Creato da: sagredo58 il 03/01/2011
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Messaggi di Maggio 2017

 

Dalla Beat Generation alla Bit Generation – Paul Friedlander

Post n°7830 pubblicato il 31 Maggio 2017 da sagredo58
 

Concludo approfondendo l’autore e l’opera che più mi ha coinvolto della mostra “ArtFutura”.

Paul Friedlander (1951) crea di ambienti magici e suggestioni visive da grande illusionista, la sua ricerca su come plasmare la luce interseca conoscenze creative e scientifiche: è un artista o uno scienziato?

 

Perché l’interesse alla fisica?

Paul era ancora bambino all’epoca della Beat Generation, aveva sei anni in piena era spaziale, quando è stato lanciato lo Sputnik, primo grande evento spaziale che lo ha affascinato portandolo ad interessarsi di fisica.

Il resto lo ha fatto il padre, matematico presso l'Università di Cambridge, che gli ha trasferito l’entusiasmo per i buchi neri e le loro curiose proprietà.

 

Perché l’interesse all’arte?

La madre di Paul era invece un’artista, contemporanea e astratta, lo ha intrigato con l’Arte Cinetica e l’Optical Art.

Tanto che già nel 1970, studente universitario fisica, Paul ha partecipato ad una grande mostra di Arte Cinetica, questa l’occasione che gli ha fatto capire che lo scopo della sua vita sarebbe stato l'arte cinetica.

In particolare la ricerca del modo di trasformare i materiali con cui lavora in qualcosa di evanescente, che trascende la materia ordinaria.

Vuole che il suo lavoro sia luminoso, senza peso e senza limiti.

La ricerca del misterioso lo guida ancora.

 

 

Paul che si definisce Kinetic light sculptor: scientific artist, afferma:

 

Da bambino ho sempre sognato di crearmi la mia navicella, e volare via da solo ad esplorare pianeti lontani.

 

Quando sono cresciuto, l’arte è diventata la mia navicella spaziale per la mia immaginazione e ora invito i visitatori ad accompagnarmi nel mio viaggio.

 

Guardatevi il suo sito.

 
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Dalla Beat Generation alla Bit Generation – Creature Reali/Virtuali

Post n°7829 pubblicato il 31 Maggio 2017 da sagredo58
 

 

Nel terzo millennio, progressivamente, per lo più inconsapevolmente, l'Uomo, creatura reale, diventa un eterogeneo ibrido, si sdoppia in creatura reale e creatura virtuale.

 

E' cominciato nel lavoro, poi tracimando nel quotidiano domestico, dalla lettura al viaggio, dall'incontro all'amicizia, dilagando nell'emozione, dalla curiosità, sino ad arrivare anche alla paura, tutto appartiene sempre di più al virtuale.

 

L'elemento più affascinante del virtuale, della tecnologia digitale che lo crea e lo modella, è la continua trasformazione, mutazione, la creazione accelerata del futuro.

 

In questo dualismo reale/virtuale, l'uso di strumenti tecno-informatici, coniugato con capacità scientifiche/artistiche, ridefinisce l'arte, ne estende i confini, ne invalida le categorie e tassonomie, ne crea il futuro inventando ossimori:

  • concretizza il solo immaginato,
  • realizza forme impossibili,
  • produce materiali immateriali.

 

Questi artisti della Bit Generation diffondono l'esperienza di un mondo virtuale, non più da scoprire, come quello reale, ma addirittura da immaginare.

 

La loro arte rappresenta un cambiamento: dell'arte, come anche degli spazi espositivi.

Musei come luoghi dove poter immaginare l'arte, visualizzare pensieri e sogni, diventare parte attiva della mostra, interagire con le installazioni,

Musei della Bit Generation come metafora dell'esistenza della creatura Reale/Virtuale che l'Uomo è diventato.

 

 
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Dalla Beat Generation alla Bit Generation – Uncanny

Post n°7828 pubblicato il 31 Maggio 2017 da sagredo58
 

Una terza grande stanza è occupata dalla raccolta di animazioni video Uncanny del graphic designer autodidatta Esteban Diacono, diventato una star di Instagram con i suoi 82.000 follower, da lui definita:

una raccolta di 40 animazioni ispirate all’assurdo, al surreale e alla paura del futuro.

