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Messaggi del 11/02/2017

 

Ex Machina – 1947-1954 - Dalla Cibernetica … alla Robotica Industriale

Post n°7455 pubblicato il 11 Febbraio 2017 da sagredo58
 

 

La storia dei robot intelligenti:

  • non s'identifica, tout court, con la storia della simulazione dell'intelligenza umana da inserire, successivamente, in strutture artificiali;
  • è anche la storia dei corpi dei robot, sottolineando, di fatto, il ruolo del corpo e della sua sensorialità e cinematicità nella formazione del pensiero e nella nascita delle emozioni.

 

A partire dagli anni '60 la storia dei corpi dei robot subisce il condizionamento delle politiche di ricerca e sviluppo, la concessione di fondi pubblici e privati è subordinata a:

  • precisi riscontri;
  • non all'inseguimento di utopie.

 

La Cibernetica:

  • non raggiunge mai il potere scientifico e tecnologico necessario per attivare grandi programmi o progetti;
  • sono le intrinseche potenzialità tecnologiche dei robot nel settore industriale manifatturiero a determinare i tempi e i ritmi di sviluppo.

La Bionica, intesa come disciplina che cerca di imitare strutture viventi:

  • prima gode di un breve momento di gloria, alimentato dai finanziamenti principalmente elargiti dai militari;
  • poi, l'impiego del termine in fortunate serie televisive ne scoraggia l'uso in ambienti tecnico-scientifici.

 

La Robotica Industriale, identificata con i manipolatori meccanici più o meno intelligenti, rientra nell'ambito delle tematiche di high-tech, piuttosto che in quelle proprie della scienza:

  • dal 1954, le analisi dell'impatto economico e sociale dei robot coincidono con lo studio degli effetti della robotizzazione industriale;
  • contestualmente a quando George Devol (1912 - 2011) ottiene il brevetto per UNIMATE, un braccio robotico, progenitore degli attuali robot industriali, utilizzato per la prima volta in ambito industriale dalla General Motors per il sollevamento e lo stoccaggio di pezzi di automobili.

 

 
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Ex Machina – 1956-1980 - Intelligenza Artificiale/Cibernetica

Post n°7454 pubblicato il 11 Febbraio 2017 da sagredo58
 

 

L'Intelligenza Artificiale si è sviluppata in aperto contrasto con la Cibernetica, da cui pure è derivata, che proponeva di studiare i processi mentali attraverso la simulazione della logica delle reti neuronali (connessioni di neuroni).

  • Per l'Intelligenza Artificiale il concetto di cane è rappresentato dall'insieme delle sue proprietà (abbaia, ha quattro zampe, ecc.) che sono anch'esse entità simboliche.
  • Diversamente, durante il processo di apprendimento di una rete neurale artificiale, a ogni concetto è associata una diversa distribuzione delle proprietà quantitative delle connessioni tra neuroni che non hanno alcun significato simbolico.

E' quello che avviene nel cervello umano:

  • in cui è difficile trovare entità simboliche (come concetti, proprietà, regole);
  • mentre quello che troviamo sono entità fisiche (neuroni, assoni, sinapsi, trasmettitori chimici) che devono essere descritte in termini fisici quantitativi.

 

Scrive ancora R. Searle:

Solamente una macchina può pensare (ossia i cervelli e quelle macchine che hanno gli stessi poteri causali dei cervelli)... e questa è la principale ragione per la quale l'intelligenza artificiale forte ha avuto poco da dirci sul pensiero: perché non ha nulla da dirci sulle macchine.

Per la sua stessa definizione ha a che fare con i programmi (ossia il software), e i programmi non sono macchine (ossia hardware).

 

 
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Ex Machina – 1956-1980 - Intelligenza Artificiale Debole/Forte

Post n°7453 pubblicato il 11 Febbraio 2017 da sagredo58
 

 

L'obiettivo iniziale, del 1956, dell'Intelligenza Artificiale è quello di utilizzare la scienza dei calcolatori per togliere a filosofi, psicologi e neurofisiologi il monopolio dello studio delle attività mentali dell'essere umano, con particolare riferimento all'intelligenza.

 

Molte delle speranze e delle illusioni che l'intelligenza artificiale (IA) ha suscitato sono riconducibili all'ambiguità insita nelle sue due iniziali accezioni:

  • IA debole, per cui il calcolatore è in grado di costituire un ottimo strumento per lo studio della mente;
  • IA forte, per cui i computer, se programmati, presentano stati cognitivi e, quindi, i programmi (il software) si possono identificare con le capacità cognitive dell'uomo.

 

I dibattiti su tali argomenti fanno parte del passato (anche del mio passato), sono stati estenuanti, ricordo solo quanto scritto dal filosofo statunitense John R. Searle (1932):

Esattamente quella caratteristica dell'intelligenza artificiale forte che sembrava così attraente, la distinzione tra il programma e la realizzazione, si dimostra letale all'affermazione in base alla quale la simulazione può essere replicazione.

Nessuno crede che la simulazione al calcolatore di un incendio brucerà tutto il vicinato.

 

 
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