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Messaggi di Luglio 2017

 

Pillola - Augurio

Post n°7987 pubblicato il 31 Luglio 2017 da sagredo58
 

Auguro alla mia vecchiaia

la lucidità per capire,

quando farsi da parte,

quando tacere,

quando svanire,

senza ingombro alcuno per chi rimane.

 

 
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Qualcuno si chiede: a che serve raccontare lĺopera di Duchamp?

Post n°7986 pubblicato il 31 Luglio 2017 da sagredo58
 
Tag: duchamp

 

Qualcuno si chiede, rispetto al target di lettori presunti di Libero:

A che serve raccontare l'opera di Duchamp?

Cercare di spiegarne l'interpretazione?

 

Premesso che questo target io non lo conosco, men che mai quel qualcuno, che è troppo autoreferenziale per poter percepire alcunché non lo circondi ossequioso, non sono certo interessato a rispondere all'insulso qualcuno fattosi maestrina dalla penna rossa.

 

 

Non rispondo infatti.

Mi limito ad evidenziare che evidentemente questo qualcuno se lo chiede solo perché è incapace di soddisfarsi senza confrontarsi antagonisticamente ed antipaticamente.

Un grave limite anche ricordando che confronto, riguardo a qualcuno, è parola grossa, per chi s'adorna solo di consenzienti incapaci di prenderne le distanze.

 

 
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Pillola - Sparire nel nulla ...

Post n°7985 pubblicato il 31 Luglio 2017 da sagredo58
 

Sono contrario ai cimiteri.

L'idea di essere marcato da una lapide,

che segni un luogo,

non m'appartiene.

Vorrei semplicemente sparire,

evitare odorose putrefazioni, vaghi fuochi fatui,

sparire nel nulla!

 

Essere cremato,

deprivato di qualunque rituale cerimonia,

sprovvisto di qualcuno che ritiri le ceneri,

mancante di poetiche dispersioni romantiche nella natura, 

senza nessuna tomba a custodire schifosi rimasugli individuali,

niente segni, targa, lapide, tumulo,

a marcare in un qualunque modo che si è esistiti.

 

Al centro del Verano c'è un ossario comune,

innominata discarica coperta da un pavimento di bianco marmo,

con un buco al centro,

li si versano le ceneri,

di chi non vuole un urna,

un luogo di custodia,

una promiscua miscela di ceneri è quanto di più vicino al nulla!

 

 
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IDV - ╔tant donnÚs, Contrapposizione tra Spettatore ed Opera

Post n°7984 pubblicato il 30 Luglio 2017 da sagredo58
 

 

Lo spettatore di Étant donnés rischia sempre d'essere "colto sul fatto", per questo non può in alcun modo trascendere il corpo di donna da lui spiato, che gli crea il rischio, così da entrare ineluttabilmente in comunicazione con l'oggetto del giudizio, il corpo di donna.

Reciprocamente allo spettatore, il corpo di donna è reso carnale, è ridotto a mero oggetto, proprio dal sentirsi voyer dello spettatore, dall'aprirsi dello spettatore autocosciente al sentimento della vergogna.

Per enfatizzare questa contrapposizione tra spettatore ed opera Étant donnés replica il modello prospettico rinascimentale:

  • la messa in scena presenta il nudo al di là dell'apertura frastagliata di un muro di mattoni;
  • parodia del principio dall'architetto, umanista e tanto altro, Leon Battista Alberti (1404-1472), per cui il piano visivo della costruzione prospettica equivale a una finestra, espresso nella più antica trattazione della prospettiva (De Pictura).

 

Orchestrando minuziosamente le geometrie prospettiche Duchamp, non casualmente, sceglie una prospettiva frontale, che mette perfettamente in asse punto di vista e punto di fuga:

  • colloca il buco dove si poggia l'occhio dello spettatore, che contraddistingue il punto di vista da cui si allarga la prospettiva;
  • in perfetta corrispondenza con il buco diametralmente opposto, il punto di fuga all'infinito dove si richiude la prospettiva, inequivocabilmente quello tra le gambe spalancate del corpo di donna sul letto di ramoscelli.

 

Il filosofo francese Jean-Francois Lyotard (1924-1998), noto per la sua teoria della postmodernità (crisi della modernità per globalizzazione e invadenza/influenza di pubblicità e notizie incontrollabili/inverificabili provenienti dal WEB sulle convinzioni personali) riassume quanto fatto da Duchamp:

  • la fusione di punto di vista e punto di fuga,
  • il gemellaggio dei due orifizi,

nella freddura Con celui qui voit.

