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Messaggi del 13/05/2017

 

Borgate Romane – Costruzione

Post n°7768 pubblicato il 13 Maggio 2017 da sagredo58
 

Le borgate ufficiali costruite dal fascismo, non furono confortevoli, piuttosto veri e propri sconci urbanistici destinati ad immigrati e sbaraccati.

La paternità di questi agglomerati di baracche ufficiali, contrariamente a quanto è stato scritto, non è da attribuire all’Istituto fascista autonomo case popolari, IFACP.

La nascita delle borgate romane, ideata come soluzione drastica ai bisogni abitativi delle fasce più povere della città, fu dovuta all’intervento diretto del Governatorato di Roma durante quello che può essere considerato come il periodo di “gelo” nei rapporti vigenti tra l’autorità cittadina e l’Istituto Fascista Autonomo Case Popolari, con la scelta di non avvalersi dell’opera dell’ente di edilizia pubblica.

Il Governatorato di Roma, era l’organo di governo della capitale creato dal fascismo nel 1925, svuotato di ogni rappresentatività elettiva e posto al servizio dei programmi tracciati per Roma da Mussolini in persona.

 

Le prime borgate costruite dal Governatorato a partire dal 1930 sono state: Prenestina, Teano, Primavalle, seguita da Sette Chiese ed Appio.

Un insieme di fattori ambientali, unitamente ad una profonda disgregazione sociale pregiudicarono la buona riuscita degli insediamenti.

 

Le borgate successive costruite dal Governatorato, le ultime, sono state Tor Marancia, Gordiani, Pietralata.

Anche per queste s’evidenziano le scelte già evidenziate, ma in peggio, concentrate al massimo grado.

 

Queste ultime borgate sono state le più squallide e misere, veri e propri campi di segregazione di fronte ai quali persino la vita condotta in un baraccamento spontaneo poteva considerarsi meno dura e desolante.

 

In esse furono trasferite le medesime categorie sociali delle precedenti borgate, ma è come se fosse sopraggiunto un ulteriore disinteresse nei loro riguardi, non tanto dal punto di vista delle risorse assegnate, quanto rispetto alle caratteristiche di fondo dei progetti e alle scelte di localizzazione dei terreni, la cui natura geologica sconsigliava lo sviluppo di insediamenti abitativi, se di carattere provvisorio e senza le opere di consolidamento strutturale necessarie.

 

 
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Borgate Romane – Scelte Scellerate

Post n°7767 pubblicato il 13 Maggio 2017 da sagredo58
 

 

Gli elementi peculiari, forse sarebbe meglio dire le scelte scellerate scientemente adottate a rimarcare l'isolamento, teorizzato e voluto, del processo di edificazione di queste borgate e del carattere degli alloggi, possono riassumersi in:

  • basso costo dei terreni;
  • localizzazioni che garantissero l'isolamento dalla città per allentarne le tensioni e per ragioni estetiche;
  • metodi di fabbricazione che garantissero rapidità d'esecuzione;
  • materiali utilizzati spesso scadenti, in ogni caso che consentissero il massimo risparmio;
  • casette rustiche col pavimento in terra battuta nelle borgate peggiori, o palazzine di appartamenti solitamente a due piani fuori terra, spesso tre, raramente di più;
  • configurazioni ripetitive e planimetrie squadrate;
  • assenza di qualsiasi elemento caratteristico d'abbellimento;
  • assenza di centri di aggregazione, così come di luoghi dove svolgere attività sociali;
  • inserimento in un contesto topografico assolutamente anonimo.
  • sostegno ideologico alle politiche demografico-ruraliste;
  • promozione di una crescita spontanea e senza regole della periferia;
  • facilità di controllo e sorveglianza.

 

Le nuove borgate ufficiali rappresentavano una specie di corpo estraneo alla città, dalla quale erano, di fatto, tenute distanti.

 

A partire dal dopoguerra, l'espansione urbanistica di Roma ha inglobato le borgate ufficiali, ciò nonostante esse sono tuttora riconoscibili, per via del differente stile costruttivo e planimetrico rispetto ai fabbricati limitrofi.

 

 
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