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sagredo58
   
Creato da: sagredo58 il 03/01/2011
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Messaggi del 22/05/2012

 

Facebook - Che faccio? Status

Post n°579 pubblicato il 22 Maggio 2012 da sagredo58
 

Quale è il processo psicologico che un utente di Facebook mette in atto quando aggiorna il proprio "status" dicendoci quando sta facendo una certa cosa, ovvero che fa nel momento in cui ce lo dice?

Nel far questo l'utente risponde ad una impertinente quanto esplicita domanda che il sistema stesso gli rivolge.

E se questo Blogger decide di rispondere alla perentoria domanda quali benefici psicologici di auto-osservazione e auto-conoscenza riceve da questo esercizio di micro scrittura?

Che cosa sto facendo in questo momento?

La prima risposta che mi viene in mente è ... saranno pure cazzi miei!

Di seguito alcuni "status" di miei amici su facebook:

  • è contento per un sorriso
  • se ne va a letto che domani si alza alle 4 di mattina
  • fatta la crostata ... cucino il roastbeef con funghi per cena
  • vorrebbe essere ovunque piuttosto che qui
  • si rende conto che è già giovedì
  • legge le tonnellate di cazzate che gli arrivano per email
  • comincia a sentire una settimana dura da molti punti di vista

Non so cosa ne pensate voi, ma io li trovo una vera forma di scrittura creativa, produzione di storie minuscole in cui l'utente, non a caso in terza persona singolare, racconta qualcosa di sé, qualcosa di talmente infinitesimale da non essere mai completamente esplicativo, allusioni,  suggerimenti se vogliamo. 

Mi ricorda quel gioco sociale della mia infanzia in cui ognuno scrive una frase senza conoscere la precedente e si dipana una storia imprevedibile.

 
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Facebook - Con chi? - Supporto Sociale

Post n°578 pubblicato il 22 Maggio 2012 da sagredo58
 

E' indubbio che chi ha cerchie sociali molto ristrette per motivi personali o lavorativi o logistici, possa trovare su un social network il modo di circondarsi di persone che svolgano il famoso ruolo di supporti sociali.

Funzione di vitale importanza per le persone da cui dipende in definitiva la loro capacità di affrontare le vicissitudini dell'esistenza, la loro "tenuta" psicologica in termini di benessere e qualità della vita e persino la loro salute.

Osservarsi reciprocamente mentre si vivono esperienze in completa solitudine mi appare qualcosa d'insano.

Resta altrettanto indubbio che lo spazio psichico delle persone non è infinito e quanto più è saturato di update, chat, messaggi, post, gruppi, eventi, applicazioni, e-mail, e chincaglierie Virtuali tanto meno ne rimane per un caffè al bar.

La variabilità delle possibilità in questo senso è però il vero motivo per cui non si può sancire una volta per tutte che la socialità su internet è  depauperante o facilitante.

 
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Facebook - Con chi? - Amici Reali

Post n°577 pubblicato il 22 Maggio 2012 da sagredo58
 

Un'esperienza uguale e contraria è altrettanto possibile con i propri amici nel Reale. Con essi si comincia a vivere un intenso rapporto Virtuale.

Si conoscono i dettagli della loro giornata, aggiornati ogni cinque minuti, si vedono le fotografie del viaggio che hanno fatto questo weekend, si vede il video del loro figlio che ha compiuto un anno, e tutto lo straziante banale melenso quotidiano che riuscite ancora ad immaginarvi.

Se la frequentazione Virtuale si manifesta in questa forma così puntuale e saliente, è innegabile che potrebbe indurre una pigrizia alla frequentazione nel reale.

Esiste il concreto pericolo che incontrarsi dal vero diventi superfluo, perché il bisogno di socializzazione e frequentazione è in qualche modo soddisfatto, perché non si ha più nulla da dirsi, non c'è altro da scoprire.

Soddisfatti dalla vicinanza Virtuale con l'amico in questione e saturati dalla moltitudine di altri legami Virtuali esistenti.

Naturalmente la cosa è interpretabile come "pericolo" se si dà per scontato che la frequentazione faccia  afaccia sia in generale più opportuna, più sana, più completa, più reale.

Lo è? Direi che questo è indubbio.

Un abbraccio, un bacio o una stretta di mano non sono dettagli nei rapporti fra le persone.

 
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Facebook - Con chi? - Amici Virtuali

Post n°576 pubblicato il 22 Maggio 2012 da sagredo58
 

Che significa "amico" su Facebook?

