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Messaggi di Giugno 2017

 

Mi piacciono i sigari … Nonnina vanto della fabbrica

Post n°7915 pubblicato il 30 Giugno 2017 da sagredo58
 

La nonnina che mi è stata presentata è il vanto della fabbrica.

Superati i settanta anni lavora solo i grossi moduli della produzione Partagas: Connaisseurs, Lusitanias e Churchills tra i doppi corona, Presidentes tra i perfectos e 8-9-8 tra i lonsdales.

Spesso riesce a raggiungere punte superiori ai cento pezzi giornalieri, abitualmente non scende sotto le 85 unità. Normalmente un operaio esperto si colloca sulla sessantina di pezzi giornalieri su questi grandi moduli.


Una volta completati i sigari sono avvolti in mazzi da cinquanta pezzi, mezze ruote, con le caratteristiche fasce gialle di seta che si ritrovano anche nelle confezioni di Partagas 8-9-8 e Séries du Connaisseur N°1 - Reserve Exclusive.

Questi mazzi di sigari sono messi a riposare in grossi e scuri armadi di cedro all’interno delle aree più buie della fabbrica.

 

I profumi che si sprigionano in questi locali sono inebrianti, superiori alle folate di avana emesse dai sigari accesi dei torcedores.

 

 
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Mi piacciono i sigari … 9 Operazioni per un Puros

Post n°7914 pubblicato il 30 Giugno 2017 da sagredo58
 

 

Difficile non rimanere incantati dal costante ripetersi delle nove operazioni alla base della confezione di un sigaro.

Movimenti fluidi ed incessanti, ma al contempo rilassati ed ipnotizzanti celano distinte operazioni:

 

  1. la preparazione dell'anima;
  2. l'avvolgimento di un primo rivestimento che trasforma l'abbozzo di sigaro che va formandosi in una "pupa";
  3. la selezione della capa ed il suo tiraggio;
  4. l'avvolgimento della capa attorno alla pupa;
  5. il taglio della testa del sigaro;
  6. la confezione della testa;
  7. la perfetta distensione della capa;
  8. l'analogo tiraggio dell'anima del sigaro;
  9. infine il taglio del piede del sigaro. 

 

 

 

 
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Mi piacciono i sigari … Galera

Post n°7913 pubblicato il 29 Giugno 2017 da sagredo58
 

Dalla scuola si passa al terzo piano, dove sono collocati i veri reparti produttivi dedicati all’avvolgimento dei puros.

I sigari cubani sono detti Puros Habanos, termine che indica che tutte le componenti del sigaro sono di medesima provenienza, coltivati e manufatti a Cuba:

 

E’ questa parte della fabbrica, la galera, il regno incontrastato dei torcedores considerati, nell’ambito dell’intera organizzazione, l’aristocrazia dei lavoratori.

Sale immense ben illuminate ed aerate con lunghi banchi di legno da 4 a 6 posti, separati da corridoi, vicino ad ogni banco un torchio di poco più alto.

Ormai confinata in un angolo una pedana con sopra una sorta di cattedra ed un microfono. Questo mobile dimesso è il retaggio, già in chiave moderna dato il microfono e l’impianto di amplificazione, della prima delle conquiste sociali  dei lavoratori cubani.

 

Nel 1850, proprio nei locali della fabbrica Partagas, fece la sua comparsa il “lettore”.

Un dipendente della fabbrica delegato all’istruzione degli altri lavoratori mediante lettura ad alta voce di scrittori e giornali.

Questa pratica si estese rapidamente a tutte le altre fabbriche cubane fino ad essere soppiantata a partire dal 1920 dall’uso della radio tutt’ora in voga.

 

 
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Mi piacciono i sigari … Scuola

Post n°7912 pubblicato il 29 Giugno 2017 da sagredo58
 

 

Con lo stesso montacarichi ci si trasferisce al secondo piano, qui è ospitata la "scuola", la sezione della fabbrica destinata all'addestramento dei giovani.

La scuola ospita diversi reparti legati ad altrettante attività lavorative, soprattutto avvolgimento, inscatolamento, cellofanatura, applicazione di fascette e vistas, le immagini che si incollano nella faccia interna del coperchio di una scatola di sigari.