 

 

Passando nella quarta ed ultima grande sala centrale la mostra si conclude con una proiezione Screens of the Future , letteralmente “schermi del futuro”, che cerca di cogliere la relazione emotiva che intercorre tra l’Uomo e la tecnologia emergente al fine di suscitare e stimolare sensazioni, emozioni e coinvolgimento, mostrando una rassegna delle nuove creature digitali messe a punto dal Collettivo Universal Everything di artisti e designer.

 

Sui muri che delimitano questa sorta di sala cinema, sono presentati invece prototipi visionari utilizzanti tecnologie emergenti di schermi flessibili e materiali intelligenti che cambiano forma e si adattano ai contesti.

 
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Dalla Beat Generation alla Bit Generation – Organic Arches

Post n°7827 pubblicato il 30 Maggio 2017 da sagredo58
 

Nella sala a fianco a quella con i pesanti e scuri ferrofluidi, al centro dello spazio espositivo, ci sono gli Organic Arches, letteralmente “archi organici”, di Chico MacMurtrie ed il Collettivo Amorphic Robot Works (USA).

 

Leggere e bianche aeree strutture, tubi in tessuto ultraleggero, progressione d’archi gonfiabili di diverse dimensioni, subiscono lente impercettibili metamorfosi organiche, cambiano composizione durante la giornata influenzati dal passaggio dei visitatori.

 

Quando gli Archi raggiungono una forma completamente in tensione, che traccia un semicerchio, poi si arrotolano su se stessi a formare spirali aggrovigliate che ricordano macromolecole e DNA.

 

 
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Dalla Beat Generation alla Bit Generation – Protrude Flow

Post n°7826 pubblicato il 30 Maggio 2017 da sagredo58
 

Particolare la prima sala che ospita tre installazioni che compongono l’opera Protrude Flow del giapponese Sachiko Kodama, ancora una volta dinamiche forme ferrofluide mettono in evidenza la fisica, questa volta quella sperimentale.

 

Sembra d’essere in un laboratorio, alla ricerca dell’interazione tra un ferrofluido, un liquido che contiene piccole particelle ferrose magnetiche, e un campo elettromagnetico variabile che, partendo da un liquido scuro, omogeneo, oleoso, da istantaneamente vita a piccole forme dinamicamente guizzanti, dettagliate e spinose, a sfarfallii scintillanti dove il concavo ed il confesso si alternano e mutano istantaneamente.

 

 
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Dalla Beat Generation alla Bit Generation - Morphogenesis

Post n°7825 pubblicato il 30 Maggio 2017 da sagredo58
 

Il percorso della mostra comincia proprio con l’illusione oleografica di Paul Friedlander,  Spinning Cosmos, letteralmente “movimento rotatorio del cosmo”, fisico inglese ispirato dalla Light Art degli anni 60, di cui ho descritto le sensazioni psichedeliche.

 

Poi attraversando un corridoio si passa al videomapping, con l’opera Morphogenesis del turco Can Buyukberber, proiettata su un lungo schermo di 18 metri, mostra forme geometriche si intersecano all’infinito dando vita a proiezioni ipnotiche.

 

Esperienza audiovisiva che di nuovo ricorda la fisica teorica, relativistica e quantistica, perché enfatizza sia la dinamica del rapporto spazio/tempo, che quella del grande/piccolo, ovvero del cosmologico/quantistico.

 

 
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Dalla Beat Generation alla Bit Generation - ArtFutura

Post n°7824 pubblicato il 30 Maggio 2017 da sagredo58
 

 

Mostra che, non a caso, riunisce sei eterogenei artisti, di nazionalità diversa, dal percorso artistico differente, il cui fil rouge è dato dalla comune intenzione di intrecciare i cammini di arte e scienza, incrociandoli su traiettorie nuove, così da creare una sorta di futuribile zona di confine che riporta al nume stesso "ArtFutura".

 

Non appare quindi casuale la scelta del contenitore che ospita la mostra, l'Ex Dogana di Roma, un vecchio spazio industriale a San Lorenzo, recuperato e farcito di happy hour, party, cocktail, come anche di cinema, concerti e arte, che oggi si propone come fabbrica del futuro.

 

I protagonisti della mostra e le loro opere provengono tutti dal festival internazionale  "ArtFutura":

  • Spinning Cosmos di Paul Friedlander (UK),
  • Uncanny di Esteban Diácono (Argentina),
  • Morphogenesis, Celestial Collisions, Generative Tissues di Can Buyukberber (Turchia/USA),
  • Protrude Flow di Sachiko Kodama (Giappone),
  • Organic Arches di Chico MacMurtrie ed il Collettivo Amorphic Robot Works (USA),
  • Screens of the Future del Collettivo Universal Everything (UK),

per celebrare in tutto il mondo l'arte multimediale.

