Creato da: sagredo58 il 03/01/2011
fibrillazioni, tentazioni, emozioni, provocazioni, sensazioni, cadute di stile e cazzeggi

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Matrimonio – Come sottrarsi alla comunicazione, sia pure fatta di piatti infranti e petali colorati?

Post n°4599 pubblicato il 23 Settembre 2014 da sagredo58
 

La gente rapida si dilegua e nella strada presto deserta rimango solo, con la moto in lontananza, il tappeto di frantumi.

Il giovane che mi ha coinvolto che mi chiede se mi sono divertito.

Mi sono divertito molto.

La ragazza con i petali ricompare ad offrirci un piatto di culingionis de bentu (ravioli di vento), gonfi ravioli di oro pallido, ripieni di nulla e forse per questo ripieni di vento, aromatizzati alla vernaccia ed al fil’e ferru .

La ragazza mi rimedia anche una scopa con la quale disegno il mio sentiero per liberare la moto.

Penso al mio inutile tentativo di fendere la folla, di non fermarmi per continuare ad andare.

La solitudine del viaggio ed il misticismo della moto sono belli, ma come sottrarsi alla comunicazione, sia pure fatta di piatti infranti e petali colorati?

Riparto ancora accaldato, continuando a pensare agli occhi scuri e furbetti della ragazza con i petali.

Ho fatto bene a fermarmi, il lago dell’alto Flumendosa mi attende.

 
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Matrimonio – Una ragazza minuta dagli occhi vispi e simpatici si avvicina, lancia cangianti multicolori petali

Post n°4598 pubblicato il 23 Settembre 2014 da sagredo58
 

Ogni piatto che lancio una ragazza minuta dagli occhi vispi e simpatici si avvicina e, sorridendo, da un largo canestro di vimini che tiene sotto un braccio, prende una manciata di cangianti multicolori petali che lancia in aria.

I petali eseguono in aria il loro colorato balletto impazzito, poi scendono come piccole gondole a ricoprire i cocci sull’asfalto nero, a formare caleidoscopici disegni.

Carino!

Bella la ragazza!

Continuo ad inseguire gli sposi, con la ragazza, in un parossismo di rumore di piatti infranti, di silenzio di petali volteggianti, di folla rumorosa ed augurante.

Di fronte alla casa degli sposi, poco prima del loro tradizionale ingresso, la bianca sposa canonicamente in braccio, si esaurisce l’intera riserva di piatti del paese.

In un rumore di mitraglia ceramica esaurisco la mia scorta.

Un amico degli sposi traccia con una scopa, tra i cocci, un provvidenziale sentiero di accesso alla casa.

L’ultima parola spetta alla ragazza.

Con i fiori, in silenzio, al tacere magico della folla, esaurito il crepitio dei piatti, con un rapido gesto si avvicina agli sposi, e, con un colpo al fondo del canestro sollevato sopra la testa, esaurisce anche lei la sua scorta: una pioggia colorata di petali ricopre gli sposi sorridenti.

E’ finito!

 
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Matrimonio – Il giovane festante prende un piatto e me lo tira davanti

Post n°4597 pubblicato il 23 Settembre 2014 da sagredo58
 

D'improvviso mi si getta davanti alla ruota un giovane con una pila di piatti tutti diversi sotto un braccio.

La frenata è brusca, inchiodo, e la moto affonda sulle forcelle anteriori.

Il giovane festante, per nulla spaventato prende un piatto e me lo tira davanti.

Mille punte di ceramica circondano la ruota anteriore ed i miei piedi puntati a reggere la moto.

Mi arrendo.

Spengo il motore, lì dove sono, circondato di gente e cocci.

Giù il cavalletto laterale, moto coricata a sinistra, scendo e subito mi libero del casco.

Chiedo al giovane, che continua a tirare piatti rimirando la moto rosso metallizzata, perché lo stia facendo.

“Il matrimonio”, risponde laconico.

Mai saputo che per un matrimonio si debbano rompere piatti. Penso ma taccio perplesso.

“Vieni, prendi un poco di piatti anche tu, andiamo dietro agli sposi”, mi invita il giovane.

Ma sì … mi lascio coinvolgere.

Sudato e polveroso afferro una pila di piatti che un altro compagno, sopraggiunto, mi porge.

Abbandonata la moto, mi getto all’inseguimento dei miei anfitrioni, incuneandomi nella folla.

Intravedo gli sposi da dietro, subito eccomi lì, assieme a tanti altri sconosciuti, a lanciare piatti nello spazio libero che la folla gli concede circondandoli.

 
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Matrimonio – Procedo lento, una folla rumoreggiante e festosa riempie la strada

Post n°4596 pubblicato il 22 Settembre 2014 da sagredo58
 

Procedo lento, all’ingresso del paese, perché una folla rumoreggiante e festosa riempie la strada.

Proseguo in prima, i piedi che danno ritmici colpetti a destra e sinistra per aiutare l’equilibrio ridotto alle basse velocità.