Gli strumenti sono pochi ed essenziali:

  • una tavoletta di legno, tabla de torcer;
  • un piccolo coltello a mezzaluna, la chaveta;
  • le forme di legno scannellato che ospiteranno i sigari appena arrotolati, pronte ad essere impilate a piccoli gruppi sotto torchi manuali;
  • una taglierina per tranciare il piede del sigaro ultimato che funziona anche da calibro per verificare lo standard della misura, in alternativa una tavoletta di legno forata, la calibratrice;
  • un vasetto di colla vegetale per completare la confezione della testa del sigaro che avviene fissando una pallina fatta con i ritagli delle capas già lavorate.

 

 

 

 
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Mi piacciono i sigari … Visita alla Fabbrica

Post n°7911 pubblicato il 29 Giugno 2017 da sagredo58
 

La visita alla fabbrica inizia da una sorta di galleria interna rischiarata da un lucernario su cui si affacciano all’interno le finestre di ogni piano.

Su questa galleria si affaccia l’unica macchina moderna presente nell’intera fabbrica: un semplice montacarichi elettrico per lo spostamento dei semilavorati da un piano all’altro.

 

Con questo montacarichi si scende nel seminterrato dove in locali ben aerati sono stipati fusti di legno ripieni di foglie di tabacco raggruppate in covoni, tercios.

In questi fusti si consuma la terza ed ultima fermentazione del tabacco, quella precedente la miscela dei tabacchi ed il successivo avvolgimento.

Estratte da questa sorta di botticelle le foglie debbono essere private della nervatura centrale. Ciò è fatto utilizzando una tavoletta ricurva di legno da tenere su una coscia ed operando con le sole mani.

A fianco dell’area dove le foglie sono private della nervatura centrale e raggruppate per omogeneità c’é la sezione dedicata alla miscela dei tabacchi per la definizione degli aromi ed il raggiungimento di una combustione predefinita che caratterizza il sigaro quanto il suo aspetto ed il suo sapore.

 

 

Difficile ricordare l’esatta sequenza di tutte le fasi del ciclo di lavorazione, sono circa trecento fasi lavorative, interamente realizzate a mano, che ben si valgono il fregio della stampigliatura hecho a mano impressa su ogni scatola.

 

 
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Mi piacciono i sigari …Avana Fabbrica Partagas

Post n°7910 pubblicato il 28 Giugno 2017 da sagredo58
 

A Cuba si arrotolano sigari quasi all’angolo di ogni strada, nelle principali cafeterie, in tutte le hall degli alberghi internazionali, addirittura ai gate degli aeroporti. In questi casi si tratta di singoli artigiani arroccati su microscopici banchetti di legno.

Esistono poi una miriade di fabbrichette disseminate nei centri principali. Due, tre locali, sempre al piano della strada, tuguri scuri che servono a fabbricare e vendere al tempo stesso.


Le fabbriche vere sono concentrate nel centro storico dell’Avana. Si tratta di edifici che risalgono alla prima metà del XIX secolo quando a Cuba esplose lo sviluppo delle marche che crearono le fabricas ed il sigaro cubano esplose a livello mondiale, avviando la crisi delle manifatture spagnole che ha trasformato gli spagnoli da maggiori produttori nei migliori clienti dei cubani.


Partagas si afferma nel 1827, in quest’anno don Jaime Partagas crea la fabbrica Flor de Tabacos Partagas y Compaña al numero civico 172-174 di via dell’Industria.

Solido palazzotto a quattro piani in tinta crema, con infissi e stuccature decorative marroni, ogni piano decorato da un balconcino, il tutto sovrastato da una sorta di timpano, forato da un occhialone, su cui nello stessa tinta marrone troneggia l’ovvia scritta Partagas, un anno il 1845, ed ancora più grossa la dicitura “Real fabrica de Tabacos”.

Strano che la rivoluzione cubana che non ha risparmiato i marchi di fabbrica abbia lasciato intonsa questa esplicitazione di proprietà, sì pubblica, ma di stampo regale.

All’entrata subito a destra un piccolo bar pieno di teche vetrate e condizionate piene di tutta la produzione isolana: Partagas ovviamente in tutti i moduli e confezioni possibili, Bolivar, Cohiba, El Rey del Mundo, Hoyo de Monterrey, H. Upmann, Montecristo, Por Larrañaga, Punch, Quintero, Romeo y Julieta, Sancho Panza.