Brutalmente traducibile in:

Fica chi guarda!

 

Étant donnés revoca la kantiana richiesta di "disinteresse" proprio sovrapponendo punto di vista e punto di fuga, gemellando gli orifizi, così che:

  • come, il punto di vista disinteressato dello spettatore si trasforma nello sguardo erotizzato del voyeur;
  • così, lo spazio pubblico ed universale del museo diventa un labirinto di interessi separati, alcuni dei quali hanno il potere di estraniare gli altri da se stessi cogliendoli nell'atto di guardare.

 

Così facendo Étant donnés supera di molto il già provocatorio ed irriverente modo con cui Fontana, l'orinatoio esposto nel 1917, mette in mostra il contesto sociale che circonda un'opera d'arte:

  • il luogo ufficiale della mostra,
  • il processo di giudizio e accettazione dell'opera,
  • ovvero ciò che di fatto "promuove" un "qualcosa" come "opera d'arte".

 

Perché Étant donnés collocandosi nel cuore di un museo, come si è visto pubblico difensore dei valori del disinteresse disincarnato, è in grado di riversare la sua logica interpretativa sull'estetica illuminista, evidenziando con una chiarezza disarmante, facendole sembrare" strane", proprio le condizioni del contesto sociale.

 

 
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IDV - ╔tant donnÚs, Negazione del Museo Illuminista

Post n°7983 pubblicato il 30 Luglio 2017 da sagredo58
 

 

L'idea illuminista di esperienza estetica si fonda sul principio che solo il giudizio sulla bellezza di qualcosa permette a questo qualcosa di poter essere chiamato "arte".

 

Il grande teorizzatore di questo genere di esperienza estetica è Kant (Critica del giudizio, 1790) per cui il giudizio deve essere:

  • totalmente disinteressato, indifferente all'utilità dell'oggetto, o al suo contenuto di verità, come ad esempio la sua rispondenza a fatti o concetti scientifici;
  • universale, espresso con "voce universale", ovvero pronunciato a nome di tutti.

Questa teorizzazione è istituzionalizzata nella seconda metà del secolo XVIII dalla nascita dei primi grandi musei europei proposti consapevolmente, per la prima volta, come istituzioni a destinazione pubblica.

 

II Museo Illuminista, riguardo all'esperienza estetica dell'arte, ne evidenzia:

  • l'autonomia, collocare le grandi collezioni d'arte nel museo, ne sancisce l'allontanamento dallo spazio della vita quotidiana, quindi dal possibile "interesse", tipico della vita quotidiana, correlato all'utilizzo pratico e alla conoscenza;
  • il carattere pubblico, il museo è luogo di esperienza collettiva, dove la "voce universale" è espressa dalla comunità dei visitatori/spettatori raccolti davanti alle opere esposte, ognuno in grado di giudicare per tutti.

 

Étant donnés è situata in un museo di questo genere, nel Philadelphia Museum of Art, ma:

  • in contrapposizione alla natura pubblica dello spazio, l'opera è perversamente nascosta dalla porta di quercia, che, nella sua collocazione d'insieme, è l'unica parte visibile dell'opera;
  • in contrapposizione all'esperienza collettiva, attraverso gli spioncini aperti nella porta di quercia, il diorama si mostra a un solo spettatore alla volta.

 

Spettatore dell'opera che non assume la distaccata postura del "disinteresse" estetico kantiano ed illuminista, rimanendo necessariamente consapevole del fatto che:

  • mentre il suo occhio è incollato al buco della porta, per sbirciare nel retrostante spazio dello spettacolo erotico;
  • il suo culo è a sua volta esposto allo sguardo di qualcun altro, sia esso custode, curatore, o altro visitatore del museo.

 

Étant donné, una volta collocata nella vera e propria cittadella fortificata del museo, arriva al nocciolo del paradigma estetico illuminista, criticandolo, demistificandolo, decostruendolo.