Tutto e il contrario di tutto.

Non accettare una richiesta di amicizia viola l'implicita regola del Virtuale caricandosi di quasi incomprensibili significati di rifiuto: perché non vuole essere mio "amico"?

Se "amico" sul network significa che ci siamo incontrati tre anni fa al mare per due giorni, perché non posso essere suo "amico"?

Se leggo il suo blog e lo stimo posso ben essere suo "amico"!

A nulla vale l'obiezione del "io non ti conosco".

Nei tempi che viviamo delle relazioni parasociali è sufficiente che mi conosci tu.

Questo mi è capitato con la maggior parte dei contatti amici.

All'inizio provavo a rifiutare perché non sapevo chi fosse, nemmeno virtualmente, chi si proponeva come amico.

Poi mi sono rotto di stare a spiegare e giustificare perché non accettassi la richiesta di amicizia e accetto tutto, la maggior parte sono altre entità virtuali: possono essere persone ma non si comportano come tali e quindi faccio fatica a riconoscerle tali.

Gli psicologi si affannano molto a cercar di capire quanto la vita sociale Virtuale incida su quella Reale, uno dei nodi centrali su cui si accapigliano è se gli effetti di questa "ingerenza" siano nella direzione di un depauperamento o di un potenziamento.

La risposta non è, e non può essere, univoca. Rappresenta uno di quei casi in cui non ha ragione nessuno per il semplice fatto che ancora nessuno lo sa e soprattutto lo può provare.

Una favoletta diffusasi nel Virtuale racconta che una persona, iscritta a Facebook ad un gruppo intitolato "Vorrei andare a vedere una mostra, ma non trovo nessuno con cui andarci", o qualcosa del genere, ha lasciato un messaggio del tipo: "c'è questa mostra, in questo posto, alle ore tot, qualcuno vuol venire con me?".

Poco dopo una ragazza, sarà stata indubbiamente bellissima, ha detto "ci vengo io" ed ecco che due avatar sconosciuti sono usciti dal Virtuale e sono diventati due persone in carne ed ossa che sono andati a vedersi una mostra insieme e poi hanno vissuto (stanno vivendo?) felici e contenti.

Perché allora ogni volta che ho provato a chiedere nel Virtuale ad una donna di uscire nel Reale è sempre così sospettosa, diffidente, rende la cosa così difficile, può essere che scelga sempre la mostra sbagliata?

O sono io sbagliato?

O quella di sopra è per l'appunto la versione moderna della ricerca del principe azzurro e della fatina buona?

 
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Facebook - Quanto? - Uso Consapevole

Post n°575 pubblicato il 22 Maggio 2012 da sagredo58
 

Che Facebook sia il social network più in voga del momento è fuor di dubbio, il suo successo va evidenziato un fatto importante: l'utilizzo si sta estendendo molto rapidamente a fasce di utenti non completamente consapevoli dell'uso degli strumenti elettronici di comunicazione.

Il risultato è evidente: al crescere del "rumore di fondo", proporzionale al numero di utenti ed amici linkati, diminuisce la possibilità di utilizzare lo strumento per fare cose utili.

E' necessario distillare modalità d'uso utili a non intasare le caselle dei nostri amici, a non soccombere noi stessi, e, in definitiva, a far sì che il social network rimanga una rete e non scada in una rumorosissima piazza!

Su una cosa non ci sono dubbi: il profilo di Facebook è parte della nostra identità online.

Lo è di quella pubblica, accessibile a chiunque cerchi con il nostro nome e cognome quell'enorme directory che è Google, oppure lo stesso Facebook, se è registrato.

Lo è almeno fino a quando non andiamo a mettere un po' di paletti nelle configurazioni della privacy.

Non tutti sanno in effetti che c'è la possibilità di limitare la visibilità del nostro profilo, dei dati che ci inseriamo, e anche dei nostri eventi (i cambi di status, l'aggiunta di amici etc) ad esempio rendendoli visibili solo ai nostri amici, o solo agli utenti registrati a Facebook.

Ancora più importante è l'area d'impostazioni "Profile", nella quale è possibile impostare dei filtri, selezionando chi può vedere il vostro profilo, le vostre informazioni personali, gli aggiornamenti dello stato, le foto in cui vi taggano etc etc. Le possibilità di personalizzazione sono davvero tante.

I privacy settings sono il primo elemento a cui mettere mano, se si intende utilizzare Facebook in maniera sana.