 

 
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Mi piacciono i sigari … Partagas Connaisseurs N°1 & Mulata

Post n°7909 pubblicato il 28 Giugno 2017 da sagredo58
 

 

Mi piacciono come oggetti i sigari: più di tutto, soprattutto, per il lungo, antico, manuale, processo produttivo che li realizza; per le persone che dietro a questo processo ci sono, con la loro fatica e la loro passione al tempo stesso.

Il nuovo che avanza prepotente si è impadronito anche dei sigari, per trasformarli, adattarli, avvilirli, alle esigenze: sia del taylorismo produttivo, che dell'inconsulta frenesia dei fumatori moderni, per questo la maggioranza dei sigari sono oggi fabbricati a macchina o con il preponderante ausilio delle macchine.

Io, così attratto dalla tecnologia e dal moderno, mi attardo, concentrandomi esclusivamente su sigari prodotti interamente a mano, concedendomi rarefatte, lente, appaganti, lunghe, fumate, le uniche adeguate ad un prodotto così antico, purtroppo interpretato anche come elitario, non certo per i costi, perché rispetto ad un accanito fumatore di sigarette ogni mese risparmio.

 

Interrompo un attimo la scrittura, chiudo gli occhi, aspirando lentamente, sbuffo poi una densa nuvola di fumo bianchissimo.

 

Sto fumando un Partagas Connaisseurs N°1, ultimo sigaro di questo tipo che ho ricevuto direttamente da Cuba, che sto sacrificando o godendo, che è la stessa cosa.

 

Nel frattempo sorseggio il mio cocktail cubano preferito, il "Mulata", da consumarsi preferibilmente al Floridita, mitico bar dell'Avana già frequentato negli anni '30 da Ernest Hemingway.

Preparato direttamente nel frullatore:

  • 2/4 di rum scuro invecchiato 7 anni,
  • 1/4 di liquore al cacao bianco (come ad esempio il crema cacao Buton),
  • 1/4 di succo di lime,
  • qualche goccia di sciroppo di zucchero,
  • una tazza di ghiaccio tritato grossolanamente.

Servito in coppe da champagne precedentemente raffreddate, con due mezze cannucce dritte al centro del bicchiere grazie alla consistenza di un sorbetto raggiunta dal composto.

 

 

 
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Mi piacciono i sigari …

Post n°7908 pubblicato il 28 Giugno 2017 da sagredo58
 

Mi piacciono i sigari

 

Mi piace stiparli i sigari: giocando ad aprirne le scatole, quasi tutte di legno di cedro, per ammassarli ordinatamente, delicatamente, nell’umidor, costruito con la stessa essenza delle scatole e rivestito di radica italiana, così tenendoli alle adeguate condizioni di umidità e temperatura, in assenza di luce.

Mi piace vederli i sigari: accostarne marche con le loro sgargianti fascette; accatastarne le scatole nelle cui decorazioni il kitsh trionfa ricco di orpelli, immagini retrò e profusione di medaglie dorate; avvicinarne progressivamente diversi moduli (forme) dai più corti e sottili ai più lunghi e di maggior calibro; crearne scale cromatiche di tutti i toni dal verde al nero, passando per impercettibili gradi di marrone.

Mi piace toccarli i sigari: sia che abbiano la fascia esterna vellutata e setosa come nel caso dei Cubani e, più in generale, caraibici; sia che trapeli la loro ruvidezza dalle nervature visibili delle foglie, come nel caso dei Toscani per cui l’Italia è famosa nel mondo.

Mi piace ascoltarli i sigari: sentendone gli scricchiolii alla pressione e rotazione sotto le dita, in questo modo verificandone secchezza o umidità non eccessive, nella prospettiva di una appagante fumata.

Mi piace odorarli i sigari: ancora spenti, mentre mi attardo a palparne la consistenza e l’omogenea distribuzione del contenuto che ne garantisce il corretto tiraggio una volta accesi.

Mi piace gustarli i sigari: sempre spenti, baciandoli, mordendoli, leccandone l’estremità, di rado l’intera lunghezza, sapore di terra, di foglie, aromi sconosciuti, indecifrabili, che solo con l’esperienza si svelano, poco a poco.

Mi piace fumarli i sigari: accendere un sigaro per me è celebrare, godendo, un’antica fatica dell’uomo che Cristoforo Colombo ha fatto conoscere al Vecchio Mondo, primo grande esempio di ciò che 500 anni dopo abbiamo iniziato a chiamare globalizzazione.

