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Messaggi di Dicembre 2017

 

Filosofia Digitale – Afferma Stephen Wolfram …

Post n°8380 pubblicato il 31 Dicembre 2017 da sagredo58
 

 

Wolfram non soffre di immodestia, scrive:

 

Circa tre secoli fa la scienza fu trasformata da un'idea nuova e fondamentale,

secondo cui per descrivere il mondo naturale si potevano usare regole espresse da equazioni matematiche.

Il mio scopo in questo libro è dare avvio ad un'altra trasformazione di portata simile.

 

La scienza nuova che Wolfram inaugura è basata su un tipo di regole molto più generali, incorporabili in programmi per computer piuttosto semplici, che trovano applicazione:

  • non solo nei sistemi fisici,
  • ma anche in quelli biologici e nella stessa teoria dell'evoluzione.

 

Infatti il mondo è uno e una sola dev'essere la legge del suo divenire:

  • la computazione;
  • diversamente dalla scienza tradizionale, costretta a formulare leggi diverse per ogni diverso dominio della realtà.

 

Che cosa sono i programmi informatici semplici di cui parla Wolfram?

 

 
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Filosofia Digitale - Stephen Wolfram, Semplicità per la Complessità

Post n°8379 pubblicato il 31 Dicembre 2017 da sagredo58
 

 

Per il fisico, matematico e informatico britannico Stephen Wolfram il dogma galileiano, secondo cui la Natura sarebbe un libro scritto in un linguaggio matematico che la mente umana può comprendere, deve essere modificato, è necessario:

  • un codice nuovo, quello binario,
  • un cervello diverso, quello elettronico.

Non c'è ragione per credere che i sistemi che osserviamo in natura debbano seguire soltanto le regole della matematica tradizionale, l'unica ragione per cui finora è sopravvissuta tale convinzione è il limite dell'intelligenza umana:

  • la capacità di calcolo dell'Uomo non può materialmente spingersi oltre una determinata soglia;
  • questa stessa soglia, però, non delimita affatto le potenzialità dei computer, i cui programmi possono attuare varietà enormi di regole.

Procedendo a una verifica sistematica di tale varietà di regole, si vede che sono proprio i programmi più semplici a rendere ragione dei fenomeni complessi della natura.

 

La scienza tradizionale ha affrontato i problemi con un metodo rigorosamente riduzionista, secondo cui le proprietà di un sistema derivano dalle proprietà dei suoi componenti:

  • il passaggio dal comportamento dei componenti al comportamento del sistema rimane spesso un problema insolubile;
  • soprattutto per la presenza di proprietà emergenti, dovute alle interazioni tra i componenti.

La scienza tradizionale presta molta attenzione alla differenza tra le caratteristiche dei sistemi:

  • fisici,
  • chimici,
  • biologici.

La matematica tradizionale ha illuso di poter trattare la complessità:

  • ciò che funziona nella spiegazione e previsione dei moti planetari (problema a pochi corpi);
  • non funziona per comportamenti enormemente più complessi, quali i regimi di turbolenza dei fluidi, o i meccanismi di crescita di varie specie di piante.

 

Per Wolfram una nuova scienza e una nuova matematica sono necessarie per superare questi limiti:

  • per ripensare il funzionamento dei processi naturali ed affrontare anche fenomeni di complessità enorme;
  • per capire come il mondo naturale possa produrre, senza sforzo apparente, realtà tanto complesse;
  • per scoprire che le stesse forme di comportamento compaiono universalmente, a prescindere dalla natura dei sistemi, fisici, chimici, biologici, anche nei programmi informatici semplici.

Wolfram studia programmi software semplici (automi cellulari) che, a partire da operazioni elementari, siano in grado di simulare i vari sistemi naturali complessi, la sua scoperta si sintetizza nelle seguenti affermazioni:

  • partendo da programmi e da condizioni iniziali decisamente semplici,
  • senza inserire alcun elemento di complessità,
  • emerge spontaneamente un comportamento altamente complesso.

Dalla semplicità emerge la complessità!

 

 
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Filosofia Digitale – Afferma Gregory Chaitin …

Post n°8378 pubblicato il 30 Dicembre 2017 da sagredo58
 

 

Afferma Chaitin:

 

La teoria migliore è il più piccolo programma per computer che riproduca esattamente i dati empirici.

