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Piranesi – Spazi alieni, ambigui, inquietanti

Post n°7805 pubblicato il 23 Maggio 2017 da sagredo58
 

 

Le Carceri di Piranesi rappresentano:

  • la negazione del tempo, un pizzico di follia stampato sulla carta;
  • l'ebbrezza dell'impossibile unito ad un segno di claustrofobia;
  • una sfida alle leggi prospettiche e alla costruzione dello spazio
  • un senso di vertigine che vive in ogni angolo delle sue stampe.

 

Utilizzano una visione espansa, panoramica, alterata, dove nella progressione infinita di scale ed archi:

  • il salire e lo scendere,
  • il dentro ed il fuori,
  • il sotto ed il sopra;
  • il concavo e convesso (seppure in minor misura);

sono ambigui, meno ovvi di quanto possa apparire a prima vista.

 

Danno la sensazione che:

  • lo spazio rappresentato non abbia né inizio e né fine;
  • non esista un punto di vista privilegiato;
  • figure, scale, travi, iscrizioni, corde e catene, oggetti di tortura siano ovunque;
  • sia impossibile inquadrare mentalmente la scena che così acquisisce la peculiarità dell'incubo.

 

Sono proprio questi spazi alieni, ambigui, inquietanti, che accomunano Piranesi all'opera grafica di questo misterioso incisore (avete già indovinato?), la cui arte:

  • è un'estensione del Surrealismo, dell'illogico che regna sul logico, lo sovrasta e lo sostituisce nel gioco dell'irrazionalità;
  • è basata sulla Gestalt, sulla percezione, che viene filtrata e riproposta in chiave logico-matematica.

 

 

Chi è questo moderno incisore che ricorda Piranesi?

 

 

 
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Piranesi – Influenza del Sublime

Post n°7804 pubblicato il 23 Maggio 2017 da sagredo58
 

 

La ricerca di Piranesi nelle serie di Carceri:

  • non guarda alla luminosa solidità della neo-classicità rinascimentale,
  • tanto meno alle forti tinte della plasticità barocca;
  • il suo orizzonte sono le mezze luci, le ombre pre-romantiche che alludono al tenebroso e al sublime.

 

Scrive Piranesi del sublime:

Il sublime si biforca versol'alto in quanto sub-limen, ciò che sta nell'architrave della porta ... ciò di cui non si può pensare niente di più grande.

Oppure verso il basso, in quanto 'sub-limo', ciò che sta sotto il fango, che produce un'attrazione irresistibile verso l'abisso, ricoperto dalla banalità e dalla volgarità di quanto si situa alla superficie.

 

La molteplicità del sublime va oltre la staticità della perfezione, Piranesi la ricerca attraverso le leggi della prospettiva che la loro conoscenza profonda gli permette di superare:

  • con la moltiplicazione dei punti di vista,
  • l' alterazione dei rapporti dimensionali,
  • così d'arrivare ad effetti grandiosi di spazialità quasi illimitata.

 

Questo il punto di partenza per accomunare Piranesi ad un altro incisore:

  • nato in Olanda,
  • alla fine del 1800, circa 180 anni dopo di lui.

 

Cosa accomuna Piranesi a questo incisore?

Chi è questo moderno incisore olandese?

 

 
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Piranesi – Influenza Scenografica

Post n°7803 pubblicato il 23 Maggio 2017 da sagredo58
 

 

La serie delle Carceri evidenzia un esplicito legame con la scenografia, disciplina in cui Piranesi si è già esercitato sia a Roma che a Venezia: le scene di prigione sono un soggetto abbastanza consueto nei disegni di scene teatrali del primo Settecento.

 

L'interpretazione scenografica delle Carceri individua la loro forza propositiva che proietta queste incisioni verso il futuro:

  • dai bozzetti di spazi effimeri per allestimenti teatrali, utilizzati subito dopo Piranesi direttamente per l'opera lirica;
  • ai potenti scenari delle sperimentazioni cinematografiche su caratteri metropolitani di città sempre più complicate che fanno comprendere cosa intravedesse quando si diceva disposto alla creazione di nuovi universi.

L'interesse, l'attrazione, l'influenza che Piranesi ha suscitato nel cinema è stata continua e vasta, penso soprattutto:

  • alla ingenuità della citta di Metropolis di Fritz Lang del 1927;
  • alla archeologia industriale della distrutta città invasa da una natura incontrollata di Stalker di Tarkosky, del 1979;
  • al mostruoso alieno di Alien di Ridley Scott, del 1979, creato da Hans Ruedi Giger, anche lui grafico con una formazione giovanile da architetto, e mosso dai meccanismi di Carlo Rambaldi;
  • alla disperata e futura città di Blade Runner, mix della visione di Philip K. Dick e del talento cinematografico di Ridley Scott, del 1982.

 
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Piranesi – 1761 Carceri d’Invenzione

Post n°7802 pubblicato il 23 Maggio 2017 da sagredo58
 

 

Una seconda edizione delle tavole originali dedicate alle Carceri, arricchita di nuove incisioni, compare nel 1761 con il nome Carceri d'invenzione, per essere poi ancora rielaborata nel 1770 mirando ad una maggiore intensità teatrale.

