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Creato da: sagredo58 il 03/01/2011
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Messaggi del 01/06/2012

 

Optical Art - L'uso dei Rotorilievi

Post n°665 pubblicato il 01 Giugno 2012 da sagredo58
 

Anémic Cinéma è un film sperimentale del 1926, concepito da Marcel Duchamp , con la collaborazione di Man Ray.

Marcel Duchamp (1887 - 1968) è stato considerato fra i più importanti e influenti artisti del XX secolo, pittore, scultore e scacchista francese, naturalizzato statunitense nel 1955.

Si è occupato di pittura (fauvismo, cubismo), è stato animatore del dadaismo e del surrealismo, ha dato inizio all'arte concettuale, ideando il ready-made (famoso l'orinale esposto al Museo d'arte moderna di Roma)e l'assemblaggio.

Man Ray (1890 - 1976), è stato un pittore, fotografo e regista statunitense  esponente del Dadaismo.

Pur essendo un pittore, si è occupato di fabbricare oggetti , di film d'avanguardia, è principalmente conosciuto come fotografo surrealista, le sue prime fotografie importanti risalgono al 1918.

Il film non ha trama, è composto da una serie di dischi ottici rotanti, alcuni con immagini ipnotiche (cerchi non concentrici, spirali), altri con frasi in francese scritte a spirale. 

 

I dischi in movimento sono in tutto diciannove, dieci composti da figure geometriche e nove con frasi senza senso chiamate "Rotorilievi", quali giochi di parole e scioglilingua.

 

 

 
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Optical Art - Le influenze

Post n°664 pubblicato il 01 Giugno 2012 da sagredo58
 

Negli anni ‘60, nel mondo dell’arte si sentì la necessità di trovare nuove strade espressive, che determinassero un nuovo ruolo dell'arte e dell'artista:

  • sia riguardo la scienza, i suoi metodi e la tecnologia;
  • sia riguardo le società, che in quegli anni stava affrontando un profondo cambiamento culturale.

Gli artisti riscoprirono così le teorie delle avanguardie storiche, e si proposero di riportare avanti il discorso dove esse l’avevano lasciato. Si rivalutarono così le poetiche:

  • del Futurismo,

  • del Dadaismo,

  • del Costruttivismo,

  • della Bauhaus.

L’Op Art riutilizza anche le esperienze di estensione tecnologica dello sguardo già affrontate nel primo Novecento da Duchamp (i Rotorilievi di cui parlerò in seguito)

L'Op Art deriva dall'Espressionismo astratto, si sviluppa a partire dagli studi sulla percezione e sulle possibilità di ingannare l'occhio attraverso l'illusione ottica, realizzando una pittura che interpreta la superficie del quadro come un elemento dinamico in cui i colori e le forme sono utilizzati per creare diversi tipi di effetti ottici

 
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Optical Art - Il movimento di pensiero

Post n°663 pubblicato il 01 Giugno 2012 da sagredo58
 

Negli Stati Uniti, a New York, alla fine degli anni Cinquanta, l'arte cinetica e programmata viene ribattezzata Optical Art, o, più brevemente Op Art per contrapporsi alla Pop Art, in questo momento raggiunge il suo momento di fama più importante.

L'Op Art è un vasto e articolato movimento artistico internazionale ispirato alla nuova scienza della percezione, da cui Optical. Non si riferisce tanto ad una tecnica pittorica, quanto piuttosto ad un movimento di pensiero.

Il termine compare la prima volta nell'ottobre del 1964 su "Time Magazine" e si consolida nel mondo artistico a partire dal 1965. L'Op Art si evolve per tutti i Sessanta e oltre in Europa e negli Stati Uniti. In questi anni ebbero grande successo tre mostre:

  • "Nove Tendencije", organizzata a Zagabria;

  • "Arte programmata", tenutasi presso l'Olivetti a Milano nel 1962;

  • "The Responsive Eye", al MoMa di New York nel 1965.

Si formò una visione profondamente critica del mercato dell'arte e del commercio delle opere e si pensò che un'alternativa potesse essere la moltiplicazione a basso costo delle opere (multipli), per farne crollare il prezzo.

Da allora in poi inizia per questo movimento artistico la parabola discendente: proprio la sua fama è stata la causa della sua fine, poiché l'arte cinetica era diventata troppo famosa, quindi troppo banalizzata.

Nemmeno l'impegno politico, tanto importante nell'arte cinetica e programmata europea, era più importante ormai.

Il mercato alla fine vinse sugli ideali: la Pop Art può essere vista come un'anti arte programmata, che capovolge e ferisce tutti i movimenti artistici europei.