 
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Facebook - Quanto? - Privacy

Post n°574 pubblicato il 22 Maggio 2012 da sagredo58
 

La privacy è un concetto da rivedere completamente con Facebook perché va trovato un nuovo e inedito compromesso fra quello che si vuole e si può rendere noto e le necessità intrinseche della partecipazione al network.

Un profilo completamente privato equivale alla non partecipazione; il disinteresse all'aggiornamento della propria pagina si traduce in un oblio all'interno del sistema e a un progressivo allontanamento alla periferia del nodo, con la perdita dei vantaggi insiti nell'appartenenza.

Una partecipazione sciatta e svogliata non solo esclude ma restituisce un'immagine non desiderabile di sé, elemento sgradito in un mondo dove il nostro avatar coincide con la nostra persona e noi siamo il nostro avatar.

Anche un profilo senza foto dà noia, perché viola le regole della super-presenza, così come dà una cattiva impressione un profilo povero di contenuti. Se non ci sei, o non ci sei al meglio, non esisti per un social network.

Difendere la propria privacy si può, anche senza uscire dal network, permettendo la visione del proprio profilo solo agli amici e scegliendosi questi amici con criterio.

 
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Facebook - Quanto? - Reciprocità

Post n°573 pubblicato il 22 Maggio 2012 da sagredo58
 

C'è un altro aspetto della conoscenza da prendere in considerazione, la reciprocità (bidirezionalità): io so di te tanto quanto tu sai di me, in termini di quantità e intimità dell'informazione.

Sui social network si può verificare una totale asimmetria della conoscenza: una persona può sapere moltissimo di me senza che io sappia altrettanto di lei, fino all'estremo di non conoscerla affatto.

Questo dipende da quello che si rende disponibile sulla nostra vita, dall'intensità con cui l'altro si occupa del nostro profilo e dalla opposta mancanza di attenzione che noi poniamo alla sua persona, virtuale e reale.

Questo tipo di "relazioni" asimmetriche si definiscono parasociali e non sono esclusive dei social network, esistono anche nel reale.

Anche un blogger può essere l'oggetto privilegiato dell'attenzione di tanti che rimangono ai suoi occhi totalmente ignoti, mi capita di continuo.

E' sorprendente scoprire che qualcuno "ci conosce" in questo modo, che la nostra "persona virtuale" ci precede (e sostituisce) nello spazio psichico di altri individui di cui non sappiano neppure il nome.

Si può affermare che questi sconosciuti ci "conoscono"?

Senz'altro sanno chi siamo, ma cos'altro hanno appreso di noi?

Apprendono quello che vogliamo sappiano ma non crediate di essere liberi, come questa frase lascerebbe supporre, nello scegliere quello che si vuole far sapere.

 
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Facebook - Chi? - Situazione Sentimentale

Post n°572 pubblicato il 22 Maggio 2012 da sagredo58
 

Una cosa folle di Facebook (e di chi utilizza questa caratteristica) è che si può cambiare lo status civil-sentimentale:

 

  • sono single, 
  • sono fidanzato e con chi, 
  • sono sposato e con chi.

 

Se una coppia dovesse malauguratamente lasciarsi, i due hanno tre strade:

 

  1. uscire dal network e perdere definitivamente la possibilità di monitorare la propria "posizione sociale" sul medesimo (cosa dicono di me, quali accidenti di foto pubblicano, ecc..);
  2. non essere più "amici" che, per una ex coppia che si interessa dei movimenti nel virtuale di chiunque, figurarsi di quelli dell'ex-partner, può apparire un po' estremo;
  3. oppure rassegnarsi a conoscere il nome del nuovo partner dell'altro, la sua foto, quello che gli scrive in bacheca, i video che gli manda, insomma essere incessantemente informati sul nuovo menage a deux.

 

Menage che non si sa mai se è autentico o sottilmente mirato a trasversalmente dire, sottilmente far capire, sfruguliare l'ex partner, rompere i coglioni.

Roba da diventare matti a scivolare nella dietrologia potenziata dal Virtuale!

Anche se viviamo in una grande metropoli è come se fossimo trasportati in un paesino di provincia, dove tutti sanno tutto di tutti.

La cosa mi sgomenta!

Conoscere qualcuno può voler dire molte cose, sia in termini di profondità, che quantità, della conoscenza.

