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Creato da: sagredo58 il 03/01/2011
fibrillazioni, tentazioni, emozioni, provocazioni, sensazioni
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Messaggi del 05/06/2012
Post n°705 pubblicato il 05 Giugno 2012 da sagredo58
C’è qualcuno, per favore, che è in grado di spiegarmi cosa sia il sesso tantrico? Possibilmente rimanendo su un piano descrittivo delle sensazioni fisiche, piuttosto che parlarmi di filosofia. Non che io abbia la pretesa di sentirmi raccontare la ''tecnica'' ma almeno mi accontenterei di veder tratteggiata un'esperienza reale e un percorso di avvicinamento al sesso tantrico, Mi chiedo se quello che chiamo sesso bradipo (vedi post n° 558 del 20 maggio 2012) abbia qualche prossimità con il sesso tantrico: Sesso consumato lentamente, senza furia di baci rabbiosi o di rapidi ed improvvisati palpeggiamenti, sesso senza performanti atletiche improbabili penetrazioni. Sesso esplorativo dei particolari dei corpi, così attento da potersi confondere con le coccole. Anzi sesso che supera la dicotomia tra eccitazione e coccole, per dilatarsi nel tempo in alternanza di godimento e conforto. Non una sequenza di sconquassanti orgasmi, piuttosto uno sconclusionato susseguirsi di esplorare e turbare, parlare e godere, guardare e leccare, dormire e ridere, toccare e stuzzicare, abbracciare e sentire musica emozionante. Una storia di coccole e risate, di noia e appagamento.
Post n°704 pubblicato il 05 Giugno 2012 da sagredo58
Inciampo in una frase di Enrico Ghezzi, l'inventore della trasmissione televisiva notturna “Fuori orario” (1988), uno dei creatori di “Blob”, ricordo antico di quando ho avuto una collaborazione con la rivista “Filmcritica” al cui comitato di redazione partecipava. Parla Gehzzi della “televisione come oggetto che diventa soggetto”. Ricerco sprazzi delle parole di Ghezzi, negli appunti presi in un incontro remoto, per appropriarmene facendole mie, per ricomporle in un nuovo ordine e significato, perché in essi trovo enunciate delle verità applicabili al Virtuale.
Virtuale, oggetto che diventa soggetto, facilmente aggettivabile nella contrapposizione dello SLASH a me così cara:
Tutte queste differenze e alternative cadono già mentre tento di scriverle:
Virtuale cui applicare quindi qualunque verbo e predicato:
Non se ne deduce un derivato modo verbale suo proprio: “virtualizzare” da Virtuale, come “telefonare” da Telefono. Eppure ho sentito usare come orrido neologismo “bloggare” che proprio in questa assurda direzione si muove. Non usa dire sono “Virtualizzato”, piuttosto si dice: “sono connesso al Virtuale”, “comunico nel Virtuale”, “scrivo nel Virtuale”. In questo modo diviene evidente come il Virtuale da solo appaia improprio, vicino all'impersonale, per brulicante che sia di facce, d’immagini e di scritti. Se è impossibile, indicibile, usarlo da solo il Virtuale, si può solo contornarlo di verbi contrapposti, ancora una volta, con lo SLASH:
Sono nel Virtuale, a leggere pensieri e percepire emozioni che s’intrecciano, cosa che ci illude che una comunicazione comunque ci sia. Allo stesso modo di come sono al Cinema, a vedere una pellicola una ritmata sequenza di foto, che ci illude che un movimento comunque ci sia.