 

 
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IDV - ╔tant donnÚs, Ironico Spartiacque

Post n°7982 pubblicato il 29 Luglio 2017 da sagredo58
 

 

Étant donnés è un ironico spartiacque:

  • tra l'arte di Duchamp, prima di Étant donnés e Étant donnés, opera con la quale Duchamp finisce il suo lavoro d'artista e termina la sua vita da uomo;
  • tra il museo illuminista ed il museo moderno;
  • tra lo spettatore disinteressato e quello "colto sul fatto".

 

Se l'arte di Duchamp, prima di Étant donnés:

  • è interpretata come "concettuale", quest'opera è costituita da un diorama spaventosamente realistico, uno spettacolo erotico che non lascia nulla all'immaginazione;
  • sposta l'enfasi del fare artistico dalla tecnica tradizionale all'automatismo "destrutturato" del ready-made, quest'opera richiede uno scrupoloso impiego di abilità manuale ed un dettagliato manuale di smontaggio e rimontaggio;
  • utilizza la fotografia come un elemento strutturale, procedurale, in quest'opera "il fotografico" si manifesta a prima vista, nella sua più crassa incarnazione, come puro accesso alla dimensione brutalmente simulacrale, la sostituzione della copia alla realtà.

 

Gli studiosi di Duchamp guardano Étant donnés inorriditi:

  • vi scorgono l'immaginario, allegorico groviglio de Il Grande Vetro (1915-23),
  • ora addirittura trasformato in uno spettacolo sconcio, un peep show (devo tradurlo?).

 

Non condivido la costernazione di questi studiosi, Étant donnés;

  • non è detto debba piacere, personalmente a me non piace;
  • ma non può non interessare, che è cosa ben differente come sto cercando di dimostrare con questo lungo scritto.

 

Contrariamente alla convinzione diffusa alla fine degli anni '60, che:

  • tutti i paradigmi della pratica d'avanguardia sono stati già inventati, nella prima metà del XX secolo;
  • agli artisti del dopoguerra non rimane altra possibilità che riciclarli, in una serie di ripetizioni cui inevitabilmente sarebbe stato applicato il prefisso "neo";

Étant donnés è un nuovo paradigma, che influenza profondamente quello che accade dopo il 1968. 

 

 
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IDV - ╔tant donnÚs, Conosciuto Manuale d'Istruzioni o Opera dĺarte, 1987

Post n°7981 pubblicato il 29 Luglio 2017 da sagredo58
 

 

La seconda versione del Manuale d'istruzioni è pubblicata per la prima volta nel 1987, nove anni dopo la morte di Duchamp, come parte delle celebrazioni del Philadelphia Museum of Art per il centenario della sua nascita.

Nella prefazione alla riproduzione del Manuale d'Istruzioni, Anne d'Harnoncourt, che aveva utilizzato il Manuale per ricostruire Étant donnés al Philadelphia Museum of Art, sottolineò l'importanza storica della pubblicazione quando dichiarò che:

l'interesse che susciterà può essere solo vagamente intuito.

 

A seguito della pubblicazione del Manuale d'Istruzioni, l'assemblaggio di Étant donnés è considerato tra i primi esempi di istallazione site-specific, ed è frequentemente fonte di ispirazione per gli artisti contemporanei nell'esplorazione delle nozioni di corpo, percezione, rappresentazione ed erotizzazione della visione.

Ciò nonostante Étant donnés rimane considerata l'opera più recalcitrante e meno decifrabile tra le creazioni di Duchama, pur riconosciuta tra quei lavori fondamentali che hanno cambiato il modo di intendere l'esperienza dell'arte museale.

 

Sebbene anche questo secondo Manuale d'Istruzioni non fornisca una guida che permetta di decifrare o spiegare Étant donnés, supera il pragmatico fine manualistico, si fa esso stesso opera d'arte, per:

  • le inaspettate connessioni di parola ed immagine,
  • le pieghe di testo attentamente costruite,
  • gli impressionanti collage fotografici,
  • i delicati disegni in grafite egli inchiostri colorati,
  • la ricchezza di dettagli sulla laboriosa produzione dell'opera,

così facendo, il manuale costruisce la storia ed evoluzione di Étant donnés.

 

L'innovativo compositore americano John Cage (quello del pezzo intitolato 4'33", composto per qualsiasi strumento, opera più teatrale che musicale, che consiste nel non suonare il qualsiasi strumento scelto per 4 minuti e 33 secondi) paragona il Manuale, la litania delle "operazioni" di Duchamp, ad un eccezionale brano musicale per complessità e inattesa bellezza:

Somiglia molto alla musica attuale.