Il calore del motore da 1000 cc sale rapido, lo sento sulle gambe.

Cerco un varco di lato alla folla proseguendo passo passo, sono più io a spingere, che la moto a tirare.

Il casco completa il lavoro del motore surriscaldato, che ora ricorre persino alla ventola elettrica per meglio abbrustolirmi.

Il paesino farà un migliaio di abitanti e sembra che stiano tutti sulla strada.

Continuo a procedere tra la curiosità della folla vociante che mi fissa e non si muove, non oso suonare le trombe furiose della moto, più che altro previste per le alte velocità in autostrada.

La situazione si complica, all’attenzione alla gente, che richiede un’infinita serie di piccole frenate, ora si aggiunge la necessità di fare slalom tra i cocci, di tutte le dimensioni, che sono in terra.

Sento un caldo terribile, vorrei togliermi il casco, la ventola del motore gira al massimo, gigantesco asciugacapelli sulle mie gambe, l’alta fascia elastica in vita, essenziale indumento del motociclista, mi incolla la camicia sudata alla pelle.

Ma quanto è lungo questo paesino?

 
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Matrimonio – Il paesino mi è di fronte, Ussassái

Post n°4595 pubblicato il 22 Settembre 2014 da sagredo58
 

Dopo pochi chilometri, alla cantoniera Arcuerì, quasi mille metri, posta alla base dell’omonimo monte che la sovrasta come un bastione, un bivio mi consiglia di ripassare la mappa.

A sinistra una stretta strada montana attraversa le foreste del Monte Tònneri terminando al lago dell’alto Flumendosa.

A destra la statale che sto percorrendo aggira in discesa il monte Arcueri puntando verso lo stesso lago a chiudere l’anello.

E’ deciso, per ora proseguo per la statale fino a Lanusei, poi a Baunei, sino a Dorgali; al ritorno invece taglierò per il supramonte, passando per Oliena, Orgosolo, Fonni, fino a tornare al lago alto del Flumendosa, per prendere l’altra stradina che mi sembra dipanarsi quasi sempre in cresta e che la carta riporta come panoramica.

Inizio a scendere ancora in un bosco di lecci mentre il panorama si apre sempre più ampio.

Di nuovo con un’andatura pigra, sulla destra rimiro l’accidentato altopiano dei “tacchi” di Jerzu.

I “tacchi”, formazioni paesaggistiche tipiche della Sardegna, sono come torrioni calcarei isolati.

A sinistra una serie di alti cocuzzoli calcareo-dolomitici dai fianchi dirupati, posti quasi a semicerchio, a delimitare il vallone sottostante.

Continuo a scendere verso un paese posto all’inizio di una valletta costellata di radi lecci.

Vedo la strada serpeggiare ripida in discesa anticipandosi come per farsi meglio affrontare.

Il paesino mi è di fronte, Ussassái.

 
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Matrimonio – Il paesaggio diviene il corridoio attraverso il quale precipito la moto

Post n°4594 pubblicato il 22 Settembre 2014 da sagredo58
 

Sto salendo tra boschi di lecci, purtroppo dolorosamente segnati da incendi passati, verso Seùi.

L’altitudine alla quale mi trovo ed il vento, che si aggiunge a quello fittizio inventato dalla moto, mi ristorano del calore che già si inizia a sentire in questo maggio inoltrato.

Seui, pressoché deserta, è presto superata, dopo il rio Cànnas continuo a salire in un ampio panorama delimitato da montagne rocciose, cercando di recuperare l’ipnotica alternanza di movenze e giri motore.

La salita si accentua ed il fondo, che sembra migliorato, invita ad un momento di guida più impegnativa e tirata.

Il motore prende potenza ed il paesaggio diviene il corridoio attraverso il quale precipito il mezzo, ora più furioso.

Alle curve la piega aumenta ed ora necessitano leggere toccate di freno.

Il vento, fresco d’altitudine e d’ombra, s’incunea frusciante nel casco aperto, asciugando le goccioline di sudore sulla fronte.

Entrando su brevi, estemporanei, rettilinei, l’accelerazione tende le braccia avvinghiate alle morbide manopole del manubrio ed il motore ulula a segnare i rapidi e successivi cambi di marcia.

 
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Matrimonio – Giornata stupenda e ricca di colori

Post n°4593 pubblicato il 22 Settembre 2014 da sagredo58
 

La visiera del casco integrale è completamente sollevata, per lasciare che il vento mi rinfreschi, per godere in pieno dei vividi colori di cielo, roccia e prato.

Alla velocità consentita da questa strada tormentata, dal fondo rattoppato, la moto di grossa cilindrata emette un basso suono regolare che quasi non sento, lasciandomelo subito indietro.

Ho appena smesso di costeggiare il lago del Flumendosa, quello in basso, a sud, ora risalgo verso l’altro, il lago dell’alto Flumendosa, più a nord-est.

Il giro che ho progettato mi porterà a traversare due delle Barbagie, quella di Seúlo e quella di Belvì, fino ad arrivare nell’Ogliastra.