Post n°703 pubblicato il 05 Giugno 2012 da sagredo58
Normalmente non parlo di attualità ma, in momenti così drammatici, che alcune persone che conosco stanno vivendo in prima persona, dopo aver provato un'umana compassione e dolore per quello che è successo, cerco di riflettere su cosa abbiamo da imparare Passerà sicuramente qualcuno che mi accuserà di voler strumentalizzare la tragedia del terremoto, me ne prendo la responsabilità, non volendo rinunciare a esprimere una riflessione su cosa si possa imparare. Siamo evoluti imparando da quel che ci succede, usando questo esperire come strumento per progredire, impossibile non farlo adesso. * * * Se esistono zone a maggior rischio sismico, non esistono in Italia zone che non siano a rischio. Basta guardare una mappa del rischio sismico per verificare. Questo vuol dire che non ci sono luoghi in cui si possa fare a meno della prevenzione o abbassare la guardia. Vale per i terremoti, ma anche per tanti altri aspetti della prevenzione. * * * Se il rischio sismico è diffuso, allora probabilmente moltissimi uffici tecnici delle amministrazioni locali sono drammaticamente sotto organico e carenti di competenze e professionalità. I capannoni crollati, per la maggior parte abbastanza recenti, costruiti in terra di buona amministrazione, in regola con le licenze e l'agibilità, sono prove evidenti che c'è qualcosa che non va nelle caratteristiche minime antisismiche a cui tali edifici sono assoggettati, o nei controlli, o forse in entrambe le cose. * * * Immigrati extracomunitari e abitanti storici della pianura padana (mi esprimo così perché non riconosco l'esistenza della padania) sono morti assieme, lavorando assieme. Tragica integrazione nella morte che livella le differenze. Spero che questo tragico evidenziatore che è passato su tante fabbriche ci aiuti a capire:
Ciascuno di noi è insieme tante cose: ridurlo a una caratteristica, sia pure di nascita o di cultura, è sempre foriero di violenza. Per questo penso alle vittime del terremoto come uomini, come emiliani, da lungo o da breve periodo, come lavoratori che, tutti, con più o meno timore, sono tornati a lavorare, come fratelli. La loro provenienza geografica viene dopo la compassione: non dobbiamo scordarlo quando le macerie saranno state eliminate. * * * Importante il ruolo che ha avuto la rete informale delle comunicazioni telematiche. Il wifi libero e aperto a tutti delle amministrazioni, la disponibilità delle piccole o grandi reti di ognuno, le potenti o limitate connessioni delle case private, i cellulari e smartphone delle persone, hanno creato una rete efficiente usata per email, per twitter, per scambiare informazioni e notizie, lì dove le reti telefoniche ufficiali sono saltate. La sussidiarietà orizzontale non è una parola da convegni, diventa l'unico modo di gestire le emergenze, di aumentare la resilienza delle città, delle comunità, dei territori. Di questa sussidiarietà orizzontale la rete telematica, fatta della somma di tante reti, è parte integrante, ne costituisce il tessuto connettivo. Bisognerebbe pensarci leggendo le dissennate proposte di regolazione eccessiva o di appropriazione privatistica di Internet. * * * Il terremoto è cieco e colpisce ovunque e qualsiasi sia la struttura delle società che abitano quel pezzo di crosta terrestre, ma le conseguenze non sono uguali per tutti. In questo pezzo di Italia si ha l'impressione di sapere da dove ricominciare, dove l'impalcatura della società regge piano piano si ricostruisce:
Questo non può essere un alibi per colpevoli negligenze dello Stato centrale, in queste immani tragedie non può bastare la pur grande ricchezza culturale, sociale e relazionale del territorio. È un augurio, che diviene certezza quando penso al terremoto del Friuli, nel quale mi ritrova coinvolto assai giovane, terre entrambe di profonda cultura civica e sana amministrazione. Mi astengo dal fare paragoni con altre aree del nostro lungo Paese ma qualcosa da imparare c'è: quando l'emergenza si fa sentire la solidità della macchina pubblica locale, in stretta continuità con la società civile fatta di imprenditoria, fa la differenza. Ricordiamocene quando pensiamo, in un mal compreso liberismo d'accatto, di poter fare a meno di una sana pubblica amministrazione.
Post n°702 pubblicato il 05 Giugno 2012 da sagredo58
Ho trovato interessanti delle letture su questo tema di identità e intimità a cavallo tra Reale e Virtuale.
