Creato da: sagredo58 il 03/01/2011
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Messaggi di Settembre 2017

 

Tempo – Tempo della Critica della ragion pura

Post n°8140 pubblicato il 30 Settembre 2017 da sagredo58
 

 

Kant definisce lo spazio una rappresentazione a priori, una rappresentazione intuitiva pura, come la forma di tutti i fenomeni dei sensi esterni, cioè la condizione soggettiva della sensibilità, sotto la quale soltanto ci è possibile l'intuizione esterna.

  • Lo spazio è la forma a priori del senso esterno dell'Uomo, perciò non può essere ricavato dall'esperienza, non è un concetto empirico, non è un concetto discorsivo, ma un'intuizione pura.
  • Ci si può rappresentare solo uno spazio unico, i molti luoghi di cui si può parlare non sono altro che parti di un unico e medesimo spazio.
  • L'esperienza esterna è possibile solo se esiste la rappresentazione a priori dello spazio, quindi lo spazio è una necessaria rappresentazione a priori che sta alla base di tutte le rappresentazioni esterne.
  • L'Uomo dispone nello spazio, secondo rapporti e relazioni tipici, le cose che sono esterne a lui; osservando due oggetti e la loro distanza, si presuppone già la loro collocazione in un ordinamento spaziale.
  • Lo spazio ha tre dimensione, spazi differenti non sono successivi, ma simultanei.

 

Per Kant la simultaneità o la successione delle esperienze non si presenterebbe neppure se come fondamento a priori non vi fosse la rappresentazione del tempo:

  • Il tempo è la forma a priori del senso interno dell'Uomo, dell'intuizione di se stesso e del suo stato interno, perciò non può essere ricavato dall'esperienza, astraendo da una successione di fenomeni, non è un concetto empirico, è un'intuizione pura che rende possibile che l'Uomo si rappresenti determinati fenomeni in coesistenza o successione.
  • Ci si può rappresentare solo un tempo unico, così come per lo spazio, tempi differenti sono solo parti di un solo medesimo tempo.
  • L'esperienza interna è possibile solo se esiste la rappresentazione a priori del tempo, quindi il tempo è una necessaria rappresentazione a priori che sta alla base di tutte le intuizioni.
  • L'Uomo ordina nel tempo tutti i dati della sua sensibilità, disponendoli unitariamente e stabilmente secondo l'ordine della coesistenza o della successione.
  • Il tempo ha una sola dimensione, tempi differenti non sono simultanei, ma successivi.

 

Per Kant, solo se lo spazio e il tempo sono intuizioni pure, che cioè hanno sede solo nel soggetto e costituiscono la disposizione di esso a lasciarsi modificare da oggetti, è possibile:

  • relativamente allo spazio, conoscere le proposizioni geometriche, che sono apodittiche, cioè connesse con la coscienza della loro necessità;
  • relativamente al tempo, conoscere la meccanica pura, o teoria generale del movimento.

 

Il concetto di tempo però ha una portata più ampia rispetto a quello di spazio perché è un'intuizione a priori che sta alla base di tutte le intuizioni empiriche:

  • se in modo diretto esso è la forma a priori del senso interno;
  • in modo indiretto lo è anche del senso esterno, in quanto anche i dati del senso esterno ci giungono solo tramite le modificazioni del senso interno.

 

 

 
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Tempo – Kant, Critica della ragion pura

Post n°8139 pubblicato il 30 Settembre 2017 da sagredo58
 

 

Per quanto concerne le restanti affermazioni di Benini che trovo criticabili:

  • Il senso del tempo, come il senso dello spazio tridimensionale e della causalità, sono, per usare un concetto di Immanuel Kant, a priori rispetto all'esperienza della realtà, che è fuori di noi.
  • Il mondo si percepisce, il tempo si sente.

devo prima richiamare il concetto di tempo (e di spazio) elaborato da Kant nella Critica della ragion pura.

 

Nella prima parte della Critica della ragion pura, detta Estetica trascendentale, Immanuel Kant (1724-1804) studia i princìpi a priori della sensibilità cioè lo spazio e il tempo, si confronta con le posizioni assunte da chi l'ha preceduto:

  • Newton (1642 - 1727), che suppone l'esistenza di uno spazio e di un tempo assoluti;
  • Leibniz (1646-1716), che nega che spazio e tempo siano una realtà in se stessi e propone di considerarli come semplici relazioni tra corpi.