Questo è ciò che sostiene Leibniz, secondo cui la scienza è possibile e il mondo è comprensibile precisamente perché Dio minimizza la complessità delle leggi di natura e insieme massimizza la ricchezza e la diversità dell'Universo determinate da queste leggi.

Nel mio modello, sia le leggi di natura, sia l'Universo che ne risulta, sono rappresentati come stringhe finite di bit ...

Le leggi sono un programma e l'Universo il suo output.

 

La citazione di Leibniz non può sorprendere troppo, siamo in ambito filosofico e digitale, è inevitabile che Chaitin citi l'unico filosofo che pensa in digitale prima della comparsa del computer:

  • non solo per il suo concetto di monade, forme sostanziali dell'essere, specie di atomi spirituali, eterne, non scomponibili, individuali;
  • anche e soprattutto per la grande intuizione di costruire una calcolatrice utilizzante il sistema binario, mediante delle biglie, a presenza o meno di una biglia in una posizione determinava il valore, 1 o 0.

 

Per quanto riguarda il concetto di "legge", il programma informatico capace di generare la simulazione esatta di un dato fenomeno, Chaitin afferma:

  • più il programma è elegante (breve, maggiore è la compressione dei dati), migliore è la legge;
  • l'impossibilità di ottenere una compressione dei dati equivale a un'assenza della legge, ci si trova di fronte a un evento casuale.

 

 
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Filosofia Digitale - Gregory Chaitin, Metafisica dell'Algoritmo

Post n°8377 pubblicato il 30 Dicembre 2017 da sagredo58
 

 

Il matematico ed informatico argentino Gregory Chaitin, ricercatore eclettico, sottolinea il valore epocale dell'avvento del computer, intende il computer:

  • non come macchina fisica per calcolare,
  • bensì come nuovo e meraviglioso concetto filosofico e matematico.

Questo accade perché il computer cambia l'epistemologia e conferisce significati prima inimmaginabili ai verbi "comprendere" e "conoscere", dopo l'avvento del computer, per Chaitin:

  • comprendere l'essenza di un ente, consiste nell'identificarne il contenuto d'informazione algoritmica, ovvero il programma informatico che restituisce, sullo schermo, la forma dell'ente considerato;
  • dato che l'essenza di un ente, e quindi anche di un fenomeno, è la sua descrizione informazionale, in codice binario, si intenderà per legge di quel dato fenomeno il programma informatico capace di generarne la simulazione esatta;
  • conoscere la legge fisica che regola il divenire di un fenomeno, equivale a individuare il processo computazionale che simula, sullo schermo, l'evoluzione di quel fenomeno.

 

In sintesi per Chaitin:

  • verità scientifica e essenza metafisica si sovrappongono, dato un qualsiasi fenomeno, la legge del suo divenire è il programma informatico più breve in grado di simulare la sua evoluzione;
  • si capisce qualcosa solo se si è capaci di scriverne il programma;
  • il linguaggio della programmazione, che è lo stesso con cui si esprime la natura, è capace di rispecchiare la realtà molto meglio delle parole e dei numeri.

 

Galileo segna il passaggio da un mondo di eventi qualitativi a un mondo di fenomeni quantitativi, legati da rigorose concatenazioni causali espresse in linguaggio matematico.

Chaitin introduce un altro cambiamento di prospettiva, la distanza che separa le "sostanze" dai "numeri" è la stessa che separa i "numeri" dai "bit".

 

Per quanto concerne l'essenza di un ente, si può sollevare un'obiezione, sulla base dell'evidente differenza:

  • tra un oggetto reale,
  • la simulazione dello stesso oggetto.

Obiezione risolta da un fondamentale assioma digitale, secondo cui l'essenza s'identifica:

  • con la forma, l'organizzazione, la configurazione, il pattern dell'oggetto reale;
  • non certo con gli anonimi, indiscernibili, sostituibilissimi, elementi materiali che lo costituiscono.

Del resto, chiunque in filosofia abbia trattato di "essenza":

  • l' "idea", per Platone;
  • "ciò per cui una cosa è quello che è", per Aristotele;

sa bene che questa è da riconoscere nella "forma intelligibile" che, dopo l'avvento del computer, coincide con lo "schema informazionale".

