Creato da: sagredo58 il 03/01/2011
fibrillazioni, tentazioni, emozioni, provocazioni, sensazioni, cadute di stile e cazzeggi

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TANTA – il significato fuori luogo

Post n°4680 pubblicato il 21 Ottobre 2014 da sagredo58
 

Inizio escludendo un significato.

Nel gergo "giovanile" dei cerebrolesi TANTA è, pare incredibile, un complimento che sta a significare che una donna è:

  • piacevolmente abbondante, formosa, burrosa,
  • con seno, curve dei fianchi e chiappe ben disegnate.

Per capirci la Marini, che a me non è mai piaciuta, nemmeno prima che le labbra le si gonfiassero a canotto, è TANTA.

Non è questo il TANTA di cui voglio parlare!

 

 

 
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TANTA – un uomo dice ad una donna … sei TANTA

Post n°4679 pubblicato il 21 Ottobre 2014 da sagredo58
 

UN UOMO dice ad una donna:

Sei TANTA …

 

LA DONNA non capisce :

… cosa dico e faccio da farmi percepire TANTA?

 

SAGREDO capisce, almeno per la percezione che ha della donna che non capisce; diversamsamente l’uomo che ha emesso il giudizio gli è ignoto.

 

LA DONNA si rivolge allora a Sagredo:

Vorrei tu ci provassi, se davvero pensi di sapere il significato di TANTA, se anche tu lo pensi ...

Da parte mia hai totale attenzione, predisposizione alla riflessione e all’accoglienza di quello che può anche non piacermi.

Non ti combatto, mi confronto in ciò che non mi ritrova per capire ... aiutami a comprendere.

 

Rispondo alla DONNA, facendolo un discorso che, attagliato su di lei, potrebbe insegnare qualcosa alle altre donne che si siano sentite percepite come TANTE.

 

Oltre che insegnare a me, a riconoscere le TANTE, a determinarmi ad avere con loro una interazione sufficientemente limitata.

 
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Paura – Ho un ultimo regalo per il vecchio

Post n°4678 pubblicato il 20 Ottobre 2014 da sagredo58
 

Il mio sigaro è finito, come quello della figlia, il suo si è spento, poco curato dalle parole.

Mi alzo dalla sedia, che pure non ha ceduto come temevo.

Ho un ultimo regalo per il vecchio, nella borsa laterale sinistra della moto ho la stampa dell’abbozzo di un racconto sulla prima miniera che ho visitato, l’Argentiera, tra Alghero e Stintino.

Vado a prenderlo per darglielo, questa sera glielo leggerà la figlia.

Come se gli regalassi un nuovo racconto …

 

Io, commosso dal suo dire, devo andare a massacrarmi i polsi sulla pesante moto non adatta alla sconnessa e sassosa massicciata che mi aspetta per portarmi sino alle dune di Pescinas.

 
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Paura – Negli ultimi anni di attività della miniera, i giovani minatori erano diversi da come ero stato io

Post n°4677 pubblicato il 20 Ottobre 2014 da sagredo58
 

Taccio incantato, guardo il vecchio, ogni tanto la figlia, totalmente concentrata sul racconto del padre.

 

Quando a mia volta sono diventato esperto, negli ultimi anni di attività della miniera, i giovani minatori erano diversi da come ero stato io: erano incompetenti, poco propensi ad imparare ed orientati invece ad accattivarsi le simpatie dei padroni.

Anche i direttori e i capisquadra mi sembravano più superficiali.

Una miscela esplosiva d’incompetenza che aumentava il pericolo ed il rischio d’incidenti.

Negli ultimi anni d’attività le cose non funzionavano alla perfezione, vi erano molti aspetti su cui si poteva fare di più.

Se si fosse raggiunta una più elevata organizzazione interna, limitando gli sprechi e le perdite di tempo, la produzione sarebbe stata migliore.

Purtroppo quasi tutti i tentativi fatti, all’epoca in cui la miniera era ancora attiva, per migliorare gli aspetti tecnici non hanno condotto ai risultati sperati.

L’opportunità di introdurre migliorie è arrivata troppo tardi per la miniera che ha chiuso.

 
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Paura – Il tempo mi ha insegnato ad ascoltare la montagna

Post n°4676 pubblicato il 20 Ottobre 2014 da sagredo58
 

La figlia lo guarda teneramente e gli accarezza la mano rugosa poggiata sul bastone, mentre l’altra agita in aria il sigaro mentre continua a parlare.