 

Kant affronta questo problema tentando di conciliare le ipotesi di Newton e Leibnitz, per lui spazio e tempo:

  • non sono né una realtà oggettiva in se stessa, né semplici relazioni tra oggetti;
  • sono piuttosto forme a priori della sensibilità dell'Uomo, che condizionano ogni sua esperienza sensibile in quanto le cose sono presentate all'Uomo sempre situate all'interno di uno spazio e di un tempo;
  • da un lato operano solo in presenza dei dati dell'esperienza,
  • dall'altro sono ricavati per astrazione dalla sensazione.

 

L'intuizione empirica dell'Uomo costruisce un mondo dell'esperienza organizzato nelle forme dello spazio e del tempo; nell'intuizione empirica l'Uomo sintetizza:

  • i dati che provengono dalla sua sensibilità, che ha come caratteristiche fondamentali la passività e la recettività;
  • con le forme a priori che strutturano tali dati, correlate a struttura e funzionamento del cervello dell'Uomo, aggiungo modernamente io (chissà se Benini sarebbe d'accordo?).

 

Le operazioni conoscitive sono formulate attraverso giudizi sintetici a priori:

  • l'Uomo conosce perché è modificato dagli oggetti che agiscono sulla sua capacità di rappresentazione producendo una sensazione;
  • attraverso questa sensazione però non conosce direttamente gli oggetti come sono in se stessi, ma solo come appaiono dalle modificazione che provocano su l'Uomo stesso cioè attraverso il fenomeno.

 

Nella conoscenza sensibile che Kant chiama intuizione empirica vengono distinti due elementi:

  • la forma, data a priori dall'intuizione pura, dalla sensibilità che non deriva dall'esperienza, che ordina il contenuto della conoscenza secondo determinati rapporti;
  • la materia, fornita a posteriori dall'esperienza, la modificazione sensibile della forma pura alla base della nostra conoscenza.

 

 
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Tempo – Che pensa Sagredo delle affermazioni di Benini

Post n°8138 pubblicato il 29 Settembre 2017 da sagredo58
 

 

Vorrei commentare qualcuna delle criticabili affermazioni di Benini che ho precedentemente evidenziato in grassetto.

 

Non si può sostenere l'inesistenza del tempo.

Che differenza c'è a sostenere che solidità e temperatura sono percezioni umane relate all'interazione di corpo e mente con l'ambiente macroscopico in cui l'Uomo si colloca?

Nessun fisico vuol dire che l'Uomo non senta la temperatura, o la solidità, o il tempo.

 

I fisici hanno parlato e parlano del tempo senza chiedersi che cosa sia e da dove venga.

Salvo forse Einstein, la cui ambivalenza nei confronti del tempo è un capitolo suggestivo della storia della scienza e della cultura.

Se lo chiedono i fisici da dove venga il tempo, ma non certamente in relazione al cervello dell'uomo, piuttosto in relazione ai costituenti ultimi dell'Universo, del suo livello fondamentale.

La frase su l'ambivalenza di Einstein la trovo addirittura irriverente oltre che incomprensibile.

 

Chiedere di "cancellare" il tempo è chiedere di cambiare cervello.

Nessuno fisico chiede di cambiare cervello all'Uomo, nessun fisico pensa che un cervello possa evolvere per diventare privo di tempo.

Al tempo stesso che lo spazio dell'Universo non è quello Euclideo del cervello dell'Uomo è stato dimostrato sperimentalmente, è reale.

Il percepito dell'Uomo non ha nulla a che vedere con la realtà della fisica dell'Universo, le sensazioni prodotte dal cervello sono frutto dell'interazione di mente e corpo dell'Uomo con l'ambiente, ad esempio:

  • l'Uomo percepisce colori, la fisica parla di frequenza e lunghezza d'onda della luce;
  • l'Uomo vede (percepisce) pochi colori (si potrebbe parlare anche di suoni e vibrazioni), rispetto alla gamma di frequenze e lunghezze d'onda che la fisica ha scoperto manifestarsi nell'Universo grazie agli strumenti messi a punto (lo spettro del visibile è poca cosa rispetto all'intero spettro elettromagnetico).

