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Ex Machina 1980-2016 Dal Robot industriale

Post n°7471 pubblicato il 16 Febbraio 2017 da sagredo58
 

 

Negli anni ottanta, anche se è in corso il progetto sui calcolatori della quinta generazione annunciato nel 1981, i giapponesi non trascurano di impiegare le loro incredibili competenze nell'integrazione tra elettronica e meccanica (meccatronica) per costruire i corpi di macchine umanoidi, tanto da riferirsi alla loro nazione come al "regno dei robot".

Ricordo a questo proposito la suggestione di WASUBOT, il robot umanoide pianista che, nel 1985:

  • utilizzando un vero pianoforte,
  • letto lo spartito posto sul leggio,
  • suona arie di Bach,
  • muovendo tasti e pedaliera con le proprie dita e piedi artificiali.

Seguendo una tradizione consolidata dai fumetti (manga) e dai film di animazione (anime) l'aspetto esteriore presenta tratti asettici, rigorosamente occidentali, tuttavia la struttura interna, i movimenti, la simulazione dei comportamenti è intrisa di tecnologia e cultura giapponese.

I motivi per cui i giapponesi accanto ai robot industriali costruiscono robot dalle sembianze umane sono difficili da individuare:

  • Alcuni maligni commentatori sostengono che i giapponesi sono così terrorizzati dai fenomeni migratori che preferiscono esternalizzare in altre nazioni molte attività produttive e, per quanto concerne le attività di servizio alle persone impossibili da esternalizzare, preferiscono affidarsi alla tecnologia, anche la più sofisticata.
  • Altri preferiscono credere che i giapponesi costruiscono corpi artificiali, rigorosamente privi di materiale vivente, in attesa che qualche demiurgo, senza il quale secondo Platone è impossibile che ogni cosa abbia nascimento, possa far evolvere adeguati processi mentali che li rendano coscienti ed intelligenti, quando antiche barriere culturali e filosofiche saranno cadute.

 

 

 
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