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Creato da: sagredo58 il 03/01/2011
fibrillazioni, tentazioni, emozioni, provocazioni, sensazioni
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Messaggi del 07/05/2012
Post n°478 pubblicato il 07 Maggio 2012 da sagredo58
"Dio esiste" è un principio metafisico fondamentale che accettiamo non perché sia evidente in sé o perché possa essere provato, ma perché il senso comune ci obbliga ad accettarlo. "Dio esiste" è una principio fondamentale simile a affermazioni come "vedo una sedia" o "sento dolore". Tali convinzioni sono non-falsificabili e quindi, non possono essere né provate né confutate. Esse riguardano convinzioni percettive o stati mentali indiscutibili.
Post n°477 pubblicato il 07 Maggio 2012 da sagredo58
Le argomentazioni soggettive si affidano principalmente sulla testimonianza o l'esperienza di determinati testimoni, o sulle proposizioni di una specifica religione rivelata.
Post n°476 pubblicato il 07 Maggio 2012 da sagredo58
Le argomentazioni empiriche si avvalgono di definizioni e assiomi. Ad esempio, alcune di queste argomentazioni richiedono solo che si assuma che esista un universo non casuale in grado di sostenere la vita. Tra queste troviamo:
Post n°475 pubblicato il 07 Maggio 2012 da sagredo58
Le argomentazioni metafisiche dell'esistenza di Dio cercano di dimostrare la necessità logica di un essere con almeno un attributo che solo Dio può avere. Per inciso sono le uniche che prende in considerazione Schopenhauer.
"La dimostrazione cosmologica si riferisce, in base alla legge della causalità, a una necessità di natura fisica: il mondo sarebbe un effetto e , come tale, dovrebbe avere una causa."
"Il procedimento della dimostrazione consiste nel fare di quella presupposta causa prima del mondo un entità dotata di ragione e volontà, alla quale si risalirebbe, per induzione partendo dalle molte conseguenze che la sua esistenza consentirebbe di spiegare. Ma l'induzione può fornire, al più, grandi probabilità, e non mai certezze; e, inoltre, come si è detto, la validità dell'intera prova [argomentazione] è legata a quella della prova [argomentazione] cosmologica."
"... non si ispira alla legge della casualità, ma al principio di ragione del conoscere; con ciò, l'esistenza di Dio diventa una necessità logica, e si desume, con un semplice giudizio analitico, dal concetto "Dio": non si può fare, di quel concetto, il soggetto di una proposizione in cui si neghi la sua esistenza, in quanto ciò sarebbe in contraddizione con il soggetto della proposizione."
"Contro il panteismo io muovo una sola, importante obiezione: non dice nulla. Chiamare Dio il mondo non vuol dire spiegarlo; significa soltanto arricchire la lingua di un inutile sinonimo della parola <>. Dire il <> è come dire <>. E' vero che, se si parte da Dio, come se fosse Dio il dato da definire, e, quindi, si dice <>, con ciò si dà, in un certo senso, una spiegazione, in quanto si riconduce l'ignotum al notius [l'ignoto al più noto], ma, comunque, non si tratta che della dichiarazione di un vocabolo. Se, però si parte dal vero dato, cioè dal mondo, e si dice <>, è chiaro come il sole che non si dice nulla, o, almeno, che si spiega l'ignotum per ignotius [l'ignoto con qualcosa di più ignoto]. Perciò il panteismo presuppone un teismo anteriore a esso; perché soltando partendo da un Dio già noto e familiare si può giungere a identificarlo con mondo, e ciò, in realtà, soltanto per toglierlo educatamente di mezzo" Secondo Shopenhauer la dimostrazione della realtà di Dio non è empiricamente provabile. Per questo come filosofo si interessa unicamente alle argomentazioni metafisiche. Queste dimostrazioni metafisiche in considerazione del deficit empirico sono impossibilitate ad esprimersi sulla realtà di Dio e per questo si sono accaniscono sulla dimostrazione della necessità di Dio. Le argomentazioni cosmologica e ontologica per Shopenhauer: "... si puntellano a vicenda ma non perciò riescono a stare in piedi. La prova cosmologica ha il vantaggio di dar conto del modo in cui è giunta al concetto di un Dio, e in cui poi lo rende plausibile facendo intervenire un'ausiliaria, la prova fisico-teologica. La prova ontologica, al contrario, non è in grado di dimostrare come sia giunta al suo concetto reale per antonomasia, e, quindi, o pretende che quel concetto sia innato, o lo prende in prestito dalla prova cosmologica, e poi cerca di farlo star ritto a forza di eleganti discorsi sull'essere che non può essere pensato se non come esistente, o che esiste in già quanto esiste la sua idea, e via di questo passo."