 

Il tempo è un meccanismo creato dal cervello.

Per questo non è corretto parlare di "percezione" del tempo.

Allora Benini è d'accordo con i fisici, se il tempo è un meccanismo del cervello, non c'entra nulla con il livello fondamentale dell'Universo, relativamente al quale i fisici ipotizzano possa non esserci.

L'Uomo non percepisce il tempo, lo crea dentro di se e tramite esso interpreta l'Universo.

Forse la fisica è in grado di aprirgli gli occhi come ha già fatto rispetto ad altre categorie a priori derivate dall'esperienza dell'uomo.

 

 
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Tempo – Tempo Personale e del Governo

Post n°8136 pubblicato il 29 Settembre 2017 da sagredo58
 

 

Per Benini (varrà anche più in generale per le neuroscienze cognitive?) esistono due aspetti del tempo:

  • il tempo che regola la vita sociale (personalmente aggiungerei anche l'agricoltura), misurato da calendari ed orologi, che gli conferiscono una quantità numerica, quello che Benini chiama il tempo del governo;
  • il tempo sentito e vissuto da ogni Uomo, quello che a volte passa in fretta, altre non passa mai, che varia a seconda dello stato affettivo (prodotto di meccanismi nervosi con particolare intervento dei centri dell'affettività), della temperatura corporea (con la febbre il tempo personale scorre più velocemente) e di quella dell'ambiente in cui il corpo si colloca, che Benini chiama il tempo personale.

 

Al di là delle etichette che usa Benini, sono parzialmente d'accordo con questa ripartizione, personalmente preferirei parlare di:

  • tempo oggettivo, il tempo studiato ed utilizzato dalla fisica, relativo ai diversi livelli in cui essa scompone l'Universo (lo stesso di quello dell'agricoltura nel caso della Fisica Classica applicata al livello macroscopico dell'Uomo); che di fatto coincide con il tempo del governo di Benini, limitatamente al livello macroscopico ed alla Fisica Classica di Galileo e Newton ad esso applicabile;
  • tempo soggettivo, la percezione del tempo che ha l'Uomo, del tutto slegata dalla realtà esterna, quella indagata dalla fisica, anche al tempo oggettivo del livello macroscopico in cui l'Uomo si colloca; che sembrerebbe richiamare il tempo personale di Benini.

 

Perché quello che chiamo tempo soggettivo sembra richiamare il tempo personale di Benini ma non lo è?

  • Per Benini il tempo personale, sentito e vissuto da ogni Uomo, è reale, tanto che egli vede un pericolo nelle teorie della fisica moderna che sostengono che il tempo non esiste, che dovremmo iniziare a pensare il mondo in termini non temporali, sebbene questo risulti difficile sul piano dell'intuizione (come scrive Rovelli); tanto spingere Benini ad aggiungere che Non si può sostenere l'inesistenza del tempo, che è una caratteristica centrale di parte della natura vivente, in base a formule matematiche.
  • Per Sagredo il tempo soggettivo, la percezione del tempo che ha l'Uomo, non è nulla di reale, solo il frutto del suo cervello, che agisce/interagisce nel/col livello macroscopico in cui l'Uomo si colloca; cervello che percepisce solidità, temperatura e tempo, avendo la fisica già ampiamente dimostrato che solidità e temperatura non sono concetti applicabili al livello fondamentale, che non esistono in senso oggettivo, avulsi dalla percezione dell'Uomo a questo livello.

 

 
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Tempo – Non si può sostenere l’inesistenza del tempo

Post n°8135 pubblicato il 29 Settembre 2017 da sagredo58
 

 

Non so cosa porti Benini ad uscire dal suo campo, quello del cervello dell'Uomo, delle neuroscienze cognitive, per attaccare le idee della Fisica, forse non comprendendo che la Fisica parla d'altro, non certo del cervello dell'Uomo.

Ancora a lui la parola, quella che mi disgusta fortemente (in grassetto il suo dire più contestabile).

 

Non si può sostenere l'inesistenza del tempo, che è una caratteristica centrale di parte della natura vivente, in base a formule matematiche.

Il senso del tempo, come il senso dello spazio tridimensionale e della causalità, sono, per usare un concetto di Immanuel Kant, a priori rispetto all'esperienza della realtà, che è fuori di noi.