 

Nella seconda edizione Piranesi rielabora le incisioni, incrementandole di numero (da 13 a 15):

  • Le zone luminose sono ridotte grazie ad un tratteggio più spesso.
  • Aggiunge anche delle figurine inquiete per accrescere la drammaticità della visione.

 

Le Carceri costituiscono l'insieme di incisioni più intrigante, originale, provocatorio e, inevitabilmente, più discusso del Piranesi.

Il loro successo ha superato anche quei periodi nei quali l'arte settecentesca è stata considerata minore o fuori moda, influenzando il futuro sino al nostro presente, lasciando le loro tracce nelle scenografie di diversi film, ed ispirando perfino composizioni musicali.

 

Ad esempio lo scrittore inglese Horace Walpole (1717-1797), autore de Il castello di Otranto, che ambienta il suo romanzo, primo romanzo gotico, in un castello ispirato alle incisioni di Piranesi, scrive di lui:

Selvaggio come Salvator Rosa,

fiero come Michelangelo,

esuberante come Rubens,

ha immaginato scene ... impensabili perfino nelle Indie.

Costruisce palazzi sopra ponti, templi sui palazzi, scala il cielo con montagne di edifici.

 

 

 

 
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Piranesi – 1745 Capricci di Carceri – Senso di Allucinazione

Post n°7801 pubblicato il 22 Maggio 2017 da sagredo58
 

 

Ambienti pieni di cordame, catene, lignee "macchine" di ogni genere, tutto contribuisce al senso di allucinazione.

 

Il carcere, quale luogo da cui non si può fuggire, non è reso tanto da mura, inferriate e catene:

  • tutti questi elementi nella tavole di Piranesi ci sono, pure massicci,
  • ma paradossalmente non costituiscono una chiusura, un ostacolo alla libertà.

 

Al contrario:

  • le catene si trovano casualmente sparpagliate in ogni dove,
  • i muri hanno mille aperture,
  • le inferriate sono più di decorazione che altro.

 

La vera impossibilità di scappare, di uscire dalle Carceri, è data:

  • dalla loro essenza labirintica,
  • dall'incrocio di scale che non conducono in alcun posto,
  • dal dissolversi nel buio (o nell'aria) di ogni fuga.

 

 
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Piranesi – 1745 Capricci di Carceri – Tutto è Scenografia

Post n°7800 pubblicato il 22 Maggio 2017 da sagredo58
 

 

Fra il 1745 ed il 1750 Giovanni Battista Piranesi lavora ad una serie di tavole (13) raffiguranti ambienti senza eguali:

  • fortemente drammatici,
  • frutto di eccitata fantasia unita ad una attenta conoscenza della forma e della fabbrica architettonica,

questi lavori raffigurano ciò che egli chiama [Invenzioni] Capricci[ose ]di Carceri.

 

Sono visioni arditissime, eppure composte nel loro rigore architettonico:

  • scaturite dal genio visuale del Piranesi,
  • modellate su solide nozioni di prospettiva e costruzioni tridimensionali.

 

Per questa prime Carceri, Piranesi:

  • abbandona il tratteggio incrociato,
  • per dedicarsi al tratto parallelo, più fluido, anche se arricchito da vari arabeschi.
  • fa assumere al bianco della carta il significato di colore vero e proprio.

 

Tutto è scenografia in queste incisioni:

  • Sale in serie, dalle volte alte, distanti, spazi immensi.
  • Archi e Ponti amplificano ancor di più lo spazio pur mantenendolo opprimente.
  • Scale sospese nel nulla, che a nulla portano, accentuano e dilatano i valori prospettici.
  • Ripetizione infinita di varchi, spazi e scalini, generano un intrico di volumi, producono il dedalo, richiamano una prigione psicologica quasi più che fisica.
  • Ambienti immensi e tuttavia claustrofobici, inibitori, che non rappresentano nessun luogo specifico, che non hanno alcuna connotazione storica.

 

 
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Piranesi – Delirio Grafico

Post n°7799 pubblicato il 22 Maggio 2017 da sagredo58
 

 

L'esaltazione della bellezza tipica dei vedutisti molto attivi in quegli anni, sia a Venezia che a Roma, dell'eleganza, del gusto, trovano per certi versi l'opposto nel delirio grafico di Piranesi che m'intriga assai.

 

Il Delirio che s'istanzia nelle tavole delle Carceri d'Invenzione:

  • lavori in cui mette a frutto la sua profonda conoscenza delle tecniche scenografich;
  • immagini di architetture fantastiche che mostrano enormi sotterranei a volta con scale e possenti macchinari;
  • opere dove dominano forti senso di disagio, solitudine, silenzio, inquietudine e repulsione;
  • incisioni che influenzano Romanticismo, Surrealismo, scenografie teatrali del '700.