 

O forse sarebbe meglio dire, l'arte dei nuovi media, l'arte della Bit Generation, visto che per "ArtFutura" l'arte non può più essere considerata separata dalle tecnologie digitali".

 

 
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Dalla Beat Generation alla Bit Generation – Spinning Cosmos

Post n°7823 pubblicato il 29 Maggio 2017 da sagredo58
 

Il "trip" di cui parlo mi è offerto dall'installazione Spinning Cosmos, di Paul Friedlander, che la definisce una macchina spaziale per meditare sul movimento e la dinamica dell'Universo.

 

Questa è l'opera che più mi ha avvinto della mostra "ArtFutura", curata dal direttore dell'omonimo Festival internazionale, Montxo Algora, con il patrocinio dell'Università di Roma La Sapienza e di Roma Capitale.

 

Festival itinerante, organizzato da 26 anni, in più di trenta città tra cui Londra, Madrid, Barcellona, Parigi, Ibiza, cui si aggiunge Roma, che offre una panoramica di nuove forme d'arte con mostre, spettacoli, laboratori e conferenze, a cui hanno partecipano:

  • gli esponenti di spicco della corrente letteraria ed artistica Cyberpunk, gli scrittori di fantascienza William Gibson e Bruce Sterling;
  • i protagonisti della musica ambient, Brian Eno, e David Byrne;
  • case di produzione cinematografica che si occupano di grafica computerizzata come Dreamworks e Pixar.

 

 
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Dalla Beat Generation alla Bit Generation - Sperimento un Trip!

Post n°7822 pubblicato il 29 Maggio 2017 da sagredo58
 

Ecco quello che esperisco: un "trip"!

 

E' un "trip" che sembra rimandare direttamente a quella Beat Generation poetico-letteraria ed artistica che, a cavallo tra anni '50 e '60, per il rifiuto delle "norme" imposte, per il rigetto del materialismo, sperimentava stati allucinati indotti da droghe allucinogene, moderne come l'LSD e antiche come il fungo peyote.

 

Non apprezzo le droghe, né i riti sciamanici!

Eppure questo è un gradevole "trip".

Indotto da un'altra Generation, arrivata 50 anni dopo ... la Beat.

Che ha sostituito le droghe con gli strumenti tecno-informatici ... simboleggiati dal Bit.

 

E' un "trip" di quella nuova  Bit Generation del terzo millennio che, continuando a sperimentare oltre le "norme" dell'arte nel reale, ancora rigettando il materialismo della statua scolpita, vuole produrre nuove forme d'arte nell'immateriale virtuale:

  • illusioni olografiche,
  • sculture cinetiche,
  • galleggianti forme dinamiche,
  • esperienze audiovisive immersive.

 

 
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Dalla Beat Generation alla Bit Generation - Cosa sperimento?

Post n°7821 pubblicato il 29 Maggio 2017 da sagredo58
 

Seduto su un comodo divanetto a due posti, sperimento una piacevole esperienza psico-fisica che rende tutto quello che mi circonda strano e più intenso.

 

Musica ambient, luci puntiformi ed attenuate, deformate pareti specchiate, alterano la volumetria dell’ambiente in cui sono.

Rendono indefinito lo spazio, mi proiettano in una bolla d’universo senza tempo in cui si susseguono incessanti e caotici atti di creazione …

Ipnotiche evanescenze di avvitanti spirali dalle cangianti iridescenze.

Rassicuranti trasparenze d’ovoidi ruotanti.

Straniamento di forme per riflessioni deformate in distorte geometrie colorate.

 

Cosa sperimento?

 

Questa disorganizzata mescolanza d’energia primigenia

Parla, pur senza formula alcuna, di quello che più m’intriga: teorie delle catastrofi e matematica frattale, fenomeni caotici e fisica teorica.

Al tempo stesso m’allontana dall’imperativo categorico di conoscenza e comprensione che contraddistingue la scienza.

Infine mi rilassa ed induce esperito godimento, ipnotico galleggiamento, fluttuante immersione in mutevoli sensazioni psichedeliche!

 

 
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