I fisici hanno parlato e parlano del tempo senza chiedersi che cosa sia e da dove venga.

Salvo forse Einstein, la cui ambivalenza nei confronti del tempo è un capitolo suggestivo della storia della scienza e della cultura.

Le neuroscienze e la biologia comparata, con i dati della ricerca e non con speculazioni teoriche, dimostrano che il senso del tempo è dovuto a meccanismi cerebrali trasmessi da una generazione all'altra per via genetica.

Essi si sono sviluppati in un percorso evolutivo di milioni di anni.

 È una caratteristica degli esseri viventi con sistema nervoso, anche dei più remoti e minuscoli, come quello delle formiche.

Il senso del tempo, come il senso dello spazio tridimensionale e della causalità, sono, per usare un concetto di Immanuel Kant, a priori rispetto all'esperienza della realtà, che è fuori di noi.

Noi inseriamo la realtà nelle categorie innate dello spazio e del tempo.

Dal terzo anno di vita abbiamo il senso del tempo: prima, adesso, dopo.

Prima dei tre anni non sono maturi i meccanismi della memoria episodica, ecco perché non ricordiamo niente di quel periodo.

Il senso del domani, nello sviluppo, precede quello dello ieri, del passato, che presuppone meccanismi della memoria episodica già maturi.

Il tempo è prodotto dal cervello, come il linguaggio, la cui grammaticale universale, per ricordare la straordinaria intuizione di Noam Chomsky, è una caratteristica strutturale di aree particolari di tutti i cervelli umani.

Chiedere di "cancellare" il tempo è chiedere di cambiare cervello.

Che poi è pretendere che i nostri cervelli cambino se stessi.

Non esiste necessità evolutiva per selezionare un cervello senza i meccanismi del tempo.

Il tempo è un meccanismo creato dal cervello.

Per questo non è corretto parlare di "percezione" del tempo.

Non esiste, nel cervello, un organo della percezione del tempo.

Il mondo si percepisce, il tempo si sente.

 

 
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Tempo – Illusione della simultaneità

Post n°8134 pubblicato il 28 Settembre 2017 da sagredo58
 

 

Come fisico so bene che un segnale non si propaga mai istantaneamente, ovvio che questo si applichi anche al sistema nervoso.

Quello che ci accade in risposta a qualcuno che ci tocca è lo stesso di quando alziamo gli occhi al cielo per vedere le stelle, non le vediamo come sono oggi, ma come erano nel loro passato, tanto più indietro nel tempo quanto sono più lontane.

Lascio nuovamente la parola a Benini.

 

Se siamo toccati in una mano, siamo certi di esserne coscienti nel momento in cui ciò avviene?

La simultaneità è un'illusione, perché ne siamo coscienti solo dopo mezzo secondo.

Questo è il tempo che il sistema nervoso impiega per elaborare gli stimoli sensitivi (non solo quello tattile) fino alla coscienza.

Questo tempo è, come si dice, "compresso": dell'intervallo fra stimolazione e coscienza di essa non si è coscienti.

 

Dal momento che ci rendiamo conto della realtà dopo mezzo secondo, viviamo sempre e solo nel passato.

Il presente è un'illusione dovuta al meccanismo della compressione del tempo.

Essa è un evento chiave e costante dell'esperienza sensoriale e dei meccanismi cognitivi, cioè del nostro rapporto con la realtà e con l'interiorità della riflessione e delle emozioni.

Ed è dovuta alla selezione evolutiva dei meccanismi nervosi del tempo.

 

 
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Tempo – Tempo delle Neuroscienze Cognitive

Post n°8133 pubblicato il 28 Settembre 2017 da sagredo58
 

 

Non ho problemi ad accettare quello che Benini racconta sulle basi neurologiche del tempo, non sono un neurologo, o un esperto di neuroscienze, non sono queste affermazioni che collidono con la fisica.

La parola a Benini.

 

Il cervello è una macchina fisico-chimica che produce elettricità. Possiamo individuare tutta la "filiera" che porta, ad esempio, a muovere un braccio: le aree motorie del cervello che si attivano, lo stimolo nervoso che arriva fino ai muscoli.

