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Messaggi del 14/05/2017

 

Borgate Romane – Igiene

Post n°7771 pubblicato il 14 Maggio 2017 da sagredo58
 

 

Uno degli aspetti più comuni e maggiormente segnalati nelle relazioni sulle borgate era quello relativo alla diffusione delle epidemie infettive.

Spesso la pubblicistica fascista metteva in relazione la questione delle abitazioni malsane con la diffusione delle malattie, il problema della casa figurava alla base della lotta antitubercolare, "il mezzo più completo, efficace e radicale contro la tbc".

 

Tuttavia, le "case igieniche" con cui si dichiarava di poter combattere la tubercolosi erano proprio quelle delle borgate, con le quali il Fascismo affermava, era stato compiuto il passo decisivo in proposito.

Solo propaganda fascista: le borgate rappresentavano le situazioni peggiori, dato lo stato primitivo in cui si viveva:

  • l'afflusso di acqua potabile è scarso,
  • così come lo sono i servizi di nettezza urbana;
  • l'assistenza igienica è pure molto trascurata;
  • non è infrequente il caso di persone dimesse da tubercolosari che tornano a vivere in quegli ambienti igienicamente deficienti, costituendo un immanente pericolo per la diffusione del grave morbo.

 

Paradossalmente le autorità ne addossavano la responsabilità ai residenti, quando nel condannarne la presenza scrivevano:

"Nella borgata si è ammassata una moltitudine di famiglie dell'Italia meridionale, tutte sfrattate da altre abitazioni e nelle quali abbondano elementi pregiudicati.

Si commenta non bene tale stato di cose e si vorrebbe che esso non si verificasse nella capitale, anche perché questi ammassamenti di popolazione eterogenea costituiscono un incentivo alla immoralità".

 

 
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Borgate Romane – Popolazione

Post n°7770 pubblicato il 14 Maggio 2017 da sagredo58
 

 

Le borgate concentravano un'altissima percentuale di:

  • disoccupati e sottoccupati;
  • saltuari impiegati a giornata nel settore dell'edilizia;
  • commercianti ambulanti;
  • mestieri tradizionali del "popolino" romano, piccoli esercenti, artigiani, autisti, commessi, facchini, custodi;
  • mestieri che divennero tipici dei borgatari: stracciarolo, cernitore.
  • accanto alle situazioni più segnate da una vita condotta a stretto contatto con la strada, quelli che oggi chiameremmo barboni.

 

La vita di borgata riduceva drasticamente la capacità lavorativa dei singoli, perché malnutriti e fisicamente deboli.

In molti si accontentavano dello strettissimo necessario ricavato dalle distribuzioni effettuate dalle opere assistenziali.

 

Veniva registrata dal regime fascista anche una sorta di "inattitudine mentale" al lavoro di fatica: non mancavano infatti piccoli ladri e criminali, rassegnati al loro destino di fuorilegge, la cui "pericolosità", probabilmente, crebbe nel corso del dopoguerra quando, alle promesse di un trasferimento in abitazioni decenti, una minoranza oppose la strenua volontà di permanere in un contesto che in un certo senso offriva maggior protezione riguardo la propria condotta illecita. 

 

 
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Borgate Romane – Sfollamento

Post n°7769 pubblicato il 14 Maggio 2017 da sagredo58
 

L'attività di sfollamento dal centro storico iniziò intorno al 1924-25, andò avanti per più di dieci anni fino al 1937.

Alcuni residuali trasferimenti di persone, più che altro dovuti alla necessità di sfollare palazzi dichiarati pericolanti o inagibili a causa della seconda guerra mondiale, ci furono fino al 1950.

 

Le borgate peggiori rimasero essenzialmente abitate da una popolazione immigrata e disoccupata, in larga misura proveniente dai baraccamenti spontanei o dai ricoveri collettivi allestiti nella delicata fase a cavallo degli anni Venti e Trenta, quando si completò il processo di liberalizzazione degli affitti e salì vertiginosamente il numero degli sfratti per fine locazione.

 

In esse vennero declassati col trasferimento d’ufficio coloro i quali non riuscivano più a permettersi la pigione degli alloggi economici e popolari più costosi.

Si trattava di un principio cardine nella gestione amministrativa del patrimonio immobiliare pubblico: il carattere fortemente selettivo delle politiche abitative impostate dall’Istituto fascista autonomo case popolari, IFACP, prevedeva il raggruppamento di nuclei di popolazione omogenea, formati variando l’offerta qualitativa delle diverse tipologie edilizie in proporzione al reddito degli inquilini.

 

 

Una percentuale più alta di provenienze dal centro storico registrano invece le borgate di seconda generazione, decisamente migliori, quelle costruite dopo il 1935 direttamente dall’IFACP, l’Istituto fascista autonomo case popolari.

 

 
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