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Messaggi del 05/06/2017

 

Scoperta di un luogo suggestivo – Porto dell’Emporium, II secolo a.C.

Post n°7844 pubblicato il 05 Giugno 2017 da sagredo58
 
Tag: Roma, teatro


Dall'inizio del II secolo a.C. l'impetuoso sviluppo economico e demografico della Roma antica rende insufficiente il vecchio porto fluviale del Foro Boario, sito sotto al Campidoglio, vicino all'isola Tiberina, marcato da un tempio rotondo, il cosiddetto "tempio di Vesta", in realtà il tempio di Ercole Vincitore.

Per questo nel 193 a.C. Marco Emilio Lepido e Lucio Emilio Paolo decidono di costruire un nuovo porto, l'Emporium, dal 1700 conosciuto come il porto di Ripa grande, in una zona libera al confine della città a sud dell'Aventino, dotandolo di ampi magazzini, la Porticus Aemilia, il più vasto edificio commerciale costruito dai romani (487x60 metri), cui poi si aggiungono magazzini privati, gli Horrea.

Il porto dell'Emporium diviene il terminale finale per lo scarico di merci e materie prime che, arrivavano a Roma dalla Spagna e dall'Africa.

Inizia così nell'Emporium uno scarico sistematico e organizzato soprattutto di:

  • marmi, da cui prende il nome Via Marmorata che dalla Piramide Cestia arriva sino al Tevere;
  • derrate alimentari, principalmente grano e alimenti liquidi o semiliquidi come olio, vino, salse di pesce, conserve di frutta, miele, ecc. .

 

Serve spazio per lo scarico e stoccaggio dei beni commerciati, nel 5 d.C. i consoli romani Clodio Licinio e Senzio Saturnino emanano un divieto contro l'occupazione del suolo da parte dei privati nella vasta pianura che si estende alle falde sud-orientali dell'Aventino e del Tevere: questo diviene un luogo destinato alla collettività.

 

Luogo destinato alla collettività, elemento caratterizzante di questa vasta pianura non soltanto in quella lontana epoca romana, ma sino ad oggi, in forme d'uso profondamente diverse, cambiate più volte nel corso di un paio di millenni.

 

Su una vista attuale di Google Eart, il rettangolo giallo piccolo indica il porto del Foro Boario, quello grande la zone del nuovo porto, dell'Emporium, degli Horrea.

 
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Scoperta di un luogo suggestivo

Post n°7843 pubblicato il 05 Giugno 2017 da sagredo58
 
Tag: Roma, teatro


Ho scoperto un luogo suggestivo, a Roma
, vicino a dove abito, qualche giorno fa.

Mi meraviglia averlo scoperto in un quartiere che frequento dagli anni '70, in una via dove sono passato innumerevoli volte.

 

Eppure di questo luogo, un luogo stratificato, "rinato" innumerevoli volte, nel 2002, nel 1988, nel 1981, nel 1871, nel 1670, nel 1470, nel 5 d.C., per segnare le tappe più importanti non sapevo nulla fino a pochi giorni fa.

Ne conoscevo bene solo la storia antica, quasi per nulla quella dal IV secolo in poi.

 

Una storia incredibile, dove intravedo ironia ed un'inestricabile amalgama di caso e necessità, che sovrappone:

  • antichi commerci e conseguenti discariche,
  • pellegrinaggi religiosi,
  • esagerati baccanali popolari,
  • romantiche scampagnate fuori porta,
  • interventi archeologici,
  • frustrate ambizioni industriali,
  • moderna movida,
  • stupefacente cultura teatrale,
  • utopico labirinto tra sogno e realtà,
  • indomabilità di un architetto "pazzo" ed un regista scomodo

 

Una storia da raccontare per condividere la mia scoperta.

 

Due le domande alla base dello spettacolo teatrale che ho visto in questo luogo affascinante:

  • Possono bastare ventiquattro ore per sconvolgere una vita, per abbandonare ogni solidità e decidere di mettere a rischio tutto?
  • È possibile che questo accada ad una donna che pensa di non avere più niente da attendere, la cui vita è una dorata deriva?

 

Spettacolo volto a ritrarre una donna in quella fase della vita in cui niente sembra più disperatamente augurabile dell'imprudenza.

 

Dove ho visto lo spettacolo, in un teatro ovviamente ...

Ma che teatro!

 

 

 
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Olivetti P101 – Racconta Perotto … Se Adriano non fosse morto?

Post n°7842 pubblicato il 05 Giugno 2017 da sagredo58
 

 

A posteriori l'ingegner Perotto si chiede se le cose avrebbero potuto andare diversamente.

Risponde che se Adriano Olivetti non forse morto prematuramente, la sua capacità di visione non avrebbe permesso che questa grande occasione andasse sprecata.

Conclude Perotto:

 

[...] in Olivetti il guaio fu che, dopo l'exploit della Programma 101, non si riuscì a controllare lo sviluppo delle architetture nel campo dell'informatica distribuita.

Si sarebbe dovuto, dopo il primo prodotto, far uscire con grande rapidità nuove versioni aggiornate e allargare subito la gamma dei prodotti, in modo da occupare tutti gli spazi, dettando gli standard di fatto del nuovo immenso mercato che si apriva.

Ma le risorse mancavano e si dette tutto il tempo ai concorrenti di occuparlo. [...] In quegli anni di grandi cambiamenti mi ero sovente chiesto cosa sarebbe successo all'Olivetti se Adriano non fosse prematuramente morto, senza riuscire a portare a compimento il disegno che con tanta lungimiranza aveva impostato. [...]

Certamente, se fosse sopravvissuto, [...] i primi anni '60 avrebbero potuto essere gli anni dell'integrazione culturale [...con] l'orientamento dei progetti elettronici verso prodotti più vicini agli interessi fondamentali dell'Olivetti, come le tecnologie cominciavano a rendere possibile e come la Programma 101 dimostrò coi fatti. [...]

Adriano Olivetti aveva cercato di allargare i confini culturali dell'azienda aprendola verso interessi più vasti, tra i quali dominanti erano una urbanistica del territorio, una visione sociale ed una ricerca di valori estetici, assolutamente innovativi nel mondo dell'industria italiano [...]

Negli anni 60, esattamente come negli anni 90, sembra che la semplice idea dell'impresa il cui fine non é il solo profitto, ma la costruzione di un nuovo scenario e di una nuova architettura di prodotti materiali e immateriali, destinati a migliorare il mondo e non solo a sfruttarlo e a possederlo, stenti ad entrare nella testa dei grandi imprenditori e a diventare la base di una rinnovata cultura d'impresa. [...]

Adriano soltanto avrebbe avuto l'autorità e il carisma necessari per promuovere una operazione così complessa, che avrebbe dovuto passare attraverso il superamento di tanti interessi di parrocchia e di potere.

Se questo si fosse verificato, la Olivetti avrebbe avuto in mano le chiavi per aprire, prima di ogni altra azienda, le porte del nuovo mondo dell'informatica distribuita, democratica e a misura d'uomo.

 

Grazie Pier Giorgio di avermi voluto incontrare.

 

 

 
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