Per il tempo si presuppone che non esistano aree circoscritte.

Il senso del tempo sembra dipendere da molte, forse da tutte le aree della corteccia, e anche dal cervelletto, che sinora si riteneva regolasse solo la precisione dei movimenti.

 

Si è visto che, se siamo noi gli artefici della causa, il tempo soggettivo fra una causa e il suo effetto è "compresso", cioè ridotto, rispetto a quello misurato dall'orologio, Il tempo sembra scorrere uniforme. Invece è elusivo, irregolare, "flessibile".

Come medico, ho visto molti casi di alterazione del senso del tempo, soprattutto in pazienti affetti da patologie tumorali ma anche da ictus.

C'è chi crede che sia trascorsa un'ora, quando sono passati 15 minuti, o viceversa. Fino ad arrivare a lesioni che tolgono completamente il senso del tempo: una condizione inimmaginabile per una persona sana.

L'esistenza del tempo come meccanismo cerebrale è confermata dal senso del tempo durante l'incoscienza del  sonno, acquisizione relativamente recente. 

 

 
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Tempo – Neuroscienze Cognitive

Post n°8132 pubblicato il 28 Settembre 2017 da sagredo58
 

 

Le neuroscienze cognitive hanno localizzato il tempo nel cervello, cercano dove siano, come funzionino, i meccanismi che lo creano.

Lo studio naturalistico dei meccanismi nervosi del senso del tempo inizia nel 1849, come conseguenza imprevista di una ricerca, che si rivelerà fondamentale, condotta da uno scienziato tedesco, Hermann von Helmholtz (1821-1894), che studia le contrazioni muscolari delle zampe delle rane.

von Helmholtz scopre che fra applicazione dello stimolo elettrico e la contrazione muscolare, ritenute fino ad allora simultanee (come istantaneo è considerato un segnale luminoso nella Fisica Classica dell'epoca), passa un certo tempo e che di questa durata inevitabile e costante la nostra coscienza non avverte nulla.

 

Le neuroscienze moderne, nate un ramo della biologia, indicano l'insieme dei settori di studio sul sistema nervoso:

  • includono conoscenze di altri ambiti di studio quali matematica, fisica, chimica e statistica;
  • collaborano anche con filosofia, scienze cognitive, informatica, psicologia, linguistica, ingegneria.

Le neuroscienze cognitive si sviluppano a partire dal 1980, studiando le basi cerebrali del pensiero, evidenziando i cambiamenti nel cervello associati alle principali svolte evolutive.

Nell'ambito delle neuroscienze la riflessione sul tempo, fino al 1960 è sviluppata da

  • Psicologi,
  • Sociologi,
  • Filosofi, tra cui i padri della Fenomenologia (Edmund Husserl, Martin Heidegger).

 

Per le neuroscienze cognitive il senso del tempo è presente in ogni esperienza, anche interiore:

  • riflettere,
  • fare calcoli mentali,
  • ascoltare e fare musica,
  • recitare mentalmente una poesia,

 

I meccanismi nervosi del tempo sono stati selezionati nell'evoluzione e lavorano secondo i principi generali dei fenomeni cognitivi, per questo la ricerca può essere condotta:

  • in parte, direttamente sugli animali, dove la mancanza di dati soggettivi è compensata, almeno in parte, dalla genialità della strategia della ricerca.
  • in un'altra parte rilevante, sui disturbi del senso del tempo dell'Uomo (alcuni particolarmente drammatici), quando il cervello umano è leso, una conferma del tempo come meccanismo nervoso che richiede l'integrità delle aree che lo elaborano.

 

 
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Tempo – Provocazione di Benini

Post n°8131 pubblicato il 27 Settembre 2017 da sagredo58
 

 

Chi è costui che si scaglia contro la fisica, Rovelli, e l'ipotesi che il tempo non esista, che sia un'illusione?

E' Arnaldo Benini:

  • non un fisico, un medico che ha passato una vita a studiare e curare il cervello umano;
  • professore emerito di neurochirurgia e neurologia presso l'Università di Zurigo.

 

Evidentemente di fisica sa poco, del resto perché dovrebbe?

Nessuno lo pretenderebbe, se non fosse che si mette a contestare delle affermazioni della fisica, inapplicabili all'Uomo ed al livello macroscopico in cui si colloca descritto dalla Fisica Classica.