Post n°474 pubblicato il 07 Maggio 2012 da sagredo58
Sono sempre e solo purtroppo un semplice razionalista che è in grado esclusivamente di partire dai fatti. E' un fatto che moltissime persone, sicuramente la netta maggioranza di quelle che conosco, "dicono di credere in Dio". Avrei potuto scrivere "credono in Dio" ma per far questo avrei avuto bisogno di qualche evidenza oggettiva di quanto da loro dichiarato. Ad esempio la traccia di un diverso modo di interagire con l'universo e con gli altri esseri umani da parte di chi possiede la fede. Ora il problema è che, in un classico approccio sperimentale basato sull'osservazione di due gruppi di persone, quelle che credono in Dio e quelle che non credono (che costituiscono in gruppo di confronto), non riesco a rilevare sensibili differenze comportamentali. Questo sarebbe un punto rispetto al quale sarebbe molto interessatante condurre un attenta sperimentazione, possibile che qualcuno non l'abbia mai fatto? Ciò non toglie che se la maggioranza degli esseri umani dice di credere in Dio questo deve avere una motivazione, esiste in altre parole un bisogno di Dio nell'essere umano che trascende il fatto se Dio esista o meno. Questo che chiamo il "bisogno di Dio" dell'essere umano Schopenhauer lo chiama il "bisogno metafisico": "Templi e chiese, pagode e moschee, in tutti i paesi e in tutte le epoche, attestano, nel loro splendore e nella loro grandezza, il bisogno metafisico dell'uomo, che forte e insopprimibile, viene subito dopo il bisogno fisico. Chi ha la vena satirica potrebbe certamente aggiungere che tale bisogno e di tipo modesto e che si accontenta di poco. Talvolta gli bastano favole grossolane e storielle insulse: se gli vengono inculcate abbastanza precocemente, esse gli bastano come spiegazione della propria esistenza e come sostegno della propria moralità." Il problema dei bisogni, di tutti i bisogni quelli materiali come quelli immateriali, è che si legano sempre ad economie di mercato. Questo significa che non sono mai mancate e dubito che mai mancheranno organizzazioni (chiese?) e singole persone che sfruttino il più possibile questo bisogno così generalizzato. Per arrivare a meglio descrivere il bisogno di Dio dell'essere umano, pur avendo recisamente negato la dimostrabilità dell'esistenza di Dio, ritengo convenga rifarsi ai diversi tentativi di dimostrazione portati avanti nel corso del tempo, o meglio alle diverse categorie di argomentazioni addotte a favore dell'esistenza di Dio. Se queste argomentazioni pure non dimostrano nulla possono però svelare il bisogno che ha mosso la dimostrazione quindi il bisogno di Dio. Ovvero l'idea, a mio parere originale e metodologicamente interessante, è identificare i diversi bisogni di Dio espressi dall'essere umano a partire dalle dimostrazioni di Dio che lo stesso essere umano ha tentato di perseguire. Questo perché: Ritengo che chi ritiene di doversi impegnare a pensare una dimostrazione di Dio sicuramente esprime un bisogno di Dio di gran lunga maggiore di chi:
Solo dopo aver fatto una rapida carrellata per presentare le diverse argomentazioni vorrei riassumere i diversi bisogni di Dio che a mio parere queste argomentazioni esplicitano ed a queste argomentazioni si correlano. Questi bisogni si legheranno ad uno specifico oggetto del bisogno e a domande circa questo oggetto del bisogno. Rispetto a queste domande dovrebbe essere più facile caratterizzare il mio pensiero. Una tassonomia delle diverse argomentazioni a favore dell'esistenza di Dio non è facile da definire, quella che propongo di seguito sarà certamente incompleta e contestabile ma in ogni caso sarà un utile strumento per esplorare nell'approccio descritto i diversi aspetti del bisogno di Dio.