Si possono conoscere molte cose di una persona ma a un grado superficiale d'intimità; o, al contrario, poche cose, pochi dettagli, ma molto personali e intimi del tipo di quello che perfetti estranei si raccontano in chat.

 
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Facebook - Chi? - Identità e Superpresenza

Post n°571 pubblicato il 22 Maggio 2012 da sagredo58
 

Chi si collega a Facebook?

Facebook induce un vero salto di qualità nel Virtuale perché chi lo usa sostituisce il nickname con la propria identità reale.

Nei blog, nelle pagine personali, l'identità vera del Blogger è pressoché totalmente taciuta. Anzi, si discute del fatto che la rete possa costituire una sorta di luogo sicuro per "essere" tutte le persone che si può o si desidera essere.

Con Facebook il tabù del proprio nome e cognome sta progressivamente tramontando per cedere il posto a una "presenza" super-personale, una superpresenza.

Non solo ti dico chi sono e che faccio, ma aggiungo come mi sento, con chi sono sposato, che amici ho e cosa sto facendo in questo preciso istante.

Gli svantaggi di un simile orientamento verso la superpresenza sono probabilmente numerosi quanto i vantaggi.

Pensiamo per un attimo alla possibilità presente su Facebook di taggare una foto con il nome della persona ritratta.

Se un mio amico del liceo che non vedo da 30 anni e che magari mi sta pure un po' sul cazzo, cosa che spiegherebbe anche perché non lo vedo da tutto questo tempo, si fa saltare in mente di pubblicare una mia foto degli anni '70:

 

  • primo non posso saperlo se non sono anche io sul network;
  • secondo non posso in teoria impedirlo, se non a posteriori.

 

Questo significa che qualche migliaio di persone potrebbero vedere, senza che io abbia potuto decidere in merito, le camicie con le giraffe che mia madre mi comprava in primo liceo, che io incoscientemente indossavo nonostante tutti mi ci prendessero in giro e di cui, a posteriori, mi vergogno anche con me stesso.

Pensandoci bene la cosa ha in sé qualcosa di violento.

Cosa potrebbe succedere pubblicando qualcosa di compromettente su un compagno di classe o su un ex-partner?

 
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Facebook - Perché? - Dunbar Number

Post n°570 pubblicato il 22 Maggio 2012 da sagredo58
 

Possibile che in Facebook si finisca per realizzare un legame sociale più intimo di quello che si ha con certi familiari o amici con cui ci si sente rarefattamente?

Ho letto tanto tempo fa, era il 1998, uno studio dell'antropologo Robin Dunbar che stimava in 150 il massimo numero di connessioni sociali che un essere umano può avere; altri studi psicologici hanno confermato che i gruppi umani che si costituiscono spontaneamente si aggirano intorno alle 150 unità, fenomeno che è chiamato appunto Numero di Dunbar.

Una persona un giorno si e uno no, che fanno 300 giorni e altri 65 giorni per riprendersi di quest'immersione frenetica negli altri, poi si ricomincia l'anno successivo.

C'è un limite al numero di persone con cui si può instaurare una forma di "amicizia" con uno strumento come Facebook?

Ci sono Blogger con centinaia di amici! Com'è possibile!

Può essere che chi usa Facebook possa elevare il suo dunbar number?

In realtà le persone mantengono pressoché inalterata il numero di amici intimi, benché il contatto incessante renda i legami incommensurabilmente più ricchi. Di che?

D'informazioni banali, inutili, pleonastiche e pure noiose o di empatia e partecipazione?

Ciò che si accresce a dismisura è il numero dei conoscenti, persone che si sono incontrate a un congresso, vecchi amici del liceo/università, colleghi o relazioni lavorative o persone incontrate a una festa.

Prima dell'avvento di queste applicazioni di social network questi legami deboli e transitori si interrompevano facilmente uscendo rapidamente dall'attenzione delle persone.

Stabilito un contatto su Facebook invece, questi fortuiti incontri del destino cominciano a esistere, per di più in una forma inedita e finiscono per non essere più perduti.

Questo può aumentare la nostra capacità di risolvere i problemi per esempio.

Se stiamo cercando di cambiare lavoro (il caso più frequente) nella cerchia di amici può non esserci nessuno in grado di aiutarci ma un conoscente con cui è vivo un legame tecnologico su Facebook potrebbe aiutarci.

Pare ci sia gente che non fa più una mossa, un acquisto, una scelta, senza aver consultato il proprio network, che è una fonte inesauribile di esperienze e consigli. 

 
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