"La vita sullo schermo: Nuove identità e relazioni sociali nell' epoca di Internet" di S. Turkle, sulle nuove identità e i nuovi ruoli che si creano all'interno delle esperienze virtuali. "Psicopatologia delle realtà virtuali" di V. Caretti e D. La Barbera, sulle patologie e i disagi psicologici emergenti con la diffusione delle nuove tecnologie di comunicazione, i cosiddetti "nuovi fantasmi", i mutamenti profondi dell'identità fra fughe virtuali, autismo interattivo e dipendenza mediatica. "I padroni della menzogna: il gioco delle identità e dei mondi virtuali" di L. Giuliano, che cerca di dare una risposta al perché i giovani siano così affascinati dalle comunità virtuali operanti su Internet e a quali mutazioni porteranno i giochi di ruolo e le identità molteplici che essi offrono. "Desiderio e tecnologia: il problema dell' identità nell' era di Internet" di Allucquère Rosanne Stone. Il libro si apre con interessanti domande:
Post n°701 pubblicato il 05 Giugno 2012 da sagredo58
Concludo questa carrellata tra identità e intimità, a cavallo tra Reale e Virtuale, sconfinata nel Personal Branding con un alfabeto per il Blogger: 21 parole chiave, ordinate alfabeticamente, per comprendere i concetti ed il processo del personal branding.
Post n°700 pubblicato il 05 Giugno 2012 da sagredo58
4. Ultimo piccolo mantra Ogni attività di branding online si basa su un assunto: Metti in mostra il meglio, lavora per sopperire alle mancanze. E’ necessario tenere a mente questo semplice concetto in ogni aspetto legato al nostro brand online. fare in modo che la gente si ricordi di noi per qualcosa che sappiamo fare molto bene piuttosto che creare pericolosi metri di giudizio riguardo a qualcosa su cui ancora stiamo lavorando per raggiungere i risultati che desideriamo.
Post n°699 pubblicato il 05 Giugno 2012 da sagredo58
3. Il Blogger deve definire chiaramente i punti di contatto con i lettori Non c’è niente di peggio che guardare con ammirazione a un blogger, cercare in un qualche modo di stabilire un contatto e trovarsi di fronte a muri di gomma, messaggi che cadono nel vuoto e un senso di trascuratezza generale nell’ascoltare quelli che potrebbero essere futuri clienti paganti. Non c’è niente di male nello sfruttare social media e altri strumenti in maniera più o meno passiva. Solo si dovrebbe indicare chiaramente il modo unico e solo che gli altri hanno per stabilire un contatto con te.
Per scendere nel concreto:
Mettere subito in chiaro questi aspetti della nostra presenza online non è sintomo di chiusura, quanto di correttezza nei confronti di chi ci segue, in modo che questo sappia chiaramente cosa può aspettarsi da noi e in quali termini.
Post n°698 pubblicato il 05 Giugno 2012 da sagredo58
2. Il Blogger deve gestire correttamente le critiche verso ciò che fa Le critiche arrivano sempre e comunque. Prima o poi, qualcuno ti dirà che tutto ciò che stai facendo non vale nulla, fa schifo, che stai perdendo tempo e di evitare di sprecare il tuo tempo in cose così. Ci passano tutti prima o poi. Le critiche sono uno degli inevitabili effetti dell’esporsi in maniera netta con un proprio Blog. La grossa differenza la fa il modo in cui si decide di gestirle e di come ci si pone nei confronti delle persone che ce le muovono. Che si tratti di un attacco puro e semplice, quanto piuttosto di un’obiezione tagliente e concreta, prima o poi il Blogger sarà messo di fronte a qualcuno che non condividerà il suo modo di fare le cose, i suoi post o semplicemente la sua immagine. È più facile criticare che rimboccarsi le maniche e costruire qualcosa di concreto, questo è vero. Tuttavia non tutte le critiche sono inutili o nocive, sono convinto che persino nell’attacco più feroce risieda “la scintilla del saggio consiglio” che si dovrebbe fare nostra.
