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Messaggi del 07/06/2017

 

Scoperta di un luogo suggestivo – Ludus Testacie, V-XV secolo d.C.

Post n°7850 pubblicato il 07 Giugno 2017 da sagredo58
 
Tag: Roma, teatro

 

Prima della Pasqua c'è il Carnevale, prima della quaresima si gozzoviglia.

Nel Medioevo Monte Testaccio assume un ruolo come sede di manifestazioni popolari non solo a carattere religioso ma anche ricreativo.

 

Un documento del 1256, durante il pontificato di Alessandro VI, sembra provare per il monte, come anche la sottostante pianura detta "Prati del popolo romano", una più antica e ormai consolidata tradizione di giochi pubblici, ricordati come ludi maximi del Carnevale romano.

 

Il più famoso è il Ludus Testacie, un gioco cruento, una sorta di corrida, che consiste nel lanciare dalla sommità del monte, ad intervalli regolari, in una corsa sfrenata sul pendio orientale un toro, seguito da carri pieni di due maiali o cinghiali.

Ad attenderli nel campo alla base del monte ci sono i Lusores, i giocatori, che, armi in pugno, si contendono ed uccidono con le spade le prede per appropiarsene, in una ressa spesso mortale per gli stessi giocatori.

Nella pianura circostante Monte Testaccio, sono innalzati palchi di legno da dove aristocratici e ecclesiastici assistono agli spettacoli del palio e ai cortei di carri allegorici e di gonfalonieri, caporioni e rappresentanti comunali dei vari rioni che partono dal Campidoglio.

Per il buon funzionamento dei giochi molte città del circondario di Roma, tra cui Tivoli, Velletri, Cori, Terracina, consegnano annualmente un tributo, inviando a Roma persone che sono fatte oggetto di ignobili lazzi, e Lusores.

All'Università degli Ebrei sono invece imposte le spese generali del carnevale, consistenti in 1.130 fiorini da versare alla Camera Apostolica, con l'esonero, però, di prestare persone da schernire e burlare.

Ad eccezione del caso, citato da un Codice Vaticano, dell'anziano che più che dileggiato è addirittura torturato, chiuso in una botte chiodata fatta ruzzolare dalla cima del colle, come per emulare il leggendario supplizio di Marco Attilio Regolo.

 

Con Papa Paolo II (1464 -1471) si mette fine a queste pratiche barbare, nel 1470, il Carnevale è trasferito a via Lata, l'attuale via del Corso.

 

 

 
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Scoperta di un luogo suggestivo – Golgota Romano, IV-XV secolo d.C.

Post n°7849 pubblicato il 07 Giugno 2017 da sagredo58
 
Tag: Roma, teatro

 

Dopo la fine del III secolo d.C. le strutture edilizie portuali decadono, le invasioni barbariche del V secolo contribuiscono allo spopolamento della zona di Monte Testaccio che tale rimarrà fino all'era moderna.

Da questo momento, i terreni coltivati, passano sotto la gestione dei Monasteri dell'Aventino.

Quando oramai la discarica è chiusa, la calce solidifica e sterilizza il tutto, terra, piante e alberi ricoprono il tutto, facendo si che il popolo di Roma si riappropria di Testaccio.

 

Ancora luogo destinato alla collettività quindi, ma non più a supporto del porto, spazio per il rito ed il divertimento.

 

Guadagnare una vetta ha sempre un sapore metaforico, al contempo di liberazione ed espiazione.

 

Sarà per questo che nel Medioevo, sino al XV secolo, Monte Testaccio è per lungo tempo meta di pellegrinaggi cristiani?

 

Forse Monte Testaccio sembra adatto poiché evoca il Monte Golgota, la collina appena fuori Gerusalemme, luogo della crocefissione di Cristo.

 

Ormai ricoperti i cocci di terra, Monte Testaccio è meta della Via Crucis, la rappresentazione sacra della Passione di Cristo che qui si svolge durante la Settimana Santa.

 

L'attuale Croce metallica che corona il monte è solo un moderno ricordo che risale al 24 maggio 1914 di tali antiche celebrazioni fatte con croci lignee ormai perse.

 

 

 
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Scoperta di un luogo suggestivo – Monte Testaccio, I-III secolo d.C.

Post n°7848 pubblicato il 07 Giugno 2017 da sagredo58
 
Tag: Roma, teatro

 

Monte Testaccio, un cumulo di anfore spezzate per quasi tre secoli.

 

Monte è un esagerato superlativo, questa incredibile collinetta artificiale si eleva di 54 metri sul livello del mare, di 30 rispetto al livello della pianura che la circonda.

Ammasso di cocci poi ricoperti della terra proveniente dagli sterri eseguiti duranti i secoli nelle zone limitrofe, tra cui il Circo Massimo, cosa che ha favorito il crescere della vegetazione e la mimetizzazione di Monte Testaccio in altura naturale.

 

Collina vagamente di forma triangolare, con un perimetro di circa un chilometro, una superficie di poco superiore a due ettari, che ricorda la sezione di un tronco d'albero:

  • ogni anello corrisponde a un'epoca;
  • ogni difetto e anneritura sottolinea i fenomeni registrati fedelmente durante l'epoca corrispondente all'anello: gelate, incendi, concimature.

 

Risalire la collina significa incontrare le parti più recenti, dal I al III secolo dell'età imperiale sino ai cumuli degli sterri moderni.

 

Non a caso Monte Testaccio è trivellato e studiato per strati, come il tronco d'un albero millenario; in base ai bolli e ai Tituli Picti impressi o disegnati sui frammenti anforari gli studiosi sono risaliti alle stratificazioni delle varie epoche.

 

 
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