 

Cronologicamente:

  • nel 1745-50 produce la prima edizione d'invenzioni carcerarie, Capricci di carceri all'acquaforte;
  • nel 1761 pubblica una nuova edizione, con il titolo di Carceri d'invenzione, per renderle più scure, contrastate, d'effetto più teatrale.

 

Nelle Carceri Piranesi frantuma le coordinate spaziali:

  • pur utilizzando le regole della prospettiva,
  • fa in modo che gli oggetti non siano costruibili,
  • come si può intuire dalla rappresentazione delle scale.

Così facendo egli vuole dimostrare l'impossibilità di un ordine.

 

Le Carceri provocano una sensazione di vertigine nell'osservatore, per diversi motivi:

  • le forme labirintiche,
  • l'inganno della prospettiva,
  • l'affollarsi e moltiplicarsi delle figure.

 

Il disordine rappresentato è solo in apparenza caotico, in quanto:

  • il disegno rimane sotto il controllo del pensiero dell'autore.
  • egli costruisce un mondo geometrico fondato su calcoli esatti, che conducono a proporzioni palesemente errate.

 

 
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Piranesi – Architetto sulla Carta

Post n°7798 pubblicato il 21 Maggio 2017 da sagredo58
 

 

Usa il disegno per realizzare quelle idee che come architetto non può realizzare in altro modo.

 

Il suo contributo fantasioso, nell'interpretazione archeologica delle rovine romane, è riuscito a influenzare fino ai nostri tempi:

  • il disegno,
  • la scenografia,
  • l'architettura e l'urbanistica,.

 

I suoi disegni di archeologia "viventi, dove l'incontro tra oggetti del passato è invenzione, sono ipotesi di progettazione architettonica.

 

Piranesi è contro le regole del suo tempo, testardamente indirizzato, attraverso lo sperimentalismo progettuale, al cambiamento.

Emblematica la sua reazione al Barocco, che prevede una chiara scelta di campo e di linee:

... si deduce, quanto sia meglio nell'architettura, quando la necessità non richieda altrimenti, il servirsi di linee rette, e perpendicolari, invece delle curve, e ravvolte;

le quali, benché il più delle volte soddisfacciano agli occhi, non dimeno egli è difficile, che possano usarsi senza scapito dell'architettura, e anche della verità ...

 

La sua ricerca approda a forme di delirio grafico, questo è quello di lui che m'entusiasma, che prelude:

  • ai disegni "impossibili" ...
  • ai tentativi contemporanei di misurare la molteplicità, l'incommensurabile, lo smisurato.

 

 
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Piranesi - Da Architetto a Incisore

Post n°7797 pubblicato il 21 Maggio 2017 da sagredo58
 

 

Non riuscendo a trovare lavoro come architetto:

Né essendo sperabile a un Architetto di questi tempi, di poterne effettivamente eseguire alcuna ... altro partito non veggo restare a me, e a qualsivoglia architetto moderno, che spiegare con disegni le proprie idee'.

 

Si ricicla come incisore, essendo l'incisione molto in voga nel '700:

  • nel 1742 entra nella bottega di Giuseppe Vasi, celebre incisore di vedute, poi apre una propria bottega in via del Corso, di fronte all'Accademia di Francia.
  • Nel 1744 realizza una Pianta del corso del Tevere insieme al topografo Carlo Nolli;
  • Nel 1745 incide vedute di Roma antica e moderna, ristampate anche nel 1748 e 1750.
  • Nel 1748 partecipa alla realizzazione della Nuova pianta di Roma;

 

Nel 1765 realizza la sua unica opera architettonica (per intero), la villa del Priorato dei Cavalieri di Malta, sul colle Aventino.

Villa famosa perché il portone incornicia la cupola di San Pietro (che si può ammirare anche a portone chiuso da un apposito buco in esso praticato.

 

 
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Piranesi - Formazione

Post n°7796 pubblicato il 21 Maggio 2017 da sagredo58
 

 

Gianbattista Piranesi (1720-1778) è un incisore veneziano figlio di uno scalpellino, destinato fin da bambino alla professione di architetto come il fratello della madre.

 

Nel vivace e innovativo ambiente culturale veneziano:

  • impara il latino e la storia romana grazie al fratello Angelo, monaco certosino.
  • lavora come apprendista presso Giovanni Scalfarotto, architetto-ingegnere,
  • studia scenografia e incisione nella bottega di Carlo Zucchi.
  • è testimone dell'esplosione della pittura di vedute.

 

La formazione di una sua estetica personale si attua poi a Roma, all'epoca:

  • priva d'influenza politica;
  • con una popolazione era ridotta a 100.000 abitanti, molti dei quali in povertà;
  • luogo d'elezione per tutti gli appassionati d'arte;
  • definita ''Capitale dell'anima'' dai colti viaggiatori che la visitano.

 

L'aspetto urbano della città è molto diverso da quello attuale:

  • pieno, molto più d'oggi, di vestigia del grandioso passato che hanno subito stratificazioni, aggiunte, sovrapposte nel corso dei secoli;
  • con monumenti medievali che convivono nella stessa struttura monumentale insieme a testimonianze dell'antichità romana.

 

 
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