 

Qualcuno giovane come me non ce la faceva a sopportare la paura, più fragile di fisico o di spirito, abbandonava la miniera per non rovinarsi la salute o la stessa vita. 

C'erano i presuntuosi che ritenevano di saper tutto, non si preoccupavano di prendere precauzioni, sempre venivano puniti dalla “montagna assassina”, come qualcuno definiva la montagna in cui la miniera è scavata.

Per me è stato necessario imparare a convivere con questa naturale paura, altrimenti non avrei potuto stare lì dentro.

Il tempo mi ha insegnato ad ascoltare la montagna, a comprenderne i sussulti, a capire da dove proviene il pericolo, ad evitarlo. 

Mi sarebbe stata utile qualche forma di apprendistato che m’insegnasse le rudimentali tecniche del lavoro nel sottosuolo ma non esistevano corsi d’insegnamento o libretti d’istruzione per lavorare in miniera.

C’era soltanto il mio spirito d’osservazione, l’intuito nella percezione dei pericoli e l’esperienza che cresceva col tempo. 

Quando sono divenuto un minatore esperto, sapevo esattamente come muovermi nelle gallerie, preparare l’esplosivo, evitare di essere colpito dai detriti.

Ero attento, giudizioso, riflessivo.

Lo sono diventato non per aver frequentato una scuola ma perché ho osservato come lavoravano i minatori più anziani di me.

Chiedevo ai più esperti di aiutarmi ad apprendere il lavoro, offrendomi di fare il lavoro sotto la loro supervisione.

Gli anziani della miniera si preoccupavano di rassicurarmi sulla tenuta delle gallerie che loro stessi avevano scavato ed armato.

Mi spiegavano che se cadeva polvere dal tetto era segno che questo si stava incrinando e che, dopo qualche giorno, la coltivazione sarebbe potuta crollare.

 
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Paura – Avevo paura, ora penso che fosse normale

Post n°4675 pubblicato il 19 Ottobre 2014 da sagredo58
 

Dopo una densa e lunga boccata il vecchio inizia a parlare.

 

Anche se uscivo da casa prima dell’alba, anche se trascorrevo più tempo in miniera che con la famiglia, mi piaceva lavorare in miniera.

Mi piaceva perché mi faceva sentire come una piccola parte importante di un meccanismo nuovo, che nessuno dei lavori del passato riusciva ad avvicinare.

Mi piaceva perché mi dava la sicurezza di una paga che, per quanto povera, era sicura diversamente dall’incertezza dei raccolti e del clima legata al lavoro della terra.

Mi ci è voluto coraggio per andare nel cuore della terra a lavorare.

Lontano dalla luce del sole, avvolto dalla polvere.

Con poca aria a disposizione, esposto al caldo ed ai rischi di questa vita.

Il primo impatto è stato duro, con la voglia che immediatamente m’ha assalito d’uscire da un luogo d’inferno. 

Piano piano è nato con la miniera un legame molto forte, indissolubile, che mi ha reso difficile lasciarla.

Un po’ mi sono rassegnato a lavorarci, un po’ mi sono adattato al punto di abbandonare l’idea di avere un lavoro diverso.

Avevo paura, ora penso che fosse normale, sembrava che ad ogni rumore la miniera stesse crollando.

 
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Paura – “Toscano del presidente”, lo scambio in natura

Post n°4674 pubblicato il 19 Ottobre 2014 da sagredo58
 

Non so come ricambiare, offrire del denaro sicuramente li offenderebbe, pensando agli scambi in natura mi viene in mente che ho degli eccellenti sigari toscani particolari, fatti a mano, appena usciti in commercio.

Chiedo al vecchio se gradirebbe provare un nuovo tipo di sigaro toscano appena uscito, il toscano del presidente, il baluginio eccitato degli occhi anticipa la sua affermativa risposta.

Vado alla moto a prendere il mio portasigari e offertone uno al vecchio colgo l’interesse anche della figlia, ne offro un altro anche a lei che accetta volentieri, senza farsi pregare.

Ce ne stiamo lì, il piatto vuoto a terra con la brocca ed il bicchiere, tutti e tre a fumare  lentamente, paciosamente, toscani del presidente, dall’aroma ricco e intenso, di sapore eccellente e buona forza.

Lo stomaco pieno e un sigaro maturo donano sensazioni capaci di creare la situazione ideale per conversare piacevolmente.

