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Messaggi del 03/06/2017

 

Olivetti P101 – Racconta Perotto … Non è l’Uomo che deve adattarsi alla macchina

Post n°7839 pubblicato il 03 Giugno 2017 da sagredo58
 

 

Perotto tra il 1963 ed il 1965 fu costretto a compiere da solo e con pochi collaboratori quell'essenziale ribaltamento prospettico:

  • dal codice che privilegiava le ragioni della macchina, per cui era l'uomo che doveva adattarsi alla macchina e non viceversa;
  • a quello che metteva in primo piano le ragioni degli utenti, così da rendere l'uso della macchina semplice ed intuitivo, alla portata di tutti e non solo di pochi specialisti.

che nell'elettronica dei calcolatori:

  • nessuno aveva ancora fatto;
  • né perfino concepito.

Lascio ancora la parola a Perotto:

 

In quegli anni poche aziende e pochi progettisti si preoccupavano dei problemi degli utenti e della facilità e praticità d'uso delle macchine [...] la preoccupazione principale dei progettisti era tutta concentrata sui problemi di puro e semplice funzionamento.

Era l'uomo che doveva adattarsi alla macchina e non viceversa.

All'elettronica dei calcolatori si chiedevano prestazioni di tipo quantitativo, tanta potenza di elaborazione, tanta capacità di memoria, elevata velocità di stampa dei dati, e nulla poteva essere sprecato per migliorare il rapporto con l'uomo, che peraltro era sempre un tecnico specializzato. [...]

Gli specialisti di elettronica e di informatica erano pochi; essi conoscevano le tecnologie ma ignoravano in genere il mondo e i problemi delle applicazioni.

Inversamente gli utenti non potevano conoscere l'elettronica né tanto meno l'informatica; e tra i due mondi [...] esisteva una barriera di incomunicabilità che costituiva un ostacolo non piccolo al progresso e alla diffusione dell'informatica. [...]

Tra la fine del 1962 e gli inizi del 1964 venne a prendere forma nella mia mente non tanto una soluzione, quanto un sogno; il sogno di una macchina nella quale non venisse solamente privilegiata la velocità o la potenza, ma piuttosto l'autonomia funzionale, che fosse in grado non solo di compiere calcoli complessi, quanto di gestire in modo automatico l'intero procedimento di elaborazione, però sotto il controllo diretto dell'uomo. [...]

Sognavo una macchina che sapesse imparare e poi eseguire docilmente, che consentisse di immagazzinare istruzioni e dati, ma nella quale le istruzioni fossero semplici ed intuitive, il cui uso fosse alla portata di tutti e non solo di pochi specialisti.

Perché questo fosse realizzabile, essa doveva sopratutto costare poco e non essere di dimensioni diverse dagli altri prodotti per l'ufficio, ai quali la gente si era da tempo abituata. [...] una simile macchina non esisteva e le tecnologie non sembravano offrire soluzioni praticabili.

Mi convinsi che nella situazione in cui si trovava il mio gruppo sarebbe stato controproducente parlarne, se prima non si fosse delineata un'ipotesi di soluzione. Il rischio di essere considerato un visionario era sempre molto alto in un ambiente già marchiato dall'accusa di scarsa concretezza.

Mi consultai coi più diretti collaboratori, l'ingegner Giovanni De Sandre e il perito Gastone Garziera, entrambi da poco in Olivetti ma subito rivelatisi bravissimi e soprattutto non tipi da spaventarsi di fronte alle difficoltà, e assumemmo la decisione di continuare sì le esplorazioni e gli studi di fattibilità, ma di puntare ad ogni costo a [...] un prodotto rivoluzionario. [...]

In certi momenti critici della vita o della carriera [...] il non avere più nulla da perdere fa prendere molte volte la strada giusta.

 

 
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Olivetti P101 – Racconta Perotto … Estirpare il bubbone dell’Elettronica

Post n°7838 pubblicato il 03 Giugno 2017 da sagredo58
 

Il conflitto arriva al livello dello scontro, di una vera guerra interna all’Olivetti, nella quale Perotto e la sua squadra di progettisti elettronici rischiano di venire annientati.