Il ritmo che la strada impartisce alla guida è il sogno di ogni motociclista, come un pendolo oscillo ritmicamente tra destra e sinistra.

Ogni oscillazione accompagnata dai gesti rituali e istintivi del motociclista: il leggero colpo di gas che preannuncia l’entrata in curva, il gioco di frizione e la marcia che scende elevando il ronzio del motore, il corpo che si sposta di pochi centimetri verso l’interno della curva per agevolare la piega della moto ed indurre un’automatica e controllata sterzata.

Il tutto, protratto per chilometri, diviene come un gioco ipnotico che, pure impegnando al massimo i sensi, lascia il tempo alla mente di assaporare il paesaggio e divagare.

La strada è deserta, come si conviene al massimo godimento motociclistico.

Il paesaggio si snoda lento favorito dal procedere a bassa velocità.

Questa giornata è stupenda e ricca di colori.

 
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Meccanica Quantistica – Com’è finita col gatto? Vivo o Morto?

Post n°4592 pubblicato il 21 Settembre 2014 da sagredo58
 

Secondo l'interpretazione di Copenaghen, è sufficiente considerare che il gatto, o in generale l'apparato di misura, esegue una "osservazione" del sistema quantistico, il cui risultato è sempre ben definito.

Finché l'atomo non decade, il gatto è senz'altro vivo, e ciò è determinato senza alcun bisogno di un osservatore esterno che apra la scatola.

La difficoltà di questa risposta tuttavia, è il confine arbitrario che deve essere tracciato tra sistema microscopico, che si comporta secondo le regole della Meccanica Quantistica, e osservatore macroscopico, che sembra ubbidire alle leggi della Fisica Classica.

 

Secondo l'interpretazione a Molti Mondi le due possibili alternative, non più sovrapposizione di "stati" opposti, sono entrambe realizzate.

Non è possibile rendersene conto solo perché la sovrapposizione di "stati" riguarda, non solo il gatto, ma l'intero Universo.

  • 50% Universo con atomo decaduto e gatto morto
  • 50% Universo atomo non decaduto e gatto vivo

Un osservatore vede realizzarsi solo una delle due alternative, perché fa egli stesso parte di uno dei due possibili "stati" dell'intero Universo.

Esistono infiniti universi paralleli che contengono tutte le possibilità.

Ognuno di questi è un universo deterministico.

Quando noi apriamo la scatola entriamo, o nell'universo col gatto vivo, o in quello col gatto morto, l'altro ci è precluso per sempre.

 

13 post sulla Meccanica Quantistica mi sembrano, per ora, sufficienti.

La buona notizia è che sono finiti.

La cattiva, che, prima o poi, ne farò altrettanti sulla Psicologia Quantistica.

 
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Meccanica Quantistica – Storie di gatti

Post n°4591 pubblicato il 21 Settembre 2014 da sagredo58
 

Per capire meglio le differenze tra le due interpretazioni si può ricorrere ad un esperimento mentale, il "Paradosso del gatto", inventato nel 1953 da Schrödinger.

Egli immaginò una macchina diabolica nella quale inserire un gatto.

All'interno della macchina, un elemento radioattivo può decadere facendo scattare un sensore che, rompendo una fiala di cianuro, uccide la povera bestiola.

La Meccanica Quantistica può calcolare con precisione la probabilità che questo evento avvenga dopo un certo tempo.

Così si può ingabbiare il gatto e fare in modo che, dopo un certo tempo, la probabilità che il sensore sia scattato, dunque che il gatto sia morto, sia pari, ad esempio, al 50%. O meglio la probabilità di ciascuno dei due "stati" complementari sia il 50%:

  • 50% atomo decaduto -> gatto morto;
  • 50% atomo non decaduto -> gatto vivo.

Così, secondo la matematica della Meccanica Quantistica, finché non si apre la macchina e si va a vedere cos'è realmente successo, si esegue dunque una misura, il gatto è sia vivo che morto, ho meglio il gatto è la "sovrapposizione" di due "stati": un gatto vivo al 50%, un gatto morto al 50%.

 
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Meccanica Quantistica – Interpretazione a molti mondi (Multiverso) 1956 - 1970

Post n°4590 pubblicato il 21 Settembre 2014 da sagredo58
 

L'interpretazione a Molti Mondi, elaborata da, Hugh Everett III, De Witt e Graham, sostiene che, ad ogni atto di misurazione su una particella, l’universo si scinde in un insieme di universi paralleli, tutti complessivamente a formare il Multiverso, uno per ogni possibile risultato del processo di misurazione.

Questa è un'interpretazione della meccanica quantistica che rifiuta l'irreversibile e non deterministico collasso della particella (più tecnicamente funzione d’onda), associato all'operazione di misura nell'interpretazione di Copenaghen, in favore di una descrizione in cui gli oggetti microscopici oggetto di misura, come quelli macroscopici di essi costituiti, si separano ripetutamente in storie mutuamente non osservabili, ovvero universi distinti all'interno di un unico Multiverso.

 
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