 

Secondo Chaitin non si può parlare di Fisica in senso profondo senza parlare anche di metafisica, come è anche per lui la stessa fisica teorica, che ricerca la vera natura della realtà. 

 

 
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Filosofia Digitale – Afferma Edward Fredkin …

Post n°8376 pubblicato il 30 Dicembre 2017 da sagredo58
 

 

Afferma Fredkin:

 

Questo nostro Universo è una conseguenza di qualcosa che chiamerei intelligente.

 

Non credo che esistano oggetti quali gli elettroni e i fotoni,

o cose che siano sé stesse e nient'altro.

Credo che vi sia un processo d'informazione,

e che i bit, quando si trovano in certe configurazioni,

si comportino come le cose che chiamiamo "elettrone",

o "atomo d'idrogeno", o in altri modi ancora.

 

Esistono tre grandi domande filosofiche:

Che cos'è la vita?

Che cosa sono la coscienza, il pensiero, la memoria e simili?

Come funziona l'Universo?

Il punto di vista informazionale le concerne tutte e tre.

 

L'informazione è alla base della realtà materiale:

  • che dai filosofi Presocratici costituisce il campo d'indagine privilegiato della filosofia;
  • che è anche alla base della realtà mentale del soggetto che si pone la domanda e investiga.

 

L'informazione, intesa in senso semantico, è anche alla base della formulazione della verità:

il cui possesso dovrebbe acquietare la sete di conoscenza che muove la ricerca.

 

L'informazione è insieme l'oggetto e il soggetto:

  • Informazionale è la natura della verità;
  • tutto si muove all'interno di questo circolo.

 

 
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Filosofia Digitale - Edward Fredkin, oltre la Fisica Digitale

Post n°8375 pubblicato il 29 Dicembre 2017 da sagredo58
 

 

Il fisico statunitense Edward Fredkin, riprende l'intuizione di Zuse e i risultati del convegno del 1981, realizza un passaggio dalla metafora all'ontologia, considera veritiera la visione discreta dell'Universo, illusoria la sua visione continua.

Fondamentale per Fredkin l'incontro, risalente al 1956, con il computer, che gli consente di trovare la via dell'algoritmo in cui "Informazione" e "bit" assumono valore ontologico e la computazione diviene la Legge del Tutto.

 

Fredkin, tra il 1990 ed il 2001, costruisce la Fisica Digitale introducendo due principi basilari:

  • tutte le grandezze presenti in natura sono finite e discrete, possono quindi essere rappresentate esattamente mediante quantità intere, escludendo ogni variabile infinita, infinitesima, continua o localmente indeterminata e soggetta alla casualità;
  • tutte le grandezze presenti in natura corrispondono a configurazioni di bit, la loro evoluzione temporale è governata da processi computazionali.

Su questi due principi edifica una teoria che comprendente i momenti, le forze, l'inerzia, l'energia, la teoria dei campi discreti e molti altri aspetti della fisica.

Quando ci si comincia a chiedere quale sia la vera essenza di un oggetto e quale sia la natura di una legge fisica, è segno che ci si sta allontanando dal sicuro porto della fisica per dirigersi verso più incerti approdi metafisici.

 

Successivamente Fredkin va ben oltre la Fisica Digitale, con un'asserzione ontologica:

  • l'informazione è il principio primo della realtà;

Questa è un'asserzione filosofica, non fisica, che conduce dalla Fisica Digitale alla Filosofia Digitale, affermando che:

  • l'informazione è l'elemento costitutivo della realtà.

 

 
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Filosofia Digitale - Eventi Post

Post n°8374 pubblicato il 29 Dicembre 2017 da sagredo58
 

Eventi successivi all’introduzione del termine Filosofia Digitale.

 

1986, l’informatico Craig Reynolds mostra la simulazione software di uno stormo di uccelli in volo in un ambiente costellato di ostacoli di vario tipo, che costringono lo stormo a rompere temporaneamente l'ordine del volo per aggirarli, salvo riorganizzarsi subito dopo ogni ostacolo.