Post n°473 pubblicato il 07 Maggio 2012 da sagredo58
Vorrei per questo sviluppare una analogia con una caratteristica dell'essere umano assai più banale della fede. Chiedo per questo anticipatamente scusa a chi si possa sentire offeso dall'accostamento, forse potenzialmente blasfemo, che uso solo per esemplificare didatticamente un pensiero. Per quanto riguarda le cause di ritenzione del terzo molare, ovverosia la mancanza del dente del giudizio, trovo estremamente appropriata la teoria filogenetica, secondo la quale l'evoluzione della specie umana sta determinando una dimensione dei mascellari sempre minore. Con il passare del tempo il terzo molare non avrà più lo spazio necessario per erompere tanto che, in molti casi, il suo sviluppo, già oggi, si blocca durante la vita intrauterina. Questa dinamica evolutiva si lega al fatto che non abbiamo più la necessità di dilaniare ciò di cui ci cibiamo, infatti lo cuociamo e lo tagliamo con il coltello; la presenza di questo tipo di denti non è più fattore di sopravvivenza e per questo possono tranquillamente scomparire. Consideriamo il nostro attuale "habitat" a cui, nel mondo occiedentale, siamo pervenuti nel giro di poco più di un secolo migliorando progressivamente (ma non in modo lineare) le condizioni relative ai bisogni primari materali (cibo, salute) ed ai bisogni secondari immateriali (cultura) della popolazione. E tutto questo raggiunto in 1 secolo dopo circa 2.000 secoli in cui in cui i bisogni primari sono stati garantiti a pochissimi rappresentanti dell'Homo sapiens; ovviamente sono perfettamente cosciente che non sono questi i tempi dell'evoluzione biologica, per questo il tutto è solo una analogia senza pretesa di verità scientifica. Per analogia con la teoria filogenetica del terzo molare potremmo chiederci: che cosa è che non dobbiamo più "dilaniare" con l'illuminazione della fede in questo habitat, consumistico e materialistico, considerata l'evidente progressiva diminuzione della numerosità delle illuminazioni (i veri credenti) attuata in maniera proporzionalmente inversa al benessere raggiunto dalla popolazione? Non è che per caso quello che non dobbiamo più "dilaniare" è la paura, la disperazione e lo strazio degli schiavi e dei servi della gleba? Ma questo ci costringe a spostarci dal raggiungimento della fede al bisogno della fede, cioè al bisogno di Dio.
Post n°472 pubblicato il 07 Maggio 2012 da sagredo58
Tag: creazionismo, dio, disegno intelligente, Fede, illuminazione, religione, ricerca, scienza, teologia Non mi sembra concettualmente errato utilizzare per analogia l'evoluzione biologica in ragionamenti sulla fede, sia in virtù della raggiunta considerazione da parte della Chiesa cattolica nei confronti dell'evoluzione biologica, che per il disinteresse che è possibile mostrare nei confronti delle teorie antagoniste precedentemente delineate, perché: Ritengo che il Creazionismo, come anche il Disegno Intelligente, non siano teorie falsificabili e manchino di capacità predittiva. Due condizioni che come già detto, permettono confinare tali teorie all'interno della metafisica e fuori dalla scienza non consentendo di poterle ritenere alternative che possano essere messe sullo stesso piano logico dell'evoluzione biologica. Ma allora se la fede, ed io ne sono fermamente convinto, può rappresentare un enorme vantaggio competitivo per la sopravvivenza dell'individuo (oltre che per la sua coscienza e probabilmente conoscenza):
Sembra come se, una volta introdotta la dimensione temporale per il tramite del ricorso all'evoluzione biologica, la fede esibisse le sfuggenti caratteristiche di un gene recessivo che l'evoluzione biologica sta mettendo da parte.
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il 18/05/2013 alle 07:14
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il 18/05/2013 alle 07:13
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il 18/05/2013 alle 00:13
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il 17/05/2013 alle 23:56
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il 17/05/2013 alle 17:37