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Cultura digitale - Arte, Musica

Post n°8501 pubblicato il 11 Febbraio 2018 da sagredo58
 

 

La musica (come anche il teatro), è un caso ancora più intricato.

 

In senso proprio, la musica è arte totalmente allografica, come la Letteratura, perché indifferente all'originale, lo spartito musicale scritto in notazioni musicali sul pentagramma.

 

Il fatto che questo spartito non interessa nessuno (estremizzo escludendo i musicologi), complica la cosa costringendo:

  • ad una doppia trasposizione allografica;

  • ottenuta introducendo un personaggio che media tra compositore ed ascoltatore, il fruitore dell'opera d'arte musicale.

 

Il compositore, ovvero l'artista creatore dell'opera d'arte musicale:

  • non produce suoni,

  • crea scritture e notazioni grafiche (spartiti).

 

L'ascoltatore (musicologi esclusi), ovvero colui che gode dell'opera d'arte musicale:

  • non è interessato alle notazioni musicali,

  • evidentemente non suonano, lui gradisce l'ascolto.

 

Perché ci sia suono, quindi effettivamente possibilità d'ascolto, è necessario un ulteriore attore.

 

L'interprete, ovvero colui che

  • legge le notazioni del compositore, generalmente riproduzione a stampa di notazioni musicali originariamente autografe;

  • produce sequenze di suoni udibili (esegue quanto scritto sullo spartito), che hanno una precisa relazione con le notazioni del compositore, grazie ad uno strumento che li emette (fosse anche la propria voce), che permettono all'ascoltatore di godere dell'opera d'arte musicale.

 

Ecco la doppia trasposizione allografica:

  • l'interprete non legge la notazione autografica del compositore, ma una riproduzione della stessa, visto che le proprietà fisiche della riproduzione sono per lui irrilevanti;

  • l'ascoltatore gode dei suoni generati dall'interprete, che è un traduttore di simboli da cui ricava suoni (così come il lettore di testi scritti in discorsi), peraltro riproducibili infinite volte, in infinite versioni, da lui o da altri.

 

 
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