Racconta Perotto:

 

Ma a parte le ambiguità e le reticenze che accompagnavano l’operazione complessiva [l’accordo Olivetti – General Electric del 31 agosto 1964 favorito da Valletta, Amministratore Delegato FIAT che disse: l’Olivetti è un’azienda solida, deve solo estirpare un bubbone, quello dell’elettronica], era la posizione mia e del mio piccolo gruppo ad essere estremamente difficile.

Ci trovavamo in territorio straniero, trattati come indesiderabili proprio da quelli coi quali avremmo dovuto collaborare, da una parte; e, dall’altra, Ivrea aveva abbondantemente dimostrato di non sapere cosa farsene di noi. […]

Dopo l’annuncio ufficiale dell’accordo, sembrò che una cortina di ferro fosse improvvisamente discesa […]

Intervennero subito i contabili ad inventariare scrupolosamente gli attrezzi e gli strumenti del nostro ufficio, vennero predisposti dei percorsi da seguire per entrare ed uscire, ai fini di garantire la riservatezza e la separatezza […] in una parola si creò subito un clima da guerra fredda.

 

Il gruppo di Perotto riuscì ad uscire dall’angolo in cui era stato confinato mediante la realizzazione di un prodotto assolutamente nuovo, dal design avveniristico, frutto di un cambiamento di codice interpretativo promosso dallo stesso pericolo di annientamento, la macchina Programma 101.

 

 
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Olivetti P101 – Racconta Perotto … Conflitto Elettromeccanico/Elettronico

Post n°7837 pubblicato il 03 Giugno 2017 da sagredo58
 

Lascio la parola direttamente a Perotto, traendola dalla storia appassionante che scrisse bel 1995 Programma 101. L'invenzione del personal computer: una storia appassionante mai raccontata, Sperling & Kupfer Editori, 1995

 

Natale Capellaro da semplice operaio diventò direttore generale e ricevette pure la laurea in ingegneria, honoris causa, dall’università di Bari.

Attorno a Capellaro si era raccolto un gruppo di progettisti, […] molti avevano solo la licenza elementare, tutti però dotati di straordinaria genialità e creatività.

Essi inventarono praticamente, al di fuori di qualsiasi circuito accademico, una nuova meccanica […] non di forza, adatta a trasmettere e a manipolare la leggerezza dell’informazione.

La sua materia prima per eccellenza era la semplicissima lamiera.

La mitologia del progettista inventore […] divenne determinante in Olivetti e alimentò certamente gran parte delle energie interne e delle risorse umane […]

I progettisti si sentivano gli artefici del successo mondiale dell’azienda ed erano profondamente convinti di avere in mano anche le chiavi segrete dei successi futuri.

La tecnologia da essi posseduta in esclusiva, così esoterica ed eterodossa, della quale nulla si leggeva sui libri, poteva essere trasmessa soltanto attraverso un rapporto fiduciario, come tra gli iniziati di una setta religiosa. […].

Naturalmente nel gruppo non c’era posto per gli ingegneri, specie se in odore di elettronica […] l’elettronica avrebbe potuto essere accettata soltanto se ancillare rispetto alla dominante tecnologia meccanica […].

D’altra parte questa posizione nei primi anni ‘60 era oggettivamente corretta.

Nessuno intravedeva allora la possibilità, a breve termine, di un ingresso dominante dell’elettronica nei prodotti dell’ufficio, salvo che per qualche marginale applicazione di alto costo.

Per giunta […] erano in preparazione prodotti di alta sofisticazione a tecnologia meccanica, sia nel campo delle calcolatrici, come in quello delle macchine contabili.

La posizione di forza dei progettisti-inventori era condivisa da un’altra specie umana molto importante in Olivetti […].

Si trattava dei contabili – amministrativi [… in grado di] apprezzare una situazione di redditività da sogno, dovuta all’incredibile rapporto prezzo – costo dei prodotti usciti dal magico tavolo da disegno di Capellaro e dei suoi seguaci.

 


 
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