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Messaggi del 08/07/2012

 

43 Storia di una storia mai raccontata - Oggi

Post n°836 pubblicato il 08 Luglio 2012 da sagredo58
 

43 Oggi: 2012 - Col di Lana

Come si è potuto già leggere la guerra al Col di Lana comincia poco dopo l’inizio delle ostilità con gli Austriaci nel giugno del 1915. A questa prima offensiva italiana ne seguiranno una seconda e una terza sempre nel 1915.

Il 13 gennaio 1916 iniziarono le attività di scavo italiane della galleria S. Andrea destinata alla mina sotto il comando del Sottotenente Caetani citato da Nonno Claudio con la dizione “Duca D. Gelasio Caetani” ed effettivamente era duca di Sermoneta.

Ogni giorno venivano fatti saltare da 1 a 4 metri di roccia.

Al lavoro erano destinati 4 turni di 8 ore, con premi per i minatori variabili da 50 a 100 lire a seconda del progresso compiuto.

All'interno della galleria non vi era luce elettrica per cui tutte le operazioni venivano eseguite a lume di candela.

Verso inizio aprile 1916 gli austriaci sono convinti che lo scoppio sia imminente e che è troppo tardi per scavare una galleria di contromina infatti i rumori di scavo seguiti con i geofoni sono diminuiti o del tutto assenti.

Nella notte del 15 aprile gli italiano iniziano i preparativi di caricamento degli esplosivi che coinvolgono 300 uomini.

Sono approntate due camere di scoppio da 20 e 30 quintali di esplosivo, secondo il Nonno l’esplosivo era “gelatina”.

Gli esplosivi mescolati con sostanze plastiche quali vaselina, cere si chiamano plastici; quando vengono gelatinizzati si ottengono le gelatine, di consistenza gommosa o pastosa, formate per il 90% di nitroglicerina.

L'intasamento per evitare che la forza dell’esplosione fuggisse dalla galleria di mina venne realizzato con sacchetti riempiti con il materiale di scavo di una altra galleria.

La notte del 16 aprile tutti attendono lo scoppio, alle 21.00 cala il silenzio. Lo scoppio non doveva avvenire in simultanea in tutta la massa esplosiva per cui si predisposero due circuiti indipendenti per l'accensione elettrica ciascuno diviso in due rami con 20 capsule esplosive; per maggiore sicurezza vennero usate altre 100 capsule e 50 detonatori al fulmi- cotone.

Alle 23.00 la mina viene fatta brillare.

Il peso della massa complessiva eruttata dal cratere è stimabile in 10.000 tonnellate, con un raggio massimo di 500 metri.

I morti austriaci in seguito allo scoppio saranno un centinaio.

 

Il memoriale del Nonno, il cuore della storia mai raccontata, inizia da qui, dallo scoppio della mina sul Col di lana, e prosegue verso il Monte Sief, la quota da conquistare, l’obiettivo dei suoi ordini.

E’ una storia agghiacciante che non risparmia particolari macabri e angoscianti, il tutto in mezzo al freddo ed alla neve su sentieri impervi di alta montagna che si snodano tra baratri.

In mezzo a tutto ciò il Nonno si dichiara emozionato per l’imminenza dell’attacco in contrapposizione alla logorante vita da trincea.

Morte e raccapriccio dominano il memoriale e la narrazione si libera di qualsiasi retorica per immergersi in una sequenza di azioni così nitidamente e crudamente descritte da sembrare una sceneggiatura cinematografica.

Quello che di seguito propongo è il memoriale nella versione scritta nel 1965 su macchina da scrivere Olivetti Lettera 22, la più leggibile.

Totalmente fedele a parte errori di battitura all’originale del 1923 intitolato: “Promemoria per il Signor Generale Righini; Nob; Raffaello”.

 

 
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42 Storia di una storia mai raccontata - Ieri

Post n°835 pubblicato il 08 Luglio 2012 da sagredo58
 

42 ieri: Apr - Mag 1916 - Combattimenti per il caposaldo di cresta del monte Sief 

La quota 2387 m della cresta del monte Sief, quando iniziarono i combattimenti per il suo controllo, non era ancora perfettamente organizzata come caposaldo.

Dopo l'esplosione della mina gli Italiani non si curarono di occupare questa posizione, si fermarono all'Opera C, cosa che nel seguito costerà loro un enorme tributo di sangue.

Il primo attacco italiano venne sferrato la notte del 22 aprile dopo un violento bombardamento, ma venne respinto da un cadetto e 16 uomini della 1a Compagnia del 2° Kaiserjäger.

Nel primo mattino del 23 aprile, 18 uomini della 5a/CLXV landsturm al comando del cadetto Petliceck danno il cambio all'esausto presidio e poi di seguito avanzano fino a lanciare bombe a mano contro le sentinelle italiane.

Alle 8:10 e poi alle 14:30 2 plotoni italiani attaccano il roccione vicino alla posizione; in rinforzo viene mandato allora l'alfiere Wellean della 11a Compagnia del 2° Kaiserjäger.

Ancora alle 15:30 e 17:00 si rinnovano i tentativi italiani che vengono respinti anche grazie ad una mitragliatrice piazzata dal sergente Oppacher.

Anche il ruolo dell'artiglieria fu determinante, il 22 aprile fu messo in posizione a q.1698 sulla strada di Campolongo un mortaio da 305 mm chiamato Max che alle 16:15 effettuò il primo tiro sul Col di Lana. Ben presto si aggiunge anche il suo gemello Moritz.

La resistenza valse all'alfiere Petliceck la medaglia d'oro, ed a tutti gli altri componenti del presidio la medaglia d'argento al valor militare.

Il 25 aprile l’11a Compagnia del 2° Kaiserjäger viene sostituita dal 165° landsturm: il batta- glione la cui forza originale era di 1000 uomini, successivamente integrato da 2 compagnie di marcia da 120 uomini, era ridotto a 300 effettivi.

Il 28 aprile al calare dell'oscurità due compagnie italiane attaccano nuovamente l'avamposto presidiato da circa 20 uomini della 3a Compagnia del 165° landsturm.

Un secondo assalto viene anch'esso respinto poco dopo grazie al fuoco di sbarramento dell'artiglieria austriaca. La rappresaglia italiana è durissima, tanto che nel rapporto del tenente Polzleitner si legge:

"non avevamo mai provato, nè creduto possibile una cosa simile. Un rombo ininterrotto! Un continuo lampeggiare! Ogni secondo un paio di colpi".

Con questo attacco si esauriscono gli attacchi italiani di aprile, che avrebbero dovuto portarli ad occupare anche il monte Sief.

 
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