 

Benini afferma:

Non è corretto parlare di "percezione" del tempo.

Il tempo esiste.

È dentro di noi, e non possiamo cancellarlo, altrimenti si cancella il senso stesso dell'esistenza.

Il tempo è una categoria fondamentale della vita.

 

Quest'affermazione che il tempo esiste è il tema centrale del suo ultimo saggio uscito nel 2017, Neurobiologia del tempo:

  • in cui scrive che i biologi hanno scoperto che tutti gli esseri viventi dotati di sistema nervoso, anche semplice, hanno il senso del tempo; cosa che come Uomo immaginavo non conoscendone i meccanismi; che per i fisici evidentemente non implica nulla in merito alla fisica del livello fondamentale;
  • in cui afferma anche che la simultaneità è un'illusione, infatti ci si rende conto di cosa accade dopo mezzo secondo; cosa che i fisici sanno da oltre un secolo, da quando si sa che la velocità della luce è finita, che un segnale elettrico impiega tempo a propagarsi su un filo di rame, che un segnale acustico è più lento di uno luminoso, a propagarsi in un mezzo.

 

Immagino che questa provocazione contenuta nel saggio di Benini, contro la fisica, che tanto mi disgusta, gli serva:

  • a riportare lo sguardo sul cervello, sui risultati delle neuroscienze cognitive che egli sintetizza con efficacia;
  • oltre che a promuovere il suo ultimo libro.

 

 

 
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Tempo – Sagredo è disgustato da un dire colpevolmente confuso

Post n°8130 pubblicato il 27 Settembre 2017 da sagredo58
 

 

La nitidezza della distinzione Fenomenologica risalente al filosofo e matematico tedesco Husserl (1859 -1938), pur svilente della fisica a favore della filosofia, tra:

  • conoscenza scientifica, ingenua ed acritica perché assume come vero ed esistente a priori la realtà esterna, non ponendosi il problema della "possibilità della conoscenza in assoluto" ovvero del fondamento della conoscenza stessa;
  • conoscenza filosofica, che si dedica a questo obiettivo fondamentale e fondante, il fondamento della conoscenza stessa, che è in ultima analisi la fenomenologia stessa, "purificata" da assunzioni e pregiudizi superflui e fuorvianti;

che correlo direttamente alle due diverse visioni del tempo che identifico e contestualizzo a diversi livelli di rappresentazione dell'Universo:

  • quella oggettiva della fisica legata al livello fondamentale;
  • quella soggettiva dell'Uomo legata alla sua esperienza condotta al livello macroscopico,

è il motivo per cui sono profondamente disgustato, da chi confondendo:

  • livello macroscopico/ fondamentale,
  • soggettivo/oggettivo,
  • conoscenza della fisica/altra disciplina,

s'è azzardato a dire:

Il tempo non è un'illusione perché è un prodotto del sapere soggettivo, esattamente come l'essere che è prodotto dal dubbio, cioè da una forma di sapere sospeso.

 

Secondo costui:

... Non è possibile né opportuno prendere congedo dal tempo ...

Neanche a seguito di quelle che avverte come pressioni da parte dei fisici, anzi alla fisica si è rivolto, contestando specificatamente il pensiero di Rovelli.

 

Peccato che quest'interpretazione che nega l'illusorietà del tempo (ipotesi di non esistenza del tempo), che riprende le categorie a priori di Kant traducendole in senso epistemico cartesiano (cosa che si approfondirà successivamente), possa valere solo per l'Uomo e per il livello macroscopico dell'Universo in cui egli si colloca, che percepisce ed esperisce costruendo il suo sapere soggettivo.

Il livello dell'Universo sul quale la fisica s'interroga, rispetto al quale ipotizza l'assenza del tempo (la parola illusione a questo livello è fuorviante), è tutt'altro, è il livello fondamentale:

  • assai distante in termini di lunghezze e ed energie coinvolte da quello macroscopico dell'Uomo,
  • un livello dove non esiste soggetto, ne possibilità che questo s'illuda dell'esistenza di qualcosa.

 

Chi è costui che si scaglia contro la fisica, Rovelli, e l'ipotesi che il tempo non esista, che sia un'illusione?

 

 

 
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