Icomportamenti degli stormi non sono frutto di un sistema di istruzioni astruso, ingombrante e di alto livello, ma scaturiscono da regole di base molto semplici (automi cellulari), la simulazione al calcolatore si propone così come terzo strumento conoscitivo, accanto alla deduzione aristotelica e all'induzione baconiana.

 

1987, primo convegno interdisciplinare sulla sintesi e la simulazione dei sistemi viventi, organizzato dall’informatico statunitense Christopher Langton, fondatore dell'area di ricerca denominata Vita Artificiale, lascia intravvedere quanto certi processi elaborati dal computer sono sorprendentemente simili ai fenomeni della vita reale.

Al convegno sono mostrate immagini di Vita Artificiale che simulano la crescita delle piante, da un esile fusto spuntano via via ramoscelli, su questi, fiori e frutti, in un divenire indistinguibile da quanto accade in natura.

 

1990, Il fisico americano John Archibald Wheeler riassume il primato dell’informazione rispetto alla materia con la locuzione It from bit, per cui l’”it”, cioè la materia, deriva dal “bit”, dall’informazione, la materia deriva dall’informazione.

 

Più rifletto sul mistero dei quanti

e sulla nostra singolare capacità di comprendere il mondo in cui viviamo,

più mi persuado che la logica e l’informazione

possono avere un ruolo basilare nelle fondamenta della teoria fisica.

 


 
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Filosofia Digitale - Evento Conio

Post n°8373 pubblicato il 29 Dicembre 2017 da sagredo58
 

Evento che introduce il termine Filosofia Digitale, 1981, primo convegno di Fisica e Computazione, volto a mostrare quanto la natura è vicina nel suo funzionamento al funzionamento del compute, così da gettare un ponte tra fisica e informazione.

Dopo la biologia, anche la fisica si lascia permeare in maniera sempre più convinta dall'intuizione di Wiener che l'informazione sia il minimo comun denominatore anche dei sistemi fisici.

 

L'organizzatore del convegno, il fisico statunitense Edward Fredkin, conia la locuzione Filosofia Digitale.


Il fisico statunitense Richard Feynman, tiene la relazione iniziale del convegno in cui sottolinea la capacità del computer di simulare perfettamente la realtà fisica, prevedendone l'evoluzione, indica nella computazione il minimo comun denominatore del mondo e del computer.

Ipotizza che la fisica non avrà più bisogno di complesse formulazioni matematiche, si scoprirà che le sue leggi sono semplici, come dimostra la facilità disarmante con cui l'universo calcola senza errori il proprio stato successivo.

Mi lascia sempre perplesso il fatto che,

secondo le leggi della fisica come le comprendiamo oggi,

sia necessaria una macchina calcolatrice e un numero infinito di operazioni logiche

per individuare ciò che accade in una regione dello spazio

o in un intervallo di tempo piccoli a piacere ...

Così ho fatto spesso l'ipotesi che, alla fine, l

a fisica non avrà più bisogno di un'enunciazione matematica,

e si scoprirà che le sue leggi sono semplici,

come una scacchiera di automi cellulari.

Si tratta, tuttavia, di una speculazione come un'altra.

 

L'informatico tedesco Konrad Zuse evidenzia il ruolo del concetto di informazione, nuova grandezza fisica capace di prendere il posto di energia e massa.


Il fisico inglese John Archibald Wheleer contribuisce a convincere tutti che l'asserzione:

l'Universo è un Grande Computer,

non è da intendere come una semplice metafora, bensì come un valido strumento euristico.


Lo scienziato della Nasa e dell'IBM Rolf Landauer asserisce perentoriamente che:

l'informazione è fisica.


Il matematico Gregory Chaitin afferma che tutto è algoritmo.


L'informatico italiano Tommaso Toffoli, assistente di Fredkin, contribuisce con la citazione preferita di tutti coloro che vogliono aderire alla tesi dell'Universo computante:

In un certo senso, da miliardi di anni

la Natura sta continuamente computando il proprio stato successivo:

tutto quello che dobbiamo fare - e, in effetti, possiamo fare -

è farci dare un passaggio da questa enorme computazione in corso

e cercare di scoprire in quali punti essa si avvicina al luogo dove vogliamo andare noi.