Perché sono indicazioni per trascrivere qualcosa e tirare su qualcos'altro.

E la buona musica d'avanguardia è fatta di indicazioni per "fare"qualcosa.

È il principio che soggiace alla musica: dire a qualcuno, scrivendolo, come fare qualcosa.

 

 
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IDV - ╔tant donnÚs, Sconosciuto Manuale d'Istruzioni, II edizione, 1966

Post n°7980 pubblicato il 28 Luglio 2017 da sagredo58
 

 

Proprio perché predisposto per l'installazione nel Philadelphia Museum of Art il secondo Manuale d'istruzioni di Étant donnés risulta più ponderato, rifinito, dettagliato e "maneggevole" del primo:

  • le fotografie combinano le polaroid recuperate dal primo manuale, con nuovi scatti;
  • contiene 35 pagine scritte a mano di note, progetti, schizzi e diagrammi, di fatto il primo manoscritto rivisto e revisionato;
  • ci sono tre "operazioni" in più rispetto alle dodici iniziali, per un totale di quindici, cambia anche l'ordine di alcune istruzioni, a seguito dell'a prima esperienza di smontaggio e rimontaggio;
  • è aggiunto un modello pieghevole cartonato in scala dell'istallazione, fornendo in questo modo una versione tridimensionale come complemento alle istruzioni scritte e alle fotografie;
  • è nello stesso formato del primo manuale, rilegato in un raccoglitore a tre anelli di plastica nero, con tutti i diversi materiali raccolti in cartelle di plastica.

 

L'ordine seguito da Duchamp nel lavorare agli elementi dell'istallazione per vent'anni:

  • prima lo sfondo del paesaggio,
  • poi la figura nuda,
  • infine la costruzione generale e l'illuminazione,

non corrisponde alla sequenza delle quindici "operazioni" che definisce per il suo riassemblaggio.

 

Il Manuale d'istruzioni, scritto quasi interamente in francese, rivela:

  • l'economia di mezzi con la quale Duchamp costruisce l'opera;
  • l'abilità manuale di Duchamp nella realizzazione dei collage fotografici, che permettono di vedere ciò che altrimenti non sarebbe visibile attraverso la serratura sull'esterno,cioè l'intricato ambiente del "retroscena";
  • che la perfezione tecnica percepita dall'osservatore/voyer del diorama è illusoria, i buchi della porta di legno escludono alla vista molti dettagli cruciali, dietro la porta che fa da quinta teatrale, si palesa una bolgia di cose, invasa da cavi elettrici rozzamente connessi e tracce di pavimentazione a scacchi in linoleum dai bordi frastagliati, per facilitare la precisa disposizione di ogni elemento scenico;
  • che la lampada a gas in realtà, come immaginabile, è alimentata da energia elettrica.

 

Anne d'Harnoncourt (1943-2008), curatrice e storica dell'arte americana, specializzata nell'arte moderna, nonché direttrice del Philadelphia Museum of Art, è la principale utilizzatrice del manuale:

  • nel febbraio del 1969 collabora strettamente con il figliastro dell'artista Paul Matisse per smantellare Étant donnés ed imballarlo accuratamente a New York;
  • successivamente supervisiona la successiva istallazione al Philadelphia Museum of Art, dirige i lavori degli artigiani e dello staff museale relativi al complesso processo di assemblaggio dell'opera facendo continuamente riferimento alle esigenti ma fattuali istruzioni di Duchamp;
  • completato il rimontaggio scrive che il manuale d'istruzioni di Duchamp si è dimostrato essenziale per il trasferimento dell'istallazione.

 

 
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IDV - ╔tant donnÚs, Sconosciuto Manuale d'Istruzioni, I edizione, 1965

Post n°7979 pubblicato il 28 Luglio 2017 da sagredo58
 

 

Duchamp inizia a lavorare al Manuale di Étant donnés nell'autunno del 1965:

  • costretto dalla scadenza del contratto d'affitto del suo appartamento a New York, con studio annesso, dove lavora dall'ottobre del 1943, dal 1946 alla maggior parte della realizzazione di Étant donnés;
  • sa che deve separare le parti dell'assemblaggio;
  • vuole rimetterle insieme in una piccola stanza (32 mq), vagamente arredata, sempre a New York, in uno stabile per uffici, dove si trasferirà dal 1 gennaio del 1966.

