Creato da: sagredo58 il 03/01/2011
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Messaggi del 02/05/2017

 

Il linguaggio moderno dell’Architettura - Reintegrazione edificio, città, territorio

Post n°7733 pubblicato il 02 Maggio 2017 da sagredo58
 

 

La Reintegrazione città-territorio, il settimo ed ultimo invariante, anche se Zevi avverte che altri sono possibili, è una sibillina etichetta con cui Zevi intende:

  • il recupero di tutto quanto finora esaminato all'interno di un territorio;
  • non già la mera esposizione di principi "artistici", isolabili in sé.

 

Visione che, più che l'architettura, riguarda l'urbanistica.

 

A tal riguardo Zevi conia un a mio avviso infelice neologismo,: "Urbatettura", per intendere:

  • una disciplina urbana "moderna",
  • in grado di continuare l'opera dell'architettura moderna stessa.

 

 

 
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Il linguaggio moderno dell’Architettura - Temporalità dello spazio

Post n°7732 pubblicato il 02 Maggio 2017 da sagredo58
 

 

La Temporalità dello spazio:

  • ovvero la possibilità di esplorare, finalmente, un edificio in senso temporale, muovendosi,
  • è regola dal sapore quasi etico

 

Un edificio:

  • classico, è diversamente noto a partire da un solo punto di osservazione;
  • moderno, richiede di essere attraversato, dal dentro al fuori e dal fuori al dentro, sorvolato.

 

 
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Il linguaggio moderno dell’Architettura - Coinvolgimento strutturale

Post n°7731 pubblicato il 02 Maggio 2017 da sagredo58
 

Un aspetto più strutturale, riguarda la possibilità di costruire in maniera ardita, al limite delle possibilità fornite dalla moderna scienza delle costruzioni:

  • aggetti,
  • gusci,
  • membrane leggerissime.

 

Realizzati in materiali nuovi, per questo con capacità strutturali che le antiche tecnologie classiche non potevano conoscere, inevitabilmente la redazione del linguaggio classico è figlia della tecnologia dei materiali dell'epoca.

 

 
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Il linguaggio moderno dell’Architettura - Scomposizione quadridimensionale

Post n°7730 pubblicato il 02 Maggio 2017 da sagredo58
 

Dietro il non immediatamente comprensibile titolo “Scomposizione quadridimensionale”, mai apertamente teorizzato prima del Movimento Moderno, si cela una delle più affascinanti operazioni artistiche del XX secolo.

Operazione incredibilmente incentrata su una scatola.

Scatola?

Cosa sono case e architetture, se non tante, brutte, scatole, poste una accanto all'altra?

Nell’Architettura moderna la "scatola", intesa come spazio unitario, è frantumata nei suoi piani compositivi, il risultato è sconcertante:

  • quello che era uno spazio semplice, chiuso, introverso, "anale" in senso freudiano,
  • diviene estroverso, ricco, molteplice.

 

Una stanza:

  • non è più un prisma rettangolare,
  • ma un insieme di piani tra loro ortogonali.

 

Quello che sembra un’operazione semplice e banale non viene tuttavia quasi mai attuata, risultando lungamente disattesa.

 

Quante volte infatti vi sono dei "piani" al posto delle "scatole"?

 

 
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