna, a “gusci” bianchi, ricavata dal taglio di spicchi irregolari da una sfera, è un capolavoro dell’architettura moderna.

I “gusci” sono stati progettati da Utzon con la collaborazione della società di ingegneria inglese Arup.

Sono composti da “costole” di calcestruzzo ricoperto da piastrelle bianche, a coppie formano una specie di volta: le più grandi sono chiuse dal lato principale da vetrate molto alte.

È stato stimato che sono state utilizzate circa 2.400 costole prefabbricate, costruite nel cantiere, poi montate sull’edificio.

 
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Sydney Opera House - L’edificio australiano più famoso e riconoscibile

Post n°5136 pubblicato il 29 Marzo 2015 da sagredo58
 

Il teatro dell'opera di Sydney (Sydney Opera House), costruito sulla base di un progetto dell'allora sconosciuto architetto danese Jørn Utzon, è stato inaugurato più di quarant'anni fa, nel 1973, dalla regina d'Inghilterra Elisabetta II.

Per l'intero progetto sono stati spesi circa 102 milioni di dollari.

Negli anni è anche diventata una delle maggiori attrazioni turistiche della città, dal 2007 fa parte dei patrimoni dell'umanità scelti dall'UNESCO.

Ospita ogni anno più di tremila eventi diversi, la maggior parte dei quali legati alla musica e al teatro.

Il pregio di questa suggestiva architettura è quello di sembrare emergere naturalmente dal fondo della penisola, senza apparire come un oggetto estraneo atterrato sul posto, senza evidenza di un lato principale, realizzato per essere gradevole da qualsiasi parte venga guardato.

Oggi ne ho costruito una riproduzione in miniatura con il Lego della serie Architecture!

 
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Contrapposizioni – LEI/SAGREDO Soddisfarsi

Post n°5135 pubblicato il 28 Marzo 2015 da sagredo58
 

 

SAGREDO

Arrivi puntuale a casa mia.

Ti sei messa elegante, il tacco alto, trucco curato, capello mosso, sbarazzino.

Sei imbarazzata, lì nell’ingresso, dove t’aiuto a togliere il soprabito.

Sai che non ci sarà una cena.

Quando ti ho invitata, ti ho chiesto:

Vuoi veramente il rituale canonico di una cena?

O vieni da me per spegnerci reciprocamente il desiderio che ci siamo buttati addosso nel Virtuale e che ci è esploso nella sveltina consumata sul tavolo della tua stanza in ufficio?

Hai semplicemente risposto:

Cena? Che roba è?

La benda è sulla credenza, vicino a noi.

La prendo mentre ti confermo che ti benderò.

Ti tengo per le spalle mentre ti guido verso la camera da letto.

Vibri e le tue braccia denunciano con la pelle d’oca la tua eccitazione.

Ti faccio sedere sul letto, la gonna con lo spacco si apre mostrando una coscia, il bordo di pizzo dell’autoreggente nera.

Ti lego le mani dietro la schiena.

Un nodo simbolico, morbido, solo per ricordarti di non usare le mani.

Prendo un tubo di vetro, di quelli che racchiudono i sigari più pregiati, un doppio corona di una ventina di centimetri.

L’ho riempito di acqua calda per te.

Con il tubo ti sfioro le labbra, intimandoti di lasciarle socchiuse.

Con il tubo ti passo sul collo candido, tremi.

ti sbottono la camicetta, per passare il tubo nell’incavo dei seni.

Ti parlo per tranquillizzarti.

Cos’è?

 Chiedi Non te lo dico.

Ti piace?

Mormori di sì.

Mentre ti muovo il tubo sul bordo del reggiseno, con l’altra mano ti carezzo la coscia rimasta scoperta.

Con fermezza ti scosto le gambe, non t’opponi.

La mutandina di pizzo nero rende diafana la tua fica, con un dito ci passo sopra, in mezzo alle tue labbra che disegnano la tua anatomia sul tessuto leggero. Hai un tremito.

Abbasso il reggiseno ad innalzarti le tette.

Capezzoli rosa, lisci, spiccano sulla tua pelle chiara.

Il tubo ti percorre le areole, attento a non sfiorare il capezzolo.

Fatti sentire ti dico, fammi capire.

T’adagio sul letto, le mani, sempre legate, ora sopra la testa, il tubo ti  percorre l’incavo dell’ascella, avvicino la mia testa, cerco il tuo odore.

Profumi di pane.

Non t’ho ancora baciata.

Ti slaccio la gonna, sfilandola. Chiudi le gambe in un gesto di pudore.

Ti piego le ginocchia, ti divarico in una posa oscena.

Ti metto un cuscino sotto il culo per esporti il sesso, mi piace guardarti la fica, il tubo di vetro, tiepido ti percorre l’interno delle cosce.

Scorre sopra lo slip, ti preme tra le labbra …

 

 

 
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Contrapposizioni – SAGREDO Incontrarsi

Post n°5134 pubblicato il 28 Marzo 2015 da sagredo58
 

 

Sono dovuto tornare nel vecchio ufficio.

Ho chiamato LEI al cellulare per proporle un caffè prima della riunione cui devo partecipare.

Oggi.

 

SAGREDO

Esci allegra.

I capelli a crocchia, mi fanno concentrare sul tuo viso.

Gli occhi che ridono.

Le labbra carnose, desiderabili.

Due caffè. Lo prendi con lo zucchero, io no.

Inespresso desiderio di appoggiare le mia labbra, amare, sulle tue.

Contegno, tuo, mio, che non nasconde l’evidente piacere di vedersi.

Piacevole insulso dire, che non mi permette di ricordare nulla.

Indomita, continui a adularmi, insistendo sui motivi per cui ti piaccio.

Non lo merito, penso.

Il tuo messaggio è sferza d’imprevista gratificazione.

Il cervello si mette istantaneamente in erezione.

La riunione cui partecipo, tre stanze lontano dalla tua, s’annulla.

Le fantasie costruite tra Reale e Virtuale m’ottundono la mente.

L’imperativo categorico è baciarti.

Con una scusa lascio la riunione, passo a cercarti, inutilmente.

Ripasso. Pazza. Pazzo. Finalmente ti trovo!

Allora chiudo la porta della tua stanza, giro dietro la scrivania e ti sollevo da quella poltrona di pelle verde …

Il tuo sapore l’ho dimenticato troppo presto.

Rimane la sensazione della tua pelle sotto le mia dita.

Il tuo essere piccola, nel mio straripare. Bello.

 

Tutto questo ti scrivo, appena tornato a casa.

Stai partendo, ci siamo dati appuntamento, da me, la settimana prossima.

 

 
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