 

Per questo motivo:

  • scatta freneticamente decine di polaroid, a colori e in bianco e nero, per documentare il lavoro incompiuto, vuole essere certo che il rimontaggio di Étant donnés combaci precisamente con quanto "fissato" dalle foto;
  • fotografa singolarmente molti elementi che compongono l'istallazione, con un'attenzione speciale per i mattoni, il fondale del panorama, il manichino di donna, raffigurato in varie fasi di realizzazione;
  • firma alcune fotografie, trascendendo così l'intento documentaristico per offrire un dietro-le quinte d'insieme dell'opera;
  • correda le foto con un manoscritto di 4 pagine;
  • descrive dodici "operazioni", le numera a mano in modo frettoloso ed aleatorio, usa abbreviazioni, sta lavorando di fretta, incessantemente, se eseguite alla lettera queste "operazioni" permettono di smantellare e trasferire l'opera;
  • aggiunge annotazioni intitolate "Lumières", sulle illuminazioni, descrivono la disposizione, il wattaggio e la manifattura del complesso sistema di illuminazione studiato per l'opera;
  • assembla questo primo Manuale d'Istruzioni in un raccoglitore rosso, lo ha comprato in vacanza a Cadaqués, in Spagna.

 

E' bene evidenziare come il Manuale non offre nessuna spiegazione del significato dell'opera o delle intenzioni dell'artista riguardo ad essa.

 

Tanta fretta spiega perché di questo primo Manuale Duchamp farà una seconda e definitiva edizione l'anno successivo, nel 1966.

  • fin dai primi anni '50, ha scelto segretamente la destinazione finale della sua elaborata istallazione, non solo il museo, ma specificatamente la stanza del museo;
  • ha ormai 79 anni, è consapevole che potrebbe non vivere abbastanza per vedere Étant donnés installata al Philadelphia Museum of Art.

 

Così effettivamente sarà, Étant donnés sarà installato al Philadelphia Museum of Art dopo la morte di Duchamp, lo stesso anno, il 1968.

 

 
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IDV - ╔tant donnÚs, La Baronessa, 1920 Conferma del Pilifero Ribrezzo

Post n°7978 pubblicato il 27 Luglio 2017 da sagredo58
 

 

Il pilifero ribrezzo rimarcato da Étant donnés è confermato anche:

  • da un'altra amante di Duchamp;
  • da un'altra opera d'arte, che, con quest'amante al centro, accomuna Duchamp e l'amico amico, fotografo e grafico statunitense, Man Ray.

 

L'amante è Else, tedesca, più nota come baronessa Elsa von Freytag-Loringhoven, poiché a New York, nel 1913 sposa il barone von Freytag-Loringhoven, ricco rampollo di una famiglia tedesca con cui vive una stagione "spumeggiante" nel senso più letterale, abitando al Ritz, prestigioso albergo newyorchese, conducendo un'intensa vita mondana.

Else, è:

  • una donna mondana, spregiudicata, esibizionista, scandalosa;
  • sia poetessa che scultrice, la cui attività artistica è così profondamente mescolata alle sue stesse scelte di vita da rendere difficile distinguere l'una dalle altre; la volontà di fare del suo corpo un'opera d'arte, la radicalità delle scelte espressive, la rilettura del concetto di femminilità, anticipa di almeno quarant'anni la performance art;
  • famosa per le sue irriverenti mîses, cucchiaini usati come orecchini, francobolli incollati sulle guance, cappelli carichi di carote e barbabietole, addirittura una torta di compleanno, con tanto di candeline accese, come cappello;
  • amica degli artisti dadaisti newyorkesi, tra cui Duchamp, che nel 1920 ha follemente amato, peraltro non ricambiata.

 

L'opera d'arte è il primo film di Duchamp, girato con Man Ray nel 1920, distrutto durante lo sviluppo della pellicola, (purtroppo?) ne sopravvivono solo pochi fotogrammi, Else ne è la protagonista.

Duchamp di lei dice:

La baronessa non è una futurista: lei è il futuro.

 

Cosa racconta il film?

Diciamo che non racconta ... mostra, il titolo ne fornisce un indizio ...

Come s'intitola il film?

The Baroness shaves her pubic hair.

Traducibile in: La baronessa si rade i peli pubici.

Tutto chiaro?

 

 
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