Il ruolo dell'artista ritorna centrale e così l'arte programmata, che aspirava ad un'arte collettiva, finisce nel dimenticatoio.

In Italia si sciolsero tutti i gruppi importanti che proponevano un'arte collettiva, come il Gruppo N nel 1964 ed il GRAV nel 1968.

L'eredità e le premonizioni dell'Op Art e prima dell'Arte Cinetica sono state innegabilmente fondamentali, soprattutto se riviste oggi, alla luce delle nuove frontiere dell'arte digitale e tecnologica, che rivaluta la figura dell'autore collettivo e della progettazione dell'opera d'arte.

L'arte programmata ha:

  • saputo riflettere sul progresso scientifico e tecnologico,
  • ricontestualizzare il ruolo dell'artista,
  • dare un nuovo rigore al fare arte,
  • soprattutto trasformare le macchine in uno strumento di produzione estetica.

Gli artisti di questa corrente si erano resi conto, inoltre, che solo con una serializzazione dell'opera si poteva contrastare il mercato dell'arte che mercifica le opere.

 
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Optical Art - I protagonisti italiani dell'arte cinetica

Post n°662 pubblicato il 01 Giugno 2012 da sagredo58
 

Gli artisti italiani sono stati protagonisti assoluti dell'arte cinetica.

I capiscuola, oltre al già citato Munari, possono essere considerati:

  • Alberto Biasi, che ha fatto un rigoroso studio delle illusioni ottiche applicate all'arte.

  • Gianni Colombo, sperimentatore delle percezioni spaziali, realizzatore di "ambienti" nei quali con ingegnosi artifici erano modificate le prospettive.

  • Getulio Alviani, che ha sviluppato l'intuizione secondo la quale l'alluminio molato diviene una superficie a testura vibratile che origina riflessi e scintille di luce che si modificano con lo spostamento del punto di vista dello spettatore.

 
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Optical Art - Gli approcci dell'arte cinetica

Post n°661 pubblicato il 01 Giugno 2012 da sagredo58
 

Nell'arte cinetica il movimento può essere:

FISICO

  • Come nelle "sculture cinetiche" di Jean Tinguely.

  • Come nei "mobile" di Alexander Calder.

  • Come nelle "prospettive mobili" di Gianni Colombo.

VIRTUALE

  • Come nei dipinti "Optical Art" di Bridget Riley.

  • Come nelle "illusioni ottiche" di Alberto Bias.

  • Come nelle "superfici a testura variabile" di Getulio Alviani.

Il comune denominatore è sempre un rapporto attivo fra l'opera d'arte e lo spettatore, con l'immagine che si modifica in se o in seguito allo spostarsi nello spazio di chi guarda. 

 
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Optical Art - Una profezia che viene da lontano

Post n°660 pubblicato il 01 Giugno 2012 da sagredo58
 

Nel 1973, avevo 15 anni, mio padre mi portò a visitare la X Quadriennale d'arte moderna che si tenne a Roma.

Dopo quasi quarantenni ricordo nitidamente quanto fossi rimasto folgorato dalle idee espresse dalle strane forme d’arte esposte.

E’ stata quella la volta che ho visto i primi esempi di Arte cinetica.

ARTE CINETICA

L'arte cinetica è una corrente artistica nata negli anni ’20.

La prima definizione strutturata è del 1952, quell’anno Bruno Munari scrive il "Manifesto del macchinismo" in cui parla delle macchine come di esseri viventi, ironizzando sul fatto che già in quegli anni se ne cominciava a prendere cura come se fossero animali domestici.

Nel manifesto teorizza che in futuro l’uomo potrebbe anche diventare schiavo delle macchine e che gli unici che possono salvare il genere umano da questa prospettiva sono proprio gli artisti.

Gli artisti secondo Munari devono abbandonare tela, colori e scalpello e cominciare a fare arte con le macchine.

L’artista deve “distrarre le macchine dal loro funzionamento razionale, e deve farle diventare macchine “inutili: questo passaggio rivela già la poetica di Bruno Munari che realizzerà tutta una serie di opere chiamate appunto “Macchine inutili.

Nella straordinaria visione profetica di Bruno Munari era già espressa l’esigenza che l’artista dovesse diventare un operatore di una squadra, che lavora insieme ad altri collettivamente e che concepisce opere d’arte lucidamente e con progetti ben definiti, doveva finire l’epoca dell’artista fulcro unico e protagonista totale dell’opera.

La sua profezia si avverò negli anni ‘60 proprio con la diffusione ed il massimo successo dell’Arte cinetica che si sviluppa principalmente in Europa e in Italia, più tardi negli Stati Uniti gli stessi concetti prendono il nome di “Optical art” o “Op art”.

 
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