Il vecchio non s’accontenta della mia offerta, ha un’altra insolita richiesta, mi chiede di raccontargli una storia, una qualsiasi, a mio piacere.

Ispirato dal pesce appena mangiato, gli racconto di quando ho scoperto il “tesoro” della tonnara abbandonata dell’isola di San Pietro.

Si divertono entrambi, padre e figlia.

Quando finalmente taccio il vecchio mi dice che ora tocca a lui raccontare.

 
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Paura – “Su seleniu”, il fattore misterioso

Post n°4673 pubblicato il 18 Ottobre 2014 da sagredo58
 

La parte più delicata della preparazione di “sa mrecca” è l’asciugatura del pesce: sua nonna materna sosteneva che il pesce deve asciugare nelle notti di luna piena, quando l’aria è più asciutta, perché si rassoda meglio, proprio così lei ha fatto.

Sono scettico sulla luna e stupito.

Un’amica di Baunei mi ha raccontato di “su seleniu”, delle notti di luna piena, per cui in Sardegna si crede da sempre che l’esposizione alla luce della luna di carni o altre sostanze organiche ne acceleri la decomposizione.

Qui a Ingurtosu la luna sembrerebbe funzionare al contrario.

In ogni caso mi sa che è la prima volta che mangio pesce di quattro giorni ma sento integra la sua saporosa freschezza.

In poco tempo spazzolo tutto con gusto.

 
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Paura – “Sa mrecca”, il cibo Fenicio

Post n°4672 pubblicato il 18 Ottobre 2014 da sagredo58
 

Prendendo il piatto che contiene, mi sembra, una pietanza a base di pesce, ringrazio confuso dell'ospitalità.

Poggiato il bicchiere a terra vicino al vaso, seduto su quella precaria sedia, all’aperto, di fronte alla casa, sulla piazzetta, mangio in silenzio, sotto lo sguardo indagatore dei miei generosi ospiti.

E’ pesce, sicuramente, non saprei dire quale, è un piatto salato e ricorro all’acqua fresca contenuta nel vaso.

La figlia mi spiega che lei vive ad Oristano dove i vicini stagni di Cabras sono usati da sempre, per l’allevamento del muggine, quel pesce grigio plumbeo, dalla nuotata scattante, grasso e saporoso che a Roma chiamiamo cefalo per la grossa testa.

Il piatto che mangio, cucinato da lei, è un’antichissima ricetta di Oristano che, a suo dire, ha origini addirittura fenicie e di cui suo padre è molto ghiotto, “sa mrecca”.

Il nome stesso significherebbe “cibo conservato sotto sale”, o “cibo salato”.

Mi spiega che il muggine appena pescato è fatto bollire per circa mezz’ora, aggiungendo una quantità di sale calcolata in base al giorno della consumazione: più aumentano i giorni e più aumenta la dose del sale.

Quello che mangio l’ha cucinato quattro giorni fa.

Dopo aver ripulito il muggine, il pesce si mette su un piatto rivestito di “zibba”, un’erba palustre a foglia piccola e carnosa che cresce vicino agli stagni, che permette di mantenere il giusto grado di umidità.

 
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Paura - Il lamento scricchioloso del vecchio legno, non mi rilassa del tutto

Post n°4671 pubblicato il 17 Ottobre 2014 da sagredo58
 

Mi accomodo sull’unica sedia libera.

Il lamento scricchioloso del vecchio legno di cui è fatta, provato dal mio peso non indifferente, non mi rilassa del tutto.

Tante volte in vita mia mi è capitato di distruggere sedie e cadere rovinosamente a terra.

Poco dopo, sull’uscio, compare una donna, come il vecchio vestita di nero, di età indefinibile, sono propenso a immaginarla sua moglie quando l’apostrofa come figlia, gli chiede di portarmi dell’acqua e qualcosa da mangiare.

La donna obbedisce, compunta, libera la seconda sedia dal piatto sporco e scompare dentro casa.

Ricompare poco dopo, con un grosso vaso di terracotta, dall’imboccatura stretta e due manici, di quelli che una volta le donne portavano sulla testa.

Una brocca che se la lasci al sole, trasuda acqua che, evaporando, raffredda quella contenuta all’interno.

La poggia in terra vicino a me e scompare di nuovo in casa.

Ritorna con un bicchiere e un piatto che mi porge entrambi, poi si siede sull’altra sedia.

 

Il vecchio è rimasto in silenzio.

 
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