Una buona gestione delle critiche sta alla base di una buona gestione del proprio brand personale. A questo proposito, torna comodo tenere a mente la “Regola delle 3 A”.
Cosa fare nel caso la critica sia in perfetta malafede e anche volendo non esista modo di rimediare alla presunta mancanza? Credo che il modo più efficace sia chiudere la questione dopo aver completato il primo “botta & risposta”. Una volta capito che dall’altra parte è in atto un attacco puro e semplice, è giunto il tempo di “fare il bambino grande” e passare oltre. Inutile lasciare che una critica possa trascinarci del baratro del flame sterile: non serve a nessuno ed è davvero poco professionale.
Post n°697 pubblicato il 05 Giugno 2012 da sagredo58
1. La motivazione del Blogger condiziona la percezione altrui Non si può comunicare ad altri chi si è se non ci si crede nemmeno personalmente. La motivazione che il Blog riesce a darsi in ciò che fa è uno dei primi aspetti che le altre persone notano. Se il il Blogger agisce in maniera svogliata contribuisce a sbriciolare la sua brand identity giorno dopo giorno. È necessario rimanere costanti, motivati, entusiasti di ciò che si scrive e si fà.
Post n°696 pubblicato il 05 Giugno 2012 da sagredo58
Chi apre un blog raramente si pone la domanda più importante: Perché gli utenti vengono sul mio sito? Rispondere a questa domanda cambia di molto l'impatto di quello che il Blogger fa in rete. Farsi questa domanda equivale a chiedersi: Quale bisogno soddisfano le pagine di un Blog? Le risposte possono essere molteplici:
E così via. Molti Blogger che non si fanno questa domanda stranamente si tormentano sul motivo per il quale gli utenti non visitino il loro sito. Personalmente non ho quest'angustia, non cerco di portare sul mio Blog nuovi lettori allargando continuamente l'offerta. Lo chiedo a chiunque legga: Sei cosciente di cosa spinge le persone a leggerti quotidianamente anziché scegliere uno qualsiasi degli altri Blog? Posso solo rispondere per me. Credo, avendone spesso conferma, che i miei pochi lettori siano interessati a discorsi diversi, di più ampio respiro, non specificatamente attinenti all'attualità, ma per lo più facenti parte dell'esperienza e delle emozioni di ognuno. A chi si angustia di essere poco letto offro quattro semplici regole:
Io per primo non le applico sempre, ma per chi vuole un Blog che si noti dovrebbero essere comandamenti imprescindibili.
Post n°695 pubblicato il 05 Giugno 2012 da sagredo58
In ottica di Personal Branding questa distinzione è fondamentale per rispettare quel principio di coerenza che è alla base del successo personale e professionale.
Non posso considerare la mia presenza sui Social Network qualcosa di diverso da quello che sono, e che voglio comunicare, in tutti gli altri ambiti della mia vita, se lo scopo che mi sono prefisso è farmi riconoscere ed emergere grazie alle caratteristiche che mi rendono unico. Né posso millantare capacità che non ho o conoscenze che non possiedo se competenza ed affidabilità sono i pilastri della mia strategia di Personal Branding, perché l’essere smentito online non solo è molto probabile ma decreterebbe il mio sicuro fallimento compromettendo irrimediabilmente la mia reputazione. In un mondo in cui vita digitale e vita “analogica” si stanno intersecando e fondendo sempre di più, in cui costruiamo e gestiamo la nostra rete sociale tanto offline quanto online, è fondamentale considerare la nostra identità digitale parte integrante di quello che siamo e che gli altri percepiscono di noi, e questo passa anche attraverso l’uso dei termini corretti per definirla.
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Inviato da: arw3n63
il 25/05/2013 alle 21:08
Inviato da: Marion20
il 25/05/2013 alle 17:38
Inviato da: sagredo58
il 25/05/2013 alle 17:34
Inviato da: sagredo58
il 25/05/2013 alle 17:33
Inviato da: sagredo58
il 25/05/2013 alle 17:30