 

 

 
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Filosofia Digitale - Eventi Ante

Post n°8372 pubblicato il 28 Dicembre 2017 da sagredo58
 

Eventi antecedenti all’introduzione del termine Filosofia Digitale.


1943, il neuropsichiatra Warren Mc Culloch e il matematico Walter Pitts descrivono, per la prima volta, l’analogia tra il neurone e un dispositivo logico a due stati (0 e 1), dando avvio all'altalenante e affascinante storia del connessionismo.

 

1946, prima conferenza sulla Cibernetica, a cui partecipano studiosi del calibro del matematico e fisico ungherese John von Neumann, il matematico statunitense Claude Shannon, lo scienziato austriaco Heinz von Foerster, l’antropologo, sociologo e psicologo britannico Gregory Bateson, lo psicologo tedesco Kurt Lewin, il matematico statunitense Norbert Wiener, oltre i già citati Warren Mc Culloch e Walter Pitts.

 

1948, il matematico statunitense Claude Shannon definisce la Teoria dell'informazione e conia l'espressione “bit”, acronimo di “binary information unit”, per definire l'unità di misura della quantità d'informazione.

 

1948, il matematico statunitense Norbert Wiener individua nell'informazione il minimo comun denominatore di sistemi fisici, biologici, sociali e artificiali.

 

1953, circa cinque anni più tardi, la tesi di Wiener è avvalorata in biologia, il biuologo statunitense James Watson e il biofisico britannico Francis Crick impongono la metafora (che è più di una metafora) del genoma come deposito di informazioni codificate, con tanto di destinatario (le proteine) e di canale o messaggero (RNA).

 

1967, l'informatico tedesco Konrad Zuse, cui si deve il primo computer programmabile della storia e il primo linguaggio di programmazione di alto livello, sostiene, in un importante saggio intitolato Spazio calcolante, la metafora per cui l’Universo è un grande calcolatore.

 

1970, Le Scienze pubblica il Gioco della vita, l'esempio più famoso di automa cellulare, il suo scopo è quello di mostrare come comportamenti simili alla vita possano emergere da regole semplici e interazioni a molti corpi, principio che è alla base dell'ecobiologia, la quale si rifà anche alla teoria della complessità; inventato qualche anno prima dal matematico inglese John Conway, rifacendosi alla teoria dell'autoriproduzione non-biologica, inaugurata anni prima dal matematico e fisico ungherese John von Neumann.

 

 
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Filosofia Digitale – Ricerca dell’Arché: … all’Informazione

Post n°8371 pubblicato il 28 Dicembre 2017 da sagredo58
 

 

Il computer segna il ritorno a una filosofia in senso forte, a una metafisica, a un'ontologia!

 

Se al "numero" si sostituisce l' "informazione" si passa dalla Filosofia Pitagorica alla Filosofia Digitale.

La natura dinamica della computazione distingue la Filosofia Digitale dalle antiche visioni di Pitagora, per il quale il numero e in genere la matematica sono principi essenzialmente statici.

 

L'innovazione tecnologica per eccellenza, quella delle tecnologie dell'informazione, fornisce l'impulso per costruire un nuovo quadro della realtà.

 

Nasce così la Filosofia Digitale, che presenta una forte originalità anche riguardo alla sua stessa genesi.

Il digitale preferisce:

  • l'ipertestualità al fluire lineare,
  • il modello a rete e l'interconnessione rispetto alla concatenazione causale-temporale,
  • la libera condivisione (la cultura dello Slash) piuttosto che il copyright.

 

La nascita della filosofia digitale ostenta i caratteri peculiari del pensiero che incarna:

  • non è contrassegnata da una data esatta, né dal nome di un autore;
  • nasce da un insieme di eventi fondanti variamente dislocati nel tempo;
  • che si richiamano, interagiscono, si rafforzano a vicenda.

 

Quali sono questi eventi fondanti della Filosofia Digitale?

Sono eventi fondanti che hanno un'accentuata connotazione tecnico-scientifica, possiamo dividerli in tre gruppi:

  • dal 1943 al 1980, eventi antecedenti all'introduzione del termine Filosofia Digitale (eventi ante);
  • 1981, l'evento che conia il termine (evento conio);
  • dal 1981 in poi, eventi successivi all'introduzione del termine (eventi post).

 

 
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