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Messaggi del 01/06/2017

 

Dalla Beat Generation alla Bit Generation – Esperienza Personale

Post n°7833 pubblicato il 01 Giugno 2017 da sagredo58
 

Le opere di Paul Friedlander sembrano sculture fatte di luce e di movimento.

Ad esempio su un filo in verticale e ruotante grazie a un motore, l’artista proietta una luce Cromostrobica.

In questo modo l’immagine si definisce, appaiono strisce e contorni che hanno tutti i colori dell'arcobaleno.

Gli spettatori per di più possono interagire con l’opera, mettendo una mano davanti alla fonte luminosa possono modificare l’immagine, creare giochi di luci e colori sempre diversi.

 

Paul ritiene che di fronte ad una sua opera ogni persona avrà la sua propria esperienza personale.

Non spera che le persone vedendo le sue opere colgano un suo personale messaggio, non ha l’ambizione di stimolare una sensazione particolare nella mente di un'altra persona.

Persegue quello che lo affascina e si limita a trasmetterlo agli altri.

Eppure, forse aiutato dalla fisica come linguaggio comune, Paul l'ho capito, inteso, apprezzato.

 

Per questo ho cominciato raccontando quello che ho esperito, seduto su un comodo divanetto a due posti, con a fianco mia figlia, completamente immerso in Spinning Cosmos.

 

 
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Dalla Beat Generation alla Bit Generation – Creare con la Luce

Post n°7832 pubblicato il 01 Giugno 2017 da sagredo58
 

Dagli anni ’80 Paul Friedlander ricerca come trasformare la luce in un materiale malleabile capace di assumere qualsiasi forma e volume, una cosa da artista.

 

Considera l'arte come un processo sperimentale, crea con la luce, realizza le sue “kinetic light sculpture”, per i cui nomi s’ispira alla fisica moderna: relatività e cosmologia, meccanica quantistica e teoria delle stringhe.

 

Nei primi anni settanta, la sua prima opera sulla luce mostra un legame con la teoria della catastrofi.

 

Negli anni 80 scopre un modo affascinante basato su cordicelle, stringhe, parallelamente allo sviluppo della teoria della stringhe, per formare complesse miscele di comportamenti armonici e caotici che diventano il fondamento di molte delle sue opere successive.

 

Nel 1990 ottiene il primo successo importante della sua carriera artistica, quando la teoria del caos ha un forte impatto sul grande pubblico.

 

 

Nel 2006 l’installazione, Universo Timeless, universo senza tempo, è ispirata dal lavoro del cosmologo Julian Barbour che scrive un saggio sull’opera e tiene un discorso come parte dello spettacolo.

 

 
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Dalla Beat Generation alla Bit Generation – Luce Cromostrobica

Post n°7831 pubblicato il 01 Giugno 2017 da sagredo58
 

Nel 1983 Paul Friedlander inventa la luce Cromostrobica, una cosa da fisico.

 

Parte dalla luce Stroboscopica, intesa come brevi lampi di luce bianca emessi con frequenza nota e possibile da variare; come ad esempio facendo girare un disco con una o più fessure davanti ad una sorgente di luce, non a caso strobo deriva dal greco col significato di “corpo girante”.

 

Introduce la possibilità di farle cambiare colore, in greco “cromo”, velocemente, circa 20 volte al secondo. Questi colori possono essere rivelati dalla sincronizzazione con un adatto movimento ad alta velocità di qualche cordicella, così la scultura stessa sarà la fonte della luce.

 

Sfrutta il fenomeno della persistenza retinica dell’occhio umano, fenomeno per il quale l’immagine di un oggetto sulla retina è percepita più a lungo di quanto duri l’esposizione della retina stessa al flusso luminoso proveniente dall’oggetto, cui è dovuta l’apparente continuità della successione delle immagini di un film, nonostante sulla pellicola ci siano 24 foto ogni secondo.

 

 

Il risultato è un’affascinante illusione ottica, l'occhio umano percepisce una sorta di ologramma luminoso, ovvero un’immagine tridimensionale di un oggetto che sembra quasi di poter afferrare (solitamente realizzata mediante luce laser).

 

 
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