 

 
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Paesaggi del corpo – Bodyscapes

Post n°7907 pubblicato il 28 Giugno 2017 da sagredo58
 

Quando Carl warner si è stufato del cibo, ha diretto il suo sguardo sul corpo, lo spazio, i sensi e il desiderio.

Poi ha sostituito il cibo con i corpi.

I nuovi paesaggi fotografici si lasciano sfiorare dallo sguardo, accarezzare dall'immaginazione, lasciata libera di avventurarsi in vallate di curve sinuose e carnose, deserti di schiene, cave di addominali dune di pettorali, vallate di stinchi e ginocchia, orizzonti senza teste.

Una sinfonia di linee e curve naturali fuse in forme astratte e intriganti, capaci di evocare la visione sensuale di paesaggi da bramare, seducenti, che giocano con il senso dello spazio condiviso da corpi e immaginario, sensi e desiderio.

Un ritratto alternativo di un essere umano, il cui corpo diventa un paesaggio di se stessi, giocando sul senso dello spazio in cui si abita.

La visione esterna dell'Uomo diventa un più astratto, forse più intimo, riflesso del suo essere interiore, quando viene considerato paesaggio o interpretato con  un senso di luogo.

 

Un viaggio surreale, in valli di corpi addormentati e silenti, scalando creste di carne pulsante, curve di pelle odorosa, tensioni muscolari, ascoltando il respiro e le morbide sinuosità di un torace, seguendo le linee del desiderio fino ai piedi.

Nelle fotografie, le gambe, le pieghe della pelle, profili, braccia, torsi e piedi sono manipolati ad arte per ricordare le forme morbide delle dune, delle colline, di creste e valli, con una qualità poetica irresistibile.

Astrazioni intriganti, per riflettere sull'interiorità che deve fare i conti con la percezione del corpo, dello spazio, e dello sguardo, proprio e altrui.

Una volta che si è riusciti ad interpretare le immagini per quello che sono realmente, diventa evidente come questo lavoro sia, in realtà, una riflessione intima del sé interiore.

Spiega Werner.

Sono ritratti alternativi di esseri umani i cui corpi diventano paesaggi che giocano sulla percezione dello spazio in cui ci muoviamo.

 
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Paesaggi del corpo – Foodscapes

Post n°7906 pubblicato il 27 Giugno 2017 da sagredo58
 


I "Foodscapes" di Warner sono impropriamente paragonati alle "Teste Composte" di Giuseppe Arcimboldo, che nel XVI secolo ha dipinto fisionomie grottesche ottenute attraverso bizzarre combinazioni di una straordinaria varietà di ortaggi e verdure.

Più corretto pensare che l'uso del cibo per generare paesaggi sia una suggestione nata in Warner dal lavoro di Arcimboldo.

Racconta Warner:

I "Foodscapes" sono stati apprezzati da un pubblico internazionale in quanto rompono i confini della lingua e della cultura.

Gli spettatori, sia giovani, sia anziani, hanno la stessa reazione guardando le mie scene per la prima volta: un lampo di meraviglia, seguito dal segno riconoscimento, poi da un sorriso.

Questo mi dà il massimo del piacere.

Non vedo l'ora di creare altre immagini, poiché nella mia testa ci sono tanti tipi diversi di cibo che devo ancora esplorare con i paesaggi, ci sono molte altre località del mondo che devono ancora essere scoperte e realizzate.

 

Dieci anni dopo, con un paio di dozzine d'immagini nel suo portafoglio, il lavoro di Warner è stato scoperto dai media e le immagini sono diventate virali in tutto il mondo.

Il lavoro di Warner è stato utilizzato per promuovere un sano consumo da nutrizionisti e dietologi, lavorando in scuole, centri sanitari e cliniche di obesità infantile.

Le sue immagini sono state stampate sulle pareti, come murales, negli ospedali per incoraggiare l'appetito e il benessere e come strumenti educativi, per informare la gente sulla salute alimentare, la cultura alimentare e l'alfabetizzazione nutrizionale.

Paesaggi seducenti, tanto commestibili, da stuzzicare anche il senso del gusto:

  • tramonti di lattughe,
  • boschetti di broccoli,
  • foreste di sedano,
  • dirupi di pane e croccanti cereali,
  • ciottoli di patata,
  • nuvole di mozzarella,
  • fiumi di prosciutto ...

 
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